Domenica 21 Ottobre 2018 - 19:34

Medicina, l’immunoterapia ci salverà dai tumori

Ottobre, periodo di premi Nobel e, come ogni anno, cerchiamo di soffermarci su quelli relativi alle discipline scientifiche per capire un po’ meglio in cosa consistono le ricerche che hanno visto premiati i loro autori. In questa occasione ci occuperemo del premio assegnato per la ricerca in ambito medico, e attribuito all’immunologo americano James P. Allison e allo scienziato giappone Tasuku Honjo. Le ricerche per le quali sono stati premiati riguardano la scoperta di alcuni meccanismi fisiologici grazie ai quali sfruttare il sistema immunitario per contrastare i tumori. Il nostro sistema immunitario, semplificando, se percepisce la presenza di un organismo dannoso, attiva una serie di meccanismi di difesa finalizzati ad individuarlo, contrastarlo, debellarlo ed espellerlo. Meccanismo analogo dovrebbe avvenire con il tumore. Purtroppo ciò in questo caso non avviene e, quindi, talvolta di una patologia tumorale se ne ha cognizione quando è troppo tardi. Scoprire perché avviene questo “spegnimento” del sistema immunitario ed, eventualmente, riuscire ad impedire tale blackout, potrebbe portare ad affrontare i tumori in modo più efficace, perché sarebbe il nostro organismo a dirigere le difese proprio lì dove serve, senza assunzione di medicinali spesso portatori di effetti collaterali indesiderati. Proprio per scoperte in questa direzione sono stati premiati Allison e Honjo. Il primo ha scoperto la CTLA- 4, una proteina che impedisce ai linfociti T di attivarsi: questi sono cellule specializzate per la risposta immunitaria che individuano ed aggrediscono le cellule malate. Una volta impedito a questa proteina di frenare i linfociti T, questi aggrediscono le cellule tumorali contrastandole e allungando la vita di pazienti con forme anche particolarmente gravi, altrimenti destinati a vita breve. Su un binario parallelo si è mosso lo scienziato giapponese. Egli, infatti, nel 1992 è stato il primo ad individuare la proteina PD-1 che, analogamente a quella precedente, agisce da freno per l’azione dei linfociti T. Questo succede, come ha dimostrato Honjo, perché questa proteina, collegandosi ad un’altra chiamata PD-L1, presente su alcune cellule tumorali, inibisce l’azione del nostro sistema immunitario. Ottimi risultati sono stati già ottenuti con quest’ultima ricerca in alcuni particolari tipi di cancro, come alla vescica e al polmone. Sul sito dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria senese è possibile reperire il commento del professor Michele Maio, direttore del Centro di Immunoncologia e dell’Uoc Immunoterapia Oncologica del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena in merito a queste ricerche: «I primi risultati sono stati conseguiti nel melanoma, poi nel tumore al polmone e oggi abbiamo oltre 40 sperimentazioni attive, dalla fase 1 alla fase 3, in quasi tutti i tipi di cancro. È un riconoscimento importante anche per migliorare sempre più la sopravvivenza dei pazienti e la loro qualità di vita. Circa il 50% dei pazienti risponde a queste terapie che, utilizzate da sole o in combinazione, hanno cambiato il modo di curare il cancro perché tolgono il freno al sistema immunitario, rendendolo molto più reattivo contro il tumore. Nell’immediato futuro l’obiettivo è quello di lavorare in clinica ed in laboratorio per aumentare la percentuale di pazienti oncologici che beneficiano dell’immunoterapia e di renderla disponibile in un numero sempre crescente di tumori». mi_sa@inwind.it

di Michele Sanvitale

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