Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n.14277/2019) ha confermato il principio secondo cui, in tema di circolazione stradale, “il conducente del veicolo che esegue una svolta a sinistra, ha l’obbligo di assicurarsi di poter effettuare la manovra senza creare pericolo o intralcio agli utenti della strada, non soltanto prima di compiere la manovra, ma anche durante la sua esecuzione”. Pertanto, è stato dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata di omicidio stradale per aver causato la morte di un motociclista, benché privo del casco obbligatorio, in quanto tale inosservanza “non assume particolare incidenza rispetto al nesso causale fra la riscontrata condotta colposa e l’evento”. Nella fattispecie, l’imputata era alla guida di un’autovettura quando, giunta all’altezza di una intersezione, iniziava una manovra di svolta a sinistra per immettersi in una traversa privata. Nel frattempo sopraggiungeva da tergo un motociclo, in fase di sorpasso a sinistra, che andava così ad urtare violentemente prima contro l’auto dell’imputata e poi contro un muretto, riportando lesioni mortali. Sia la sentenza del Tribunale che quella della Corte d’Appello, pronunciatasi a seguito dell’impugnazione, da parte dell’automobilista, contro il giudizio di primo grado, dichiaravano la responsabilità dell’imputata, relativamente al reato di cui all’articolo 589 del codice penale (omicidio colposo), per avere cagionato la morte del motociclista a causa di violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale. Avverso tale sentenza, proponeva ricorso per cassazione il difensore dell’imputata, lamentando, fra l’altro, un vizio di motivazione circa il nesso di causalità tra l’evento morte e la condotta dell’imputata, alla luce della circostanza che il motociclista, al momento dell’incidente, nell’occasione, non indossava il casco. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto, sostiene la Suprema Corte, la sentenza impugnata ha adeguatamente motivato, anche mediante richiamo al giudizio di primo grado, sia la ricostruzione del fatto, che la colpa specifica dell’imputata (che non si è avveduta del sopraggiungere da tergo del motociclo, nonostante il suo dovere di verificarne la presenza) ed il nesso di causa (che nella fattispecie è diretto, in quanto la moto ha urtato contro la vettura). Se l’automobilista avesse utilizzato gli specchietti retrovisori - trattandosi di un tratto di strada rettilineo e considerate le perfette condizioni del tempo - avrebbe potuto avvedersi della presenza del motociclo, ritardando la manovra di svolta a sinistra causativa dell’incidente. «Inoltre, contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, la circostanza che il motociclista non avesse indossato il casco non assume particolare incidenza rispetto al nesso causale fra la riscontrata condotta colposa e l’evento, non potendosi certo negare, alla luce dei fatti accertati, l’apporto concausale del comportamento antidoveroso dell’imputata». La sentenza di merito si è così conformata agli insegnamenti della Corte di legittimità secondo cui, in tema di circolazione stradale, il conducente del veicolo che esegue una svolta a sinistra, ha l’obbligo di assicurarsi di poter effettuare la manovra senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti della strada, non soltanto prima di compiere la manovra, ma anche durante la sua esecuzione. Per queste motivi la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso ed ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali.