Mercoledì 14 Novembre 2018 - 8:51

Renzi chiama a rapporto i Governatori

ROMA. Matteo Renzi sarebbe intenzionato a convocare le Regioni a Roma mercoledì prossimo. "Adesso con le Regioni ci divertiamo, ma sul serio": con queste parole il premier avrebbe accompagnato la convocazione dei governatori. Proprio oggi il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino, al termine della riunione dei governatori sulla legge di stabilità, aveva rivelato di avere "inviato una lettera per chiedere un incontro urgente al presidente del consiglio perché giovedì dovremmo dare un parere sulla legge di stabilità e serve un incontro prima, per avere elementi politici e tecnici per dare un parere". Le Regioni, ha evidenziato Chiamparino, esprimono "preoccupazioni sul pluriennale" perché "come rilevato dagli stessi tecnici del Senato i tagli 2017, 2018 e 2019 rischiano di determinare forti criticità per la sopravvivenza stessa del sistema regionale". "Per il 2016 prendiamo atto positivamente dell'aumento del fondo per un miliardo" rispetto al 2015, ha aggiunto Chiamparino, specificando però che "le esigenze per far fronte alle scadenze contrattuali, ai farmaci salvavita, al piano vaccinale e ai nuovi Lea sono circa il doppio, cioè un miliardo in più. Quindi rappresenteremo queste esigenze augurandoci sia possibile accrescere le risorse per la sanità nel 2016". Tornando sulle sue dimissioni, 'congelate' in attesa dell'ok definitivo alla legge di stabilità, Chiamparino ha precisato che "non è cambiato nulla e non sono legate alla manovra". "Resteranno appena finita la fase della legge di stabilità. Sono legate ad altre ragioni: alla situazione finanziaria della mia Regione e anche al fatto che ritengo che il sistema delle Regioni abbia bisogno di una forte iniezione di cambiamento e mi interessa acquisire tutta la libertà politica che ritengo necessaria per misurarmi su questo tema".

Roma, Renzi: «Nessuna congiura e nessun mandante contro Marino»

ROMA. «Una città funziona se il sindaco riesce a sistemare le strade  e far andare gli autobus. Se non funziona, bisogna prenderne atto. Ma quale mandante, non c'è stata nessuna congiura, ora è il momento di stoppare le chiacchiere». Lo ha detto Matteo Renzi al Tg1. «Ventisei consiglieri comunali, pur di mettere fine a questo balletto indecoroso, si sono dimessi - ha aggiunto il presidente del Consiglio - Si sono dimessi loro, hanno rinunciato alla poltrona con un grande gesto di stile». «Dire 'sono cittadino romano' era un vanto, ora quasi lo si dice con preoccupazione - ha rimarcato - Con il lavoro di Tronca saremo in grado di restituire ai romani la fiducia e l'entusiasmo».

Il premier ha parlato anche di Expo. È «l'orgoglio di chi ha vinto una sfida che sembrava impossibile, una sfida vinta non dal governo ma dall'Italia, dai passeggini in fila davanti agli ingressi, ha vinto l'Italia del 'perché no'» ha detto Renzi, annunciando che il 10 novembre a Milano si discuterà del progetto di riconversione dell'area.

Bye bye Marino: lasciano 26 consiglieri, decaduti sindaco e Giunta

ROMA. Game over per Ignazio Marino, dopo che 26 consiglieri hanno firmato le dimissioni, staccando, definitivamente, la spina al sindaco di Roma. Lo scioglimento del consiglio comunale potrebbe avvenire già oggi, domani la nomina del commissario. Al Campidoglio, sono state depositate le 26 firme raccolte dai consiglieri capitolini necessarie per arrivare allo scioglimento del Comune di Roma. Dopo l'annuncio del sindaco Ignazio Marino, che ieri ha ritirato le sue dimissioni, 21 consiglieri della maggioranza hanno firmato le dimissioni insieme a cinque delle opposizioni

