Sabato 17 Novembre 2018 - 17:05

Salvini dannunziano rilancia il “Me ne frego"

Matteo Salvini si riscopre sempre più 'dannunziano'. Anche oggi è tornato a difendere a spada tratta la manovra economica contro le accuse del Commissario Ue, Jean Claude Juncker (''Sarà seria e coraggiosa e poi dal prossimo anno il debito scenderà'') citando per la seconda volta in meno di una settimana il motto del Vate 'Me ne frego'. Nell'era del governo giallo verde, dopo il tabù violato dell'affaccio sul balcone di palazzo Chigi di Luigi Di Maio e i ministri M5S, è il leader della Lega, sempre a proposito del Def, a sdoganare un'espressione originariamente appartenente agli Arditi durante la Prima guerra mondiale e resa famosa da Gabriele D'Annunzio, ma poi entrata nella fraseologia fascista con i discorsi di Benito Mussolini. Ospite stamane di “Mattino Cinque", su Canale 5, il ministro dell'Interno ha assicurato: ''Abbiamo sempre detto che avremmo fatto una manovra coraggiosa anche se in Europa ci avessero bacchettato", ma il "presidente della Commissione Ue ci paragona alla Grecia, la Francia ci minaccia, il tedesco ci minaccia... Queste minacce -rivendica il 'Capitano'- non ci sfiorano e come D'Annunzio dico 'me ne frego', perchè noi rispondiamo solo agli italiani''. Anche sabato scorso, Salvini aveva tirato in ballo D'Annunzio, proferendo un secco 'me ne frego', nel corso di un intervento alla Giornata mondiale del sordo, a Roma: "Abbiamo fatto una manovra che investe soldi per chi di soldi non ne vede da molti anni: giovani, pensionati, le pensioni di invalidità. E se a Bruxelles mi dicono che non lo posso fare me ne frego e lo faccio lo stesso". Oggi il bis.

Altri leader in passato hanno usato il 'Me ne frego' di memoria mussoliniana. Tra questi Silvio Berlusconi, che se ne servì nel 2018 per replicare a chi gli domandava se fosse in ambasce per la decisione di Strasburgo sul suo ricorso (poi ritirato). Non è la prima volta che l'attuale ministro dell'Interno sceglie il linguaggio politicamente 'scorretto', ma lo fa a meno di 48 ore dallo show dal balcone di palazzo Chigi dei suoi colleghi M5S, che ha provocato un'ondata di commenti sui social e sulla carta stampata, con l'inevitabile richiamo ai discorsi del Duce. C'è però anche un precedente 'comunitario', e riguarda la frase del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che in polemica con l'allora premier Matteo Renzi usò le parole "je m’en fous". La traduzione che andò per la maggiore fu "me ne frego", con inevitabile coda di polemiche, anche se in francese il senso è tra "non m'importa" e il triviale "me ne fotto". Benché attribuito a D'Annunzio (che lo definì un motto 'crudo) e poi diventato lo storico slogan squadrista, il 'Me ne frego' (tratto dal dialetto romanesco) probabilmente era diffuso già tra gli Arditi durante la prima guerra mondiale e la successiva Impresa di Fiume. Apparve per la prima volta sui manifesti lanciati dagli aviatori del Carnaro su Trieste. Ed era ricamato in oro al centro del gagliardetto azzurro dei legionari fiumani. Qualcuno dice che traeva origine dalla scritta che un soldato ferito si fece apporre sulle bende, come segno di abnegazione totale alla Patria. Secondo gli ultimi studi, sembra che il motto nacque in occasione della Battaglia del Solstizio (15 giugno 1918), così battezzata da D’Annunzio per la coincidenza con il solstizio estivo e per il significato strategico che assunse nel prosieguo della Grande Guerra, quando il colonnello degli arditi rispose così al suo superiore, che gli aveva ordinato di lanciarsi con i suoi uomini in una missione suicida per la Patria: "Me ne frego, si fa ciò che si deve fare per il Re e per la Patria". Gli Incursori di oggi del nono Reggimento d'assalto paracadutisti, considerato il reparto diretto erede degli Ardiri della Prima Guerra Mondiale, continuano ad usare l’espressione "me ne frego del dolore, me ne frego della fatica, me ne frego dei sacrifici, me ne frego della mia ideologia politica o del mio credo religioso perché faccio quello che l’autorità militare mi ordina di fare".

Di Maio: «Deficit al 2,4% nel 2019, poi si vedrà»

"Il 2,4% resta per il 2019 sicuramente", poi si vedrà. Il vicepremier Luigi Di Maio ribadisce la linea dell'esecutivo anche se, "per il 2020 e il 2021, stiamo vedendo di accelerare l'abbassametno del rapporto debito-Pil con un intervento massiccio di tagli agli sprechi, di previsione della crescita più alta e di valorizzazione degli investimenti". Stessi numeri previsti anche dal vicepremier Matteo Salvini. "Il 2,4% nel 2019? Certo che è acquisito, non si discute, altrimenti i soldi per Fornero e altro... Quello è l'unica certezza, l'unico punto fermo". Sul Def, assicura Salvini, "conto di chiudere oggi, se ci vediamo è per quello". Ma, ribadisce, i soldi per "reddito di cittadinanza, Fornero, avvio della flat tax" ci sono ed è "tutto coperto".

Cercheremo di portare il rapporto debito-Pil più in basso - aggiunge il vicepremier 5 Stelle - investendo di più nelle norme di semplificazione del codice degli appalti, del codice di procedura civile e prevedendo una crescita che ci consentirà di non dover fare tutto questo deficit. Ma deve essere chiara una cosa: per il M5S o è la manovra del popolo o non ne vale la pena" rimarca Di Maio, per il quale nella manovra deve esserci "tutto quello che abbiamo sempre promesso agli italiani: altrimenti non ha senso andare avanti. Chi si illude, come alcuni centri studi in queste ore, tra cui quello di Confindustria, che il governo torna indietro sulle misure del contratto di governo, si sta facendo una cattiva idea dell'atteggiamento" di questo esecutivo.

REDDITO - E ancora: "Non è che non ci accontentiamo di meno di 10 miliardi... è che 10 miliardi, 9 più 1 per far partire i centri per l'impiego, è la manovra minima per far funzionare il reddito di cittadinanza" dice Di Maio, aggiungendo che "sarà erogato su una carta. Questo permette la tracciabilità, non permette evasione o spese immorali con quei soldi. E quindi permette di utilizzare questi soldi per la funzione per cui esiste: assicurare la sopravvivenza minima dell'individuo. E' chiaro che se vado con quella carta a comprare un 'gratta e vinci' o sigarette o a comprare dei beni non di prima necessità, la carta non funziona".

SPESE - Inoltre, "non taglieremo nulla alle spese sociali, questo deve essere chiaro. E soprattutto, il 2,4% nasce proprio dall'esigenza di tenere i conti in ordine su questi obiettivi" sottolinea il vicepremier a Montecitorio. "La trattativa in Europa sulla legge di bilancio è molto lunga. Dobbiamo spiegare bene quali sono i nostri obiettivi. Però dev'esser chiaro che se le dichiarazioni contro l'Italia sono alimentate da pregiudizi e non da discussioni sul merito della manovra, allora ci dicano se vale la pena andarne a discutere a Bruxelles".

VERTICE - Mentre i tecnici sono al lavoro sulle tabelle che accompagneranno la Nota di aggiornamento del Def, slitta il vertice economico che -dopo ieri sera- doveva aggiornarsi oggi attorno all'ora di pranzo. La riunione dovrebbe tenersi nel pomeriggio, e vedere nuovamente riuniti attorno al tavolo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell'Economia Giovanni Tria e il ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi. Intanto nel tardo pomeriggio, alle 18, dovrebbe tenersi una riunione del pre consiglio dei ministri. E a chi gli chiede quando la nota di aggiornamento al Def arriverà in Parlamento, Di Maio risponde: "Le ultime riunioni che dobbiamo fare sono di rifinitura, ma deve essere mandato alle Camere".

Salvini: «Juncker? Parlo solo con persone sobrie»

"Io parlo con persone sobrie, che non fanno paragoni che non stanno né in cielo, né in terra...''. Oggi a Napoli Matteo Salvini risponde così ai microfoni di 'Tagadà' su La7, quando gli viene chiesto di commentare le parole del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Junker, che ha paragonato l'Italia alla Grecia. 

"In una grande famiglia non ci sono figli di serie A e serie B... Se qualcuno a Bruxelles straparla perché rimpiange un'Italia precaria e impaurita, magari per poter comprare sottocosto le aziende rimaste in questo Paese usando lo spread e i mercati per intimorire, ha trovato il ministro e il governo sbagliati..." avverte Salvini.

