Domenica 23 Luglio 2017 - 0:48

Il “reverse charge” contro evasioni e frodi

Da alcuni anni, l’amministrazione finanziaria, tra i vari sistemi di lotta e contrasto all’evasione e frodi fiscali, ha introdotto il metodo del Reverse Charge cioè inversione contabile. Tale istituto, riguardava precedentemente solo: acquisti da soggetti passivi Iva “stabiliti” in altro Paese della UE; Reverse charge interno nel caso in cui sia il cedente / prestatore che il cessionario / committente non siano “stabiliti” in Italia; Acquisti intracomunitari di beni di cui all’art. 38 del D.L. n. 331/1993; Cessioni di immobili abitativi e strumentali a soggetti passivi IVA in caso di opzione, da parte del cedente; Subappalto in edilizia; alla luce delle modifiche apportate dalla legge di stabilità 2015, tale meccanismo contabile è stato introdotto anche per i seguenti settori: prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici; Trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra (lettera d bis): Trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica (lettera d-ter) Cessioni di gas e di energia elettrica ad un soggetto passivo-rivenditori di cui all’art. 7-bis, comma 3, lettera a) del D.P.R. n. 633/1972 (lettera d-quater). Cessioni di beni, anche tramite commissionari, effettuate nei confronti di ipermercati, supermercati e discount alimentari (lettera d-quinquies). Cessioni di bancali di legno (pallet) recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo Pertanto chiunque effettuerà, a decorrere dal 01.01.2015 una delle prestazioni sopra indicate, a favore di un altro soggetto passivo d’imposta (esclusi i privati), dovrà emettere fattura senza applicazione dell’imposta, annotando sulla stessa che trattasi di inversione contabile con gli estremi della nuova norma: “fattura emessa ai sensi dell’art.17, sesto comma, lettera ater, del D.P.R. n. 26 ottobre 1972 n.633”. Come funziona il reverse charge: il fornitore emetta una fattura senza applicare alcuna imposta, con l’annotazione di cui sopra, l’acquirente integra la fattura ricevuta dal fornitore con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e la registra sia nel registro delle vendite che nel registro degli acquisti. La norma chiarisce sia le operazioni che i soggetti interessati a questo meccanismo. Per quanto riguarda l’oggettività della prestazione, vengono individuate le prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento, sempre che si tratti di prestazioni relative ad edifici, pertanto per semplificare se le pulizie riguardano un macchinario o un altro bene mobile, non verrà applicato il metodo dell’inversione contabile. Il metodo dell’inversione contabile potrà esser applicato solo nei confronti di soggetti passivi d’imposta , cioè di coloro che detraggono l’iva sugli acquisti , pertanto in caso di prestazioni a favore di condomini o privati , il soggetto fornitore dovrà emettere fattura con aliquota iva corrispondente. Il meccanismo del reverse charge non trova applicazione alle prestazioni collegate e pertanto rese da soggetti che operano nel regime dei contribuenti minimi e che, quindi, fatturano le prestazioni senza Iva, indipendentemente dal soggetto ricevente la prestazione. Per semplificare quanto detto , poniamo il caso delle imprese di pulizie , le quali avranno tre diverse modalità di emissione delle fatture a seconda delle caratteristiche soggettive del proprio cliente. Fatture nei confronti di soggetti privati – il reverse charge non si applica se il cliente è un soggetto privo di partita Iva. Fatture nei confronti di condomini – Anche per i condomini nulla cambia, non si applica il meccanismo del reverse charge, e prestare attenzione all’inserimento in fattura della ritenuta d’acconto del 4%, in quanto i condomini sono sostituti d’imposta. Fatture verso soggetti passivi Iva – Se la fattura è emessa verso soggetti passivi Iva (imprese o professionisti), oltre a non applicare la ritenuta d’acconto, non deve essere esposta l’Iva in fattura, e va riportata la dicitura “reverse charge” ai sensi dell’articolo 17, comma 6 lettera a)-ter, DPR n. 633/72.

di Carmine Damiano

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