Mercoledì 26 Aprile 2017 - 4:11

Alzheimer: l’attenzione comincia da ciò che mangiamo

La cura dell’alimentazione è alla base del benessere quotidiano ed è la prima forma di prevenzione verso molte patologie più o meno collegate direttamente alle derive alimentari che troppo spesso ci concediamo. A confermare ancora una volta tale assunto, giunge una ricerca presentata durante un congresso dell’American Association for the Advancement of Science a Boston e pubblicata sulla rivista scientifica Scientific Reports. Lo studio, coordinato dal prof. Jean van den Elsen del dipartimento di Biologia e Biochimica della University of Bath (GB), in collaborazione con il King’s College London, ha individuato in un eccessivo consumo di zuccheri una delle cause dell’insorgenza del morbo di Alzheimer. Come se non bastassero i danni già noti in termini di malattie cardiovascolari, diabete, obesità e alcuni tipi di tumori, che un uso eccessivo di zuccheri causerebbero. Secondo questo studio, la presenza di troppo glucosio nel sangue, infatti, andrebbe a compromettere la funzionalità di un enzima che compie un importante ruolo di contrasto nella fase iniziale di tale patologia. Il dott. Omar Kassaar della University of Bath sottolinea: «Lo zucchero in eccesso è ben noto rappresenti un fattore negativo per quanto riguarda diabete e obesità, ma il potenziale link con l’Alzheimer è un’altra ragione per cui dovremmo controllare l’assunzione di zuccheri all’interno delle nostre diete». La ricerca, dunque, è partita dalla constatazione che i pazienti diabetici hanno un rischio più alto di sviluppare il morbo in questione. Altresì era noto come il glucosio fosse in grado di compromettere la funzione di alcune proteine attraverso un processo chiamato glicazione. Partendo da queste premesse, gli studiosi hanno messo sotto osservazione 30 persone sia con Alzheimer già manifestato che sane per verificare la presenza di glicazione proteica. Il risultato ha portato a verificare che questo processo comprometteva l’enzima MIF (macrophage migration inhibitory factor, fattore inibitorio migrazione macrofagi) riducendone l’attività regolare. Da questo gli studiosi hanno desunto che l’inibizione di questo enzima possa rappresentare condizione favorevole all’insorgere e alla progressione del morbo di Alzheimer. Il prof. Jean van den Elsen ha spiegato il meccanismo: «Abbiamo mostrato che questo enzima è già modificato dal glucosio nei cervelli degli individui ai primi stadi di Alzheimer. Stiamo ora investigando se sia possibile registrare tali cambiamenti attraverso il sangue. Normalmente il MIF prenderebbe parte alla risposta immunitaria alla costruzione di proteine anormali nel cervello e pensiamo che il fatto che lo zucchero ne riduca alcune funzioni e ne inibisca del tutto altre che potrebbe rappresentare un punto di svolta che permette all’Alzheimer di svilupparsi ». Dal nostro canto, dunque, possiamo solo condurre un adeguato stile di alimentazione che, per quanto riguarda l’Alzheimer, prescrive cibi ricchi di verdure, frutti di bosco, cibi ricchi di Omega3 e vitamine del gruppo B per garantire la buona funzionalità di memoria e sistema nervoso. mi_sa@inwind

di Michele Sanvitale

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