Martedì 25 Settembre 2018 - 10:05

Riforma copyright, via libera Ue. Di Maio: «Una vergogna»

Il Parlamento europeo ha approvato la proposta di riforma della direttiva Ue sul diritto d'autore, dopo aver votato una lunga serie di emendamenti. La proposta è stata approvata dalla plenaria a Strasburgo con 438 voti favorevoli, 226 contrari e 39 astenuti.

"Una vergogna tutta europea: il Parlamento europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su internet. Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande Fratello di Orwell. Rispetto all'ultimo voto di Strasburgo in cui non fu dato il via libera al testo finale, le lobby hanno avuto il tempo di lavorare e influenzare gli europarlamentari, i quali hanno deciso di ricredersi. D'ora in poi, secondo l'Europa, i tuoi contenuti sui social potrebbero essere pubblici solo se superano il vaglio dei super censori". E' quanto scrive su Facebook il vicepremier e ministro Luigi Di Maio, bocciando la direttiva approvata dall'Europarlamento e promettendo battaglia. "Con la scusa di questa riforma del copyright - tuona il capo politico del M5S - il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Oltre all'introduzione della cosiddetta e folle 'link tax', la cosa più grave è l'introduzione di questo meccanismo di filtraggio preventivo dei contenuti caricati dagli utenti. Per me è inammissibile".

"Chiedo al presidente del Consiglio Conte di prendere immediatamente le distanze dalle dichiarazioni infamanti del vicepremier Di Maio contro il Parlamento europeo. Minacciare l'unica istituzione Ue direttamente eletta dai cittadini e' da analfabeti della democrazia", scrive su Twitter il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani.

"Oggi la cultura ha vinto sui soldi". Non nasconde la sua soddisfazione il presidente Siae Mogol che ha seguito a Strasburgo la votazione. "Stabilire delle regole - osserva - non significa soffocare la libertà, come i giganti del web vogliono sostenere, senza pagare tasse e guadagnando cifre miliardarie. Loro hanno i miliardi, noi però abbiamo ragione e sono contento che gli europarlamentari l'abbiano capito". "Il diritto d'autore non è una barriera al progresso - evidenzia - ma un sostegno alla creatività. Gli autori producono cultura: la cultura è il seme della democrazia, della tolleranza, della libertà di pensiero. Senza cultura del rispetto dei diritti di chi crea, scomparirebbero gli autori del presente e non ci sarebbero autori nel futuro".

Cosa cambia

Il Parlamento europeo ha dunque adottato la sua posizione negoziale sulla riforma del diritto d'autore, che include norme specifiche per proteggere le piccole imprese e la libertà di espressione. Il mandato negoziale del Parlamento per i colloqui con i ministri Ue al fine di giungere ad un testo definitivo è stata approvato con alcune modifiche alla proposta della commissione Affari giuridici dello scorso giugno.   Molte delle modifiche apportate dal Parlamento alla proposta originaria della Commissione europea, spiega l'Aula di Strasburgo, mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando viene utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e da aggregatori di notizie come Google News.

Il relatore Axel Voss (Ppe, Germania) è "molto lieto che, nonostante il forte lobbying dei giganti di Internet, la maggioranza dei deputati al Parlamento europeo sia ora a favore della necessità di tutelare il principio di una retribuzione equa per i creativi europei". "Il dibattito su questa direttiva è stato molto acceso e credo che il Parlamento abbia ascoltato con attenzione le preoccupazioni espresse. Abbiamo quindi affrontato le preoccupazioni sollevate in merito all'innovazione escludendo dal campo di applicazione i piccoli e micro aggregatori o piattaforme", continua.  "Sono convinto che, una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libera come lo è oggi, i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo tutto questo clamore", conclude.

La posizione del Parlamento europeo (per avere la riforma vera e propria occorrerà attendere l'esito del negoziato con il Consiglio) rafforza la proposta della Commissione europea in materia di responsabilità delle piattaforme e degli aggregatori riguardo le violazioni del diritto d'autore. Ciò vale anche per i cosiddetti snippet, dove viene visualizzata solo una piccola parte del testo di un editore di notizie. In pratica, questa responsabilità imporrebbe a piattaforme e aggregatori di remunerare chi detiene i diritti sul materiale, protetto da copyright, che mettono a disposizione. Il testo richiede inoltre espressamente che siano i giornalisti stessi, e non solo le loro case editrici, a beneficiare della remunerazione derivante da tale obbligo di responsabilità. Allo stesso tempo, per incoraggiare le start-up e l'innovazione, il testo esclude esplicitamente dalla legislazione le piccole e micro imprese del web. I deputati hanno introdotto nuove disposizioni che hanno lo scopo di non ostacolare ingiustamente la libertà di espressione che caratterizza Internet.

