Venerdì 22 Febbraio 2019 - 4:37

Silvio prepara la battaglia

Il 9% non è sufficiente, dobbiamo fare meglio. Durante il vertice ad Arcore con lo stato maggiore azzurro, Silvio Berlusconi avrebbe fatto una prima riflessione sul voto in Abruzzo e la vittoria del centrodestra a trazione salviniana. Raccontano di un Cav non arrabbiato ma non certo felice della performance del suo partito, che non è riuscito a superare quota 10%, nonostante il suo impegno in prima persona. L'ex premier avrebbe invitato i suoi a scegliere alcuni temi specifici, in particolare il lavoro, su cui concentrarsi in campagna elettorale per dare battaglia a M5S e Lega e sfidare Di Maio e Salvini: dobbiamo restare nel perimetro del centrodestra rivendicando la nostra forte identità, avrebbe detto Berlusconi.

Prima delle tasse, c'è il problema del lavoro, il lavoro deve essere la nostra priorità, sarebbe stato il monito dell'ex premier, che ha invitato tutti a darsi da fare sul territorio e a mobilitarsi per le prossime regionali in Sardegna. Dobbiamo andare tutti in Sardegna, si sarebbe raccomandato. Forte dell'ultimo sondaggio arrivato sul suo tavolo, che, apprende l'Adnkronos, stima Fi all'11 per cento a livello nazionale, Berlusconi avrebbe spiegato che l'unico modo di scardinare l'asse gialloverde è puntare sui temi specifici, per lo più economici, propri di Fi, senza attaccare Salvini, continuando a lanciare affondi ai Cinquestelle come ha fatto in tv a Pomeriggio 5. Niente stoccate all'alleato storico leghista, fanno notare fonti azzurre, perché, in nome della realpolitik, con Salvini bisogna collaborare per tornare a governare il Paese con una nuova maggioranza di centrodestra. Berlusconi, infatti, crede che la coalizione Fi-Fdi-Lega possa tornare a palazzo Chigi, ma deve restare unita come dimostra il voto abruzzese. E in ogni caso, il giorno dopo le europee c'è da costruire l'alleanza tra il Ppe e i sovranisti a Bruxelles.

«Burattino», Verhofstadt attacca Conte

Dura contestazione per il premier italiano a Strasburgo. Il capogruppo dei Liberaldemocratici nel Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, ha infatti attaccato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso della seduta plenaria: "Per quanto tempo ancora sarà il burattino mosso da Matteo Salvini e Luigi Di Maio?", ha chiesto al premier il politico belga, in un discorso pronunciato interamente in italiano.

"Il governo italiano ha impedito all'Ue di essere unita contro Nicolas Maduro e di riconoscere Juan Guaidò. Lo sa bene perché, perché" siete "sotto la pressione del Cremlino, questa è la verità", ha aggiunto il capogruppo dei Liberaldemocratici. "Per questo bisogna dire basta alla regola dell'unanimità nel Consiglio il più velocemente possibile" nelle materie di politica estera, ha sottolineato.
E ancora: "Ho paura della recessione dell'economia" italiana, "perché il vostro governo" mette in pratica "solo la tattica per farvi rieleggere con regali e debiti. Questa è la verità", ha tuonato Verhofstadt nel discorso più duro tra quelli finora pronunciati dai capigruppo che hanno chiesto la parola. Proprio con l'Alde guidata dal politico belga il Movimento Cinque Stelle provò, a metà legislatura, a trovare un accordo per confluirvi, tentativo che poi non andò a buon fine.

LA RISPOSTA DI CONTE - In serata Conte va al contrattacco e risponde a Verhofstadt: "Addirittura - dice in Aula a Strasburgo - un capogruppo ha detto 'burattino' a chi rappresenta il popolo italiano: non lo sono e non mi sento un burattino. Sono orgoglioso di rappresentare la voglia di cambiamento del popolo italiano e orgoglioso di sintetizzare" le posizioni di questo governo. Un governo che "non è burattino, perché non risponde a lobby, gruppi di potere e comitati d'affari. Forse lo è chi risponde" a lobby e comitati d'affari, conclude.

IRA SALVINI E CINQUESTELLE - "Che alcuni burocrati europei, complici del disastro di questi anni, si permettano di insultare il presidente del Consiglio, il governo ed il popolo italiano è davvero vergognoso. Le élite europee contro le scelte dei popoli. Preparate gli scatoloni, il 26 maggio i cittadini finalmente manderanno a casa questa gente". Questa la replica del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, alle parole del leader dei liberali dell'Alde.

Duro anche il M5S: "Non basta saper parlare in italiano per essere amici del popolo italiano. L'intervento al Parlamento europeo di Guy Verhofstadt è stato offensivo e privo di contenuti. Non accettiamo nessuna lezione da chi, come dimostra uno studio commissionato da tre ong europee Friends of the earth Europe, Corporate Europe Observatory e LobbyControl, è a libro paga di multinazionali e comitati d'affari. Verhofstadt stesso ha dichiarato di far parte di sette fra Comitati e consigli di amministrazione. Chi è allora il burattino?", chiede in una nota la delegazione al Parlamento europeo del Movimento 5 Stelle.

BOTTA E RISPOSTA CON L'EURODEPUTATO PD - Ma non c'è solo Verhofstadt. Scambio dialettico duro anche con l'eurodeputato del Pd Daniele Viotti, relatore sul bilancio Ue, che ha attaccato il premier Giuseppe Conte. "Le leggo alcuni numeri - ha attaccato Viotti - Moavero, 8 su 19; Toninelli 3 su 4; Salvini 4 su 4. Queste sono le assenze dei ministri alle riunioni del Consiglio. Non siete mai presenti alle riunioni: chiedete scusa ai cittadini italiani. L'Italia ha bisogno di un governo presente in Europa. Questa è la giustificazione che doveva dare oggi, invece non siete mai presenti".

"Mi è stato detto - ha risposto Conte - che il mio governo non sarebbe rappresentato al tavolo del Consiglio. La grammatica dice che un governo è rappresentato anche da un sottosegretario e un delegato". Conte ha poi definito Viotti "esponente di un partito che non ha presidiato adeguatamente per l’Ema e ne paghiamo ancora le conseguenze".

Battibecco anche con la capodelegazione Pd Toia sulla citazione di Moro fatta da Conte, che ha suscitando reazioni da parte di alcuni eurodeputati centristi. Lo statista di Maglie, ha ricordato Conte, "sosteneva che 'nessuno è chiamato a scegliere tra essere in Europa e essere nel Mediterraneo, poiché l'Europa intera è nel Mediterraneo'".

Gli ha risposto la dem Patrizia Toia: "Moro leggiamolo tutto. Lui non avrebbe mai fatto quello che abbiamo fatto noi" nel Mediterraneo, ha detto l'eurodeputata lombarda. Per il portoghese del Ppe Paulo Rangel, giurista e uomo politico del Partito Socialdemocratico (in Portogallo è un partito di centrodestra), "è un peccato che il governo non onori la memoria di Aldo Moro con il suo europeismo e la sua dedizione alla causa europea: non basta citare Moro a proposito del Mediterraneo, bisogna citarlo a proposito dell'Europa", ha concluso.

 

 

Berlusconi: «Italiani fuori di testa»

''Il signor Di Maio che cosa ha fatto?'', ''Di Battista chi è?''. Show in tv di Silvio Berlusconi contro i Cinque stelle. Ospite di 'Pomeriggio Cinque', su Canale 5, il Cav va all'attacco di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. L'ex premier esordisce con una serie di domande rivolte al pubblico in sala, agli italiani che lo guardano in diretta: ''Che cosa ha fatto il signor Di Maio? Ditemelo voi... Di Maio dove ha studiato? Quanti esami ha superato con 30 e lode? Quante lauree ha preso? Dove ha lavorato? E gli diamo in mano l'Italia? Siete tutti pazzi...". Il presidente di Forza Italia se la prende con il popolo italiano che ha votato i grillini consentendo a Di Maio di sedersi nella 'stanza dei bottoni', a palazzo Chigi: ''Gli italiani sono usciti di testa, siamo un popolo di matti, chiaro?''. Concetto ribadito anche quando parla di quanti lo votano: "Mi conoscono tutti, mi è difficile andare per strada perché mi chiedono foto, mi fermano... e poi? Sa quanti mi votano? Cinque o sei italiani su cento. Mi sembra che gli italiani sono fuori di testa". Riguardo all'esecutivo, "non voglio entrare nel caos creato da questi qui. Il governo è una macedonia impazzita, stiamo diventando tutti più poveri...'' scandisce il leader azzurro.

Berlusconi lancia un affondo anche nei confronti di Di Battista: ''Devo intervenire, non mi invitate mai nelle vostre tv, mentre ho visto Di Battista, ma scusi Di Battista che cosa è? E' colpa di Confalonieri... Ho incontrato Confalonieri e gli ho detto 'non ti saluto più, perché sei presidente di una tv che non mi invita mai...'''. Barbara D'Urso, che per tutta la durata dell'intervista da del 'tu' all'ex premier, ci resta male per la 'ramanzina': ''Ma sei sempre impegnato, perché dici 'vostre tv'?". Pronta la replica del Cav: ''Le vostre, le vostre di voi che le fate, che invitate Di Battista, questo e quell'altro, scusate ma Di Battista cos'è? Non ho detto che è colpa tua, ma di Confalonieri...". Il botta e risposta continua. Ad un certo punto, D'Urso cerca di interromperlo e Berlusconi la stoppa: ''Lasciami finire, poi parli solo tu...''. La conduttrice ribatte: "Parlo solo io, non ci crede nessuno...''.

Dopo la vittoria in Abruzzo del centrodestra a trazione salviniana, il Cavaliere rivendica il peso politico nella coalizione di Forza Italia. "Il centrodestra unito ha vinto tutte le elezioni dopo il 4 marzo. E' l'unica soluzione per l'Italia - rimarca - E non c'è maggioranza senza Forza Italia, l'unica depositaria di tutti i valori dell'Occidente''.

Il leader di Forza Italia rivela di aver "già preso in affitto un appartamento a Bruxelles, forse lo comprerò. Questo dimostra quali siano le mie intenzioni: lavorerò tantissimo. Voglio andare in Europa per cambiarla''. Berlusconi parla anche della Tav. "L'analisi costi-benefici è piena di sciocchezze", afferma, è "costruita apposta per dare ragione al M5S". "Bloccare la Tav - avverte ancora - significa perdere 50mila posti di lavoro''.

Dall'ex premier arriva infine una stroncatura delle canzoni di Sanremo: ''Tutte boiate...''. Il Cavaliere risponde in maniera tranchant quando Barbara D'Urso gli chiede se gli è piaciuto qualche brano: ''No, sono tutte boiate. Io scrivo canzoni, il confronto con le mie è 100 a 5... Non c'è n'è nessuna che mi è piaciuta".

 

Abruzzo al centrodestra. Lega primo partito, crollo M5S

L'Abruzzo torna al centrodestra. Marco Marsilio 'stravince' le elezioni regionali ed è quindi il nuovo presidente della Regione. In base ai dati definitivi del Viminale, quando sono state scrutinate 1633 sezioni su 1633, Marsilio ha vinto con il 48,03% pari a 299.949 voti. Secondo classificato il candidato del centrosinistra Giovanni Legnini, che ha ottenuto il 31,28 % pari a 195.394 voti. La candidata M5S Sara Marcozzi ha chiuso al 20,20% (126.165 voti) e il candidato di Casapound Stefano Flajani allo 0,47% (2.974 voti). La Lega si conferma il primo partito con il 27,52 % per 164.154 voti.

"La priorità assoluta è la ricostruzione, rimasta ferma negli ultimi tempi, una vergogna da cancellare", ha detto Marco Marsilio, subito dopo che i primi dati delle urne lo incoronavano neopresidente, parlando di "un successo di tutto il centrodestra". Ricordando l'impegno del centrodestra per la ricostruzione post terremoto dell'Aquila, ha sottolineato che bisogna "replicare quel modello e la priorità è rimettere in condizione le persone di rientrare nelle proprie case". Sull'avanzata della Lega, con cui "c'è un ottimo rapporto, rinsaldato in questo splendido mese di campagna elettorale", Marsilio ha affermato: "E' positivo che un partito che solo qualche anno fa era confinato a una politica addirittura secessionista oggi è un partito autenticamente nazionale. E' un progresso per tutta la nazione". E si è detto sicuro che il Carroccio "sarà architrave fondamentale, è importante per il governo della regione Abruzzo". Con un dato che certifica "l'inconcludenza e l'inconsistenza della proposta politica grillina, e da M5S mi sarei aspettato un'autocritica". "Dopo la prima ventata di protesta - ha aggiunto - è il centrodestra che ha intercettato il desiderio di novità degli abruzzesi".

Di "vittoria clamorosa" parla Matteo Salvini il quale allo stesso tempo sottolinea: "Per me non cambia nulla a livello di governo". "Avanti con il lavoro - avrebbe concluso il leader del Carroccio rispondendo a Enrico Mentana, come lo stesso giornalista ha riferito nel corso della maratona TgLa7 per le elezioni regionali in Abruzzo - abbiamo ancora tanti impegni da mantenere". E su Twitter: "Grazie Abruzzo! Grazie Italia. Più forti degli attacchi, delle bugie e delle polemiche: da domani al lavoro".

Gli fa eco il premier Giuseppe Conte per quale il dato "non cambia nulla per il governo centrale. Continuiamo a lavorare", non c'è "nessun cambiamento all'ordine del giorno".

"E' una giornata storica per Fratelli d'Italia e siamo entusiasti di aver espresso il primo presidente di Fdi per il centrodestra", ha detto Giorgia Meloni aggiungendo: "Una candidatura vincente, convincente e unificante". "Ora proporremo per l'Abruzzo un modello di governo valido anche a livello nazionale", ha sottolineato affermando che "Fratelli d'Italia è impegnato nella costruzione di un centrodestra coeso, fresco, nuovo, la cui unica stella polare è il contratto con i cittadini non quello fatto dai partiti nei palazzi".

 

«È nemico del Meridione, Napoli comune desalvinizzato»

NAPOLI. Napoli è «città desalvinizzata». Il sindaco Luigi de Magistris "aggiorna" così, all'indomani delle elezioni regionali in Abruzzo, la definizione che attribuì alla città partenopea nell'estate 2014 quando dichiarò Napoli «Comune derenzizzato» mentre «Matteo Renzi presidente del Consiglio godeva del 40% del consenso nel Paese. Le sue politiche - ricorda - rappresentavano le mani sulla nostra città e facevano decidere il destino del nostro popolo al sistema centrale. La storia politica racconta che Renzi non passò a Napoli, fu sconfitto prima alle elezioni comunali e poi al referendum costituzionale». Secondo de Magistris «oggi è necessario proclamare Napoli Comune desalvinizzato. Matteo Salvini è il dominus politico del Governo più a destra della storia della Repubblica. La sua storia di nemico del Meridione - ricorda - è documentata in maniera inequivocabile, è negli archivi: dalle canzoni da stadio sull'arrivo dei napoletani e dal sacchetto della munnezza con cui attendeva i tifosi napoletani allo stadio, alle politiche contro il Sud messe in campo nel corso degli anni quale leader di governo del partito Lega Nord Indipendenza della Padania. Solo da ultimo le indegne dichiarazioni del ministro dell'ignoranza Bussetti che racchiude il pensiero di molti leghisti circa le qualità dei meridionali. Nella città della resistenza, del riscatto culturale, dell'umanità e dell'amore, le politiche diseguali del ministro nero non passeranno mai. Napoli è città desalvinizzata», conclude de Magistris. 

Abruzzo al voto, è sfida a tre

L’AQUILA. L’Abruzzo ieri alle urne per rinnovare il consiglio regionale ed eleggere il nuovo presidente della regione. Sono 1.211.204 gli elettori, di cui 591.635 di sesso maschile e 619.569 di sesso femminili. Le sezioni istituite nei 305 comuni dell’Abruzzo sono 1.633. Gli elettori che votano per la prima volta, al compimento del 18esimo anno di età, sono stati 11.730. Alle 19 aveva votato il 43% contro il 45,1% della precedente tornata.  Si tratta di un voto anticipato dopo le dimissioni dell’ex governatore Luciano D’Alfonso (Pd) che, lo scorso 4 marzo, è stato eletto al Senato. Il centrosinistra tenta la riconferma alla guida della Regione Abruzzo con il candidato presidente Giovanni Legnini, ex vice presidente del Csm.  Sara Marcozzi del M5S già candidata alla presidenza regionale nel 2014. Il centrodestra propone Marco Marsilio, senatore di Fratelli d’Italia, infine Stefano Flajani, 47 anni, è il candidato di Casapound.

Bussetti: «Sud al centro della mia azione, fatti parlano da soli»

Marco Bussetti si difende, dopo le polemiche per «una mia frase» «estrapolata per farla sembrare un attacco. Faceva parte di un discorso più ampio». Nessun «disprezzo» verso il Sud e «credo che i fatti parlino da soli», scrive su Facebook. «Guardiamo ai fatti. Da giugno - ricorda il ministro dell'Istruzione, tornando sulle affermazioni sul Mezzogiorno che hanno scatenato una bufera - sto girando l'Italia e sono stato al Sud molte volte. In Sicilia, in Campania, in Puglia, in Abruzzo, in Basilicata, ad esempio. Ci tornerò ancora. Per valorizzare il lavoro di tanti, docenti, presidi, genitori, ragazzi, che ogni giorno, con il loro impegno, fanno la differenza, che meritano la nostra attenzione. Ieri ero lì per questo», ad Afragola, spiega ancora Bussetti. «Il Sud - assicura il titolare del Miur - è sempre stato al centro della mia azione. Ho risposto puntualmente alle richieste, anche di carattere economico, che mi sono arrivate in questi mesi. Sono intervenuto personalmente nell'IC “Giovanni Falcone" di Palermo, quartiere Zen, attivando un indirizzo di scuola superiore: partono a settembre due sezioni di alberghiero. Sempre in Sicilia abbiamo avviato un progetto di potenziamento dell'offerta formativa pomeridiana in tutte le province per combattere la dispersione scolastica. Sono fondi aggiuntivi del Miur che ho voluto personalmente investire». «Sono il ministro che ha finanziato la Scuola Superiore di Napoli, un sogno inseguito per anni. Che ora sarà realtà. Ho messo 2.000 cattedre per aumentare il tempo pieno che è carente soprattutto nell'Italia meridionale. Stiamo facendo ripartire le assunzioni negli atenei, con benefici evidenti anche in quelli del Sud. Ho sbloccato 40.000 insegnanti di sostegno che specializzeremo in tre anni andando a risolvere un problema che attanaglia anche il Sud. A dicembre ho autorizzato la spesa di risorse per creare ambienti digitali in scuole che si trovano in contesti complessi, molte delle quali al Sud. È un intervento importante e di spessore. Tutto si può dire tranne che io sia un Ministro che guarda con disprezzo al Sud. Credo che i fatti parlino da soli», conclude Bussetti. 

Cozzolino: Pd, Zingaretti forza salda e unitaria

ROMA. "Ho scelto di sostenere Nicola Zingaretti a Segretario del Partito democratico alle primarie del 3 marzo. Come hanno già dimostrato il voto nei circoli e una parte significativa dell’opinione pubblica democratica, la sua è una forza salda e unitaria, in un momento nel quale abbiamo bisogno di un Partito largo, aperto e pronto a combattere la battaglia di maggio per le Europee. Una battaglia che ha bisogno di questa forza e di questo coraggio, soprattutto per mettere fine ai dieci anni di politiche di austerità europea volute dalle destre e aprire a un futuro di crescita per i cittadini e le comunità". Così Andrea Cozzolino, eurodeputato Pd per la Circoscrizione Sud, vicepresidente della Commissione europea Sviluppo Regionale e membro della Direzione nazionale PD. "Due sono le priorità assolute che, con Nicola alla guida, torneranno in cima alle nostre proposte programmatiche e alle nostre azioni: il lavoro e il Mezzogiorno. Rendiamo queste primarie un’occasione di dialogo con tutto il Paese, per costruire un campo ampio di energie democratiche e progressiste e rilanciare così la funzione e il ruolo del Partito Democratico", ha aggiunto.

Mattarella: «Foibe grande tragedia italiana»

"Celebrare la Giornata del Ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana, vissuta allo snodo del passaggio tra la Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della guerra fredda. Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della celebrazione al Quirinale del Giorno del Ricordo, aggiungendo: "Mentre, infatti, sul territorio italiano la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza - ha ricordato il Capo dello Stato - attendeva gli italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave".

"La zona al confine orientale dell’Italia, già martoriata dai durissimi combattimenti della Prima Guerra mondiale, assoggettata alla brutalità del fascismo contro le minoranze slave e alla feroce occupazione tedesca, divenne, su iniziativa dei comunisti jugoslavi, un nuovo teatro di violenzeuccisionirappresaglievendette contro gli italiani, lì da sempre residenti. Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo" ha detto Mattarella. "Perché - ha spiegato - tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni".

"Per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne, sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria" ha proseguito il Presidente della Repubblica. "Solo dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso ma purtroppo non l'unico simbolo della divisione europea, una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all'identità della nazione".

"L'istituzione, nel 2004, del Giorno del Ricordo, votato a larghissima maggioranza in Parlamento, dopo un dibattito approfondito e di alto livello, ha suggellato questa ricomposizione nelle istituzioni e nella coscienza popolare". E "certa propaganda legata al comunismo internazionale - ha aggiunto il Capo dello Stato - dipingeva gli esuli come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l'avvento del regime comunista, come una massa indistinta di fascisti in fuga. Non era così, erano semplicemente italiani".

"Molti tra i presenti - ha affermato il presidente Mattarella - figli e discendenti di quegli italiani dolenti, perseguitati e fuggiaschi, portano nell'animo le cicatrici della vicenda storica che colpì i loro padri e le loro madri. Ma quella ferita, oggi, è ferita di tutto il popolo italiano, che guarda a quelle vicende con la sofferenza, il dolore, la solidarietà e il rispetto dovuti alle vittime innocenti di una tragedia nazionale per troppo tempo accantonata".

Gelo francese

Ci ha provato, Matteo Salvini, a rimettere a posto le cose. Ma l'invito lanciato ieri dal ministro dell'Interno al collega francese - primo passo per appianare la crisi diplomatica fra Roma e Parigi - si è rivelato quasi un boomerang. La proposta di una discussione a due sui "dossier aperti" fra i rispettivi Paesi, infatti, non sembra essere stata almeno finora una mossa vincente né gradita. Anzi. Christophe Castaner, omologo francese del ministro, è stato chiaro: "Non mi si può convocare - ha spiegato a Bfmtv -. Non mi si convoca. Ieri ero con Matteo Salvini in un'istanza europea, abbiamo avuto uno scambio anche sulla questione migratoria. Il dialogo fra noi è costante. Bisogna - ha sottolineato - che sia rispettoso". "Anche io sono pronto ad accoglierlo", ha poi aggiunto, sottolineando tuttavia che le missioni diplomatiche vanno fatte "in maniera ufficiale". Un messaggio chiaro, insomma, che di fatto mantiene le temperature dei governi sotto lo zero.
"Ovviamente, io non voglio né posso convocare nessuno", la replica di Salvini al gelo francese, con il ministro che si dice comunque "lieto di ospitare in Italia, il prima possibile, il mio collega francese per discutere e risolvere i problemi". "Io - ha continuato - parlo con il mio collega ministro degli Interni francese, spero di vederlo in settimana. Se ci si vede i problemi si risolvono e a me interessa risolvere i problemi non litigare".

"Non siamo noi litigiosi - ha poi sottolineato -, sai cosa me ne frega a me di litigare con Macron? Mi alzo alla mattina pensando al mio lavoro, non a Macron, o ad avvocati, indagini, inchieste .... Ma se uno mi impedisce di fare il mio lavoro dico sobriamente di no". "Se per risolvere il problema dell'immigrazione avessi dovuto attendere Bruxelles avremmo aspettato 6 anni e ne sarebbero arrivati altri 200 mila - ha ricordato- e invece siamo andati da soli, mi è costata qualche inchiesta però.... Noi facciamo da soli".

Al vicepremier Di Maio, che torna sui gilet gialli, sembra invece "giusto per una forza politica dialogare con alte forze politiche che si candidano alle prossime elezioni europee. Il nostro obiettivo è creare un gruppo nel Parlamento europeo che vada oltre i soliti steccati ideologici e di certo io un gruppo politico europeo non lo posso fare con Macron. Macron ha tutto il rispetto dal punto di vista governativo ma dal punto di vista delle idee no - ha spiegato - perché sta facendo il "jobs act" francese, la legge Fornero francese e io sono uno di quelli che personalmente lotta contro tutte quelle cose che in questi anni hanno distrutto la vita delle persone. Ma penso che sia un diritto di un capo politico poter dire di non essere d'accordo con le idee di Macron senza per questo fare lesa maestà", ha sottolineato.

Intanto, però, solo nella giornata di ieri a complicare i rapporti dopo il richiamo all'ambasciatore italiano a Parigi sono arrivati i casi Sea Watch e Alitalia-Air France. 
Sulla questione migranti, fonti del Viminale avevano infatti annunciato in mattinata il dietrofront della Francia sull'impegno preso nei confronti dei naufraghi salvati dalla ong: "Parigi ha fatto sapere al Viminale - spiegavano le fonti - che dei migranti della Sea Watch 'prenderemo solo persone che hanno bisogno di protezione e non migranti economici'", riferendosi al caso delle 47 persone, a bordo della Sea Watch, fatte sbarcare a Catania lo scorso 31 gennaio. Eventualità poi smentita dall'Eliseo all'Adnkronos: "L'impegno della Francia sulla Sea Watch è mantenuto", hanno spiegato. "Prendiamo atto che la Francia vuole ancora approfondire le posizioni dei 9 immigrati assegnati a Parigi e che attualmente sono a Messina", la risposta affidata alle fonti del Viminale, che osservano come "la disponibilità di Parigi per aiutare Roma sul dossier rimpatri è stata apprezzata e segnalata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che l’ha evidenziata al suo omologo francese nella lettera con cui lo invita a Roma. Si segnala però che i partner europei non possono escludere i migranti economici dalla ridistribuzione perché rappresentano la stragrande maggioranza di chi arriva in Europa".
Incognita, invece, sui destini di Alitalia. Air France avrebbe infatti deciso di sfilarsi dalla partita per il salvataggio della compagnia italiana: una decisione "dovuta a motivi politico-istituzionali", come riferito al Sole 24 Ore da "fonti autorevoli" alla luce delle tensioni con l'Italia. La mossa, se confermata, complicherebbe la ricerca di un partner industriale per Fs nell'operazione che punta al rilancio della compagnia aerea. Che, si ricorda, continua a bruciare la cassa del prestito ponte da 900 milioni.
Ma per il ministro Di Maio "questa storia di Air France secondo me è una leggenda metropolitana perché noi già da tempo avevamo notizie di disimpegno, prima che iniziasse questa cosa. Poi se sta girando questa notizia e si vuole dire che è una ripicca faccio io il favore alla Francia dicendo che non è una ripicca". La tensione resta però altissima.

 

 

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano