Domenica 18 Novembre 2018 - 6:01

Napoli, manca il numero legale: salta la seduta del Consiglio

NAPOLI. Salta nuovamente la seduta del Consiglio comunale di Napoli per mancanza del numero legale. Il Consiglio comunale, convocato per una seduta monotematica sul patrimonio, alla presenza di 21 consiglieri ha approvato all'unanimità l'attribuzione del seggio resosi vacante a seguito delle dimissioni del consigliere Pietro Rinaldi a Rosaria Galiero, prima dei non eletti nella lista "Napoli in Comune a Sinistra" alle amministrative di giugno 2016. Dopo il voto il consigliere del Movimento 5 Stelle Matteo Brambilla, intervenuto sull'ordine dei lavori, ha rilevato l'assenza della maggioranza in aula sottolineando "il senso di responsabilità dell'opposizione che, con la sua presenza, ha garantito l'apertura della seduta e reso possibile l'attribuzione del seggio alla neo consigliera". Al termine dell'intervento Brambilla ha chiesto la verifica del numero legale: constatata la presenza di soli 12 consiglieri, la seduta è stata sciolta. Anche la seduta del 22 ottobre scorso, monotematica sul tema dei trasporti, era stata sciolta per mancanza del numero legale.

LE OPPOSIZIONI. La maggioranza in Consiglio comunale di Napoli "non esiste più". Vanno all'attacco le opposizioni dopo la sospensione della seduta monotematica sul patrimonio per mancanza del numero legale. Stessa sorte era toccata, lo scorso 25 ottobre, alla seduta monotematica sui trasporti. I due consiglieri del Movimento 5 Stelle, Matteo Brambilla e Marta Matano, fanno notare che "oggi per la terza volta consecutiva si è potuto iniziare il Consiglio comunale grazie alle opposizioni che hanno garantito il numero legale". Solo la presenza in aula dei consiglieri di opposizione, spiegano i pentastellati, "ha fatto sì che si potesse procedere all'attribuzione del seggio a Rosaria Galiero, a seguito delle dimissioni del consigliere Rinaldi. Una maggioranza che non è in grado di garantire la surroga di un consigliere appartenente a gruppi che sostengono la stessa, non si può considerare tale". Brambilla e Matano sottolineano di essere rimasti in aula "con spirito istituzionale per consentire la surroga del consigliere dimissionario ma, successivamente, abbiamo richiesto la verifica del numero legale, constatando che questa è una maggioranza che fu. Ci auguriamo che il sindaco e la sua maggioranza ne traggano le dovute conclusioni". Alza il tiro David Lebro, capogruppo de "La Città", a maggio 2017 uscito dalla maggioranza e passato all'opposizione: "De Magistris si dimetta", dichiara Lebro secondo cui "stamani abbiamo assistito all'ennesimo flop di de Magistris. La maggioranza non esiste più e ormai il copione in Consiglio si ripete con la caduta puntuale del numero legale prima di iniziare la discussione in Aula. Nemmeno il rimpasto in Giunta e il valzer di poltrone di questi giorni che ha coinvolto gran parte dei dirigenti del movimento Dema, dal Comune alla Città Metropolitana, è servito per trovare un equilibrio a una situazione politica e istituzionale completamente allo sfascio". Secondo Lebro "il sindaco de Magistris farebbe bene a prendersi le sue responsabilità e mettere fine a quest'agonia perché, piuttosto che rinvigorire l'azione amministrativa come annunciato come sempre in pompa magna, è stato solo capace di peggiorare ulteriormente una situazione già terribilmente disastrata. E' oggettivo che ormai non ci sono più le condizioni per andare avanti. Ormai solo le dimissioni potrebbero mettere fine a questa sofferenza", conclude Lebro. La pensa allo stesso modo Andrea Santoro, consigliere di Fratelli d'Italia: "Con soli 12 consiglieri in aula su 41 - dichiara - è ormai evidente che il sindaco de Magistris non ha più i numeri per governare Napoli. Le opposizioni, per senso di responsabilità istituzionale, hanno permesso l'apertura del Consiglio e la surroga del consigliere dimissionario. Ma subito dopo abbiamo chiesto la verifica del numero legale per fotografare la realtà: anche con l'ingresso della nuova consigliera, de Magistris dopo il rimpasto pasticciato che ha fatto non ha più una maggioranza". Secondo Santoro "la cosa scandalosa è apprendere da indiscrezioni di stampa del mercimonio che si sta consumando con incarichi in enti pubblici di rilievo, dalla Città Metropolitana al Centro Agroalimentare e finanche alla Mostra d'Oltremare, per recuperare questo o quel consigliere. Altro che il manuale Cencelli e le spartizioni della Prima Repubblica".

