Mercoledì 26 Settembre 2018 - 17:37

Quirinale, Mattarella si taglia lo stipendio

ROMA.  Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella non cumula pensioni a vitalizi ed emolumenti, al contrario percepisce la retribuzione prevista per la carica di Capo dello Stato, che, per sua stessa disposizione, viene decurtata dell’importo della pensione che Mattarella riceve come docente universitario. È con questa precisazione che il Quirinale con una nota replica all’articolo di fondo de Il Giornale, dove si afferma che Mattarella potrebbe cumulare quattro pensioni, «da professore, da deputato di lungo corso, da giudice della consulta e, un domani, da senatore a vita». Nella nota il Quirinale precisa inoltre che per tutti coloro i quali svolgono le loro funzioni all’interno della Presidenza è stato disposto e vale il tetto alle retribuzioni previsto per i manager pubblici oltre che «il divieto di cumulo delle retribuzioni con i trattamenti pensionistici erogati da pubbliche amministrazioni». 

 

Ercolano, la Armato espelle i dissidenti Pd

ERCOLANO. Il commissario del Pd di Ercolano, Teresa Armato, ha avviato le procedure di espulsione per gli iscritti al partito che al voto del 31 maggio sono candidati in liste contrapposte al Pd. La decisione colpisce anche Antonio Liberti, ex segretario del circolo Democratico, e ora candidato con 5 liste a suo sostegno, che ha deciso di correre come sindaco contro la scelta della candidatura a primo cittadino per il Pd del renziano Ciro Buonajuto. «È una misura resa necessaria - ha commentato la Armato - dall'esigenza di fare chiarezza di fronte agli elettori e all'opinione pubblica e non lasciare segnali di insopportabile ambiguità».

Salvini contestato, un ferito negli scontri tra antagonisti e polizia

MASSA. Scontri con la polizia e un manifestante ferito a Massa dove era in corso un comizio di Matteo Salvini, in tour elettorale in Toscana. Gli antagonisti, in strada per contestare il leader della Lega, hanno prima lanciato uova, arance e qualche fumogeno contro le forze dell'ordine che presidiavano la piazza, poi hanno sfondato il picchetto, ed è partita una carica. Un altro manifestante è stato invece bloccato dalla polizia.

 

«Nonostante i fumogeni e le minacce dei centri a-sociali, tanta gente di Massa è scesa in piazza con la Lega», ha commentato il segretario del Carroccio su Facebook, aggiungendo: «P.s. Per i ritrovi dei violenti, ruspa!».

 

Renzi: basta perdere tempo sulla scuola

ROMA. «Siamo partiti con l'ascolto da settembre, vogliamo rinviare ancora, sprecare il tempo? Il Parlamento è sovrano, questa non è la legge elettorale e io non dico prendere o lasciare, mi sta a cuore ragionare sul futuro dei figli". Matteo Renzi, intervenuto a Radio Anch'io, torna sul Ddl scuola e invita a non dilazionare troppo i tempi, pur lasciando spazio per la discussione. Dal premier anche una confessione: «Dico per primo che dovevamo spiegare meglio la riforma, ma è un fatto positivo che stiamo discutendo sulla scuola. Ho ricevuto 7.417 lettere da professori - dice ancora - la mia impressione è che ascoltando ci sia un diverso atteggiamento da parte delle persone».
Renzi entra poi nel merito del Ddl. «Il meccanismo di fare le assunzioni e poi vediamo è impossibile - sottolinea - Se accettiamo l'idea di assumere lo facciamo perché abbiamo un modello di scuola diverso: non esiste che dal Ddl prendo le assunzioni e non cambio il modello scuola perché questo trasformerebbe il provvedimento in un grande ammortizzatore per i precari». Il premier dice che «centosessantamila assunzioni tra questo e il prossimo anno è una cifra enorme. Per gli altri precari non ci può essere altra procedura che quella concorsuale». E prende «un impegno: si entrerà solo per concorso».
«Per la prima volta ci sono più soldi per la scuola, ma non vogliamo darli in modo indiscriminato. Certo, nessuno tocca gli stipendi ma se ci sono più soldi - rimarca - bisogna premiare chi è stato più bravo».
Quanto al blocco degli scrutini, per Renzi si tratta di «un tema prematuro. Io credo che la stragrande maggioranza degli insegnanti siano persone serie e perbene che non metterebbero a rischio i propri ragazzi e il lavoro svolto in un anno con il blocco degli scrutini. La precettazione, poi, è una questione tecnica. Non mi pare questo il fatto principale».
PENSIONI. Renzi parla a tutto campo e interviene anche sulle pensioni. «C'è da ripensare un modello di organizzazione delle pensioni, lo faremo nei prossimi giorni e mesi", rileva, assicurando che "i soldi dei pensionati non vengono toccati». «Restituiremo i soldi» dice il presidente del Consiglio.
«Dovete ridare i soldi» è una «espressione forte» osserva ancora Renzi a proposito della risposta del governo alla sentenza della Consulta sull'indicizzazione delle pensioni. «Il governo Monti ha bloccato l'indicizzazione in modo considerato incostituzionale - spiega - noi stiamo studiando come superare quel limite rispettando le esigenze di bilancio sapendo che questi soldi non andranno ai pensionati da 700 euro al mese. Perché la mia preoccupazione è per chi prende poco, poco, poco».
PD E REGIONALI. A Radio Anch'io Renzi affronta anche il capitolo Regionali, sulle quali, dice, «non faccio pronostici». Il Pd «non ha candidati impresentabili - scandisce - Ci sono alcune liste con candidati impresentabili, che avrei evitato di mettere. Ma sul Pd sono pronto alla prova del nove e allo scanner". Il premier assicura anche che «il Pd non perde pezzi, però bisogna fare l'interesse dei cittadini non delle correnti». «All'inizio della legislatura avevamo 290 deputati e oggi siamo a 310...» sottolinea il segretario.
E all'affermazione di un'ascoltatrice a proposito delle vicende interne del partito, Renzi replica: «Non condivido il termine galletti nel pollaio. E' legittimo che un grande partito che ha il 40% dei voti abbia al suo interno chi non condivide certe cose, è positivo. Sono persone per bene che hanno opinioni diverse da me e io le rispetto». «Quello che mi da noia e mi disturba - puntualizza - è chi non rispetta le regole interne».
RAI. Poi la questione Rai. «Faremo le nomine con la Gasparri se non ci sarà la riforma, ma io credo ci sia spazio per poter portare la riforma della governance Rai in Parlamento e votarla. Ovviamente - precisa - nessuno immagina forzature, voti di fiducia, spero si possa discutere di queste tematiche, ma la Rai è un altro pezzo del ragionamento sul sistema Paese».
Obiettivi e sintesi in un messaggio su Twitter: «Pronti a discutere merito di tutto, con tutti, dalla scuola alla Pa. Ma dopo aver discusso, si decide. L'Italia non può più perdere tempo».

 

Renzi a Napoli, proiettili vicino piazza Municipio

NAPOLI.Sette proiettili inesplosi sono stati trovati sul manto stradale, a Napoli, tra via Vittorio Emanuele e via Verdi, nei pressi della centrale piazza Municipio. La scoperta è stata fatta da un poliziotto libero dal servizio. Lo si apprende dalla Questura per la quale «l'episodio non ha alcun collegamento» con la visita in città sabato prossimo del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il ritrovamento - si sottolinea - è avvenuto in un punto dove non è previsto il passaggio del premier. Ma i comitati che stanno organizzando la protesta, nonostante questo, per cautela si dissociano dal ritrovamento: «Non siamo stati noi»

Civati insiste, doppio
referendum sull'Italicum

ROMA. Un doppio quesito per demolire l'asse portante dell'Italicum. Non ha perso tempo Pippo Civati nel proseguire la sua battaglia contro la legge elettorale, una delle cause della sua uscita dal Pd, con il conseguente passaggio al gruppo Misto alla Camera. "Oggi - ha detto Civati - lanciamo l'ipotesi di presentare due quesiti referendari, una relativa all'abrogazione dei capilista bloccati e le pluricandidature in più collegi".

