Giovedì 17 Gennaio 2019 - 11:08

Caso Guidi, il premier: telefonata inopportuna, ma provvedimento giusto

ROMA. «Guidi non ha commesso alcun tipo di reato o di illecito, ma si è trattato di una telefonata che ha giudicato lei stessa inopportuna. Con grande serietà è stata la prima a dire lascio, significa che in Italia le cose cambiano». Così il premier Matteo Renzi parlando con i giornalisti all'ambasciata a Washington a proposito dello scandalo petrolio che ha costretto alle dimissioni il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi. «Nel ringraziarla per il lavoro fatto - ha aggiunto - dobbiamo sottolineare che con noi le cose cambiano, chi sbaglia va a casa». Per il premier, comunque, «il provvedimento 'Tempa Rossa' è giusto, porta posti di lavoro, una cosa che avevo annunciato io stesso. È una cosa sacrosanta, io lavoro perche' si creino posti di lavoro. Poi il fatto che ci sia stata una telefonata inopportuna riguarda il ministro, ma ora con il nostro governo la musica e' cambiata e credo che le cose funzionino meglio». Intanto M5S va all'attacco: "Questo è un governo che fa le leggi e gli emendamenti per il compagno di un ministro. Questo è un governo inadeguato, un governo che pensa non solo agli interessi della lobby ma proprio a quelli personali, familistici. Se c'è una questione di opportunità politica sul caso del ministro Guidi, allora c'è un caso di opportunità politica sull'esistenza di questo governo". Così il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che annuncia una mozione di sfiducia "collettiva" perché, dice, "è in discussione tutto il governo, un governo inadeguato".

"Presenteremo una mozione di sfiducia al governo, votatela con noi - aggiunge Di Maio, membro del direttorio M5S, rivolgendosi non solo alle opposizioni, ma anche alla "minoranza del Pd" - e mandiamo a casa Renzi". A chi gli fa notare che alla Camera non ci sono i numeri per mandare a casa il governo, dice: "Ora decideremo se presentare la mozione alla Camera o al Senato. Tenete presente che in questo momento il governo è molto debole e noi vogliamo che vada a casa in massa. Ci aspettiamo che chi combatte questo governo da dentro il Pd voti la mozione".

"Questo è un governo che fa le leggi per il compagno di un ministro, firmate da un ministro che si chiama Maria Elena Boschi mentre Renzi, non a caso, sabota il referendum sulle trivelle - incalza Di Maio - a margine di un convegno organizzato alla Camera dal M5S su intelligence e sicurezza - Questo governo ha sempre messo ai posti di comando persone al soldo delle lobby o che pensavano agli interessi personali".

"Noi abbiamo la forza di presentare la nostra mozione, chi vorrà venirci dietro lo faccia. Ora - ragiona - siamo alla prova dei fatti: chi vuole mandare a casa Renzi? La minoranza Pd vuole mandarlo a casa o si tiene la poltrona? Noi chiediamo che il governo se ne vada a casa. Io penso - incalza Di Maio - che Renzi stia facendo il gioco sporco: la Guidi si è dimessa, non è Renzi che ha chiesto le sue dimissioni. Guidi ha fatto una sua valutazione, ma ora Renzi se la sta giocando come fosse una cosa sua. Se c'è una questione di opportunità politica per Guidi, perché non c'è per chi nel partito gode del garantismo renziano?".

"Stiamo attenti a non cadere nel giochetto di Renzi. Non è nello stile di Matteo Renzi e di questo governo porre una questione morale". A chi gli domanda di presunte responsabilità politiche del ministro Boschi, "ha firmato quell'emendamento - replica Di Maio - e figura in stralci di intercettazioni. Immagino ci sia stata una certa concertazione, è il fatto che questo emendamento ruotasse attorno al compagno di un ministro e che Boschi lo avallasse dimostra ancora una volta che le leggi non vengono scritte per i cittadini ma per le corporation che hanno i loro rappresentanti nei ministeri".

Proposta del Pd: primarie per legge

Le primarie per legge. Da celebrarsi in un unico giorno (un 'primarie day'). Valide per tutte le cariche a elezione diretta, ma anche per la scelta del leader nazionale di un partito che, ad esempio per il Pd, corrisponde anche al candidato premier. Non obbligatorie ma con sanzioni (anche pecuniarie) per chi non le fa e per chi non rispetta il risultato della consultazioni: mai più casi alla Cofferati. E aperte soltanto agli aventi diritto di voto: mai più cinesi in fila. E neanche sedicenni.

Questa in sintesi la proposta presentata oggi dal Pd, primi firmatari il deputato Dario Parrini e il senatore Andrea Marcucci. Entrambi vicini a Matteo Renzi. L'intenzione è quella di far marciare il provvedimento speditamente, di pari passo con l'attuazione dell'art.49, ovvero la legge sui partiti già in commissione Affari Costituzionali alla Camera. "Noi siamo convinti che le primarie siano un bene di grandissimo valore e per questo serve una regolamentazione strong", spiega Parrini in conferenza stampa a Montecitorio.

E servono anche fondi per mettere in pratica uno strumento del genere. "Abbiamo calcolato un massimo di 15 milioni di euro annui - dice Edoardo Fanucci-. Le primarie per legge costano, la democrazia ha un senso ma anche un costo. Come lo si sostiene? Noi abbiamo trovato un fondo ("programma 'Fondi riserve speciali'", ndr ) la cui capienza è certificata dalla commissione bilancio".

La democrazia ha i suoi costi, insomma. E toglierebbe "credibilità" alle primarie farle on line come fanno i 5 Stelle. "Le faremo on line quando, invece che ai seggi, voteremo on line anche alle elezioni", dice Parrini. Insomma, gazebo per tutti. Poi su chi potrà votare ai gazebo sarà a discrezione dei singoli partiti. La legge del Pd infatti prevede tre tipi diversi di primarie: aperte, in cui tutti possono votare; semiaperte, come quelle dem, in cui tutti possono votare ma vengono registrati in un albo e si dichiarano elettori del Pd; e infine chiuse, ovvero possono votare solo gli iscritti o chi si è prima pre-registrato.

"Noi continueremo con il nostro sistema di primarie ma non siamo gelosi - dice il senatore Mirabelli in conferenza stampa - e abbiamo indicato anche altre forme". Ci saranno invece delle regole valide per tutti. Intanto, l'istituzione di un collegio dei garanti che sovrintende alla regolarità delle elezioni composto da "tre membri di riconosciuta indipendenza e competenza". Poi il rispetto di una serie condizioni per la presentazione delle candidature, norme di comportamento e trasparenza. E il deposito di una cauzione da parte di chi presenta una candidatura.

Disposizioni valide ovviamente solo per quei partiti che accettano di fare le primarie. "Non possono essere obbligatorie perché andrebbe contro la Costituzione - spiega Parrini - ma abbiamo previsto una serie di disincentivi strong per chi non fa le primarie". Ci sono due tipi di sanzioni: una per chi non partecipa alle consultazioni, una per chi non ne rispetta il risultato.

I partiti che non fanno le primarie non accederanno al 2x1000 e agli sgravi fiscali concessi per le erogazioni liberali. "Non è roba da poco", quantifica Parrini. Mentre chi viola il 'patto di lealtà' non vedrà restituita la cauzione che viene depositata quando si ci si candida. E, di più, se un candidato, che ha perso, corre poi con un'altra lista questo dovrà sborsare di tasca sua la metà della cauzione.

"Se le primarie le rispetti solo se le vinci, allora non va più bene", dice Marcucci ricordando il caso della Liguria in cui Sergio Cofferati, perse le primarie, si candidò comunque. "Abbiamo tenuto conto di quello che non è andato bene fin qui", aggiunge. Non solo 'punire' chi viola il patto di lealtà ma anche delimitare la platea degli aventi diritto al voto.

"Forse è un passo indietro - osserva Marcucci - il Pd in passato ha aperto anche a sedicenni e extracomunitari e ci sono state primarie un po' 'gonfiate' e quindi abbiamo pensato che era preferibile indicare un corpo elettorale in linea con quello che andrà a votare alle elezioni".

Renzi: «Terrorismo, non servono bombardamenti ma risposte politiche»

BOSTON. "Non sono contento della qualità della discussione e del dibattito" in Europa dopo l'ultimo attentanto di Bruxelles. Lo ha detto Matteo Renzi parlando quest'oggi a Boston all'università di Harvard. "Molti colleghi hanno reagito con determinazione dopo gli attacchi, hanno detto 'dobbiamo combattere contro i nemici'. E' vero. Oppure, 'dobbiamo attaccare in Siria, Medio Oriente, Africa'. È vero - ha spiegato il premier -. Ma questa non è la nostra risposta: se l'unica risposta agli attentati fosse quella di bombardare in Siria o in altri luoghi non saremo all'altezza della sfida, che è diversa, è quella di creare una risposta politica".

"L'idea di Europa - ha continuato il premier - oggi vive un momento molto difficile, i terroristi hanno capito molto bene questo e hanno attaccato la nostra capitale non solo in senso fisico ma anche in modo metaforico, ideale: è stato un attacco alle nostre idee, al progetto dell'Europa".

"Se pensiamo ai nostri tempi, viviamo tempi molto difficili - ha detto il premier-. L'Europa è stata colpita in modo molto duro da un attentato spaventoso, un attacco all'Europa come idea: il progetto più credibile dell'ultimo secolo, che è quello di libertà".

"L'attacco a Bruxelles è stato un attacco all'idea di Europa. I bersagli dei terroristi sono della nostra vita quotidiana, cercano di cambiare la nostra vita. Cercano di obbligarci a vivere sotto il terrore. Per la prima volta per la nostra generazione il domani sembra una minaccia", ha poi agiunto Renzi, nel suo intervento all'Harvard University di Boston.

Sondaggio Tecnè: de Magistris avanti, Lettieri segue, Valente staccata

Da un sondaggio Tecnè che riguarda le elezioni comunali di Milano, Roma e Napoli, emerge che Luigi De Magistris avrebbe una percentuale tra il 29 e il 33%; tiene testa il candidato del Centrodestra Gianni Lettieri con una forbice tra il 26 e il 29%. A seguire Valeria Valente (19/22%), in coda il candiato dei Cinque Stelle, Matteo Brambilla con il 17/20%. Per quanto rigaurda la situazione nel capoluogo lombardo, in testa ai sondaggi ci sarebbe Beppe Sala, candidato del Centrosinistra, con una percentuale di voti che si snoda tra il 35% e il 38%; a seguire Stefano Parisi, candidato del Centrodestra, che tiene testa a Sala con una percentuale che si attesterebbe tra il 32% il 35%. Gianluca Corrado del Movimento 5 Stelle e' dato tra il 15 e il 18%, mentre Corrado Passera tra il 5 e l'8%. Nella Capitale invece, in testa il candidato dei Cinque Stelle Virginia Raggi, con una percentuale tra il 25 e il 28%; dietro di lei il candidato del Centrosinistra Roberto Giacchetti tra il 19 e il 22. A seguire Giorgia Meloni con il 17%-20% e infine Giudo Bertolaso con il 14-17%.

Brancaccio eletto presidente del consiglio comunale
di Torre del Greco

TORRE DEL GRECO. Il consiglio comunale di Torre del Greco ha un nuovo presidente. Si tratta di Pasquale Brancaccio, capogruppo della lista civica “Borriello sindaco”, eletto durante la seduta svoltasi ieri sera – mercoledì 30 marzo – nel corso della quale, alla prima votazione utile, ha raccolto 18 preferenze. Brancaccio prende il posto di Annalaura Guarino, che ha guidato l’assise nella qualità di consigliere anziano dopo le dimissioni di Antonio Spierto, avvenute nell’agosto dello scorso anno a seguito della nomina a vicesindaco.

Bagnoli, nuovo botta e risposta tra governo e sindaco

NAPOLI. "Solo il sindaco non capisce (o fa finta di non capire) che mi rivolgo a lui e, ovviamente, non alla città, quando parlo di 'pagliacciate'. Esattamente il grande rispetto di Napoli e dei napoletani è ciò che spinge il governo ad andare avanti nel programma di risanamento e rilancio di Bagnoli, lasciando a lui la propaganda e la declamazione solitaria". Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, presidente della Cabina di Regia per la rigenerazione dell'area ex Italsider, replica alle ultime affermazioni di Luigi De Magistris. 

IL SINDACO. "Aspettiamo la convocazione ufficiale, non ho da controbattere ad esponenti del Governo". Risponde così il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ai giornalisti, a margine del intitolazione dell'Auditorium di Scampia a Fabrizio De Andrè, sulle polemiche che si sono scatenate in seguito al videomessaggio che il primo cittadino ha inviato al presidente del Consiglio, Matteo Renzi e alle repliche del vice segretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini e quelle del sottosegretario Claudio De Vincenti, che presiede la cabina di regia per Bagnoli. "Ho cercato con molta umiltà è fermezza allo stesso tempo di esprimere da una parte le ragioni del dialogo che sono fondate sulla difesa e sulla attuazione della Costituzione repubblicana", spiega il primo cittadino, "e dall'altro la difesa della città, qualora ci dovesse essere qualcuno, finanche si chiami presidente del Consiglio, che intende cancellare la Costituzione, espropriare una città, non rispettare una comunità, la sua sovranità popolare, il suo popolo, i suoi rappresentanti democraticamente eletti, le armi della democrazia non consentiranno tutto questo". De Magistris non si spiega "il nervosismo del Governo perché noi siamo pronti da tempo su Bagnoli e stiamo molto più avanti di loro, loro stanno a meno uno, nemmeno a zero. La bonifica l'hanno solo annunciata da anni e anni non l'hanno nemmeno cominciata". L'invito a Matteo Renzi è chiaro: "Se vuole cambiare verso, noi siamo pronti, dialoghiamo con le istituzioni tutti i giorni perché siamo un'istituzione". Il numero uno di Palazzo San Giacomo sottolinea che "se non ci fosse stata la battaglia del Comune di Napoli, sarebbe passata così sottotraccia una delle operazioni più sporche che le istituzioni abbiano potuto mettere in campo danneggiano una comunità, una popolazione, un territorio. L'ultimo affondo del sindaco è per il sottosegretario De Vincenti: "Parlando della città di Napoli parla di pagliacciate, secondo me deve portare rispetto per questa città. La nostra non è una sfida ma è la difesa della città soprattutto quando vediamo che si mettono in campo operazioni torbide. Se loro hanno paura della verità, mi dispiace per loro, noi siamo qua".

DI LELLO. "E' la tipica reazione di chi ha preso un ceffone, sa di aver torto e cerca di nascondere le sue responsabilità". Così all'Adnkronos il deputato del Pd Marco Di Lello commenta l'attacco del sindaco di Napoli Luigi de Magistris al premier Matteo Renzi su Bagnoli. Secondo il parlamentare campano, "de Magistris non ha saputo fare di meglio che impedire allo Stato centrale di intervenire per sbloccare una situazione incancrenitasi a causa sua, con un ricorso al Tar giudicato infondato e pretestuoso". "Fino a quando potrà pensare di ingannare i napoletani attribuendo a qualcun altro responsabilità che invece sono solo sue? - prosegue Di Lello - De Magistris è in carica da 5 anni, è venuto il momento di assumersi le sue responsabilità per quello che riguarda Bagnoli, a fronte di una situazione peggiorata rispetto a 5 anni fa. Credo che i napoletani possano esprimere solo gratitudine a Renzi che sceglie di occuparsene e ci mette la faccia". 

COZZOLINO. "Credo che in de Magistris convivono due obiettivi, uno opposto all'altro: da un lato la sua non nascosta ambizione di essere capo di uno schieramento anti-Renzi e anti-Pd a livello nazionale; dall'altro il tentativo di evocare una Napoli che si contrappone al governo nazionale per celare i propri fallimenti". Così all'Adnkronos l'eurodeputato del Pd Andrea Cozzolino commenta l'attacco del sindaco di Napoli Luigi de Magistris al premier Matteo Renzi su Bagnoli. "Su Bagnoli le responsabilità sono di tanti e sono tante - prosegue Cozzolino - Sono del centrosinistra, che ha avuto una lunga esperienza di governo, e sono del centrodestra, che nel corso di tanti anni di governo nazionale ha reso complicata e difficile l'opera di bonifica, ma sono anche e soprattutto di de Magistris". Secondo l'eurodeputato campano, il sindaco di Napoli "negli ultimi anni ha prodotto due fallimenti: da un lato non ha utilizzato le ingenti risorse comunitarie messe a disposizione della città di Napoli per valorizzare e completare la bonifica dell'area di Bagnoli, e contemporaneamente ha portato la società la cui governance era in capo al Comune al fallimento". "Per celare il suo doppio fallimento, si apre una polemica senza via di uscita con il governo, che in questo quadro ha le minori responsabilità - sostiene Cozzolino - innanzitutto perché Renzi è arrivato solo da due anni e gli unici interventi concreti per Bagnoli si sono registrati proprio negli ultimi due anni. Io credo che il sindaco di una grande città come Napoli promuove un dialogo e discute con il governo, non apre sfide continue". "Napoli da sola non ce la fa - conclude - questa è una illusione neppure giacobina ma minoritaria. I problemi di Napoli sono tali che richiedono un contributo inevitabile e decisivo del governo, della commissione europea in termini di finanziamento e anche di forze private. Ben venga l'intervento del governo anzi credo che il Pd debba chiedere di più sugli investimenti del governo per Napoli, esattamente il contrario di quello che vuole de Magistris".

LETTIERI. “Il sindaco sta isolando sempre di più questo Comune e quello che più mi preoccupa è che questa città e questa amministrazione stanno prendendo una deriva estremista sempre più marcata. Con le istituzioni bisogna dialogare e De Magistris dovrebbe partecipare alla cabina di regia per Bagnoli, chiedendo al commissario Nastasi di ospitarlo a palazzo San Giacomo per lavorare insieme e far decollare Bagnoli”. E’ questo afferma il candidato sindaco del centrodestra Gianni Lettieri a margine di una conferenza stampa nel comitato elettorale di piazza Bovio, commentando lo scontro tra il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ed il premier Matteo Renzi su Bagnoli. Per Lettieri, il sindaco “non può continuare a litigare con tutti, si vuole eleggere a portavoce dell’estremismo di sinistra preparandosi alle elezioni del 2018. Bisogna pensare a Napoli e ai napoletani”, conclude.

Marino attacca: «Se avessi seguito i consigli del Pd sarei in cella di isolamento»

ROMA. "Non è questa la sede, non ho detto né si né no. Non faccio nessun balletto, i balletti li fanno i giornali". Così l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino, presentando il suo libro 'Un marziano a Roma' presso la sede della stampa estera, ha risposto a chi gli chiedeva se scioglieva la sua riserva sulla sua candidatura.

"Io ho la tessera del Pd del 2015, ma l'anno non è ancora terminato", ha poi continuato Marino, che ha aggiunto: "Non ho colloqui con Renzi da almeno due anni".

"Avevo grandi aspettative - ha spiegato - nei confronti di una figura come l'attuale capo del governo nel momento in cui svolgeva un ruolo politico nazionale e pronunciava parole in cui mi riconoscevo, ad esempio la liberalizzazione di tante aziende che al Comune non servono e possono essere cedute a privati o la scelta di persone sulla base dei curricula oppure quando diceva di volere una informazione radio tv nazionale che assomigliasse il più possibile alla Bbc. Siamo finiti da quelle osservazioni a un presidente del Consiglio, che sceglie i direttori generali della Rai e delle reti. Se lo avesse fatto Berlusconi molti giornali si sarebbero ribellati".

Sganciare Roma dalle lobby "non è quello che vuole il governo Renzi, che preferisce sedersi con le lobby". "Chi ha deciso il villaggio olimpico? Non mi risulta che i romani siano stati consultati - ha aggiunto - E' stato deciso in una stanza di palazzo Chigi da Renzi, Montezemolo e Malagò".

"Il partito che io ho fondato - ha affermato ancora l'ex sindaco - è diverso dal partito che c'era, che aleggiava in questa città nei mesi di ottobre e novembre, un partito dove tutti i circoli sono stati chiusi dove c'è un commissario, dove i consiglieri comunali hanno ricevuto l'ordine di dimettersi senza venire in aula a confrontarsi con il loro sindaco. Quel partito non esiste".

"Se avessi seguito i consigli del Pd - ha aggiunto Marino - "sarei finito in cella di isolamento".

"Non mi ritengo - ha continuato - licenziato dal Papa, con il quale ho avuto una lunga e piacevole conversazione, nella quale ho ripercorso in termini severi la mia visione dei fatti. Non va certamente attributo a lui quello che va attribuito a Renzi o al Pd".

Video del sindaco a Renzi su Bagnoli: se devi espropriare non venire

NAPOLI. "Signor presidente del Consiglio, se lei pensa di venire a Napoli per riannodare il dialogo istituzionale saremo molto felici di accoglierla. Ma se pensa di espropriare la nostra città, di mortificare la dignità di questo popolo e di mettere le mani sulla città, come già capitato anche ad altri, sarà respinto con fermezza e risolutezza". Parla così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris in un video nel quale si rivolge al presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le dichiarazioni di de Magistris sono la risposta del primo cittadino a quanto dichiarato dal premier su Bagnoli e sull'intenzione manifestata da Renzi di "andare avanti con o senza il Comune".  "Se lei pensa di espropriare la nostra città o realizzare scempi come la Tav o il ponte sullo Stretto o le trivelle - aggiunge de Magistris - è bene che lei sappia che qui c'è un popolo che sa resistere alle prepotenze e ai soprusi. Questa città ha come elemento costitutivo la resistenza a ogni forma di violenza e occupazione, sa respingere le occupazioni militari, mafiose e istituzionali". 

Leggendo le dichiarazioni di Renzi, spiega de Magistris, "pensavo ci potesse essere finalmente un sussulto di verità, che il Governo chiedesse scusa per il ritardo della bonifica. A Bagnoli c'è stato uno sperpero di denaro pubblico e un disastro ambientale, e i maggiori responsabili dello scempio appartengono al suo partito - prosegue de Magistris rivolgendosi al premier - come dimenticare quando Comune e Regione erano guidate da Bassolino, o la stagione che ci ha preceduto quando la Giunta comunale, della quale faceva parte come assessore la sua attuale candidata a sindaco Valente, non ebbe un sussulto di dignità per costituirsi parte civile nel processo per disastro ambientale". E de Magistris spiega anche di non essersi meravigliato "se tra i primi schierati dalla sua parte ci sia stato Lettieri, che lei venne a trovare di notte volando in elicottero come un pipistrello. Non mi meraviglia perché prima di noi questa città era trasversalmente amministrata da centrosinistra e centrodestra ed era molto forte la commistione tra politica e prenditori di soldi pubblici". Il Comune di Napoli, sottolinea de Magistris, "non ha fatto perdere tempo, in questi 5 anni abbiamo cercato di scrivere una pagina diversa con un piano nell'interesse della città. Voi dovevate fare la bonifica, che ancora non avete fatto, e forse vi siete mossi solo perché abbiamo avuto il coraggio di adottare un'ordinanza che prevede che chi ha inquinato paghi". E a Napoli, conclude de Magistris, "funziona che ogni 5 anni si vota e il popolo elegge un sindaco, non funziona che si diventa presidente del Consiglio con una manovra di palazzo e si prova a governare facendo accordi con persone condannate in primo grado per corruzione. Se lei fa appello al dialogo istituzionale, non aspettavamo altro, vogliamo dialogare. Ma è impensabile costruire Bagnoli senza la città". 

TAGLIALATELA. "Quella di non partecipare alla cabina di regia per Bagnoli è un errore e mi sembra più una posizione elettorale da parte di de Magistris". A dirlo è Marcello Taglialatela, parlamentare di Fratelli d'Italia e candidato a sindaco di Napoli. "Occorre ricordare a de Magistris - spiega all'Adnkronos Taglialatela - che la sua Bagnolifutura è fallita e bisognerebbe chiedergli il motivo. Il fallimento di Bagnolifutura ha determinato il blocco di tutte le attività nell'area di Bagnoli, anche per questo si è arrivati a una soluzione 'speciale' per questa vicenda particolarmente grave per la città. Ma bisogna ricordare a Renzi anche un aspetto, cioè che è trascorso ben oltre un anno dallo Sblocca Italia, che prevedeva la nomina di un commissario, e l'attuazione con la nomina. Mi domando cosa abbia fatto Renzi in questi due anni". Taglialatela ricorda di essere stato "promotore, all'epoca del governo Berlusconi, di una proposta specifica con la quale chiedevo la nomina di un sottosegretario per Bagnoli, in quanto su Bagnoli le competenze ministeriali sono molteplici. Va bene quindi la nomina di un commissario, ma è passato troppo tempo e sarebbe giusto chiedere a Renzi il perché".  Per Taglialatela "bisogna decidere in maniera definitiva che Bagnoli deve avere uno sviluppo soprattutto di tipo turistico con imprese legate a servizi, eliminando tutto ciò che è fabbrica spostandolo nella zona di Napoli Est. Valorizzare quindi l'area occidentale - aggiunge - magari riflettendo sulla possibilità di trovare un altro posto per il carcere minorile di Nisida, isola dalla quale se n'è andata anche la Nato. A quel punto avremmo la possibilità di trasformare tutta l'area facendone un attrattore turistico". 

RIVELLINI. "Il comportamento di de Magistris è completamente sbagliato, il Comune di Napoli non può essere un trampolino di lancio per fare il Masaniello degli anni 2000". La pensa così Enzo Rivellini, candidato a sindaco di Napoli per "Napoli Capitale", progetto politico che riunisce esponenti ex An. Interpellato dall'Adnkronos sulla mancata partecipazione del Comune alle riunioni della cabina di regia per Bagnoli, Rivellini spiega che "il sindaco amministra la città e deve collaborare, non essere uno Zapatero di noialtri". "Possiamo essere d'accordo sul ritardo su Bagnoli e sulle passerelle che fa il premier Renzi - aggiunge - ma quando il Governo annuncia di volerci mettere delle risorse e apre una trattativa, il sindaco di Napoli non può avere questo atteggiamento. Purtroppo però abbiamo un sindaco che pensa che Napoli possa essere il trampolino per lanciarlo nell'orbita del firmamento mondiale della politica e non pensa alle cose normali". De Magistris, secondo Rivellini, "dovrebbe non solo partecipare al tavolo e dare la massima collaborazione, ma dovrebbe anche farlo a testa alta rappresentando Napoli senza chiedere elemosine, pretendendo che la città sia rispettata nella collaborazione istituzionale". 

LETTIERI. "De Magistris la deve smettere di isolare la città, Bagnoli è qualcosa di troppo importante. Deve partecipare alla cabina di regia". Lo dichiara Gianni Lettieri, candidato sindaco di Napoli, interpellato dall'Adnkronos sulla riunione della cabina di regia per Bagnoli che si terrà il 6 aprile nel capoluogo partenopeo e che sarà presieduta dal premier Matteo Renzi, Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris finora non ha partecipato alle riunioni della cabina di regia, coordinata dal commissario Salvo Nastasi. "Bene ha fatto Renzi - spiega Lettieri - ad annunciare la sua partecipazione in prima persona, è un segnale importante per la città. Ma quest'amministrazione mi preoccupa, sta prendendo una deriva estremista e antagonista che porta la città all'isolamento". Nei 5 anni di amministrazione, sottolinea Lettieri, "de Magistris ha avuto l'abilità di far fallire Bagnolifutura, che era una società al 100% controllata dal Comune con un solo creditore, lo Stato. Non ha fatto nient'altro: è stato fatto zero per gli immobili di Porta del Parco, dove c'è un Centro congressi e altre strutture già pronte. Per prima cosa io metterò in funzione proprio Porta del Parco, perché già esiste. Poi, il mio progetto per Bagnoli è stato presentato un anno e mezzo fa ed è stato studiato da urbanisti, architetti ed economisti. Chiederò un incontro al commissario per parlargli anche di questo", conclude.

Primarie, il comitato di garanzia del Pd respinge il ricorso di Bassolino

NAPOLI. Il comitato di garanzia del Pd ha rigettato all'unanimità il ricorso sulle presunte irregolarità alle primarie di Napoli presentato da Antonio Bassolino. Il ricorso è stato rigettato perché da regolamento delle primarie l'unico organo competente in materia è il comitato organizzativo di coalizione. Il presidente della commissione nazionale di garanzia del Pd, Gianni Dal Moro, ha spiegato che Bassolino nel sottoscrivere il regolamento delle primarie di Napoli "aveva accettato la clausola compromissoria per cui per ogni ricorso il comitato di organizzazione delle primarie di coalizione sarebbe stato l'organo di unica istanza per la risoluzione di ogni controversia" relativa alla consultazione. Insomma, il comitato del Pd non è competente sulla questione. La commissione, comunque, ha esaminato anche nel merito il ricorso di Bassolino "per completezza e trasparenza", ha detto Franco Vazio, deputato Pd e avvocato che ha seguito il caso. Si parla quindi dei filmati diffusi in rete su presunti scambi di denaro ai seggi: troppo pochi i casi documentati per dire che avrebbero alterato l'esito delle primarie: "I casi video-documentati, a prescindere dalla loro rilevanza e pertinenza rispetto all'attribuzione di beneficio alla candidata Valente, appaino in numero esiguo rispetto ai voti espressi in favore della suddetta candidata e al differenziale tra i voti dalla stessa conseguiti rispetto al candidato Bassolino". "A fronte di ciò appare impossibile per un organo chiamato a decidere una simile contestazione basare la propria decisione su video e articoli di stampa che documentano sporadici e singoli episodi accaduti fuori dai seggi elettorali, senza alcun crisma di ufficialità e forma". Quindi le irregolarità "si riferiscono ad alcuni casi, non a centinaia di casi" e, ha sottolineato Vazio, "queste gravi irregolarita' avrebbero dovuto essere registrate e doveva esserci traccia nei verbali dei seggi. Invece non c'e' alcuna traccia di questa contestazione". Per questo, pur trattandosi di "comportamenti sanzionabili a livello individuale. Non possono portare all'annullamento del voto" e quindi, ha chiuso il presidente Dal Moro, "il processo delle primarie deve ritenersi concluso".

BASSOLINO. "Riflettiamo anche in questi giorni di festività pasquali su come continuare in ogni caso una battaglia per Napoli: etica, civile e politica". Così Antonio Bassolino commenta su Twitter la decisione della Commissione nazionale di garanzia del Pd che ha respinto il suo ricorso sulle primarie.

VALENTE. "Dopo la pronuncia della Commissione nazionale di Garanzia, che conferma la correttezza e la legittimità dell'esito delle primarie a Napoli, mi auguro che si possano costruire tutte le condizioni utili a vincere la sfida di giugno". Lo dichiara Valeria Valente, candidata a sindaco di Napoli. "In questo senso, rivolgo un appello a tutti gli altri concorrenti delle primarie, a partire da Antonio Bassolino, affinché da oggi si possa lavorare tutti insieme per riportare il centrosinistra alla guida della città, nell'esclusivo interesse di Napoli", conclusa l'esponente del Pd.

TARTAGLIONE.  "La Commissione nazionale di garanzia del Pd ha respinto all'unanimita', sia ai fini della legittimita' che del merito, il terzo ricorso presentato da Antonio Bassolino riconoscendo, ancora una volta, la regolarita' delle primarie del centrosinistra di Napoli. Tante volte in queste settimane sono arrivati richiami al rispetto delle regole, ora e' il momento di attenersi a uno dei principi fondamentali delle primarie, ovvero sostenere compatti il candidato che ha vinto. Auspico quindi che si torni alla politica e che tutti i partecipanti alle primarie si impegnino con il Pd napoletano in questa campagna elettorale, per assicurare alla citta' una nuova Amministrazione che sappia rispondere alle reali esigenze dei cittadini". A dirlo e' il segretario regionale del Pd Campania, Assunta Tartaglione.

Portici: lascia l'assessore Maisto, al suo posto la Guerra

PORTICI. L’assessore alle Politiche giovanili di Portici, Valentina Maisto, si è dimessa. L'esponente della Giunta ha rimesso le proprie deleghe nelle mani del sindaco, Nicola Marrone. Alla base del gesto «ci sono motivi personali», spiega l'ormai ex assessore. La Maisto si dice certa che «il contributo che il progetto di GO!-Giovani organizzati continuerà a offrire animerà l’impegno che profonderò sempre in futuro per la costruzione di un’alternativa di sinistra possibile». Al posto della Maisto, il sinadco Marrone ha nominato Fabrizia Guerra, membro dei Giovani Organizzati. «Ringrazio sentitamente Valentina Maisto che con la sua tenacia e il suo impegno ha saputo raggiungere importanti obiettivi che sono motivo di grande orgoglio per tutti noi - ha detto la Guerra -. Lavorerò sulla scia di ciò che abbiamo già creato».

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