Lunedì 21 Gennaio 2019 - 20:15

Rifiuti, Salvini: Campania a rischio, termovalorizzatori in ogni provincia. Di Maio: inceneritori non c'entrano

NAPOLI. "Tra qualche mese in Campania si rischia un'emergenza sanitaria e sociale a livello mondiale". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, a Napoli per un Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico, affrontando la questione della Terra dei fuochi. "Non so cosa abbiano fatto gli amministratori locali e regionali negli ultimi decenni - ha aggiunto Salvini - ma dal 2008 la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata. Non c'è programmazione, c'è incapacità e dico incapacità perché voglio essere ottimista. Se si volesse pensar male si potrebbe supporre che non si è fatto niente come termovalorizzatori e sistema di smaltimento perché qualcuno ha interesse che non si faccia niente". Salvini ha ribadito che "c'è sui rifiuti un giro di milioni di euro a cui gli amministratori regionali e locali non hanno evidentemente saputo dare risposte". Salvini ha concluso spiegando che chiederà "il commissariamento di tutti gli Ato e serve il coraggio di dire che il termovalorizzatore serve". "In Campania serve un termovalorizzatore per ogni provincia". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini. "Se trovano la localizzazione bene, altrimenti ci pensiamo noi", ha aggiunto Salvini secondo cui "in Campania la salute dei cittadini è a rischio come in nessun'altra regione italiana. A metà gennaio va in manutenzione l'unico termovalorizzatore di tutta la regione, che andrà a un terzo del regime. Su questo problema c'è un'incapacità folle che risale a tempi andati, dall'emergenza del 2008 non è cambiato niente in meglio".

"IL SINDACO SI OPPONE? SI MANGI I RIFIUTI". l sindaco si oppone ai termovalorizzatori? "Se li mangi i rifiuti". Cosi' Matteo Salvini, ministro dell'Interno, a Napoli per il Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza. "Non vorrei doverli imporre - ha affermato - abbiamo sentito tutto. Se c'e' di mezzo la salute dei bimbi e c'è incoscienza da parte di pubblici amministratori allora si può anche imporre". "Stiamo parlando della salute di milioni di persone - ha aggiunto - A meno che de Magistris non sia disposto a fare un unicum mondiale e anche la Regione". "Se trovano una localizzazione bene - ha concluso -altrimenti ci pensiamo noi".

LA STOCCATA DI DI MAIO. "Quando si viene in Campania e si parla di terra dei fuochi si dovrebbero tener presenti la storia e le difficoltà di questo popolo. La terra dei fuochi è un disastro legato ai rifiuti industriali (provenienti da tutta Italia) non a quelli domestici. Quindi gli inceneritori non c'entrano una beneamata ceppa e tra l'altro non sono nel contratto di Governo". Così il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio in un post su Facebook riferendosi, senza citarlo, alle dichiarazioni del ministro dell'Interno Matteo Salvini a Napoli.

BOTTA E RISPOSTA A DISTANZA. "Io sono per costruire e non per i no, perché con i no non si va da nessuna parte. Questo vale soprattutto per gli enti locali, penso a tutti quei sindaci e alla stessa regione Campania che ha sempre detto no, no, no e i rifiuti cosa facciamo? Li facciamo gestire alla camorra?". Lo ha detto il ministro degli interni Matteo Salvini rispondendo a Napoli ai cronisti che gli chiedevano della replica di Luigi Di Maio alla sua proposta di un termovalorizzatore in ogni provincia in Campania.

DE MAGISTRIS: TERMOVALORIZZATORE NON è LA RISPOSTA. "Mi ha fatto piacere che si sia parlato del tema dei rifiuti che sto ponendo da un anno in modo forte al Comitato provinciale, ma il termovalorizzatore non è la risposta". Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris commenta quanto dichiarato dal ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini al termine del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che si è tenuto questa mattina in Prefettura a Napoli. "Salvini - spiega de Magistris - ha utilizzato una frase sgradevole, ha detto: 'Il sindaco si mangi i rifiuti se non vuole il termovalorizzatore'. Io gli ricordo che lui sosteneva il Governo che è stato tra i principali responsabili della crisi dei rifiuti quando andava a braccetto con Berlusconi, con il quale continua ad andare a braccetto nelle regioni del Centro-Nord. Non vorrei mai che le scelte sull'ambiente siano dettate da chi incendia i siti di stoccaggio, da chi mette in atto azioni perché le gare vadano deserte. Cerchiamo di lavorare tutti insieme per accelerare l'impiantistica alternativa, per far funzionare bene gli Stir", conclude.

Il decreto Genova è legge, bagarre in Aula

Tre mesi dopo il crollo del ponte Morandi, il Senato ha approvato in via definitiva il decreto Genova, che ha incassato 167 voti a favore, 49 no e 53 astensioni. In Aula il clima si è subito acceso durante le dichiarazioni di voto con le opposizioni che hanno accusato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, di non prestare attenzione ai vari interventi, tanto da chiedere l'intervento della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. "La pregherei di ascoltare perché dicono che sta sempre al telefono", ha affermato la seconda carica dello Stato rivolgendosi all'esponente dell'esecutivo.

Le contestazioni sono poi proseguite durante la dichiarazione del senatore M5S Agostino Santillo, tanto che Casellati è stata costretta a sospendere per alcuni minuti la seduta. "Mi dicono che abbia gesticolato in maniera non troppo commendevole per un ministro - ha osservato ancora Casellati, rivolgendosi a Toninelli -. Devo riprendere alcuni atteggiamenti che non sono commendevoli, che non possono essere riprodotti in quest'Aula, per il rispetto delle Istituzioni e la dignità di quest'Aula". "Avrei immaginato un'Aula diversa al di là delle posizioni che possono essere differenti - ha infine rimarcato la presidente del Senato, che al termine della seduta ha invitato l'Aula a osservare un minuto di silenzio -. I 43 morti pesano su tutte le coscienze nostre".

Anche la capogruppo di Fi, Anna Maria Bernini ha contestato l'esponente del governo per "aver sollevato il pugno durante la votazione, parlato al telefonino e masticato la gomma americana durante le dichiarazioni di voto. Non le permetteremo più di venire in quest'Aula agitando i pugni", ha concluso l'esponente azzurra, in un clima da bagarre. Di "atti offensivi del ministro Toninelli e della ministra Lezzi", ha parlato anche il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci, chiedendo a Casellati "di chiudere con dignità questa seduta con un minuto di silenzio per i morti di Genova"

Toninelli però si difende: "La gioia e l'esultanza è perché la meravigliosa città di Genova non solo si rialzerà ed è stata in ginocchio per un evento che doveva e poteva essere evitato - ha affermato il ministro -. Magari c'è qualche responsabile in quest'Aula che ha permesso a società autostradali di ingrassare enormemente le proprie finanze. Non replicherò a coloro che mi hanno attaccato personalmente, perché uno è stato già mandato a casa dagli italiani e l'altro in Liguria ha lasciato semplicemente un rinvio a giudizio per spese pazze e peculato".

La leghista anti-rom a capo della commissione Diritti umani

Le sue posizioni fanno discutere. Come quel like messo nel 2017 a un commento di un suo amico su Facebook, che a proposito degli alloggi popolari per stranieri, si concludeva con la frase "un forno gli darei". La presidente neo eletta della commissione Diritti umani del Senato, Stefania Pucciarelli, già consigliera comunale della Lega in Liguria, nata a a Sarzana il 6 marzo 1967, finisce nelle polemiche non solo per aver battuto la candidata sostenuta dal Pd, un nome storico e 'pesante' come quello di Emma Bonino, ma anche per le sue prese di posizione su migranti e rom.

In particolare, ancora l'8 novembre scorso, ha pubblicato sul suo profilo Facebook la foto di una ruspa in azione a Castelnuovo Magra: "Un altro passo avanti per ristabilire la legalità", ha scritto, con tanto di emoticon a forma, appunto, di ruspa. Ma quello per cui viene messa alla 'sbarra' dagli avversari è quel 'mi piace' alla frase "un forno gli darei".

La vicenda non è finita lì, ha avuto un seguito giudiziario conclusosi con l'archiviazione di un'indagine avviata nei suoi confronti, dopo che l'esponente leghista non solo aveva rimosso il like ma anche spiegato di non aver letto bene il post 'incriminato'. La stessa Pucciarelli, l'8 ottobre ha postato un articolo con la notizia dell'archiviazione, aggiungendo: "Finisce una vicenda che aveva del surreale. Violenza e razzismo non mi appartengono. La difesa degli italiani è un'altra cosa che porto avanti con orgoglio e senso del dovere".

Oggi, dopo l'elezione, la neo presidente si è detta "orgogliosa e emozionata" sottolineando che tra i primi dossier sul tavolo c'è quello di Asia Bibi. "Insieme ai colleghi del gruppo Lega-Senato lavoreremo pancia a terra, e affronteremo subito il caso di Asia Bibi" ha spiegato la senatrice su Facebook.

Scure sui ribelli 5S

I 'dissidenti' imbarazzano sempre di più i vertici del Movimento 5 Stelle. E' passata ormai una settimana da quando i 5 senatori - De Falco, Nugnes, Fattori, Mantero, La Mura -, dopo lo 'sgambetto' sul dl sicurezza, sono stati deferiti al collegio dei probiviri, che non ha ancora emesso la sua sentenza. Ieri il bis in Commissione a Palazzo Madama, dove De Falco e Nugnes ancora una volta si sono ribellati alla linea del Movimento sul condono a Ischia inserito nel dl Genova.

Luigi Di Maio è intervenuto spiegando che la posizione dei dissidenti è al vaglio dei probiviri, ma, secondo quanto trapela dai vertici 5 Stelle, almeno per uno di loro arriverà l'espulsione. Si tratta di Gregorio De Falco: per quanto riguarda l'ex capitano di fregata - a quanto apprende l'Adnkronos - i vertici averebbero già deciso per l'estromissione sia dal gruppo parlamentare che dal Movimento. "Lui è sicuramente fuori", viene spiegato da una fonte di primo piano del M5S, senza giri di parole.

Quella riservata a De Falco sarebbe la punizione più 'severa'. A Nugnes, infatti, potrebbe toccare una sospensione (dal gruppo e dal M5S). Si va verso una sospensione temporanea anche per gli altri tre dissidenti (Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura) che lo scorso 7 novembre hanno scelto di non partecipare al voto di fiducia al governo sul decreto Salvini. Ma una decisione definitiva non è stata ancora presa. In queste ore i vertici pentastellati stanno facendo le loro valutazioni, pallottoliere alla mano.

La maggioranza gialloverde al Senato si regge su una manciata di voti. Per questo motivo, molto probabilmente, non si assisterà a una 'cacciata' di massa dei dissidenti, come invece si è visto nel corso della passata legislatura. In gioco c'è la tenuta del governo e del Movimento 5 Stelle, anche nell'ottica dei rapporti con i partner della Lega, alla quale risulterebbe poi difficile per i grillini giustificare un 'indebolimento' della compagine parlamentare già a pochi mesi dalla nascita dell'esecutivo guidato da Giuseppe Conte.

Anche perché nelle prossime settimane il dissenso che già serpeggia all'interno dei gruppi pentastellati potrebbe riaffiorare su molti temi sensibili: dalla legittima difesa ai temi economici e ambientali, dalle grandi opere all''eterna' questione dei migranti. Alla Camera diversi parlamentari M5S appartenenti all'area che fa riferimento al presidente Roberto Fico stanno preparando emendamenti al dl Salvini, che dopo l'ok incassato al Senato si prepara ad approdare sui banchi di Montecitorio.

I probiviri prendono tempo per il momento. Tant'è vero che, come viene spiegato da alcuni senatori ribelli, la notifica dell'avvio dell'istruttoria non è stata ancora inviata. "Ufficialmente non mi risulta. Di solito si fa così: prima della sentenza si fa il processo, prima del processo si formula un'accusa", afferma De Falco. Anche Nugnes e Fattori, contattate dall'Adnkronos, negano di aver ricevuto comunicazioni dall'organo che dovrà decidere il loro destino.

La stessa Nugnes, inoltre, replica al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, il quale ieri ha lasciato intendere che dietro il comportamento dei dissidenti potrebbero celarsi motivazioni di natura economica."Ho restituito tutto e sono davvero stanca di discorsi politici che vengono portati a discorsi personali. Questa non è politica è gossip" dice all'Adnkronos la senatrice 'ribelle' che spiega di aver ricevuto nelle ultime ore "tantissimi attestati di stima, non molti dai parlamentari...". Si aspettava maggiore solidarietà da parte dei colleghi? "No - risponde Nugnes -, gli stessi di sempre, c'è chi comprende c'è chi no, chi è ostile e chi ti esprime simpatia...".

In Senato passa il condono per Ischia

Il Senato ha ripristinato la norma originaria sul condono per Ischia contenuto nel dl su Genova. Un'ampia maggioranza ha infatti respinto l'emendamento contro il condono, su cui ieri M5S e Lega erano andati sotto in commissione: in Aula si sono contati 200 no, 75 sì e un astenuto. Fi aveva lasciato libertà di voto su questa proposta di modifica al dl Genova, che ieri, invece, ha innescato il primo mini-terremoto nella maggioranza.

Ed è rientrata la protesta dei sei parlamentari campani di Forza Italia che si erano autosospesi dai rispettivi gruppi di Camera e Senato dopo il 'no' al condono per Ischia nel dl Genova. Il partito azzurro si è ricompattato e, per ora, divisioni e malumori vengono messi da parte. "Visto che il nostro partito non è una caserma, non è militarizzato e che il presidente Bernini ha lasciato libertà di voto sugli emendamenti relativi a Ischia - annunciano con una nota i forzisti Domenico De Siano, Vincenzo Carbone, Luigi Cesaro, Antonio Pentangelo, Paolo Russo e Carlo Sarro - ritiriamo l'autosospensione dai gruppi e riprendiamo appieno la nostra attività politica, ringraziando il capogruppo Bernini per aver saputo cogliere con grande attenzione e sensibilità le nostre aspettative".

Terza Municipalità: noi abbandonati dal Comune, ora basta

NAPOLI. Via le bandiere dalla facciata della sede della Terza Municipalità di Napoli (Stella, San Carlo all'Arena) in segno di protesta contro "lo stato di abbandono che si ripercuote sull'ordinarietà dei lavori tecnici e amministrativi". Ad annunciarlo sono i consiglieri di maggioranza e i componenti della Giunta della Municipalità, guidata dal presidente Ivo Poggiani, in una lettera rivolta al sindaco di Napoli Luigi de Magistris e al capo di gabinetto del Comune di Napoli Attilio Auricchio. "Lo stato di abbandono da parte delle posizioni apicali dirigenziali che si perpetua da mesi - scrivono - arreca numerosissimi danni a tutti i servizi amministrativi e tecnici. I cittadini sono esasperati da questa mancanza che ricade inevitabilmente sulla vita della Municipalità, rendendo le sedi luogo di scontri giornalieri dove ormai i consiglieri e il personale sono sottoposti a minacce e aggressioni continue, costretti a far fronte alle esasperazioni e alle richieste della cittadinanza".  In un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, il presidente della Municipalità Ivo Poggiani, eletto con la coalizione a sostegno del sindaco de Magistris, si dice "stufo e stanco" e spiega: "Non si può andare avanti così, sono mesi che non faccio solo il presidente di Municipalità, ma il direttore, il dirigente, il sindacalista, il centralinista e lo psicologo di gente che guadagna decine di migliaia di euro l'anno senza assumersi una responsabilità, sacrificando i miei affetti, la mia famiglia per stare dietro a questioni che non sono di mia competenza". Poggiani racconta che "da circa 7 mesi la Municipalità 3 è sprovvista degli organi amministrativi per garantire la vita quotidiana. Tutti i problemi ricadono sulla parte politica o su quel poco di personale che prova a dare il massimo in condizioni di lavoro proibitive. Tutti i giorni io e i consiglieri ci troviamo a dover affrontare cittadini stanchi ed arrabbiati. Ieri una consigliera di Municipalità incinta al quarto mese di gravidanza è stata aggredita da un cittadino esasperato solo perché provava a placare gli animi". Poggiani chiede "un po' di rispetto per i circa 100mila cittadini che rappresento in qualità di presidente. Mesi di tavoli, incontri, personale e consiglieri aggrediti, ma nulla è stato risolto. O si interviene velocemente - conclude Poggiani - o questa Municipalità la chiudo io prima che succeda qualcosa di irreparabile".

Manovra, De Luca: fondi Ue a rischio con procedura di infrazione, crimine verso il Sud

NAPOLI. "Il pericolo che corriamo è che se alcuni amici leghisti e del Movimento 5 Stelle si divertono a spezzare le reni a Juncker e, quindi, se parte la procedura di infrazione, vengono bloccati i fondi europei e al Sud abbiamo chiuso". Così il governatore Pd della Campania, Vincenzo De Luca, a margine di una conferenza stampa a palazzo Santa Lucia. "Se questa guerra, irresponsabilmente aperta con l'Europa produrrà il blocco dei fondi - conclude - lo considereremo un atto criminale nei confronti del Sud".

Il ribelle De Falco: "Io coerente"

Aria di burrasca nei 5S dopo il caso del condono per Ischia, su cui la maggioranza è andata sotto in Commissione al Senato. Protagonista l'ex Capitano di Fregata, Gregorio De Falco. Che replica così alle critiche mosse da alcuni esponenti del Movimento e alle stilettate piovute dai vertici contro di lui: "Sento di buffe esternazioni, ma credo le sentenze debbano seguire non precedere le accuse. Io non sono affatto dissidente, ma coerente con le idealità del Movimento 5 Stelle" dice all'AdnKronos. 

E sul condono di Ischia, che martedì sera ha incassato il suo voto contrario in Commissione, "vedo una deviazione rispetto ai principi e ai fondamenti del M5S, che ho sempre rappresentato" aggiunge il senatore grillino a un passo dall'espulsione stando ai rumors. "Non credo che esaminare istanze di condono attraverso una legge ripescata dal passato possa essere una deroga razionale al principio generale del diritto per il quale 'tempus regit actum'" dice, citando una locuzione latina che sta per 'il tempo regola l'atto'. Se quello introdotto dal governo nel dl Genova "non è un condono - rimarca dunque il senatore - dovrebbero spiegare perché si fa riferimento a una legge dell'85". 

A chi gli chiede se lascerà il M5S, De Falco risponde citando il comunicato numero 45 di Beppe Grillo: "Ogni eletto - rimarca con forza - deve rispondere al programma e alla propria coscienza e ha la libertà di esprimersi in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capobastone. I cittadini si facciano Stato - sottolinea infine De Falco, citando sempre il fondatore del M5S - non si sostituiscano ai partiti con un altro partito".

Roma sfida Bruxelles

L'Italia sceglie la linea dura e sfida Bruxelles. Dopo il vertice di ieri sera a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Conte, i due vicepremier Di Maio e Salvini, il ministro dell'Economia Tria e il ministro dei Rapporti con il Parlamento Fraccaro, il governo ha deciso: la manovra non cambia e nessuna modifica verrà apportata per placare le preoccupazioni europee sull'economia italiana.

"La manovra non cambia né nei saldi né nella previsione della crescita, perché è nostra convinzione che è quel che serve al Paese per ripartire", ha poi confermato Di Maio, che spiega come "abbiamo detto chiaramente che ci impegnamo a mantenere il 2,4% di deficit, e il Pil all'1,5%" ma "reddito cittadinanza, riforma Fornero, soldi ai truffati dalle banche" restano. "E' una manovra in controtendenza col passato" ma "non facciamo i furbi sul debito". E ancora: "Non abbiamo aggiunto niente a quello che già leggete nella manovra di bilancio ma c'è l'impegno a mantenere quelli che sono i saldi indicati; quindi non facciamo i furbi sul deficit ma allo stesso tempo manteniamo gli impegni con gli italiani''.

Unica 'concessione' rispetto ai piani di partenza, le dismissioni, anche immobiliari, che verranno attuate e che dovrebbero valere l'1% del Pil: ''Il nostro obiettivo è tutelare i gioielli di famiglia -ha spiegato ancora Di Maio - ma allo stesso tempo di dismettere tutto quello che non serve dello stato di immobili o di tutti questi beni che sono di secondaria importanza''. ''Deve essere chiara una cosa - ha detto ancora - nel programma di dismissioni non ci sono i gioielli di famiglia: stiamo parlando di immobili, di beni secondari dello Stato e sicuramente la dismissione avrà un effetto positivo per la riduzione del debito''.

''Nella lettera a Bruxelles - ha sottolineato il vicepremier - abbiamo detto che aumentiamo la valorizzazione dei nostri immobili, quindi della dismissione dei nostri immobili''. E ''potremo fare più soldi dal taglio e dalla dismissione di quello che non serve, degli immobili di proprietà dello Stato". Ma per il resto, il governo - dopo aver spiegato le sue ragioni - va avanti per la sua strada.

LA LETTERA - "Il Governo resta fiducioso nelle possibilità di conseguire obiettivi di crescita contenuti nel quadro programmatico del documento di programmazione". Questo quanto sottolineato dal ministro Tria, nella lettera di accompagnamento alla versione rivista del Documento Programmatico di Bilancio 2019, inviata alla Commissione europea. L'Amministrazione del Tesoro ha anche inviato alla Commissione europea il Rapporto sui fattori rilevanti sull'andamento del debito pubblico, come richiesto con la lettera del 29 ottobre scorso.

UE: "COMMISSIONE IL 21 NOVEMBRE" - Il Documento programmatico di bilancio trasmesso nella notte dal governo italiano "verrà valutato nel quadro del semestre europeo". Lo dice un portavoce della Commissione Europea. Il prossimo passo sarà mercoledì 21 novembre, quando la Commissione darà le proprie opinioni sui documenti programmatici di bilancio ricevuti il 15 ottobre, ivi incluso quello che l'Italia ha rimandato stanotte. La Commissione aveva chiesto modifiche "sostanziali" per rivedere la propria opinione negativa sul Documento programmatico di bilancio. "Vedremo" se nello stesso giorno verrà presentato anche il rapporto ex articolo 126.3 del Tfue sul debito, spiegano durante il briefing con la stampa a Bruxelles i portavoce dell'esecutivo Ue

SALVINI - "Se proveranno solo a pensare di mettere delle sanzioni al popolo italiano hanno sbagliato a capire...". Così il vicepremier Matteo Salvini, intervistato a Radio anch'io su Radio 1, all'indomani della lettera che il governo italiano ha inviato alla Commissione Europea. "A Bruxelles passano il tempo a mandare delle letterine?", si è chiesto poi Salvini interpellato sulle prossime tappe del contenzioso con l'Ue.

Maggioranza battuta in Senato su condono Ischia

La maggioranza va sotto sul condono di Ischia in Commissione al Senato. Battuta per 23 voti a 22 sul decreto emergenze. E' stato approvato l'emendamento all'articolo 25 che disciplina le pratiche di condono edilizio a Ischia. Secondo quanto si apprende, sarebbe risultato decisivo il voto del senatore 5 Stelle Gregorio De Falco: "L'emendamento in questione - spiega all'AdnKronos l'ex capitano di fregata - è stato presentato da Papatheu di Forza Italia ed era analogo a quello che avevo presentato io". Alla domanda se abbia votato con le opposizioni, De Falco si trincera dietro un no comment. 

IRA 5S - "Quello che è successo in Commissione Lavori Pubblici non riguarda né il governo né la maggioranza, che è e resta solida. Riguarda solo due persone che hanno tradito l'impegno preso con i cittadini: Gregorio De Falco e Paola Nugnes - dice il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Stefano Patuanelli -. I lavori in Commissione vanno avanti e in Aula correggeremo questa spiacevole stortura".

"Il Governo è stato battuto sul condono edilizio. Voglio dire pubblicamente grazie ai senatori Cinque Stelle che hanno avuto il coraggio di votare contro questa schifezza" scrive intanto su Twitter l'ex premier Matteo Renzi, senatore del Partito democratico. E, ancora via tweet, il segretario del Psi Riccardo Nencini, al termine dei lavori, afferma: "Governo in minoranza" sul condono di Ischia. "Battaglia vinta dall'opposizione''.

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