MANOVRA SOTTO LENTE UE - La manovra dell'Italia è sotto la lente dell'Unione europea: per la Commissione, ha spiegato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, "il problema ora è che non il documento programmatico di bilancio, che non è stato presentato alla Commissione, ma le discussioni sul documento programmatico di bilancio sembrano avviarsi in una direzione che va al di là della flessibilità" prevista per l'applicazione del patto di stabilità, "e in modo sostanziale".

"Juncker ha detto che dobbiamo essere rigorosi, ma equi. E dobbiamo applicare equamente le regole: come Commissione Europea, abbiamo introdotto una comunicazione sul migliore uso della flessibilità all'interno del patto di stabilità. E l'Italia è stata il Paese che più ha beneficiato di questa flessibilità. Quello che il presidente Juncker ha sottolineato è che noi dobbiamo applicare le regole, dobbiamo applicare il patto di stabilità ed è quello che la Commissione è pronta a fare", ha concluso Dombrovskis.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro delle Finanze austriaco Hartwig Loeger, che ha la presidenza di turno dell'Ecofin, a margine della riunione a Lussemburgo. Nell'Eurozona "abbiamo delle regole: abbiamo l'Ue, l'Eurogruppo e regole comuni. Quello che mi aspetto è che il ministro Giovanni Tria, dopo i bilaterali che abbiamo avuto con lui, sia pronto a rafforzare le discussioni anche a livello italiano" ha affermato. "Decideremo quale forma avrà la nostra reazione quando il bilancio verrà presentato formalmente". Agli investitori "direi di tenere a mente che il 14-15 ottobre sarà il momento giusto per decidere in quale forma reagiremo".

"Quando sentiamo dire che le regole verranno violate, ci aspettiamo che la Commissione Europea dia una risposta chiara. E' quello che ho sentito dagli Stati membri nelle discussioni degli ultimi due giorni. Quindi penso che la maggioranza degli Stati membri chiederà chiaramente che queste regole vengano rispettate" ha sottolineato ancora il ministro austriaco, chiarendo che gli Stati membri dell'Eurozona sostengono la Commissione nel chiedere all'Italia il rispetto delle regole di bilancio.

"Naturalmente - ha continuato Loeger - c'è anche una discussione tra gli Stati membri, sul fatto che c'è la necessità di chiarire che l'Eurogruppo è un'unione monetaria, in cui noi stiamo insieme in questa famiglia e dobbiamo risolvere la situazione insieme". Pertanto, "da parte nostra abbiamo" fatto presente al ministro dell'Economia "Giovanni Tria, nelle discussioni che avrà in Italia", la necessità che "chiarisca" a Roma "che la nostra aspettativa è tuttora che, se abbiamo regole a livello europeo, vengano rispettate. Questa - ha concluso - è la nostra aspettativa".

Conte: «Euro è irrinunciabile»

"L'euro è irrinunciabile". Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo ribadisce in un post su Facebook in cui fa inoltre il punto sulle misure messe in campo dal governo. "L'Italia è un Paese fondatore dell'Unione Europea e dell'Unione Monetaria e ci tengo a ribadirlo: l'euro è la nostra moneta ed è per noi irrinunciabile - scrive il premier - Qualsiasi altra dichiarazione che prospetti una diversa valutazione è da considerarsi come una libera e arbitraria opinione che non ha nulla a che vedere con la politica del governo che presiedo, perché non contemplata nel contratto posto a fondamento di questa esperienza di governo". Stamattina il presidente della commissione Bilancio, Claudio Borghi (Lega), a 'Radio Anch'io' si era detto "straconvinto che l’Italia, con una propria moneta, risolverebbe gran parte dei propri problemi", salvo poi precisare che "la cosa non è nel contratto di governo".

MANOVRA - "Stiamo ultimando i dettagli di una manovra seria e coraggiosa, volta a sostenere la crescita nel segno dello sviluppo sostenibile e dell'equità sociale" rimarca il presidente del Consiglio nel post su Facebook. "Il pacchetto di misure che stiamo mettendo a punto - spiega Conte - intende coniugare equità ed efficienza, perché all'introduzione di uno strumento fondamentale contro la povertà come il reddito di cittadinanza si accompagnano profonde riforme strutturali del mercato del lavoro, come la riforma dei centri per l'impiego, e misure fondamentali per dare impulso agli investimenti come la semplificazione del codice degli appalti, la deburocratizzazione della P.A. e la riforma del codice civile e del processo civile. Inoltre, riformiamo il sistema fiscale alleggerendo la pressione per i professionisti e per le imprese che investono ed assumono, aiutandole a progettare e a costruire il proprio futuro".

"Abbiamo poi predisposto il più grande piano di investimenti della storia italiana - sottolinea - ampliando di 15 miliardi nei prossimi tre anni lo stanziamento di 38 miliardi già previsto per i prossimi quindici anni. Vogliamo dare al Paese infrastrutture moderne e sicure, rendendolo un laboratorio permanente di innovazione e sviluppo. "Tutto il governo, compatto, è al lavoro con questo obiettivo", evidenzia il premier.

Quanto ai rapporti con l'Europa, "noi rispettiamo le nostre prerogative sovrane e rispettiamo altresì le Istituzioni dell'Unione Europea che abbiamo contribuito a fondare e che rimane la nostra casa comune - afferma Conte - Ci avviamo a dialogare con le Istituzioni europee con serenità e rispetto dei ruoli, fiduciosi di poter dimostrare, carte alla mano, la bontà del lavoro sin qui fatto".

«Manovra non cambia», governo tira dritto

A quanto apprende l'Adnkronos, alle 17 a Palazzo Chigi si terrà un vertice economico per fare il punto sul Def. Attorno al tavolo, oltre al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ci sarà il ministro dell'Economia Giovanni Tria. E non è escluso che all'incontro possa prender parte anche il ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi.

Le stesse fonti assicurano che i contenuti della manovra non sono in discussione, compreso il rapporto deficit/Pil fissato al 2.4%. Il governo "lavora compatto" sul testo. Il vertice economico potrebbe far slittare la cabina di regia, sempre prevista a Palazzo Chigi, finalizzata a monitorare e realizzare il piano di investimenti pubblici che il governo ha in cantiere.

La manovra dell'Italia è sotto la lente della Ue. Per la Commissione Europea, ha spiegato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, "il problema ora è che non il documento programmatico di bilancio, che non è stato presentato alla Commissione, ma le discussioni sul documento programmatico di bilancio sembrano avviarsi in una direzione che va al di là della flessibilità" prevista per l'applicazione del patto di stabilità, "e in modo sostanziale".

"Juncker ha detto che dobbiamo essere rigorosi, ma equi. E dobbiamo applicare equamente le regole: come Commissione Europea, abbiamo introdotto una comunicazione sul migliore uso della flessibilità all'interno del patto di stabilità. E l'Italia è stata il Paese che più ha beneficiato di questa flessibilità. Quello che il presidente Juncker ha sottolineato è che noi dobbiamo applicare le regole, dobbiamo applicare il patto di stabilità ed è quello che la Commissione è pronta a fare", ha concluso Dombrovskis.

Casalino chiede scusa

"Sento di dover chiedere scusa per l'effetto prodotto da un mio audio privato finito sui giornali. Nelle mie parole non c'è mai stata la volontà di offendere le vittime di Genova. Offende, invece, l'uso strumentale che alcuni giornali stanno facendo di questa tragedia". Rocco Casalino chiede scusa in una nota, dopo le polemiche sollevate da un nuovo messaggio audio Whatsapp diffuso dal quotidiano 'Il Giornale'.

Nell'audio registrato a tre giorni dal crollo di ponte Morandi e destinato ai cronisti che chiedevano notizie e dichiarazioni, il portavoce del presidente del Consiglio e capo ufficio stampa di Palazzo Chigi chiedeva di non essere 'stressato', lamentandosi di non aver potuto godere di riposo nemmeno nel giorno di Ferragosto, all'indomani della tragedia. "Ragazzi però- spiegava Casalino nell'audio sotto accusa - chiamate una volta, dopodiché semmai io vi richiamo. Oppure mi scrivete una cosa e se ho qualcosa da dirvi ve la dico. Perché io pure ho diritto a farmi due giorni (di ferie, ndr). Già m'è saltato Ferragosto, Santo Rocco, Santo Stefano, Santo Cristo. Mi chiamate come i pazzi, datevi una calmata . Cento volte mi chiamate, basta, ragazzi non mi stressate la vita", concludeva.

Bancomat o app per spendere il reddito di cittadinanza

Potrebbe essere speso con il bancomat o tramite app il reddito di cittadinanza una delle misure più attese della manovra, tra i punti chiave del contratto di governo tra Lega e M5S. La misura riguarderà 6 milioni e mezzo di persone che ora vivono sotto la soglia di povertà e per finanziarlo sono stati previsti 10 miliardi di euro. Mentre non si conoscono ancora i dettagli sulla platea dei beneficiari e sui requisti per l'erogazione, quel che è certo è che si partirà da gennaio con il rafforzamento dei centri per l'impego, mentre gli assegni, di 780 euro mensili, dovrebbero essere erogati a partire da marzo-aprile.

Per ottenere il reddito di cittadinanza, bisognerà sottostare ad alcuni requisiti: essere cittadini italiani, aver compiuto almeno 18 anni, essere disoccupati o percepire un reddito o pensione considerati al di sotto della soglia di povertà, iscriversi al centro per l'impiego, svolgere progetti di utilità sociale organizzati dal Comune di residenza per un massimo di 8 ore settimanali, e soprattutto accettare uno fra i primi tre lavori offerti dal centro per l'impiego. Dopo il rifiuto di tre offerte, infatti, i cittadini saranno esclusi dal sussidio. Chi vuole ottenere il reddito di cittadinanza, dovrà inoltre dimostrare di impiegare alcune ore al giorno alla ricerca di un lavoro.

E se è vero che le modalità e i requisiti per l'erogazione della misura non sono ancora stati fissati, (dal calcolo potrebbe essere esclusa la prima casa, come chiede il M5S) a svelare alcuni dettagli di come si spenderà il reddito di cittadinanza è stata il viceministro all'Economia dei 5Stelle, Laura Castelli, in un'intervista al 'Fatto Quotidiano. "Il progetto lo stiamo definendo assieme al team per la trasformazione digitale di Diego Piacentini e alla Banca mondiale" ha detto Castelli, spiegando che il reddito sarà erogato sotto forma di carta acquisti che i beneficiari potranno spendere per i beni di prima necessità, come alimenti e medicinali. Ma anche per pagare l'affitto.

"Ogni cittadino che ha diritto al reddito potrà adoperare la propria tessera bancomat e recarsi in un negozio - ha affermato Castelli -. Poniamo che debba comprare del pane: gli basterà dare il bancomat al fornaio, che riconoscerà il codice della tesserina tramite un apposito software, e scalerà la cifra dell’acquisto. Non ci sarà alcuno scambio di denaro: il negoziante riavrà dallo Stato in giornata la cifra spesa dal singolo cittadino, come già avviene ora con i normali acquisti. E le banche di acquirente e venditore non avranno visionato nulla".

Per quanto riguarda i pagamenti che necessitano di bonifico bancario, come il versamento dell'affitto, Castelli ha spiegato che si potranno utilizzare sistemi di pagamento tramite app. Così facendo, ha precisato il viceministro all'Economia "potremo far sì che il reddito venga tutto destinato al consumo, e controllare il modo in cui viene speso. E così potremo anche garantire il pagamento dell'Iva".

Inoltre "prevediamo di escludere alcuni circuiti da questo processo. Per capirci, nessuno potrà usare il bancomat per scommettere. Le tecnologie per i pagamenti sono già tutte disponibili. Mentre ci vorranno alcune settimane per incrociare le banche dati di Inps, centri per l’impiego, Comuni e centri di formazione". Niente a che vedere, però con la social card per gli anziani. "E' un metodo diverso - rimarca Castelli - nessuno avrà paura di sentirsi ghettizzato usando una carta riconoscibile, perché potrà adoperare il suo consueto tesserino bancomat".

«Casalino pagliaccio», ira Pd su nuovo audio

"Casalino pagliaccio". E ancora, "Rocco vergogna". Il Pd si scaglia contro Rocco Casalino, finito di nuovo al centro delle polemiche dopo la diffusione su 'Il Giornale' di un audio nel quale il portavoce del premier, tre giorni dopo il crollo del ponte Morandi, dice ai giornalisti che lo tempestano di telefonate di non stressarlo, lamentandosi di aver dovuto saltare le ferie di Ferragosto. "Ragazzi però chiamate una volta, dopodiché semmai io vi richiamo - dice Casalino nell'audio sotto accusa - Oppure mi scrivete una cosa e se ho qualcosa da dirvi ve la dico. Perché io pure ho diritto a farmi due giorni (di ferie, ndr). Già m'è saltato Ferragosto, Santo Rocco, Santo Stefano, Santo Cristo. Mi chiamate come i pazzi, datevi una calmata - ribadisce, rivolgendosi ai cronisti - Cento volte mi chiamate, basta, ragazzi non mi stressate la vita".

Dichiarazioni che hanno scatenato l'ira dei dem. "Crolla il Ponte di Genova e il portavoce del Governo pensa al Ponte di Ferragosto? Ma dove siamo finiti con questo Casalino? Gli è saltato Ferragosto, poverino", scrive ironico sui social l'ex premier Matteo Renzi. "Ogni minuto che passa senza le dimissioni di #Casalino è un'offesa per Genova e i genovesi. A casa, adesso!", twitta il segretario dem Maurizio Martina. "Che squallore! Ma quando se ne va?", gli fa eco la deputata Alessia Morani. Secondo Matteo Richetti è stato "oltrepassato il limite della decenza" per cui "#Casalino è indegno dell'incarico che ricopre. Si dimetta!" Sulla stessa lunghezza d'onda Anna Ascani: "Un uomo preoccupato del suo #ferragosto di fronte alla morte di 43 persone non è degno di servire le istituzioni. Se ne vada subito".

E ancora, "L'Italia non merita questo pagliaccio", tuona su Twitter il senatore Davide Faraone mentre per l'ex ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli Casalino deve andare "A casa subito! #RoccoVergogna". Secondo Andrea Marcucci si è trattato di "un atteggiamento vergognoso. A questo punto - sostiene il capogruppo del Pd a Palazzo Madama - penso che Rocco Casalino si meriti ferie infinite, venga allontanato da Palazzo Chigi". Della stessa opinione la senatrice dem Teresa Bellanova: "Con più di 40 persone che hanno perso la vita per il crollo del Ponte Morandi, ci si può davvero preoccupare delle mancate ferie di Ferragosto? Ma che persona è questa qui. Quanta vergogna in quelle parole #RoccoVergogna".

Immediata la levata di scudi da parte del Movimento Cinque Stelle, che fa quadrato attorno al portavoce del premier. "La macchina del fango innescata contro Rocco Casalino ha del surreale - lamenta Maria Laura Paxia, portavoce del M5S - Si tratta di conversazioni private, estrapolate dal contesto, solo per attaccare e denigrare questo governo e chi lo sostiene". Sulla stessa lunghezza d'onda Luca Carabetta. "Ancora una volta provano a colpire Rocco Casalino per mettere in cattiva luce il governo - afferma il deputato M5S - È veramente triste assistere a livelli così bassi di giornalismo o, meglio ancora, di gossip: siamo di fronte all'ennesima subdola strumentalizzazione di dichiarazioni estrapolate ad hoc per mettere in moto la macchina del fango contro il M5S".

Il Pd torna in piazza, prove di “pace" contro il Governo

ROMA. Unità in piazza, prove di dialogo dietro il palco. La manifestazione supera la sfida lanciata con la mobilitazione contro il governo Lega-M5s e il Pd dimostra di essere, se non al pieno delle forze, comunque “in salute”. I 70mila in piazza del Popolo scandiscono in almeno quattro passaggi il grido “unità, unità”. «A maggio dobbiamo essere in campo, forti e aperti, a dare battaglia per le europee», spiega Martina, «ma per farlo serve un nuovo Pd per una nuova sinistra. Non servono tifosi ma una comunità che senta su di sè questo impegno».

Di Maio: «Lo spread? Sono tranquillo»

ROMA. La reazione dei mercati al Def non spaventa il vicepremier Luigi Di Maio. Ospite a 'L'intervista' di Maria Latella su SkyTg24, il capo politico del M5S, parlando dello spreadschizzato fino a 280 punti, dice: "Sono tranquillo anche se è salito, perché poi a fine giornata è sceso". "Quando il Def sarà pubblico - assicura -, si vedrà il più grande piano di investimento della storia dell'Italia".

Il ministro dello Sviluppo economico definisce "normali e reazioni di ieri dei mercati alla nota d'aggiornamento. Ma, aggiunge, "ho visto diversi analisti non centrare l'obiettivo, pensando a una scusa della manovra per uscire dall'Europa e dall'euro. Invece - continua Di Maio - noi abbiamo fatto la 'manovra del popolo' che per la prima volta ricostituisce diritti sociali distrutti".

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