Martedì 18 Dicembre 2018 - 19:10

Incontro Merkel-Renzi: Germania e Italia unite

BERLINO. "Sono molto felice del fatto che grazie agli sforzi del popolo italiano e del governo e alla collaborazione con gli amici tedeschi per la prima volta sono qui non con un elenco di impegni e promesse ma con un elenco di riforme e risultati". Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parla in conferenza stampa a Berlino dopo il bilaterale con la cancelliera tedesca Angela Merkel e mette in chiaro che "l'Italia non è più come in una fase recente il problema dell'Europa, l'Italia ha voglia di fare la propria parte come la nostra storia ci impone di fare".

"Italia e Germania sono unite nel chiedere un'Europa più forte, più Europa - scandisce il premier - Abbiamo bisogno di un'Europa che torni a essere se stessa, che sia degna del suo passato". "Non su tutto possiamo pensarla allo stesso modo - premette - ma rispetto alle sfide che abbiamo davanti c'è la consapevolezza del fatto che due grandi Paesi europei ora esprimono parole forti per un'Europa che viaggi in modo diverso rispetto all'ultimo periodo".

Avverte Renzi: "Se l'Europa perde Schenghen perde se stessa. Serve ogni sforzo per mantenere vivo l'ideale europeo ma deve essere uno sforzo da fare insieme, non un singolo Paese deve essere lasciato solo".

A ribadire la necessità di "più Europa" è anche Merkel: "Ci troviamo di fronte a una grande sfida" e per questo "in un buono spirito europeo abbiamo parlato del fatto che abbiamo bisogno di più Europa". E assicura: "Faremo tutto ciò che è in nostro potere perché la Gran Bretagna resti nell'Unione Europea", riferendo di aver affrontato nel suo colloquio con Renzi anche il tema del referendum in Gran Bretagna e del rischio Brexit.

MIGRANTI- "Sui rifugiati siamo dalla stessa parte, ci vogliono regole chiare, rispettate e verificate giorno dopo giorno" dice Renzi parlando della crisi migratoria. "L'Italia è pronta a fare la propria parte, conosciamo il dramma degli esseri umani comprati e venduti dagli scafisti, in Italia noi diciamo schiavisti - rimarca - Siamo pronti a fare ogni tipo di sforzo e anche a superare le incomprensioni registrate".

Riguardo alla questione delle spese per i migranti per i Paesi Ue, "noi siamo disposti a fare la nostra parte - ribadisce -non abbiamo alcun problema sui 3 miliardi per la Turchia, l'Italia è da sempre disponibile. Stiamo solo aspettando che dalle istituzioni europee diano alcune risposte su dei quesiti che abbiamo formulato sul modo di intendere questo e altri contributi". Sui fondi alla Turchia per i flussi migratori "mi piacerebbe una risposta europea prima della conferenza di Londra. La Commissione ha molti impegni ma ha sempre tempo per fare una conferenza stampa o una conversazione con i giornalisti".

FLESSIBILITA' - Riguardo alla flessibilità, Renzi spiega che "c'è una discussione legittima tra di noi, abbiamo sulla politica economica non sempre la stessa posizione" ma "ci diciamo le cose con il sorriso e gli ideali sono comuni". "La cosa - dice Merkel - è che una comunicazione da parte della Commissione europea sulla flessibilità viene interpretata in maniera diversa".

"La Commissione Ue ha adottato una comunicazione sulla flessibilità, questo è il punto di riferimento per noi. Non stiamo chiedendo di cambiare le regole ma che le regole siano applicate senza equivoci" chiarisce Renzi. "Sulla flessibilità c'è stato un accordo come partiti politici che ha portato all'elezione di Juncker. Io non ho cambiato idea e spero non lo abbia fatto Juncker - dice il premier - Ma deve essere chiaro che in due anni l'Italia ha messo mano a riforme attese da 20 anni".

Renzi sottolinea ancora: "La flessibilità era una condizione dell'elezione di Juncker, io non credo abbia cambiato idea ma quello che è importante è che l'Italia non crede si possa tornare a politiche allegre di bilancio ma tuttavia le politiche di austerità da sole non funzionano, portano alla sconfitta dei governi, non aiutano l'Europa a ripartire".

