Martedì 22 Gennaio 2019 - 15:19

In Campania 40 giornalisti minacciati, ma Conte ne incontra solo tre. Forza Italia contro il premier

NAPOLI. «Perché il premier Conte, che ha messo al centro della sua passerella in Campania il tema della legalità, non ha organizzato un incontro vero, serio, con tutti i giornalisti a vario titolo minacciati dalla camorra? Perché non ha incontrato anche Paolo Siani, Marilena Natale, Giuseppe Crimaldi, Simone Di Meo, Fabio Postiglione, Luciana Esposito, Salvatore Sparavigna, Nino Pannella o Stefano Andreone, per fare qualche esempio?». Così il senatore Domenico De Siano, coordinatore di Forza Italia in Campania, commentando l'incontro - previsto nel pomeriggio - del premier Giuseppe Conte con alcuni giornalisti minacciati dalla camorra. «In Campania - ricorda De Siano - sono circa una quarantina i giornalisti minacciati e diversi di loro sono sotto protezione o sotto scorta. Il tema è insomma delicato e attiene al valore che si vuole attribuire alla libertà di stampa: affrontarlo superficialmente generando le solite categorie di giornalisti di serie A e di serie B non è un bel segnale», conclude De Siano. Dello stesso avviso Antonio Pentangelo, deputato e coordinatore di Forza Italia della provincia di Napoli. «Comprendiamo l'imbarazzo di chi guida un governo che prima definisce i giornalisti pennivendoli e prostitute e poi in qualche modo è costretto a doverli celebrare, ma limitare l'incontro di oggi a tre soli giornalisti minacciati dalla camorra ci è sembrato davvero di cattivo gusto» spiega Pentangelo. «Non so come si possano sentire le diverse decine di cronisti campani minacciati ed esclusi da questo momento istituzionale ma è certo che la libertà di stampa, vero fulcro della democrazia richiederebbe ben altra attenzione, ben altra sensibilità istituzionale che non sia quella dei figli e figliastri, dei tagli all'editoria» conclude. 

Dl Sicurezza, la resa dei 18 deputati M5S

Alla fine si sono arresi. I 18 deputati pentastellati che avevano inviato una mail al capogruppo Francesco D'Uva per rivendicare la possibilità di apportare modifiche al testo del dl Sicurezza targato Salvini, oggi hanno infatti inserito la retromarcia e ritirato i 5 emendamenti presentati nei giorni scorsi. A riferirlo, la capogruppo M5S in Commissione, Anna Macina. Ora l'Aula dovrà votare entro le 19 gli oltre 600 emendamenti presentati dai cari gruppi al decreto sicurezza e immigrazione.

Ed è rivolta nell'opposizione. "Hanno trovato un punto di accordo. La Lega ha dato il via libera all'anticorruzione che non voleva e il M5S ha blindato il dissenso interno sul dl sicurezza. Le opposizioni - spiega Stefano Ceccanti del Pd - stanno intervenendo per dire che ci hanno convocato per fare una sceneggiata... Hanno deciso che si approva il testo senza modifiche", aggiunge il costituzionalista.

Proteste anche dal deputato di +Europa Riccardo Magi: "L'ufficio di presidenza della commissione Affari Costituzionali ieri ha deciso che l'esame e il voto degli emendamenti (oltre 600) sul cosiddetto decreto Sicurezza, terminerà in ogni caso oggi alle 19. È stato chiesto alle opposizioni di diminuire il numero degli emendamenti e i tempi di intervento. Abbiamo allora chiesto al presidente e relatore Brescia e alla maggioranza se ci fosse la disponibilità a modificare il provvedimento che tutti i soggetti auditi hanno giudicato pessimo. Nessuna risposta".

"Lunedì mattina inizierà l'esame in aula e sicuramente verrà messa la fiducia sulla conversione del decreto, com'è avvenuto anche al Senato. Di fatto - lamenta Magi - è stato completamente impedito l'esame e la discussione di questo schifo di legge sia in commissione che in aula".

"Si sono impiegati giorni - continua il deputato radicale - per approvare un'altra legge pessima, cosiddetta 'anticorruzione', che stava a cuore al M5S che voleva incassarla prima di garantire alla Lega - di cui non si fida - l'approvazione di quest'altro capolavoro di incostituzionalità e malgoverno che è il dl Sicurezza-Immigrazione. Ora anche la Lega può andare all'incasso, ai danni di tutti e con l'accondiscendenza del M5S", conclude.

De Magistris: se si vota mi candido premier, sono io l'anti-Salvini

NAPOLI. Se si votasse l'anno prossimo Luigi de Magistris potrebbe candidarsi per fare il premier? “Se si vota l'anno prossimo bisogna mettere in campo un'alternativa politica ed in quel caso potrei esserci, con un fronte democratico nazionale, una coalizione civica nazionale. Se si va a votare l'anno prossimo e noi dal 1° dicembre in poi riusciamo a far crescere questo fronte popolare democratico credo che noi ci saremo”. Così a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che oggi è stato ospite della trasmissione condotta da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Che premier sarebbe Luigi de Magistris? Potrebbe essere uno alla Conte? “Sarei come mi vedete, il contrario di questi qua. Le alternative più convincenti vengono dal basso: da chi amministra sui territori, da chi li difende con associazioni, comitati e reti civiche, persone che hanno dimostrato in modo credibile di non tradire i valori costituzionali. Mettendo insieme queste alternative dal basso si può governare”. Lei vorrebbe essere l'anti Salvini? “Sì, perché lui costruisce il suo consenso sul rancore e l'odio verso gli altri mentre bisogna lavorare sulla coesione, la solidarietà e l'amore, non l'odio”. Il Ministro Salvini ha parlato di emergenza mondiale per i rifiuti. “L'emergenza mondiale semmai è Salvini...” Il voto per le politiche ci dovrebbe essere tra diversi anni, nel 2023. “Io credo che si andrà al voto prima. Se si va a votare alle politiche dopo le europee, - ha detto a Un Giorno da Pecora il sindaco - bisogna mettere in campo un'alternativa politica a quest'onda nera che avanza”. A breve però ci saranno le elezioni europee: è possibile una sua candidatura? “Io ho il mandato da sindaco fino al 2021, è molto difficile che possa candidarmi. Stiamo valutando la possibilità di fare una lista per le europee, in quel caso potrei candidarmi e poi lasciare il posto. Ma in questo momento è più no che si”. E per le regionali? “Si voterà nel 2020 – ha detto De Magistris a Rai Radio1 - pochi mesi prima della fine del mio mandato. Un po' ci sto pensando”. Non le va bene il governo di De Luca? “Di De Luca va bene solo il fatto che ce la sta mettendo tutta per farmi candidare a Presidente della Regione...” Tra queste ultime tre opzioni qual è la più probabile? “La cosa più probabile è che arrivi alla fine del mio mandato da sindaco, la seconda opzione è la regione. La terza, le europee, è molto difficile”.

Editoria, Casellati: «No a misure restrittive sui contributi». Fnsi: «Con l'azzeramento del fondo si perdono mille posti»

ROMA. «La necessaria attività di razionalizzazione della spesa pubblica non può, a mio parere, prevedere misure restrittive dei contributi all'editoria che finirebbero per pregiudicare l'esercizio della professione giornalistica. Gravi sarebbero le conseguenze non solo sull'occupazione, e in particolare nel segmento delle testate dell'informazione locale e di nicchia, ma soprattutto su quel pluralismo della stampa e dell'editoria che è principio cardine della nostra democrazia». È quanto afferma il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, nel messaggio inviato all'Unione Periodici Italiani (Uisp), in occasione della conferenza stampa che si è svolta oggi a Palazzo Madama, in Sala Caduti di Nassirya. 

«SCOMPARSA DI MILLE POSTI DI LAVORO». Da Bari interviene Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale della Stampa Fnsi. «A poche ore di distanza dall'ennesimo appello del Presidente della Repubblica a tutela della libertà di stampa, il parlamentare del Movimento 5 Stelle Adriano Varrica ha presentato un emendamento che ha già ottenuto il via libera dal Governo, con cui chiede una riduzione progressiva del Fondo per l'Editoria che di fatto porta all'azzeramento del fondo stesso come i 5 stelle hanno da sempre dichiarato: lo considero particolarmente grave perché si sta cercando di portare a compimento un disegno di sostanziale indebolimento dell'informazione in Italia». Così a margine di un evento sulla libertà di informazione. Secondo Lorusso l'azzeramento del Fondo per l'Editoria «produrrà la scomparsa di mille posti di lavoro e se a questo aggiungiamo l'indotto si capisce bene quali danni si stanno facendo non solo in termini di libertà e pluralismo di informazione con le voci che vengono cancellate ma anche in termini di posti di lavoro».

«DIFENDERE LA LIBERTà D'INFORMAZIONE». «Se il presidente della Repubblica sente la necessità di ribadire per ben sei volte in un mese il valore della libertà d'informazione, vuol dire che c'è qualche rischio sulle nostre teste, e tutti i giornalisti devono difendere la libertà d'informazione da ogni infamia, da ogni aggressione, parolaccia o minaccia». Lo ha detto Beppe Giulietti presidente della Fnsi la federazione della Stampa Italiana a margine di un'assemblea regionale. «Chi tira una testata contro un cronista sta minando il diritto dei cittadini ad essere informati, - ha detto ancora Giulietti - è giusto criticare i giornalisti, ma quando si dice “facciamo una legge sull'Editoria per chiudere i giornali che non ci piacciono" o “chiudiamo il Fondo per l'Emittenza" buttando centinaia di lavoratori in mezzo a una strada o chiudiamo il Fondo per l'Editoria e buttiamo migliaia di giornalisti a casa, quasi tutti precari, non si fa una critica, si fa una minaccia contro l'articolo 21 della Costituzione».

Anticorruzione, «Ora Lega abbassi i toni»

Trovato l'accordo nella maggioranza, ora è il momento di abbassare i toni. Questa la raccomandazione dei 5 Stelle alla Lega dopo il polverone sollevato dallo scivolone della maggioranza sul ddl anticorruzione. Nel pomeriggio alla Camera, sotto il colonnato antistante all'ingresso dell'emiciclo, c'è stato un fitto colloquio tra il capogruppo grillino Francesco D'Uva ed Edoardo Rixi, viceministro leghista ai Trasporti. "E' il momento di abbassare i toni, perché così non si può andare avanti", è il senso, a quanto apprende l'Adnkronos, del monito del presidente dei deputati 5 Stelle.

I vertici M5S, che in mattinata parlavano di "profonda lacerazione", ora gettano acqua sul fuoco e confidano di portare a casa il risultato: "Sul nodo corruzione è tutto risolto nella maggioranza, il problema sono le opposizioni, ma ce la faremo". Un big grillino sottolinea: "Salvini, paradossalmente, è la nostra garanzia: lui i patti li mantiene, il problema sono i suoi sul territorio che fanno pressing...". Secondo i 5 Stelle non c'è alternativa alla terza lettura come soluzione del nodo anticorruzione.

Per affrontare la questione, si è svolto questa mattina un vertice tra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. "Dovevamo risolvere e trovare una soluzione all'incidente di percorso che c'è stato ieri: proseguiremo nella valutazione degli emendamenti, poi correggeremo al Senato" e quindi il testo tornerà alla Camera per la terza lettura, ha spiegato Conte. "Avevamo previsto l'approvazione per gennaio 2019, la notizia - dice - è che verrà approvato alla Camera in terza lettura per la fine di dicembre".

Salvini nel mirino, spuntano manifesti choc

Salvini nel mirino. Salvini a testa in giù. Salvini minacciato di morte. Così appare il ministro dell'Interno in alcuni manifesti apparsi nel cagliaritano e condivisi via social dallo stesso Salvini. "FATE PENA!", tuona il titolare del Viminale su Facebook, annunciando che nei prossimi giorni tornerà in Sardegna "anche alla faccia di chi ci vuole male. Noi andiamo avanti!". "Chi ha fatto questi volantini è un delinquente", gli fanno eco gli esponenti del Carroccio in Sardegna, Eugenio Zoffilli e Guido De Martini, manifestando l'intenzione di presentare "denuncia alle forze dell'ordine".

Non è la prima volta che il leader della Lega è protagonista di un'immagine di protesta. A giugno a Milano un manifesto, poi rimosso, lo ritraeva nei panni di Adolf Hitler con accanto la scritta 'Hitching a ride'. Lo scorso luglio a Torino, invece, il titolare del Viminale veniva rappresentato con una corda al collo e sotto lo slogan 'Lega stretto' mentre a settembre, sempre a Torino, veniva ritratto in un murales a testa in giù. Anche in quel caso Salvini, postando la foto su Twitter, aveva commentato: "Che squallore Quanto odio. Noi rispondiamo con idee, cuore e coraggio, so che siamo in tantissimi, vero?"

Chi sono i 18 della fronda Cinquestelle

Guai a chiamarli 'dissidenti'. Eppure, la fronda di chi vuole modificare il decreto sicurezza è davvero folta: sono ben 18 i deputati 5 Stelle che ieri, in una lettera indirizzata al capogruppo Francesco D'Uva, hanno chiesto di intervenire con alcune modifiche sul dl messo a punto da Matteo Salvini. Sul provvedimento, che arriverà in aula tra qualche giorno, il vicepremier leghista ha posto un ultimatum: se entro il 3 dicembre non sarà approvato salta tutto. Ma chi sono i 18 frondisti grillini?

Quasi tutti sono alla prima legislatura. Come Yana Chiara Ehm, analista politica, classe 1990, nata a Usterath (Germania) che vanta una laurea in Scienze politiche e Scienze islamiche e un master in relazioni internazionali con focus su Medio Oriente, Caucaso e Asia centrale. O Valentina Barzotti, avvocato 32enne eletta in Lombardia e Raffaele Bruno, 44 anni di Napoli, autore, regista teatrale e biologo. Sono alla prima legislatura anche Santi Cappellani, 27 anni di Catania, dipendente di un'azienda privata. Tra i 18 firmatari c'è anche Giuseppe D'Ippolito, 60 anni di Nicastro (Catanzaro), avvocato civilista e amministrativista. E ancora Paola Deiana classe 1985, di Alghero (Sassari), laureata in Scienze e tecnologie per l'ambiente e il territorio e Carmen Di Lauro, 30 anni, di Vico Equense (Napoli), diploma di liceo scientifico.

A chiedere che il dl sicurezza venga modificato sono anche Antonio Federico, classe 1980, di Campobasso, laureato in Ingegneria industriale, Veronica Giannone, 37 anni, di Galatina (Lecce), Conny Giordano, 35 anni, di Napoli, laureata in Filologia moderna, Riccardo Ricciardi, 36 anni di Pietrasanta (Lucca), regista teatrale, laureato in Lettere, Doriana Sarli, classe 1961 di Napoli, medico veterinario, Elisa Siragusa, 32 anni, di Milano, impiegata con una laurea in Scienze statistiche. E poi Gilda Sportiello, 31 anni di Napoli, educatrice, laureata in Scienze dell'educazione, Simona Suriano, catanese, classe 1978, una laurea in Giurisprudenza e un master in Politica internazionale, Guia Termini, 33 anni di Treviglio (Bergamo), impiegata, laurea triennale in Ingegneria gestionale. Completano la lista dei 18 Roberto Traversi, 48 anni di Milano, architetto e giornalista pubblicista e Gloria Vizzini, 40 anni di Caltanissetta, insegnante, laurea in Lettere classiche e dottorato di ricerca in Filologia greca e latina.

Salvini e Di Maio: "Spread scenderà"

Lo spread infiamma la vigilia del verdetto Ue. Mentre si attende che la Commissione europea renda note le sue conclusioni sulla manovra, il differenziale tra Btp e Bund è schizzato ampiamente oltre la soglia dei 330 punti. "Ovviamente sono preoccupato" ha risposto ai giornalisti il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, in merito all'impennata.

Oggi il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno, in audizione davanti alla commissione Econ del Parlamento Europeo, ha evidenziato che il Documento programmatico di bilancio rivisto "non ha migliorato la situazione in termini dei costi del finanziamento del debito, e lo vediamo sui mercati ogni giorno, il che significa che non ha eliminato le preoccupazioni riguardanti la strategia di bilancio dell'Italia".

Ma i due vicepremier mostrano ottimismo. "Lo spread sono sicuro che scenderà, non potrà che scendere - ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini - tranne che non ci sia qualcuno che giochi alla speculazione per danneggiare l'Italia, e questo, come governo, non lo permetteremo". Analogamente il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, è certo che quando da Bruxelles "avranno preso le decisioni" sulla manovra italiana, "le tensioni scenderanno. Ne siamo convinti. Non ci affidiamo al destino ma a convinzioni precise".

Sabato è previsto l'atteso incontro tra il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, e il premier Giuseppe Conte. Juncker accoglierà il presidente del Consiglio "per una cena di lavoro a palazzo Berlaymont" a Bruxelles, ha confermato il portavoce capo della Commissione Margaritis Schinas.

Rifiuti, firmato protocollo a Caserta

E' stato firmato dal governo a Caserta il protocollo d'intesa sui rifiuti. L'accordo "coinvolge 7 ministeri" e "sta a significare - ha detto il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa - una particolare sensibilità e determinazione del governo" a contrastare i roghi, le discariche abusive il traffico dei rifiuti: "l'obiettivo, ben preciso, è tutelare la salute delle popolazioni che vivono su questo territorio della terra dei fuochi". Nel corso della conferenza stampa, il premier ha ricordato le parole della piccola Aurora, incontrata poco prima: "Vogliamo trasformare la terra dei fuochi in terra dei cuori".

"Non abbiamo certo la bacchetta magica", ma "abbiamo siglato un protocollo serio - ha sottolineato il premier - che ci impegniamo a realizzare punto per punto". Rispondendo alle domande dei cronisti su presunti dissidi alla firma con il governatore campano Vincenzo De Luca , il presidente del Consiglio ha osservato come di fronte a un testo così importante ''siamo tutti un po' pignoli'', precisando poi che non c'è stata " nessuna divergenza". Il Protocollo ''lo abbiamo riletto insieme e sottoscritto''.

Tornando sulle divisioni in seno al governo sul fronte inceneritori, Conte ha detto: "Credo sia salutare che ci possano essere diversità di opinioni fra due forze di governo, credo lo sia anche in una stessa forza di governo. Non vi dovete meravigliare" se ci sono questioni con "una pluralità di posizioni". "Poi c'è il momento della sintesi - ha aggiunto - che per noi è più facile perché abbiamo un contratto di governo". E sull'ipotesi di nuovi termovalorizzatori il premier ha spiegato: "La direzione di sviluppo è chiara. Non possiamo lavorare a impianti che non sarebbero nella direzione dello sviluppo dell'azione politica" fissata nel contratto di governo.

Il vicepremier Luigi Di Maio, intervenendo in conferenza stampa a Caserta, ha sottolineato: "C'è un governo non legato al business dei rifiuti sul territorio " e questo "può davvero cambiare le cose". Dietro il protocollo firmato a Caserta c'è un "lavoro grosso, enorme, molto più grande qualsiasi altra sfida che il governo sta affrontando ora". Il modello al centro del protocollo siglato oggi "deve essere esportato in altre regioni: se debelliamo qui" il fenomeno dei rifiuti tossici", "lo debelliamo anche in altre regioni italiane".

''Finalmente coinvolgiamo medici di base per monitorare gli indici tumorali. Stiamo ridando il diritto di respirare ai cittadini di questa terra e a questa terra", ha detto di Maio, rimarcando anche come, tra le altre misure del protocollo, ce ne sia una che prevede il monitoraggio delle discariche da parte delle forze dell'ordine. Di Maio, rispondendo alle domande dei cronisti all'uscita dalla Prefettura, ha poi assicurato: "Tutto a posto'' con Matteo Salvini.

Il ministro dell'Interno non ha partecipato alla conferenza stampa a Caserta. Conte ha rivolto le scuse ai cronisti da parte del leader leghista. "E' sopraggiunto un impegno al Quirinale'', ha spiegato. Fonti del Viminale hanno precisato poi che non c'è "nessuna polemica e nessun mistero", spiegando che Salvini è rientrato a Roma in quanto "questa sera parteciperà - come unico esponente del governo - a una cena al Quirinale" in onore dell'Emiro del Qatar.

Per quanto riguarda il problema rifiuti in Campania, fonti leghiste confermano che la volontà di rispettare il contratto va accompagnata alla necessità di rispondere ai problemi concreti e improvvisi. In questo senso, visto che a Salvini "piace studiare e documentarsi", prossimamente intende recarsi a Copenaghen dove un moderno termovalorizzatore prevede una pista da sci sul tetto. Oggi il ministro dell'Interno ha dichiarato: "I rifiuti ovunque nel mondo significano ricchezza, energia e acqua calda. A Copenaghen - ha spiegato - inaugureranno inceneritori con pista di sci e una parete di arrampicata". Parole che Di Maio, in conferenza stampa, ha commentato con una battuta: "Sì, ce la vedo proprio la pista da sci ad Acerra...".

"Dl sicurezza va cambiato", lettera 19 deputati 5S

Il decreto sicurezza e immigrazione targato Matteo Salvini rischia di spaccare il Movimento 5 Stelle anche alla Camera. A quanto apprende l'Adnkronos da fonti parlamentari, una ventina di deputati M5S ha inviato una mail al capogruppo pentastellato Francesco D'Uva per rivendicare la possibilità di apportare modifiche al testo del dl licenziato dal Senato lo scorso 7 novembre.

La missiva, racconta una fonte, sarebbe stata sottoscritta da 19 parlamentari, per lo più alla prima legislatura. "Nella mail - spiega all'Adnkronos un deputato - si chiede di presentare emendamenti al dl sicurezza" ma soprattutto "di aprire un tavolo di confronto interno". Una richiesta di attenzione e considerazione da parte del direttivo, quella che arriva dai 19 deputati grillini.

Alla Camera - dove sono in corso le audizioni, in Commissione Affari Costituzionali, sul decreto sicurezza - rischia dunque di aprirsi un nuovo fronte dopo le tensioni al Senato che hanno visto protagonisti 5 esponenti M5S (Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Virginia La Mura, Matteo Mantero), i quali si sono rifiutati di partecipare al voto di fiducia al governo sul provvedimento e per questo motivo sono finiti sotto la lente di ingrandimento del collegio dei probiviri.

Il decreto rappresenta una priorità per il governo e in particolare per il ministro dell'Interno Salvini. Anche per questo motivo, il testo viene considerato 'chiuso'. Non ci sarebbero i tempi per rimandarlo a Palazzo Madama, in caso di modifiche. E la questione di fiducia viene considerata quasi scontata.

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