Giovedì 17 Gennaio 2019 - 19:25

Manovra, De Luca: tagli a editoria e Sud sono una vergogna

di Antonio Sabbatino

NAPOLI. Il taglio dei fondi ai giornali «è una delle tante vergogne che contiene questa bozza di legge finanziaria, che ancora nessuno ha visto». Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, a margine dell’inaugurazione della nuova stazione della metropolitana a Scampia, critica duramente l’emendamento presentato al Senato dal 5 Stelle Stefano Patuanelli con il quale si incanala il progressivo taglio dei finanziamenti pubblici a quelle testate cosiddetti minori che per buona parte sopravvivono proprio grazie ai contributi. De Luca aggiunge: «Esprimo la mia solidarietà perché considero una vergogna comprimere spazi di autonomia per la stampa e di libertà per l’opinione pubblica». Il governatore assicura «di continuare la battaglia» a favore della categoria, «e tenteremo di prendere qualche decisione per quello che ci sarà possibile come Regione Campania». Ma per il presidente della giunta regionale l’occasione è troppo ghiotta per non fare un cenno, duramente critico, alla manovra di bilancio del governo giallo-verde. «Da quello che leggiamo sui giornali – attacca De Luca – ci sono tagli non solo all’editoria ma anche tagli come quelli alle imprese del terzo settore, al volontariato». Oltre a ciò, «ci sono tagli di 800 milioni di euro ai fondi di coesione per il Sud e per il Meridione sarà perciò lacrime e sangue. Ci sono poi il blocco delle rivalutazioni delle pensioni sopra i 1500 euro, la sovratassa automobilistica per medie dimensioni». Al contrario, insiste l’ex sindaco di Salerno, «non c’è un’ombra di investimento. La Regione Campania investe il doppio di quanto investe lo Stato italiano rispetto a questa legge di stabilità».

Fico vuole chiudere le testate, ma dà la solidarietà ai giornalisti che perdono il posto

ROMA. «Preoccupato per la situazione dell'agenzia di stampa Askanews: i lavoratori hanno fatto in questi mesi sacrifici importanti che non si possono ignorare. A loro tutta la mia solidarietà e vicinanza». Lo scrive su Twitter il presidente della Camera, Roberto Fico dimostrando una coerenza pari allo zero. Il presidente della Camera, infatti, pochi giorni prima aveva dichiarato apertamente che il taglio ai fondi per il pluralismo dell'informazione, con la conseguente chiusura dei giornali, era necessario (ma qualche mese prima aveva detto che quei finanziamenti non si sarebbero dovuti mai tagliare). Quindi, in sintesi, secondo Fico i giornali vanno chiusi, ma quando stanno per chiudere fa un tweet di solidarietà. Intanto sia ai giornalisti dell'Ansa che a quelli di Askanews è arrivata la vicinanza di tutto il mondo politico. L'Ansa esce da uno stato di crisi e l'editore ha già annunciato che non farà fronte alla carenza di organico. La situazione di Aswkanews è ancora più grave: 90 lavoratori infatti, dopo numerosi sacrifici e una cassa integrazione al 50%, adesso devono affrontare il concordato preventivo che è stato richiesto dal consiglio di amministrazione.

Manovra, slitta l'esame alla Camera: in Aula il 28 e il 29 dicembre

L'esame della manovra in Aula di Montecitorio è stato "differito" al 28 e 29 dicembre, mentre il 27 lavorerà la Commissione. Lo comunicano fonti della presidenza della Camera. Al Senato l'arrivo del maxiemendamento è previsto oggi alle 14. A partire dalle 16.00 inizierà la discussione generale sulla fiducia, che durerà 4 ore. Le dichiarazioni di voto sono previste in serata alle 20,30. Il testo contiene significative modifiche alla legge di Bilancio nel recepire le modifiche concordate con la Ue.

Le opposizioni ieri sono andate all'attacco. dopo lo slittamento dell'arrivo a Palazzo Madama del maxiemendamento. Il Pd ha occupato simbolicamente il Senato, mentre Fi ha voltato le spalle in aula al governo.

Il premier Giuseppe Conte, riguardo al ritardo, ha spiegato: "Non abbiamo alcun imbarazzo né senso di colpa". "Non mi devo giustificare - ha aggiunto - se abbiamo impiegato tutto questo tempo". Alla luce del prolungamento dei tempi di approvazione della Legge di Bilancio, è stata posticipata alla prossima settimana la conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio.

 

Grillini in tilt, slitta restitution day

La piattaforma doveva essere pronta già qualche settimana fa, in tempo per lanciare il 'restitution day' prima di Natale. Ma qualcosa è andato storto e così il varo della nuova versione di tirendiconto.it, il sito delle restituzioni grilline, resta ancora una chimera. Il motivo? Non c'entrerebbe - assicurano dal Movimento - con la riluttanza dei parlamentari a rendicontare i bonifici dei soldi versati per le restituzioni.

Dietro il ritardo, raccontano all'Adnkronos fonti M5S bene informate, ci sarebbero soprattutto ragioni tecniche, legate alla poca dimestichezza di alcuni parlamentari grillini con la nuova piattaforma. "Millennials un corno... questi sanno usare solo Facebook", si sfoga una fonte a taccuini chiusi. Insomma: caricare dati e scartoffie sul nuovo sito sarebbe diventata una sorta di 'mission impossible' per i deputati e senatori M5S meno addentro alle cose del web.

Addirittura, raccontano, "abbiamo organizzato dei seminari per spiegare ai parlamentari come si compilano i moduli online del nuovo tirendiconto.it". E sono stati istituiti degli helpdesk per soccorrere gli internauti più claudicanti. Ma niente.

Lo slittamento della presentazione del portale nuovo di zecca avrebbe costretto i vertici stellati a rinviare il restitution day - il giorno dell'orgoglio grillino, in cui viene simbolicamente mostrato l'assegno con i soldi degli stipendi 'restituiti' ai cittadini -, inizialmente programmato per il periodo natalizio. L'evento potrebbe a questo punto tenersi a gennaio, alla ripresa dei lavori.

Le istruzioni sui versamenti impartite dai vertici M5S agli eletti erano tutte contenute in una mail spedita a deputati e senatori a inizio novembre. Nella missiva si chiedeva agli eletti di versare 6mila euro (ovvero la quota relativa ai mesi di luglio, agosto e settembre) entro il 18 novembre, versando i soldi sul conto della protezione civile a favore delle popolazioni alluvionate.

Lo scorso 10 dicembre è scaduto invece il termine per completare la rendicontazione sul sito. All'appello, a quanto si apprende, mancherebbe ancora qualche grillino.

I vertici M5S, memori del caso delle false restituzioni, avevano inserito nella mail inviata ai parlamentari alcune regole 'anti-furbetti': "E' di fondamentale importanza indicare chiaramente nella causale del bonifico il periodo di riferimento", la raccomandazione.

Le caratteristiche richieste per i bonifici da caricare nel sistema sono: "quietanza definitiva della banca in formato file Pdf, jpeg o png (non va caricata la richiesta di bonifico); Iban di destinazione chiaramente visibile; numero operazione Cro/Trn/Tid visibile; importo bonifico chiaramente visibile; causale visibile e con chiara indicazione del mese/i di riferimento".

Manovra, Ruspandini: appello a Mattarella su norma taglia fondi editoria

ROMA. «Mi appello al presidente della Repubblica, affinchè blocchi la norma incostituzionale contenuta in questa manovra che taglia i fondi all'editoria che colpirà oltre 150 aziende che danno lavoro a migliaia di giornalisti, editano mensili e settimanali, senza considerare l'indotto e la ricaduta sui territori. È una norma vigliacca, di cui nessuno conosce il contenuto, introdotta senza alcuna discussione e confronto e senza la possibilità di essere modificata, che mette in discussione il pluralismo stesso dell'informazione, principio cardine della nostra Costituzione. Spariranno quei quotidiani locali, avamposti di libertà e di giustizia, che danno voce ai territori. Il tutto in nome del mondialismo e delle grandi testate social come Facebook e Google, che solo in parte saranno colpite dalla web tax. Qui si doveva agire per reperire i fondi necessari ad una manovra che doveva essere, quella sì, veramente di cambiamento. Invece, sono colpite le eccellenze italiane, tagliando le gambe ai veri imprenditori, distruggendo un sistema sano, virtuoso e strategico per tantissime province italiane». Così il senatore di Fratelli d'Italia, Massimo Ruspandini nel corso del suo intervento in Aula sulla legge di Bilancio. 

IL VIDEO

Di Maio killer della stampa libera, esulta per i tagli all'editoria: «Fatto»

ROMA. «Taglio fondi all'editoria, fatto». Lo ha detto il vicepremier e ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio elencando in un video su Facebook tutte le misure «portate a casa» con la legge di bilancio. Annunica così, compiaciuto e soddisfatto, il ministro del Lavoro la morte di centinaia di giornali e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Un attacco mai sferrato prima all’informazione libera in Italia. «Tagliamo i fondi all'editoria», ha detto Di Maio, ricordando «il V2 day del 25 aprile 2008: in piazza per chiedere l'indipendenza della stampa, della funzione sociale importante della stampa e dell'editoria, togliendogli i soldi pubblici in modo che una testata non debba dipendere dall'emendamento di Governo». 
Di Maio mente due volte. Sa benissimo che il fondo per il pluralismo dell’informazione serve a giornali che non possono resistere da soli sul mercato. Secondo aspetto, quei soldi non verranno tagliati: il quinto articolo dell’emendamento, infatti, stabilisce che i soldi restano nella disponibilità della presidenza del Consiglio che con dei decreti può utilizzarli per favorire il pluralismo dell’informazione. Il disegno è questo: fare fuori tantissimi giornali che adesso rappresentano delle voci libere sui territori e farlo subito. 
Da contraltare alle sciocchezze che dice il ministrello di Pomigliano, ci sono quelle del vicepremier della Lega, Matteo Salvini, che utilizza il più demagogico degli argomenti: «Parte dei contributi che oggi il governo eroga ai giornali dovrebbe essere utilizzata per chi è in difficoltà economica», ha detto Matteo Salvini parlando a “Radio Anch'io”. Salvini ha sottolineato che «nel momento in cui si chiedono sacrifici agli italiani» ci sono «130 milioni di euro dei cittadini che faticano a tirare fino a fine mese che si danno ogni anno ai giornali». Altra menzogna, perché il fondo per il pluralismo sul quale si interviene con l’emendamento killer, prevede una spesa di poco superiore ai 50 milioni di euro. Ma rivela le sue reali intenzioni, cioè quelle di mettere a tacere le voci che gli danno fastidio quando dice: «Io speso che abbia lunghissima vita, ma se Avvenire, tanto per fare un esempio, che è il giornale dei Vescovi, prende 6 milioni di contributi pubblici dai cittadini italiani, penso che una parte di quei soldi possano essere spesi per chi è davvero in difficoltà, o sbaglio?».
La replica del direttore dei Avvenire Marco Tarquinio non si fa attendere: «C'è qualche politico che ieri come oggi non sopporta che ci sia una libera stampa in questo Paese. Un ministro dell'Interno cosi' sollecito nei confronti delle persone in disagio economico potrebbe magari dare il buon esempio cominciando con la restituzione immediata dei 49 milioni di euro».
A tentare di gettare acqua sul fuoco, ma senza riuscirci, è il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti che in merito ai tagli all'Editoria diche che «la volontà espressa dal M5S sul tema è tale per cui il percorso andrà avanti, con che tipo di velocità è da discutere. Noi siamo affinché la riduzione del fondo dell'Editoria sia fatta in tempi ragionevoli ma senza causare sconquassi – aggiunge – non penso che dare fondi all'Editoria equivalga a libertà di informazione ma quando si interviene ci vuole buonsenso per non compromettere la sopravvivenza di alcune realtà informative che dovranno riorganizzarsi».

Di Maio fa la lista: fatto. Non proprio

Venti punti, elencati uno dietro l'altro e messi bene in evidenza sui social. Luigi Di Maio fa la lista delle "cose fatte; di quelle, cioè, che sono entrate nella legge di bilancio gialloverde e che vanno dal reddito di cittadinanza a quota 100, fino al taglio delle pensioni d'oro. Accanto a ogni voce indicata dal vicepremier viene evidenziata in giallo la parola 'Fatto' anche se la manovra non è ancora stata approvata. E alcuni dei punti elencati, come il reddito di cittadinanza e quota 100, arriveranno con un decreto ad hoc.

"Questa è la lista delle cose che sono entrate nella legge di bilancio che ho letto prima in diretta, fatela vedere a chi ancora è scettico su questo governo" ha scritto il vicepremier. Una strategia mediatica che però non è proprio una novità: già nel 1994 l'idea di 'cerchiare in rosso' i successi ottenuti a palazzo Chigi venne all'allora premier Silvio Berlusconi, che lanciò una serie di spot televisivi per 'fare pubblicità' al lavoro fatto dal 'Berlusconi I'. Gli spot, realizzati sotto la supervisione del sondaggista azzurro Gianni Pilo, si chiudevano tutti con lo slogan 'Fatto!'.

Vediamo, di seguito, a che punto sono alcuni dei punti elencati da Di Maio nella lista: 

NESSUN AUMENTO DELL'IVA - Le clausole di salvaguardia per il 2019 sono state disinnescate dal governo Conte, quindi non ci sarà alcun aumento. Ma la revisione delle clausole per gli anni 2020-2021 e contenuta nella relazione tecnica che accompagna il maxi emendamento alla legge di Bilancio prevede un aumento di 23,1 miliardi nel 2020 e di 28,7 miliardi nel 2021.

REDDITO DI CITTADINANZA - Per il reddito, misura bandiera del governo pentaleghista, si sa che ci sono i fondi e che partirà tra fine marzo e i primi di aprile ma il decreto legge che disciplina il meccanismo deve ancora essere presentato.

QUOTA 100 PER SUPERARE FORNERO - Stesso discorso del reddito: per ora si sa che per quota 100, che prevede l'uscita dal lavoro con almeno 62 anni d'età e 38 di contributi, sono stanziati i fondi ma la misura deve essere ancora definita da un decreto ad hoc.

TAGLIO PENSIONI D'ORO - La misura prevede tagli in modo progressivo in base all'entità dell'assegno (con scaglioni che vanno dal 10 al 40% per gli assegni che superano i 500mila euro). Esonerati i trattamenti interamente liquidati con il sistema contributivo, gli assegni di invalidità ai superstiti e alle vittime del terrorismo. L'intervento interesserà un arco temporale di cinque anni.

AUMENTO PENSIONI MINIME - Le pensioni di cittadinanza, ossia l'aumento delle pensioni minime e di invalidità a 780 euro, saranno riservate agli indigenti che attualmente percepiscono un assegno inferiore a 780 euro mensili, valore che l'Istat considera come soglia di povertà. Il meccanismo, però, come per reddito di cittadinanza e quota 100, deve essere definito in un decreto che attualmente non c'è.

6.000 EURO DI INCENTIVI AUTO ELETTRICHE - Il governo ha varato un provvedimento per incentivare la vendita di auto elettriche che prevede fino a 6mila euro di bonus per l'acquisto di veicoli a zero emissioni. Tuttavia, è prevista una tassa per i Suv e per le auto extra lusso.

Manovra, niente procedura d'infrazione

L'Italia non sarà sanzionata. Il collegio dei commissari europei, riunito stamani a Bruxelles, ha deciso di non avviare la procedura per debito (Edp in gergo) nei confronti del nostro Paese, in seguito alle modifiche apportate alla manovra economica attualmente all'esame della commissione Bilancio del Senato.

"Siamo chiari: la soluzione individuata" per correggere la manovra economica dell'Italia "non è l'ideale ma evita di aprire una procedura per deficit eccessivo in questa fase e corregge una situazione di seria inadempienza rispetto al patto di stabilità", ha commentato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis in conferenza stampa a Bruxelles, sottolineando che "è importante il fatto che la nuova manovra è basata su uno scenario economico plausibile: politiche di bilancio sostenibili e credibili non possono essere pianificate sulla base di stime ultraottimiste".

Nella manovra rivista per la seconda volta dal governo italiano la previsione di crescita del Pil per il 2019 "è stata abbassata dall'1,5% di settembre all'1% di oggi", una stima che "corrisponde al consensus" delle istituzioni che effettuano previsioni sulla crescita economica dei Paesi, ha invece commentato il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici, al termine del collegio dei commissari a Bruxelles. Il bilancio pubblico dell'Italia per il 2019 "è ora molto più realista, prossimo alle regole e con modifiche sostanziali. E' quello che volevo come commissario: missione compiuta", ha concluso Moscovici.

DOMBROVSKIS - "Lo sforzo addizionale presentato dall'Italia per il 2019 - ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis al termine del collegio dei commissari - ammonta a 10,25 mld di euro. Con le assunzioni del nuovo scenario macroeconomico, le misure addizionali presentate e la flessibilità per eventi eccezionali, il deficit nominale è al 2,04% del Pil. E questo significa che il deterioramento strutturale è stato ridotto dallo 0,8% del Pil nel Dpb originale a zero nella proposta di oggi". Tuttavia "la composizione delle misure annunciate e della manovra nel suo complesso desta ancora preoccupazione nel suo complesso", ha sottolineato il vicepresidente della Commissione europea. Una "parte cospicua" dell'ammontare delle modifiche che hanno consentito all'Italia di evitare l'avvio di una procedura per debito - ha specificato Dombrovskis - "deriva dall'entrata in vigore ritardata delle due principali misure espansive, il reddito di cittadinanza e le modifiche delle riforme delle pensioni".

"Questo vuol dire che quando queste misure entreranno pienamente in vigore, avranno come risultato costi più elevati per gli anni a venire", ha proseguito Dombrovskis, spiegando che "nel 2020 e 2021 l'Italia intende compensare i costi attivando le clausole di salvaguardia, aumentando l'Iva. Tuttavia - ha aggiunto - sappiamo che in passato l'Italia non ha attivato le clausole di salvaguardia: se questo dovesse accadere ancora, consistenti risorse dovrebbero essere reperite altrove. Le nuove misure contengono anche tasse più elevate sulle aziende e tagli agli investimenti pianificati, misure queste che non sono favorevoli alla crescita". "Tuttavia - ha concluso Dombrovskis - la minore spesa per investimenti può essere compensata in parte da un miglior uso dei fondi strutturali. La Commissione continuerà a monitorare l'attuazione delle misure concordate. A questo riguardo, il governo ha concordato una salvaguardia aggiuntiva, che congela 2 mld di spese pianificate nel bilancio 2019. Queste spese saranno attuate solo se durante l'anno verrà confermato che il deficit è sulla giusta strada".

CONTE - Intanto, parlando al Senato della manovra, il premier Giuseppe Conte ha spiegato di aver "lavorato con la massima determinazione per evitare la procedura di infrazione". Quella sulla manovra economica realizzata dal governo "è una soluzione buona per gli italiani e soddisfacente per l'Europa", ha osservato. "Abbiamo salvato l'impostazione della manovra - ha aggiunto -, non abbiamo ceduto sui contenuti certi degli effetti virtuosi che una manovra espansiva potrà determinare". Dall'Europa, nel corso della trattativa per evitare l'infrazione, c'è stata "rigidità di posizioni ma - ha sottolineato il premier - anche apertura al dialogo. Abbiamo lavorato affinché fosse quantificata la stima economica e finanziaria delle misure" contenute in manovra, "soprattutto di quelle a carattere sociale e previdenziale. Queste valutazioni hanno rilevato che le risorse necessarie per realizzarle erano inferiori a quelle inizialmente previste, il che ci ha portato a ridurre il disavanzo dall'iniziale 2,4% al 2,04% circa, senza modificare i contenuti", sia "riguardo la platea che riguardo ai tempi di attuazione. Ci tengo a ribadirlo: sia quota 100 che reddito di cittadinanza partiranno nei tempi previsti", ha concluso Conte.

DI MAIO - "Le misure qualificanti della manovra economica e le platee di riferimento rimangono invariate e confermate al 100%", ha invece dichiarato in una nota il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio, sostenendo che "reddito di cittadinanza e quota 100 partiranno nei tempi previsti". Poi, facendo riferimento alla trattativa europea, Di Maio ha sostenuto che "questo risultato lo dobbiamo al Presidente Conte, persona leale e determinata che non ha mai fatto pressioni sulle forze di maggioranza per cedere sulle misure ma, al contrario, ha fatto valere in tutti i contesti le ragioni del governo e degli italiani. A lui oggi va la mia gratitudine e un sentito 'Grazie Presidente!'", ha concluso il leader del M5S.

TRIA - Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, incalzato dai cronisti prima di lasciare Palazzo Madama, ha espresso "grande soddisfazione di tutto il governo" per aver evitato la procedura d'infrazione dell'Ue. "Sono mutate le condizioni", ha aggiunto, spiegando che il rapporto debito Pil "salirà leggermente nel 2018 e andrà poi a scendere nel 2019".

MATTARELLA - "Ho valutato molto positivamente la scelta del governo di avviare un dialogo costruttivo con la Commissione europea -che ha agito con spirito collaborativo- sulla manovra di bilancio per giungere a soluzioni condivise, raggiunte in questi giorni". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’incontro al Quirinale con le Alte cariche dello Stato.

"Vi è una tendenza, risalente nel tempo, diffusa in tutta l’Unione, a osservarla, e a giudicarne i comportamenti, come se si trattasse di un soggetto estraneo. L’Europa - ha ribadito poi Mattarella - non è un ‘vincolo esterno’ ma piuttosto un moltiplicatore della nostra influenza internazionale, della nostra capacità di espansione economica e commerciale, oltre che della preziosa libertà di movimento, particolarmente per i nostri giovani".

 

Si dimette il capo di gabinetto del Mef

Ha rassegnato le dimissioni il capo di gabinetto del ministero dell'Economia Roberto Garofoli, da tempo sotto attacco del Movimento 5 Stelle. A quanto apprende l'Adnkronos, al suo posto, accanto al ministro dell'Economia Giovanni Tria, potrebbe arrivare Luigi Carbone, esperto di semplificazione amministrativa e già componente dell'autorità per l'Energia elettrica. Ex magistrato, arrivato al Tesoro con l'allora ministro Pier Carlo Padoan sotto i governi Pd di Renzi e poi Gentiloni, era stato accusato dai pentastellati di essere 'la manina' che aveva introdotto in manovra una norma pro-Croce Rossa.

Sul caso glissa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. A una cronista che insiste sulle dimissioni del tecnico, il premier risponde con una battuta: "Questa domanda me la faccia alla conferenza di fine anno - risponde dopo aver deciso con i giornalisti la data della conferenza stampa di fine anno, presumibilmente sabato prossimo - la tenga buona per quell’occasione, se la giochi lì". "Questa volta non c’entro, non è colpa mia", il commento del vicepremier Matteo Salvini.

Conte: «Non abbiamo ceduto su contenuti»

"Abbiamo salvato l'impostazione della manovra: non abbiamo ceduto sui contenuti, certi degli effetti virtuosi che una manovra espansiva potrà determinare". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, parlando al Senato sulla legge di bilancio. "Abbiamo lavorato con la massima determinazione per evitare la procedura di infrazione" ha proseguito il presidente del Consiglio, che ha aggiunto: "Ci siamo avvicinati alle posizioni dell'Ue senza mai arretrare rispetto agli obiettivi del voto del 4 marzo".

"I rinvii" dell'iter "non sono stati causati dalle incertezze interne alla maggioranza; si è imposto un rallentamento e un'inevitabile compressione del dibattito in commissione, a causa della complessa interlocuzione intercorsa con l'Unione europea alla quale abbiamo dedicato le più risolute energie e un intenso impegno".

UE - Dall'Europa, nel corso della trattativa per evitare l'infrazione, c'è stata "rigidità di posizioni ma anche apertura al dialogo. Abbiamo lavorato affinché fosse quantificata la stima economica e finanziaria delle misure" contenute, ha spiegato Conte, "soprattutto di quelle a carattere sociale e previdenziale". 

QUOTA 100 - "Queste valutazioni hanno rilevato che le risorse necessarie per realizzarle erano inferiori a quelle inizialmente previste, il che ci ha portato a ridurre il disavanzo dall'iniziale 2,4% al 2,04% circa, senza modificare i contenuti", sia "riguardo la platea che riguardo ai tempi di attuazione. Ci tengo a ribadirlo - ha detto Conte -: sia quota 100 che reddito di cittadinanza partiranno nei tempi previsti".

DEFICIT - Il rapporto deficit/Pil passa "dall'iniziale 2,4% al 2,04% circa, senza modificare i contenuti" di reddito di cittadinanza e quota 100, ha puntualizzato il premier durante l'informativa nell'Aula del Senato. Nello specifico passa "dal 2,4 al 2,04% per il prossimo anno, con previsione dell'1,8% per il 2020 e dell'1,5% nel 2021" ha affermato il premier. I saldi ammontano a "10 miliardi e 254 milioni nel 2019, 12 miliardi e 242 milioni nel 2020 e 15 miliardi e 297 milioni nel 2021".

PENSIONE - Inoltre, in manovra, è previsto il "contenimento delle spese pensionistiche" e "si interviene sulle pensioni d'oro con un contributo temporaneo e progressivo per scaglioni di reddito, una misura di equità sociale da cui abbiamo ricavato maggiori risorse".

CRESCITA - A seguito del peggioramento del quadro internazionale e del "rallentamento del ciclo economico", è stata poi rivista la crescita "del Pil all'1% per l'anno prossimo", con effetti che si ripercuotono sui saldi di bilancio. Quella sulla manovra economica realizzata dal governo "è una soluzione buona per gli italiani e soddisfacente per l'Europa" ha detto Conte.

TRIA - Soddisfazione da parte del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che - entrando in Senato - ha detto "certo!", rispondendo a chi gli chiede se sia soddisfatto dall'esito della trattativa con l'Europa che ha deciso di non avviare la procedura d'infrazione sulla manovra. 

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