Venerdì 22 Giugno 2018 - 5:38

Restituiamo onore e decoro ai Carabinieri

Opinionista: 

Fabrizio Carloni

Prima di parlare della tragedia consumatasi la scorsa settimana a Cisterna con protagonista il carabiniere di Scampia che ha distrutto la sua famiglia, è essenziale fare una premessa: questo giornale da più di un secolo è vicino sinceramente all’Arma; chi scrive ha i suoi amici migliori e più stimabili nella Benemerita su cui, come storico, ha scritto peraltro saggi e libri con valenza accademica che ne evidenziano la grande importanza nella storia della nostra Patria. Il preambolo è necessario per venire stringatamente ai fatti, senza che quello che si sostiene possa confondersi con gli ululati indegni che in questi mesi, ed oggi in particolare, si alzano contro i carabinieri. Della situazione dell’Arma scrivemmo la scorsa primavera sulla prima pagina del “Roma”, mossi dall’amore e dalla riconoscenza che ogni italiano a modo le deve. Fummo profetici ma non tutti ne furono contenti. In poche parole, facemmo presente come l’importante ordinamento armato fosse vittima di un processo di dissoluzione che coinvolge tutti gli organismi statuali assoggettati alla globalizzazione. Quest’ultima, insieme a tantissimi vantaggi per la cittadinanza che è inutile elencare, ha portato al completo accantonamento delle individualità, della creatività, delle iniziative non codificate e delle tradizioni. Tutto, da almeno un ventennio, gradatamente è stato attaccato alle basi; è quindi finita la famiglia tradizionale; la Chiesa è in difficoltà, almeno in Occidente, per la carenza di vocazioni, ed i fedeli sono ridotti ad un manipolo di volontari. Le Forze Armate, con l’adozione dei droni, con la sindacalizzazione, con il venir meno dei valori profondi che muovevano i giovani migliori a scegliere la vita avventurosa del soldato, del marinaio e dell’aviatore, sono diventate il ricettacolo di molti disoccupati alla ricerca di sistemazione. Senza togliere nulla a quei militari che, come i pochi sacerdoti, ancora amano ed onorano quella che ritengono sia una missione. I carabinieri non sono sfuggiti al tritacarne ed ora, ai vari livelli gerarchici, ma soprattutto nei gradini apicali che sono cambiati recentemente, devono scegliere se accompagnare con i silenzi ed i bizantinismi il processo di decomposizione, se negarlo, o se fare un esame obiettivo della situazione ed un conseguente, garbato ed istituzionale passo avanti con il probabile nuovo governo, per rinegoziare le regole e ristabilire l’ordine. I carabinieri sono un’Arma con obblighi enormi che derivano dalla loro storia e dalla fedeltà che, sempre, hanno avuto nei confronti nello Stato. Senza voler apparire arroganti o dispositivi, il nuovo comandante, generale di corpo d’armata Giovanni Nistri, dovrà, per recuperare il terreno perso, ristabilire le norme alla base del reclutamento dei carabinieri e tornare ad una tipologia di addestramento che non riguardi soltanto l’utilizzo delle armi individuali e delle bandoliere, ma che investa l’ambito profondo dei comportamenti. Senza il recupero dei valori che hanno intriso l’Arma per moltissimi decenni, la vicenda della Benemerita rischia di confondersi con quelle disastrose di altre importanti istituzioni. Sempre di più sono i militari che hanno sulle spalle una storia familiare devastante; una concezione del servizio da prestare che si basa sul semplice sinallagma lavorativo; una dipendenza dalla burocrazia soffocante ed una sindacalizzazione inconciliabile con la disciplina militare. Cosa è stato fatto del filmato virale che mostra i nove militari che a Piacenza abbandonano il loro sottufficiale alle percorse della canea urlante per darsela a gambe? Non è un dogma immutabile che il commilitone non si lascia mai indietro o a terra e che si torna tutti o nessuno alla base? Piange il cuore sentire tutti i giorni al telegiornale del brigadiere che ha fatto fuori il maresciallo; del capitano che si è fatto sfuggire l’informazione riservata, e dell’appuntato che si è sparato in ufficio per disperazione o che ha assassinato la famiglia nonostante si sapesse che era un violento ed un debosciato. Bisogna che si incida la pustola e che si restituisca onore e decoro ai tantissimi carabinieri che hanno una famiglia regolare; che tirano la cinghia per non far mancare nulla ai figlioli; che passano nottate gelide a fare appostamenti, nonostante l’arrestato sia poi lasciato libero il giorno dopo da chi lo dovrebbe giudicare e sanzionare.

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