Martedì 11 Dicembre 2018 - 11:04

Il crocevia della birra artigianale napoletana

TorinoNapoli è la città che più di ogni altra si contraddistingue per le sue infinite sfaccettature. I volti di questa metropoli sono molteplici, spesso in contrapposizione tra loro. Con Napoli non s’identifica la sola città, ma l’intera regione Campania, con un peso non facile da portare con sé. Come ogni simbolo, Napoli crea un senso di appartenenza che identifica una forte unione viscerale tra le persone. Questo senso di appartenenza è venuto fuori nei giorni scorsi, quando migliaia di persone hanno reagito in maniera veemente, soprattutto sui social, contro l’annuncio della nascita di Birra Napoli, prodotta da Peroni. Oggetto della protesta è stato l’utilizzo della parola “Napoli” per identificare un prodotto commerciale di grande consumo, realizzato da un’industria, che oscura i tanti piccoli produttori della città capoluogo e dell’intera regione. Ad aggravare la cosa, secondo chi ha mosso le proteste, è il luogo in cui è avvenuta la presentazione, Palazzo San Giacomo, alla presenza del sindaco De Magistris. Poiché l’annuncio è stato accompagnato da diversi riferimenti al passato, ho voluto approfondire l’argomento rivolgendomi a uno storico napoletano ben documentato sull’argomento: Gaetano Bonelli. Nell’edificio della Fondazione “Casa dello scugnizzo”, in Piazzetta S.Gennaro a Materdei, ci sono i locali dove ha sede la “Collezione Bonelli – Pro Museo di Napoli”. Tra i cimeli presenti, che riguardano 20 aree tematiche con oltre 10.000 testimonianze, ci sono alcuni pezzi unici che fanno riferimento alla presenza della birra a Napoli. Tra questi, gli oggetti che più di altri hanno attirato la mia attenzione sono quattro bottiglie di birra a marchio “Birrerie Meridionali”, un manifesto pubblicitario delle birre di questo marchio e un chiudilettera con la grafica del birrificio. La prima cosa che mi è venuta spontanea chiedere a Bonelli è capire cosa fosse “Birrerie Meridionali”. “Il 24 luglio 1904” esordisce Bonelli “a Napoli viene costituita la Società Anonima “Birrerie Meridionali”, con capitale sociale italiano, svizzero e belga. La sede di questo birrificio era nel quartiere Stella, in via Capodimonte. Le birre prodotte erano d’ispirazione tedesca, come la Pilsner Capodimonte e la Munchner Capodimonte Brau. Nel 1919 nasce la Birra Napoli, con chiaro riferimento al luogo in cui era prodotta.” Questo per quanto riguarda Birrerie Meridionali di Napoli, ma la storia prende una direzione diversa sul finire degli anni ’20. “Nel 1929, Peroni acquisisce Birrerie Meridionali” continua Bonelli “ diventando proprietaria del marchio, compreso quello delle birre.” La storia prosegue con la chiusura dello stabilimento di Via Capodimonte e l’inaugurazione, il 6 luglio 1955, della nuova sede di Miano, dove la Peroni produce fino al 2005. Proprio in quell’anno, con la vendita dell’azienda alla sudafricana SABMiller, Peroni chiude lo stabilimento di Miano e abbandona la città di Napoli, con un forte impatto sociale per la perdita di centinaia di posti di lavoro. Da quel momento in poi, Napoli non ha avuto birrifici fino al 2008, grazie all’iniziativa di Nello Marciano, fondatore e birraio di Maneba, il primo birrificio artigianale della provincia di Napoli. Il forte legame con il territorio è facilmente intuibile dai nomi delle sue birre: Oro di Napoli, Vesuvia, Masaniello, Malafemmen, ‘A Livella, Spaccanapoli e altre ancora. Dopo Maneba sono apparsi il Birrificio Flegreo con una birra simbolica (La Dieci) con tanto di maglietta del Napoli col numero 10, di maradoniana memoria. A seguire i progetti Kbirr e Piccolo Birrificio Napoletano, entrambi fortemente ispirati e dediti alla promozione della città di Napoli attraverso le loro birre. A questi si aggiungono tutti quei birrifici campani che utilizzano realmente le materie prime del territorio, promuovendo la biodiversità della nostra regione. L’entrata in scena di “Birra Napoli” ha quindi acceso il dibattito circa l’utilizzo del nome del capoluogo partenopeo senza che questo marchio abbia alcun legame con la città, se non il luogo di nascita. Anche se la proprietà del nome è in capo a Peroni, è assurdo che una parola così forte per una intera popolazione, fatta di passione e senso di appartenenza, sia usata da chi non vive questa terra. Sono questi i momenti in cui i piccoli birrifici artigianali campani devono reagire rimboccandosi le maniche, lavorando insieme per far conoscere le loro birre e proporsi come movimento unitario e coeso. Mai come ora è fondamentale ciò che dice Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici indipendenti: “Uniti si Vince”! info@alfonsodelforno.it

di Alfonso Del Forno

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