"In secondo luogo c'è la possibilità di presentare un quesito sul funzionamento del premio che per noi rimane sproporzionato rispetto alla sentenza della Corte Costituzionale. Spero che questa iniziativa possa riaprire un dibattito che alla Camera è stato negato e che possano essere i cittadini a scegliere. Io non ho una forza politica alle spalle, la mia è una proposta assolutamente libera, rivolta a tutti coloro che hanno avversato l'Italicum".

"Spero che il M5S ci possa dare una mano. I Cinquestelle - ha aggiunto Civati - non hanno reagito benissimo quando è venuta fuori questa idea. Ma io mi rivolgo anche a quelli del Pd, a tutti quelli che volevano cambiare l'Italicum ma non lo hanno potuto fare. Sono sicuro - almeno io me lo immagino così - che faranno i banchetti per raccogliere le firme alle Feste dell'Unità. Vediamo come reagiranno le altre forze politiche, è chiaro che da soli un referendum non si può fare".

Scuola, Renzi annuncia i 5 punti:
discutiamo, ma niente boicottaggi

ROMA. "Discutiamo" ma no a boicottaggi. Matteo Renzi, alla lavagna, in un video pubblicato sul sito del governo (di quasi 18 minuti) illustra i cinque punti essenziali della 'Buona scuola', la riforma contenuta nel Ddl che si appresta a iniziare il suo iter alla Camera.

"Il primo punto è la cosa più urgente, non la più importante, l'alternanza scuola-lavoro. L'obiettivo è di ridurre il 44% di disoccupazione giovanile, è l'urgenza numero uno", spiega il premier aggiungendo: "Il secondo punto è la cultura umanista, nella buona scuola chiediamo di studiare di più alcune materie, di fare un investimento più forte non solo sugli skills professionali, sui curricula, di educare un cittadino".

Il punto tre Renzi lo sintetizza con "più soldi agli insegnanti. Un dato oggettivo: oggi gli insegnanti hanno perso parte dell'autorevolezza sociale che avevano negli altri anni". Il premier racconta una sua esperienza: "La mia maestra Eda entrava nel bar ed era autorevole", mentre "oggi il prestigio sociale è venuto meno, colpa anche di noi nuovi genitori". Quindi, "intervenire per dare più soldi agli insegnanti non per autorevolezza sociale ma perché è un fatto di giustizia: 500 euro annuali a tutti insegnanti".

Renzi poi parla dei 200 mln per la valutazione degli insegnanti: "E' una cosa che ha fatto arrabbiare in tanti, ma non può valere il principio 'nessuno mi può giudicare'. Capisco le opinioni variegate, chi dice che diamo troppi poteri al preside, ma c'è un nucleo di valutazione che deciderà e il principio è dare soldi a chi li merita".

Al quarto punto Renzi mette "l'autonomia, una parola che risale ai tempi di Berlinguer. Che vuol dire? Togliere potere alle circolari ministeriali che in uno stretto burocratese decidono il futuro dei ragazzi. Macché svendere ai privati? Non cambia niente per il Consiglio di istituto. Presidi sceriffi? Il preside ha responsabilità in più ma non farà mai lo sceriffo".

L'ultimo punto, in cui "si va sul delicato" e "la continuità -prosegue Renzi-. Solo quest'anno si assumono più di 100mila persone che avevano diritto, lo Stato non aveva mantenuto la parola. Assumendo più persone la scuola funzionerà con stabilità educativa".

Oggi l'Italia è tornata a crescere dello 0,3, "ma non servirà a nulla crescere nelle statistiche se non cresciamo nella scuola", dice il premier nel videomessaggio sottolineando che l'Italia "non sarà mai una super potenza demografica, diplomatica, geografica ma può essere una super potenza culturale". "Dobbiamo recuperare - sottolinea - tutto ciò che è cultura, educazione, istruzione, formazione e tentare di scrivere insieme una pagina nuova".

"Sono contento - continua - del fatto che la scuola sia al centro della discussione, ma non apprezzo alcuni toni, le polemiche, i boicottaggi sui test Invalsi. Probabilmente abbiamo sbagliato anche noi nei messaggi di comunicazione, ma l'idea che la scuola sia al centro della discussione è la cosa più importante". E' un "fatto oggettivo - osserva - che quando si chiede ai ragazzi di boicottare i test Invalsi o si minaccia il blocco degli scrutini non si fa un servizio alla scuola o ai ragazzi".

