Martedì 19 Febbraio 2019 - 13:01

Di Maio e Di Battista vedono i gilet gialli

Incontro in una località a sud di Parigi tra Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e una delegazione del movimento francese dei gilet gialli. L'incontro, a quanto apprende l'AdnKronos, si è svolto con il gruppo dei gilets jaunes che fanno capo a Ingrid Levavasseur. I due esponenti del Movimento sono volati in Francia per stringere sulle alleanze in vista delle elezioni europee ormai alle porte. All'incontro anche Christophe Chalencon, uno dei volti mediatici di primo piano dei gilet gialli e tra i primi ad aver lanciato l'idea di una lista per le prossime europee.

"Molte le posizioni e i valori comuni che mettono al centro delle tante battaglie i cittadini, i diritti sociali, la democrazia diretta e l'ambiente" ha poi reso noto l'ufficio stampa del vicepremier e ministro del Lavoro, descrivendo un "clima di grande entusiasmo" durante l'incontro tra Di Maio e Di Battista con Chalençon.

"Tra i presenti all'incontro oltre agli eurodeputati del MoVimento 5 Stelle Fabio Massimo Castaldo, Tiziana Beghin e Ignazio Corrao, anche alcuni leader della lista Ric che ha come capolista Ingrid Levavasseur e che si presenterà alle prossime europee". Un nuovo incontro si terrà nelle prossime settimane a Roma. Intanto, dopo il faccia a faccia, su Instagram il vicepremier ha postato una "foto ricordo di questo bell'incontro, il primo di tanti, in cui abbiamo parlato dei nostri Paesi, dei diritti sociali, di ambiente e di democrazia diretta". E ancora: "Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi. Ripeto. Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi"

Falchi 5S contro nomina Savona

Le critiche fioccano dal Pd, ma piovono anche all'interno del M5S. I cosiddetti 'falchi' del Movimento criticano duramente la virata sul ministro Paolo Savona a presidente Consob e l'accordo politico che porterebbe Marcello Minenna al ruolo di segretario generale. Da ieri, quando la notizia del ticket Savona-Minenna è iniziata a circolare, sms al vetriolo rimbalzano sui telefonini dei 'duri e puri' del Movimento, l'ala considerata più vicina al presidente della Camera Roberto Fico.

Ci sono stati incontri anche nelle prime ore del mattino. Nel mirino Luigi Di Maio ma anche il premier Giuseppe Conte, 'rei', a detta dei malpancisti, di non aver chiuso l'accordo su Minenna alla presidenza. Ma anche contro la sottosegretaria Laura Castelli e il collega Stefano Buffagni, entrambi vicinissimi a Di Maio, volano stracci, accusati di mal consigliare il capo politico del Movimento. Soprattutto, a detta delle voci critiche del Movimento, su Savona sarebbero state "aggirate le regole, violando quello che è lo spirito dei 5 Stelle".

I falchi puntano il dito contro la "forzatura procedurale": "la legge Madia sulla Pa - illustra un senatore - prevede che non si possano ricoprire incarichi dirigenziali o direttivi per chi è in pensione, se non per un solo anno e a titolo gratuito. La presidenza Consob ha invece durata settennale". Dunque, a detta delle voci critiche, è una "nomina che nasce azzoppata: Savona è incompatibile, in futuro il Tar o il Consiglio di Stato potranno mettere in discussione qualsiasi decisione della Consob, visto che il presidente è stato nominato forzando le regole", ragiona la stessa fonte.

Ma non è tutto. I falchi guardano con fumo agli occhi anche il piano B studiato dai vertici grillini per Minenna, ovvero la designazione a segretario generale dell'Autorità che vigila sulla Borsa italiana. "E' una presa in giro bella e buona - sostengono - perché è una nomina che non compete alla politica ma spetta alla Consob, a garanzia della sua indipendenza. Quindi mettere il nome di Minenna in un accordo politico di questo tipo equivale a prenderlo per il c...".

E c'è un altro elemento che complicherebbe il quadro. L'attuale segretario generale, Giulia Bertolozzo, è stata nominata nel giugno 2018, appena otto mesi fa. Il mandato è di 5 anni. "Sostituirla dopo appena un anno vorrebbe dire mettere in discussione l'autonomia della stessa Consob - si sfoga una deputata - se questo è il governo del cambiamento...". Intanto c'è chi, in queste ore, sta ragionando sulla possibilità di mettere nero su bianco il dissenso sulla nomina di Savona, inviando una lettera ai vertici del M5S, in primis Di Maio.

Il marito di Kyenge si candida con la Lega

"Ho firmato per Salvini ai banchetti della Lega, entrerò in lista alle comunali di Castelfranco Emilia, sono persone perbene quelli della Lega". Così Domenico Grispino, marito dell'eurodeputata del Pd Cecile Kyenge, a La Zanzara su Radio 24. "Ci sono le elezioni comunali - dice - e metto a disposizione della Lega quello che so, e mie competenze". Hai firmato contro il processo a Salvini sul caso Diciotti?: "Sì, finirà nel nulla, se uno prende una linea poi non può cambiare, è evidente che Salvini lo fa per svegliare l’Europa. Sta facendo bene".

"Mia moglie? Io penso per me, ognuno pensa per sé, con mia moglie non parlo mai di queste cose". "Sono a favore dello slogan 'aiutiamoli a casa loro' - dice il marito dell’ex ministro - e bisogna creare dei punti strategici in Africa di attrazione delle persone. Ma mica con cattiveria. Salvini non è disumano, penso che sia una macchina da guerra per avere consensi. Poi ci sono altri personaggi a cui sono più vicino, come Giorgetti. Alle Europee non voterò Pd, per il partito di mia moglie. Le persone che ho conosciuto a Castelfranco sono molto in sintonia con me e tutt’altro che aggressive".

Reddito di cittadinanza, oggi parte il sito

Sarà online da oggi, con tutte le informazioni su come funziona e come richiederlo, il sito dedicato al reddito di cittadinanza. "E' una grande giornata perché nel pomeriggio lanceremo il sito internet sul reddito di cittadinanza e cioè gli italiani il mese di febbraio potranno passarlo a raccogliere i documenti che servono per poi metterli in piedi e fare la domanda del reddito a marzo" ha annunciato da Pomigliano D'Arco, il vicepremier Luigi Di Maio.

Il portale, raggiungibile all'indirizzo www.redditodicittadinanza.gov.it - e che al momento ha uno sfondo blu e riporta la dicitura 'sito in costruzione' - sarà attivato oggi, alle 15, dopo la presentazione ufficiale all'Auditorium Enel di Roma e che avverrà contestualmente a quella della card. "Oggi presento la prima card della storia della Repubblica Italiana del reddito di cittadinanza - ha detto Di Maio - e nei prossimi giorni ci saranno tanti cittadini che aderiranno a quota cento, dobbiamo tagliare 345 parlamentari della Repubblica con una riforma costituzionale e dobbiamo abbassare le tasse ancor di più alle imprese".

"C'è tanto da fare, per cui lavoriamo sulle cose su cui siamo d'accordo e mettiamo un attimo da parte quella su cui non siamo d'accordo - ha spiegato il vicepremier -. Io credo molto nel fatto che poi alla fine si riesca sempre in questo governo perché siamo persone ragionevoli e perché sappiamo che se fallisce questo Governo tornano quelli di prima, quelli della Fornero e del Jobs Act". 

A Pomigliano, dove è stato contestato da operai, studenti e disoccupati, Di Maio, ha chiarito inoltre che "il reddito di cittadinanza è solo un pezzo del percorso per la regione Campania. Certo la regione Campania sarà la prima regione in Italia interessata dal reddito e qui immetteremo nell'economia reale circa 2 miliardi di euro all'anno che potranno utilizzare le famiglie in difficoltà ma il futuro sta nelle aziende di Stato e nella formazione dove dobbiamo migliorare molto di più per il futuro dei ragazzi".

I REQUISITI - Per accedere al Rdc è necessario essere cittadini italiani, europei o lungo soggiornanti e risiedere in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in via continuativa e avere un Isee inferiore a 9.360 euro annui. Il patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa di abitazione, può ammontare fino ai 30mila euro annui, mentre il patrimonio finanziario non deve essere superiore a 6mila euro che può arrivare fino a 20 mila per le famiglie con persone disabili.

PLATEA - Il reddito di cittadinanza riguarderà circa 5 milioni di persone, cioè persone che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta. Il 47% dei beneficiari sarà al Centro-Nord e il 53% al Sud e Isole. Circa 1 milione 800mila famiglie avranno diritto alla misura economica. I nuclei famigliari con disabili che riceveranno il reddito di cittadinanza sono invece 255mila.

QUANTO DURA E COME FUNZIONA - Il reddito ha una durata di 18 mesi. Entro i primi 12 la prima offerta di lavoro potrà arrivare nel raggio di 100 km. Se viene rifiutata la seconda offerta potrà arrivare nel raggio di 250 km e se anche questa viene rifiutata la terza offerta potrà arrivare da tutta Italia. Dopo il primo anno anche la prima offerta potrà arrivare fino a 250 km, mentre la terza potrà arrivare da tutto il territorio nazionale; dopo i 18 mesi tutte le offerte possono arrivare da tutto il territorio nazionale. Per le famiglie con persone con disabilità le offerte di lavoro non potranno mai superare i 250 km.

DOVE SI PUO' RICHIEDERE - Il reddito si potrà richiedere alle Poste Italiane sia direttamente all'ufficio postale che in via telematica oppure al Caf. L'Inps verificherà se si è in posso dei requisti. Il reddito verrà erogato attraverso una carta prepagata di Poste Italiane. Dopo l'accettazione, il beneficiario verrà contatto dai Centri per l'impiego per individuare il percorso di formazione o reinserimento lavorativo da attuare. Chi fornisce dati falsi rischia da 2 a 6 anni di carcere e non sarà possibile utilizzare la card per il gioco d'azzardo.

CHI VIENE ESCLUSO - Viene escluso dal reddito chi non sottoscrive il Patto per il Lavoro o per l'Inclusione sociale, chi non partecipa alle iniziative formative e non presenta una giustificazione, chi non aderisce ai progetti utili per la comunità predisposti dai Comuni, chi rifiuta la terza offerta congrua, chi non aggiorna le autorità competenti sulle variazioni del proprio nucleo e chi fornisce dati falsi. In quest'ultimo caso si rischiano da 2 a 6 anni di carcere.

CHE SUCCEDE SE NON SPENDO I SOLDI? - Se i soldi del reddito di cittadinanza non vengono spesi tutti entro il mese, la cifra non spesa "non la eroghiamo sul mese dopo", i soldi "glieli scaliamo dal mese dopo", ha sottolineato il vicepremier Luigi Di Maio.

Convenzione Pd, parte la corsa a tre

Nicola Zingaretti al 47,38% (88.918 voti), Maurizio Martina al 36,10% (67.749), Roberto Giachetti all'11,13% (20.887). E' finita così la prima fase del Congresso Pd, quella riservata ai Circoli. I risultati sono stati formalizzati dalla Convenzione che ha dato il via ufficiale alla corsa a tre alle primarie del prossimo 3 marzo.

Una Convenzione che ha cercato di voltare pagina, a partire dai dettagli. Come la modifica alla scenografia del palco che ha consentito di inserire le bandiere dell'Europa tra quelle del Pd e l'inno europeo in apertura prima di quello di Mameli. Assente, e non è la prima volta, Matteo Renzi. Non c'erano Maria Elena Boschi, Luca Lotti e nemmeno Paolo Gentiloni, impegnato negli Stati Uniti per incontri e conferenze. Presenti Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, a lavori avviati si è presentato Carlo Calenda. Ma la prima fila è stata tutta per i sei candidati alla segreteria.

"Dobbiamo voltare pagina, che significa non pretendere abiure, nessuno le cerca, ma ammettere insieme ai successi i nostri limiti, che ci sono stati", ha spiegato Zingaretti nel suo intervento. Sul governatore del Lazio, primo nella fase dei Circoli, grava la responsabilità di presentarsi ai gazebo da favorito.

Nel suo discorso Zingaretti si è sforzato di parlare a tutto il partito, 'dribblando' le polemiche interne: "Basta con un partito fondato sugli antirenziani, gli antifranceschiniani, gli antiboschiani. L'Italia si aspetta che tornino i democratici, a chi ha bisogno non interessa nulla delle nostre piccolezze, allora muoviamoci, se mi candido mi candido solo per voltare pagina e superare questa fase".

Il governatore del Lazio ha anche respinto due delle principali accuse che gli sono state mosse dalle altre mozioni: il ritorno della 'Ditta' e il feeling con il M5S: "Io i 5 stelle li ho sconfitti due volte, imparassero a sconfiggerli pure loro quelli che mi accusano di questo. Piantiamola con le caricature, io non le faccio sugli altri. Perché altrimenti è come la fine di War Games: fine del gioco". E poi: "Non serve un generico spostamento del Pd più a sinistra, una geometria delle alleanze, serve una collocazione dei democratici italiani che guardi al futuro".

