Lunedì 18 Febbraio 2019 - 0:06

Dottò, me fa male ’a capa; mi date un cachet?

Questo lo si diceva verso la fine anni ’40 entrando in farmacia, quando al mattino ci si alzava con un noioso mal di testa, ed eccolo il farmacista che, senza porre alcuna domanda, gli piazza sul banco un bel cachet fiat. Si veniva fuori da una tremenda guerra ed, ai ragazzi denutriti, al fine di combattere il rachitismo, la tubercolosi ed altro, ogni mattina gli si dava un cucchiaio di schifosissimo olio di fegato di merluzzo, che lasciava tutta la bocca unta ed un tremendo odore di pesce fradicio; il medico condotto, dipendente comunale, munito della sua valigetta, andava di casa in casa a visitare gli ammalati e prescriveva loro delle ricette contenenti: 10 gr. di x, 20 gr. di y e via di seguito; ed il farmacista, a guisa di novello stregone, preparava queste pozioni che comunque sortivano l’evento desiderato. Ma questo, ripetiamo, avveniva nella fine anni ’40. Poi… poi si arrivò al 1954 e precisamente, domenica 3 gennaio ore 11, quando sullo schermo di una sorta di scatolone, apparve Fulvia Colombo che annunciava al popolo, la nascita della radiotelevisione. E finalmente, il 3 febbraio del 1957, in televisione approdò sua maestà: la pubblicità attraverso il caro e mai dimenticato “Carosello”, le cui regole erano ben chiare: la parte spettacolo, della durata di 1 minuto e 45’’ doveva essere rigidamente separata da quella pubblicitaria; non era concesso fare pubblicità all’interno di uno spettacolo televisivo in quanto si riteneva che, una massiccia pubblicità televisiva, avrebbe potuto danneggiare altri mezzi di informazione quali giornali, cinema, manifesti ecc. Poi la musica è cambiata ed oggi la pubblicità la fa da padrona; e non potevano non recepirne tale utilità, le case farmaceutiche che oggi ci abboffano di messaggi sublimali, per digerire, fare la cacca, la pipì, rimpinzarci di integratori, evitare flatulenze e meteorismi, far rimpinzare i bambini di merendine (addò stanno cchiù chelli belli fell’e pane sale e olio). E tornando al mal di testa del titolo, abbiamo scoperto, che non basta più dire al farmacista: “Me fa male ’a capa!”. Oggi occorre precisargli se si tratta di un mal di testa normale, oppure un forte mal di testa, o peggio da cervicale, o peggio ancora da ciclo, o da stress. Insomma pe’ ’nu fetente ’e male ‘e capa, ci sono 5 prodotti diversi… però manca il sesto: Quando il direttore della banca ci telefona alle 8.30 del mattino per dirci di fare con urgenza un versamento, che mal di testa ci viene? Meno male che c’è Sanremo! Alla prossima.

di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)

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