Martedì 23 Gennaio 2018 - 15:24

I vescovi: «Pensavamo sepolti discorsi su razza»

«Bisogna reagire a una cultura della paura che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente». È l'esortazione in tema di migranti del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, contenuta nella prolusione del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale italiana.

«Non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese - avverte Bassetti - Avere dubbi e timori non è un peccato, come ha affermato Papa Francesco nella Giornata del migrante. Tuttavia, ha aggiunto che il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte». In particolare, poi, il presidente della Cei ricorda che «quest’anno ci ricorda una pagina buia della storia del nostro Paese: le leggi razziali del 1938. In quell’occasione, in un clima di pavida indifferenza collettiva, Pio XI ebbe il coraggio di affermare che l’antisemitismo è inammissibile».

Tornando al tema delle migrazioni internazionali, che definisce «complesso e cruciale», Bassetti lamenta che «la discussione pubblica è troppo spesso influenzata da equivoci, incomprensioni e contese politiche. Per fugare ogni dubbio e per amore alla verità, mi sembra opportuno richiamare un aspetto per noi decisivo: i poveri, tutti i poveri, anche quelli forestieri di cui non sappiamo nulla, appartengono alla Chiesa per “diritto evangelico" e in virtù di questo diritto, non certo in nome di una rivendicazione sociale, ogni cristiano è chiamato ad andare verso di loro con un atteggiamento di comprensione e compassione».

Mara Carfagna: «Cinquemila euro a famiglie rom schiaffo ai cittadini»

“Una discriminazione bella e buona, frutto di incapacità amministrativa, di improvvisazione, che dimostra una totale assenza di visione strategica. Come si può chiamare altrimenti la decisione dell’amministrazione comunale di Napoli che offre 5mila euro per famiglia ai rom che accettino di spostarsi dai luoghi dove lo stesso Comune aveva sistemato provvisoriamente nell'Auditorium di Scampia? Perché utilizzare 50mila euro dei cittadini napoletani per invitare nuclei familiari ad abbandonare spazi che occupano senza titoli? Ancora una volta l’amministrazione di Luigi De Magistris finisce per finanziare abusi e abusivi, favorire chi non rispetta la legge rispetto agli altri cittadini”.  Così Mara Carfagna, deputato e consigliere a Napoli di Forza Italia sulla vicenda denunciata dalla stampa. “Questo errore è solo l’ultimo di una lunghissima serie. Eppure l'amministrazione aveva a disposizione 7 milioni di fondi europei  per regolarizzare i rom del campo di Cupa Perillo, risorse che sono andate perse per ritardi e inefficienze.
La delicata situazione dei rom nell'area nord va risolta una volta per tutte senza inseguire le emergenze così come va superato lo stallo sul trasferimento dei rom nella caserma Boscariello: la priorità è infatti trasformarla nella Cittadella dello Sport, come abbiamo indicato quando nel 2011 - io da ministro delle Pari Opportunità con i ministri della Gioventù e della Difesa -  firmammo un protocollo intitolato "Sport e legalità" che destinava proprio una parte della caserma alla realizzazione di una struttura per i ragazzi della zona" conclude Carfagna.

Gentiloni lancia la sfida: «Il M5S non ci spaventa»

ROMA. "Il Movimento 5 Stelle non ci deve spaventare. Anche con un risultato significativo non avrebbe i numeri per governare". In un’intervista esclusiva a tutto campo pubblicata domani sul Foglio, concessa al direttore Claudio Cerasa, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni spiega perché il Movimento 5 Stelle non deve fare paura.

"Sinceramente, io non sono affatto spaventato. Penso che il rispetto agli elettori del Cinque stelle sia dovuto - afferma -. Ma penso che la possibilità che il Movimento 5 stelle arrivi a guidare il governo non ci sia. Perché è una forza che se anche avesse risultati significativi, risultati che attualmente gli vengono attribuiti da sondaggi non so quanto generosi, non avrebbe i numeri per governare. Quindi rispetto assoluto per l'elettorato del Movimento 5 Stelle. Ma registro che fuori dall'Italia nessuno mi ha mai mostrato preoccupazione per la possibilità, a cui nessuno crede, che il M5S possa arrivare al governo dell'Italia".

 

E per quanto riguarda l'accordo fra Berlusconi e Salvini? Per il premier. nella coalizione di centrodestra non è credibile che la Lega possa essere frenata come nel passato: "L'idea di addomesticare la Lega - risponde - non può funzionare. Lo dicono i numeri". "Berlusconi - aggiunge - naturalmente fa leva sulla memoria storica degli italiani, ricordando che i suoi governi hanno sempre arginato i populismi".

"C'è però un dettaglio che segnalo e sul quale vorrei far riflettere - afferma -. L'ultima volta che il centrodestra andò al governo le cifre furono queste: Berlusconi 37,2 per cento, Lega nord 8 per cento. In quel contesto l'idea di addomesticare la Lega poteva funzionare. Oggi le proporzioni sono incomparabili. Sono praticamente paritarie. Lo dicono i sondaggi ma lo dice anche il criterio con cui il fronte sovranista si è diviso con il fronte berlusconiano i collegi".

Campania, ecco i capilista di M5S

ROMA. Ecco i capilista al Senato di M5S: nei collegi della Campania sono i parlamentari M5S uscenti Vilma Moronese, Paola Nugnes, Sergio Puglia; Alla Camera, Luigi Di Maio, Roberto Fico e Luigi Gallo nei tre collegi plurinominali di Campania 1 e Carlo Sibilia, Margherita Del Sesto e Angelo Tofalo in Campania 2. "La sorpresa dei nomi nuovi l'avrete la settimana prossima, io stasera voglio presentarvi una parte di questi nomi che avete già conosciuto". Nell'ultima serata della tre giorni al villaggio Rousseau di Pescara, Luigi Di Maio presenta al popolo M5S alcuni fra i suoi candidati vincitori delle Parlamentarie, fra big e new entry del Movimento Cinquestelle aspiranti eletti del prossimo 4 marzo. Ma prima lancia la stoccata agli avversari: "Dovete sapere che in questi giorni alcuni dei nomi dei collegi uninominali che conoscerete la settimana prossima sono stati contattati da leader dei partiti italiani per dire "ti prego non ti candidare con loro, ci rovini!". Sta succedendo questo", racconta.

Poi, tra gli applausi del pubblico, sfilano sul palco le 'grilline di ferro' e candidate Laura Castelli, Giulia Grillo e Paola Taverna. Subito dopo, ecco arrivare 'l'anti-Schettino' comandante Gregorio De Falco, - destinatario di un lunghissimo applauso della sala -, il presidente del Forum Disabili Vincenzo Zoccano, il giornalista ex Mediaset Emilio Carelli e il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti. In collegamento telefonico infine il giornalista Gianluigi Paragone. Intanto, le liste con i candidati nei collegi plurinominali sono state pubblicate dal blog del M5S.

 

Gentiloni: «Mi candido a Roma»

«Ho deciso di candidarmi nel Collegio uninominale di Roma 1 alla Camera dei deputati, accettando la proposta del mio partito. Spero di contribuire al risultato del Pd e della coalizione con le liste Più Europa, Civica Popolare e Insieme». Lo annuncia il premier Paolo Gentiloni su Facebook.

«La nuova legge elettorale - scrive il presidente del Consiglio su Facebook - prevede di fatto una doppia competizione, anzitutto tra singoli partiti ma anche tra coalizioni. Il Pd e la coalizione di centrosinistra hanno le carte in regola per vincerle entrambe, basandosi sui risultati dei governi a guida Pd e sull'ambizione del nostro programma». «Lavoro, Europa, inclusione sociale, sicurezza, ambiente, diritti: l'elettore democratico e progressista - e in generale quanti scommettono sul buon governo - hanno una proposta credibile su cui puntare. Mi candido al centro di Roma, in una delle aree più belle e amate del mondo. L'area dei rioni storici del Centro e di quartieri che definiscono l'identità della città, da Trastevere a Prati a Testaccio e altri ancora. Alla grande bellezza sono associati, come ovunque nella Capitale, diversi problemi».

«La qualità e la pulizia delle strade; l'impatto del turismo, ricchezza da ben governare; le difficoltà di molti residenti, specie più anziani. La sofferenza e il disagio. Bisogna affrontare con spirito di collaborazione questi problemi. E bisogna investire sul ruolo di Roma grande capitale universale, metropoli che lavora e che merita di essere motore di modernità e innovazione».

«La mia sarà naturalmente una campagna elettorale particolare. Sarò impegnato per far vincere il mio partito, come sempre hanno fatto i Presidenti del Consiglio. Ma lo farò senza sottrarre nulla agli impegni di Governo che restano fondamentali anche in queste settimane e che è mio dovere assolvere». «Conto sulla comprensione degli elettori per il fatto che non mi sarà possibile essere presente ovunque e in tutte le occasioni. Il Collegio Roma 1 non è considerato un Collegio “sicuro". Di sicuro però è la parte della città in cui abito da una vita e dove (momentaneamente) lavoro. Rappresentarla in Parlamento - conclude Gentiloni - sarebbe una responsabilità e un onore».

Liliana Segre senatrice a vita

Liliana Segre senatrice a vita per altissimi meriti nel campo sociale. Una scelta non casuale quella del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a pochi giorni dalla celebrazione della Giornata della memoria e a 80 anni dalle leggi razziali di cui fu vittima all'età di 8 anni. «La vita di Liliana #Segre testimonianza di libertà» twitta il premier Paolo Gentiloni. «Da senatrice ci indicherà il valore della memoria. Una decisione preziosa a 80 anni dalle leggi razziali». «Una bellissima notizia. Semplicemente bellissima. #Segre» commenta Matteo Renzi ritwittando il cinguettio della nomina.

SEGRE, COLTIVARE LA MEMORIA. «Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'indifferenza» dice Liliana Segre, per «contrastare la follia del razzismo, la barbarie della discriminazione e della predicazione dell'odio. Sento dunque su di me l'enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l'umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini “di serie A". Che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la “soluzione finale"». «Sento dunque su di me l'enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell'oblio. Le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l'umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini "di serie A". Che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la “soluzione finale". Soprattutto le voci di quelli, meno fortunati di me, che non sono tornati, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono finiti nel vento».

LA VITA DI LILIANA. Deportata ad Auschwitz, è una dei 25 sopravvissuti tra i 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono internati nel campo di concentramento. Nata a Milano il 10 settembre 1930 da Alberto Segre e Lucia Foligno, perde la madre quando non ha compiuto ancora un anno, vivendo così insieme al padre e ai nonni paterni. All'età di 8 anni è vittima delle leggi razziali del fascismo, quando nel settembre del 1938 è costretta ad abbandonare la scuola elementare, iniziando l'esperienza dolorosa e terribile della persecuzione. Il 7 dicembre 1943, con il padre e due cugini, cerca invano, con l'aiuto di alcuni contrabbandieri, di riparare in Svizzera. Catturata dai gendarmi del Canton Ticino, viene rispedita in Italia dove, il giorno successivo, è arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese. Dopo sei giorni nel carcere del capoluogo, viene trasferita dapprima a Como e alla fine a Milano-San Vittore, dove rimane detenuta per 40 giorni. Il 30 gennaio 1944 viene deportata con il padre in Germania, partendo dal 'Binario 21' della Stazione Centrale di Milano. Raggiunto il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz, è internata nella sezione femminile. Non rivedrà mai più il padre, che morirà ad Auschwitz il 27 aprile 1944. Anche i suoi nonni paterni, arrestati a Inverigo, in provincia di Como, il 18 maggio 1944, vengono deportati ad Auschwitz, uccisi il giorno stesso del loro arrivo, il 30 giugno dello stesso anno. Alla selezione, le viene imposto e tatuato sull'avambraccio il numero di matricola 75190. Durante la sua permanenza nel capo di concentramento, è impiegata nei lavori forzati nella fabbrica di munizioni ''Union'', di proprietà della Siemens, lavoro che svolge per circa un anno. Il 27 gennaio 1945, sgomberato il campo di concentramento di Birkenau-Auschwitz per sfuggire all'avanzata dell'Armata Rossa, i nazisti trasferiscono 56.000 prigionieri, tra cui anche lei, a piedi, attraverso la Polonia, verso nord. Liliana Segre, non ancora 15enne, viene condotta nel campo femminile di Ravensbrück e in seguito trasferita nel sotto campo di Malchow, nel nord della Germania. Viene liberata il primo maggio 1945, unitamente agli altri prigionieri, dopo l'occupazione del campo di Malchow da parte dei russi. Tornata a Milano nell'agosto 1945, è, come detto, una dei 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz. Vedova di Alfredo Belli Paci, sposato nel 1951, e madre di tre figli, Liliana Segre attualmente risiede a Milano. Nel 1990, dopo 45 anni di silenzio si è resa per la prima volta disponibile a partecipare ad alcuni incontri con gli studenti delle scuole di Milano, portando la sua testimonianza di ex deportata. È insignita dell'onorificenza di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferitagli con motu proprio del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 29 novembre 2004; della Medaglia d'oro della riconoscenza della Provincia di Milano, assegnatagli nel 2005. Il 27 novembre 2008 ha ricevuto la Laurea honoris causa in Giurisprudenza dall'Università degli Studi di Trieste, mentre il 15 dicembre 2010 l'Università degli Studi di Verona le ha conferito la Laurea honoris causa in Scienze pedagogiche.

In fila al Viminale per i simboli dei partiti

È iniziata la “corsa" alle urne, con la fila al Viminale per la presentazione dei simboli dei partiti da inserire nelle schede elettorali per il voto politico del 4 marzo. 

A tagliare per primo il traguardo virtuale è stato il tricolore su campo azzurro del Maie, il Movimento associativo italiani all'estero, seguito per i posti sul podio da Unital, Unione tricolore America Latina, e dalle insegne dinastiche del Sacro Romano Impero Cattolico.

Al quarto e quinto posto, due partiti che si contengono la vittoria finale per la guida del governo nella prossima legislatura: il Movimento Cinque Stelle - il cui simbolo è stato depositato da Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Luigi Di Maio - e la Lega - presentata da Roberto Calderoli - per la prima volta senza la scritta “Nord" sopra lo spadone di Alberto da Giussano.

A seguire, la tartaruga di Casapound - per tre volte affissa e poi tolta dalla bacheca ufficiale del ministero dell'Interno: la prima volta errata perché il nome Casapound era posto tra parentesi assieme al numero d'ordine 6, la seconda volta ancora sbagliata perché le parentesi erano entrambe scomparse, la terza volta finalmente quella giusta con il numero d'ordine 6 seguito da parentesi e poi la scritta Casapound.

Non sono mancati, come da tradizione, i simboli di movimenti sconosciuti ai più: fra i primi a essere presentati, il disco rosso di “10 volte meglio"; l'anagramma SìAmo per la lista “Siamo" per la libertà di cura; Mtnpc abbreviato anche nella versione estesa con Mov. Tecn. Naz. Pop. Pace; “W la Fisica"; “Free flights to Italy". Mentre dopo 26 anni è tornato a fare capolino lo storico simbolo della Dc, con lo scudo crociato e il motto latino Libertas a sormontare la scritta Democrazia Cristiana.

Berlusconi: «Via tasse su casa, auto e successioni»

«Nel nostro programma non ci sono più tasse sulla prima casa e neppure sull'auto, che è uno strumento per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola. Non saranno tassate le successioni né le donazioni ed elimineremo l'Irap». Così il leader di Fi, Silvio Berlusconi, ospite di “Mattino 5". Perché «la flat tax è una rivoluzione globale, che porterà economia a crescere e a creare posti di lavoro», ha sottolineato.

La flat tax, ha spiegato l'ex premier, «è un punto fondamentate del programma», siglato ieri sera con il leader della Lega Matteo Salvini e la leader di Fdl, Giorgia Meloni: «Si pagherà l'imposta del 23%, uguale per famiglie e imprese». «Chi evade può perdere anche momentaneamente la libertà», ha aggiunto il leader di Forza Italia sottolineando: «Ho studiato questa imposta e la volevo proporre già nel '94 con Martino». Ora partiamo con il 23% «ma nel tempo la ridurremmo, se in Italia si verificherà quanto successo in altri Paesi, come a Hong kong e nella federazione russa». In ogni caso, «per redditi a 12mila euro non ci saranno tasse».

Il governo di centrodestra non sarà formato «solo da ministri politici, su 20 ministri, 12 dovranno arrivare dall'Italia viva e vera, dalle imprese, dalle professioni e dal terzo settore, solo 8 dalla politica», ha poi ribadito il Cavaliere affermando: «Prima moralità della politica è mantenere gli impegni elettorali con gli italiani, io ho sempre mantenute le mie promesse». «Con Vespa - ricorda, riferendosi al contratto con gli italiani firmato nel salotto di Porta a Porta nel 2001 - ho firmato un patto, mantenendo 4 dei 5 punti dell'intero contratto, come ha detto l'università di Siena».

Tra i punti del programma di centrodestra «ci sarà anche il fatto che se per esempio un cittadino italiano imputato viene dichiarato innocente, i pm non possono più richiamarlo in appello, rovinandogli definitivamente la vita». E ancora: «I cambi di partito tra i parlamentari verranno vietati in Costituzione», ha spiegato Berlusconi sottolineando che «questo è uno dei punti del programma del centrodestra» siglato ieri sera a Palazzo Grazioli.

Renzi: Di Maio e Salvini gemelli diversi del populismo

CATANIA. "Nel dibattito politico italiano i gemelli diversi del populismo italiano, Di Maio e Salvini, su alcuni temi vanno sempre nella stessa direzione, ovvero, quella del no all'obbligatorietà dei vaccini, come voluta dal governo e vanno insieme sulle politiche europee e sul vaneggiare un referendum sull'euro dimostrando in modo più forte la necessità di avere delle radici. A Caltagirone, e non solo qui, trovo un pezzo delle radici e della storia del Pd". Lo ha detto a Caltagirone, nel Catanese, il segretario del Pd, Matteo Renzi.

Berlusconi: «Se vinco, Salvini ministro degli Interni»

ROMA. In caso di vittoria del centrodestra, "se avessi la possibilità di scegliere, visto che è un centravanti di sfondamento, Salvini potrebbe andare bene al ministero degli Interni". Lo ha detto Silvio Berlusconi all'Aria che tira su La7.

Sul compagno di coalizione, Berlusconi ha aggiunto: "Non possiamo uscire dall'euro e anche Salvini ne è assolutamente convinto. Credo che usi questo strumento diplomaticamente per far paura all'Europa, perché se ci fosse un'altra uscita dopo la Brexit, l'Ue sarebbe fallita''.

"L'unico punto del programma su cui abbiamo da discutere" con la Lega di Salvini è la legge Fornero: ''lui vuole inserire l'abolizione totale della legge, è per l'azzeramento della legge, noi, invece, insistiamo che sia scritto azzeramento delle parti negative e degli effetti negativi''.

''Voglio salvare l'Italia'' dai grillini e ''cambiarla e riorganizzarla''. ''Non mi piace la politica'', ma, ha sottolineato il Cav, come nel '94 ''sono sceso in campo'' contro il 'pericolo comunista', ora ''ho il dovere" di esserci per evitare che il ''Paese finisca nelle mani di una setta pericolosa'', il Movimento Cinquestelle.

''Io a palazzo Chigi? Se dovesse arrivare la decisione della Corte europea non potrei tirarmi indietro, avrei il dovere di andarci''. Ma "è poco probabile" che arrivi subito una pronuncia di Strasburgo sulla mia incandidabilità, "perché conosco i tempi della giustizia e di Strasburgo...''.

In caso di vittoria, "se io non sarò al governo, ci sarà al posto mio un autorevolissimo premier'', capace di ''dirimere i contrasti interni che sorgeranno''. Ha un nome nel cassetto per il candidato premier del centrodestra? ''Assolutamente sì, ma non ne rivelerò il nome'', taglia corto il Cav.

sulla bagarre scatenata dalle affermazioni di De Benedetti, Berlusconi racconta: "L'ho sentito. Con me non è stato sprezzante. Gli avevo detto che volevo telefonare ai direttori dei suoi giornali per correggere certe posizioni e lui ha detto 'fallo pure'. Comunque, vorrei dire solo 'de minimis non curat praetor'... C'è gente che si diverte a fare battute e a dare pagelle, come a Scalfari, e c'e' gente come me che invece si rimbocca le maniche e si mette a lavorare sodo per restituire la democrazia al nostro Paese...''.

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