Lunedì 18 Febbraio 2019 - 0:13

Il Sannio Falanghina città europea del vino

Il territorio Sannio Falanghina è stato investito della nomina di Città Europea del Vino 2019 dal Parlamento europeo. Protagonisti della prestigiosa affermazione i Comuni di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso che, rappresentati dai rispettivi sindaci, hanno elaborato e sostenuto la candidatura. Floriano Panza, amministratore di lungo corso e ampie vedute, sindaco di Guardia Sanframondi, ci ha raccontato come si è arrivati al prestigioso riconoscimento e gli obiettivi immediati e futuri che la rete dei cinque Comuni sanniti promotori intende perseguire. Sindaco, si è detto che la candidatura è nata quasi per caso, all’ultimo momento. È così? «La candidatura e la nomina del Sannio Falanghina a Città Europea del Vino 2019 sono l’esito di un percorso che viene da lontano e che trova la sua origine nelle relazioni che noi Sindaci abbiamo coltivato negli anni all’interno dell’Associazione Città del Vino e di Recevin. Nel corso del tempo, seguendo anche le vicende della Franciacorta e del Vadobbiadene, abbiamo osservato e studiato come i territori a caratterizzazione vitivinicola si organizzavano, abbiamo intessuto relazioni, avviato confronti, scambiato buone pratiche. A livello internazionale, ad esempio, Guardia Sanframondi si è gemellata con il comune di Reguengos de Monsaraz, il cui sindaco è il Presidente di Recevin. I Comuni promotori della candidatura, insomma, collaborano da anni su vari progetti e la rete, benché non formalizzata, è molto solida in quanto fondata su obiettivi comuni, perseguiti attraverso progetti condivisi, come da ultimo quello del distretto Biowine, che partirà sempre nel 2019». Si ricava l’idea di un grande festival enologico. È questo ciò che occorre attendersi nel 2019? «Come dimostrano chiaramente i dati sull’incoming dei territori che in passato hanno ricevuto la stessa investitura, il potenziale della nomina, in termini turistici e di clamore mediatico, è notevole e certamente non ci lascia indifferenti. Noi promotori, tuttavia, siamo consapevoli che se vogliamo far venire le persone e, soprattutto farle tornare, dobbiamo lasciare un segno indelebile sul paesaggio rurale. L’originalità della nostra candidatura, probabilmente all’origine del suo successo, sta nel fatto che noi vogliamo cogliere questa opportunità per realizzare un sistema territoriale che abbia al centro la viticoltura. Attraverso gli eventi di formazione, di scambio culturale, di studio, di approfondimento delle buone pratiche noi puntiamo a uniformare gli obiettivi dei piani urbanistici comunali, oggi elaborati liberamente dai singoli Comuni, e arrivare a realizzare un regolamento di polizia rurale che disciplini, uniformandole e conformandole a obiettivi condivisi, le pratiche di tutto ciò che accade nel territorio extraurbano dei nostri comuni. Tutto questo per arrivare ad un paesaggio riconoscibile, apprezzabile, sostenibile». Mirate a un’economia turistica o immaginate altre ricadute? «L’incoming non è obiettivo trascurabile, ma noi osserviamo che oggi la nostra produzione viticola sconta una sottovalutazione rispetto alla sua stessa qualità, che è eccellente. Il sistema territoriale che immaginiamo, biosostenibile e attraente, è il presupposto per una più coerente e remunerativa valutazione di mercato della nostra produzione agricola vitivinicola ». Basta per realizzare i risultati auspicati che per il Sannio e il Mezzogiorno possono dirsi rivoluzionari? «I Comuni fanno da guida, ma serve il coinvolgimento di tutti gli attori del territorio. È necessaria una grande coesione territoriale che coinvolga associazioni, istituzioni, imprese, Università. In una provincia che va verso la desertificazione, noi poniamo l’obiettivo della salvaguardia del territorio e della sua valorizzazione come condizione di sopravvivenza. È bene esser chiari sul fatto che le popolazioni stesse devono comprendere e partecipare l’obiettivo, facendosi parte attiva. I comportamenti dei singoli in termini di senso civico e rispetto dell’ambiente non sono indifferenti. Poi ci sono i temi, su cui siamo già attivi, della realizzazione dei biodistretti e della creazione di imprese innovative a servizio e sostegno dell’agricoltura. Su questo ultimo fronte, in particolare, abbiamo avviato un’interlocuzione con l’Università del Sannio. Se tutti remano nella stessa direzione, ci potrebbe essere sul nostro percorso un’occasione ulteriore e più ambiziosa». Qual è l’ambizione cui allude? «Mi riferisco alla possibilità di una candidatura Unesco che si concretizzerebbe laddove, attraverso il lavoro dei prossimi mesi, con il coinvolgimento convinto di tutti i soggetti interessati, riuscissimo a far emergere una peculiarità forte del nostro territorio». Ha parlato della necessità di coesione territoriale, eppure voi Comuni promotori siete solo in cinque. C’è stato un brusio per il mancato coinvolgimento di Benevento. «I rapporti tra i Comuni promotori sono consolidati da un lungo percorso e da progetti già elaborati insieme. Nonostante ciò, crediamo che la sfida per far crescere il sistema Sannio sia di tutti e vogliamo che tutti vi partecipino ».

di Antonio Medici

Commenta


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno