Giovedì 21 Febbraio 2019 - 20:10

Tecnica o economica, l’Italia in recessione

Opinionista: 

Ermanno Corsi

Stiamo diventando prigionieri di un “mostro” che viene descritto a “due facce”, ma che ci porta i guai di entrambe con grande allarme per tutti. Calano produzione e Pil, cresce lo spread. Di conseguenza, Palazzo Chigi non dovrebbe avere sonni tranquilli. Invece il presidente Giuseppe Conte (certo, non è che ci rida sopra) ostenta tranquillità.” Nessuna preoccupazione, dice, tutto già previsto”. Questo tutto sarebbe collegato a fattori esterni alla nostra economia: una guerra di dazi che si sta verificando e che deve comporsi (e se fosse una guerra lunga e non lampo, noi stiamo fermi lì a fare i guardoni?). Una cosa è certa: quando nel mondo ci sono rovesci, rallentamenti e “discese”, l’Italia ne subisce le conseguenze più pesanti: vaso di coccio tra vasi di ferro. Così anche per il “differenziale” nei titoli di Stato. L’Italia “frana”, ma il Premier manifesta ottimismo (fondato su che cosa?). I suoi occhi vedono addirittura, nel 2019, un anno “bellissimo” con una ripresa “incredibile” (nel senso freudiano che non è il caso di crederci?). *** UN CONTE DUALE. Come nelle recite a soggetto, c’è la trama del copione e un’altra che si improvvisa a seconda del pubblico o degli interlocutori che si hanno difronte. Quando “gioca in casa”, il Presidente del Consiglio si mette in faccia la maschera del buon umore (non bisogna ulteriormente deprimere gli italiani…). Ma quando è all’estero, scatta il dovere della verità perché qui le bugie hanno davvero le gambe corte. L’esempio della svizzera Davos e del clip sulla conversazione “riservata” tra Conte e Angela Merkel: il nostro Premier si dice preoccupato per la situazione italiana: cresce la Lega e calano i 5stelle. Sia Salvini che Di Maio “chiudono tutto”: il primo i porti, il secondo le opere pubbliche. Salvini pensa solo a tenersi buono il Nord (autonomie rafforzate), Di Maio il Sud (reddito di cittadinanza che rischia di essere una mancia di Stato che non crea lavoro). *** DIVISI ANCHE ALL’ESTERO. Quando una maggioranza di Governo è fatta da due “soci” non compatibili, la collaborazione-competizione diventa inconciliabile per diversità di interessi e visioni. La Cancelliera chiede a Conte: ma i tuoi due vice con chi stanno, con la Germania o la Francia? Conte: Salvini è un sovranista e ce l’ha con tutti tranne che con l’ungherese Orban; Di Maio se la prende con la Francia dopo il rifiuto della piattaforma Rousseau che aveva “generosamente” offerto, mentre a Macron invia l’accusa di colonizzare l’Africa. E sul Venezuela? Salvini è con Juan Guaidò, Di Maio con Nicolàs Maduro che “ringrazia Roma”. Disomogeneità anche tra due ministri non di secondo piano: Elisabetta Trenta (Difesa) pensa al ritiro della missione di pace dall’Afghanistan, mentre Enzo Moàvero Milanesi (Esteri) dice di non saperne nulla facendo, però, capire che è bene non lasciare Kabul (posizione condivisa, così sembra, dal presidente Mattarella). Inquietante interrogativo: ci stiamo estraniando dall’Europa e dal Mondo? *** I “NEMICI” E LE COLPE. Suonano, uno dopo l’altro, tanti campanelli di allarme: Bankitalia e Bce, Unione europea con Commissioni e Parlamento, Istat, Svimez e Confindustria, Valutatori tecnici di Camera e Senato. È una congiura? A quasi un anno dalle elezioni del 4 marzo, Salvini ritiene sempre che “molti nemici, molto onore” senza pensare che questa frase non ha mai portato fortuna a chi la pronunciava sputando fuori, ostentatamente, un “me ne frego”. A sua volta il vice premier e pluri ministro Di Maio non ha ancora imparato la lezione dell’hic et nunc, a valutare che conta soprattutto quello che si fa e avviene oggi. Invece di pensare a come fronteggiare la “tempesta perfetta” che tutti gli osservatori danno in arrivo, volge la testa all’indietro e accusa “chi stava al Governo prima di noi” perché “ci ha mentito”, non ci ha mai “portato fuori dalla crisi”. Cosa si aspettava: che questa sua estemporanea dietrologia i predecessori se la piegavano a libretto e se la portavano a casa? Ingenuità non perdonabile in chi ha responsabilità pubbliche (specie se superiori alle sue capacità di gestirle). Immediate le repliche. Matteo Renzi, ex premier: tragedia disperata di un uomo ridicolo. Pier Carlo Padoan, ex ministro dell’Economia: affermazione di un ignorante o di chi è in malafede perchè “basta guardare i dati per rendersene conto”. *** LA TAV DELLA DISCORDIA. Salvini sale in Val di Susa, al cantiere di Chiomonte “nell’antro della montagna, mentre fuori infuria la nevicata”. Il pensiero dei lavoratori gli viene espresso da Cosimo Russo,48 anni, operaio calabrese della Cgil: ”Signor Ministro, avevamo il lavoro e ora non lo abbiamo più a causa del blocco. Chi di noi è tornato al Sud, chi è dovuto emigrare. Questa è una grande opera che serve a tutti. Confidiamo in lei, sia chi è di sinistra che quelli, e tra noi siamo tanti, che hanno votato i grillini”. Musica stimolante per le orecchie e il petto salviniano che si gonfia di nuova energia decisionista: si andrà avanti, anzi serve un piano Marshall per i 400 progetti che riguardano tutta l’Italia. Ma a Roma suona un’altra musica e la esegue, irrigidendo il suo io già tanto ipertrofico, il collega vice premier Di Maio: mai e poi mai riprenderanno i lavori; finchè saremo noi al Governo, la Torino- Lione non avrà storia. La questione resta aperta, fra due conti che non tornano indietro: i 15 miliardi già persi dal Piemonte e gli 11 sfumati al Sud. Così succede quando, su grandi questioni, il danno non è solo di alcune Regioni, ma di tutto il Paese. .  

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