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Giù la maschera. E fine di un’altra barzelletta. Quella che voleva Renzi pronto finalmente a farla finita con l’uso politico della giustizia; a spezzare il filo rosso che dagli anni ’70 lega la sinistra ai magistrati combattenti d’Italia; a rottamare l’uso strumentale di intercettazioni penalmente irrilevanti. Ecco cosa doveva essere il caso Lupi: l’occasione per dimostrare che il premier faceva sul serio quando parlava della necessita di ≪riconquistare il primato della politica≫ e di non affidarsi alla scorciatoia giudiziaria. Cosi doveva essere e cosi non e stato. Osservatori tanto superficiali quanto interessati, in questi mesi si sono spesi per accreditare l’immagine di un Renzi pronto a coraggiose azioni di rottura pur di ristabilire il giusto equilibrio tra potere politico e ordine giudiziario. Per questo hanno esultato per la finta legge sulla responsabilita civile dei magistrati (tutti sanno che chi sbaglia continuera a pagare come oggi: mai). Il caso Lupi sembrava fatto apposta per sciogliere tutti i nodi e dar prova che l’Italia stava davvero cambiando verso. Renzi aveva giurato che mai e poi mai il suo Esecutivo si sarebbe fatto dettare l’agenda dalle procure, perche ≪finche non c’e sentenza passata in giudicato un cittadino e innocente: si chiama garantismo≫. Parole sante. Figuriamoci se uno non e neanche indagato, direte voi. E invece capita che Lupi sia costretto a dimettersi per ≪opportunita politica≫, che vuol dire consegnare alla discrezionalita del premier il potere assoluto di stabilire chi e quando sia ≪opportuno≫ che si dimetta. Giratela come volete, ma ancora una volta il potere giudiziario ha condizionato la vita di un Governo molto prima del verdetto definitivo di una corte. Proprio com’era accaduto con gli esecutivi Berlusconi e Prodi. Cosa e cambiato? Nulla. La sinistra renziana, al pari di quella che l’ha preceduta, ha confermato l’uso spregiudicato e strabico delle inchieste: 4 fra viceministri e sottosegretari indagati, un candidato governatore in Campania alla ricerca di una leggina ad personam che gli eviti d’incappare nella legge Severino e un ministro fotografato col presunto boss di Mafia Capitale possono restare tutti al loro posto. Non e ≪opportuno ≫ che si dimettano, ovvio. Adesso Renzi puo prendere il controllo della miniera d’oro delle grandi opere, mentre a Lupi - sacrificato da Ncd in nome delle altre poltrone governative - non restava altra scelta. Una lotta di potere per il potere. Poi, siccome la giustizia ad orologeria non esiste, 24 ore dopo l’abbandono di Lupi e stata chiesta l’archiviazione dell’indagine a carico del padre di Renzi, mentre da giorni circolano voci su un magistrato come nuovo ministro delle Infrastrutture e il Pd approva una legge che prolunga all’infinito i processi per corruzione. Rottamare tutto affinche nulla cambi.