Domenica 19 Novembre 2017 - 11:01

Sicilia, Renzi e Pd: povera democrazia

Opinionista: 

Franco Iacono

Si tratta della Sicilia non di una Regione qualsiasi. Nel tempo tutte le contraddizioni del Paese sono passate di lì. Vorrei dire dallo sbarco di Garibaldi a Marsala. Fino alle stragi, alle uccisioni di Falcone, Borsellino e di altri magistrati coraggiosi, insieme a Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Giuseppe Impastato. Solo per elencare alcuni di quegli autentici martiri. Senza dimenticare Salvatore Giuliano e tutto quanto ha rappresentato per l’Italia la sua “epopea”. Sicilia: terra di mafia, di mille segreti, ma anche terra ricca di storia, di cultura, di campagne fertilissime. Una regione simbolo del nostro Paese e della sua storia. Nessuna altra regione, di questi tempi, offriva un “palcoscenico” più appropriato per parlare, dalla Sicilia, a tutta l’Italia. Per spiegare programmi, progetti, percorsi. Per ribadire “origine” ed identità del Pd. Altro che “andare” ad “esibirsi” in Ohio, alla corte appannata di Barak Obama. Altro che gridare ai quattro venti che quello della Sicilia non era un test nazionale, ma riguardava solo i siciliani. Come se tutto quanto i siciliani hanno “prodotto” nel tempo, nel bene e nel male, non avesse sempre riguardato l’Italia intera. Un’occasione persa per Matteo Renzi. Difficilmente, con l’aria che tira, gliene si offrirà un’altra. E poi: lasciare quel palcoscenico al redivivo fu Cavaliere, ed al neo leader Luigi Di Maio, mi sembra proprio una follia. Temo, per lui, che passerà alla storia come un avventuriero, che non ha saputo cogliere l’occasione, che gli era stata offerta dalla insipienza malinconica di Bersani e Letta. Un peccato per lui e per il Paese: le premesse per far bene e per essere davvero l’Homo Novus c’erano tutte e le speranze che aveva alimentato parevano ben fondate. Ora certamente non scomparirà. Colto da estrema saggezza saprà favorire la “designazione” di Paolo Gentiloni, con la speranza, fondata, che saranno gli “altri” a dire di no. Naturalmente, gli “altri” non hanno minori responsabilità, accecati come sono dall’odio e dalla speranza di vedere Matteo Renzi nella polvere. Né sono meno responsabili quelli che sono rimasti nel Pd a cominciare dall’”amebotico“ ministro Andrea Orlando, pronto a giocare solo di rimessa. Da lui e da Franceschini, soprattutto, sarebbe dovuto arrivare l’avvertimento: la Sicilia non è solo un test elettorale ma è questione nazionale. Resta un mistero per me che sono di periferia: com’è stato possibile che Matteo Renzi si sia svenato, ed abbia “svenato” il partito, per far approvare questa riforma elettorale, che “presuppone”, per vincere, un potere di coalizione, che al momento non pare proprio che abbia?! A meno che… sia capace di un colpo di genio, che al momento non appare all’orizzonte. Intanto solo un de profundis sulle macerie della Democrazia: quando, non solo in Sicilia, va a votare meno del 50% degli elettori, è la Democrazia che muore. Ma di questo pare non si interessi nessuno. Neppure il Pd, e Renzi, erede, più o meno appropriato, di due grandi partiti democratici: la Dc ed il Pci. Resta il piccolo partito socialista di Riccardo Nencini: avrà la forza e la statura, per una chiamata alle armi, nel segno del recupero dei valori della Democrazia, a quanti, socialisti e democratici, non vogliano rassegnarsi ad una deriva senza meta, per la democrazia e per l’Italia?! Gli evesori. Legali di grido, tributaristi di fama, moralisti di mestiere si sono calati sul grande “affaire”, denominato “Paradise Tapes”: la gigantesca evasione fiscale, favorita dai mille “paradisi fiscali” disseminati nei luoghi più sperduti, alcuni sconosciuti, altri fascinosi, almeno per bellezze naturali. I nomi coinvolti sono dei più famosi. Due mi colpiscono particolarmente: la Regina d’Inghilterra Elisabetta II e Bono Vox degli U2. Il secondo certamente per la sua fama di benefattore, sempre a favore delle cause giuste. Scrive Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 7 di novembre: “Bono degli U2, inserito nella lista mondiale dei ricchi che mettono in salvo i loro denari dai tentacoli del fisco, racconta di chiaroscuri e le insopprimibili ambiguità dei comportamenti umani”. Al di là di ogni giudizio, dal quale mi astengo, come sempre in ossequio al monito evangelico “nolite iudicare”, mi pongo una domanda: ma la Regina d’Inghilterra non è anche il Capo della Chiesa Anglicana?! E la morale di quella Religione cosa prevede? Il leader labourista Jeremy Corbyn sostiene che la Regina “dovrebbe chiedere scusa agli inglesi”. Questo può andar bene sul piano civile, del buon esempio da dare ai propri “sudditi”, ma sul piano religioso è altro momento, diverso anche da quello dei comuni peccatori. Qui si tratta del capo di una religione che, fra l’altro, si richiama alla Bibbia ed al Vangelo. Mi meraviglio che nessuno abbia guardato la questione proprio sotto questo profilo. Ma, si sa, la secolarizzazione dilagante fa perdere ogni sensibilità ai commentatori più attenti. Anche su temi di questa portata.

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