Martedì 13 Novembre 2018 - 8:58

Stavolta la rimonta è stata clamorosa

Opinionista: 

Mimmo Carratelli

Dalla Lazio al Milan, sempre più difficile, ma il Napoli delle rimonte non sbaglia. A Roma vince rimontando un gol. Al San Paolo vince rimontandone due. Una reazione fantastica. Brillano gli occhi di tigre sulle maglie azzurre. Il primo tigrotto è Zielinski, il pupillo di Ancelotti. Prima di sinistro poi di destro scaraventa nella porta di Donnarumma i palloni della rimonta. E Mertens, a porta vuota, sull’assist di un inesauribile Allan, mette la firma del successo. Il Napoli viaggia a punteggio pieno nonostante i timori della vigilia sull’inizio del calendario. Prima la Lazio, poi il Milan. Sembravano ostacoli alti. Ma è un Napoli irriducibile. E così Ancelotti vince la prima da ex contro il suo vecchio Milan che non è più la stessa cosa, il Cavaliere ritiratosi sotto l’Arcore di Trionfo, la sola presenza di Maldini e Gattuso a ricordare un passato lontano. Il Milan dimostra buona personalità, ma dopo un’ora di gioco il Napoli si sveglia, aggredisce, va ripetutamente al tiro e al gol. Hamsik sembra più padrone del nuovo ruolo di regista, è più aggressivo, ha più iniziativa e coraggio, invade la metà campo milanista, stravince il duello con Biglia. Mancano a lungo gli spunti di Callejon (ma è suo l’assist del primo gol di Zielinski) e Insigne. Arrivano pochi palloni a Milik stretto nella doppia guardia di Musacchio e Romagnoli. Ma c’è un Allan a tutto campo e di Higuain sino al finale non ci sono tracce. Prima lo stoppa Koulibaly, negli ultimi minuti ci pensa Albiol. Forse il Napoli ha pagato un inizio poco veloce. Il Milan è andato in gol tirando due volte (incolpevole Ospina al debutto, tempestivo in una uscita di piedi fuori area). Sono state sette, invece, le conclusioni del Napoli nello specchio con due paratone di Donnarumma su Milik alla fine del primo tempo e su Insigne nei minuti di recupero. Questo Napoli ha carattere, personalità, convinzione. Quando ha preso a premere sull’acceleratore ha triturato il Milan che giocava la sua prima partita di campionato, dopo il rinvio del match col Genoa, e ha dimostrato di essere squadra in grado di lottare per le prime posizioni. Bonaventura- Malaventura con una mezza acrobazia portava il Milan in vantaggio (15’) proprio mentre il Napoli stava per prendere in pugno la partita. Poi, nella ripresa, è arrivato il raddoppio di Calabria (49’). Partita in maledetta salita. Ma Zielinski con due gol favolosi riportava a galla il Napoli mentre il Milan, perduto il doppio vantaggio, smarriva molto del suo ardore. Dopo il primo gol di Zieinski, Ancelotti ritoccava il modulo di gioco (4-4-1-1) con Zielinski alle spalle di Milik, poi Mertens che entrava al posto di Hamsik. Mediana a quattro meglio disposta. Anche l’entrata di Diawara (72’ per Zileinski) dava nerbo al centrocampo. Il ragazzo della Guinea non sbagliava un colpo. E Allan continuava a tranciare il campo sino all’assist del gol della vittoria. Domenica a Genova contro la Sampdoria. Il Napoli sorride, sorride Ancelotti. CALLEJON – L’equilibratore, lo stakanovista, l’irrinunciabile. Anche con Ancelotti è al suo posto, la fascia destra che gestisce con sapienza, senso tattico, sacrificio. In cinque anni azzurri, due sole partite saltate in campionato, il primo anno Sassuolo-Napoli 0-2, due anni fa Napoli-Genoa 2-0. Una sola partita saltata in Europa: Napoli-Villarreal 1-1. Ed eccolo al pari di Maradona con 259 partite in maglia azzurra: 190 in campionato (57 gol), 17 in Coppa Italia (6 gol), 52 in Europa (11 gol). Ieri l’assist del primo gol. ‘O PASSATO – Scurdammoce. Ancelotti e il Milan è storia di un quarto di secolo fa quando Carlo giocava sotto la frusta di Sacchi e, mannaggia, era in campo l’1 maggio 1988 al San Paolo quando perdemmo lo scudetto, domenica, maledetta domenica, un Milan lontano quel Milan di Ancelotti tra Liedholm il barone rampante, Van Basten il visconte dimezzato da Sacchi e il Cavaliere oggi inesistente dopo avere passato il Milan ai cinesi e i cinesi agli americani di New York. E, poi, gli otto anni da allenatore sulla panchina rossonera (2001- 2009), uno scudetto e due Champions, un’epoca che non ci riguarda mentre cadevamo dalle stelle di Maradona alle stalle di Corbelli e Naldi, naufraghi sino al fallimento. Perciò Napoli-Milan con un ex molto datato. Prima di arrivare sulla panchina rossonera, Ancelotti ha battuto due volte il Milan col Parma, due volte con la Juventus. L’ha battuto ancora col Napoli e il discepolo (Gattuso) ha dovuto accettare la lezione. HIGUAIN – Ora è diverso. Con la maglia rossonera è diverso. Fischiarlo è un obbligo, non più un dovere. Ah, Gonzalo che ci hai tradito nottetempo finendo alla Juve che ci procura sempre una certa allergia dai tempi di Camillo Benso di Cavour. Ti è piaciuta la Juve, eh? La Juve che, quando non le sei più servito, dopo 55 gol in 105 partite, ti ha mandato a casa del Diavolo. Sarà contento tuo fratello Nicola, inevitabile come il basilico, perciò Vasinicola, il ragazzaccio che brigò per farti andare a Torino. Dannato Gonzalo che con la Juve ci infilasti due gol decisivi, il 2-1 di Torino e l’1-0 al San Paolo. Ieri sera a secco. Per lungo tempo a vuoto, poi un finale rabbioso. Ma Albiol lo bloccava due volte (74’ e 78’). Quindi il Pipita mandava alle stelle la sua unica conclusione (86’). REINA – Che spreco vederlo in panchina il Pepe Reina di Posillipo, il portiere che a Napoli parava senza parare. Bastava la sola presenza tra i pali. Bastavano il suo carisma e il fascino da nobiluomo spagnolo. Dalla casa napoletana guardava il golfo, le isole e il Vesuvio. Dove abita a Milano? Sul ramo del lago di Como, in via Montenapoleone, tra le villette di San Siro? Sappiamo della nostalgia di Yolanda Ruiz, la moglie bellissima che amava Napoli quanto e più di Pepe. E Grecia, Alma, Thiago, Sira e Luca dimenticheranno il napoletano che era una carezza sulle loro labbra? Coraggio, Pepe. Marotta ha scritto che a Milano non fa freddo. RONALDO – Due partite, zero gol. Uno dei tanti nella Juventus. Il gioco bianconero non punta sul portoghese. A Verona, contro il Chievo sei tiri zero gol. Ieri, contro la Lazio, calcia contro la barriera la sua famosa punizione a gambe aperte, un colpo di testa alto, un assist di classe, finalmente un gran tiro ma Strakosha fa il fenomeno deviando in corner. Marcato da Wallace e raddoppiato da Acerbi, Cristiano ha fatto fatica a liberarsi per il tiro (primo tempo senza una sola conclusione). Intanto, con Ronaldo in campo, Dybala in panchina. Prossima occasione: Parma-Juventus.  

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