Pertanto, la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a "parole individuali" come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright. Qualsiasi misura adottata dalle piattaforme per verificare che i contenuti caricati non violino le norme sul diritto d'autore dovrebbe essere concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright. Le stesse piattaforme dovranno inoltre istituire dei meccanismi rapidi di reclamo (gestiti dal personale della piattaforma e non da algoritmi) che consentano di presentare ricorsi contro una ingiusta eliminazione di un contenuto.

Europarlamento vota contro Orban

Il Parlamento Europeo ha deciso di raccomandare l'apertura della procedura prevista dall'articolo 7 del Trattato sull'Unione Europea, che prevede sanzioni, nei confronti dell'Ungheria, come proposto dal rapporto Sargentini. Nella plenaria il rapporto è stato approvato con 448 sì, 197 no e 48 astenuti (693 votanti). Il presidente del Parlamento Antonio Tajani si è congratulato con la relatrice Judith Sargentini (Verdi).

Il report Sargentini, presentato dall'europarlamentare verde lo scorso aprile alla commissione per le Libertà civili, la Giustizia e gli Affari interni del Parlamento, mette l'Ungheria sotto accusa per il mancato rispetto dei valori europei. In particolare, tra le accuse mosse contro il governo Orban, vi sono la violazione della libertà di associazione, di espressione e di religione, la mancata indipendenza del sistema giudiziario, le criticità nel funzionamento del sistema elettorale, corruzione ed conflitto d'interessi, privacy e protezione dei dati insufficiente, uso "a fini privati" dei fondi europei e mancato rispetto dei "diritti fondamentali di migranti, richiedenti asilo e rifugiati".

SALVINI - "Il coraggioso discorso di Viktor Orbàn al parlamento europeo: 'L'Ungheria non cederà a questo ricatto e proteggerà i propri confini'. Tutta la mia vicinanza. no alle sanzioni, no a processi a un governo liberamente eletto". Così su Facebook, il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

Pd, nasce il comitato dell'area metropolitana di Napoli per Zingaretti

NAPOLI. Nasce il Comitato per Nicola Zingaretti dell'area metropolitana. Osvaldo Barba (nella foto) che ha incontrato più volte Zingaretti è fra i primi in Campania a partecipare alle convention di alleanza del fare a Roma. Ha costituito i comitati per Napoli e provincia per Zingaretti. I comitati molto attivi sul territorio si preparano alla prossima iniziativa di ottobre a Roma indetta da Zingaretti. «Anche ieri Zingaretti in televisione ha dato grande risalto ai territori parlando delle giunte civiche di sinistra e del loro lavoro - ha commentato Barba - Convocheremo nei prossimi giorni una prima riunione dei comitati di Napoli e della grande Napoli coordinando sul territorio napoletano il lavoro di rinnovamento che Zingaretti sta mettendo in campo come candidato segretario del Pd.

 

Immigrazione, lo "sceriffo" furioso piace tanto alla Lega

di Mario Pepe

NAPOLI. «Tra la serenità dei miei figli e il mio partito, scelgo sicuramente la prima». L’intervento alla Festa dell’Unità di Ravenna di sabato scorso del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, diventa virale sui social network. L’argomento è quello dell’immigrazione e lo “sceriffo” non si fa certo pregare per dire la sua. «C’è una parte della realtà che il Pd non conosce, ci sono zone del Paese in cui bande di nigeriani occupano militarmente i territori - dice -. Anche in Campania, sul litorale domitio i nigeriani fanno spaccio di droga e spaccio di prostituzione, violano leggi e regole. Extracomunitari tornano nei Cas ubriachi e padri di famiglia di notte aspettano preoccupati i loro figli dal balcone». E sull’argomento-sicurezza il primo cittadino non lesina attacchi al Pd: «Se devo decidere tra la serenità dei miei figli e la bandiera del partito, scelgo i miei figli» Sulla sortita di De Luca interviene il parlamentare della Lega Gianluca Cantalamessa: «Prendo atto con piacere delle dichiarazioni del presidente della Regione Campania che testimoniano come alcuni temi quali la sicurezza e la lotta all’immigrazione irregolare appartengano a tutti gli italiani e non certo ad un partito». A giudizio dell’esponente salviniano «le parole di De Luca sono l’ennesima dimostrazione che la battaglia nei confronti dell’immigrazione irregolare e di tutti quelli che ci guadagnano è mossa negli interessi dei nostri concittadini e della nostra terra e non certo contro qualcosa o qualcuno. Parliamo solo ed esclusivamente del buonsenso del padre di famiglia».  Una sfuriata, quella del numero uno di Palazzo Santa Lucia, che viene immediatamente condivisa su Facebook dalla Lega (con circa 170mila visualizzazioni fino alla serata di ieri ndr), in particolare sulla pagina che annuncia l’evento che si terrà a Campagna, nel Salernitano, il 29 e 30 settembre per una due giorni che è già stata ribattezzata “la Pontida del Sud”. Eloquente anche il post che accompagna il video del “governatore furioso”: «Vincenzo De Luca leader campano dei Pagliacci democratici e Governatore della Regione Campania, esprime la sua opinione sul Pd, sui migranti e sui centri di accoglienza. Sarà forse un razzista? Un fascista? Oppure anche De Luca, semplicemente, è un uomo di buonsenso? #mortidisonno #affannati #ipocriti». E sull’iniziativa del Carroccio in Campania interviene il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. «Siamo di fronte a un partito politico che si sta espandendo ed è chiaro che nella sua intenzione, attraverso l’alleanza con ex missini, CasaPound e Forza nuova, destra eversiva, cerca di potere attecchire al Sud» sottolinea il primo cittadino partenopeo. «Bisogna rispondere con la politica, senza sopravvalutare né sottovalutare nulla, non esprimendo solamente sentimento di repulsione di fronte alle politiche xenofobe ma, al contrario, mettendo in campo l’alternativa perché se non la si mette in campo a livello nazionale, ma anche a livello europeo, dal punto di vista economico, politico, sociale e culturale, la Lega rischia di espandersi». Il numero uno di Palazzo San Giacomo è estremamente chiaro: «Sono stato sempre convinto del fatto che Salvini non andasse sottovalutato dal punto di vista e politico, comunicativo. Basti pensare che in questi tre mesi ha avuto la capacità di apparire come presidente del Consiglio, mentre il partito che ha il doppio dei suoi voti nell’alleanza e nel contratto di Governo viene fuori come una minoranza. Per questo motivo, chi sottovaluta Salvini commette, secondo il mio parere, un grande errore ma noi lo sconfiggeremo politicamente». 

Il Comune: riportiamo a Napoli i profitti della Tangenziale

di Dario De Martino

NAPOLI. "Riportiamo a Napoli i soldi dei napoletani". Potrebbe essere questo il grido di battaglia che l'amministrazione vuol portare al prossimo incontro con il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Di quali soldi parliamo? Quelli che ogni giorno pagano i cittadini quando passano al casello della Tangenziale. I numeri sono pesantissimi.

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Sisma a Ischia, Regione: misure annunciate dal Governo non sono adeguate

NAPOLI. «In merito alle ipotesi che stanno circolando in queste ore relative alle proposte di legge per la ricostruzione di Ischia, a seguito del sisma dell'agosto 2017, la Regione Campania ha espresso in sede di riunione congiunta la propria posizione per la accelerazione del processo di ricostruzione e per la equiparazione dei cittadini dell'isola agli altri terremotati di Italia». Così la Regione Campania in una nota. «La Regione Campania - prosegue la nota - ritiene non adeguate alle reali esigenze dei cittadini le misure annunciate dal Governo. Si sollecita pertanto il Governo ad adottare provvedimenti efficaci al fine di fronteggiare la complessa situazione dell'isola di Ischia ed equiparare la posizione dei terremotati di Ischia agli altri terremotati di Italia», conclude la nota.

Sanzioni a Ungheria, 5S favorevoli. No di Lega e Fi

Da un lato la Lega e Forza Italia. Dall'altro, il M5S. Il procedimento di sanzioni contro l'Ungheria per le violazioni dello stato di diritto che si voterà domani a Strasburgo divide il governo. Mentre il leader della Lega Matteo Salvini si è schierato a favore del primo ministro ungherese Viktor Orban, sostenendo che "l'Europarlamento non può fare processi ai popoli e ai governi eletti", il M5S ha annunciato che voterà a favore delle sanzioni contro l'Ungheria, confermando così il voto già espresso in commissione.

A quanto apprende l'Adnkronos da autorevoli fonti 5 Stelle, infatti, il gruppo di Bruxelles non avrebbe mai avuto dubbi al riguardo: nel report europeo, spiegano i pentastellati, ci sarebbero gravi violazioni dei diritti fondamentali dei cittadini ungheresi e non solo, ma anche nei confronti di minoranze come quella ebrea. Il voto sarà dunque nel merito e non politico, puntualizzano le fonti 5 Stelle. Il M5S voterà pertanto a favore della richiesta di attivazione dell'articolo 7 del Trattato Ue per rischio di violazione dello stato di diritto in Ungheria.

Salvini, al contrario, voterà "in difesa di Orban" in quanto, ha ribadito lui stesso all'Adnkronos, "non si processano i popoli e i governi liberamente eletti, soprattutto se vogliono controllare un'immigrazione fuori controllo". Interpellato sulla scelta dei Cinque Stelle di votare a favore delle sanzioni contro l'Ungheria, il vicepremier ha sostenuto: "Nessun problema, ognuno è libero di scegliere cosa fare: la Lega in Europa sceglie la libertà".

A difendere l'Ungheria sarà anche Forza Italia. Fonti azzurre hanno spiegato che tra Silvio Berlusconi e il premier ungherese c'è stata una ''cordiale telefonata'', con la quale il leader azzurro ''ha annunciato che domani a Strasburgo gli eurodeputati azzurri voteranno contro la richiesta di attivazione dell'articolo 7 del Trattato Ue per rischio di violazione dello stato di diritto in Ungheria." Ad Orban Berlusconi ''ha confermato la sua amicizia e l'appoggio al partito del premier ungherese Fidesz, che fa parte del gruppo Ppe nel Parlamento Ue''.

Dal canto suo, Orban, sembrerebbe già rassegnato. "La sentenza è già scritta", ha commentato il premier ungherese in un post su Facebook, sostenendo che "i rappresentanti a favore della migrazione hanno la maggioranza al Parlamento europeo". Quindi, intervenendo nel dibattito nel Parlamento Europeo a Strasburgo il premier ungherese ha rimarcato che il rapporto sulla situazione in Ungheria redatto dalla relatrice Judith Sargentini (Verdi, Paesi Bassi), "insulta l'Ungheria", utilizza "due pesi e due misure" e "va oltre le competenze" del Parlamento Europeo.

"State stigmatizzando un Paese, condannando una nazione" ha tuonato Orban, senza però rispondere nel merito delle accuse contenute nel rapporto, ma limitandosi a definirlo "uno schiaffo in faccia al dialogo". "Siamo franchi tra di noi - ha aggiunto - l'Ungheria verrà condannata perché il popolo ha deciso che non diventerà un Paese per migranti. Qualunque sia la vostra decisione, l'Ungheria non accetterà questo ricatto. Proteggeremo i nostri confini e decideremo noi con chi vivere", ha concluso.

Lega: «Sì a chiusura domenicale negozi»

"Avanti con la nostra proposta per la chiusura domenicale dei negozi e la possibilità di stabilire 8 aperture all’anno anche con l’intesa con le Regioni". Lo ha affermato il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, a margine della riunione economica della Lega ancora in corso al Viminale alla presenza del ministro Matteo Salvini.

"Abbiamo deciso - prosegue Molinari - di sostenere i contenuti della proposta Saltamartini-Molinari. Si tratta di un provvedimento che ci chiedono le associazioni dei commercianti schiacciati dalla liberalizzazione selvaggia di Monti e dai vantaggi competitivi della grande distribuzione. Vogliamo tutelare il commercio tradizionale e dare un messaggio di attenzione alle famiglie il cui il tempo libero non deve essere dedicato solo al consumismo".

"Vogliamo tutelare il commercio tradizionale, perché questi anni di liberalizzazione selvaggia e prolificazione smodata della grande distribuzione hanno desertificato i centri storici. Partiamo da qui e siamo pronti - conclude - a incontrare tutte le parti interessate per un confronto aperto e libero".

«Nessuna gaffe su Matera», furia Di Maio

Luigi Di Maio furioso contro i giornalisti. Replicando a chi lo accusa di aver confuso la Basilicata con la Puglia durante la sua visita a Bari, il vicepremier e ministro del Lavoro scrive su Facebook: "Giornalisti ignoranti o in mala fede, o entrambi, mi accusano di aver sbagliato a chiedere a Emiliano cosa stesse facendo per Matera, lasciando intendere che non sappia in che regione sia. Sono loro - tuona Di Maio -che non sanno che la Regione Puglia sta facendo e ricevendo investimenti milionari in vista dell'appuntamento con Matera capitale della Cultura".

Il capo politico dei 5 stelle elenca gli investimenti della regione guidata da Emiliano che riguardano la Basilicata: dai "100 milioni di euro per il raddoppio della ferrovia Bari Matera" ai "2 milioni di euro per valorizzare storia, cultura e paesaggio lungo l’itinerario che dalla Puglia va a Matera". Per Di Maio i giornalisti "non sanno che ci sono importanti rapporti commerciali tra due regioni confinanti e che Matera capitale della Cultura significa un grande ritorno economico non solo per i lucani, ma anche per i pugliesi. E i politicanti del Pd che riprendono questa fake news sono peggio di loro". "Questo spiega perché il Sud sia in queste condizioni: non hanno neppure le basi. Per far risorgere il Sud bisogna fare rete ed è quello che facciamo per Matera", sottolinea Di Maio.

"L'operazione di discredito verso questo governo - scrive - continua senza sosta. Gli editori dei giornali hanno le mani in pasta ovunque nelle concessioni di Stato: autostrade, telecomunicazioni, energia, acqua. E l'ordine che è arrivato dai prenditori editori è di attaccare con ogni tipo di falsità e illazioni il MoVimento 5 Stelle". "Questo non è più giornalismo libero - accusa - Siamo di fronte alla propaganda dell'establishment che si fonda anche su contributi pubblici mascherati come la pubblicità da parte dei concessionari di Stato (quanti soldi prende Repubblica dai Benetton per la pubblicità?). Bisogna fare una legge per garantire che gli editori siano puri e i giornalisti liberi di fare inchieste su tutte le magagne dei prenditori".

Poi, rispondendo ai giornalisti in sala stampa a Montecitorio, di Maio ribadisce: "Pensare che io non sappia che Matera non è in Puglia è veramente una speculazione giornalistica, sono stato decine di volte a Matera durante la campagna elettorale, quindi so bene dove sta". "Chiedere al presidente della Regione Puglia cosa si sta facendo per Matera significa chiedergli quale contributo stanno dando a Matera 2019. Matera non è solo Basilicata - chiarisce il vicepremier - ma molto spesso tutto il sud Italia. Si parla tanto del treno che non arriva a Matera e la regione Puglia sta contribuendo alla rete ferroviaria. La mia domanda era un atto normale all'interno di una discussione".

Tra gli esponenti dem che hanno rilanciato il video c'è anche la deputata Alessia Morani che, nel post a commento della clip, scrive: "Di Maio ha confuso il Venezuela con il Cile ma questa volta si è superato!! Non sapere che Matera è in Basilicata è troppo anche per lui".

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano , al quale Di Maio ha rivolto la domanda, prende invece le difese del ministro: ''Questa storia che è stata messa in giro che il ministro Di Maio mi avrebbe parlato di Matera pensando che Matera fosse in Puglia è veramente una barzelletta, anche abbastanza ridicola. Il ministro mi ha semplicemente chiesto cosa stiamo combinando per sostenere lo sforzo di Matera 'capitale europea della cultura'''. ''Tra l'altro - ha proseguito Emiliano - ho sentito e risentito il testo è non c'era nulla nella conversazione che si prestasse ad un'interpretazione del genere. Siamo, come al solito, a quelle modalità politiche che poi provocano solo la confusione dei cittadini e una reciproca sfiducia. Ovviamente, io ho detto che i pugliesi hanno investito 2 milioni di euro per sostenere l'evento culturale in sé più il finanziamento milionario del raddoppio della ferrovia Bari-Matera per interconnettere la Puglia con la Basilicata''.

Supera i 198 milioni di euro la somma investita dalla Regione Puglia per il raddoppio, la messa in sicurezza e la dotazione di mezzi sulla linea ferroviaria Bari - Matera. La Giunta Regionale Pugliese ha poi varato un programma destinato alla Puglia con Matera 2019, che impiega 2,5 milioni di euro. L'obiettivo, con le azioni messe in campo, è quello di "arricchire il percorso dei turisti e visitatori diretti a Matera con itinerari ricchi di esperienza e promuovere così il territorio pugliese, che confina con la capitale europea della cultura, con le ricchezze storiche, artistiche, culturali e del paesaggio; sostenendo gli sforzi degli operatori e dei comuni e valorizzando l'immenso patrimonio della Puglia".

«Conte non si è ritirato dal concorso»

Il premier Giuseppe Conte non si è ritirato dalla corsa per il posto di professore all'Università La Sapienza di Roma. E' quanto scrive il sito 'Politico.eu', versione europea dell'omonimo sito giornalistico americano. ''Il primo ministro italiano Giuseppe Conte - si legge nel quotidiano on line- non ha ritirato la sua candidatura per una prestigiosa posizione universitaria, nonostante abbia promesso la settimana scorsa di 'riconsiderare' se andare avanti'' in seguito alle polemiche su un suo possibile conflitto di interessi.

Conte "ancora in lizza per la cattedra", ''la sua prova di inglese è stata rinviata a data da destinarsi'', annuncia su Twitter Silvia Borrelli, corrispondente di 'Politico.eu'.

A rivelare che il premier si trovava in lista per sostenere un esame di 'legal english' - primo passo per concorrere alla cattedra di Diritto Privato alla Sapienza di Roma - era stato sempre 'Politico.eu'. La domanda, spiegava però il servizio del Politico, porta la data dello scorso febbraio, tre mesi prima che Conte ottenesse il mandato e poi, il primo giugno di quest'anno, la fiducia dal Parlamento dopo aver formato il governo.

"A inizio anno si era avviata una procedura di trasferimento all'università di Roma, alla Sapienza, confesso che feci domanda, perché, anche avendo un bambino piccolo, ero interessato al trasferimento, ma la mia nuova veste mi impone di riconsiderare questa mia posizione", aveva replicato Conte frenando sulla sua partecipazione al concorso universitario alla Sapienza: "Sicuramente lunedì non potrò partecipare" alla prova di inglese "per impegni pregressi" aveva assicurato.

DI MAIO, SU CONCORSO CONTE DECIDERA' - "Io ero in conferenza stampa con lui - dice il vicepremier e ministro Luigi Di Maio - quando vi ha detto che avrebbe riconsiderato il suo impegno in vista dell'incarico da presidente del Consiglio", un ruolo "che sicuramente all'inizio di quest'anno era abbastanza inaspettato". "Quindi va in linea con la sua riconsiderazione, poi ovviamente riconsiderare il suo impegno fa parte di decisioni che prenderà".

PD PRESENTA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE -"Conte avrebbe dovuto presentarsi per il concorso proprio oggi, lunedì 10 settembre, ma in seguito alla discussione sulla opportunità della sua scelta seguita alla diffusione della notizia, lui stesso aveva detto che considerava più opportuno rinunciare; sempre dalla stampa, però apprendiamo che il presidente Conte non avrebbe rinunciato ma avrebbe, invece, 'semplicemente chiesto lo spostamento dell'esame di inglese, che avrebbe dovuto sostenere oggi, per impegni istituzionali'. Questo il testo dell'interrogazione presentata al governo dalla deputata del Pd Alessia Morani. Morani chiede che vengano chiariti alcuni punti, poiché "se veramente è stata prospettata agli altri candidati, dalla stessa Commissione esaminatrice, la possibilità di un mero spostamento della prova per 'motivi istituzionali', questo configgerebbe in maniera evidente con le dichiarazioni del presidente Conte in cui riferiva di avere rinunciato alla selezione". Infine, la deputata dem domanda se il governo "non ritenga assolutamente necessario chiarire in merito ad una vicenda che, se corrispondesse a quanto riportato dalla stampa, esporrebbe il Governo stesso a una situazione che, oltre agli evidenti aspetti di grave mancanza di opportunità, presenta anche profili riconducibili a conflitti di interessi".

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