Quanto al "nostro debito è sostenibile, non crea preoccupazioni ma siamo i primi a dire che deve scendere, nessuno ha dubbi. Ma questo - precisa Renzi - non lo dico per far piacere a Angela ma per far piacere ai miei figli e ai miei nipoti".

RIFORME E LAVORO- Durante il bilaterale, si è parlato anche "dei posti di lavoro, Renzi ha iniziato con un'agenda di riforme molto ambiziosa" che "credo stia andando nella giusta direzione" afferma Merkel. Oltre a ritenere che il Jobs act stia andando nella giusta direzione, la cancelliera tedesca augura al premier che "questa riforma possa avere le migliori ripercussioni per il futuro sia dell'Italia che dell'Europa".

E aggiunge: "Abbiamo come scopo, quest'anno in Germania, l'anno prossimo in Italia, di portare avanti una conferenza economica che si occupi del tema della digitalizzazione delle infrastrutture dal punto di vista industriale. Ci saranno delle sinergie italo-tedesche che dovranno essere molto sviluppate su questo settore".

La cancelliera si è detta "entusiasta" della visita a Berlino del presidente del Consiglio. "Abbiamo parlato in maniera molto intensa di come potere sviluppare la nostra cooperazione bilaterale che è già buona, ma noi - rimarca - vogliamo rafforzarla e darle un nuovo slancio".

Governo, via libera a rimpasto

ROMA. Enrico Costa si avvia a diventare ministro degli Affari regionali. E' l'indicazione emersa nel corso del Cdm di oggi che ha avviato il rimpasto nominando i nuovi sottosegretari, come si apprende da fonti di governo. Costa, però, dovrà giurare al Quirinale essendo del capo dello Stato la prerogativa di nominare i ministri.

 
A quanto si apprende da fonti di governo Enrico Zanetti ha invece avuto l''upgrade' a vice ministro dell'Economia. Per l'ex sottosegretario, però, non ci sarà l'attesa delega al fisco e le sue competenze verrano definite più in avanti.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti ha poi annunciato il via libera a tre disegni di legge delega al governo: su contrasto povertà, riordino delle prestazioni e interventi dei servizi sociali con le risorse della Legge di Stabilità; misure per la tutela del lavoro autonomo che estendono "le tutele del jobs act al lavoro autonomo" e sul cinema.

LAVORO AUTONOMO - Le nuove norme del Ddl delega su lavoro autonomo e smartworking rappresentano "un primo significativo sforzo di collegare al jobs act il lavoro autonomo e il lavoro agile" ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al termine del Cdm.

CONTRASTO ALLA POVERTA' - "Ragioniamo sulle risorse disponibili nella Legge di stabilità: 280mila famiglie, 550mila bambini, in tutto quasi 1 milione 150mila persone". Questa, secondo il ministro Poletti, la platea e le risorse del piano povertà. "Stiamo scrivendo il decreto per l'uso delle risorse e lì diremo quali sono tutti i soggetti interessati, tenendo conto che in questa materia si rispettano norme Ue per evitare discriminazioni e non dobbiamo andare contro norme generali che definiscono la natura degli interventi in ambito comunitario", ha aggiunto.

CINEMA - Il disegno di legge delega sul cinema approvato dal Consiglio dei ministri "interviene in modo organico sul settore, aumentandone le risorse e innovando profondamente le regole, avvicinando l'Italia ad un modello più evoluto di quello francese e dandole principi importanti che cambiano profondamente il sistema" ha detto il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Un ddl che, come sottolinea il ministro, introduce un nuovo meccanismo di attribuzione degli incentivi e crea un fondo unico che viene alimentato da una percentuale del 12% delle entrate del gettito Ires e Iva di società televisive, produttori cinematografici e provider telefonici".

"Non è un prelievo di scopo o una tassa aggiuntiva - evidenzia il ministro - e consente di uscire dalla discrezionalità dei governi che stabilivano le risorse anno dopo anno, rendendo difficile la programmazione per gli operatori". "Il fondo non potrà comunque scendere sotto i 400 milioni all'anno - assicura Franceschini - Si tratta, quindi, di un cambiamento nel senso di risorse aggiuntive, visto che siamo passati dai 200 milioni di due anni fa, ai 250 milioni successivi ed ora a 400 milioni con un aumento, quindi, pari a ben 150 milioni in più. Non solo. Nel fondo unico scompare ogni scelta discrezionale perché non sarà più una commissione a valutare se sussista o meno l'interesse culturale del film. Il meccanismo diventa automatico e prevede sei tipi di tax credit".

Primarie a Napoli, il Pd punta sulla Valente

NAPOLI. È quello di Valeria Valente il nome indicato dal Pd a Roma per le primarie a Napoli. Valente, deputata e componente dell'Ufficio di presidenza della Camera, è la coordinatrice per la Campania di Rifare l'Italia, componente dem guidata dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e dal presidente del Pd Matteo Orfini. L'indicazione della Valente, che intanto spiega di non aver ricevuto "alcuna comunicazione o richiesta in merito", secondo quanto si apprende non sarebbe stata accolta positivamente da una parte del partito napoletano. Proseguono ancora in queste ore gli incontri nel tentativo di trovare la soluzione su un altro nome dell'avversario da contrapporre alle primarie ad Antonio Bassolino, l'unico per ora ad aver già consegnato le adesioni necessarie firmando l'accettazione della candidatura.

Banche, tutto secondo copione: il Senato respinge la sfiducia

ROMA. L'aula del Senato ha respinto le due mozioni presentate dalle opposizioni al governo in merito alla vicenda banche. La mozione di Forza Italia e Lega è stata bocciata con 178 voti contrari, 101 favorevoli e un astenuto. La mozione presentata dal M5S è stata respinta con 174 no e 84 sì. "Le due mozioni presentano piccoli refusi, niente di significativo ma casualmente sono un copia e incolla da un quotidiano quanto mai lontano dalla vostra storia, è un grande divertimento perché è un editoriale del 'Fatto', la prossima volta magari controllate...". Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, interviene al Senato prima del voto sulle due mozioni di sfiducia al Governo per il caso banche, e rivendica: "Questo governo ha commissariato Banca Etruria", "non c'è alcun conflitto d'interessi".

Sono "tante le motivazioni che avrebbero potuto" dare luogo a "mozioni di sfiducia" dice Renzi. Ma "si prende atto, e questo per me lo considero una medaglia al merito, che sulle riforme" fatte dal governo "l'Italia ha visto in azione un Parlamento che ha messo la parola fine alle discussioni inutili" e queste riforme "ora sono leggi dello Stato".

"Se ci volete mandare a casa per la riforma sulle Popolari fatelo - incalza il premier in Aula - noi siamo orgogliosi di una riforma che andava fatta 25 anni fa e che è stata tentata da Ciampi e Draghi".

Su Banca Etruria, sottolinea, "è chiaro che si gioca una partita politica slegata dalla realtà dei fatti. E' una battaglia politica comprensibile e legittima per motivi di strumentalizzazione politica, non ci fa paura ma è un fatto di chiarezza su una discussione allucinante".

E scandisce: "Non esiste un conflitto di interessi di un ministro, non esiste un conflitto d'interessi di Boschi. Questa è la realtà"

"Si afferma il principio - prosegue Renzi - che ci sarebbe un conflitto d'interessi: credo che su questi temi si debba avere il coraggio di dire la verità perché di fronte all'accusa più infima e meschina e cioè che c'è un trattamento diverso per qualcuno, bisogna avere il coraggio di guardare alla realtà: questo è il governo che ha commissariato Banca Etruria senza alcun riguardo per i nomi e i cognomi del Cda".

"Non c'è alcun conflitto d'interessi in questa vicenda - ribadisce nel suo intervento al Senato - ma il tentativo di aver salvato un milione di correntisti e se questo governo deve andare a casa per aver salvato un milione di correntisti fate voi, noi non avremmo mai distrutto pezzi di economia per una battaglia contro il governo".

"In questo Paese chi ha sbagliato paga e non lo decidete voi ma i giudici - dice a chiare lettere - c'è un primo grado, un secondo, un terzo grado. Il quarto non è il blog dell'illuminato. Tenetevi le vostre polemiche, aggrappatevi al fango, noi pensiamo all'Italia e la lasceremo meglio di come l'abbiamo trovata".

Durante il suo intervento Renzi si rivolge anche a Forza Italia: "Siete divisi e siete sempre di meno. Si conteranno i no, ma i sì sono sempre meno perché tra di voi c'è una grande divisione. Noi attendiamo con pazienza che tra i moderati del centrodestra" finisca "la contrapposizione ideologica".

IN AULA SENATO CORI DA STADIO M5S ANTI-RENZI - Al termine dell'intervento del premier, dal Movimento Cinque Stelle sono arrivati cori da stadio ironici. Quando il presidente del Consiglio ha concluso in un crescendo il suo discorso a braccio, dai banchi pentastellati si sono levati cori da curva sud all'insegna di "alé oh oh, alé oh oh" mentre qualche senatore M5S mimava il gesto dei cowboy che fanno volteggiare il lazo durante il rodeo.

RENZI: CON RIMPASTO 7-8 SOTTOSEGRETARI E UN MINISTRO - Lasciando il Senato, Renzi ha fatto capire che è imminente il rimpasto di governo, mimando con le mani un forse a chi gli chiedeva se già domani in Cdm arriveranno le nomine. "Dobbiamo fare 7-8 sottosegretari, 65 è il massimo ma noi siamo 56", ha spiegato il premier sottolineando poi che "dobbiamo nominare un ministro, bisogna andare al Colle".

Ok del Senato, il decreto Ilva è legge. Lavoratori in protesta a Genova

ROMA. L'aula del Senato ha approvato il decreto sull'Ilva con 157 voti a favore, 95 no e tre astenuti. Il provvedimento, ora diventato legge, interviene sulla procedura di cessione dei complessi aziendali di Ilva in amministrazione straordinaria, fissando al 30 giugno 2016 il termine entro il quale i commissari del gruppo debbono espletare le procedure per il trasferimento.

 
Viene stabilità l'erogazione in favore dell'amministrazione straordinaria del gruppo, pari a 300 milioni di euro, che l'aggiudicatario dei beni aziendali provvederà a restituire allo Stato.

I commissari straordinari sono inoltre autorizzati a contrarre finanziamenti statali per 800 milioni di euro, per realizzazione il piano, le misure e le attività di natura ambientale e sanitaria. Le somme che, in seguito alla sentenza definitiva dei procedimenti penali, saranno confiscate e versate (fino alla concorrenza dell'importo di 800 milioni di euro) all'entrata del bilancio dello Stato - a titolo di restituzione del prestito statale.

Per i lavoratori dello stabilimento Ilva di Genova Cornigliano, inseriti in contratti di solidarietà difensivi prima dell'entrata in vigore del Jobs act, si continuerà ad applicare, fino al 30 settembre 2016 e nel limite di spesa di 1,7 milioni di euro, l'incremento del trattamento di integrazione salariale del 10% della retribuzione persa, a seguito della riduzione dell'orario di lavoro. Il lavoro dei dipendenti della stessa struttura potrà essere assicurato anche mediante il ricorso all'istituto del lavoro socialmente utile. Viene fissato infine al 30 giugno 2017 il termine ultimo per l'attuazione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria.

E proprio Genova anche oggi è a rischio caos per la protesta dei lavoratori Ilva aderenti a Fiom Cgil per il terzo giorno in corteo per chiedere la presenza di un ministro al tavolo di confronto su Cornigliano previsto il prossimo 4 febbraio.

Con gli operai dell'Ilva manifestano gli altri metalmeccanici della Cgil, non invece Fim e Uilm. "Anche se la città è bloccata da due giorni - ha spiegato il segretario della Fiom Cgil di Genova, Bruno Manganaro - c'è un silenzio assordante, la politica continua a parlare d'altro". Ma "saremo tutti in strada per difendere l'Ilva, un pezzo importante dell'industria genovese".

Da parte dell'azienda si fa sapere che "lo sciopero e le manifestazioni organizzate dalla Fiom presso lo stabilimento Ilva di Genova negli ultimi tre giorni stanno generando danni reputazionali oltre che di fatturato per il gruppo"

"La temporanea interruzione delle attività della fabbrica, infatti, oltre a compromettere la reputazione di Ilva, in particolare verso i clienti internazionali con cui negli ultimi mesi sono stati siglati importanti contratti di fornitura, sta causando perdite finanziarie, stimate in circa 6 milioni di euro per le tre giornate di fermo della fabbrica".