Salvini e il sorriso delle polemiche

Tuta della Protezione Civile, Venezia alle spalle, sorriso sul viso e pollice alzato, direzione Belluno. Il post di Matteo Salvini scatena le polemiche sui social, per quell'immagine giudicata inappropriata nel momento in cui il maltempo, dal Veneto alla Sicilia, sta devastando diverse zone del Paese. 

 

"Ma cosa c'è da ridere??? Questa notte 12 persone hanno perso la vita... E lui pensa ai 'like'... senza parole" scrive un utente. "Ma che c.... ridi, ci sono morti, danni incommensurabili dappertutto, mezza Italia in ginocchio e tu non perdi l'occasione per metterti in mostra... neanche il buon senso di far finta che ti dispiaccia..." si legge in un altro post.

Più tardi il vicepremier interviene di nuovo sui social e scandisce: "Se vado, mi criticano perché vado. Se non vado, mi criticano perché non vado. Se sono triste non va bene, se sorrido non va bene. Se commento un fatto mi attaccano perché lo commento, se non commento mi attaccano perché taccio. Sapete una cosa, cari criticoni, professoroni e giornalisti di sinistra? Me ne frego, penso agli Italiani e continuo a lavorare!".

Conte: "Stato d'emergenza per più regioni"

In Cdm stato d'emergenza per le regioni colpite dal maltempo. Ad annunciarlo è stato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlando con i giornalisti a Palermo dove, all’obitorio del Policlinico, ha reso omaggio alle nove vittime dell’alluvione di Casteldaccia. Il premier si è poi recato in Prefettura insieme al capo dipartimento della Protezione civile Angelo Borrelli. "Questa mattina ho deciso di venire qui dopo avere saputo della grave tragedia occorsa in Sicilia e a Casteldaccia in particolare - ha detto il presidente del Consiglio parlando con i giornalisti alla Prefettura di Palermo - E' una tragedia immane essere nella propria casa ed essere travolti dal fango".

"Per le vicende di questi giorni ho già annunciato che la prossima settimana decreteremo lo stato di emergenza per tutte le regioni che l'hanno richiesto - ha poi riferito Conte - Adotteremo i provvedimenti di emergenza e daremo le prime somme necessarie. Le regioni più colpite sono la Sicilia, la Calabria, la Sardegna, il Veneto, le province autonome di Trento e Bolzano, il Friuli Venezia Giulia e il basso Lazio". "Dalle regioni più afflitte le richieste ci sono già pervenute" ha spiegato il premier. "Stiamo esaminando tutte le richieste pervenute e già la prossima settimana faremo un Consiglio dei ministri straordinario perché non era previsto - ha aggiunto - Lo faremo straordinario per decretare lo stato di emergenza. Stiamo facendo una ricognizione per mettere le adeguate risorse".

"La macchina dei soccorsi è intervenuta prontamente - ha detto Conte dopo la riunione in Prefettura a Palermo - non mi stanco di ringraziare la macchina della Protezione civile e di tutti i corpi coinvolti nel soccorso". In Sicilia, ha spiegato, "c'è anche l'Esercito per aiutare a ripristinare la viabilità dopo l'ondata di maltempo". "Bisogna ripristinare al più presto la viabilità e le infrastrutture che sono state messe fuori uso - ha sottolineato - Il governo è concentrato per un'opera di riammodernamento infrastrutturale nazionale, perché c'è un sistema infrastrutturale che denuncia il logorio del tempo e che richiede un piano di investimenti adeguato. Lo stiamo facendo con la manovra di bilancio, abbiamo varato un piano di manutenzione ordinaria e straordinaria. Occorrerà del tempo, sono investimenti che richiedono tempo per essere attuati a lungo e breve termine ma occorre una adeguata programmazione".

