Sabato 16 Febbraio 2019 - 7:33

Manovra, Ruspandini: appello a Mattarella su norma taglia fondi editoria

ROMA. «Mi appello al presidente della Repubblica, affinchè blocchi la norma incostituzionale contenuta in questa manovra che taglia i fondi all'editoria che colpirà oltre 150 aziende che danno lavoro a migliaia di giornalisti, editano mensili e settimanali, senza considerare l'indotto e la ricaduta sui territori. È una norma vigliacca, di cui nessuno conosce il contenuto, introdotta senza alcuna discussione e confronto e senza la possibilità di essere modificata, che mette in discussione il pluralismo stesso dell'informazione, principio cardine della nostra Costituzione. Spariranno quei quotidiani locali, avamposti di libertà e di giustizia, che danno voce ai territori. Il tutto in nome del mondialismo e delle grandi testate social come Facebook e Google, che solo in parte saranno colpite dalla web tax. Qui si doveva agire per reperire i fondi necessari ad una manovra che doveva essere, quella sì, veramente di cambiamento. Invece, sono colpite le eccellenze italiane, tagliando le gambe ai veri imprenditori, distruggendo un sistema sano, virtuoso e strategico per tantissime province italiane». Così il senatore di Fratelli d'Italia, Massimo Ruspandini nel corso del suo intervento in Aula sulla legge di Bilancio. 

IL VIDEO

Di Maio killer della stampa libera, esulta per i tagli all'editoria: «Fatto»

ROMA. «Taglio fondi all'editoria, fatto». Lo ha detto il vicepremier e ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio elencando in un video su Facebook tutte le misure «portate a casa» con la legge di bilancio. Annunica così, compiaciuto e soddisfatto, il ministro del Lavoro la morte di centinaia di giornali e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Un attacco mai sferrato prima all’informazione libera in Italia. «Tagliamo i fondi all'editoria», ha detto Di Maio, ricordando «il V2 day del 25 aprile 2008: in piazza per chiedere l'indipendenza della stampa, della funzione sociale importante della stampa e dell'editoria, togliendogli i soldi pubblici in modo che una testata non debba dipendere dall'emendamento di Governo». 
Di Maio mente due volte. Sa benissimo che il fondo per il pluralismo dell’informazione serve a giornali che non possono resistere da soli sul mercato. Secondo aspetto, quei soldi non verranno tagliati: il quinto articolo dell’emendamento, infatti, stabilisce che i soldi restano nella disponibilità della presidenza del Consiglio che con dei decreti può utilizzarli per favorire il pluralismo dell’informazione. Il disegno è questo: fare fuori tantissimi giornali che adesso rappresentano delle voci libere sui territori e farlo subito. 
Da contraltare alle sciocchezze che dice il ministrello di Pomigliano, ci sono quelle del vicepremier della Lega, Matteo Salvini, che utilizza il più demagogico degli argomenti: «Parte dei contributi che oggi il governo eroga ai giornali dovrebbe essere utilizzata per chi è in difficoltà economica», ha detto Matteo Salvini parlando a “Radio Anch'io”. Salvini ha sottolineato che «nel momento in cui si chiedono sacrifici agli italiani» ci sono «130 milioni di euro dei cittadini che faticano a tirare fino a fine mese che si danno ogni anno ai giornali». Altra menzogna, perché il fondo per il pluralismo sul quale si interviene con l’emendamento killer, prevede una spesa di poco superiore ai 50 milioni di euro. Ma rivela le sue reali intenzioni, cioè quelle di mettere a tacere le voci che gli danno fastidio quando dice: «Io speso che abbia lunghissima vita, ma se Avvenire, tanto per fare un esempio, che è il giornale dei Vescovi, prende 6 milioni di contributi pubblici dai cittadini italiani, penso che una parte di quei soldi possano essere spesi per chi è davvero in difficoltà, o sbaglio?».
La replica del direttore dei Avvenire Marco Tarquinio non si fa attendere: «C'è qualche politico che ieri come oggi non sopporta che ci sia una libera stampa in questo Paese. Un ministro dell'Interno cosi' sollecito nei confronti delle persone in disagio economico potrebbe magari dare il buon esempio cominciando con la restituzione immediata dei 49 milioni di euro».
A tentare di gettare acqua sul fuoco, ma senza riuscirci, è il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti che in merito ai tagli all'Editoria diche che «la volontà espressa dal M5S sul tema è tale per cui il percorso andrà avanti, con che tipo di velocità è da discutere. Noi siamo affinché la riduzione del fondo dell'Editoria sia fatta in tempi ragionevoli ma senza causare sconquassi – aggiunge – non penso che dare fondi all'Editoria equivalga a libertà di informazione ma quando si interviene ci vuole buonsenso per non compromettere la sopravvivenza di alcune realtà informative che dovranno riorganizzarsi».

Di Maio fa la lista: fatto. Non proprio

Venti punti, elencati uno dietro l'altro e messi bene in evidenza sui social. Luigi Di Maio fa la lista delle "cose fatte; di quelle, cioè, che sono entrate nella legge di bilancio gialloverde e che vanno dal reddito di cittadinanza a quota 100, fino al taglio delle pensioni d'oro. Accanto a ogni voce indicata dal vicepremier viene evidenziata in giallo la parola 'Fatto' anche se la manovra non è ancora stata approvata. E alcuni dei punti elencati, come il reddito di cittadinanza e quota 100, arriveranno con un decreto ad hoc.

"Questa è la lista delle cose che sono entrate nella legge di bilancio che ho letto prima in diretta, fatela vedere a chi ancora è scettico su questo governo" ha scritto il vicepremier. Una strategia mediatica che però non è proprio una novità: già nel 1994 l'idea di 'cerchiare in rosso' i successi ottenuti a palazzo Chigi venne all'allora premier Silvio Berlusconi, che lanciò una serie di spot televisivi per 'fare pubblicità' al lavoro fatto dal 'Berlusconi I'. Gli spot, realizzati sotto la supervisione del sondaggista azzurro Gianni Pilo, si chiudevano tutti con lo slogan 'Fatto!'.

Vediamo, di seguito, a che punto sono alcuni dei punti elencati da Di Maio nella lista: 

NESSUN AUMENTO DELL'IVA - Le clausole di salvaguardia per il 2019 sono state disinnescate dal governo Conte, quindi non ci sarà alcun aumento. Ma la revisione delle clausole per gli anni 2020-2021 e contenuta nella relazione tecnica che accompagna il maxi emendamento alla legge di Bilancio prevede un aumento di 23,1 miliardi nel 2020 e di 28,7 miliardi nel 2021.

REDDITO DI CITTADINANZA - Per il reddito, misura bandiera del governo pentaleghista, si sa che ci sono i fondi e che partirà tra fine marzo e i primi di aprile ma il decreto legge che disciplina il meccanismo deve ancora essere presentato.

QUOTA 100 PER SUPERARE FORNERO - Stesso discorso del reddito: per ora si sa che per quota 100, che prevede l'uscita dal lavoro con almeno 62 anni d'età e 38 di contributi, sono stanziati i fondi ma la misura deve essere ancora definita da un decreto ad hoc.

TAGLIO PENSIONI D'ORO - La misura prevede tagli in modo progressivo in base all'entità dell'assegno (con scaglioni che vanno dal 10 al 40% per gli assegni che superano i 500mila euro). Esonerati i trattamenti interamente liquidati con il sistema contributivo, gli assegni di invalidità ai superstiti e alle vittime del terrorismo. L'intervento interesserà un arco temporale di cinque anni.

AUMENTO PENSIONI MINIME - Le pensioni di cittadinanza, ossia l'aumento delle pensioni minime e di invalidità a 780 euro, saranno riservate agli indigenti che attualmente percepiscono un assegno inferiore a 780 euro mensili, valore che l'Istat considera come soglia di povertà. Il meccanismo, però, come per reddito di cittadinanza e quota 100, deve essere definito in un decreto che attualmente non c'è.

6.000 EURO DI INCENTIVI AUTO ELETTRICHE - Il governo ha varato un provvedimento per incentivare la vendita di auto elettriche che prevede fino a 6mila euro di bonus per l'acquisto di veicoli a zero emissioni. Tuttavia, è prevista una tassa per i Suv e per le auto extra lusso.

Manovra, niente procedura d'infrazione

L'Italia non sarà sanzionata. Il collegio dei commissari europei, riunito stamani a Bruxelles, ha deciso di non avviare la procedura per debito (Edp in gergo) nei confronti del nostro Paese, in seguito alle modifiche apportate alla manovra economica attualmente all'esame della commissione Bilancio del Senato.

"Siamo chiari: la soluzione individuata" per correggere la manovra economica dell'Italia "non è l'ideale ma evita di aprire una procedura per deficit eccessivo in questa fase e corregge una situazione di seria inadempienza rispetto al patto di stabilità", ha commentato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis in conferenza stampa a Bruxelles, sottolineando che "è importante il fatto che la nuova manovra è basata su uno scenario economico plausibile: politiche di bilancio sostenibili e credibili non possono essere pianificate sulla base di stime ultraottimiste".

Nella manovra rivista per la seconda volta dal governo italiano la previsione di crescita del Pil per il 2019 "è stata abbassata dall'1,5% di settembre all'1% di oggi", una stima che "corrisponde al consensus" delle istituzioni che effettuano previsioni sulla crescita economica dei Paesi, ha invece commentato il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici, al termine del collegio dei commissari a Bruxelles. Il bilancio pubblico dell'Italia per il 2019 "è ora molto più realista, prossimo alle regole e con modifiche sostanziali. E' quello che volevo come commissario: missione compiuta", ha concluso Moscovici.

DOMBROVSKIS - "Lo sforzo addizionale presentato dall'Italia per il 2019 - ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis al termine del collegio dei commissari - ammonta a 10,25 mld di euro. Con le assunzioni del nuovo scenario macroeconomico, le misure addizionali presentate e la flessibilità per eventi eccezionali, il deficit nominale è al 2,04% del Pil. E questo significa che il deterioramento strutturale è stato ridotto dallo 0,8% del Pil nel Dpb originale a zero nella proposta di oggi". Tuttavia "la composizione delle misure annunciate e della manovra nel suo complesso desta ancora preoccupazione nel suo complesso", ha sottolineato il vicepresidente della Commissione europea. Una "parte cospicua" dell'ammontare delle modifiche che hanno consentito all'Italia di evitare l'avvio di una procedura per debito - ha specificato Dombrovskis - "deriva dall'entrata in vigore ritardata delle due principali misure espansive, il reddito di cittadinanza e le modifiche delle riforme delle pensioni".

"Questo vuol dire che quando queste misure entreranno pienamente in vigore, avranno come risultato costi più elevati per gli anni a venire", ha proseguito Dombrovskis, spiegando che "nel 2020 e 2021 l'Italia intende compensare i costi attivando le clausole di salvaguardia, aumentando l'Iva. Tuttavia - ha aggiunto - sappiamo che in passato l'Italia non ha attivato le clausole di salvaguardia: se questo dovesse accadere ancora, consistenti risorse dovrebbero essere reperite altrove. Le nuove misure contengono anche tasse più elevate sulle aziende e tagli agli investimenti pianificati, misure queste che non sono favorevoli alla crescita". "Tuttavia - ha concluso Dombrovskis - la minore spesa per investimenti può essere compensata in parte da un miglior uso dei fondi strutturali. La Commissione continuerà a monitorare l'attuazione delle misure concordate. A questo riguardo, il governo ha concordato una salvaguardia aggiuntiva, che congela 2 mld di spese pianificate nel bilancio 2019. Queste spese saranno attuate solo se durante l'anno verrà confermato che il deficit è sulla giusta strada".

CONTE - Intanto, parlando al Senato della manovra, il premier Giuseppe Conte ha spiegato di aver "lavorato con la massima determinazione per evitare la procedura di infrazione". Quella sulla manovra economica realizzata dal governo "è una soluzione buona per gli italiani e soddisfacente per l'Europa", ha osservato. "Abbiamo salvato l'impostazione della manovra - ha aggiunto -, non abbiamo ceduto sui contenuti certi degli effetti virtuosi che una manovra espansiva potrà determinare". Dall'Europa, nel corso della trattativa per evitare l'infrazione, c'è stata "rigidità di posizioni ma - ha sottolineato il premier - anche apertura al dialogo. Abbiamo lavorato affinché fosse quantificata la stima economica e finanziaria delle misure" contenute in manovra, "soprattutto di quelle a carattere sociale e previdenziale. Queste valutazioni hanno rilevato che le risorse necessarie per realizzarle erano inferiori a quelle inizialmente previste, il che ci ha portato a ridurre il disavanzo dall'iniziale 2,4% al 2,04% circa, senza modificare i contenuti", sia "riguardo la platea che riguardo ai tempi di attuazione. Ci tengo a ribadirlo: sia quota 100 che reddito di cittadinanza partiranno nei tempi previsti", ha concluso Conte.

DI MAIO - "Le misure qualificanti della manovra economica e le platee di riferimento rimangono invariate e confermate al 100%", ha invece dichiarato in una nota il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio, sostenendo che "reddito di cittadinanza e quota 100 partiranno nei tempi previsti". Poi, facendo riferimento alla trattativa europea, Di Maio ha sostenuto che "questo risultato lo dobbiamo al Presidente Conte, persona leale e determinata che non ha mai fatto pressioni sulle forze di maggioranza per cedere sulle misure ma, al contrario, ha fatto valere in tutti i contesti le ragioni del governo e degli italiani. A lui oggi va la mia gratitudine e un sentito 'Grazie Presidente!'", ha concluso il leader del M5S.

TRIA - Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, incalzato dai cronisti prima di lasciare Palazzo Madama, ha espresso "grande soddisfazione di tutto il governo" per aver evitato la procedura d'infrazione dell'Ue. "Sono mutate le condizioni", ha aggiunto, spiegando che il rapporto debito Pil "salirà leggermente nel 2018 e andrà poi a scendere nel 2019".

MATTARELLA - "Ho valutato molto positivamente la scelta del governo di avviare un dialogo costruttivo con la Commissione europea -che ha agito con spirito collaborativo- sulla manovra di bilancio per giungere a soluzioni condivise, raggiunte in questi giorni". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’incontro al Quirinale con le Alte cariche dello Stato.

"Vi è una tendenza, risalente nel tempo, diffusa in tutta l’Unione, a osservarla, e a giudicarne i comportamenti, come se si trattasse di un soggetto estraneo. L’Europa - ha ribadito poi Mattarella - non è un ‘vincolo esterno’ ma piuttosto un moltiplicatore della nostra influenza internazionale, della nostra capacità di espansione economica e commerciale, oltre che della preziosa libertà di movimento, particolarmente per i nostri giovani".

 

Si dimette il capo di gabinetto del Mef

Ha rassegnato le dimissioni il capo di gabinetto del ministero dell'Economia Roberto Garofoli, da tempo sotto attacco del Movimento 5 Stelle. A quanto apprende l'Adnkronos, al suo posto, accanto al ministro dell'Economia Giovanni Tria, potrebbe arrivare Luigi Carbone, esperto di semplificazione amministrativa e già componente dell'autorità per l'Energia elettrica. Ex magistrato, arrivato al Tesoro con l'allora ministro Pier Carlo Padoan sotto i governi Pd di Renzi e poi Gentiloni, era stato accusato dai pentastellati di essere 'la manina' che aveva introdotto in manovra una norma pro-Croce Rossa.

Sul caso glissa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. A una cronista che insiste sulle dimissioni del tecnico, il premier risponde con una battuta: "Questa domanda me la faccia alla conferenza di fine anno - risponde dopo aver deciso con i giornalisti la data della conferenza stampa di fine anno, presumibilmente sabato prossimo - la tenga buona per quell’occasione, se la giochi lì". "Questa volta non c’entro, non è colpa mia", il commento del vicepremier Matteo Salvini.

Conte: «Non abbiamo ceduto su contenuti»

"Abbiamo salvato l'impostazione della manovra: non abbiamo ceduto sui contenuti, certi degli effetti virtuosi che una manovra espansiva potrà determinare". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, parlando al Senato sulla legge di bilancio. "Abbiamo lavorato con la massima determinazione per evitare la procedura di infrazione" ha proseguito il presidente del Consiglio, che ha aggiunto: "Ci siamo avvicinati alle posizioni dell'Ue senza mai arretrare rispetto agli obiettivi del voto del 4 marzo".

