Giovedì 15 Novembre 2018 - 16:46

San Paolo, il bersaglio vero dei contestatori

Opinionista: 

Giovanni Lepre*

Chi contesteranno di più i tifosi del Napoli domani, al San Paolo, per l’esordio casalingo degli azzurri? De Laurentiis o Higuaìn? Il mio consiglio è di limitarsi a sostenere la squadra del cuore. Se, tuttavia, si dovesse proprio aver bisogno di prendersela con qualcuno, la scelta migliore sarebbe di indirizzare gli strali (civilmente, ovvio!) all’Aia, Associazione italiana arbitri. Higuaìn, un paio d’anni orsono, ha fatto una legittima scelta professionale, con modalità peraltro molto discutibili. Tra mancati saluti ai compagni e visite segrete in Spagna, è uscito dalla porta di servizio. De Laurentiis mette in difficoltà anche i suoi estimatori, molto più numerosi di quanto si evinca dalle cronache mediatiche, ogni volta (e sono tante!) che colora con espressioni naif e tranchant ragionamenti, di per sé, quasi sempre condivisibili. Ma il vero baco della serie A è il contesto esterno, che stravolge i valori visti in campo. E che ha negli arbitri solo una delle sue criticità, in ogni caso di clamorosa incidenza sugli esiti finali. Signori, avete dato una scorsa alle nuove regole del Var? Secondo i commentatori – e vedremo sul campo se sarà effettivamente così – la previsione che per l’intervento tecnologico sia necessaria la sussistenza di un errore chiaro “ed evidente” significa che non si potrà più modificare una situazione che il direttore di gara abbia già valutato nell’ambito dei suoi poteri discrezionali. Se fosse così, sarebbe bastato adottare le nuove regole già dall’anno scorso per evitare che il signor Valeri inducesse l’arbitro di Inter-Juve, Daniele Orsato, a trasformare, a inizio gara, un cartellino giallo in rosso, condizionando pesantemente il match decisivo per l’assegnazione dello scudetto. Non era bastato infatti lo scontro diretto Juve- Napoli, visto che i bianconeri erano pur sempre rimasti con un punto di vantaggio. Ribadisco la mia ripulsa per gli eccessi nella protesta. Ma, con tutti i difetti di don Aurelio, mi fa specie che una parte della tifoseria abbia dimenticato in fretta l’arbitraggio che ha impedito il terzo scudetto partenopeo per indirizzare, a campagna acquisti ancora in corso, striscioni pieni di insulti al principale protagonista del più duraturo periodo di grande calcio visto a Napoli, in quasi un secolo di storia calcistica. Il bello è che il segreto del successo sta proprio nell’oggetto dei malumori dei fan: prendere Cavani a 17 e venderlo a 62, Higuaìn a 40 per ricavarne 90. Ma, come acutamente ha osservato Umberto Chiariello di Canale 21 per qualcuno erano molto più intriganti i tempi di Spadino Robbiati.

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