Mercoledì 26 Settembre 2018 - 17:41

M5S, scoppia il caso vaccini

Scintille nel Movimento Cinque Stelle, dopo che la senatrice pentastellata Elena Fattori ha annunciato il voto in dissenso dal suo Gruppo sull'emendamento al milleproroghe che fa slittare di un anno l'obbligo vaccinale per l'iscrizione alla scuola dell'infanzia. "Questo Parlamento è sovrano ed è libero di fare le sue scelte come ha fatto tante volte, su Stamina e su tanti provvedimenti su cui avremmo potuto tutelare la salute dei più piccini - ha detto in Aula, a Palazzo Madama, Fattori -. Ovviamente io rispetto la scelta del Gruppo cui appartengo e del Parlamento, ma per storia personale, professionale e, dolorosamente, di madre, non posso fare altro che dissociarmi dal mio Gruppo ed esprimere un indignato voto contrario".

La senatrice ha sottolineato che "l'Istituto superiore di sanità oggi ha affermato che bimbi a rischio vero di esclusione scolastica sono circa 10.000, quindi non stiamo parlando di conciliare la frequenza scolastica con la salute. Inoltre questo provvedimento non ha nessuna possibilità di aumentare le coperture vaccinali, come abbiamo sempre dichiarato come MoVimento 5 Stelle".

Con l'approvazione di oggi in Senato, l'obbligo di presentare i certificati di avvenuta vaccinazione per l'iscrizione scolastica dei bimbi da 0 a 6 anni slitta così al 2019. L'Aula di Palazzo Madama ha infatti approvato gli emendamenti identici M5s-Lega che rinviano l'applicazione dell'obbligo al 2019-20. Gli emendamenti, che modificano la legge Lorenzin sull'obbligo vaccinale, erano stati precedentemente presentati e approvati in Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama.

Foa, Salvini non molla

Sulla mancata elezione del presidente della Rai "l'unico che deve spiegare qualcosa agli italiani è Berlusconi. Mi chiedo come fa a dire no a Marcello Foa, un giornalista libero e liberale, allievo di Montanelli". Così Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell'Interno, intervistato da SkyTg24.

"La Lega - spiega - è e deve rimanere nel centrodestra. Vedo invece che Forza Italia spesso preferisce allearsi con il Pd e votare con il Pd. Io sono sempre stato rispettoso, leale e coerente, se qualcuno preferisce Renzi a Salvini lo spieghi agli italiani".

Salvini replica anche alle accuse di avere nel suo staff il figlio del candidato presidente: "Meglio avere il figlio di un giornalista obiettivo con me, che avere il figlio di un consigliere del Pd che lancia le uova alla gente a Torino". "I tre quarti dei giornalisti italiani hanno occupato le pagine parlando di un'atleta vittima di un attacco razzista: sciocchezze, erano tre figli di papà che si divertivano a lanciare uova. Aspetto le scuse alla Lega e agli italiani", conclude Salvini.

«Nuoce alla salute», gratta e vinci come il fumo

Gratta & Vinci come il fumo di sigaretta, "nuoce alla salute". A dirlo è il decreto Dignità appena approvato alla Camera e ora in attesa del passaggio al Senato. Studiata come una delle misure studiate dal governo per il contrasto dell'azzardopatia, la nuova regola è stata introdotta nel dl attraverso l'articolo 9-bis.

L'articolo prevede infatti che i tagliandi delle lotterie istantanee contengano avvertenze relative ai rischi connessi al gioco d'azzardo. I messaggi, si legge nel decreto, dovranno essere stampati su entrambi i lati in modo da coprire almeno il 20% superficie, riportando la dicitura "Questo gioco nuoce alla salute". L'articolo 9-bis non si limita però ai Gratta & Vinci: l'apposizione di formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica dei giochi con vincite in denaro riguarderà anche i cosiddetti apparecchi da intrattenimento, e cioè slot machine e videolottery, nonché le aree e i locali dove vengono installati.

PROTESTE DEI TABACCAI - "Con l’approvazione del decreto Dignità, il governo ha dimostrato di avere una visione del gioco pubblico che più distante dalla realtà non potrebbe essere. Mi chiedo come divieti sul gioco legale possano sconfiggere la ludopatia, quando invece chi è davvero schiavo del gioco ha nel canale illegale il proprio complice". Queste le parole del presidente nazionale della Federazione italiana tabaccai, Giovanni Risso, che, a seguito dell'approvazione alla Camera del dl Dignità, ha riunito la giunta nazionale per fare il punto della situazione e definire le misure conseguenti.

"È assolutamente irragionevole - dice Risso - ricoprire i Gratta e Vinci con scritte allarmistiche, come già avviene per le sigarette, perché è chiaro a tutti che grattare un biglietto ogni tanto certo non nuoce alla salute! Eppure, con queste avvertenze si vuol far credere che l’acquisto anche di un solo Gratta e Vinci possa portare alla ludopatia. Non è così, perché se è dannoso per la salute un Gratta e Vinci, lo sono anche un bicchiere di vino o una tazzina di caffè. Dovremmo mettere tali scritte anche sulle bottiglie?".

"Siamo alla caccia alle streghe: il gioco pubblico legale - continua Risso - è stato scambiato da questo governo con il gioco d’azzardo illegale, quello sì che miete vittime. Non ci stiamo a che misure proibizionistiche spianino la strada alla criminalità che da domani si avvantaggerà degli assurdi divieti posti da questo provvedimento".

"La strada del proibizionismo intrapresa - conclude il presidente nazionale della Fit - non avrà alcun effetto positivo sulla salute pubblica, ma anzi creerà danni inarrestabili all’economia del Paese. È questo che vuole il governo?".

Legge Mancino, Conte stoppa Fontana

Bufera sulle parole del ministro Fontana e intervento del premier Conte e di Di Maio, che lo stoppano. "Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano": questa la proposta contenuta in un lungo post pubblicato su Facebook del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana

Proposta che ha scatenato l'ira delle opposizioni, con Pd e Leu che chiedono la convocazione urgente di Matteo Salvini in Parlamento. Intanto, però, proprio Salvini, interpellato dall'AdnKronos, dice di essere favorevole alla proposta di Fontana. Mentre frenano il premier Conte e Di Maio, che sottolineano: "Non è nel contratto".

"I burattinai della retorica del pensiero unico se ne facciano una ragione: il loro grande inganno - afferma Fontana sul social - è stato svelato". Il riferimento del ministro è ai fatti degli ultimi giorni che, secondo lui, "rendono sempre più chiaro come il razzismo sia diventato l'arma ideologica dei globalisti e dei suoi schiavi (alcuni giornalisti e commentatori mainstream, certi partiti) per puntare il dito contro il popolo italiano, accusarlo falsamente di ogni nefandezza, far sentire la maggioranza dei cittadini in colpa per il voto espresso e per l'intollerabile lontananza dalla retorica del pensiero unico". 

IL POST - "Una sottile e pericolosa arma ideologica studiata per orientare le opinioni", insiste Fontana. "Tutte le prime pagine dei giornali, montando il caso ad arte, hanno puntato il dito - prosegue - contro la preoccupante ondata di razzismo, per scoprire, in una tragica parodia, che non ce n'era neanche l'ombra. Se c'è quindi un razzismo, oggi, è in primis quello utilizzato dal circuito mainstream contro gli italiani. La ragione? Un popolo che non la pensa tutto alla stessa maniera e che è consapevole e cosciente della propria identità e della propria storia fa paura ai globalisti, perché non è strumentalizzabile". Da qui, la proposta di Fontana di abrogare la legge Mancino, a suo avviso "sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano".

CONTE - Ma l'abrogazione di questa legge "non è prevista nel contratto di governo e non è mai stata oggetto di alcuna discussione o confronto tra i membri del Governo" precisa via Facebook il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, commentando le parole del ministro Fontana.

IRA PD - Intanto i gruppi del Pd e di Leu alla Camera hanno chiesto la convocazione urgente del ministro dell'Interno Matteo Salvini in Parlamento. "E' necessario - ha dichiarato Emanuele Fiano a nome del Pd - che sia Matteo Salvini a riferire", giacché "la legge Mancino afferisce ai compiti propri del ministro dell'Interno. Vorremmo sapere in sostanza se è un proponimento personale del ministro della Famiglia o se il governo abbia effettivamente intenzione abrogare un testo così significativo e necessario. Consideriamo gravissima la presa di posizione del ministro della Famiglia, dato che in Europa, tutti i Paesi, hanno una legge analoga per combattere razzismo, fascismo e discriminazione".

LEU - Nell'associarsi alla richiesta e nel definire di "gravità assoluta" le affermazioni del ministro Fontana, il capogruppo di Leu Federico Fornaro ha ricordato che il proposito di abolire la legge Mancino "è l'ultima cosa da fare in questo momento. Auspichiamo che quella di Fontana sia una posizione personale e non un atto che il governo si appresta a fare".

MANTERO (M5S) - "Mi sembra che il ministro Fontana si stia occupando un po' di tutto tranne che di disabilità. Sarebbe opportuno che si ricordasse delle sue competenze e dei suoi doveri, anche perché i disabili hanno problemi seri. Fontana si occupi di loro invece di sparare cazzate in giro" dice all'AdnKronos il senatore del M5S Matteo Mantero.

MELONI - Mentre "Fratelli d'Italia condivide la proposta del ministro Fontana" dichiara la presidente Giorgia Meloni. "Siamo sempre stati contrari ai reati di opinione perché riteniamo la libertà di espressione sacra e inviolabile. Abbiamo già proposto l'abrogazione di questa norma nella scorsa legislatura quando il Pd e la sinistra hanno tentato di approvare in Parlamento la folle proposta di legge Fiano: siamo pronti a rifarlo oggi".

UCEI: "PAROLE CHE OFFENDONO" - Il presidente dell'Ucei, l'unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, chiede "al presidente del Consiglio Conte se la proposta di abrogazione della legge Mancino lanciata dal ministro Fontana, ministro per la Famiglia e le disabilità, corrisponde a un progetto del governo italiano che dirige". Perché "sono parole che offendono profondamente quanto si è inteso difendere a seguito di gravissimi episodi neonazisti e neofascisti e di grave recrudescenza negli anni Ottanta e peraltro ribaditi dalla decisione comunitaria che focalizza i medesimi atti di odio, approvata anche dal nostro Paese".

ANPI - Infine, la presidente nazionale dell'Anpi, Carla Nespolo, chiede "con forza le immediate dimissioni del ministro Fontana: le sue dichiarazioni violano gravemente la Costituzione della Repubblica".

Il figlio di Marcello Foa nello staff di Salvini

Sul social Linkedin, utilizzato soprattuto in ambito professionale, spunta un profilo di Leonardo Foa. Profilo che sembrerebbe corrispondere al figlio del presidente della Rai "bocciato" dalla commissione di Vigilanza, Marcello Foa. Leonardo si qualificherebbe, in inglese, come "Membro dello staff di comunicazione, ministro dell'Interno e vice premier d'Italia'". Lo screenshot del profilo sta girando sul web.

Caos centrodestra, Salvini: «Colpa di Silvio»

Il centrodestra va in frantumi sulla presidenza Rai. Silvio Berlusconi pagherà a caro prezzo il distacco dalla Lega. Matteo Salvini non farà passi indietro e lo dice a chiare lettere in un'intervista al "Resto del Carlino" nella sottolinea che la Lega non farà passi indietro sul nome di Marcello Foa. "Andare contro il cambiamento - dice Salvini rivolgendosi a Berlusconi - è una scelta, ma a ogni scelta corrispondono delle conseguenze".

Il centrodestra va in pezzi e, avverte Salvini, "non siamo noi a volerlo. Se Forza Italia non è d'accordo su niente, se sceglie il Pd, faccia pure. Scelta sua. Se vuole fare un partitone Pd-Fi, auguri. Dispiaciuti, andiamo avanti, facendo battaglie di centrodestra e per il cambiamento".

L'elettorato, al contrario di ciò che va paventando Berlusconi, ha scelto la Lega e sta abbandonando Forza Italia. "Mi pare stia succedendo l'esatto contrario - osserva infatti Salvini - che la Lega non abbia mai avuto così tanto consenso e Fi così poco. Se la Lega ha quattro volte i voti di Fi forse qualcuno sta sbagliando qualcosa. Mi pare che gli italiani abbiamo già scelto con chi stare".

Ieri Salvini si è recato in clinica a trovare Berlusconi. "Sono andato per affetto, perché la salute viene prima di tutto. Abbiamo dialogato. Poi son venute le sue dichiarazioni di amore al Pd. Ne prendo atto. Ora, un conto è la vicinanza umana, un conto è la scelta politica che ha portato non solo molti elettori ma anche molti eletti di Forza Italia a tutti i livelli ad avvicinarsi alla Lega. Io fino ad oggi ho detto di no, però se Forza Italia sceglie il Pd è giusto che chi si sente di centrodestra possa fare politica con la Lega".

Il ministro e vice premier chiarisce infine che sul nome di Foa non ci sarà nessuna retromarcia. Andrete avanti? "Per me assolutamente sì. E’ persona di spessore e di valore assolutamente riconosciuto e non può essere ostaggio dei capricci del Pd e tantomeno di Forza Italia. Ho sentito Di Maio, con i Cinque Stelle siamo già sostanzialmente d’accordo. Vedremo il come. I Cinquestelle sono persone affidabili con i quali si sta lavorando bene".

Rai, Foa va avanti: «Resto al mio posto»

«Oggi ho informato i miei colleghi del Consiglio di Amministrazione che sono ancora in attesa di indicazioni dell'Azionista e che nel frattempo continuerò, nel pieno rispetto di leggi e regolamenti, a coordinare i lavori del Cda come consigliere anziano, nell'esclusivo interesse del buon funzionamento della Rai». Lo scrive in una nota il consigliere d'amministrazione Marcello Foa, al termine del Cda di oggi in viale Mazzini.

Dopo la bocciatura della commissione di Vigilanza della sua nomina a presidente Rai, arrivata ieri, Foa precisa: «Voglio sottolineare che in queste prime riunioni il clima all'interno del Consiglio è stato ottimo, di confronto franco e leale con colleghi di grandissimo valore e che lo spirito che ci unisce è quello di servizio per la più grande azienda culturale del Paese».

Secondo l'opposizione, però, Foa non può restare al suo posto. «Il diritto e la prassi - scrive su Facebook il deputato del Pd Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai - che in assenza di un presidente e di un vicepresidente un Cda sia presieduto dal consigliere anziano, in questo caso non si applica, poiché la commissione di Vigilanza non ha dato il proprio assenso proprio al fatto che il consigliere Foa sia presidente e quindi possa presiedere il Consiglio».

Intanto, anche il Financial Times dedica un articolo alla vicenda Rai. Secondo il quotidiano della City, la battuta d'arresto del governo sulla vicenda Rai mostra la tensione esistente tra Silvio Berlusconi e la Lega, che ha fatto campagna con Forza Italia su una piattaforma di centrodestra a marzo e poi successivamente ha dato vita a un governo più populista con il partito anti-establishment dei 5 stelle.

Il giornale sottolinea che "il governo ha subito un'umiliante sconfitta dopo che Fi, il partito dell'ex premier Berlusconi ha rifiutato di sostenere il candidato della coalizione per guidare la Rai". Le obiezioni di Silvio Berlusconi a Marcello Foa "non sono personali", scrive il quotidiano, che cita dei 'collaboratori' del leader di Fi e ricorda come il candidato proposto per la guida della Rai, considerato vicino a Matteo Salvini, abbia lavorato fino al 2011 per il Giornale. Secondo gli "osservatori" cui fa riferimento il FT, Berlusconi potrebbe cercare invece "l'occasione di strappare alcune concessioni per il proprio partito, quali il controllo di un canale Rai o di un dipartimento, per completare il suo impero mediatico composto da magazine e network televisivi".

Lega-Forza Italia, scontro totale

"La Lega prende atto che Forza Italia ha scelto il Pd per provare a fermare il cambiamento, per la Rai, per il taglio dei vitalizi e per altro ancora. Dispiaciuti, continuiamo sulla via del cambiamento, sicuri che gli italiani e gli elettori del centrodestra (come dimostrano tutti i sondaggi) abbiano le idee chiare". Così il vicepremier e ministro dell'interno Matteo Salvini dopo che, in mattinata, non è passato in Commissione di vigilanza Rai il nome di Marcello Foa, incaricato dal cda di fare il presidente.

Ad esprimere parere favorevole sono stati soltanto 22 parlamentari; ci sono stati poi una scheda bianca e nessun voto contrario poiché i commissari di Pd, Fi e Leu non hanno ritirato la scheda. In sostanza la maggioranza dei due terzi necessaria per il parere favorevole non è stata raggiunta ed è rimasto il no di Forza Italia a Foa.

Dl dignità, bocciato ripristino art. 18

No di governo e maggioranza alla reintroduzione dell'articolo 18 nel caso di licenziamento illegittimo. Il M5S e la Lega hanno votato contro un emendamento, presentato dal deputato di Leu Guglielmo Epifani, che puntava a recepire, nel decreto Dignità all'esame della Camera, le norme cancellate dal Jobs Act approvato dal governo Renzi nella passata legislatura. L'emendamento - sul quale si erano dichiarati contro sia il governo che i relatori di maggioranza - è stato respinto con 317 no, 191 astensioni e i soli 13 voti a favore della pattuglia di deputati di Leu.

Nel presentare la ratio del provvedimento, l'ex segretario della Cgil aveva detto: "Parliamo di un tema delicato e conosciuto che va sotto la denominazione di Articolo 18. In realtà vogliamo presentare una norma per la tutela reale dei lavoratori nei casi di licenziamenti illegittimi, che il Jobs Act ha di fatto cancellato. Non vogliamo fare un atto di mera testimonianza né di propaganda ma risarcire moralmente e concretamente i lavoratori".

Poi, dopo la bocciatura, Epifani ha parlato di "un'occasione persa per ridare veramente dignità ai lavoratori e alle lavoratrici". "Per noi - ha aggiunto - la proposizione della tutela reale nel caso dei licenziamenti illegittimi risponde a un doppio risarcimento intellettuale e morale. Per 20 anni ci è stato detto che l'art. 18 frenava i contratti a tempo indeterminato e gli investimenti. Tolto quel diritto però non sono aumentati né i contratti né gli investimenti. E' bene prendere atto che quella narrazione non era e non è vera. E' necessario tornare a difendere meglio la dignità dei lavoratori che vengono licenziati in modo illegittimo. E sicuramente il cosiddetto dl dignità non lo fa".

Rai, Foa bocciato da Vigilanza

Non passa in Commissione di vigilanza Rai il nome di Marcello Foa, incaricato dal cda Rai di fare il presidente. Ad esprimere parere favorevole sono stati soltanto 22 parlamentari, si contano poi una scheda bianca e nessun voto contrario poiché i commissari di Pd, Fi e Leu non hanno proprio ritirato la scheda. In sostanza la maggioranza dei due terzi necessaria per il parere favorevole non è stata raggiunta, essendo pari a 27 voti favorevoli. Sembra poi che un parlamentare dei Cinque Stelle non abbia votato. E' rimasto quindi il no di Forza Italia a Foa. Fonti della Lega riferiscono che questa mattina Matteo Salvini è andato a trovare Silvio Berlusconi all'ospedale San Raffaele. "Una visita di cortesia, durante la quale - si spiega - si è parlato anche della questione Rai. Dopo le telefonate tra i due di ieri sera, è stato - si aggiunge - un primo confronto di persona franco e pacato".

La questione torna ora sul tavolo del consiglio di amministrazione Rai che si riunirà alle 14.30. "Prendo atto con rispetto della decisione della Commissione di Vigilanza della Rai - commenta Foa -. Come noto, non ho chiesto alcun incarico nel Consiglio che mi è stato proposto dall'azionista. Non posso, pertanto, che mettermi a sua disposizione - conclude - invitandolo a indicarmi quali siano i passi più opportuni da intraprendere nell'interesse della Rai". Su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi, segretario della commissione di Vigilanza Rai, sottolinea: "Foa si è rimesso all'azionista. Il ministro Tria che dice?". "In qualità di titolare del Tesoro, Tria rappresenta'azionista della Rai", spiega, invitando il ministro a intervenire per bloccare la riunione del Cda Rai in quanto "ogni decisione, senza che sia prima chiarita la posizione di Foa, è a rischio illegittimità".

Dopo la bocciatura del nome del presidente Rai, 5 Stelle e Lega vanno all'attacco di Pd e Forza Italia. "Oggi si è ricostituito il patto del Nazareno" per bloccare la nomina di Foa, affermano Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli, capigruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera e al Senato. "Forza Italia e Pd - continuano - si sono schierati contro di lui, allievo di Montanelli, giornalista de Il Giornale e forte sostenitore della sovranità nazionale. Dal Pd te lo aspetti, ma da Forza Italia? E' un colpo basso alla Lega", concludono.

Il capogruppo Lega alla Camera Riccardo Molinari e il capogruppo Lega al Senato Massimiliano Romeo si dicono "dispiaciuti dell'asse Pd-Fi che cerca di fermare il cambiamento, sia del Paese che della Rai. Dal Pd - sottolineano - non ci aspettiamo nulla, con Fi invece siamo pronti a confrontarci perché sicuri che anche la Rai abbia bisogno di aria nuova, cambiamento, qualità e meritocrazia. Siamo convinti - osservano -che i fraintendimenti di questi giorni sul metodo, più che sul merito, possano essere superati".

Soddisfazione è stata espressa dal Pd. "Il colpo di mano di Di Maio e Salvini non passa", sottolinea il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci. Mentre il segretario del Pd, Maurizio Martina scrive su Twitter: "Volevano una presidenza Rai asservita a Salvini e Casaleggio. Il Parlamento ha detto no. Ora una figura di garanzia nell'interesse generale". Le capogruppo di Forza Italia di Camera e Senato, Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini, affermano in una dichiarazione congiunta: ''Altro che asse tra Pd e Forza Italia sulla Rai, l'unico asse di cui siamo profondamente rammaricati è quello che si è creato in violazione della volontà popolare - e nello specifico in violazione dello spirito della legge sulla Rai - tra Lega e Cinquestelle".

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