Domenica 21 Ottobre 2018 - 19:38

Sol Levante per i vini italiani

Periodicamente in questa rubrica diamo i numeri, dedichiamo, cioè, qualche riga ai dati economici del settore agroalimentare. Nei giorni scorsi la Sopexa, agenzia internazionale di comunicazione e maketing, ha pubblicato l’annuale report Wine Trade Monitor (monitor del commercio del vino, letteralmente). Lo studio disegna gli scenari correnti e traccia i trend per i prossimi due anni sulla base delle percezioni e delle valutazioni degli operatori che il mercato lo vivono quotidianamente, operando nello spazio economicamente fremente, tra produttori e consumatori. Il metodo Sopexa è esclusivo: interrogare gli operatori locali, veri intermediari tra i brand e i consumatori, per raccogliere le loro percezioni e così comprendere e anticipare i trend che si profilano per i prossimi due anni. Per il 2018, nei sei paesi chiave Belgio, Stati Uniti, Canada, Cina, Hong Kong e Giappone, sono stati interrogati 781 professionisti tra importatori, agenti, grossisti, distributori e pure player dell’E-commerce, di cui il 77% rappresentato da decisori chiave (AD, Sales Managers, Buyers). Nulla di nuovo per i vini considerati imprescindibili: 9 professionisti interrogati su 10 hanno dichiarato di non poter fare a meno di avere in catalogo i vini dei nostri cugini d’oltralpe, i vini del Bel Paese, invece, si fermano al 76%, a seguire gli spagnoli (71%). Crescono i competitors, indicati come indispensabili dal 45 al 56% degli operatori, guidati da Cile, Australia e Stati Uniti. Spagna e il Cile emergono per quanto riguarda i parametri della «attrattività dei prezzi» e dei «vini per tutti i giorni», davanti all’Italia che, invece, ottiene buoni risultati nell’ambito della «innovazione ». Interessanti i trend. Qui i vini italiani guadagnano terreno essendo considerati dal 41% degli operatori quelli le cui vendite progrediranno maggiormente da oggi al 2020. Resta il fatto che , per un operatore su due, nei prossimi due anni la Francia manterrà ancora il suo vantaggio in particolare negli Stati Uniti, a Hong- Kong e in Belgio. Arrancano, invece, i francesi sui mercati cinesi e canadesi dove saranno sempre più messi in difficoltà dai vini italiani. Il Canada pare essere il mercato internazionale pi penetrabile dai nostri vini: il 56% degli operatori gli attribuisce un posto nella top 3 delle origini che incrementeranno maggiormente. In Cina invece le bottiglie italiane, secondo la maggior parte degli operatori, registrerà i migliori aumenti di vendite da oggi al 2020. Su tutti i mercati le bollicine più attese sono quelle del Prosecco e del Cava (spagnolo). A conferma del fenomeno mondiale del salutismo e dell’iperattenzione dei consumatori per i prodotti che garantiscono una catena di produzione rispettosa dell’ambiente e della salute umana, i vini bio per la prima volta appaiono sul podio delle categorie più promettenti entro il 2020, con esclusione, e anche questa è una conferma della scarsa sensibilità di quei paesi su questi temi, di Cina e Hong Kong. Interessante notare come a dispetto dei CRU, ossia dei vini con indicazione della specifica vigna di provenienza, sono le denominazioni regionali a essere considerate il maggior criterio di valorizzazione. A dispetto della fama europea, i rosati continuano a crescere in America del Nord e in Canada. Questo, per grandi linee, lo scenario internazionale, alla luce del quale assumono diverso peso le politiche portate avanti dai Consorzi di Tutela e dai singoli operatori, che a volte, misurate su scala locale, paiono eccentriche e che invece acquisicono coerenza alla luce degli studi sugli andamenti dei mercati.

di Antonio Medici

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