Giovedì 15 Novembre 2018 - 12:30

Gaffe Toninelli su Instagram, è polemica

Nuovo scivolone del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli, dopo le polemiche per la foto con sorriso dallo studio di "Porta a Porta" con il plastico del Ponte Morandi tra le mani. Stavolta, ad accendere il dibattito, dando il via ai commenti al vetriolo in Rete, una foto che lo ritrae su Instagram al fianco dei suoi bambini con un nuovo taglio di capelli e il barbiere che fa capolino alle sue spalle. "Ho revocato la revoca della concessione al mio barbiere" aveva inizialmente scritto il ministro nella didascalia che accompagnava lo scatto - didascalia poi prontamente rimossa - con un riferimento ironico al tema delle concessioni autostradali, diventato centrale dopo il crollo del ponte Morandi a Genova.

CRITICHE - Le parole di Toninelli hanno incassato subito commenti di aperta critica da parte dei follower: "Meno male che ti diverti almeno tu... scherza... scherza" aveva postato, tra gli altri, un utente. E così Toninelli ha provveduto a sostituire la didascalia della discordia: "Assieme ai miei piccoli - si legge ora - Un momento di relax in mezzo a tanti impegni e tante sfide. Almeno con i capelli sono riuscito a darci un taglio". Ma la rettifica non basta a placare le polemiche. "Fate pena... se hai le palle rimetti la didascalia di prima" si legge in uno dei tanti commenti piccati che appare ora sul profilo Instagram del ministro.

Salvini: «Primi nei sondaggi? Non li guardo»

"Non guardo i sondaggi, non vivo a pane e sondaggi. Sono contento dell’affetto che gli italiani ci stanno dimostrando, più mi indagano e più mi attaccano e più mi danno forza". Lo afferma il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, a margine dell'evento ‘Piccolo festival dell’essenziale’ a Milano.

"Non mi ritengo un uomo forte, ma questa è l'immagine. Sono tutt'altro che l'uomo forte che qualcuno paventa, anzi mi piacerebbe esserlo. Da sempre dentro il partito mi accusano di essere troppo buono. In politica un po' di sana cattiveria positiva serve. Se ci fosse una scuola per essere più forte, irruente e più positivamente violento la frequenterei" replica il ministro dell'Interno a chi gli chiede se si sente un uomo forte. 

FORZA ITALIA -"Per fare il ministro non ci vuole coraggio ma onestà e un po' di competenza. Lascio credere a Moscovici che sono un emule di Mussolini. La forza la lascio ad altri, mi accontento di ridare dignità a questo Paese che l'aveva persa" chiosa durante il suo intervento a Milano. E a chi gli chiede se domenica incontrerà il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, il segretario leghista replica: "Penso di sì".

M5S - "Stiamo facendo un bel lavoro di squadra: sono contento tre mesi fa di aver fatto questa scelta, di aver dato un futuro al Paese. Al di là dell'isteria di qualche lussemburghese a livello internazionale, in molti sono tornati a vedere nell'Italia un capofila e un baluardo che può far rinascere questa Europa" ha poi detto Salvini replicando alla domanda se la Lega ha offuscato gli alleati del M5S. "Magari non lo dicono davanti alla telecamera ma in sede riservata parlamentari, ministri, presidenti, commissari europei mi dicono 'finalmente è arrivato un governo che governa in Italia'. Finalmente c'è stato uno scossone, magari l'Europa si sveglia, nasce un dibattito sui principi e non su spread e banche, sul futuro e non solo sul presente".

De Luca: «A Napoli c'è il Vasto, abbiamo un pezzo di terzo mondo»

NAPOLI. «Abbiamo gruppi di immigrati che vengono in Italia e cominciano a fare spaccio di droga, occupare militarmente i territori, sfruttare le prostituzione. A Napoli c'è il Vasto, attorno alla stazione Garibaldi, dove si ha paura a camminare anche di giorno. Abbiamo un pezzo di quarto mondo. Nelle prossime settimane solleciteremo il Comune di Napoli e le forze dell'ordine a prendere in mano la situazione. È intollerabile». Così, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, intervenuto a LiraTv. «Quando - spiega - hai una realtà con gruppi di migranti che pretendono di mettere i tappeti per vendere materiale di contrabbando di provenienza camorristica quando decidono loro. Quando hai l'accattonaggio molesto davanti alle colonnine per distribuirre i biglietti del parcheggio e al nord bande violente che infastidiscono le donne. Di fronte a questa realtà chiudiamo gli occhi o decidiamo di difendere le condizioni di vita delle nostre famiglie? Io dico che dobbiamo reagire e usare il pugno di ferro. Se vieni in Italia per dare fastidio alle nostre donne e famiglie, te ne devi andare. Dobbiamo approvare leggi più stringenti, dopo la prima volta che ti trovo che hai fatto accattonaggio molesto vai in galera se ti ritrovo».

«MONETE FARLOCCHE». «La Regione Campania paga in euro, non ha deciso di stampare monete farlocche, noi siamo tradizionalisti. E pagheremo le imprese quando ci saranno gli stati di avanzamento». Così De Luca che ha lanciato un chiaro riferimento ironico alla proposta del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, di realizzare una moneta aggiuntiva all'euro per Napoli, nell'ambito di un progetto di una criptovaluta. «Da ottobre - aveva esordito De Luca a LiraTv - partiranno le gare regionali per le strade e i porti. Abbiamo fatto un bando da 450 milioni. E abbiamo selezionato progetti esecutivi immediatamente appalatabili. Ci aspettiammo cantieri per mezzo miliardo entro l'inizio del 2019. Sollecito i Comuni a muoversi: a loro abbiamo dato respiro finanziario con la legge 51, con la quale la Regione cosnente loro di accendere mutui e paga gli interessi. Ovviamente la regione paga in euro». 

Crimi: «Finita la pacchia, tetti a spot in tv»

"Non è il mio linguaggio, ma si può anche dire che è finita la pacchia. Il punto vero è che occorre ridistribuire la pubblicità tra tv e carta stampata. Noi non siamo contro i giornali per partito preso" e "penso che si possano introdurre dei tetti pubblicitari per aiutare dal lato degli introiti i giornali". E' quanto dice il sottosegretario con delega all'Editoria, Vito Crimi, in un'intervista al 'Fatto Quotidiano', nella quale conferma la volontà di tagliare i fondi diretti all'editoria. "Sì - ribadisce - attualmente sono stanziati circa 200 milioni tra contributi diretti, alle radio e alle tv, senza contare l’agevolazione delle tariffe telefoniche, che può essere stimata in 60 milioni e che andrà rivista da subito".

Secondo la road map tracciata da Crimi al quotidiano, il governo agirà "tagliando i finanziamenti pubblici, intervenendo sul contributo dello 0,1% come detto e verificando che l’extra-gettito derivante dal canone Rai sia davvero confluito nel Fondo". Inoltre, "vanno aggiustate le distorsioni, visto che circa il 30 per cento dei fondi va a 4-5 testate. Andrà individuato un tetto e modificate le modalità di erogazione. Ad esempio, si può cominciare garantendo il 50 per cento di quanto dovuto e poi di anno in anno verificare. Vogliamo realizzare anche in questo settore quanto fatto con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti".

Quanto alle ricadute occupazioni, secondo il sottosegretario la volontà "è solo quella di togliere i fondi pubblici all’editoria, non eliminare il Fondo per il pluralismo. Gli editori hanno ricevuto tantissimi soldi in questi anni, dal 2003 oltre 3 miliardi di euro. A fronte di questo ci saremmo aspettati investimenti per reggersi sul mercato che non ci sono stati. Ci sono modi per affrontare le ricadute occupazionali" ad esempio con "un meccanismo di redistribuzione delle risorse all’interno del sistema. Una strada - dice ancora al quotidiano - a cui occorre del tempo per essere realizzata, ma importante. Possiamo poi prevedere incentivi pubblici alla domanda, ad esempio, sostenendo gli abbonamenti oppure nuove idee innovative. Sto proponendo agli editori una piattaforma tecnologica che, ad esempio, permetta al costo di un abbonamento la lettura di tutti i giornali. Sarebbe una 'Netflix dell’editoria'", conclude Crimi.

Commentando le parole del sottosegretario, il presidente dell'Associazione produttori televisivi (Apt), Giancarlo Leone scrive su Twitter: "Si torna a parlare di tetti alla pubblicità Tv. Esistono già vincoli precisi con i limiti di affollamento per broadcaster privati e pubblici. Un ulteriore tetto produrrebbe l'effetto di deprimere l'intero settore dell'audiovisivo con seri danni per la produzione".

Parla Salvini, ministro Lussemburgo sbotta

Lite tra il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il responsabile degli Esteri e degli Affari europei Jean Asselborn nel corso della conferenza a Vienna sulle migrazioni dove partecipano i ministri degli Interni Ue e di alcuni Paesi del Nordafrica. Ad accendere la scintilla, una dichiarazione del lussemburghese sulla necessità dell'immigrazione per contrastare l'invecchiamento della popolazione europea. Parole che non vanno giù al responsabile del Viminale.

"Sentivo qualche collega prima di me dire che abbiamo bisogno di immigrazione perché la popolazione europea invecchia, io ho una prospettiva completamente diversa - afferma Salvini -. Io penso di essere al governo e di essere pagato dai miei cittadini per vedere i giovani tornare a fare quei figli che facevano qualche anno fa, e non per espiantare il meglio dei giovani africani e rimpiazzare europei che per motivi economici non fanno più figli. Sono due visioni completamente diverse. Magari in Lussemburgo hanno questa esigenza, in Italia abbiamo l'esigenza di fare figli non di avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più".

Parole, quelle del ministro italiano, che mandano su tutte le furie il lussemburghese, che impugna il microfono facendo il verso a Salvini: "bla, bla, bla...". "Rispondo pacatamente al suo punto di vista che non è il mio. Io non l'ho interrotta, mi lasci finire", scandisce Salvini. Ma Asselborn perde la pazienza e sbotta: "In Lussemburgo, caro signore, avevamo migliaia di italiani che sono venuti a lavorare da noi, dei migranti, affinché voi in Italia poteste avere i soldi per i vostri figli". E poi conclude con una espressione colorita: "Merde, alors".

A stretto giro, Salvini posta su Facebook l'intervento a Vienna condividendo con i suoi follower il battibecco. "Il ministro del Lussemburgo - scrive - ha dichiarato che in Europa 'abbiamo bisogno di immigrati perché stiamo invecchiando'. Gli ho risposto che io invece lavoro perché i ragazzi italiani (ed Europei) tornino a mettere al mondo dei figli perché non voglio nuovi schiavi. Guardate la sua reazione, non l'ha presa bene".

Migranti, Salvini: «È tornata la tubercolosi»

"Immigrato malato e in fuga, forse inconsapevole della gravità della sua condizione. Quanti casi come questo? Purtroppo la tubercolosi è tornata a diffondersi, gli italiani pagano i costi sociali e sanitari di anni di DISASTRI e di invasione senza regole e senza controlli. Dicevano che eravamo cattivi, allarmisti, pericolosi. Ce l'ho messa e ce la metterò tutta per invertire la rotta". Lo scrive in un post su Facebook il ministro dell'Interno e vicepremier, Matteo Salvini.

INFETTIVOLOGO - "Non assistiamo in questo momento a un aumento dei casi, almeno in Italia, di tubercolosi. I dati non vanno in questa direzione". Lo afferma il direttore di Malattie infettive del policlinico Gemelli di Roma, Roberto Cauda, commentando a 'Radio Vaticana Italia' le affermazioni del ministro dell'Interno.

I FATTORI - "Se ci fossero delle situazioni particolari, come la povertà o il sovraffollamento, potrebbero in linea teorica contribuire ad una recrudescenza della tubercolosi" prosegue Cauda, che sottolinea: "La tubercolosi si manifesta anche a distanza di anni dal momento in cui una persona viene infettata, quindi il problema è estremamente complesso. Non può essere attribuito a un unico fattore".

Fiducia sul Milleproroghe, bagarre alla Camera

Il Pd ha occupato i banchi del governo in aula a Montecitorio, per protestare contro l'apposizione della fiducia sul decreto Milleproroghe, la prima del governo giallo-verde, che gli esponenti dem ritengono illegittima. La fiducia, infatti, autorizzata dal Consiglio dei ministri del 24 luglio scorso è stata messa su un testo che l'organo di governo non aveva ancora approvato e che è stato varato il giorno dopo 25 agosto. La 'chiama' inizierà domani a partire dalle 12,40. Alle 11,15 le dichiarazioni di voto sul decreto. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Non è stata fissata, invece, una data per il voto finale in assenza di un'intesa tra maggioranza e opposizione.

Al termine della seduta e mentre la capogruppo che dovrà stabilire tempi e modi di svolgimento della fiducia era in corso, un gruppo di deputati Pd sono rimasti in aula e si sono seduti sui banchi del governo. Un atto, come ha spiegato Roberto Giachetti, illegittimo perché viziato da una irregolarità formale. "Le consiglio di consultare il presidente Fico - ha premesso il deputato Pd rivolgendosi alla presidente di turno Maria Edera Spadoni (M5S) - le ricordo che la fiducia deve essere motivata e deve essere relativa a un dato provvedimento e non sui titoli dei provvedimenti ma su un testo licenziato dalle commissioni di merito".

"Non si può quindi mettere la fiducia - autorizzata, lo ricordo il 24 luglio - su un testo approvato lunedì scorso dalla Commissione, perché il testo, rispetto a quello varato dal governo, è cambiato per via dei voti in commissione e l'approvazione di diversi emendamenti. Sui vaccini, ad esempio, il testo ha subito ben tre variazioni. La fiducia del Cdm non può riferirsi al testo della Camera. Le suggerisco quindi - ha concluso Giachetti - di consultare il presidente Fico perché riteniamo che la proceduta adottata sia gravemente viziata".

"Il #Governo ha posto in #CdM la fiducia il 24/7 ma il testo è stato deliberato il 25/7. Stanno calpestando qualsiasi cosa si contrapponga al loro #potere", ha attaccato Emanuele Fiano via Twitter.

E ancora la dem Alessia Morani: "La questione di fiducia appena posta da Fraccaro è illegittima. Non è stata deliberata dal Consiglio dei Ministri. Abbiamo chiesto l’intervento del Presidente della Camera perché è inaudito quello che sta succedendo. Non è mai successo prima. Mai".

Riforma copyright, via libera Ue. Di Maio: «Una vergogna»

Il Parlamento europeo ha approvato la proposta di riforma della direttiva Ue sul diritto d'autore, dopo aver votato una lunga serie di emendamenti. La proposta è stata approvata dalla plenaria a Strasburgo con 438 voti favorevoli, 226 contrari e 39 astenuti.

"Una vergogna tutta europea: il Parlamento europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su internet. Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande Fratello di Orwell. Rispetto all'ultimo voto di Strasburgo in cui non fu dato il via libera al testo finale, le lobby hanno avuto il tempo di lavorare e influenzare gli europarlamentari, i quali hanno deciso di ricredersi. D'ora in poi, secondo l'Europa, i tuoi contenuti sui social potrebbero essere pubblici solo se superano il vaglio dei super censori". E' quanto scrive su Facebook il vicepremier e ministro Luigi Di Maio, bocciando la direttiva approvata dall'Europarlamento e promettendo battaglia. "Con la scusa di questa riforma del copyright - tuona il capo politico del M5S - il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Oltre all'introduzione della cosiddetta e folle 'link tax', la cosa più grave è l'introduzione di questo meccanismo di filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti. Per me è inammissibile".

"Chiedo al presidente del Consiglio Conte di prendere immediatamente le distanze dalle dichiarazioni infamanti del vicepremier Di Maio contro il Parlamento europeo. Minacciare l'unica istituzione Ue direttamente eletta dai cittadini e' da analfabeti della democrazia", scrive su Twitter il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani.

"Oggi la cultura ha vinto sui soldi". Non nasconde la sua soddisfazione il presidente Siae Mogol che ha seguito a Strasburgo la votazione. "Stabilire delle regole - osserva - non significa soffocare la libertà, come i giganti del web vogliono sostenere, senza pagare tasse e guadagnando cifre miliardarie. Loro hanno i miliardi, noi però abbiamo ragione e sono contento che gli europarlamentari l'abbiano capito". "Il diritto d'autore non è una barriera al progresso - evidenzia - ma un sostegno alla creatività. Gli autori producono cultura: la cultura è il seme della democrazia, della tolleranza, della libertà di pensiero. Senza cultura del rispetto dei diritti di chi crea, scomparirebbero gli autori del presente e non ci sarebbero autori nel futuro".

Cosa cambia

Il Parlamento europeo ha dunque adottato la sua posizione negoziale sulla riforma del diritto d'autore, che include norme specifiche per proteggere le piccole imprese e la libertà di espressione. Il mandato negoziale del Parlamento per i colloqui con i ministri Ue al fine di giungere ad un testo definitivo è stata approvato con alcune modifiche alla proposta della commissione Affari giuridici dello scorso giugno.   Molte delle modifiche apportate dal Parlamento alla proposta originaria della Commissione europea, spiega l'Aula di Strasburgo, mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando viene utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e da aggregatori di notizie come Google News.

Il relatore Axel Voss (Ppe, Germania) è "molto lieto che, nonostante il forte lobbying dei giganti di Internet, la maggioranza dei deputati al Parlamento europeo sia ora a favore della necessità di tutelare il principio di una retribuzione equa per i creativi europei". "Il dibattito su questa direttiva è stato molto acceso e credo che il Parlamento abbia ascoltato con attenzione le preoccupazioni espresse. Abbiamo quindi affrontato le preoccupazioni sollevate in merito all'innovazione escludendo dal campo di applicazione i piccoli e micro aggregatori o piattaforme", continua.  "Sono convinto che, una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libera come lo è oggi, i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo tutto questo clamore", conclude.

La posizione del Parlamento europeo (per avere la riforma vera e propria occorrerà attendere l'esito del negoziato con il Consiglio) rafforza la proposta della Commissione europea in materia di responsabilità delle piattaforme e degli aggregatori riguardo le violazioni del diritto d'autore. Ciò vale anche per i cosiddetti snippet, dove viene visualizzata solo una piccola parte del testo di un editore di notizie. In pratica, questa responsabilità imporrebbe a piattaforme e aggregatori di remunerare chi detiene i diritti sul materiale, protetto da copyright, che mettono a disposizione. Il testo richiede inoltre espressamente che siano i giornalisti stessi, e non solo le loro case editrici, a beneficiare della remunerazione derivante da tale obbligo di responsabilità. Allo stesso tempo, per incoraggiare le start-up e l'innovazione, il testo esclude esplicitamente dalla legislazione le piccole e micro imprese del web. I deputati hanno introdotto nuove disposizioni che hanno lo scopo di non ostacolare ingiustamente la libertà di espressione che caratterizza Internet.

Pertanto, la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a "parole individuali" come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright. Qualsiasi misura adottata dalle piattaforme per verificare che i contenuti caricati non violino le norme sul diritto d'autore dovrebbe essere concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright. Le stesse piattaforme dovranno inoltre istituire dei meccanismi rapidi di reclamo (gestiti dal personale della piattaforma e non da algoritmi) che consentano di presentare ricorsi contro una ingiusta eliminazione di un contenuto.

Europarlamento vota contro Orban

Il Parlamento Europeo ha deciso di raccomandare l'apertura della procedura prevista dall'articolo 7 del Trattato sull'Unione Europea, che prevede sanzioni, nei confronti dell'Ungheria, come proposto dal rapporto Sargentini. Nella plenaria il rapporto è stato approvato con 448 sì, 197 no e 48 astenuti (693 votanti). Il presidente del Parlamento Antonio Tajani si è congratulato con la relatrice Judith Sargentini (Verdi).

Il report Sargentini, presentato dall'europarlamentare verde lo scorso aprile alla commissione per le Libertà civili, la Giustizia e gli Affari interni del Parlamento, mette l'Ungheria sotto accusa per il mancato rispetto dei valori europei. In particolare, tra le accuse mosse contro il governo Orban, vi sono la violazione della libertà di associazione, di espressione e di religione, la mancata indipendenza del sistema giudiziario, le criticità nel funzionamento del sistema elettorale, corruzione ed conflitto d'interessi, privacy e protezione dei dati insufficiente, uso "a fini privati" dei fondi europei e mancato rispetto dei "diritti fondamentali di migranti, richiedenti asilo e rifugiati".

SALVINI - "Il coraggioso discorso di Viktor Orbàn al parlamento europeo: 'L'Ungheria non cederà a questo ricatto e proteggerà i propri confini'. Tutta la mia vicinanza. no alle sanzioni, no a processi a un governo liberamente eletto". Così su Facebook, il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

Pd, nasce il comitato dell'area metropolitana di Napoli per Zingaretti

NAPOLI. Nasce il Comitato per Nicola Zingaretti dell'area metropolitana. Osvaldo Barba (nella foto) che ha incontrato più volte Zingaretti è fra i primi in Campania a partecipare alle convention di alleanza del fare a Roma. Ha costituito i comitati per Napoli e provincia per Zingaretti. I comitati molto attivi sul territorio si preparano alla prossima iniziativa di ottobre a Roma indetta da Zingaretti. «Anche ieri Zingaretti in televisione ha dato grande risalto ai territori parlando delle giunte civiche di sinistra e del loro lavoro - ha commentato Barba - Convocheremo nei prossimi giorni una prima riunione dei comitati di Napoli e della grande Napoli coordinando sul territorio napoletano il lavoro di rinnovamento che Zingaretti sta mettendo in campo come candidato segretario del Pd.

 

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