Queste perdite di fatturato ad oggi, rileva ancora il gruppo Ilva, "corrispondono all'ammontare delle risorse finanziarie necessarie per gli investimenti sulla linea 4 di zincatura del sito industriale di Genova, sui quali, alla luce dei fatti accaduti in queste ore, l'azienda valuterà come procedere".

Statue coperte, Palazzo Chigi avvia indagine

ROMA. Il segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti, ha avviato una indagine interna per poter accertare le responsabilità e fornire, con la massima sollecitudine, tutti i chiarimenti necessari relativi all'organizzazione presso i Musei Capitolini della visita in Italia del presidente iraniano Rohani. Lo si apprende da fonti di Palazzo Chigi a proposito della vicenda delle statue di nudi coperte per l'incontro Renzi-Rohani.

FRANCESCHINI - "Coprire le statue dei Musei Capitolini è stata una scelta incomprensibile. Né io né Renzi eravamo informati su questa scelta. Ci sarebbero stati tanti altri modi per non andare contro la sensibilità di un ospite così importante". Lo ha detto il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, che oggi ha accompagnato il Presidente dell'Iran, hassan Rohani nella sua visita al Colosseo, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano un parere in merito alla copertura di alcune statue dei musei Capitolini per non urtare la sensibilità dell'ospite iraniano.

Rohani in conferenza stampa a Roma, rispondendo a una domanda sul caso, si è limitato ad osservare: "E' una questione giornalistica, non ho nulla da dire".."I giornalisti sono interessati a queste cose. Io non ho nulla da dire al riguardo - ha aggiunto - Gli italiani sono un popolo molto ospitale, cercano di fare di tutto per mettere l'ospite a suo agio".

Le sculture sono state coperte con pannelli bianchi su tutti i lati dei musei Capitolini. Si tratta di statue antiche di nudi e la copertura sarebbe stata decisa in una forma di rispetto alla sensibilità e alla cultura iraniane, gli stessi motivi che hanno spinto a non servire vino nel corso della cena.

Della visita di Rohani in Campidoglio, e dei vari aspetti dell'incontro con Renzi, si è occupato come sempre il cerimoniale di palazzo Chigi in contatto anche con la Farnesina.

 

La decisione di coprire le statue ha scatenato una polemica ed è diventata un caso politico. La vicenda ha fatto il giro del mondo finendo anche sui media internazionali.

Nel corso della conferenza stampa a Roma, Rohani ha anche detto che durante il colloquio avuto ieri in Vaticano con papa Francesco si è parlato di "come utilizzare al meglio le religioni per contrastare la violenza e le armi di distruzione di massa". Con il Pontefice "siamo stati d'accordo" sulla necessità che queste armi di distruzione di massa vengano distrutte, ha aggiunto Rohani, "per contrastare la violenza e il terrorismo e per creare un mondo privo di violenza".

Poi il presidente iraniano, congedandosi con i giornalisti al termine della sua missione in Italia, ha detto: "Lascio Roma con un ottimo ricordo".

Unioni civili,
sì unanime
dei senatori Pd all'impianto
del ddl

ROMA. Il gruppo del Senato ha detto sì all'unanimità all'impianto del ddl Cirinnà sulle unioni civili. La prossima settimana, ha spiegato Luigi Zanda, ci sarà una nuova riunione nella quale si specificherà su quali emendamenti sarà data libertà di coscienza. "Ce ne infischiamo del voto segreto, il Pd esprime le proprie opinioni, anche diverse, alla luce del sole. La prossima settimana diremo quali saranno gli emendamenti dove ci sarà libertà di voto" ha detto Zanda. Il gruppo del Pd al Senato si riunirà di nuovo martedì prossimo. "Il rinvio è stato deciso - ha spiegato Zanda - perché ancora non abbiamo tutti gli emendamenti".

