Sabato 15 Dicembre 2018 - 15:52

Mario Esposito, un artigiano scaltro e innocente

Mario Esposito (nella foto) è giornalista, comunicatore culturale e organizzatore di eventi dall’età di 16 anni. Laureato con lode in Lettere, presiede da tre lustri il “Premio Penisola Sorrentina- Arturo Esposito”, un evento di rilevanza nazionale che si svolge a Piano di Sorrento e che quest’anno raggiunge il traguardo delle 23 edizioni con l’inserimento nell’Agenda italiana dell’Anno europeo del patrimonio culturale. È stato per un periodo anche assistente parlamentare per l’Italia con un contratto a Bruxelles presso il Parlamento Europeo.

«Sono nato a Napoli e vivo a Piano di Sorrento. Pensavo di diventare medico ma dopo il primo triennio lasciai, complice la morte di mio padre Arturo: fu un evento tragico, che mi lasciò impotente ed inerme, mostrandomi come nulla potesse la scienza davanti all’ineluttabilità della morte. Decisi, così, di coltivare unicamente la mia passione artistico-letteraria. Ho conseguito, con lode, la laurea in lettere classiche, con indirizzo rivolto ai beni culturali».

Come nasce questa sua passione?

«Quello per l’umanesimo è stato sempre un amore irresistibile, “clandestino”. Quasi un istinto. Nascondevo libri di poesie tra le pagine dei trattati di anatomia. Non vedevo l’ora di potermi dedicare alla recensione del libro che avevo appena letto, oppure dello spettacolo che avevo visto di recente, o allo sviluppo di un elzeviro: articoli che portavo, scritti a macchina, a Giuseppe Del Gaudio, generoso direttore del giornale per il quale scrivevo. Razionalmente, catalogavo questo impulso come un hobby, che non costituiva (né pensavo potesse mai costituire) un vero impegno di studio o di lavoro».

Invece lo è diventato. Quando?

«È stato forse il destino che ha deciso per me, assecondando le mie vocazioni naturali. E così, dopo la morte di mio padre, presi il timone del “Premio Penisola Sorrentina” e dell’associazione culturale “Il Simposio delle Muse”, che organizza l’iniziativa. Non è stato facile! Ho profuso, per far ciò, tutte le energie giovanili di ventenne e poi trentenne, in termini di sacrifici economici, studio, viaggi, aggiornamenti, lavoro. E oggi ne sono felice».

Quando nasce il Premio Nazionale “Penisola Sorrentina”?

«Mio padre Arturo lo istituì nel lontano 1996 insieme con mia madre Rachele. Avevo solo sedici anni e cominciai da subito, con naturalezza, a dedicarmi a tutti gli aspetti dell’organizzazione, svolgendo le mansioni più disparate: dal facchino, al presentatore; dall’autore dei comunicati stampa, finanche all’autista per alcuni ospiti che accompagnavo in auto senza avere la patente, tenendo nascosta ai miei genitori questa marachella adolescenziale che giustificavo a me stesso per la buona riuscita dell’iniziativa, quasi come una “ ragion di stato”».

Perché suo padre lo creò?

«Papà, uomo umile, poeta semplice e ricco, ebbe un’intuizione geniale: fondare e costruire un appuntamento culturale che, con continuità , portasse il nome della penisola sorrentina, da sempre la terra della musica, della poesia, dei racconti dei viaggiatori. Fu un’operazione di “branding”, di “marketing culturale” ante litteram. Il Premio nacque, inizialmente, come concorso di poesia. Nei salotti letterari ho avuto la possibilità di conoscere e frequentare poeti, critici di fama nazionale».

Che ricordo ha di quei personaggi?

«Avevo con loro un rapporto “normale”, se non quotidiano per lo meno “domestico”, immediato. Poi, molti di questi nomi li ho ritrovati sui libri agli esami di letteratura contemporanea all’università. Era strano, ma anche piacevole, leggere, in saggi e manuali, le interpretazioni storiche e critiche della loro poesia, che io avevo avuto il privilegio e l’onore di conoscere “in presa diretta”: seduti insieme al bar, davanti a un caminetto di casa, in uno studiolo o davanti a un desco. Stimolanti furono , ad esempio, i colloqui che da ragazzo intrattenevo, spesso al telefono, con critici letterari e docenti universitari amici di mio padre: Giuseppina Scognamiglio, Renato Filippelli e Francesco D’Espiscopo, che mi trasmise una speciale sensibilità gattiana per il sud».

Un contesto che ha fortemente contribuito alla sua formazione umana e culturale.

«Assolutamente sì. “Letteratura e cultura come vita”: questo è stato ed è il mio slogan. Oggi il “Premio Penisola Sorrentina” è tra gli eventi nazionali di rilievo della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Regione Campania, inserito quest’anno anche nell’Agenda italiana del calendario europeo del Patrimonio culturale, promosso dall’Ufficio Unesco del Mibact insieme con la Commissione Europea». Come è cambiato il Premio? «Non è più un concorso di poesia come negli anni dell’istituzione, ma un riconoscimento cross culturale, con diverse sezioni dedicate a cinema, teatro, giornalismo, canzone d’autore, e tappe itineranti in diversi luoghi d’Italia. Un Premio che ha portato in Campania oltre centocinquanta big della cultura e dello spettacolo. Ricordo solo alcuni nomi del palmares: Francesco Cossiga, Walter Veltroni, Giovanni Toti, Nicola Piovani, Roberto De Simone, Barbara De Rossi, Mario Orfeo, Alessandro Sallusti, Toni Capuozzo, Mario Giordano, Roberto Napoletano, Lando Buzzanca, Giulio Scarpati, Ron, Roberto Vecchioni, Eugenio Bennato, Bianca Guaccero, Iva Zanicchi, Giancarlo Giannini, Giovanna Ralli, Eugenio Finardi, Fabrizio Del Noce, Tosca, Lina Sastri, Isa Danieli, Peppe Barra, Bianca Atzei, Valerio Massimo Manfredi, Carlo Lucarelli, Paul Sorvino, Francesca Cavallin, Lino Guanciale e tanti altri».