 

"Le firme non sono state apposte. Il notaio se ne è andato", aveva fatto sapere, uscendo dalla sede dei gruppi consiliari di Via del Tritone, Ignazio Cozzoli, capogruppo capitolino di Conservatori e Riformisti. Secondo Cozzoli il numero di firme di consiglieri necessario per le dimissioni di massa sarebbe comunque stato raggiunto. "A breve - ha aggiunto - saremo in Campidoglio". "Abbiamo chiesto di formalizzare le dimissioni all'intera maggioranza in Campidoglio, che è la sede opportuna e non qui", ha aggiunto Cozzoli. "Stiamo andando in Campidoglio per firmare le dimissioni. Sono 26 consiglieri, 21 della maggioranza e gli altri delle opposizioni. Ancora non abbiamo firmato il notaio sta preparando l'atto", ha detto Roberto Cantiani, consigliere di Ncd lasciando la sede dei gruppi consiliari per recarsi in Campidoglio. Ai 19 consiglieri dimissionari del Pd si aggiungono Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato (Conservatori riformisti), Roberto Cantiani (Ncd), Alessandro Onorato e Alfio Marchini, Svetlana Celli (lista civica Marino), Daniele Parrucci (Centro Democratico).

 

"E' un fatto pesante per la democrazia a Roma la decisione del Pd di non consentire un dibattito in consiglio comunale. Le dimissioni dei 25 consiglieri vede insieme il Pd con la Lista Marchini e alcuni pezzi del centrodestra. Mi domando se il Pd si renda conto che la costruzione del partito della nazione a Roma è peggio della sua versione su scala nazionale". Lo ha detto all'AdnKronos Paolo Cento, segretario di Sel a Roma, al termine della riunione della segreteria nazionale del partito. "Questa comunanza -spiega Cento- prefigura un'alleanza tra Pd e Marchini" alle prossime elezioni. In questo caso, ha spiegato l'esponente di Sel, "saremmo di fronte a un'operazione di trasformismo senza precedenti" e soprattutto "incomprensibile, dal momento che 2 anni e mezzo fa Marchini era contro il Pd e il centrosinistra".

Marino indagato - Intanto oggi è arrivata la conferma di una notizia che circolava già da diversi giorni: Marino, è indagato dalla procura di Roma per il caso degli scontrini. Lui si difende: "E' un atto dovuto che serve per fare le indagini" ed "eventualmente arrivare anche a una archiviazione", sottolinea, rivendicando di essere stato "trasparente".

Il chirurgo sul fronte politico attacca: "Io mi chiedo perché di fronte a un sindaco che chiede un confronto in un luogo democratico" le forze politiche "utilizzano ogni strumento possibile" per impedire il confronto in un luogo in cui "ci si guarda negli occhi". "Se c'è una tale determinata ostinazione che porta i consiglieri a sottrarsi al confronto ci sarà un motivo che a me sfugge", aggiunge. Già stamattina, inaugurando una targa intitolata al presidente cileno Salvador Allende, il sindaco aveva detto: "Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato".

Eppure il primo cittadino è sempre più solo. Sulla vicenda scontrini arriva su twitter l'affondo dell'ormai ex assessore dimissionario ai trasporti di Roma Capitale Stefano Esposito: "Devo prendere atto di aver dato mia lealtà ad un bugiardo. #vergogna".

Berlusconi - Io a Roma sarei per appoggiare Marchini, una persona perbene che conosco da tempo... Silvio Berlusconi continua a vedere bene Alfio Marchini al Comune di Roma, anche perché al momento un nome credibile e competitivo, capace di sfidare Pd e Grillo, il centrodestra non ce l'ha. Ieri sera, alla cena di compleanno di Nunzia De Girolamo, il Cav avrebbe ricordato che conosce da tempo l'imprenditore romano e che per ora sarebbe orientato a sostenere una sua discesa in campo per il Campidoglio. Marchini, il ragionamento del Cav, comunque si candiderebbe contro un candidato scelto dal centrodestra e in quel caso si perderebbe ogni speranza di vittoria, lasciando il ballottaggio a Pd e M5S. Per la corsa al Campidoglio si parla con insistenza di Giorgia Meloni, ma Berlusconi, raccontano alcuni presenti, avrebbe spiegato che la leader di Fdi non sarebbe intenzionata a puntare alla poltrona di primo cittadino della capitale.

Grillo - Oggi l'atto finale. Ma è già polemica. "Che succede a Roma? La risposta è nella foto. Per sfiduciare Marino basta votare mozione M5S. Perchè il Pd non lo fa?", ha scritto su Twitter Beppe Grillo riferendosi a un sondaggio sui risultati alle urne se si andasse oggi stesso al voto nella Capitale. Il M5S, nella proiezione, è avanti, al 33%; il Pd secondo fermo al 17%.

D-day Marino, sindaco si barrica ma è indagato

ROMA. La resa dei conti è prevista per oggi. L'ora dello showdown non è ancora stata fissata, ma, a quanto apprende l'Adnkronos, sono previste nel primo pomeriggio di oggi le dimissioni di massa dei 19 consiglieri del Pd e degli altri sei, che si sono detti disponibili a firmare il passo indietro per raggiungere almeno il numero dei 25 necessari a determinare lo scioglimento del consiglio comunale, staccando definitivamente la spina al sindaco di Roma, Ignazio Marino. Marino che, intanto, oggi, conferma la sua agenda istituzionale e inaugurando una targa intitolata al presidente cileno Salvador Allende cita le sue stesse parole: "Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato".

 
Insomma, sindaco sulle barricate e consiglio pronto a sfiduciarlo. E' in questo clima che arriva la conferma di una notizia che circolava già da diversi giorni: Marino è indagato dalla procura di Roma per il caso degli scontrini. A confermarlo è l'avvocato Enzo Musco, legale del sindaco, secondo il quale l'accusa contestata è di peculato. "L'avviso di garanzia - ha spiegato all'Adnkronos il legale di Marino - è a tutela della persona, non contro. Proceduralmente è un passaggio obbligato per lo sviluppo e per le conclusioni delle indagini per le quali è prevista anche l'archiviazione".

Non tarda ad arrivare però la condanna dell'ormai ex assessore dimissionario ai trasporti di Roma Capitale Stefano Esposito, che commenta così su twitter: "Devo prendere atto di aver dato mia lealtà ad un bugiardo. #vergogna".

Sul fronte politico, il vertice fiume, che si è svolto ieri al Nazareno tra consiglieri dem e il commissario romano del Pd Matteo Orfini, è durato oltre otto ore. Un lungo lavoro per chiudere il cerchio sull'appoggio di consiglieri di altre liste nell'operazione. Tra questi ci sarebbero Daniele Parrucci, di Centro Democratico e probabilmente una dei componenti della Lista Civica Marino, Svetlana Celli, inoltre, nell'opposizione, sarebbero pronti a firmare le dimissioni Alfio Marchini e Alessandro Onorato della Lista Marchini. Tutti i sei firmatari di altri gruppi comunque, assicura qualche consigliere dem, non hanno a che fare con l'ex amministrazione di Gianni Alemanno e non sono stati toccati dalla vicenda mafia Capitale.

Un punto cruciale questo per mettere d'accordo il gruppo dem, in cui era emerso qualche maldipancia di fronte all'eventualità di mandare a casa Marino grazie all'appoggio di personalità legate alla precedente amministrazione. I 25 consiglieri si daranno appuntamento per poi recarsi insieme in Campidoglio dove dovranno presentare, contestualmente, le loro dimissioni.

Un finale prevedibile, ma non scontato. In Aula Giulio Cesare si è sperato fino all'ultimo in un'uscita di scena meno traumatica, con il sindaco dimissionario fino al 2 novembre, giorno dell'incarico al commissario. Ma mercoledì sera, nella riunione in casa del vicesindaco Marco Causi, la distanza con Marino, determinato ad andare in aula Giulio Cesare, appare incolmabile. Così, ieri, Orfini convoca i consiglieri dem per decidere la linea. Sfuma l'ipotesi di una mozione di sfiducia, monta quella di dimissioni di massa nel caso in cui Marino decidesse di ripensarci. La linea è questa. Aspettare le mosse del sindaco, in attesa della deadline del 2 novembre.

Ma alle 16.28 Marino annuncia di aver ritirato le sue dimissioni. Sono assolutamente pronto a confrontarmi con la mia maggioranza, a illustrare quanto fatto, le cose positive, gli errori, la visione per il futuro - afferma Marino - Questa sera come è giusto parlerò con la presidente Baglio e illustrerò, oltre a presentarle la lettera, la mia intenzione di avere una discussione aperta, franca e trasparente nell'Aula Giulio Cesare".

Subito dopo la sua giunta si sgretola. Causi annuncia di "aver appena consegnato la mia lettera di dimissioni dall'incarico di vicesindaco di Roma Capitale''. Lascia anche l'assessore capitolino ai Trasporti Stefano Esposito che all'Adnkronos dice: "Ho già protocollato le mie dimissioni". "Ho appena consegnato la mia lettera di dimissioni - ha precisato Esposito in una nota - dall'incarico di assessore alla Mobilità e ai Trasporti di Roma Capitale". Se ne va anche l'assessore alla Legalità Alfonso Sabella: "Evidentemente il sindaco ha fatto le sue valutazioni - ha detto a Skytg24 - Io per lunedì avevo già pagato una ditta di trasloco perché venisse a portare via i miei scatoloni e ora ho speso troppi soldi a causa del Comune di Roma per perdere anche questi. Quindi mi pare che sia abbastanza chiaro, io lunedì torno a fare il magistrato ovviamente. La mia è una valutazione tecnica nel senso che non sarei più in grado di fare approvare i provvedimenti a cui sto lavorando da tanto tempo. L'anomalia di un magistrato in giunta adesso è diventata forte". Anche l'assessore ai Lavori Pubblici Maurizio Pucci e l'assessore alla Cultura Giovanna Marinelli si dicono pronti a lasciare, subito dopo la riunione di giunta che ieri sera approva la delibera che amplia la pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali: per un anno, in via sperimentale, i Fori saranno pedonalizzati nel weekend, nei festivi e nei giorni feriali dei 'ponti'".

La notizia del ripensamento di Marino piomba mentre al Nazareno i consiglieri dem sono ancora con Orfini e i tempi della riunione si allungano. I consiglieri Pd sono 19, mancano almeno altri 6 consiglieri pronti a dimettersi per raggiungere la metà più uno dei membri, indispensabile per sciogliere l'assemblea. Alla fine, assicurano, la quadra è stata trovata. Oggi l'atto finale.

Roma, Marino: «Dimissioni? Sto riflettendo, ma nulla da negoziare»

ROMA. "Sto riflettendo e comunicherò presto le mie decisioni alla figura istituzionale che è la presidente Valeria Baglio". Lo ha affermato il sindaco di Roma Ignazio Marino che, arrivato in Campidoglio, ‎ha così risposto a una domanda sulle sue dimissioni e un eventuale ripensamento. ''Nulla da negoziare''- "Qui la questione principale non è Ignazio Marino ma è Roma. Marino non ha assolutamente nulla da chiedere né da negoziare con nessuno e per nessuno".

Fumata nera da vertice Marino-Orfini - Dimissioni sì, dimissioni no. Il rebus resta. Ieri sera si è conclusa con un nulla di fatto la lunga riunione, circa quattro ore, tra il sindaco dimissionario Ignazio Marino e il commissario del PD romano Matteo Orfini, tenutasi a sorpresa a casa del vicesindaco Marco Causi. Insieme a loro anche l'assessore alla legalità Alfonso Sabella e quello ai trasporti Stefano Esposito.

Causi: ''Ognuno resta su sue posizioni' - ''Ognuno è rimasto sulle sue posizioni. Abbiamo avuto una discussione molto cordiale. La notizia è che ci si parla ma ognuno resta sulle sue posizioni''', ha sintetizzato Causi, scherzando con i cronisti sul menù della cena: ''Pasta con le sarde alla palermitana''. ''La riunione è andata benissimo e come ho detto nei giorni scorsi sto ancora riflettendo. Buona serata e buon lavoro'', ha detto il sindaco uscendo dal vertice. Secco no comment da Orfini che non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

''Anticorpi ci sono ma vanno valorizzati'' - Il sindaco dimissionario ha poi replicato al presidente Dell'Anticorruzione Cantone che, ieri ma anche oggi, ha accusato la capitale di non avere ancora gli anticorpi contro la corruzione. "‎A Roma gli anticorpi esistono, questa piazza domenica ne ha visti migliaia presenti. Nella città ce ne sono milioni. Certamente gli anticorpi vanno valorizzati da noi delle istituzioni, perché se in un organismo vivente gli anticorpi vengono annichiliti non potranno svolgere bene la loro funzione".

Immigrati, Juncker apre alla flessibilità sui costi: «Per sforzi straordinari»

BRUXELLES. I costi straordinari per accogliere i migranti sostenuti dagli Stati europei saranno calcolati come eventi eccezionali alla luce dell'interpretazione più flessibile del Patto di Stabilità e Crescita. Lo ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, parlando al Parlamento europeo a Strasburgo. "Se un Paese ha fatto uno sforzo straordinario, ci deve essere un'interpretazione conforme a questo sforzo", ha spiegato. Juncker ha sottolineato che l'esecutivo Ue "sulla base di un'analisi Paese per Paese esaminerà se si debba tenere in conto dei costi sostenuti per accogliere i rifugiati". Parlando all'Europarlamento riunito in sessione plenaria a Strasburgo, Juncker ha ricordato che "tutti i Paesi membri hanno sottolineato i grandi sforzi economici che stanno sostenendo per affrontare la crisi dei profughi. Li capisco perfettamente e per questo la Commissione ha comunicato che saranno applicate le regole riviste del Patto di Stabilità" con un'interpretazione più flessibile.

 

"Il Patto è il Patto -ha sottolineato- ma di fronte a un problema di una gravità eccezionale, sulla base di un'analisi Paese per Paese andremo a esaminare se si debba tenere in conto dei costi sostenuti per accogliere i rifugiati. Applicheremo il Patto così come è stato aggiornato, ma lo faremo Paese per Paese".

 

Il presidente dell'esecutivo di Bruxelles ha detto che "anche fra i grandi ci sono Paesi che non fanno sforzi sufficienti" per accogliere i profughi. "Se un Paese fa uno sforzo straordinario, ci deve essere un'interpretazione conforme a questo sforzo. Ma i Paesi che non fanno sforzi straordinari e che non dimostreranno di essere coinvolti da queste politiche non potranno beneficiare di un'interpretazione più flessibile del Patto. Chi vuole un'interpretazione più flessibile, deve dimostrare che dispone di responsabilità sufficiente" nei confronti dei migranti.

Evasione, il Tesoro: «Fiducia alla Orlandi». È scontro
nel Governo

ROMA. Il Tesoro, anche alla luce delle polemiche sulle misure introdotte con la legge di stabilità e sul ruolo dell'Agenzia delle Entrate, difende la strategia del governo per la lotta all'evasione e conferma la fiducia nel direttore dell'Agenzia Rossella Orlandi. Il contrasto all’evasione fiscale "è una priorità del Governo, indispensabile per recuperare risorse finanziarie utili a ridurre il livello medio dell’imposizione fiscale". Quella che è cambiata "alla radice" è la strategia di fondo: "si sta dando attuazione al nuovo modello che incentiva gli adempimenti spontanei".

 

In questo contesto, l’Agenzia delle Entrate "svolge un ruolo cruciale" e "le competenze maturate e consolidate dal personale e dalla dirigenza costituiscono un patrimonio che il Governo intende salvaguardare". Così come è "immutata la stima nel direttore Rossella Orlandi". Il Tesoro vuole evidenziare come "lo spirito di dedizione e l’esecuzione dei doveri d’ufficio lontano dai riflettori che il personale ha mostrato in tante occasioni deve continuare a essere di esempio per chiunque operi al servizio del cittadino e dell’interesse pubblico". Il ministero "è impegnato nell’attività di rafforzamento organizzativo e operativo dell’Agenzia delle Entrate, anche grazie al contributo delle valutazioni chieste a Fmi e Ocse in merito a modelli efficaci nella realizzazione di un rapporto cooperativo tra contribuente e amministrazione fiscale secondo le migliori pratiche che emergono dalla comparazione internazionale".

 

SCELTA CIVICA - "Prendo atto del comunicato del Mef in cui si afferma: 'nel contesto di immutata stima nel direttore Rossella Orlandi, questo ministero è impegnato nell’attività di rafforzamento organizzativo e operativo dell’Agenzia delle Entrate'. Poiché però il direttore immutatamente stimato ancora la scorsa settimana era in giro per convegni a dire che invece l'agenzia la stiamo facendo morire, non che la stiamo rafforzando, tutto ripreso da svariati giornali e mai smentito, Scelta Civica chiede al ministro Padoan e al presidente del Consiglio Renzi un incontro politico dirimente e chiarificatore non appena il presidente Renzi sarà rientrato dagli impegni all'estero". Lo dichiara il segretario di Scelta civica, Enrico Zanetti ,sottosegretario all'Economia.

Niente paura, Pd e Anm hanno già fatto la pace

ROMA. "Considero l'Anm un interlocutore rappresentativo ed essenziale per il governo". Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando al 32esimo congresso dell'Associazione magistrati svoltosi a Bari. "Non troverete mai da me una parola demolitoria del ruolo di chi è chiamato a rappresentare la magistratura non senza difficoltà" ha sottolineato Orlando.

"Io ho parlato di strategia della delegittimazione. In realtà non mi riferivo al governo" aveva precisato Rodolfo Sabelli, presidente dell'Anm, a proposito delle sue dichiarazioni di ieri in occasione della cerimonia inaugurale del congresso dell'associazione a Bari. "Mi riferivo - aveva puntualizzato - a un clima che poi anche conosce momenti singoli di delegittimazione quando si raffigura la magistratura come una casta attenta ai privilegi o quando si ricorda la magistratura solo per fare polemiche sulle ferie: questi sono i momenti di delegittimazione che noi rifiutiamo".

"Non c'è un clima di attacchi frontali. Non è venuto nella fossa dei leoni. Gli attacchi frontali, preconcetti e pregiudiziali non ci appartengono - ha detto Sabelli accogliendo il ministro Orlando al congresso - Vogliamo un clima di confronto leale, aperto e disponibile alle critiche. Ma occorre una riflessione costruttiva".

Intanto, però, in giornata le posizioni espresse ieri dell'Anm hanno alimentato il dibattito politico. Per il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, "chiunque attacchi questo governo di incapaci ha ragione. Fa sorridere che l'attacco avvenga dai magistrati che si delegittimano da soli", ha detto a Belluno. "Se molti di loro lavorassero di più e i tempi delle cause penali ma soprattutto civili fossero più snelli, la gente avrebbe più fiducia nella magistratura. Non è il governo che toglie fiducia alla magistratura, sono i magistrati a togliersela da soli".

Un no allo scontro tra magistratura e politica è stato espresso da Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. "Io penso che il nostro Paese, la giustizia italiana non ha bisogno di una nuova stagione di scontro tra magistratura e politica", ha detto Legnini. "C'è un percorso di riforma in corso in Parlamento, c'è un percorso di autoriforma del governo autonomo della magistratura di cui oggi ho parlato - ha aggiunto - Io penso che si tratta di esprimere opinioni, giudizi, orientamenti più equi. Penso anche che bisogna attendere e sollecitare il completamento di questo percorso di riforma".

Per il senatore socialista Enrico Buemi, componente della commissione Giustizia di Palazzo Madama, l'Anm "farebbe bene ad occuparsi di un problema grande come una casa, quello del Consiglio superiore della magistratura", ha detto all'Adnkronos. "Capisco - ha aggiunto - che da parte della magistratura associata vi sia il tentativo di spostare la discussione sugli altri, ma c'è la questione del Csm, più volte richiamato a svolgere puntualmente le proprie competenze senza aspettare situazioni di opportunità per soddisfare in maniera esplicitamente clientelare le esigenze delle diverse componenti nell'assegnazione dei vari uffici".

Di analisi "anacronistica" e critiche nei confronti di governo e Parlamento "infondate" ha parlato all'Adnkronos Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia della Camera. "Non vi è alcuna delegittimazione della magistratura da parte della politica. Sabelli fa un'analisi anacronistica, forse legata a vecchi schemi di contrapposizione tra magistratura e politica, con critiche che, a fronte dell'impegno del governo in questa legislatura, appaiono oggettivamente infondate", ha aggiunto l'esponente del Pd.

Per la senatrice del gruppo Misto, Manuela Repetti, "l'attacco da parte dell'Anm a governo e Parlamento, per di più dinanzi al presidente della Repubblica, è apparso tanto immotivato quanto esagerato e, a mio avviso, poco serio". "Eppure - ha proseguito - tutti i provvedimenti approvati finora da questo governo e dal Parlamento con un'ampia maggioranza sono tutti improntati al rispetto per il lavoro e l'indipendenza dei magistrati ma al contempo alla sua modernizzazione e a un più corretto equilibrio tra i poteri".

Ma per Alfonso Bonafede, deputato del M5S e vice presidente della commissione Giustizia della Camera, "Sabelli si è limitato a citare dati e fatti relativi al modo e al contenuto della legislazione del governo Renzi".

Stefano Dambruoso, "uno dei due magistrati in aspettativa presenti in Parlamento a fronte di oltre 100 avvocati", componente della commissione Giustizia per Scelta civica per l'Italia ha sottolineato che "le ragioni della magistratura sono tenute assolutamente in considerazione", sia dal Parlamento che dal governo, e le posizioni "rispettabili" dell'Anm "chiaramente appartengono ad una logica che è diversa da quella del Parlamento, dove devono essere tenute in considerazione tutte le sensibilità. Basta recuperare l'elenco di magistrati, a partire da Sabelli, che sono continuativamente presenti nei lavori della commissione Giustizia per cogliere l'attenzione prestata agli argomenti della magistratura associata".

"La nostra posizione e non è di chiusura corporativa, assolutamente" ha spiegato il segretario dell'Anm Maurizio Carbone. "Noi vogliamo invece che la magistratura venga considerata nel suo giusto peso e che insieme alle altre istituzioni ci si confronti - ha aggiunto - e si collabori per migliorare il sistema e dare messaggi forti al Paese e alla richiesta di legalità che ci viene rispetto allo sdegno che certe indagini e certi fenomeni dilaganti di corruzione evidentemente sollevano". E ha concluso: "Noi magistrati siamo stati indicati come i responsabili della disfunzione del sistema. Sono accuse ingiuste ma non vogliamo fare né polemiche né aprire un contrasto con il governo".

Nuovo scontro tra Anm
e Governo

ROMA. «Quei toni, e qualche accento acuto, sono il tentativo di tenere insieme la magistratura in un momento in cui ci sono scontri significativi al suo interno». A dirlo è il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a proposito delle parole espresse dal presidente dall'Associazione nazionale magistrati in apertura del congresso in corso a Bari. «L'Anm non faccia gli stessi errori che in passato ha fatto la politica: pensare che chiunque critica e chiunque chieda un cambiamento debba essere visto come un nemico», aggiunge il ministro della Giustizia, a margine di un convegno a Expo sulla corruzione.

Per la senatrice del gruppo Misto, Manuela Repetti, «l'attacco da parte dell'Anm a governo e Parlamento, per di più dinanzi al presidente della Repubblica, è apparso tanto immotivato quanto esagerato e, a mio avviso, poco serio». «Eppure - prosegue - tutti i provvedimenti approvati finora da questo governo e dal Parlamento con un'ampia maggioranza sono tutti improntati al rispetto per il lavoro e l'indipendenza dei magistrati ma al contempo alla sua modernizzazione e a un più corretto equilibrio tra i poteri».

«Non sarà che dietro la difesa di alti principi, il sindacato dei magistrati difenda interessi corporativi che nulla hanno a che fare con il compito dei magistrati e con l'operato dell'attuale governo? Una cosa è certa: l'attacco di ieri - conclude Repetti - conferma la necessità di una profonda riforma della giustizia che contempli anche una ridefinizione chiara del ruolo del magistrato affinché la giustizia e la magistratura riacquistino quella credibilità indispensabile alle fondamenta di un paese democratico».

«La nostra posizione e non è di chiusura corporativa, assolutamente» afferma il segretario dell'Anm Maurizio Carbone, parlando con i giornalisti prima di intervenire al 32esimo Congresso. «Noi vogliamo invece che la magistratura - aggiunge - venga considerata nel suo giusto peso e che insieme alle altre istituzioni ci si confronti e si collabori per migliorare il sistema e dare messaggi forti al Paese e alla richiesta di legalità che ci viene rispetto allo sdegno che certe indagini e certi fenomeni dilaganti di corruzione evidentemente sollevano».

«Noi magistrati siamo stati indicati come i responsabili della disfunzione del sistema. Sono accuse ingiuste ma non vogliamo fare né polemiche né aprire un contrasto con il governo» dice il segretario Carbone, a margine del congresso nazionale. «I congressi servono per confrontarsi e per trovare insieme soluzioni».

Renzi: «Meno tasse per tutti, ma noi lo facciamo sul serio»

ROMA. "Chi paga le tasse nel 2016 ne pagherà di meno. Noi promettiamo meno tasse per tutti come Berlusconi, ma lo facciamo sul serio". Lo ha detto Matteo Renzi a 'Otto e mezzo', dicendo di "essere soddisfatto del fatto che stiamo rimettendo gli italiani in condizione di spendere". La norma sul tetto del contante ''non si cambia e siamo pronti anche a mettere la fiducia'', ha aggiunto il premier. "Sono dieci anni -avverte Renzi- che parliamo solo di Ici, Imu, Tasi, è la tassa più odiata. E non è mai stata tolta. È una misura di pancia? Certo, ma non è elettorale. Vuole parlare agli italiani e dire che stiamo riducendo davvero le tasse". Riguardo la riduzione delle tasse, ha spiegato il premier, "siamo partiti dai redditi più bassi, con gli 80 euro. Poi abbiamo ridotto le tasse su impresa e lavoro, ora la casa, e il prossimo continueremo con Ires e Irpef. La dico berlusconianamente: meno tasse per tutti. Solo che lui ha fatto lo slogan e se ne è andato, noi lo facciamo davvero".

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