Per quanto riguarda il dissesto idrogeologico, ha proseguito Conte, "abbiamo già messo a disposizione del ministero dell'Ambiente un miliardo, per pervenire a una sicurezza del territorio e anche per proteggere e salvaguardare vite umane. E 59 milioni per l'Autorità di bacino, per regolare i flussi d'acqua". Il premier ha parlato della necessità "di avviare e completare l'opera di ripulitura dei letti dei fiumi, per mettere in sicurezza il sistema idrogeologico. Dobbiamo entrare nell'ottica che la salvaguardia delle vite umane prevale, rispetto ad altri beni pure costituzionalmente tutelati. Molto spesso abbiamo qualche intralcio burocratico perché ad esempio ci sono vincoli paesaggistici nella rimozione di un albero o di ostacoli di questo genere".

Conte prima di lasciare Palermo, come apprende l'Adnkronos, ha chiamato al telefono il governatore siciliano Nello Musumeci. Il Presidente del consiglio e Musumeci si vedranno nei prossimi giorni a Roma. Il presidente della Regione ha sollecitato la dichiarazione dello stato di emergenza per la Sicilia "sia per gli eventi calamitosi delle scorse settimane sia degli ultimi giorni" e ha chiesto a Conte di potere partecipare al Consiglio dei ministro straordinario così come prevede lo Statuto. E da parte di Conte ci sarebbe stata "grande disponibilità". Questa mattina il cerimoniale del premier, come poi ha denunciato Musumeci, avrebbe impedito al governatore di accedere con lui all'obitorio del Policlinico per salutare i familiari delle vittime.

Da Palazzo Chigi spiegano che si è trattato di un disguido occorso anche perché Conte ha deciso di venire in Sicilia all’improvviso, non appena è stato informato della tragedia. Il premier ha prospettato al governatore Musumeci "che potevano incontrarsi in Prefettura, mentre non era opportuno farlo al Policlinico anche al fine di rispettare le richieste di riserbo dei familiari delle vittime". L’ha invitato comunque a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio, fanno sapere, è "sempre disponibile a incontrare i rappresentanti delle istituzioni".

Mattarella: "Memoria come antidoto al rischio di nuove guerre"

"Celebrare insieme la fine della guerra e onorare congiuntamente i caduti - tutti i caduti - significa ribadire con forza, tutti insieme, che alla strada della guerra si preferisce sviluppare amicizia e collaborazione. Che hanno trovato la più alta espressione nella storica scelta di condividere il futuro nell’Unione europea". Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Trieste, in occasione del centenario della fine della Grande guerra e giorno dell’Unità nazionale e giornata delle Forze armate.

"La guerra, le guerre, sono sempre tragiche, anche se combattute – come fu per tanti italiani – con lo storico obiettivo di completare il percorso avviato durante il Risorgimento per l’Unità Nazionale", ha spiegato il capo dello Stato sottolineando che "lo scoppio della guerra nel 1914 sancì, in misura fallimentare, l’incapacità delle classi dirigenti europee dell’epoca di comporre le aspirazioni e gli interessi nazionali in modo pacifico e collaborativo, anziché cedere - come invece avvenne - alle lusinghe di un nazionalismo aggressivo che si traduceva nella volontà di potenza, nei cosiddetti sacri egoismi e nella retorica espansionistica".

"Gli errori, gravi ed evitabili, delle classi dirigenti del secondo decennio del Novecento, e una conduzione della guerra dura e spietata degli Alti comandi, non debbono e non possono mettere in ombra comportamenti eroici dei soldati e il loro sacrificio, compiuto in nome degli ideali di Patria. Un’esperienza di valore, di mobilitazione, di solidarietà, di adempimento del dovere", ha detto tra l'altro il capo dello Stato.

"La Costituzione Italiana, nata dalla Resistenza, ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie, privilegia la pace, la collaborazione internazionale, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze. Le nostre Forze armate sono parte fondamentale di questo disegno e sono impegnate per garantire la sicurezza e la pace in ambito internazionale, rafforzando il prestigio dell’Italia nel mondo", ha spiegato il presidente della Repubblica.

Mattarella si è rivolto "alle ragazze e ai ragazzi italiani" per incoraggiarli a "tenere viva la memoria dei caduti e delle sofferenze della popolazione civile di allora, come antidoto al rischio di nuove guerre. Quei momenti oscuri, il tempo e le sofferenze delle due guerre mondiali, a voi ragazzi – coetanei di tanti caduti di allora - sembrano molto lontani; remoti - ha sottolineato il capo dello Stato - Ma rammentate sempre che soltanto il vostro impegno per una memoria, attiva e vigile, del dolore e delle vittime di quei conflitti può consolidare e rendere sempre più irreversibili le scelte di pace, di libertà, di serena e rispettosa convivenza tra le persone e tra i popoli".

De Magistris: il Paese è in ginocchio, fate presto!

NAPOLI. "Il Paese è in ginocchio da Nord a Sud. Il Governo tolga subito gabbie normative e vincoli finanziari ai Comuni per consentire la messa in sicurezza dei territori e garantire diritti alle persone.Togliete soldi per armi e opere inutili. Fate presto!!". Lo scrive su Twitter il sindaco Luigi de Magistris.

“Lega vuole indebolire Di Maio”, ira 5S

Il ddl anti-corruzione è solo l'ultima 'buccia di banana' su una strada lastricata di ostacoli per il governo giallo-verde e per la tenuta della maggioranza targata M5S-Lega. A infiammare la polemica è il no del Carroccio all'emendamento 5 Stelle allo 'spazza-corrotti' per bloccare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, che per il ministro leghista della Pa Giulia Bongiorno avrebbe l'effetto di una "bomba atomica" sul processo penale. I grillini però fanno quadrato e blindano il provvedimento. A Bongiorno replica, tra gli altri, proprio il Guardasigilli Alfonso Bonafede: "La bomba atomica che rischia di esplodere - rimarca il ministro M5S - è la rabbia dei cittadini di fronte all'impunità".

Ma ad attizzare il fuoco della rabbia 5 Stelle è anche lo stop del partito di Matteo Salvini alla norma, contenuta sempre nel ddl Bonafede, sulla trasparenza delle donazioni destinate ai partiti, alle fondazioni e alle associazioni politiche. Un big 5 Stelle, membro dell'esecutivo, non ha dubbi: "La Lega - dice all'Adnkronos - ha deciso deliberatamente di alzare tiro: l'obiettivo è indebolire Di Maio".

Se per Igor Iezzi, capogruppo leghista in Commissione Affari Costituzionali (e firmatario dell'emendamento che punta a cancellare la norma per la trasparenza), il provvedimento è "controproducente" e "di fatto rende impossibile il finanziamento lecito", il vicecapogruppo pentastellato a Montecitorio, Francesco Silvestri, è dell'opinione che "non esista alcun motivo logico per tornare indietro".

"Non vedo perché sopprimere dei punti che non fanno altro che dare valore al concetto di trasparenza. Se andiamo a togliere i pezzi importanti di questo provvedimento - avverte, parlando con l'Adnkronos - rischiamo la figuraccia nei confronti di chi ha votato noi ma anche la Lega per avere un cambiamento vero. Se poi il motivo dello stop è legato ad altri tipi di calcoli, questo non lo so...".

Di Maio a dissidenti: "Rispettate maggioranza"

