La storia del quotidiano ROMA
Vi furono anni in cui la parola “Roma” significò Risorgimento: "Roma o morte" aveva urlato Giuseppe Garibaldi ai suoi volontari: tempi di grandi battaglie, sul campo e sulla carta stampata, soprattutto dopo la fine della monarchia borbonica, quando i giornalisti finalmente possono uscire allo scoperto dopo una lunga clandestinità.
Dopo il 1860 si moltiplicarono le testate ed i lettori: solo "Il Pungolo" di Jacopo Comin ne conta ben ottomila. Sulle orme dell' "Indipendente"di Dumas, si riuniscono nei Caffè di piazza Dante e via Toledo intellettuali e scrittori, ma anche ex manovali, come Giovanni Brombeis, che sarà il redattore capo di un nuovo quotidiano: il "Roma" che, evidentemente, sin dal nome, si richiama a quello che appariva come un autentico anelito di libertà.
Il primo numero esce il 22 agosto 1862, lo dirige Pietro Sterbini, l'editore è un docente universitario: Diodato Lioy. Redazione e tipografia sono al numero 7 di vico Luperano, nel Cavone. A pochi passi da piazza Dante, dove c'è il "Caffè Gallo", che nel 1874 è acquisito dalla nota famiglia "Molaro", già proprietaria di altri locali in piazza del Carmine e al Borgo Sant'Antonio Abate. Ma i giornalisti del "Roma" (al quotidiano collabora anche Mastriani) possono contare anche sul famoso "Caffè Diodati" (amato pure dai redattori de "Il Pungolo") o, più avanti su via Toledo sull'altrettanto celebre "Caffè Corfinio", dove si siedono spesso Ugo Ricci e Ferdinando Russo (che proprio in questo locale realizzerà lo scherzo del "signor Iorio" a Gabriele D'Annunzio).
Un po' più distante, all'altezza di piazzetta Augusteo, c'è poi un altro punto di riferimento, il "Caffè Croce di Savoia", che ha una caratteristica molto apprezzata da insonni e cronisti: non chiude mai.
Nella bella stagione, poi, i giornalisti - del “Roma” come gli altri giornali - si ritrovano ai tavolini del locale che i fratelli Roberto e Mariano Vacca (gli stessi del "Gambrinus") hanno aperto nella Villa Reale di fronte alla Cassa Armonica. Ovvero la sede dei concerti bandistici della domenica, dove si esibiva il grande maestro Raffaele Caravaglios che, come ricorderà lo studioso Erminio Scalera, incantò anche il critico musicale dell'Echo de Paris". A pochi passi dalla Casina che diventerà la sede dell'Ordine dei giornalisti della Campania.

Per decenni il "Roma" è la voce dei garibaldini e dei mazziniani.
Quando, il 16 marzo del 1892, esce il primo numero de "Il Mattino" a Napoli si contano ben dieci quotidiani che vendono oltre settantamila copie su una popolazione che conta cinquecentomila abitanti, dei quali sono alfabetizzati poco più di centomila. Ovvero, su dieci persone che sanno leggere, sette comprano un giornale. Il "Roma" è il leader incontrastato con oltre ventimila copie ed una autorevolezza che non sarà mai messa in discussione.
Collaborano al "Roma" sin dal primo periodo firme illustri come quella di Francesco De Sanctis. La storia del quotidiano attraversa le vicende del '900. Negli anni '50 e '60, con la proprietà dell'armatore e sindaco di Napoli Achille Lauro, il "Roma" vive una stagione aurea raggiungendo elevati livelli di diffusione e vendita. Si alternano grandi direttori come Alfredo Signoretti, Alberto Giovannini e Piero Buscaroli. Al "Roma" collaborano anche Leo Longanesi e il filosofo Julius Evola.
Nel novembre del 1981 la più antica testata del Mezzogiorno chiude. Il ritorno nelle edicole, dopo la parentesi dal 1990 al 1993, nel 1996 e il rilancio del "Roma" come quotidiano meridionalista è legato al nome di Giuseppe Tatarella.

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| Il “ROMA" del 1900 | 182.15 KB |




















