Giovedì 24 Gennaio 2019 - 2:32

Riparte dal Colle la via del Governo

Opinionista: 

Ermanno Corsi

È bastato un discorso per far capire, alla politica “rampante” e ad alcuni disinvolti ministri di Palazzo Chigi, quale è il vero cambiamento: la dantesca “dritta via” può rimettere il Paese sulla rotta della ripresa e della produttività. “È l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende”, disse Mussolini nel 1934 inaugurando la provincia di Littoria. Nessun tono roboante invece nel presidente Mattarella, ma una riflessione pacata di forma e ferma di sostanza. Il rodaggio del Governo Conte (65esimo della Repubblica, in carica dal 1° giugno scorso, 7 mesi pieni) è finito. Primi quesiti: il premier accetterà di continuare a vivere sotto tutela e fare da “ruota di scorta?” Di Maio e Salvini dismetteranno gli abiti di spregiudicati rastrellatori di voti dimostrando di essere “statisti”? Intanto domani la Corte Costituzionale esaminerà i ricorsi presentati sulle procedure, già stigmatizzate dal Quirinale, e i tempi imposti con violento arbitrio per la legge di Bilancio. *** Stimmate che restano. Dal Colle più alto, e più largo per l’ampiezza dello sguardo che si aggancia sempre all’Europa e alle vicende internazionali, vengono per la “politicanza politicista” lezioni da imparare a memoria. Non basta fare un pieno di voti per sentirsi esonerati dall’obbligo di rispettare la Costituzione; una maggioranza di Governo non diventa, automaticamente, dittatura da parte di chi la compone. Non succede quasi più nemmeno nei Paesi più arretrati dell’America latina o in quelli del sottosviluppo cronico dell’Africa subsahariana. Mattarella fa come Socrate. Il filosofo della maieutica affermava: se la legge dice che debbo morire, morirò; bisogna sempre rispettare la legge anche se in modo critico. Il capo dello Stato: conta la Carta Costituzionale, non le mie idee. Per questo ha firmato provvedimenti anche quando non li condivideva. *** Fuoco incrociato su Salvini. Il decreto sicurezza (non iscrivere più nell’anagrafe i migranti col semplice permesso di soggiorno) parte dal Ministero dell’Interno, ma appena giunto a Palermo torna indietro. Vade retro Satana, grida il sindaco Leoluca Orlando. Con lui subito il sindaco di Napoli luigi De Magistris (le europee sono vicine, meglio cominciare a farsi spazio?). Poi altri “primi cittadini” di varia ispirazione (dal piddino Dario Nardella di Firenze all’ex pentastellato Pizzarotti di Parma, al leghista di Novara Alessandro Canelli). Contro il decreto (o contro Salvini?) i 5Stelle sindaci ortodossi Chiara Appendino (Torino), Virginia Raggi ( Roma), alcuni senatori e deputati. Non sono più soltanto i “Masanielli” del Sud che inscenano disobbedienza e obiezione di coscienza. Il premier Conte è pronto (per dispetto?) a ricevere i “rivoltosi” e a valutarne le ragioni. *** Un leghista di “ferro”. Matteo Salvini, nuovo Alberto da Giussano con spadone in pungo e dal doppio incarico (vice premier e capo dell’Interno) non demorde. “Ci sono Sindaci che disattendono una legge dello Stato approvata da Governo e Parlamento, firmata dal Presidente della Repubblica. Se hanno qualcosa da ridire, ricorrano alla Corte Costituzionale (la Regione Toscana ha già avviato la procedura). È in atto un “brutto pasticciaccio” che ricorda quello della via Merulana come dal romanzo di Carlo Emilio Gadda. Man forte, all’ispiratore del decreto, viene dall’ex magistrato, ora scrittore di successo, Carlo Nordio: “La sfida politica non può andare oltre la legge”. Ma anche la legge è volentieri in disaccordo con se stessa. “Quel decreto è un pasticcio all’italiana tra norme vecchie e nuove. I primi cittadini non hanno torto”. Lo dice non uno qualunque, ma Sabino Cassese già ministro della Funzione pubblica e giudice costituzionale. Riuscirà il “ferro” del muscoloso Salvini a non arrugginire? *** Profilo “duale”. È del vice premier tra fine anno e primi giorni del nuovo. L’uscita dal 2018 l’ha visto con Alessandro Di Battista, noto come Dibba, sulle nevi della Val di Fassa in Trentino. ”Per rafforzare un sodalizio”, hanno detto. Le foto che li ritrae “così conciati da sciatori”, hanno ricordato Totò e Peppino alla stazione di Milano. Ma per il loro video “contro i privilegi”, è andata anche peggio. ”Sì, una bella campagna da un albergo a 5 stelle fra i più lussuosi”, ironizza Clemente Mastella, ex ministro della Giustizia e ora sindaco di Benevento. Di rincalzo Francesco Boccia, deputato pd: “Loro sulle piste da sci e io fra i volontari e assistiti della Caritas”. Su Facebook se ne ricava una invitante sollecitazione: abolita la povertà, tutti a sciare con Dibba e Di Maio! *** Da molle a duro. È la mutazione “genetica” del vice premier con più deleghe: sviluppo economico, lavoro, politiche sociali. La vacanza in Trentino doveva trovare la cura giusta per placare mal di pancia e ribellismi dei 5Stelle (senatori, deputati e giù di lì). Ma a trasformare la neve da bianca in nera ci hanno pensato diverse ragioni. Il reddito di cittadinanza sembra ancora una bozza con molti interrogativi: solo agli italiani o anche agli stranieri? E se sì anche a questi, da quanti anni debbono risiedere, da 5 o 10? E quante le famiglie beneficiarie,6 milioni o la metà? Arriva poi la grana dei nuovi 49 migranti. Salvini: porti chiusi a doppia mandata. Di Maio, senza più il sorriso di plastica: a terra donne e bambini. La rottura è fatta. Il dialogo tra le due anime governative pare ora fatto soltanto a suon di messaggi (ultimativi o penultimativi?).

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