Sabato 15 Dicembre 2018 - 20:25

Villa Ebe, non disperdiamo i nostri beni culturali

Opinionista: 

Antonio Coppola

L’alienazione di beni pubblici raramente è una buona notizia. Spesso è conseguenza di decisioni forzate per far quadrare bilanci in rosso, evitando di incidere troppo sulle tasche dei contribuenti, ovvero dell'incapacità di gestirli utilmente. Nei fatti, è il segnale drammatico di una cattiva amministrazione della "cosa pubblica" che si ritorce contro la collettività in termini di impoverimento della sua dotazione patrimoniale. È il caso del Comune di Napoli che, in questi giorni, sta spolverando i propri "gioielli di famiglia" per individuare quale sacrificare al fine di ridurre il cospicuo debito trascinatosi negli anni, anche per responsabilità non proprie come quelle derivanti dal terremoto dell'80. Fra le tante ipotesi è spuntata anche la vendita di Villa Ebe, il castello realizzato da Lamont Young che si erge sul Monte Echia, alla sommità delle Rampe di Pizzofalcone. È uno dei tanti capolavori che l'ingegnere di origine britannica, fondatore, peraltro, dell'Automobile Club Napoli, regalò alla nostra città agli inizi del secolo scorso. Si tratta di una palazzina in stile neogotico dedicata alla moglie Ebe dove Young dimorò sino a quando decise di togliersi la vita, proprio in quella stessa magione. In seguito ad un grosso incendio scoppiato nel 2000, gli interni della villa, compresa la splendida scala elicoidale, sono andati distrutti ed oggi il Castello versa in uno stato rovinoso di profondo degrado. Né Comune, né Regione sono riusciti in tutti questi anni ad adottare iniziative e progetti di recupero che potessero restituire alla città la fruizione di un luogo fiabesco, frutto dell'estro di uno dei più grandi geni del secolo scorso, prodigatisi per accrescere la grandezza di Napoli. Solo grazie all'iniziativa privata dell'artista Pasquale Della Monaco, almeno il giardino del maniero di Lamont Young è andato salvato avendone avuto l'affidamento da parte dell'amministrazione comunale. La possibile vendita di questa suggestiva proprietà costituirebbe adesso una buona occasione per la sua rinascita, sempre che venga vincolata a precise condizioni che non mortifichino il valore storico, culturale ed architettonico del sito. Villa Ebe non è un immobile qualsiasi: ha una storia, una memoria ed un'identità ben definite che non possono, anzi non devono, andare disperse. Un simbolo che porta nitidi i segni del patrimonio storicoculturale che Lamont Young ha regalato a Napoli: dal Castello Aselmeyer con il Parco Grifeo, alla sede dell’Istituto francese Grenoble in via Crispi, sino alla villa girevole sull’isolotto di Vivara. Solo per citare alcune delle sue più famose opere e senza dimenticare i progetti avveniristici costituiti dall'ideazione della prima metropolitana partenopea, con l'ipotesi dei Rioni Campi Flegrei e Venezia insieme agli innovativi canali navigabili. La ristrutturazione di Villa Ebe, che peraltro gode del vincolo della Soprintendenza dei beni culturali, potrebbe fornire, inoltre, l'impulso necessario per la rivalutazione dell'intera area del Monte Echia. Il promontorio che costituì il primo insediamento del nucleo originario di Palepolis, vera e propria culla della civiltà partenopea, paradossalmente, è progressivamente scomparso dall'agenda politica delle varie amministrazioni succedutesi alla guida della città. Lo dimostra lo stato di abbandono delle Rampe di Pizzofalcone, del belvedere e dell'ascensore di collegamento con il sottostante quartiere Santa Lucia, opera mai completata. Ben vengano, allora, i privati se il pubblico non è in grado di saper tutelare i propri tesori, a patto, però, che la salvaguardia dell'interesse sociale insito in certi beni sia prioritaria nella definizione dei margini di intervento lungo i quali può muoversi l'iniziativa imprenditoriale. Dopo una vita tormentata e interrotta prematuramente con un tragico gesto disperato, lasciamo adesso riposare in pace il mio "predecessore" evitando di farlo rivoltare nella tomba al solo pensiero di vedere trasformata la sua romantica creatura in un ritrovo di caotici festini o, peggio ancora, in uno sconvolgente ricovero di auto da parcheggiare!

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