Mercoledì 19 Settembre 2018 - 15:47

Quell’ultimo baluardo che si chiama Chiesa

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

Doveva essere un programma elettorale, si è rivelato un dramma umanitario. E il tema, purtroppo, non si chiude tra i confini nazionali. Molti Paesi, ormai, invocano la propria , autonomia, il loro sciovinismo, il loro sovranismo. Per i migranti sono tempi difficili se pensiamo che anche nazioni a forte matrice cattolica, quali la Polonia, l’Ungheria, per non dire dell’ Italia, hanno praticamente chiuso la porta in faccia a chi scappa dal proprio destino. Certo, soprattutto dalle nostre parti, il livello di disagio aveva toccato punte estreme, il clima stava diventando oggettivamente pesante, l’intolleranza era particolarmente alta ma chi governa deve avere lo sguardo lungo, capire le evoluzioni naturali di un società, organizzare, razionalizzare gli arrivi, senza azzerarli. Altrimenti, vellicando gli istinti della gente, la leadership può diventare qualcosa di diverso. Nel frattempo, le navi delle Ong sono, ormai, tutte ormeggiate stancamente nei porti del Mediterraneo mentre gli stessi mezzi italiani come la motonave “Diciotti” sono tenuti alla larga dell’isola di Malta. Un modo per chiudere la vicenda? Il definitivo stop agli sbarchi? C’è davvero da credere che, in piena estate, dall’Africa non parta più nessuno? Che le favorevoli condizioni climatiche di questo periodo non spingano altri disperati a tentare, con ogni mezzo, una traversata? Difficile pensarlo, anche perché gli scafisti continuano a gestire un business milionario e le coste libiche hanno strutture navali limitate per controllare le partenze. Senza i mezzi delle Ong, senza i controlli della guardia costiera italiana e maltese, indebolendo ed offuscando l’attenzione dei media, emerge, quindi, una penosa, triste verità. La conta dei morti si è conclusa, in quanto nessuno li conta più. Adesso i migranti possono affondare tranquillamente con i loro barconi, nessuno ne darà notizia perché nessuno è disposto più a soccorrerli. Non conoscere per non drammatizzare, problemi da tenere lontani per non toccare gli umori dell’opinione pubblica. Succede così che il tema migranti vien inscatolato, progressivamente, nei temi del passato, quelli che si affronteranno a tempo debito solo quando l’Europa deciderà di dare una mano. Mentre sulle inchieste della magistratura partono altri slogan elettorali e la Chiesa, faticosamente impegnata con la Cei a sistemare i restanti cento profughi eritrei, si rivela l’ultimo, silenzioso baluardo di questa incredibile esperienza sovranista e populista.

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