Giovedì 24 Gennaio 2019 - 2:16

Se il dissenso cresce e l’opposizione no

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Incapaci totali. La vera anomalia non è il Governo degli opposti; non è l’alleanza contronatura M5S-Lega; non è quella di due forze che se le danno di santa ragione per unirsi solo al momento di votare in Parlamento. No. La vera, tragica anomalia italiana è costituita dall’opposizione che - dopo aver preparato il terreno della sua stessa disfatta - è oggi incapace di rappresentare alcunché. Assolutamente inadatta ad intercettare il dissenso che sta silenziosamente, ma innegabilmente emergendo contro l’Esecutivo sui temi economici. Eppure le faglie di rottura per i grilloleghisti sono potenzialmente più numerose di quanto appaia. Già oggi, a pochi giorni dalla conversione in legge della manovra, gli arrabbiati sono saliti di numero: i ricercatori sono imbestialiti per il blocco delle assunzioni; i pensionati del ceto medio sono incazzati per la mancata rivalutazione all’inflazione dei loro assegni; i giovani stanno pian piano capendo che i prepensionamenti di quota 100 li pagheranno loro, che la pensione invece se la sognano; il mondo del volontariato è sul piede di guerra; il malumore delle imprese che chiedevano meno Stato, meno tasse, più infrastrutture e avranno più Stato, più tasse locali e meno infrastrutture è palpabile; è incazzata pure Confindustria, da sempre filogovernativa a prescindere, che lamenta il blocco di grandi opere e investimenti; non parliamo poi di medici (già scesi in piazza), sindacati (idem), scienziati e preti; i No Tap e No Ilva turlupinati dai grillini, poi, il Governo non vogliono neanche sentirlo nominare. E un po’ incazzati sono anche i produttori d’auto per via dell’ecotassa, mentre sono tanti gli imprenditori del Nord imbufaliti per il decreto dignità che irrigidisce il mercato del lavoro, e che al solo pensiero di finanziare il reddito di cittadinanza al Sud gli viene l’orticaria. A questo aggiungete i venti di crisi che hanno ripreso a spirare forti in quest’inizio 2019, mentre ancora non sappiamo com’è finito davvero il 2018 e gli investimenti privati sono in calo. Insomma, mettete assieme questo quadro e poi immaginate di trovarvi in una democrazia sana, cioè con una maggioranza e un’opposizione: che cosa accadrebbe? Probabilmente si vedrebbero i primi segnali di cedimento delle forze di governo. Invece succede il contrario. Gli scontenti ci sono, gli incazzati pure, ma nei sondaggi Lega e M5S continuano a rappresentare poco meno del 60% dei consensi. Se questa equazione - molto scontento, ottimi sondaggi - può reggersi, è solo grazie all’irrilevanza dell’opposizione. Certo, nelle ultime settimane si è vista un po’ in Parlamento. Ma è stata aria fritta, con tanto di lagna su “Costituzione violata” e “Parlamento calpestato”. Chiacchiere al vento, fatte apposta per apparire ancora di più quell’élite distante dal popolo che ha fatto le fortune elettorali di Salvini e Di Maio. Sbaglieremo, ma la mistura ci pare un tantinello pericolosa. Anche perché si sta sottovalutando un fatto: ai delusi e agli incazzati per quello che il Governo ha deciso di fare, nella seconda metà dell’anno si aggiungeranno i delusi e gli incazzati perché il Governo non avrà fatto quanto aveva promesso di fare. Chi credeva di prendere 780 euro di reddito di cittadinanza e ne incasserà molti meno o non lo riceverà affatto; chi pensava di andare in pensione a 62 anni e scoprirà di poterlo fare solo a 64 e così via. Come pensate che reagiranno? Dove si riverserà la loro rabbia? Se non troveranno un’alternativa, c’è il rischio che s’incazzino in piazza. La violenza in fondo è come la calunnia: un venticello sottile che può fare molto male. Anche per questo urge un’opposizione. E con la sinistra che vive una crisi senza fine, l’unica possibilità è e resta il centrodestra. Fate presto.

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