Lunedì 10 Dicembre 2018 - 12:55

Vertenza funicolari: chi controlla il controllore?

Opinionista: 

Giovanni Lepre*

Cosa succede se tre capiservizio delle funicolari napoletane di Montesanto, Mergellina e Chiaia si ammalano contemporaneamente? Semplice! Si blocca il servizio di trasporto. L’ipotesi si è concretizzata nei giorni scorsi, in coincidenza con la rivolta dei dipendenti del servizio contro il rientro alle corse serali annunciato dal sindaco De Magistris. Una coincidenza già verificatasi la scorsa estate, quando erano sorte questioni sugli inquadramenti contrattuali degli operatori delle funicolari. Anche allora, tutti in malattia e stop alle corse. La vita, si sa, è fatta di concomitanze fortunate o sfigate. Ma, senza dubitare della consistenza degli stati patologici che hanno costretto i poveri capiservizio a starsene a casuccia, poniamo che, in un altro mondo e in un’altra vita, tre figure analoghe decidessero di frodare la legge, raccordandosi tra loro e impedendo in tal modo l’erogazione di un pubblico servizio, in una città simile a Napoli. Cosa ci si potrebbe aspettare, in tal caso, da una società civile degna di questo nome? La risposta pare ovvia: che fosse in grado di punire i responsabili di un comportamento scorretto. La sensazione più sgradevole, quando accadono episodi del genere, deriva dalla consapevolezza dell’impotenza delle istituzioni. Non ci interessa entrare nel merito della querelle funicolari. Lavorare fino alle due di notte, sia pure a turnazione, potrebbe valere più dei venti euro stabiliti come compenso. A pelle, l’impressione è che i motivi per una vertenza sindacale possano esserci tutti. Ma, come è noto, gli strumenti per opporsi a un diktat di un’amministrazione o di un’azienda non hanno nulla a che vedere con lo stato di salute dei lavoratori e con le certificazioni prodotte dal sistema sanitario nazionale. In passato, in troppe circostanze, si è dovuto purtroppo registrare come questa banale verità resti confinata nei limiti di una teoria: rassicurante per gli ingenui, sconfessata dalla realtà. Sulla vicenda dei capiservizio non abbiamo titolo per giudicare. Lo avrà chi se ne occuperà, se mai qualcuno ne fosse incaricato, quanto meno per fugare qualsiasi ideuzza maligna sull’irreprensibilità della condotta del trio. A noi interessa il problema in generale. Se l’Italia ha problemi di competitività, se il Sud ne ha qualcuno in più, e forse anche più di qualcuno, non dipenderà anche da queste torbide commistioni? Il buco nero sta negli organismi di controllo, inadeguati per mancanza di mezzi o di determinazione. Della serie: tienimi che ti tengo.

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