Domenica 28 Maggio 2017 - 10:48

È vero, ci odiano ma affonderemo tutti

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Una commedia rozza e volgare. Quella andata in onda ieri a Napoli, con Salvini a dire scempiaggini da una parte e i centri sociali a contestarlo con il loro consueto carico di imbecillità e prepotenza dall’altro, è l’ennesima prova di una città ostaggio di incompetenti e demagoghi. In pochi giorni, dal «Piagnisteo napoletano » di “Libero” alla sfuriata del presidente azzurro De Laurentiis contro il Nord «che odia Napoli» e i giornali del Settentrione, è tornato a galla tutto il ben fornito armamentario dei luoghi comuni di cui si nutre il mai sopito scontro Nord-Sud. Una Santabarbara sempre alla ricerca di una miccia calda. Che i meridionali in generale, e i napoletani in particolare, siano vittime di un pregiudizio vergognoso è cosa assodata. Che questo pregiudizio si manifesti praticamente ovunque, da tutti gli stadi italiani sopra la linea del Volturno a certa editoria antimeridionale, dalla politica alle assicurazioni e chi più ne ha più ne metta, è altrettanto innegabile. Ecco perché il fatto che De Laurentiis sia andato in tv a formulare la concreta ipotesi che non di solo calcio si tratti, ma che il più bel gioco del mondo sia soltanto l’occasionale manifestazione di un odio antico - calorosamente ricambiato, sia chiaro - è forse criticabile per il luogo e il momento scelti per sferrare l’attacco, non certo per la sostanza. Siccome in questo cortocircuito tutto si tiene, Salvini è sbarcato ieri a Napoli con l’effetto di gettare ulteriore benzina sul fuoco delle polemiche. Il leader leghista è ridicolo quando, nel tentativo disperato di raccattare qualche voto, afferma di non aver mai detto nulla contro i partenopei. Basta guardarsi il video in cui canta che i napoletani puzzano, o scorrere una qualsiasi delle decine e decine di dichiarazioni fatte contro i meridionali. È l’indignazione incisa anche in una canzone di Pino Daniele. È la stessa “cultura” alla base di quei coretti così garbati ed affettuosi - tipo “Vesuvio lavali col fuoco” - che sistematicamente risuonano contro i tifosi azzurri negli stadi di calcio senza che nessuno faccia nulla per fermare quest’indecenza. È ciò che accade quando un tessuto sociale è devastato, quando una Nazione perde il senso di se stessa e dello stare insieme, quando i suoi gruppi dirigenti si trasformano in un establishment delegittimato e antipopolare: tutto si tiene e si fonde in una miscela esplosiva. Calcio e politica, pregiudizio e demagogia si danno la mano. Speravamo che lo stereotipo del meridionale «assenteista» e «disonesto» fosse stato cancellato per sempre dal campionario delle generalizzazioni nazionali. Ma a far cambiare idea ai soloni del pensiero nordista non sono bastati e non bastano gli scandali del Mose e dell’Expo, la ’ndrangheta in Lombardia o i Casalesi in Emilia, e nemmeno i “furbetti del cartellino” di Sanremo. Si continua ad alimentare la rappresentazione ridicola di uno scontro che nuoce a tutti e dimostra come ci si ostini a non capire che dividere l’Italia vuol dire solo condannarla al servilismo e all’irrilevanza. Un settentrionale serio come Tremonti, parlando dell’atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’Italia, ha utilizzato un paragone che da solo dovrebbe bastare a zittire le pulsioni antimeridionali: «Ci vogliono far fare la fine che i piemontesi hanno fatto fare al Regno delle Due Sicilie». Tradotto: invasione e spoliazione. Di fronte ad un tale rischio mortale, logica vorrebbe che ci fosse un moto di unità nazionale, nella consapevolezza che l’Italia può salvarsi solo tutta insieme. Invece in questi anni abbiamo assistito alla cancellazione del Sud dall’agenda politica dei governi. Salvo venire a cercare consensi buoni per qualche elezione politica o amministrativa. Da questo punto di vista Renzi e Salvini non sono molto distanti. È indecente che certi politici italiani si preoccupino del Sud del mondo e lascino marcire il Sud dell’Italia. Inutile illudersi. Si cheterà Salvini, si spegneranno i riflettori, proseguiremo a portarci appresso la maledizione della questione meridionale, lobby di affaristi e clientes vari continueranno a vivere di sussidi e buone relazioni col potente di turno, le camorre seguiteranno a tenerci in ostaggio. E le commedie zozze e volgari ricominceranno.

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