Giovedì 16 Agosto 2018 - 4:21

Vaticano e Quirinale, di male in peggio

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, l’attuale Vicario di Cristo ci costringe spesso a confronti con qualcuno dei suoi predecessori. Si tratta, di solito, degli ultimi papi, ma, stavolta, dobbiamo tornare indietro di quasi un millennio, a Niccolò II e Gregorio VII. Il primo nel 1059 condannò l'investitura laica dei vescovi ed escluse l'imperatore dalla partecipazione attiva all'elezione del pontefice. Il secondo diede inizio alla “lotta per le investiture”, nel 1075, vietando ogni ingerenza di laici, re e imperatori. Ne nacque un conflitto con l’imperatore Enrico IV, che nel gennaio del 1077 fu costretto ad andare a Canossa (un evento che tutti - tranne, forse, i partecipanti ai giochi televisivi - conoscono, tanto che “andare a Canossa” è diventata una frase idiomatica). Papa Gregorio si sarà certamente rivoltato nella tomba alla notizia che Francesco ha riconosciuto i “vescovi patriottici” nominati dall’attuale imperatore cinese, cosa che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si erano ben guardati dal fare. Inutile è stato quindi il martirio della chiesa cinese, fedele a Roma e da questa tradita. Ma tant’è: Papa Francesco, a differenza di San Francesco, non vuole la conversione degli infedeli e non tiene testa ai nemici di Cristo, ma si accorda con essi, che siano comunisti cinesi o capi musulmani. L’ultimo caso, anch’esso di questa settimana, è l’entente cordiale con il sultanello Erdogan, con il quale il Vaticano concorda per il sostegno ai palestinesi contro gli ebrei e cui viene perdonato il massacro dei curdi siriani. Stavolta a rivoltarsi nella tomba è san Pio V (già disturbato dal Concilio Vaticano II che ha messo da parte il “suo” rito latino), promotore dell’impresa di Lepanto contro i turchi. Se Atene piange, Sparta non ride. Roma laica scade quanto e più di Roma cattolica, nel momento in cui il Capo dello Stato entra in competizione con il “mostro di Macerata”. Chi? Il musulmano negro che ha tagliato a pezzi la ragazza bianca? No. Il fascista razzista che ha sparacchiato per la strada contro i negracci ferendone otto. Fatto di tale gravità che ha smosso perfino le massime autorità dell’Unione Europea (lasciamo perdere Saviano e Boldrini, i cui deliri sono ampiamente scontati). Il “mostro” ha chiarito che voleva vendicare la ragazza ammazzata e squartata uccidendo l’assassino e poi ha ridimensionato il suo piano; ha anche chiesto scusa per aver ferito, oltre sette maschi, anche una femmina “di colore”. Pensate: se fosse stato un negro a sparare a bianchi, tutti avrebbero recitato la litania dei disturbi mentali, di cui certamente il mostro soffre (ma non si può dire). Invece la colpa è di Salvini! Vomito. Questa gente m’induce a seguire l’opinione, abbastanza diffusa e abbastanza motivata, che il “mostro” sia stato ingaggiato da agenti governativi in vista dei ludi elettorali. Sì, amico lettore dell’ultimo banco, questo mio scritto è razzista nella forma e nella sostanza. Io, da buon napoletano, ho sempre creduto nell’armonia fra diversi e all’accoglienza. Ma questi maledetti che governano a Bruxelles, a Roma e sui media ufficiali stanno risvegliando in me, come nella maggioranza degli italiani, ancestrali istinti di difesa e di violenza. Il razzismo, come tutte le persone avvedute avevano previsto da tempo, è nato e cresciuto per le loro scellerate politiche discriminatorie a danno degli indigeni. Quelli là si meravigliano perché la gente comune, a Macerata, tende a solidarizzare con il “mostro”. Macerata non sola. Capita anche a me, parlando con la gente, di sentire: “Ha fatto bene”. No, non ha fatto bene. Sparare a chi non ti ha fatto niente è una cosa folle prima che criminale. Ma il modo di fare di questa gentaglia che pretende di rieducarci suscita razzismo, intolleranza, solidarietà con chi vuol vendicare la ragazza squartata. Signori indignati, cercate di star zitti e di rimpatriare i clandestini delinquenti, come quello che ha squartato la ragazza. Avrete, così, molti motivi in meno per indignarvi.

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