"I rinvii" dell'iter "non sono stati causati dalle incertezze interne alla maggioranza; si è imposto un rallentamento e un'inevitabile compressione del dibattito in commissione, a causa della complessa interlocuzione intercorsa con l'Unione europea alla quale abbiamo dedicato le più risolute energie e un intenso impegno".

UE - Dall'Europa, nel corso della trattativa per evitare l'infrazione, c'è stata "rigidità di posizioni ma anche apertura al dialogo. Abbiamo lavorato affinché fosse quantificata la stima economica e finanziaria delle misure" contenute, ha spiegato Conte, "soprattutto di quelle a carattere sociale e previdenziale". 

QUOTA 100 - "Queste valutazioni hanno rilevato che le risorse necessarie per realizzarle erano inferiori a quelle inizialmente previste, il che ci ha portato a ridurre il disavanzo dall'iniziale 2,4% al 2,04% circa, senza modificare i contenuti", sia "riguardo la platea che riguardo ai tempi di attuazione. Ci tengo a ribadirlo - ha detto Conte -: sia quota 100 che reddito di cittadinanza partiranno nei tempi previsti".

DEFICIT - Il rapporto deficit/Pil passa "dall'iniziale 2,4% al 2,04% circa, senza modificare i contenuti" di reddito di cittadinanza e quota 100, ha puntualizzato il premier durante l'informativa nell'Aula del Senato. Nello specifico passa "dal 2,4 al 2,04% per il prossimo anno, con previsione dell'1,8% per il 2020 e dell'1,5% nel 2021" ha affermato il premier. I saldi ammontano a "10 miliardi e 254 milioni nel 2019, 12 miliardi e 242 milioni nel 2020 e 15 miliardi e 297 milioni nel 2021".

PENSIONE - Inoltre, in manovra, è previsto il "contenimento delle spese pensionistiche" e "si interviene sulle pensioni d'oro con un contributo temporaneo e progressivo per scaglioni di reddito, una misura di equità sociale da cui abbiamo ricavato maggiori risorse".

CRESCITA - A seguito del peggioramento del quadro internazionale e del "rallentamento del ciclo economico", è stata poi rivista la crescita "del Pil all'1% per l'anno prossimo", con effetti che si ripercuotono sui saldi di bilancio. Quella sulla manovra economica realizzata dal governo "è una soluzione buona per gli italiani e soddisfacente per l'Europa" ha detto Conte.

TRIA - Soddisfazione da parte del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che - entrando in Senato - ha detto "certo!", rispondendo a chi gli chiede se sia soddisfatto dall'esito della trattativa con l'Europa che ha deciso di non avviare la procedura d'infrazione sulla manovra. 

Feltri: «Tagli editoria? Inc... nero con Salvini»

"Deluso da Salvini per l'ok ai tagli 5 Stelle all'editoria? Non sono deluso, sono incazzato nero. Anche lui fa come loro". Vittorio Feltri non ci sta e si scaglia contro la decisione del governo gialloverde di sforbiciare i contributi ai giornali. Tagli rivendicati dal Movimento 5 Stelle come uno dei punti cardine del suo programma elettorale. "O si va tutti sul mercato - dice all'Adnkronos il direttore di Libero - o si va tutti a casa: non si possono regalare soldi a chi non lavora togliendoli a chi lavora".

"Se i nostri governanti, e mi riferisco in particolare a Salvini e Di Maio, intendono consegnare tutto alla legge del libero mercato tagliando i contributi ai giornali" e "se noi andiamo sul mercato - rincara il giornalista - non vedo perché non debbano farlo la Rai, gli enti lirici, il teatro, l'Anpi e tutti quegli enti che prendono quattrini come sovvenzione dallo Stato. O si va tutti sul mercato o si va tutti a casa". La decisione dell'esecutivo è dettata solo da esigenze di revisione della spesa o dietro si cela anche il tentativo di 'zittire' il dissenso? "Certo che il sospetto viene - risponde Feltri - ma a me non piace teorizzare sui sospetti".

Alla domanda se si senta deluso da Salvini dopo la scelta del vicepremier leghista di 'avallare' i tagli grillini, il giornalista è categorico: "Non sono deluso, sono incazzato nero: vuol dire che anche lui adotta lo stesso piano del M5S". Feltri cita ancora Viale Mazzini come esempio di sovvenzione statale tollerata dal governo: "Non so perché ci sono 10mila persone in Rai, 5mila delle quali non fanno un cazzo, pagate coi soldi del Tesoro...".

Al neo-consulente del sottosegretario all'Editoria Vito Crimi, Pier Luca Santoro, che oggi su Facebook ha postato l'ultimo editoriale di Feltri su Libero, criticando sia il giornalista che la testata per la questione del finanziamento pubblico ("a noi tuona le sue, speriamo, ultime grida"), il direttore replica: "La sua è una dichiarazione di voto... gli sta sul cazzo Feltri, non la situazione in sé". E non risparmia fendenti al sottosegretario grillino: "Dico solo che Crimi è diminutivo di 'criminale'".

"Facciano quello che vogliono - rimarca Feltri -, ma non possono impedirmi di dire quello che penso: se si tratta di andare tutti sul mercato sono d'accordo, ma se dobbiamo andare solo noi, ci devono spiegare il perché", insiste.

Se il governo dovesse andare fino in fondo sui tagli come vi comporterete? "Siamo cittadini come gli altri, non vogliamo lanciare le bombe... dovremo licenziare un po' di gente. Se io licenzio 10 giornalisti, recupero. Ma non so se quei giornalisti saranno grati a questo governo, che dà i soldi a quelli che non fanno un cazzo. La Costituzione italiana, mi sembra di ricordare, dice che questa è una Repubblica fondata sul lavoro e invece - chiosa il direttore di Libero - diamo soldi a chi non lavora, togliendoli a chi lavora".

 

“Spazzacorrotti" è legge

La Camera ha definitivamente approvato la legge che contiene le misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, le norme sulla prescrizione del reato e sulla trasparenza dei partiti e movimenti politici. Il provvedimento - ribattezzato dai 5 Stelle 'spazzacorrotti' - approvato in prima lettura dalla Camera e modificato dal Senato, ha ottenuto 304 voti a favore, 106 contrari, mentre gli astenuti sono stati 19.

«Questa è una legge molto importante, il mio primo pensiero va ai giovani italiani e al loro futuro» ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, poco prima del voto in aula alla Camera per la definitiva approvazione del ddl anticorruzione.

Rai, esposto Pd su nomine vice direttori

Accertare se "le 30 nuove nomine" dei vice direttori Rai "possano determinare un irreparabile danno economico alla società e se abbiano violato" una serie di disposizioni tra cui il Contratto di servizio, la Convenzione con il ministero dello Sviluppo, i Piani anti corruzione e trasparenza. Lo chiede il deputato del Pd Michele Anzaldi in un esposto al procuratore generale della Corte dei Conti, al procuratore generale per il Lazio della Corte dei Conti e al presidente dell'Anac. Anzaldi segnala il fatto che le nomine abbiano determinato "tra l'altro un significativo aumento degli organigrammi precedenti (+25%) in assenza di apprezzabili modifiche organizzative" a fronte dell'annuncio di "importanti tagli nell'assegnazione dei budget di produzione alle reti come conseguenza della decisione del governo di non corrispondere alla Rai per il 2019 il cosiddetto 'extragettito' da canone".

Per il deputato Pd, "una gestione prudente, efficiente e ispirata a criteri di economicità avrebbe dovuto indurre il vertice della Rai a definire i nuovi organigrammi solo dopo aver varato il Piano di riforma organizzativa delle news", mentre "per la selezione dei 29 vicedirettori e del condirettore non è stato attivato lo strumento del 'job posting'". Inoltre, "in relazione al danno economico si fa presente che non è stata affidata alcuna funzione operativa ai vicedirettori non confermati, che vanno così ad aggiungersi agli altri dirigenti giornalisti senza incarico perché non ricollocati con un elevatissimo rischio di contenzioso giuslavorista", si legge nell'esposto. Anzaldi quindi chiede di "voler accertare la regolarità delle procedure adottate e se si configura una responsabilità degli amministratori produttiva di danno patrimoniale alla società avendo contravvenuto ai criteri di prudenza, economicità ed efficacia cui devono attenersi soprattutto gli amministratori pubblici".

Berlusconi: «Salvini sbaglia, con M5S non rispetta nostri elettori»

"Salvini oggi gode di consenso personale grazie al suo dinamismo e alla sua capacità di intercettare alcuni umori dell'elettorato, ma commetterebbe un grave errore se ritenesse di poterlo mantenere pur continuando a venir meno alle attese degli elettori di centrodestra, dal taglio delle tasse, alla semplificazione burocratica, alle grandi opere". Lo dice in un'intervista all'AdnKronos Silvio Berlusconi, che torna a bocciare il governo giallo-verde, invitando Matteo Salvini a rispettare il programma di centrodestra. "L'esecutivo - avverte - sta andando sulla strada opposta".

"Voglio ricordare - continua il leader azzurro - che anche questo governo, come i cinque ultimi, non è stato scelto dagli italiani - l'ultimo voluto dagli elettori è stato il governo Berlusconi nel 2008, dieci anni fa - ma è il frutto di una manovra di palazzo che ha messo insieme gli opposti" aggiunge Berlusconi che, viste le divisioni tra M5S e Lega, vede le condizioni politiche per una nuova maggioranza di centrodestra.

"La maggioranza relativa degli italiani - sottolinea il Cav - aveva scelto il centrodestra: oggi questa maggioranza, secondo i sondaggi, sarebbe assoluta. Sarebbe logico che un nuovo governo ne fosse finalmente espressione".

REGIONALI - Poi assicura che "la decisione è ormai prossima" in merito al fatto che nei prossimi giorni ci sarà un vertice con il ministro dell'Interno e con Giorgia Meloni per definire liste e candidati governatori alle prossime regionali. "Ci siamo sentiti in queste ore con gli altri leader del centrodestra e penso - dice il Cav - ci incontreremo questa settimana".

"Come sempre, il nostro criterio di scelta - spiega il leader azzurro - non sarà quello di una spartizione di incarichi fra i partiti ma invece l’individuazione in ogni realtà del candidato che presenta le caratteristiche migliori, per competenza, prestigio ed esperienza: il nostro obbiettivo non è solo vincere le elezioni, è soprattutto assicurare ad ogni regione cinque anni di buon governo all’altezza delle legittime attese degli elettori".

PARLAMENTARI - Dopo il passaggio del grillino Matteo Dall'Osso a Forza Italia, Berlusconi pronostica che altri pentastellati potrebbero arrivare, ma non vuol sentir parlare di 'mercato' di parlamentari. "Non si può assolutamente parlare davvero di campagna acquisti".

"I più consapevoli fra loro - assicura il Cav - si stanno accorgendo di essere al servizio di un progetto totalizzante, gestito da due-tre persone, che sta portando il Paese verso il baratro. Parecchi di loro si stanno ponendo il problema di come salvare se stessi e l'Italia, attraverso scelte a favore del Paese".

MANOVRA - E, a proposito di Italia, "se eviterà la procedura di infrazione sarà una piccola riduzione del danno" dice ancora Berlusconi con riferimento alla legge di Bilancio. "Non parlerei davvero di successo di un governo che, partito sfidando l'Europa con vere e proprie sceneggiate ad uso elettorale, è ora costretto a rimangiarsele in modo confuso".

"E' del tutto evidente - aggiunge - che il problema non è qualche decimale. E' una manovra che non prevede nulla per tagliare le tasse, per attrarre investimenti, per far ripartire la crescita e l'occupazione. Al contrario è una manovra recessiva che combatte la crescita e trascina l'Italia verso la povertà. E' tutta da riscrivere, ma non basterà cambiarla, bisogna cambiare questo governo".

Infine, quando gli chiedono cosa ne pensa di un presunto conflitto di interessi di Davide Casaleggio, "non ho nulla da dichiarare sul signor Casaleggio. Posso dire che tutte le accuse di conflitto di interessi nei miei confronti sono miseramente crollate, prima ancora che nelle aule di giustizia, nel giudizio della storia e in quello degli elettori".

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis