Mercoledì 26 Settembre 2018 - 11:58

Lega: «Sì a chiusura domenicale negozi»

"Avanti con la nostra proposta per la chiusura domenicale dei negozi e la possibilità di stabilire 8 aperture all’anno anche con l’intesa con le Regioni". Lo ha affermato il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, a margine della riunione economica della Lega ancora in corso al Viminale alla presenza del ministro Matteo Salvini.

"Abbiamo deciso - prosegue Molinari - di sostenere i contenuti della proposta Saltamartini-Molinari. Si tratta di un provvedimento che ci chiedono le associazioni dei commercianti schiacciati dalla liberalizzazione selvaggia di Monti e dai vantaggi competitivi della grande distribuzione. Vogliamo tutelare il commercio tradizionale e dare un messaggio di attenzione alle famiglie il cui il tempo libero non deve essere dedicato solo al consumismo".

"Vogliamo tutelare il commercio tradizionale, perché questi anni di liberalizzazione selvaggia e prolificazione smodata della grande distribuzione hanno desertificato i centri storici. Partiamo da qui e siamo pronti - conclude - a incontrare tutte le parti interessate per un confronto aperto e libero".

«Nessuna gaffe su Matera», furia Di Maio

Luigi Di Maio furioso contro i giornalisti. Replicando a chi lo accusa di aver confuso la Basilicata con la Puglia durante la sua visita a Bari, il vicepremier e ministro del Lavoro scrive su Facebook: "Giornalisti ignoranti o in mala fede, o entrambi, mi accusano di aver sbagliato a chiedere a Emiliano cosa stesse facendo per Matera, lasciando intendere che non sappia in che regione sia. Sono loro - tuona Di Maio -che non sanno che la Regione Puglia sta facendo e ricevendo investimenti milionari in vista dell'appuntamento con Matera capitale della Cultura".

Il capo politico dei 5 stelle elenca gli investimenti della regione guidata da Emiliano che riguardano la Basilicata: dai "100 milioni di euro per il raddoppio della ferrovia Bari Matera" ai "2 milioni di euro per valorizzare storia, cultura e paesaggio lungo l’itinerario che dalla Puglia va a Matera". Per Di Maio i giornalisti "non sanno che ci sono importanti rapporti commerciali tra due regioni confinanti e che Matera capitale della Cultura significa un grande ritorno economico non solo per i lucani, ma anche per i pugliesi. E i politicanti del Pd che riprendono questa fake news sono peggio di loro". "Questo spiega perché il Sud sia in queste condizioni: non hanno neppure le basi. Per far risorgere il Sud bisogna fare rete ed è quello che facciamo per Matera", sottolinea Di Maio.

"L'operazione di discredito verso questo governo - scrive - continua senza sosta. Gli editori dei giornali hanno le mani in pasta ovunque nelle concessioni di Stato: autostrade, telecomunicazioni, energia, acqua. E l'ordine che è arrivato dai prenditori editori è di attaccare con ogni tipo di falsità e illazioni il MoVimento 5 Stelle". "Questo non è più giornalismo libero - accusa - Siamo di fronte alla propaganda dell'establishment che si fonda anche su contributi pubblici mascherati come la pubblicità da parte dei concessionari di Stato (quanti soldi prende Repubblica dai Benetton per la pubblicità?). Bisogna fare una legge per garantire che gli editori siano puri e i giornalisti liberi di fare inchieste su tutte le magagne dei prenditori".

Poi, rispondendo ai giornalisti in sala stampa a Montecitorio, di Maio ribadisce: "Pensare che io non sappia che Matera non è in Puglia è veramente una speculazione giornalistica, sono stato decine di volte a Matera durante la campagna elettorale, quindi so bene dove sta". "Chiedere al presidente della Regione Puglia cosa si sta facendo per Matera significa chiedergli quale contributo stanno dando a Matera 2019. Matera non è solo Basilicata - chiarisce il vicepremier - ma molto spesso tutto il sud Italia. Si parla tanto del treno che non arriva a Matera e la regione Puglia sta contribuendo alla rete ferroviaria. La mia domanda era un atto normale all'interno di una discussione".

Tra gli esponenti dem che hanno rilanciato il video c'è anche la deputata Alessia Morani che, nel post a commento della clip, scrive: "Di Maio ha confuso il Venezuela con il Cile ma questa volta si è superato!! Non sapere che Matera è in Basilicata è troppo anche per lui".

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano , al quale Di Maio ha rivolto la domanda, prende invece le difese del ministro: ''Questa storia che è stata messa in giro che il ministro Di Maio mi avrebbe parlato di Matera pensando che Matera fosse in Puglia è veramente una barzelletta, anche abbastanza ridicola. Il ministro mi ha semplicemente chiesto cosa stiamo combinando per sostenere lo sforzo di Matera 'capitale europea della cultura'''. ''Tra l'altro - ha proseguito Emiliano - ho sentito e risentito il testo è non c'era nulla nella conversazione che si prestasse ad un'interpretazione del genere. Siamo, come al solito, a quelle modalità politiche che poi provocano solo la confusione dei cittadini e una reciproca sfiducia. Ovviamente, io ho detto che i pugliesi hanno investito 2 milioni di euro per sostenere l'evento culturale in sé più il finanziamento milionario del raddoppio della ferrovia Bari-Matera per interconnettere la Puglia con la Basilicata''.

Supera i 198 milioni di euro la somma investita dalla Regione Puglia per il raddoppio, la messa in sicurezza e la dotazione di mezzi sulla linea ferroviaria Bari - Matera. La Giunta Regionale Pugliese ha poi varato un programma destinato alla Puglia con Matera 2019, che impiega 2,5 milioni di euro. L'obiettivo, con le azioni messe in campo, è quello di "arricchire il percorso dei turisti e visitatori diretti a Matera con itinerari ricchi di esperienza e promuovere così il territorio pugliese, che confina con la capitale europea della cultura, con le ricchezze storiche, artistiche, culturali e del paesaggio; sostenendo gli sforzi degli operatori e dei comuni e valorizzando l'immenso patrimonio della Puglia".

«Conte non si è ritirato dal concorso»

Il premier Giuseppe Conte non si è ritirato dalla corsa per il posto di professore all'Università La Sapienza di Roma. E' quanto scrive il sito 'Politico.eu', versione europea dell'omonimo sito giornalistico americano. ''Il primo ministro italiano Giuseppe Conte - si legge nel quotidiano on line- non ha ritirato la sua candidatura per una prestigiosa posizione universitaria, nonostante abbia promesso la settimana scorsa di 'riconsiderare' se andare avanti'' in seguito alle polemiche su un suo possibile conflitto di interessi.

Conte "ancora in lizza per la cattedra", ''la sua prova di inglese è stata rinviata a data da destinarsi'', annuncia su Twitter Silvia Borrelli, corrispondente di 'Politico.eu'.

A rivelare che il premier si trovava in lista per sostenere un esame di 'legal english' - primo passo per concorrere alla cattedra di Diritto Privato alla Sapienza di Roma - era stato sempre 'Politico.eu'. La domanda, spiegava però il servizio del Politico, porta la data dello scorso febbraio, tre mesi prima che Conte ottenesse il mandato e poi, il primo giugno di quest'anno, la fiducia dal Parlamento dopo aver formato il governo.

"A inizio anno si era avviata una procedura di trasferimento all'università di Roma, alla Sapienza, confesso che feci domanda, perché, anche avendo un bambino piccolo, ero interessato al trasferimento, ma la mia nuova veste mi impone di riconsiderare questa mia posizione", aveva replicato Conte frenando sulla sua partecipazione al concorso universitario alla Sapienza: "Sicuramente lunedì non potrò partecipare" alla prova di inglese "per impegni pregressi" aveva assicurato.

DI MAIO, SU CONCORSO CONTE DECIDERA' - "Io ero in conferenza stampa con lui - dice il vicepremier e ministro Luigi Di Maio - quando vi ha detto che avrebbe riconsiderato il suo impegno in vista dell'incarico da presidente del Consiglio", un ruolo "che sicuramente all'inizio di quest'anno era abbastanza inaspettato". "Quindi va in linea con la sua riconsiderazione, poi ovviamente riconsiderare il suo impegno fa parte di decisioni che prenderà".

PD PRESENTA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE -"Conte avrebbe dovuto presentarsi per il concorso proprio oggi, lunedì 10 settembre, ma in seguito alla discussione sulla opportunità della sua scelta seguita alla diffusione della notizia, lui stesso aveva detto che considerava più opportuno rinunciare; sempre dalla stampa, però apprendiamo che il presidente Conte non avrebbe rinunciato ma avrebbe, invece, 'semplicemente chiesto lo spostamento dell'esame di inglese, che avrebbe dovuto sostenere oggi, per impegni istituzionali'. Questo il testo dell'interrogazione presentata al governo dalla deputata del Pd Alessia Morani. Morani chiede che vengano chiariti alcuni punti, poiché "se veramente è stata prospettata agli altri candidati, dalla stessa Commissione esaminatrice, la possibilità di un mero spostamento della prova per 'motivi istituzionali', questo configgerebbe in maniera evidente con le dichiarazioni del presidente Conte in cui riferiva di avere rinunciato alla selezione". Infine, la deputata dem domanda se il governo "non ritenga assolutamente necessario chiarire in merito ad una vicenda che, se corrispondesse a quanto riportato dalla stampa, esporrebbe il Governo stesso a una situazione che, oltre agli evidenti aspetti di grave mancanza di opportunità, presenta anche profili riconducibili a conflitti di interessi".

Salvini a testa in giù, murales choc a Torino

Matteo Salvini appeso a testa in giù. Viene ritratto così il ministro dell'Interno in un murales apparso a Torino, in piazzale Valdo. Un disegno in cui il riferimento a Benito Mussolini in piazzale Loreto a Milano sembra abbastanza evidente. "Salvini a testa in giù in centro a Torino. Che squallore - scrive su Twitter lo stesso Salvini, postando la foto del murales -. Quanto odio. Noi rispondiamo con idee, cuore e coraggio, so che siamo in tantissimi, vero?".

"Potete attaccare Salvini in tutti i modi possibili, ma l’Italia è con lui BESTIE", gli fa eco Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega in Comune, su Facebook.

Non è la prima volta che il leader della Lega viene scelto come protagonista di un murales. A giugno su un muro di via Palermo a Milano un manifesto - poi rimosso - ritraeva il leader della Lega nei panni di Adolf Hitler. Sotto all'immagine in divisa militare la scritta 'Hitching a ride'.

A luglio, sempre a Torino, il titolare del Viminale veniva rappresentato con una corda al collo e sotto lo slogan 'Lega stretto'. Anche in quel caso Salvini, postando la foto, aveva commentato: "Poveretti, mi fate solo pena. Io non ho paura, vado avanti più determinato che mai, insieme alla nostra splendida Comunità".

Di Maio: «Domeniche a turno, il 25% dei negozi aperto»

"Ci sarà sempre un posto dove andare a fare la spesa. Ci sarà un meccanismo di turnazione per cui resterà aperto il 25% dei negozi, gli altri a turno chiudono". Lo dice il vicepremier Luigi Di Maio, a 'L'aria che tira' su La7, tornando sulla proposta di chiusura domenicale degli esercizi commerciali: "Non stiamo dicendo di chiudere tutto, ma a turno si chiude la domenica, il sabato e i festivi, per garantire riposo a delle categorie".

Secondo Di Maio "è aumentato lo sfruttamento, non l'occupazione". La chiusure domenicali dei negozi "è una cosa di civiltà, c'è una proposta di legge, che tra l'altro è anche del Pd. Ci viene chiesta dai commercianti, da tutti i padri e madri che lavorando in un negozio sono in concorrenza con i centri commerciali sette giorni su sette".

Ilva - "Quando ho aperto le carte ho scoperto che Ilva era stata assegnata, ho passato l'estate sulle 23mila carte. Era una gara illegittima, ma era passato troppo tempo", ha detto Di maio assicurando: "Andremo avanti con la riconversione economica di Taranto: ma io dovevo ottenere il miglior risultato nelle peggiori condizioni possibili".

Ponte Morandi - "Fincantieri in grado di ricostruire? Mi fido ciecamente", ha affermato ancora il vicepremier a 'L'aria che tira'. "Autostrade sta provando a rifarsi una verginità, ci mettano i soldi ma non tocchino una pietra - ha aggiunto - perché la gente ci dice 'non fatela ricostruire a quelli e toglietegli le concessioni'". "E' prevista una gestione pubblica delle autostrade nel futuro, le concessioni tornano allo Stato, siamo d'accordo anche con Salvini", ha concluso.

«Questa Lega è una vergogna», manifestazione contro la “Pontida del Sud"

SALERNO. Una manifestazione «per fare fronte comune contro l'odio e la discriminazione». È quanto una rete di associazioni, la "Rete civica Campagna Città aperta", sta organizzando a Campagna per il 29 e 30 settembre quando il partito guidato dal vicepremier e ministro dell'Interno terrà la sua “Pontida del Sud". Alla giornata, fanno sapere gli organizzatori, hanno aderito tra gli altri Roberto Saviano, Maurizio de Giovanni, Sandro Ruotolo, Isaia Sales, Pino Aprile, Luca Persico “’o Zulù" e i Terroni Uniti. «Rivendichiamo ciò che siamo, noi popolo antifascista e antirazzista a difesa dei diritti civili, sociali e politici», si legge nell'appello che sta girando in queste ore e che si può firmare sul sito www.questalegaeunavergogna.it. «I rifugiati non sono numeri ma persone con storie, affetti e vissuti», spiegano Ennio Riviello, Gianpaolo Trotta e Teresa Di Giuseppe della rete civica Campagna Città aperta. «Il sistema accoglienza - aggiungono - deve garantire strumenti di crescita ed integrazione reali per sviluppare inclusione sociale ed economia. Oggi c'è bisogno di scendere in piazza e dimostrare come le idee razziste non possono essere la risposta ai problemi del Paese», concludono.

Mattarella difende l'Ue

''Una casa comune solida e ben gestita costituisce il più efficace antidoto contro antistoriche spinte dissociative''. Così il Capo dello Stato Sergio Mattarella, che torna oggi a parlare in difesa dell'Europa e del futuro dell'Unione europea in un messaggio di saluto al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Europa, quindi, come una "casa comune", che per il presidente della Repubblica è ''quanto chiede la società civile dei Paesi europei: più sicurezza, in un contesto internazionale così profondamente perturbato, più equità, più condivisione delle responsabilità''.

Per questo, continua Mattarella, "i governi hanno l'onere di contribuire con atteggiamenti e proposte costruttive a garantire il miglior funzionamento dell'Ue, aggiornandone le priorità. La posta in gioco è molto elevata: un'Europa all'altezza delle sfide che i popoli hanno dinnanzi è la soluzione adeguata per evitare ai singoli paesi di scivolare nell'irrilevanza e per consentire loro, invece, di partecipare autorevolmente alla stesura di nuove e più appropriate regole internazionali''.

''Le istituzioni europee e nazionali - avverte ancora il presidente della Repubblica - debbono lavorare insieme per rispondere alle esigenze di cittadini e soggetti economici e sociali, garantendo libertà in un mondo aperto e, allo stesso tempo, coesione e solidarietà, presupposti per proseguire il cammino di pace, democrazia e sviluppo assicurato dall'integrazione del continente in questi 60 anni, estendendolo, auspicabilmente, oltre i suoi confini'', spiega ancora Mattarella.

Per custodire il futuro dei nostri popoli, dice il Presidente, è quindi "indispensabile riaffermare i valori fondamentali alla base delle libere scelte che hanno portato all'Unione europea: libertà, stato di diritto, democrazia, uguaglianza, solidarietà, rispetto della dignità umana''. Questi, infatti, "principi sulla base dei quali si è costruita la civiltà occidentale in una società in cui inclusione, tolleranza e giustizia sono stati gli obiettivi perseguiti in tutti questi decenni. E' questa la prospettiva in cui è saldamente collocata l'Italia''.

"Rendere attuali questi valori costitutivi - sottolinea - declinarli in iniziative concrete per rispondere tempestivamente alle aspettative dei cittadini, richiede un coerente sforzo e concorso collettivi, che sappia durevolmente legittimare la ragion d'essere profonda dell'appartenenza all'Ue, che va ben oltre la semplice partita del dare/avere''.

E per quanto riguarda la questione migratoria, ''occorrono ambizioni all'altezza dei tempi e delle sfide a partire dal rafforzamento di progetti fondamentali dell'integrazione, come l'Eurozona, alle questioni della politica estera e di difesa, al potenziamento delle politiche di coesione e crescita, con strumenti che consentano di gestire con efficace solidarietà le trasformazioni produttive e le sofferenze sociali, alla predisposizione di regole che sappiano affrontare in modo adeguato la questione migratoria''. Per il resto, spiega ancora il capo dello Stato, "dobbiamo compiere scelte fondamentali su politiche e istituzioni: dal bilancio comune alla governance economica dell'area Euro''.

Calenda: «Mia moglie sta male, devo starle vicino»

"Devo una spiegazione, ora che Ilva è chiusa, ai tanti che chiedono perché non vado alle feste dell’Unità o a incontri sul territorio. Mia moglie ha avuto una recidiva della leucemia ed è in ospedale per trapianto. Seguo i tre bimbi e lei e non posso allontanarmi da Roma". Lo rivela su Twitter l'ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.

"Oh ma non è che sparisco - assicura Calenda -. Continuo a combattere per le mie idee e contro questo governo. Dopo figli e moglie e con qualche limitazione in più rimane una priorità. Adelante", dice rispondendo a un follower.

E all'osservazione di un altro utente, che sottolineava come quasi sempre dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna, l'ex ministro ha risposto: "Nel mio caso davanti. Viola vale dieci me. Quando una persona sotto chemio ablativa e in isolamento totale riesce a controllare compiti e lavaggio dei denti dei figli via Skype (anche perché non si fida del marito) siamo su un altro pianeta."

Tagli ai vitalizi, valanga di ricorsi

"Io ho già presentato giovedì scorso oltre 300 ricorsi contro i tagli dei vitalizi per gli ex deputati e ne presenterò un altro centinaio la prossima settimana, prima della scadenza che ritengo sia accreditabile l'11 settembre". Lo annuncia all'Adnkronos Maurizio Paniz, ex parlamentare di lungo corso del Pdl (per tre legislature, 2001 2006 e 2008), ora avvocato, conosciuto ai più come pasdaran dei vitalizi. E' lui, infatti, ad avere in mano i fascicoli degli ex colleghi, che chiedono la 'restituzione' delle loro indennità ed è pronto a dare battaglia: ''Punto ad ottenere l'annullamento della delibera dell'Ufficio di presidenza della Camera, che ha fortemente ridotto l'ammontare dei vitalizi in essere". Una delibera, assicura, "che ritengo totalmente illegittima e palesemente incostituzionale".

Paniz, uno dei cinque legali che assistono i ricorrenti per un totale di quasi 700 ricorsi, è convinto che i giudici gli daranno ragione e il presidente della Camera, Roberto Fico (in prima fila per i 'tagli' e il recupero in termini di risparmi pari a circa 40 mln di euro) dovrà arrendersi: ''Penso di vincere al 100% nel lungo percorso, perché l'illegittimità della delibera è assolutamente palese. Lo ha confermato anche il Consiglio di Stato nel parere che ha recentemente dato alla presidenza del Senato, indicando le condizioni per un possibile intervento che qui alla Camera non sono state in alcun modo rispettate".

Paniz rifiuta l'etichetta di 'avvocato dei privilegiati': ''Io sono il legale che difende un principio fondamentale in uno Stato di diritto e che in questo caso interessa tutti i 18 milioni di pensionati italiani, perché il principio che riguarda gli ex parlamentari, riguarda anche tutti i nostri pensionati. Non si tratta di privilegi, ma di diritti acquisti, non certamente voluti dagli attuali beneficiari, ma decisi molti decenni fa da altri autorevoli esponenti della vita politica italiana." Gli "stessi - spiega- che hanno deciso molte delle baby pensioni attualmente in vigore, che interessano circa 9milioni di italiani e che nessuno può permettersi di toccare''.

''Non si tratta di privilegi - insiste Paniz -. Autorevoli esponenti come i professori Cheli e Cassese, che sono stati punti di riferimento della Corte costituzionale, hanno dichiarato in recenti interviste a importanti quotidiani nazionali, che i diritti acquisiti dai cittadini, quali essi siano - ex parlamentari o cittadini normali - non possono essere modificati. Il risparmio previsto dalla Camera è nell'ordine di 40 milioni di euro, cioè una briciola nel panorama pensionistico nazionale. Ma deve essere chiaro che nessuno lotta per un profilo economico, ma tutti lottano perché siano rispettate le regole fondamentali come è quella dell'irretroattività dei provvedimenti". I tempi dei ricorsi? "Sarà il Consiglio di giurisdizione della Camera (nominato da Fico lo scorso 27 luglio) a decidere la tempistica di trattazione", replica Paniz.

DI MAIO: "RICORSI NON CI SPAVENTANO" - "700 ex deputati hanno fatto ricorso per riavere i vitalizi che noi abbiamo abolito e continuare a essere mantenuti a vita dallo Stato come fossero dei nababbi. Quando erano in Parlamento non hanno fatto nulla per aumentare le pensioni minime e le condizioni di vita dei pensionati più poveri e ora vogliono continuare a prendere vitalizi di migliaia di euro nonostante abbiano versato "moooolto" meno". Lo scrive sulla sua pagina Facebook il vicepremier Luigi Di Maio.

"Ma questi ex dis-onorevoli lo sanno cosa è la giustizia sociale -si chiede il leader politico M5S -? Credo di no, ma lo scopriranno presto. E lo scopriranno anche gli ex senatori. Il Senato deve abolire subito i vitalizi come abbiamo fatto alla Camera. Non c'è più tempo da perdere per eliminare i privilegi. Bisogna decidere da che parte stare, da quella dei cittadini o da quella dei parassiti. Noi abbiamo già scelto e non faremo neppure mezzo passo indietro: i ricorsi non ci spaventano".

"Intanto consiglio caldamente a questi 700 vitalizio-dipendenti di andarsi a nascondere il più lontano possibile, magari su un eremo. Non conoscono vergogna", conclude.

Salvini: «Nessun golpe giudiziario, rispetto tutti»

"Non c'è nessun golpe giudiziario, ci sono delle inchieste. Spero che facciano bene e facciano in fretta". Matteo Salvini torna sull'indagine aperta dalla Procura di Palermo a suo carico e decide di stemperare i toni. L'occasione arriva dal Forum Ambrosetti dove oggi il ministro dell'Interno si trova e a margine del quale ha assicurato di rispettare "il lavoro di tutti". "Non mi tolgono il sonno - ha aggiunto -, vado avanti a lavorare per fare quello che gli italiani mi chiedono di fare".

"Conto di fare per almeno cinque anni il ministro dell’Interno - ha sottolineato - senza essere considerato un sequestratore, un assassino, un delinquente". "Aspetto con curiosità le sentenze che mi riguardano - ha continuato -, sono disponibile ad andare a Palermo a piedi per spiegare. Che io sia un sequestratore fa sorridere molti ma non sono al di sopra della legge e se lo sono ne trarrò le conseguenze". Il vicepremier si è poi detto "disponibile a spiegare i magistrati che bloccare il traffico essere umani è mio dovere, che commetterei omissione di atti di ufficio se facessi finta di niente e facendo sbarcare altri presunti profughi".

"Io - ha poi aggiunto, parlando della fuga di alcuni migranti della nave Diciotti - avrei sequestrato centinaio di persone in fuga dalla guerra che nei tre quarti dei casi sono già sparite. Erano così sotto sequestro e bisognosi di aiuto che hanno pensato bene di far perdere le loro tracce". "Non occupo il mio tempo seguendo le sentenze, questo vale per Genova e per Palermo", ha sottolineato ancora.

Per Salvini le priorità sembrano infatti essere altre: "Stiamo lavorando per essere il primo gruppo del parlamento europeo. E dimenticare - spiega - la triste parabola socialista. La Lega continuerà il suo servizio di cambiamento del Paese. Penso che l'occasione delle elezioni europee dell'anno prossimo sarà l'ultima occasione di salvare l'Europa. L'Europa - attacca - la stanno affossando i suoi paladini a parole".

Lasciando il Forum Ambrosetti, Salvini trova anche il tempo di scherzare sull'indagine: "Ci rivediamo l’anno prossimo e - dice - se sarò a piede libero sarò ancora qua in veste di ministro dell’Interno".

Passo indietro, quindi, dopo i toni durissimi utilizzati ieri durante la diretta Facebook nella quale il ministro aveva aperto la lettera della Procura con l'avviso d'indagine per sequestro di persona aggravato nel caso 'Diciotti'. "Io pieno di limiti e difetti, sono stato eletto dai cittadini - aveva detto commentando l'iniziativa dei magistrati -; altri non sono stati eletti da nessuno e non rispondono a nessuno". Parole che hanno fatto infuriare i compagni pentastellati di governo Di Maio e Bonafede, che in serata avevano chiesto a Salvini di non scatenare una "guerra con la magistratura" mentre ne criticavano toni e contenuti da "seconda repubblica".

Il cambio di rotta viene accolto con favore dal Guardasigilli Bonafede: "Mi fa piacere - ha commentato il ministro, intervistato da Maria Latella - che Salvini abbia ulteriormente specificato che c'è il massimo rispetto per la magistratura".

"Non ho avuto modo di parlare con Salvini, tra l'altro conosciamo benissimo il pensiero l'uno dell'altro. Il mio, ci tengo a dire, non era un attacco a Salvini ma una precisazione che ritengo fondamentale", ha aggiunto il ministro della Giustizia, che ha poi spiegato la sua posizione.

"Un ministro - ha detto - ha tutto il diritto di dire che un magistrato sbaglia o che un provvedimento emesso nei suoi confronti possa essere sbagliato. Io però voglio lavorare sulla giustizia, che per 20 anni è stata imbrigliata nei dibattito toghe di destra o di sinistra. A me va bene dire che un magistrato sta sbagliando ma è sbagliato dire che lo fa perché è di destra o di sinistra. Questo riporterebbe l'Italia, e ho specificato che non credo che Salvini voglia questo, indietro di 20 anni".

Positiva anche la reazione di Di Maio, che della questione ha parlato in diretta su Facebook: "Quando siamo contrari, noi alla Lega lo diciamo. Io ieri a Salvini gliel'ho detto che non deve attaccare i magistrati, perché sono gli stessi magistrati che arrestato i corrotti, i mafiosi e gli scafisti. E di questo siamo contenti. Allo stesso modo, si rispettano quando ci indagano, anche perché la scelta politica sulla nave Diciotti l'abbiamo presa tutti insieme''.

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