Quanto tempo ha richiesto questa “trasformazione”?

«Tutto il mio percorso è andato disegnandosi nel tempo. Non ho avuto boom improvvsassoisi o scatti impetuosi. È stata una crescita molto progressiva. Una vita “da diesel”, più che “da benzina”. Determinanti ed importanti sono stati però gli incontri e le frequentazioni, perché hanno contribuito alla crescita del Premio, ma soprattutto alla mia crescita umana. Devo un grazie a Francesco Dell’Amura, il figlio di “Gigino” della Pizza a Metro di Vico Equense, imprenditore, poeta e mecenate; al maestro Giuseppe Leone, artista sannita che mi “introdusse” nel mondo del giornalismo: ricordo ancora che il maestro allora insegnava tecniche pittoriche all’Accademia di Belle Arti di Napoli e un giorno mi invitò a Napoli per mostrarmi fisicamente dove si trovassero le redazioni giornalistiche, nella zona di Chiaia e del Chiatamone , presentandomi poi ai direttori e ai responsabili delle redazioni culturali, che erano stati suoi colleghi a Via Monte di Dio, ai tempi del professor Orazio Mazzoni. Il primo direttore che incontrai quel giorno – ed è un bel ricordo oltre che oggi una felice coincidenza/congiuntura- fu il direttore del “Roma”, Antonio Sasso. Poi vennero Alfonso Ruffo, Massimo Milone con Antonello Perillo e così via».

C’è stato un incontro molto speciale per lei. Ce ne parli

«Quello con Enzo Biagi. Eravamo a pranzo insieme a Parma per un convegno. Comunicai a lui, con un misto di timidezza ed ammirazione, che stavo muovendo i miei primi passi nel giornalismo e nel settore della promozione culturale. Gli chiesi cosa significasse per lui essere giornalisti. La riposta che mi diede non la dimenticherò mai: “il giornalista è un uomo curioso che racconta la storia degli altri”».

Una presenza stimolante ed importante per la crescita del Premio è stata quella dell’attore Gino Rivieccio. Perché?

«È un “comico d’anima”, e non di pancia. Con lui coltivammo l’idea di scrivere un libro sulla sua carriera, e sono onorato di averne curato la postfazione, mentre il grandissimo Antonio Ghirelli ne vergò la prefazione. Gino mi ha fatto conoscere Gustavo Verde, autore televisivo e figlio del grandissimo Dino Verde, cui abbiamo dedicato una sezione speciale del Premio, assegnata finora a Lino Banfi, Pippo Baudo, Leo Gullotta e Giancarlo Magalli».

Quest’anno cade il centenario dell’Eliseo di Roma e il teatro ospiterà la presentazione del “Premio Penisola Sorrentina”. Per lei un altro prestigioso traguardo.

«Ho affidato la presidenza della sezione teatro e cinema del Premio a Luca Barbareschi, con cui si è instaurato un feeling culturale importante. Lo apprezzo tantissimo per il lavoro che egli svolge all’Eliseo, la casa degli artisti e della cultura che festeggia cento anni di storia. Per tutto il Novecento centinaia di attori, registi, personaggi hanno popolato le sale e gli ambienti del teatro di via Nazionale. Nomi del calibro di Eduardo De Filippo, Monica Vitti, Anna Magnani, Vittorio Gassman ne hanno calcato i palcoscenici».

Non è solo il patron del “Premio Penisola Sorrentina”, ma anche tanto altro.

«Oltre ad organizzare e produrre spettacoli, conferenze e premi in giro per l’Italia mi sono dedicato anche alla cura di libri ed antologie. Mi è particolarmente caro il volume “Ritratti”, dedicato ai temi della cultura e dello spettacolo: la pubblicazione ebbe la prefazione di Francesco Sicilia, allora Capo Dipartimento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Un altro libro da me curato fu “ La formazione come enzima del cambiamento”, con la prefazione del Capo della Polizia Italiana Antonio Manganelli. È un libro-intervista a quattro mani, scritto con l’allora Prefetto Direttore della Scuola Superiore della Polizia di Stato, cui mi lega un grandissimo affetto essendo mio zio omonimo».

È abituato ad assegnare premi, ma ne ha anche ricevuti. Tra i più graditi?

«Il premio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quello del Presidente del Senato Pietro Grasso, la menzione Genova 2004 Capitale Europea della Cultura presieduta da Davide Viziano ed il prestigioso premio “Santa Margherita Ligure”, consegnatomi nello stesso anno in cui lo vinsero Alberto Angela e Giulio Andreotti».

Ha una musa ispiratrice?

«Elisa: la ragazza che, con discrezione, da molti anni sopporta le passioni artistiche, i tic, il carattere non facile, la testardaggine e, spesso, la lontananza dell’“artigiano scaltro e innocente” che ritengo di essere».

di Mimmo Sica

Commenta


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno