Giovedì 20 Settembre 2018 - 23:22

Def e mini-rimpasto, il Governo riparte

ROMA. Def e il “mini-rimpasto” nel Governo: questi i due appuntamenti che attendono il presidente del Consiglio Matteo Renzi al ritorno della breve pausa pasquale. Oggi, alle 13,30 il Consiglio dei ministri si riunirà  per l'esame del Documento di Economia e Finanza 2015. Ma nella stessa seduta potrebbe arrivare anche la nomina del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che dovrà sostituire Graziano Delrio, ormai trasferitosi al ministero delle Infrastrutture con tutto il suo staff. Il premier ha già manifestato l'intenzione di non imporre, come accaduto in passato, sacrifici agli italiani. Non ci saranno nuove tasse, dunque, ma sarà perseguito l’obiettivo di far ripartire la 

Renzi corre
ai ripari: rischio
altri 10 miliardi
di tasse

ROMA. Approda in Consiglio dei ministri martedì alle 13,30 il Documento di economia e finanza che delinea la strategia di politica economica del Governo per i prossimi tre anni. Un documento corposo, che conterrebbe oltre 5 volumi, tra i quali l'allegato infrastrutture, la parte sulla revisione della spesa, il piano nazionale per le riforme. Nel dettaglio per il 7 dovrebbe ricevere il via libera quasi tutto il documento, con relative cartelle macroeconomiche e tendenziali, mentre è probabile che la parte delle riforme (Pnr) venga varata qualche giorno dopo e comunque entro il 10, la scadenza per la presentazione del testo in Parlamento. Entro il 30 del mese il Def andrà trasmesso a Bruxelles, nel quadro del consueto monitoraggio sulle politiche di bilancio previsto dalle regole europee per tutti i paesi membri.

Nel documento la crescita 2015 dovrebbe essere rivista in lieve rialzo dal precedente +0,6% a +0,7 o +0,8% mentre il rapporto deficit/pil dovrebbe attestarsi al 2,6%. Per il prossimo anno il governo punta a ricorrere alla clausola di flessibilità prevista dalle regole in presenza di riforme volte a migliorare la crescita e l'occupazione, oltre alla clausola per gli investimenti. Ma la prima mission per il 2016 è sterilizzare le clausole di salvaguardia inserite per mettere in sicurezza i conti. Rialzi automatici dell'Iva e delle accise, che scatterebbero se il Governo non riuscisse a rispettare gli impegni di bilancio. «Per il 2016 e il 2017 bisogna sterilizzare, annullare le clausole di salvaguardia perché se non lo facessimo rischieremmo una gelata su consumi e investimenti», ha detto all'Adnkronos il vice ministro all'Economia Enrico Morando.

Da qui il lavoro sulla spending review sull'asse Tesoro-Palazzo Chigi dove lavora il tandem Gutgeld-Perotti: risparmi per 10 miliardi quelli a cui punta il Governo per azzerare le invise clausole. E su questo fronte fondamentale sarà anche l'applicazione dei fabbisogni standard per le amministrazioni. Altre risorse dovrebbero inoltre arrivare dalla revisione delle tax expenditures, le agevolazioni fiscali e dal riordino degli incentivi alle imprese. Si va inoltre verso il riordino della tassazione sulla casa con una "Local tax" che dovrebbe prendere il posto di Imu e Tasi, da definire nella Legge di stabilità.

Intercettazioni, Ferri: vietare
il deposito
di quelle inutili

ROMA. «Si potrebbe intervenire con una disciplina più rigorosa prevedendo il divieto di deposito da parte del pubblico ministero di intercettazioni non utili o, comunque non utilizzate». Il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, interviene con l'Adnkronos sul tema delle intercettazioni, alla luce delle cronache delle ultime settimane. Il vero problema è legato alla pubblicazione delle conversazioni non rilevanti, la quale, per Ferri, «deve essere arginata al massimo». Oggi la norma prevede che sia «sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti dal segreto». Qui sta il punto, secondo il sottosegretario, per il quale «si potrebbe intervenire con una disciplina più rigorosa prevedendo il divieto di deposito da parte del pubblico ministero di intercettazioni non utili o, comunque non utilizzate».

Regionali, scontro Caldoro-De Luca

NAPOLI. In Campania va avanti la campagna elettorale e Salerno diventa motivo di un nuovo scontro a distanza tra il governatore uscente Stefano Caldoro e l’ex sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Ad attaccare è il numero uno di Palazzo Santa Lucia. Salerno è una bella città e mi spiace soffra. Soffre perché le ultime notizie paventano un rischio dissesto. C’è una situazione debitoria preoccupante, rilevata anche dalla Corte dei Conti. C’è quantomeno il rischio sull’equilibrio economico. Non vorrei ci fosse un esempio di cattivo governo, di una cattiva amministrazione». La replica di Vincenzo De Luca arriva tramite Twitter: «Ancora tante bugie da Stefano Caldoro. Lo sfido a pubblico confronto per mostrare che non solo è un incapace, ma è anche un bugiardo nato». 

Fi nel caos
Fitto: dirigenti delegittimati

ROMA. «Siamo un partito senza regole, con dirigenti senza legittimazione, una linea politica suicida e gli elettori in fuga. E ora si vorrebbe anche "più bavaglio per tutti"?». Lo scrive Raffaele Fitto in un intervento pubblicato sul suo blog. «Il centrodestra italiano, in primo luogo grazie a Berlusconi, è stato a lungo depositario delle speranze e delle attese degli italiani di un grande cambiamento e di una profonda riforma liberale. Un mix di errori politici e di circostanze esterne negative ha purtroppo impedito di realizzare questa promessa», è la premessa di Fitto. «Per parte mia, insieme a tanti amici, rivendico di essere stato accanto a Berlusconi nelle fasi per lui più dure, quelle degli attacchi giudiziari, dell'uso politico della giustizia, del tentativo di estrometterlo dalla politica per via giudiziaria. E' il mio e nostro orgoglio, ed è una regola che - per me - vale nella vita, prim'ancora che nella politica: nei momenti difficili, si difende chi è sotto attacco», scrive ancora l'esponente di Forza Italia.

«Ma ora che le nubi giudiziarie sono in gran parte diradate intorno a Silvio Berlusconi, è venuto il momento di discutere in modo intellettualmente onesto della situazione che è sotto gli occhi di tutti», spiega Fitto. «Siamo ora in un partito senza regole, dalla testa in giù. Piaccia o no, la vecchia Forza Italia e il Pdl avevano sempre rispettato statuti e regole. Da un anno, invece, siamo in una terra di nessuno, dove nulla (a Roma o sui territori) corrisponde a quanto è scritto nello statuto -scrive Fitto-. Siamo in un partito con dirigenti privi di qualunque legittimazione democratica. C'è ormai un cupo bunker, costruito intorno a Silvio Berlusconi, dove pochi autonominati pretendono di decidere sulla sorte delle persone, e - peggio ancora - sulla linea politica». L'esponente di Forza Italia prosegue: «Lo dico senza asprezza e senza nulla di personale. Ma davvero pensiamo che le liste possano essere fatte e disfatte dalla senatrice Rossi, o comunque dipendere da un suo finale atto di volontà? Davvero pensiamo che dirigenti possano essere esclusi in Puglia e non solo dalle elezioni regionali e domani dalle elezioni politiche solo per aver espresso un'opinione nel dibattito di partito o per aver partecipato ad un'assemblea? Dove siamo finiti? Non eravamo, o non dicevamo di essere, un partito liberale di massa?». Fitto conclude: «Siamo in un partito senza una seria e credibile linea politica. Siamo soprattutto un partito con 9 milioni di elettori in fuga. E adesso qualcuno vorrebbe anche "più bavaglio per tutti"?».

 

Ncd, Alfano tratta con Caldoro e gli alleati

NAPOLI. Il gruppo regionale di Ncd delega il coordinatore campano Gioacchino Alfano a trattare «con il candidato presidente e con gli alleati della coalizione». È quanto si legge in una nota a firma di Ugo de Flaviis, Pietro Foglia, Paolo Romano, Franco Nappi, Lello Sentiero ed Eduardo Giordano.  Per il programma i consiglieri chiedono che «Ncd sia protagonista di una valida proposta per continuare a dare risposte ai campani». Sulla Giunta la posizione è quella di sollecitare «la nomina di assessori politici che siano scelti tra i consiglieri i quali, una volta individuati dovranno lasciare lo scranno consiliare». Altro tema la lista unica con Udc e altri soggetti: «Siamo favorevoli alla costituzione di Area Popolare ma senza forzature o imposizioni. Con l’Udc la lista deve essere paritaria per numero e per genere».

 

La rivolta di Crocetta: basta tagli alla Sicilia

ROMA. Annuncia che non consentirà «tagli né a precari né ai Comuni» che «già sono stati penalizzati fin troppo» e si dice fiducioso che «l'intesa con Roma ci sarà» perché «Renzi non aderirà al progetto di massacro della Sicilia», intende anche fare una «dura lotta contro gettonopoli». Di ritorno da Roma, il Presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta attacca lo Stato che «negli ultimi tre anni ci ha sottratto tre miliardi di euro" e se la prende con «quegli utili idioti» ma soprattutto con chi "in nome dei personalismi vuole affossare la Sicilia». La situazione finanziaria regionale è in bilico e in questo momento per completare il bilancio mancano all'appello almeno 700 milioni di euro. Ma Crocetta, in una intervista all'Adnkronos, si dice ottimista e annuncia: «Ce la faremo anche questa volta». «Non consentirò nessun taglio né ai Comuni né ai precari e lotterò con tutte le mie forze per riuscirci - dice Crocetta - Comuni e precari hanno già pagato troppo in questi anni, attraverso la riduzione dei trasferimenti statali, una mancata stabilizzazione che penalizza dipendenti che stanno da venti anni nella Pubblica amministrazione e non sono mai stati assunti. I Comuni versano in una situazione terribile e non si possono ulteriormente penalizzare».

«In una logica di rigore non sono questi i tagli da fare, qualsiasi piano sul bilancio dovrà mantenere inalterata la spesa a favore dei Comuni e dei precari - spiega il Governatore - Rispetto all'intesa con Roma io non ho dubbi sul fatto che si faccia. Ma abbiamo il dovere di fare un bilancio, di portarlo in Commissione in tempo utile per approvarlo, senza consentire a nessuno complotti anticostituzionali».

Parlando dell'assessore al Bilancio Alessandro Baccei, mandato a Palermo dall'ormai ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, Crocetta dice: «Mi sembra che l'assessore Baccei, fino ad oggi, abbia fatto un buon lavoro e sono altrettanto convinto che il Governo Renzi non aderirà al progetto di massacro del popolo siciliano e della Sicilia». La strategia di Palazzo Chigi, con cui i contatti sono stati in questi giorni quotidiani, è quella di liberare solo le risorse strettamente necessarie per riuscire dalla situazione critica in cui versa l'isola. Ma ora con la nomina di Delrio a ministro delle Infrastrutture sarà più difficile per Crocetta trovare interlocutori. «Il cosiddetto Piano B è la mossa di riserva che tutta l'Assemblea regionale siciliana chiede proprio per evitare che dentro questa vicenda si inserisca chi vuole l'affossamento della Sicilia e persino attaccare gli organi costituzionali legittimamente eletti - dice ancora Crocetta all'Adnkronos - E' una operazione di igiene politica che farà venire fuori veramente chi ama la Sicilia e chi in nome dei personalismi la vuole affossare».

«Ce la faremo, come tutte le altre volte. Il momento più difficile è stato il 2013 quando ci trovavamo di fronte a un buco di bilancio evidente prodotto dalle passività degli anni precedenti. Ce l'abbiamo fatta. Adesso si tratta di concordare tutto ciò che è stato concesso già alle altre regioni, il cosiddetto piano di ammortamento del deficit. Non si capirebbe perché non dovrebbe essere concessa alla Regione siciliana, in considerazione del fatto che negli ultimi tre anni lo Stato ha sottratto alla Sicilia oltre tre miliardi i euro, cosa incomprensibile».

Corruzione internazionale, indagato l'ex senatore De Gregorio

ROMA. L'ex senatore del Pdl Sergio De Gregorio è indagato dalla Procura di Milano non solo per bancarotta ma anche per corruzione internazionale per un affare immobiliare in Kurdistan poi non andato a buon fine. La vicenda che riguarda presunte mazzette per la costruzione di un casinò e su cui sono sono in corso accertamenti, è emersa dalle intercettazioni dell'inchiesta che ha portato in carcere l'imprenditore Giuliano Gavinelli anche lui accusato di corruzione internazionale come un funzionario governativo del Kurdistan. Da quanto si è saputo l'operazione immobiliare, poi non andata a buon fine anche per via dell' avanzata delle milizie dell'Isis, riguardava un grosso complesso composto da albergo e casinò a Ebril. L'affare aveva coinvolto anche l'imprenditore Ernesto Preatoni che non risulta, al contrario degli altri tre, indagato. De Gregorio, inoltre, è iscritto bel registro degli indagati per millantato credito.

 

Infrastrutture, Delrio ministro

ROMA. Graziano Delrio, a quanto si apprende, dovrebbe essere questa sera alle 20 al Quirinale per prestare giuramento da ministro delle Infrastrutture e Trasporti davanti al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Delrio, avvicinato dai cronisti al termine della presentazione all'Istituto per il credito sportivo di 'Mille cantieri per lo sport', si era limitato a dire: «Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti? Decide il presidente. Grazie a Dio ci sono due presidenti che decidono, quello del consiglio e quello della Repubblica. Decidono loro i tempi, siamo sempre a disposizione».

Falso in bilancio, pene fino a 5 anni

ROMA. Prosegue a ritmo serrato la marcia del ddl anticorruzione all'esame del Senato, il cui voto finale è atteso per questa sera. L'Aula di palazzo Madama ha già approvato, a scrutinio segreto, l'art.8 che fissa per il reato di falso in bilancio per le società non quotate, con pene da uno a cinque anni. I sì sono stati 124, i no 74 e 43 gli astenuti. Via libera dal Senato, con 146 sì, 95 no e 8 astenuti, anche all'art.9 del che introduce nel Codice civile gli articoli 2621-bis e 2621-ter sui fatti di lieve entità nella valutazione delle false comunicazioni sociali nelle società non quotate. Si prevede una riduzione di pena rispetto a quanto previsto dall'art.8 precedentemente approvato.

L'Aula di palazzo Madama ha votato anche l'art.10 del provvedimento, approvandolo con 182 voti a favore, 85 contrari e 48 astenuti. L'articolo modifica l'articolo 2622 del codice civile, e fissa la pena della reclusione da tre a otto anni per gli amministratori di società quotate che si siano resi responsabili di false comunicazioni sociali. Il Senato ha quindi dato il suo assenso, con 205 sì, 56 no e un astenuto, all'art. 11 sulle multe in termini di quote azionarie per i responsabili di falso in bilancio.

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