Domenica 21 Ottobre 2018 - 19:39

Rafele era nu buono guaglione

No, non aveva ingaggi superstellari come quelli di Ronaldo; non militava in una squadra di cartello ma... amava il calcio più della sua vita; la sua squadra non era né il Napoli né la Juve, semplicemente il Miano. Rafele, o meglio, semplicemente Lello, si alzava alle 6 del mattino per prendere servizio con un’impresa di pulizie; finito il lavoro, prendeva il suo borsone e correva ad allenarsi con la sua squadra. Ma per descrivere veramente chi fosse Lello, questa settimana preferiamo riportarvi, papale papale, quanto postato su Facebook dal suo insegnante di italiano e storia, il prof. Gennaro de Crescenzo. «Lello sorrideva e correva. E facevi fatica, pure a scuola, a non sorridere e a non ridere con lui (le regole, i voti, gli esami... e a che serve, ora, questa roba?). Lello parlava a voce alta, forse per farsi sentire meglio e io, Rosaria e gli altri prof spesso ci arrabbiavamo e non lo sentivamo, ma non lo abbiamo mai dimenticato, come spesso capita con tanti ragazzi. Lello correva, correva forte e giocava a pallone e sognava ma, sognando, lavorava pure e si svegliava tutti i giorni alle 6. Lello ha un marchio falso sulla pelle come quello che si porta sulla pelle Napoli (ditelo a quelli dei tg e dei giornali) e avrebbe più senso quella notizia alla radio, a mezzanotte, se in questa storia c’entrasse la camorra ma la camorra qui non c’entra niente e questa storia non ha nessun senso se nel tuo destino (a Napoli, a Milano o a New York) incontri il male e la follia. Lello una coltellata al cuore nella notte, quello vero, quello suo e poi quello nostro, dopo tutti gli anni vissuti insieme in quella piccola scuola a Miano, a via Caprera, di fronte a casa tua e ora ti rivedo ancora là con tutti gli amici tuoi raccolti sotto questo post insopportabile come nella nostra vecchia classe. Ora dovrei chiederti scusa per quello che non ti ho dato e non ti abbiamo dato, per non aver sorriso abbastanza insieme a te, per non averti aiutato a raggiungere i tuoi sogni. Ora dovrei scrivere che continuerai a correre con papà (eri troppo piccolo quando te lo strapparono ed era semplicemente tuo padre, nient’altro che tuo padre) e a lui dedicavi, dito al cielo, i tuoi gol. Ma non ci riesco ». Alla prossima

di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)

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