Nel Ddl sulla scuola "non si parla di ferie per studenti o di vacanze, non ci sono i presidi Rambo - precisa - che esistono solo al cinema, non è vero che il preside assume l'amico dell'amico, non ci sono i licenziamenti dopo 36 mesi. Sono assolute falsità". Poi annuncia: "Firmerò oggi pomeriggio la circolare che porta oltre 4mld di euro di nuovi investimenti sull'edilizia scolastica in Italia".

"Possiamo discutere serenamente della riforma, che non può essere un prendere o lasciare, la scuola appartiene a tutti", dice il premier, che sottolinea: "Non mi accontento del Pil che fa più 0,3 ma che l'Italia torni a dare alla scuola il ruolo che merita". "Discutiamo e parliamone, ma su cose concrete non su slogan ideologici", conclude.

La scuola verso
il blocco degli scrutini

ROMA. Fumata nera dall'incontro avvenuto questo pomeriggio, durato oltre tre ore, tra i sindacati, sia confederali che di categoria, e il governo sul disegno di legge di riforma della scuola, tanto che i sindacati di categoria hanno annunciato mobilitazioni e forme di protesta, che potrebbero arrivare anche al blocco degli scrutini. L'esecutivo «ha accusato il colpo della manifestazione e questo ha determinato l'incontro di stasera del quale non si può dare un giudizio positivo in quanto non c'è stata nessuna risposta anche se il governo ha detto di aver preso nota», ha detto Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. «Rispetto ad altre occasioni abbiamo un altro appuntamento delle categorie insieme al ministro per discutere del ddl con il governo dopo le audizioni», ha aggiunto.

 

«Da parte del governo -ha detto il segretario generale dello Snals Confsal Marco Paolo Nigi- non c'è stata nessuna apertura, si è limitato ad ascoltare e a prendere atto delle singole posizioni sostenendo, per bocca del sottosegretario Vincenti, che terrà conto delle obiezioni e vedrà cosa si potrà fare in sede di modifica durante le audizioni al Senato. Oltre questo è stato ottenuto un nuovo incontro con il ministro Giannini, ne abbiamo già avuti tre speriamo che il quarto possa andare meglio».

 

Gli ha quindi fatto eco il segretario generale della Flc Cgil Domenico Pantaleo: «Da parte nostra -ha detto- siamo insoddisfatti e continueremo la lotta». I sindacati hanno quindi annunciato una serie di incontri per stabilire azioni unitarie che potrebbero arrivare anche al 'blocco' del contratto.

Per il portavoce nazionale dei Cobas Piero Bernocchi quella di oggi, da parte del governo «è stata solo una formalità, perchè nonostante su diversi punti ci fosse un accordo praticamente unanime da parte dei sindacati sulle modifiche da apportare non hanno indietreggiato nemmeno di un centimetro».

Anche per il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna, è necessario proseguire nella mobilitazione. «Dal governo, infatti, oltre a una generica disponibilità all'ascolto - ha sottolineato - non è giunto nessun impegno ma la conferma che potranno esserci emendamenti fino alla fine dell'iter parlamentare».

«Il governo sui punti qualificanti del ddl scuola non ha la volontà di fare passi indietro", ha affermato il ministro Giannini. "Quella che stiamo facendo una riforma culturalmente importante", ha aggiunto ribadendo che l'esecutivo non intende scardinarne l'impianto. "Restano divergenze forti, ma c'è la volontà di dialogo», ha proseguito, evidenziando che è stato concordato un incontro al Miur con i sindacati e spiegando che le audizioni al Senato saranno un'altra occasione per ascoltare le parti sociali e migliorare ulteriormente il provvedimento.

«Sconcerta che, a fronte di una manifesta volontà del governo di dialogare su un tema così delicato come quello di una necessaria riforma della scuola e di una altrettanto necessaria stabilizzazione dei precari, si risponda - da parte di alcune sigle sindacali - minacciando il blocco degli scrutini», ha affermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. «Un'iniziativa del genere sarebbe irresponsabile perché finirebbe unicamente per colpire studenti e famiglie».

Il reddito di cittadinanza? Lo vara la Lombardia del centrodestra

MILANO. La Lombardia sarà la prima regione italiana a sperimentare il reddito di cittadinanza. Lo assicura il presidente Roberto Maroni, a margine della presentazione del Por Fse e Fesr 2014-2020. «Molti ne parlano - dice il governatore - tanti chiacchierano, noi lo introdurremo. Ho già incaricato gli assessori Garavaglia e Cantù di studiare le modalità di intervento». In un momento di crisi economica «particolarmente grave - aggiunge Maroni - vogliamo usare i fondi del fondo sociale europeo per ridurre la povertà e l'esclusione sociale, anche attraverso il programma speciale di introduzione del reddito di cittadinanza».

 

L'annuncio di Maroni raccoglie il plauso dei 5 Stelle. «Finalmente Maroni coglie la priorità del reddito di cittadinanza. Ancora una volta, le buone idee del Movimento 5 Stelle dettano l’agenda della politica lombarda che è costretto a rincorrere» afferma Dario Violi, capogruppo del Movimento 5 Stelle Lombardia, che apre al dialogo con la maggioranza: «Siamo pronti a discutere sin da ora - dice -. Quando si tratta del benessere dei cittadini non ci fermiamo alle dichiarazioni di intenti o alle bandierine politiche e sollecitiamo anche le altre forze politiche di partecipare, il reddito di cittadinanza è una misura che non può più aspettare. Non perdiamo altro tempo». Dubbi e critiche arrivano invece dai sindacati. «La priorità in Lombardia non può essere il reddito di cittadinanza annunciato dalla Regione» afferma Osvaldo Domaneschi, segretario generale Cisl Lombardia. A fine maggio, rileva Domaneschi, «circa 5mila lavoratori lombardi resteranno senza cassa in deroga, altri 30mila la termineranno gradualmente nei prossimi mesi e non avranno più nulla». Per questo, la vicenda «meriterebbe altri approfondimenti: i fondi sociali europei devono servire per creare opportunità e occasioni di sviluppo e di lavoro per i giovani. E se ci sono risorse disponibili, o individuabili, si pensi ai contratti di solidarietà, a chi sta perdendo il lavoro nelle piccole imprese, ai temi della sanità legati ai ticket e superticket».

 

Il riferimento è alla costruzione di un'alternativa alla cassa in deroga: «In Lombardia - sottolinea - abbiamo ottenuto di frazionare i 5 mesi nell'arco dell'anno, ma la situazione rischia di diventare drammatica». Secondo la Cisl Lombardia, dunque, occorre accelerare sulle riforme annunciate: «Il governo deve al più presto realizzare la riforma della cassa integrazione, estendendola anche alle medie e piccole imprese e puntando di più sui contratti di solidarietà».

Fitto lancia il suo partito: pronti 30 parlamentari Fi

ROMA. Il panorama politico italiano si arricchisce di un nuovo soggetto. A quanto apprende l'Adnkronos, sta infatti per nascere un'associazione politica, "embrione" di una nuova destra, che fa capo a Raffaele Fitto. All'interno dell'associazione, che confluirà nel gruppo dei conservatori-riformatori del Parlamento europeo, sarebbero pronti ad entrare almeno 30 parlamentari di Forza Italia.

I pilastri portanti del nuovo soggetto politico si rifanno ai valori fondanti dell'ex PdL. L'associazione punta ad essere, infatti, una guida e un riferimento per tutti i moderati italiani. In sostanza, a prendere l'eredità di quello che è stato il Popolo della Libertà. E, secondo le indiscrezioni raccolte dall'Adnkronos, ad «evitare una transumanza verso il Pd». La nuova iniziativa politica nasce da lontano. E, nello specifico, da un intenso dialogo che c'è stato nei mesi scorsi con l'area politica che fa riferimento al britannico David Cameron, reduce dal trionfo elettorale in Gran Bretagna. L'associazione, che sarà presentata a Roma nei prossimi giorni, avrà rappresentanti in tutte le regioni.

 

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