La dialettica? Fa parte della normale natura del Movimento Cinquestelle. A sostenerlo è il capo politico del M5S, Luigi Di Maio, che intervistato da Bruno Vespa per il libro 'Rivoluzione', in uscita il 7 novembre, lancia un messaggio ai dissidenti del partito. "Il contratto di governo è stato approvato dal 94 per cento degli iscritti. Il 6 per cento contrario si riflette ovviamente anche nel nostro gruppo parlamentare. Però attenzione. Non si può accettare che vengano presentati ottanta emendamenti nella speranza che alla fine ne vengano approvati un paio. Questo può farlo chi sta all'opposizione, non la maggioranza. Se accettassimo questo modo di procedere, faremmo passare per sciocchi tutti quelli che non si comportano in questo modo. Sto cercando perciò di tutelare gli altri parlamentari. Al tempo stesso non mi meraviglio, perché nel Movimento certe cose possono accadere e sono accadute in passato. L'importante è rispettare il programma e il contratto di governo di fronte agli italiani".
Vespa fa presente a Di Maio che - al di là dei dissidenti più espliciti - anche le posizioni di Fico e Di Battista non sono sempre allineate. "Non ci siamo mai divisi in correnti e non ho mai visto differenze di vedute importanti", risponde Di Maio, che aggiunge: "L'importante è che al momento del voto si rispetti l'opinione della maggioranza. Abbiamo fatto un contratto proprio per non aprire un dibattito su ogni singolo tema. Se cominciassimo a litigare adesso, gli italiani non ce lo perdonerebbero". "Pericoli di scissione?", chiede Vespa. "No, assolutamente. Tutti quelli che si sono messi fuori sono scomparsi", rimarca il leader grillino.

LA REPLICA DEI 'RIBELLI' - A Paola Nugnes, una degli ortodossi 5 Stelle contrari al dl sicurezza, non sono piaciute le parole di Di Maio: "Vespa - dice all'Adnkronos - è esattamente il presentatore televisivo da cui noi avevamo promesso di non andare. E non trovo carino dire che chi si è fatto fuori dal Movimento è scomparso. Sarà scomparso all'orizzonte visivo di Di Maio ma non è detto che non operi o lavori per portare avanti ideali sociali e politici importanti. Un po' di rispetto gioverebbe a tutti".
"Non abbiamo mai presentato 80 emendamenti", replica ancora Nugnes. "Io - spiega - ne avevo presentati 28 che poi ho ridotto a 8 e così credo che altri colleghi ne abbiano presentati qualche decina. Nella dialettica parlamentare c'è tutto un iter che viene rispettato, soprattutto quando si fa parte di una maggioranza. Ma con questo provvedimento si sono inaspriti i toni e si è fatto muro contro muro".

"Il programma è l'unico candidato e rispettiamo il programma. In un contratto di governo va fatta sintesi dei programmi delle due parti e non spartizioni in comparti stagni", rimarca la senatrice ortodossa, che rispondendo sempre a Di Maio fa notare come il contratto di governo "non sia stato votato dal 94 per cento degli iscritti ma dal 94 per cento del 33 per cento che ha votato: il che equivale al 27 per cento... Questo lo vorrei dire una volta per tutte".

Dello stesso tenore la replica della collega Elena Fattori. "La maggioranza del gruppo parlamentare - afferma all'Adnkronos - non si è mai confrontata sul provvedimento né su modifiche. Ogni richiesta di dibattito è stata stroncata sul nascere dicendo che l'impianto" del dl sicurezza "non era modificabile prima ancora che arrivasse in commissione. Sarebbe stato bello potere rispettare l'opinione della maggioranza ma in questo caso non c'è stata. Speriamo in un maggior rispetto del gruppo parlamentare e delle regole nei prossimi provvedimenti".

Quanto alla frase di Di Maio secondo cui "tutti quelli che si sono messi fuori" dal M5S "sono scomparsi", Fattori lancia un'altra frecciata al capo politico: "Siamo tutti al secondo mandato e destinati presto alla sparizione dalle scene. Per me quando questo avverrà sarà un piacere continuare a fare politica e attivismo 5 Stelle da cittadina, come avevo cominciato. Spero questo piacere sia condiviso da tutti".

Non si fa attendere anche la risposta del senatore Gregorio De Falco: "In una prospettiva di Movimento si dovrebbe leggere il programma e il contratto per decidere e capire chi sta fuori e chi sta dentro. Invece, in una prospettiva di più ampio respiro, da cittadino, bisognerebbe anche andare a verificare quali sono i principi costituzionali che queste norme rischiano di violare. Anzi, violano", commenta con l'Adnkronos l'ex capitano di fregata.

Condono Ischia, De Luca: è una grande truffa

NAPOLI. "E' una grande truffa. Lo voglio dire ai nostri concittadini di Ischia che magari possono aver avuto l'impressione di una grande attenzione del governo: no, vi stanno prendendo in giro. La posizione che hanno assunto è talmente irresponsabile che non vi consentirà di fare niente a Ischia". Lo afferma in un video su Fb il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, sul condono per Ischia inserito nel Dl Genova. "Mi ripropongo di andare a Ischia quando avremo il testo finale", continua De Luca. "Qualche mese fa - ricorda - la Regione Campania ha approvato norme-guida offerte ai Comuni per affrontare in maniera seria il problema dell'abusivismo in Campania dove abbiamo 70-75mila alloggi abusivi". "La Regione Campania, differenziandosi dagli ideologismi sull'ambiente e ritenendo sia una pura illusione demolire 70mila alloggi, ha fatto un'altra scelta", prosegue De Luca spiegando che sono stati stabiliti "i casi per cui non è possibile fare nessuna sanatoria" e sono state offerte "norme per consentire di fare sanatorie nei casi ragionevoli". "La nostra era una posizione realistica, corretta, che non ignorava le situazioni di pericolo, ma dava la possibilità di sanare decine di migliaia di situazioni di abusivismo", osserva ricordando che quanto è stata approvata quella legge "il M5s ha votato contro con la solita demagogia e aggressività nel linguaggio". Ora invece con le nuove norme si propone "di sanare tutto senza nessuna distinzione", conclude De Luca.

Reddito di cittadinanza: sì, no, forse

Il reddito di cittadinanza accende il confronto nell'esecutivo con i dubbi sollevati dalla Lega. Il vicepremier Luigi Di Maio in una diretta su Facebook dice che "sui giornali scrivono sciocchezze, in legge di bilancio ci sono i soldi per il reddito di cittadinanza e per 'quota 100'. C'è la ciccia, ovvero i soldi per far funzionare le norme" che introdurranno il reddito di cittadinanza e la riforma della Fornero. "Ci sono circa due mesi per perfezionare tutti i dettagli, in modo che il 2019 possa diventare l'anno del cambiamento" sottolinea. E il reddito di cittadinanza, assicura il ministro del Lavoro, parte "tra inizio e fine marzo".

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, rileva però che il reddito di cittadinanza "ha complicazioni attuative non indifferenti". "Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso" osserva nel libro di Bruno Vespa 'Rivoluzione' in uscita il 7 novembre.

Ai dubbi sollevati da Giorgetti sul reddito di cittadinanza replica il premier Giuseppe Conte, durante la conferenza stampa congiunta col primo ministro della Repubblica tunisina Youssef Chahed. "Ci tengo a dire - dice Conte - che questa riforma partirà l'anno prossimo. Siamo tutti consapevoli che la riforma andrà fatta con grande attenzione, non siamo irresponsabili, ma è una proposta qualificante del programma politico di questo governo e tendiamo a farla bene con tutti i dettagli applicativi che saranno necessari".

Riguardo alla legge di bilancio, "le lettere il governo italiano le spedisce", ma "io vedrò Juncker nelle prossime settimane, perché ci tengo a mostrare personalmente la manovra e i suoi contenuti", sottolinea il presidente del Consiglio, frutto di "un lavoro serio e responsabile". E "posso confermare - aggiunge Conte - che ci sono le risorse sia per finanziare il reddito di cittadinanza che vogliamo, sia per finanziare la riforma della Fornero che abbiamo concepito e progettato".

Poi, a una domanda sulla manifestazione della Lega in piazza del Popolo il prossimo 8 dicembre, Conte replica: "I leader politici organizzano manifestazioni che rientrano nella fisiologia del dibattito politico, della dialettica, anche vivace ma come presidente del Consiglio interloquisco io con le istituzioni europee, mi siedo io al tavolo delle trattative e caratterizzo io il tono di questa interlocuzione".

"Golpe Ue contro l'Italia", ma il video M5S è un falso

L'invito è a "condividere tutti". Il pericolo? Quello, spaventoso, di un "golpe finanziario contro l'Italia" per mano dell'establishment europeo, ordito "contro il popolo" e con tanto di invito aperto ai mercati a speculare sui titoli italiani. Un "piano per 'punire' l'Italia" in piena regola, insomma, che verrebbe spiegato candidamente in un'intervista tv dall'ex presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, intervistato dalla CNBC. Un piano diabolico, che "l'amico del Pd" a Bruxelles non farebbe nemmeno la fatica di nascondere chiamando addirittura in causa Mario Draghi e la BCE, istituzione cui "dare ordine" di alzare lo spread per distruggere l'economia del Bel Paese come punizione. Questo, riassumendo, il contenuto apocalittico di un breve video di Pandora Tv (la web tv coordinata da Giulietto Chiesa), condiviso con enfasi e richieste di dimissioni sui canali social ufficiali del MoVimento 5 Stelle Europa, gruppo che lo ha fatto suo 'personalizzandolo' con una cornice e un testo di accompagnamento dove si grida al complotto contro chi ha "chiuso il rubinetto a banche e lobby". Peccato però che i contenuti dell'intervista a Dijsselbloem, così come spiegati dalla voce fuori campo e dal testo M5S che ne riassumerebbero i concetti, non esistano. Nell'intervista originale alla tv Usa, Dijsselbloem si limita infatti ad analizzare la crisi economica italiana. Un'analisi dura, ma senza alcun riferimento al governo italiano, a Draghi o a un golpe via speculazione finanziaria.

A sollevare il caso, dopo aver ricevuto numerose segnalazioni, era stato lo scorso 26 ottobre il sito di debunking BUTAC, che in un articolo aveva denunciato la "manipolazione dei fatti" operata sull'intervista a Dijsselbloem: "In realtà nell'intervista della CNBC le cose che vengono dette - scriveva BUTAC - sono differenti, da nessuna parte si menziona il governo, da nessuna parte si parla di colpo di Stato, o si danno indicazioni per fare danno ai titoli italiani. Sì, è vero, si parla di implosione, spiegando che la crisi italiana non colpirà l’Europa a differenza di quella greca. Perché sono momenti diversi, e perché sono situazioni differenti. Viene spiegato come il governo precedente abbia cominciato a fare un lavoro per mettere in sicurezza le banche e che pertanto quelle più grosse siano in una posizione decisamente migliore di quella in cui erano invece le banche greche. Non vengono dette cose carine, la situazione è seria. Ma non c'è nessun attacco al nostro Paese, solo un commento economico sui fatti".

Tutta un'altra storia insomma- come del resto facilmente ascoltabile nella versione originale - rispetto alle parole della voce fuori campo presente nel video, che accusa invece Dijsselbloem di invitare "apertamente i mercati a lanciare un attacco alle finanze italiane, spiegando loro anche come devono fare, e cioè orchestrando un danno ai titoli italiani, facendo così salire gli interessi sul debito all’Italia", ordinando inoltre "a Draghi e alla BCE di far salire lo spread, per portare al fallimento le banche italiane, già riempite di titoli di Stato". Nulla di questo, però, viene affermato nel video originale né negli articoli seguiti all'intervista. Draghi, ad esempio, non viene neanche mai nominato.

Ma c'è di più. La voce nel video di Pandora tv e il comunicato M5S citano, indicandola come fonte, la "prestigiosa rivista americana" Zerohedge, rivista che, secondo il M5S, "nessun telegiornale italiano" avrebbe invece voluto citare evitando così di riportare le presunte dichiarazioni dell'ex presidente dell'Eurogruppo. In realtà, spiegava ancora BUTAC, riportando le parole del New Yorker, Zeroheadge non è una rivista ma "un blog che combina l'analisi dei mercati finanziari, sottolineando l’essenziale corruzione di Wall Street, con quella che una volta CNNMoney ha definito 'una visione pessimistica del mondo, profondamente cospiratore e anti-establishment'".

Riaperto il caso stamane anche dal 'Post', che ha rilanciato la condivisione del video sul profilo dei Cinquestelle in Europa, sono in tantissimi ormai che nei commenti al video indicano la notizia come falsa agli admin della pagina M5S. Ma il video, con tanto di didascalia e invito alla condivisione, è ancora lì. Da Dijsselbloem, almeno finora, nessun commento.

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