Quarto, la Capuozzo: «Sento di avere fallito»

QUARTO. «Mi è pesato moltissimo dire "mi dimetto" perché sento di aver tradito i cittadini di Quarto che hanno creduto nel riscatto sociale con il plebiscito tributato dal Movimento 5 Stelle, e che chiedono ancora adesso il cambiamento». Il sindaco dimissionario di Quarto, Rosa Capuozzo, parla alla trasmissione della Rai Porta a Porta. E non nasconde tutta la sua amarezza: «Mi sento di aver fallito e tradito i principi e le aspettative di tutti i cittadini di Quarto - spiega Capuozzo, espulsa dal M5S - anche quelli che non ci hanno votato e che ci hanno appoggiato dopo che è esploso il caso mediatico. I cittadini hanno capito e hanno appoggiato Rosa Capuozzo». Alla domanda se avesse avuto la sensazione che il Movimento 5 Stelle possa essere infiltrato, il sindaco dimissionario a replicato: «Assolutamente sì. Un tentativo di infiltrazione c'è stato, anche se noi abbiamo reagito»

Amministrative, Salvini: «Primarie? Proposta tardiva, ma sono pronto a farle»

ROMA. "Non mi entusiasma mai il dibattito sul metodo, preferisco occuparmi del merito, dei programmi e delle persone. Sono favorevole al coinvolgimento dei cittadini in linea di principio, il problema è che siamo a fine gennaio e si vota a giugno. La vedo un po' tardiva come proposta, poi se tutti sono d'accordo sono ben felice di coinvolgere i cittadini, ma qui bisogna partire con i candidati e con i programmi". È quanto afferma all'Adnkronos il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, commentando la proposta del leader di Fdi, Giorgia Meloni, di svolgere primarie in tutta Italia per la scelta dei candidati alle amministrative.

 

"Sono sempre favorevole al coinvolgimento dei cittadini, ma realisticamente, calendario alla mano siamo a fine gennaio... detto questo, io sono pronto a fare di tutto", aggiunge Salvini. Sulla proposta di Meloni di svolgere le consultazioni in tutta Italia, il leader della Lega sottolinea: "Laddove ci sono candidati condivisi si può cominciare già domani, se ci sono problemi da sciogliere si possono fare anche le primarie".

 

Grillo: «Voto
ai sedicenni
per cambiare
il Paese»

ROMA. "A sedici anni puoi lavorare, puoi pagare le tasse, ma non puoi votare. Un giovane non può determinare il suo futuro attraverso la scelta del governo nazionale del suo Paese. E' un controsenso perché il giovane è il primo a doversi esprimere sul futuro, è colui infatti che lo vivrà più di altri, che ha più diritto a esprimersi su scelte realmente sostenibili". È quanto si legge in un post sul blog di Beppe Grillo.

"Che mondo lo aspetta con le decisioni folli fatte dalle generazioni che lo hanno preceduto? Generazioni che probabilmente maledirà in futuro? Se un sedicenne è immaturo (una vecchia leggenda...) come giudicare maturi o saggi coloro che investono in armi, distruggono l'ambiente, scatenano le guerre, che gli sottraggono il diritto alla pensione e al lavoro?", prosegue Grillo.

"Siamo il Paese con le soglie d'età per entrare in Parlamento tra le più alte al mondo: 25 anni per essere eletti alla Camera e 40 per il Senato. Con la popolazione più anziana d'Europa e i giovani con il tasso di disoccupazione più alto d'Europa (40% tra i 18 e i 24 anni)", si legge ancora nel post.

Grillo aggiunge: "Il voto a sedici anni esiste già in molti Stati: Austria, Argentina, Brasile, Ecuador, isola di Man, di Jersey e di Guersney, Cuba, in Svizzera nel cantone di Glarona e in Germania in molti Lander e in Scozia per il referendum sull'indipendenza. I 16 e i 17enni in Italia sono circa un milione e centomila, se potessero votare pareggebbero gli elettori cosiddetti anziani sopra i 65 anni. Sarebbe un più corretto equilibrio generazionale".

Per Grillo, "il voto è anche uno strumento per arrestare il fenomeno di distacco dalla politica da parte dei giovani cittadini. Il M5S ha votato per l'estensione del voto ai sedicenni nella riforma della legge elettorale europea, nel Parlamento italiano ha presentato una mozione di riforma costituzionale e istituzionale per estendere il voto anche ai referendum popolari sulla modifica di governo e di Stato. Entrambe le proposte sono state bocciate".

"La paura dei giovani è l'unico motivo per non dare loro il voto, forse perchè sono i più informati e sfuggono ai controllo dei media controllati dal regime e con il loro voto cambierebbero il Paese", conclude Grillo.

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