Domenica 24 Giugno 2018 - 8:48

Salvini attacca Macron: arrogante, la smetta con gli insulti

ROMA. "Invitiamo l'arrogante presidente Macron a smetterla con gli insulti e a dimostrare la generosità con i fatti aprendo i tanti porti francesi e smettendo di respingere donne, bambini e uomini a Ventimiglia". Il ministro Salvini all'attacco di Macron. A scatenare l'ira del titolare del Viminale, le parole del presidente francese secondo il quale non solo "l'Europa non attraversa una crisi migratoria come quella del 2015", ma "l'Italia non ha la stessa pressione migratoria dell'anno scorso" ed è solo questa "la realtà" dei fatti.

"650mila sbarchi in 4 anni, 430mila domande presentate in Italia, 170mila presunti profughi a oggi ospitati in alberghi, caserme e appartamenti per una spesa superiore a 5 miliardi di euro - ha quindi replicato il vice premier italiano -. Se per l'arrogante presidente Macron questo non è un problema, lo invitiamo a smetterla con gli insulti e a dimostrare la generosità con i fatti aprendo i tanti porti francesi e smettendo di respingere donne, bambini e uomini a Ventimiglia".

E ancora: "Se l'arroganza francese pensa di trasformare l’Italia nel campo profughi di tutt’Europa, magari dando qualche euro di mancia, ha totalmente sbagliato a capire", ha tuonato Matteo Salvini.

Ma per Macron, in conferenza stampa con il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, quella in Europa non è una crisi migratoria, ma una "crisi politica". Contro il rischio dei nazionalismi "servono soluzioni europee", ha aggiunto il presidente francese che ha invocato "umanità ed efficacia" di fronte alla questione migratoria. "Gli sbarchi devono rispettare le regole e i principi umanitari del soccorso," e avvenire "nel porto sicuro più vicino", ha detto ancora Macron, che auspica "centri chiusi" nel paese d'arrivo dei migranti "con mezzi europei". E chiede che sia l'Europa a gestire, "con procedure rapide", la valutazione delle richieste d'asilo, la ripartizione fra i paesi membri di chi ne ha diritto e il rinvio in patria di chi non ne ha.

Secondo Macron, il fardello che pesa sull'Italia non sono tanto gli sbarchi, che sono diminuiti, quanto le persone che rimangono nel paese senza avere diritto d'asilo. E per questo serve la solidarietà europea nei rimpatri. Quanto ad hotspot fuori dall'Europa, Macron ritiene che possano esserci solo se rispettano i principi dell'Unhcr e sono approvati dal paese ospite, di cui va rispettata la sovranità.

DI MAIO - E il ministro Salvini non è l'unico esponente del governo italiano ad attaccare il presidente francese. Nel tardo pomeriggio arriva anche il commento del ministro Luigi Di Maio, per il quale Macron è "fuori dalla realtà". "Le dichiarazioni di Macron sul fatto che in Italia non esista una crisi migratoria dimostrano come sia completamente fuori dalla realtà. Evidentemente i governi italiani precedenti gli avevano raccontato che il problema non esisteva, forse per far continuare indisturbato il business dell'immigrazione", scrive su Facebook il vice premier.

"In Italia l'emergenza immigrazione esiste eccome ed è alimentata anche dalla Franciacon i continui respingimenti alla frontiera. Macron sta candidando il suo Paese a diventare il nemico numero uno dell'Italia su questa emergenza, il popolo francese è sempre stato solidale e amico degli italiani. Ascolti loro, non chi fa soldi sulla pelle di quelle persone", afferma ancora il ministro dello Sviluppo e del Lavoro.

"È ufficialmente finita l'epoca in cui l'Italia si fa carico di tutto. Noi scriviamo la parola fine al business dell'immigrazione. Gli Hotspot nei Paesi di primo sbarco vorrebbe dire 'Italia pensaci tu'. Non esiste -sottolinea Di Maio -. I centri vanno realizzati nei paesi di origine e transito e devono essere a guida europea. Questo è quello che il MoVimento 5 Stelle chiede da anni ed è quello che chiederà il presidente Conte a Bruxelles. Non arretreremo di un millimetro. È l'ora della solidarietà europea!".

«Buffone», Saviano replica a Salvini sulla scorta

“Secondo te io sono felice di vivere così da più di 11 anni Salvini? Ho più paura a vivere così, che a morire così. E quindi credi che io possa avere paura di te? Buffone". Così replica Roberto Saviano replica a Matteo Salvini sulla possibilità che venga tolta la scorta allo scrittore che da anni vive sotto protezione dopo le minacce ricevute dalla camorra.

"Togliere la scorta a Saviano? - ha detto il titolare del Viminale ad 'Agorà' - Saranno le istituzioni competenti a valutare se corre qualche rischio, anche perché mi sembra che passi molto tempo all'estero, quindi è giusto valutare come gli italiani spendono i soldi". "Però è l'ultimo dei miei problemi - ha aggiunto Salvini - A Saviano mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. E' una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto".

Qualche ora più tardi, parlando durante una diretta Facebook dal Viminale, Salvini ha poi precisato: "Saviano? Figuratevi se mi interessa quello che fa Saviano, non sono io a decidere sulle scorte, ci sono organismi preposti. Continui a pontificare, lui è l'ultimo dei miei problemi". "Io - ha aggiunto Salvini - voglio combattere la mafia e la Camorra davvero".

"Pensi di minacciarmi? Di intimidirmi - dice Saviano in un video pubblicato su Facebook - In questi anni sono stato sotto una pressione enorme, la pressione del clan dei Casalesi, la pressione dei narcos messicani. E quindi credi che io possa avere paura di te? Buffone". "Salvini ha come nemici gli immigrati, le persone del Sud Italia, sono felice di essere tra i suoi nemici", aggiunge lo scrittore che definisce il leader della Lega "ministro della Malavita". "Il 17 marzo, subito dopo le elezioni, Matteo Salvini ha tenuto un comizio a Rosarno. Seduti, tra le prime file, c'erano uomini della cosca Bellocco e persone imparentate con i Pesce. E Salvini cosa fa? Dice questo: 'Per cosa è conosciuta Rosarno? Per la baraccopoli'. Perché il problema di Rosarno è la baraccopoli e non la 'ndrangheta", prosegue.

Alle parole di Salvini avevano replicato in molti. A partire dal Pd. Pina Picierno, europarlamentare dem invoca le dimissioni per il titolare del Viminale. "Salvini ha sempre avuto il vizietto delle minacce facili. Ma da uomo delle istituzioni è intollerabile - ha commentato -. Esporre così Saviano, personalità riconosciuta da tutto il mondo per il suo impegno contro le mafie, è a dir poco vergognoso. Non si minaccia chi non la pensa come noi. È un abuso di potere vero e proprio. Salvini si scusi e si dimetta''.

Il vicepresidente della Camera Ettore Rosato definisce invece le parole di Salvini "minacce inaccettabili per un uomo che ha contribuito a far luce su un sistema criminale pervasivo e pericoloso". "La scorta a Saviano - ha sottolineato Rosato - come lui stesso raccontò, non è una concessione ma la protezione che lo Stato deve garantire a chi minacciato per avere combattuto mafia e camorra''. Su Twitter gli fa eco Giuseppe Civati che bolla Salvini "pessimo, violento, pericoloso: un ministro dell'Interno che gioca sporco". Pietro Grasso di Leu su Facebook scandisce: "Non vogliamo altri Pippo Fava, Peppino Impastato, Mario Francese, Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Mauro De Mauro, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano".

 

De Luca: dal Comune soldi soltanto per una sagra. Dema: parole squallide

NAPOLI. «Sono i numeri che parlano: nei 3 anni passati la Regione Campania ha stanziato per il San Carlo 12 milioni di euro, il Comune di Napoli 700mila euro. Sono le risorse che possono bastare per una sagra, non per una programmazione del Teatro San Carlo». Lo ha detto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che questa mattina ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione della nuova stagione del Teatro San Carlo di Napoli. «Per il 2018 - ha aggiunto De Luca - non si prevede neanche un euro dal Comune. È una stazione insostenibile e quindi bisogna iniziare a parlare chiaro. La Regione si carica, oltre alle risorse del San Carlo, 4,5 milioni da sola per il Teatro Mercadante, 1,5 milioni per il Trianon, 4,5 milioni per il Napoli Teatro Festival. È evidente che siamo arrivati a un punto limite: siamo l'unica Regione italiana che regge da sola la programmazione culturale di un capoluogo. Bisogna voltare pagina», ha concluso il governatore campano. 

LA RISPOSTA DEL SINDACO. «È veramente molto squallido da parte di un uomo delle istituzioni, in un luogo così alto, scadere pubblicamente a un livello così basso, soprattutto dicendo delle falsità». Così il sindaco di Napoli e della Città metropolitana di Napoli, Luigi de Magistris, risponde alle dichiarazioni del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. «De Luca - ha aggiunto de Magistris - ormai fa comizi e campagne elettorali perenni. Dimentica che i nostri fondi sono sicuramente minori di quelli dello Stato e della Regione, ma sarebbe come chiedere a Paperon de' Paperoni di mettere gli stessi soldi di Paperino, ma quelli della Regione sono fondi europei, nemmeno fondi di bilancio regionale. Quindi a livello di esposizione l'intervento di Comune e Città metropolitana è maggiore di quello della Regione. Noi siamo rientrati come Città metropolitana con un contributo importante quando la politica era uscita, confermiamo un contributo importante come Comune, e poi il Comune mette in campo una serie di misure che sono quelle di stare ogni volta sul pezzo: io presiedo il consiglio d'indirizzo, sto sulle vertenze, sulle problematiche, sull'organizzazione». De Magistris ribadisce che «bisogna un po' finirla con questo ragionamento di persona che si sente padrone perché pensa che i soldi siano suoi: sono fondi europei. Sta diventando veramente un comportamento molto sgradevole, De Luca ha portato i ragionamento a un livello molto basso».

Negozi chiusi la domenica, Di Maio apre

L'apertura è arrivata ieri mattina quando, parlando con un gruppo di lavoratori delle cooperative che lo aspettava fuori dal ministero del Lavoro, Luigi Di Maio non ha avuto dubbi. "Certo" ha risposto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico a chi gli domandava se avesse intenzione di aprire un tavolo per rivedere le norme che regolano il lavoro domenicale previste dal decreto 'Salva Italia' del governo Monti. L'idea sarebbe quella di rivedere il decreto sulle liberalizzazioni degli orari di apertura degli esercizi commerciali che fino al 2012 prevedeva la chiusura dei negozi la domenica e nei festivi salvo eccezioni. La deregulation del commercio prevede infatti la possibilità di rimanere aperti sempre, anche a Pasqua e Natale.

"Voglio dirvi una cosa su questo - ha detto Di Maio - io ho preso il treno in corsa, ci sono tanti problemi da questo punto di vista, sulla precarietà non solo di chi lavora, ma anche dei datori di lavoro. Quindi dobbiamo cercare di seguire un filo conduttore che è quello di combattere la precarietà ed eliminare lo sfruttamento". Parole che hanno trovato il plauso dei lavoratori. Per la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan "non esiste un diritto allo shopping. Va salvaguardata la volontarietà del lavoro domenicale e festivo". Dello stesso avviso il segretario generale della Fisascat Cisl, Davide Guarini, per il quale il decreto sulle liberalizzazioni degli orari di apertura dei negozi ha creato "tanti disagi per gli oltre 3 milioni di lavoratrici e di lavoratori del commercio al dettaglio e della grande distribuzione organizzata".

Anche Maria Grazia Gabrielli, segretaria nazionale della Filcams Cgil, ritiene che l'apertura di un tavolo di confronto sia "indispensabile per ridare al settore il giusto equilibrio, rispettando le necessità dei lavoratori, delle aziende e dei diversi territori". Il tema delle liberalizzazioni è da sempre uno dei cavalli di battaglia del Movimento Cinque Stelle. Tanto che una proposta di legge in materia, che ha come primo firmatario un deputato pentastellato, dopo essere stata approvata alla Camera nella scorsa legislatura è rimasta ferma in Senato. La proposta stabilisce che su 12 giorni festivi all'anno 6 debbano essere di chiusura.

La questione del lavoro domenicale e festivo da anni è al centro del dibattito e coinvolge non solo i sindacati ma anche le associazione di categoria. Come Federdistribuzione che sostiene da sempre la piena liberalizzazione degli orari, "che attribuisce all'imprenditore la facoltà di gestire i propri punti vendita sulla base delle esigenze della clientela, decidendo quando aprire e quando chiudere". L'associazione "è convinta che rappresenti un fatto positivo per i consumatori e che dia al commercio l'opportunità di offrire un servizio più allineato ai nuovi bisogni e ai tempi di vita dei cittadini".

Salvini: «Scorta a Saviano? Si valuterà»

Matteo Salvini apre alla possibilità che venga tolta la scorta a Roberto Saviano, lo scrittore che da anni vive sotto protezione dopo le minacce ricevute dalla camorra. "Togliere la scorta a Saviano? - ha detto il titolare del Viminale ad 'Agorà' - Saranno le istituzioni competenti a valutare se corre qualche rischio, anche perché mi sembra che passi molto tempo all'estero, quindi è giusto valutare come gli italiani spendono i soldi". "Però è l'ultimo dei miei problemi - ha aggiunto Salvini - A Saviano mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. E' una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto".

Alle parole di Salvini replicano in molti. A partire dal Pd. Pina Picierno, europarlamentare dem invoca le dimissioni per il titolare del Viminale. "Salvini ha sempre avuto il vizietto delle minacce facili. Ma da uomo delle istituzioni è intollerabile - ha commentato -. Esporre così Saviano, personalità riconosciuta da tutto il mondo per il suo impegno contro le mafie, è a dir poco vergognoso. Non si minaccia chi non la pensa come noi. È un abuso di potere vero e proprio. Salvini si scusi e si dimetta''.

Il vicepresidente della Camera Ettore Rosato definisce invece le parole di Salvini "minacce inaccettabili per un uomo che ha contribuito a far luce su un sistema criminale pervasivo e pericoloso". "La scorta a Saviano - ha sottolineato Rosato - come lui stesso raccontò, non è una concessione ma la protezione che lo Stato deve garantire a chi minacciato per avere combattuto mafia e camorra''. Su Twitter gli fa eco Giuseppe Civati che bolla Salvini "pessimo, violento, pericoloso: un ministro dell'Interno che gioca sporco". Pietro Grasso di Leu su Facebook scandisce: "Non vogliamo altri Pippo Fava, Peppino Impastato, Mario Francese, Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Mauro De Mauro, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano".

Qualche ora più tardi, parlando durante una diretta Facebook dal Viminale, Salvini ha poi precisato: "Saviano? Figuratevi se mi interessa quello che fa Saviano, non sono io a decidere sulle scorte, ci sono organismi preposti. Continui a pontificare, lui è l'ultimo dei miei problemi". "Io - ha aggiunto Salvini - voglio combattere la mafia e la Camorra davvero".

Merkel a Conte: «Accantonata bozza Ue»

"Ho appena ricevuto una telefonata dalla Cancelliera Angela Merkel, preoccupata della possibilità che io potessi non partecipare al pre-vertice di domenica a Bruxelles sul tema immigrazione. Le ho confermato che per me sarebbe stato inaccettabile partecipare a questo vertice con un testo già preconfezionato. La Cancelliera ha chiarito che c’è stato un 'misunderstanding': la bozza di testo diffusa ieri verrà accantonata". Lo annuncia il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, su Facebook, in vista del vertice sui migranti domenica a Bruxelles che anticiperà il Consiglio europeo del 27 e 28 giugno.

"Domenica al centro della discussione sull'immigrazione ci sarà la proposta italiana e se ne discuterà insieme alle proposte degli altri Paesi. L'incontro non si concluderà con un testo scritto, ma solo con un summary delle questioni affrontate e sulle quali continueremo a discutere al consiglio europeo della prossima settimana", spiega ancora Conte aggiungendo: "Nessuno può pensare di prescindere dalle nostre posizioni. Ci vediamo domenica a Bruxelles!".

Commissioni, ecco le nomine

Senato e Camera eleggono i presidenti, i vice presidenti e i segretari delle 14 commissioni permanenti. Le votazioni sono iniziate a partire dalle 9.30.

CAMERA - La prima eletta è Carla Ruocco: con 25 voti la deputata M5S è stata nominata presidente della commissione Finanze: Claudio Borghi, della Lega, con 27 voti è stato eletto presidente della commissione Bilancio; Luigi Gallo (M5S) è stato eletto presidente della commissione Cultura; Giuseppe Brescia del Movimento 5 stelle con 25 voti è stato eletto presidente della commissione Affari costituzionali; il deputato del M5S Gianluca Rizzo è stato eletto alla guida della commissione Difesa; la deputata del M5S Giulia Sarti è stata eletta presidente della commissione Giustizia; la deputata del M5S Marta Grande è stata eletta presidente della commissione Esteri con 24 voti; il deputato della Lega Alessandro Morelli è stato eletto presidente della commissione Trasporti; il deputato M5S Sergio Battelli è stato nominato presidente della commissione Politiche Ue; Marialucia Lorefice (M5S) con 25 voti è stata eletta presidente della commissione Affari sociali; il deputato della Lega Alessandro Benvenuto è stato eletto presidente della commissione Ambiente; Filippo Gallinella(M5S) è stato eletto presidente della commissione Agricoltura della Camera; Andrea Giaccone(Lega) con 25 voti è stato eletto presidente della commissione Lavoro; Alessandro Morelli (Lega) è stato eletto presidente della commissione Trasporti; la deputata della Lega Barbara Saltamartini è stata eletta alla presidenza della commissione Attività produttive, commercio e turismo.

SENATO - Il senatore M5S Vito Petrocelli è stato eletto presidente della commissione Esteri di Palazzo Madama; il leghista Stefano Borghesi è stato eletto presidente della commissione Affari costituzionali; il senatore M5S Daniele Pesco è stato eletto presidente della commissione Bilancio; il senatore Andrea Ostellari (Lega) è stato eletto presidente della commissione Giustizia; il senatore della Lega Alberto Bagnai è stato eletto presidente della commissione Finanze; la senatrice Donatella Tesei (Lega) è stata eletta presidente della commissione Difesa; il senatore Mario Pittoni (Lega) è stato eletto presidente della commissione Istruzione; la senatrice Nunzia Catalfo (M5S) è stata eletta presidente della commissione Lavoro; il senatore Mauro Coltorti (M5S) è stato eletto presidente della commissione Lavori pubblici e comunicazioni; il senatore Giampaolo Vallardi (Lega) è stato eletto presidente della commissione Agricoltura; il senatore Gianni Girotto (M5S) è stato eletto presidente della commissione Industria; il senatore Pierpaolo Sileri (M5S) è stato eletto presidente della commissione Sanità; il senatore Ettore Antonio Licheri (M5S) è stato eletto presidente della commissione Politiche Ue; la senatrice Vilma Moronese (M5S) è stata eletta presidente della commissione Ambiente.

Ong soccorre migranti, Salvini: «Non toccherà suolo italiano»

Scoppia un caso sulla nave Ong Lifeline, con bandiera olandese, che ha soccorso oggi centinaia di migranti al largo della Libia. "Le navi delle Ong non toccheranno più il suolo italiano", tuona su Facebook, in diretta dal Viminale, il ministro dell'Interno Matteo Salvini, parlando dell'imbarcazione "con bandiera olandese" che nel mare tra Libia e Tunisia "di forza - afferma - ha caricato a bordo 224 clandestini in acque di competenza libica". "Questi pseudo volontari" hanno "reso impossibile" l'intervento della guardia costiera italiana e dei tunisini, sottolinea il titolare dell'Interno. "In Olanda - aggiunge - sono disponibilissimi ad assecondarvi, fate un giro un po' largo, porti italiani ora nisba". "All'Olanda - rivela poi - abbiamo mandato una nota ufficiale del ministro degli Esteri".

"Sono arrabbiato, sorrido, porto pazienza, ma sono stufo di essere preso in giro", continua. "La nostra guardia costiera - riferisce - ha scritto dicendogli 'non muovetevi, ci pensano i libici', stesso messaggio arrivato dai libici e cosa hanno fatto questi disgraziati? Sono forzosamente intervenuti per caricare il quantitativo di carne umana, mettendo a rischio le vite dei migranti". "Io ho il dubbio che lo fanno per interesse e non perché sono buoni", sottolinea Salvini. "La generosità a parole e a chiacchiere non ci serve - afferma -, il premier Conte ha il mandato ad andare in Europa per ricontrattare le regole che ci stanno danneggiando". "Ma per fessi - conclude - non ci passiamo più".

Sul caso interviene anche il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli. "È notizia di queste ore - scrive su Facebook ripercorrendo quanto sta accadendo - che la nave Ong Lifeline sta agendo in acque libiche fuori da ogni regola, fuori dal diritto internazionale. Hanno imbarcato circa 250 naufraghi senza avere i mezzi tecnici per poter garantire l'incolumità degli stessi naufraghi e dell'equipaggio".

"Non stanno collaborando con la guardia costiera libica - incalza il ministro - che, dalle prime informazioni acquisite, stava intervenendo per salvare i migranti e riportarli su suolo libico. Operazione di sua stretta competenza, trattandosi di eventi accaduti in mare libico. Non abbiamo nulla contro le Ong ma siamo e continuiamo ad essere per il rispetto della legalità. Soprattutto quando si parla di vite umane".

"A ciò va aggiunto - continua - che ad oggi non abbiamo ancora riscontri sull'effettiva appartenenza all'Olanda della nave ong Lifeline, come anche della Seefuchs, che pure batte bandiera dei Paesi Bassi. Per questi motivi sono costretto a chiedere alla Guardia Costiera italiana di avviare un'indagine di bandiera per verificare l'effettiva corrispondenza tra il vessillo battuto dalla nave e l'appartenenza a quella stessa nazionalità. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi, ma di certo vi anticipo - conclude il ministro - che il diritto del mare non permette la navigazione a navi non regolari".

Il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio plaude su Facebook all'iniziativa del titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti. "La legalità prima di tutto! - scrive - Avviata l'indagine di bandiera sulla nave Ong Lifeline, che non sta collaborando con la Guardia Costiera Libica, per verificare la corrispondenza tra il vessillo battuto dalla nave e l'appartenenza a quella stessa nazionalità. Grazie ministro Danilo Toninelli!".

Gelo tra De Luca e de Magistris al San Carlo

NAPOLI. Gelo tra il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, e il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, al Teatro San Carlo alla presentazione della stagione. Nessuna stretta di mano di saluto tra i due rappresentanti istituzionali che si sono poi accomodati. Tra loro la Soprintendente del Massimo partenopeo, Rosanna Purchia. 

«Mai avremmo potuto raggiungere questi risultati e mai saremmo qui oggi a parlare del futuro del San Carlo se non si fosse creata una meravigliosa e responsabile alchimia tra soci istituzionali: Stato, Regione, Comune e Città metropolitana». Lo ha detto Rosanna Purchia, sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli, nel corso della conferenza stampa di presentazione della nuova stagione. Purchia ha ringraziato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, entrambi presenti nel foyer del teatro. «De Magistris - ha ricordato Purchia - ha voluto fortemente far entrare in Fondazione la Città metropolitana, anche se la Città metropolitana non ha alcuna delega sulla cultura». Poi ha aggiunto: «In quest'occasione non può non tornarmi in mente una frase che mi disse Muti al mio arrivo al San Carlo, nel 2009 all'apice della crisi del San Carlo, del territorio, dell'Italia e del mondo. Mi disse: “Ricorda e lavora su questo, in tempi bui e di crisi la politica deve avere il coraggio di scegliere un faro del proprio territorio e farlo brillare". In questo senso la Regione Campania ha scelto il San Carlo, e continuerà a farlo. Lo ha fatto con la legge regionale, grazie alla volontà del governatore De Luca che ringrazio, e attraverso il grande progetto di Napoli Città Lirica». 

Conte: «Impensabile farsi carico di tutti i migranti»

Pensare che l'Italia possa farsi carico in questo momento di tutti i migranti dei cosiddetti movimenti secondari che sono negli altri Paesi europei è assolutamente impensabile, specie dopo che in più occasioni si è riconosciuto che il nostro Paese è quello più esposto ai flussi migratori.

Questa, in estrema sintesi, la posizione dell'Italia espressa oggi dal premier Giuseppe Conte al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Si tratta di una posizione che il presidente del Consiglio italiano intende far valere anche al vertice in programma domenica a Bruxelles e a cui prenderanno parte, oltre all'Italia, Grecia, Germania, Bulgaria, Malta, Austria, Francia e Spagna.

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