Zingaretti ha 'convinto' Francesco Boccia, che dal palco della Convenzione ha annunciato il suo appoggio per lui. Degli altri candidati esclusi dalla seconda fase, Dario Corallo ha mantenuto la sua linea ("continueremo a lottare dentro e fuori il partito"), mentre Maria Saladino ha confermato il suo 'endorsement' per Martina.

L'ex segretario ha puntato molto sull'unità: "La nostra mozione vuole unire e se tocca a me farò una segreteria unitaria", ha spiegato. "I miei avversari sono Di Maio, Salvini e il governo", ha puntualizzato lanciando la proposta di una mozione di sfiducia al ministro dell'Interno per il ministro dell'Interno. A 'spingere', invece, è stato soprattutto Giachetti, proponendosi come 'competitor' diretto di Zingaretti: "Una mozione che dentro ha tutto e il contrario di tutto, in cui c'è Minniti e chi considera Minniti uno schiavista, è un problema che non riguarda me", ha spiegato alludendo alla mozione del governatore del Lazio. "Dico a Gentiloni, Franceschini, Minniti, Madia e tutti gli altri: noi vogliamo andare avanti nella strada che voi avete tracciato, quella che la mozione che appoggiate vuole cancellare", ha aggiunto.

Tav, aut aut a Salvini

"Non conviene insistere su temi su cui non siamo d'accordo, altrimenti mi devo convincere che si sta spingendo su un tema su cui non c'è accordo perché si vogliono creare tensioni nel governo. Non lo consiglio". L'aut aut sulla Tav di Di Maio a Salvini arriva forte e chiaro. Nel giorno in cui il leader leghista ha ribadito la fermezza sul fronte grandi opere - "Nessuno stop, ma un piano Marshall" - ma anche l'assoluta tenuta del governo, il capo politico del M5S entra ancora una volta a gamba tesa nel dibattito dettando le condizioni. "In questo governo ce lo siamo detti dall'inizio. Ci sono cose su cui siamo d'accordo e cose su cui non siamo d'accordo. Lavoriamo su quelle su cui siamo d'accordo", ha spiegato Di Maio a Ortona, aggiungendo: "Con 20 miliardi ci costruisci in Italia 2.500 scuole con criteri antisismici e tante nuove Tav". Inoltre, "se parliamo di ridimensionamento, parliamo di una supercazzola". Niente da fare, quindi, per il pentastellato, che insiste: "Si chiede a italiani e europei di mettere 20 miliardi di euro per un buco che deve collegare gli italiani con i francesi da Torino a Lione, mentre ci sono italiani che non sono collegati con altri italiani sul territorio nazionale", ha aggiunto, ricordando che in Abruzzo "i cittadini impiegano anche sei ore per raggiungere Roma da Pescara".

Eppure stamane, prima in un'intervista al Messaggero e Mattino, poi sui palchi nella trasferta abruzzese, Matteo Salvini aveva stemperato i toni garantendo agli astanti la solidità di governo. "Con il buonsenso - spiega sicuro - un accordo si trova". Tav sì, scontro nella maggioranza no, insomma è in sintesi il pensiero del leghista, che in un comizio elettorale a Campli (Teramo), aveva nuovamente affrontato il tema: "Stiamo preparando un decreto per dimezzare i tempi dei cantieri, l'Italia ha bisogno di più opere", aveva detto, quando dal pubblico, con ovvio riferimento alla Tav, gli è stato gridato "non litigare con Di Maio!". La risposta? "Io non litigo con nessuno", ha detto, ma aggiungendo che "se qualcuno ha scavato 25 chilometri di galleria è più utile finirla o lasciarla così? Per capirlo non serve una laurea al Politecnico". E la tenuta del governo era stata fra le prime preoccupazioni di Salvini: "La mia parola - ha continuato dal palco di Sant'Egidio alla Vibrata - vale più di qualsiasi sondaggio. Non faccio cadere un governo per i sondaggi", respingendo così i consigli di chi gli faceva presente che se si andasse ora alle elezioni politiche, la Lega sarebbe il primo partito. Ma su un punto Salvini resta fermo: nessuno scambio tra Lega e M5S su Tav e autorizzazione a procedere al Senato contro Salvini per il caso Diciotti. "Non siamo al mercato. Questo è da vecchi governi, con vecchie regole, 'mi dai questo e in cambio ti do quest'altro'. Non ho bisogno di aiutini, faccio il ministro, blocco gli sbarchi, sveglio l'Europa, continuerò a farlo. Sulla Tav, aspettiamo i numeri", ha commentato al Tg5 dopo l'aut aut pentastellato.

Conte: «Il 2019 sarà bellissimo»

“Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire. L'Italia ha un programma di ripresa incredibile. C'è tanto entusiasmo e tanta fiducia da parte dei cittadini e c'è tanta determinazione da parte del governo". Così il premier Giuseppe Conte risponde ad Alessandro Poggi, inviato di Povera Patria, nell’intervista in onda stasera, in seconda serata su Raidue. "Andiamo tutti d'accordo; non litighiamo. Noi ci confrontiamo. Non ci sono motivi di divergenza, assolutamente", ha aggiunto il premier in riferimento ai rapporti con Di Maio e Salvini.

A stretto giro la replica del Pd. Maurizio Martina scrive su Twitter: "Presidente Conte, basta propaganda! Ma in che paese vive? Famiglie e imprese sono preoccupate e voi continuate a indebitarci per scelte sbagliate. Servono lavoro e investimenti che voi state bloccando". A rispondere al premier è anche Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato. "Conte straparla, il programma incredibile di cui parla è semplicemente non credibile" dice Marcucci. "L'anno bellissimo, per la propaganda M5S - aggiunge - è eternamente il prossimo, per ora purtroppo è solo l'anno della recessione, dell'isolamento in Europa, dell'assistenzialismo che prende il posto del lavoro, delle tasse senza investimenti". Dura anche la replica di Forza Italia. “Conte annuncia: sarà un 2019 bellissimo! A Carnevale ogni premier vale. Fuga dalla realtà” scrive su Twitter Anna Maria Bernini, capogruppo di Fi al Senato.

Le previsioni non sono rosee, stando al Centro studi di Confindustria. "L’Italia perde colpi ipotecando il 2019 - si sottolinea - sull'anno si dovrà calcolare l'effetto di trascinamento dei dati negativi di fine 2018 pari al -0,2%. E la dinamica a inizio 2019 sarà debole: la produzione industriale è stimata quasi piatta. Anche se il Pil risalisse dal 2° trimestre, è alta la probabilità di una crescita annua poco sopra lo zero". "La produzione industriale italiana - spiega ancora il Csc - ha recuperato di poco a dicembre, dopo il tonfo di novembre, registrando nel 4° trimestre 2018 una flessione di -0,5%. Il calo, diffuso all'Europa (specie Germania), in Italia è più marcato per i beni intermedi. Ciò ha pesato sul Pil a fine anno (-0,2%)".

Comune pronto a chiedere la gestione della Villa Floridiana

NAPOLI. La gestione diretta del Comune di Napoli del Parco della Villa Floridiana. È quanto chiede il sindaco di Napoli Luigi de Magistris al Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac) retto da Alberto Bonisoli. «Da troppo tempo ormai - scrivono in una nota de Magistris e Borriello - l'ex residenza reale di interesse storico ed artistico è in gran parte preclusa alla città, un polmone verde da troppo tempo negato alla fruizione di napoletani e turisti. L'amministrazione comunale di Napoli è pronta a chiedere al Ministro Alberto Bonisoli la responsabilità diretta della Villa per restituirla pienamente alla città. Un bene comune pubblico da co-gestire con la partecipazione di associazioni, comitati di scopo, ambientalisti, affinché il verde diventi opportunità di crescita collettiva ed inclusiva». «Purtroppo - aggiungono - il verde della Villa è in una condizione igienico-sanitaria allarmante con gli elementi arborei in gran parte rovinati dall'incuria. Uso gratuito, responsabilità collettiva, gestione dal basso e decisioni in capo al Comune di Napoli - conclude la nota- possono diventare gli elementi per riappropriarsi di un bene ambientale di inestimabile bellezza, grazie anche alle risorse per il verde disponibili nell'ambito del piano strategico della città metropolitana».

Diciotti, Salvini sarà sentito la prossima settimana

Si è conclusa la riunione della Giunta delle elezioni del Senato sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del vicepremier Matteo Salvini per la vicenda della nave Diciotti. "La prossima settimana sentiremo Salvini o riceveremo la sua memoria" ha detto il presidente della Giunta delle elezioni Maurizio Gasparri, sottolineando che "oggi si è incardinata la procedura e abbiamo scritto una lettera a Salvini". "Il nostro interlocutore è il ministro Salvini - ha aggiunto - e se il governo avrà cose da dire sarà lo stesso Salvini a riferirle, arricchendo la sua relazione". La prossima settimana, ha affermato Gasparri, "porterà in giunta le sue argomentazioni, seguendo le procedure, perché è chiaro che siamo di fronte a una questione che non si risolve con un video messo su Facebook o con la raccolta di firme".

In una nota il senatore Mario Giarrusso, capogruppo del M5S in Giunta, ha spiegato che "il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepresidente Di Maio e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli depositeranno" presso la Giunta delle elezioni "una memoria, spiegando che sul caso Diciotti ci sia stata una decisione che coinvolge tutto il governo, con responsabilità anche di altri ministri e del presidente del Consiglio stesso". "In base ai documenti" dei ministri M5S e del premier, "con cui si assumeranno la responsabilità politica delle azioni che sono state compiute collegialmente dal governo, noi prenderemo una posizione" ha detto Giarrusso al termine della riunione.

Sulla richiesta di autorizzazione per Salvini, "va fatta una riflessione tecnica all'interno della Giunta - ha dichiarato il sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia (M5S), ospite di 'Circo massimo' su Radio capital - ma se il caso andrà in Aula, noi voteremo assolutamente sì. Il M5S non ha mai negato il processo a un politico". "Su queste questioni - ha sottolineato - non c'è libertà di coscienza, ci sarà una decisione unitaria".

Il tema resta caldo. Lo testimoniano le parole del presidente leghista della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, intervenuto a 'Radio anch'io' su Radio Raiuno. Cosa accade se il M5S vota a favore della richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini? “Dal mio punto di vista c’è da rimettere in discussione tutto" - ha detto Fedriga - Bisogna capire se il Parlamento condivide le politiche del governo, non solo di Salvini ma di tutto il governo. Se così non fosse, è chiaro che bisognerebbe fare una seria riflessione. Non si sta parlando di un processo a Salvini perché ha messo l’auto in divieto di sosta”.

Ieri il premier Giuseppe Conte a Nicosia si è assunto "la piena responsabilità politica di quello che è stato fatto e in particolare della vicenda Diciotti". Su questa vicenda, "se l'avessi ritenuta illegittima, sarei intervenuto". Il caso, ha ribadito, "rientra nella linea politica sull'immigrazione seguita dal governo".

 

Processo a Salvini, M5S cambia rotta?

Il M5S, a quanto apprende l'Adnkronos, sta seriamente valutando un cambio di rotta sulla linea da tenere nella Giunta per le immunità del Senato, chiamata a pronunciarsi sull'operato del vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini sul caso Diciotti. I vertici grillini, dopo aver sposato la linea dell'autodenuncia perché la decisione sui migranti a bordo della Diciotti a fine agosto era una scelta collegiale dell'intero esecutivo, stanno in queste ore vagliando la possibilità di votare a favore di Matteo Salvini, evitandogli il processo.

Una decisione difficile, che va contro la storia del Movimento, ma che di fatto ha preso piede soprattutto dopo la lettera che Salvini ha affidato al Corriere della sera, per difendere il suo operato e chiedere che "il processo non sia fatto". Un'iniziativa di cui lo stesso Di Maio non era a conoscenza. Che qualcosa si stia muovendo, lo conferma un deputato di peso come Emilio Carelli: "Non so se voteremo sì o no, perché le cose son cambiate in queste ultime ore". Ma ora, nelle file grilline, c'è la consapevolezza che intestarsi la linea dei porti chiusi, 'autodenunciandosi' come governo nel suo insieme, non regge con il voto a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini: "vorrebbe dire tenere un atteggiamento bipolare", sintetizza un'autorevole fonte.

In ogni caso, il Movimento sa bene che lo snodo è cruciale. Da una parte la necessità di salvaguardare il governo, dall'altra l'esigenza di non tradire i valori fondanti, che non sono stati scalfiti nemmeno quando si è trattato di mandare a processo esponenti grillini come Michele Giarrusso e Paola Taverna. I membri 5 stelle della Giunta intanto restano cauti e non si espongono sull'atteggiamento da tenere: "Quel che farò lo dirò nella sede competente", si limita a rispondere all'Adnkronos il senatore Mattia Crucioli. Qualcuno si lascia sfuggire a mezza bocca un'idea che ricorda il primo M5s: ma perché non facciamo una votazione on line?

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