Martedì 19 Febbraio 2019 - 13:02

Sea Watch, tensione nel Governo. Salvini: io non cambio idea

Tensione nel governo sulla vicenda delle navi Sea Watch 3 e Sea Eye che si trovano a poche centinaia di metri dalla costa maltese. Da fonti di Palazzo Chigi si apprende che c'è stata una telefonata tra il vicepremier Luigi Di Maio e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per contattare Malta e far sbarcare mamme e bambini a bordo delle due navi, segnalando la disponibilità dell'Italia ad accoglierli. Una posizione diversa è stata espressa invece su Facebook dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. "Possiamo inviare a bordo medicine, cibo e vestiti, ma basta ricatti. Meno partenze, meno morti. Io non cambio idea", ha scritto il vicepremier leghista.

"Una nave tedesca e una nave olandese, in acque maltesi. Ma ad accogliere - ha sottolineato Salvini - dovrebbe essere ancora una volta l'Italia. La nostra Italia che ha già accolto quasi un milione di persone negli ultimi anni, la nostra Italia dove più di un milione di bambini vive in condizioni di povertà assoluta". "Il traffico di esseri umani - ha aggiunto - va fermato: chi scappa dalla guerra arriva in Italia in aereo, come già fanno in tanti, non con i barconi".

Di Maio invece, sempre su Facebook, ha scritto riassumendo la situazione: "Due navi ai confini dell'Europa. Ancora una volta solo l'Italia viene chiamata in causa. Malta non fa attraccare le imbarcazioni nonostante siano nelle loro acque territoriali a un miglio dalla costa. Tutta l'Europa se ne frega. Non possiamo continuare a cedere a questo ricatto - ha osservato - Ma per me nessun bambino con la sua mamma può continuare a stare in mare ostaggio dell'egoismo di tutti gli Stati europei". "Malta faccia sbarcare subito donne e bambini da quelle imbarcazioni e li mandi in Italia - si legge nel post - Li accoglieremo. Siamo pronti ancora una volta a dare, come sempre, una lezione di umanità all’Europa intera". "Poi ci mettiamo al telefono con ognuno dei capi di stato europei e li costringiamo a rispettare le quote previste per ogni Paese. Questa Europa così non va, la cambieremo con le prossime elezioni europee. Ma i bambini non possono pagare il prezzo di un'Europa che si gira dall'altra parte per non vedere", ha concluso il vicepremier.

Di Maio: «Malta sbarchi donne e bambini, li accogliamo»

Si apre uno spiraglio nella vicenda delle navi delle Sea Watch 3 e Sea Eye che si trovano a poche centinaia di metri dalla costa maltese. «Due navi ai confini dell'Europa. Ancora una volta solo l'Italia viene chiamata in causa. Malta non fa attraccare le imbarcazioni nonostante siano nelle loro acque territoriali a un miglio dalla costa. Tutta l'Europa se ne frega. Non possiamo continuare a cedere a questo ricatto - scrive Luigi Di Maio su Fb - Ma per me nessun bambino con la sua mamma può continuare a stare in mare ostaggio dell'egoismo di tutti gli Stati europei». «Malta faccia sbarcare subito donne e bambini da quelle imbarcazioni e li mandi in Italia - si legge nel post - Li accoglieremo. Siamo pronti ancora una volta a dare, come sempre, una lezione di umanità all’Europa intera». «Poi ci mettiamo al telefono con ognuno dei capi di stato europei e li costringiamo a rispettare le quote previste per ogni Paese. Questa Europa così non va, la cambieremo con le prossime elezioni europee. Ma i bambini non possono pagare il prezzo di un'Europa che si gira dall'altra parte per non vedere», conclude il vicepremier.

SEA WATCH CHIEDE AIUTO- Oggi Philip Hahn, capo missione di Sea Watch 3, attraverso un messaggio diffuso dall'Adnkronos ha lanciato l'allarme e ha fatto appello alla Ue affinché riesca a "dare a queste persone un posto sicuro in cui stare". La situazione a bordo "sta peggiorando sempre più". Le 32 persone sulla nave, in cerca di un porto da ormai due settimane, "stanno aspettando di poter sbarcare a terra. Lo spazio in cui si trovano a convivere - sottolinea Hahn - è molto ristretto perché le condizioni climatiche non sono favorevoli e quindi devono raggrupparsi in piccoli ambienti. Devono dormire per terra, senza alcun materasso, ci sono problemi igienici. Abbiamo scorte di cibo solo per un tempo molto ristretto. Attendiamo disperatamente che l'Unione europea riesca a pianificare il loro ricollocamento in diversi Paesi europei e a dare a queste persone un posto sicuro in cui stare".

Fonti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riferiscono che "le navi Sea-Watch3 e Professor Albrecht Penck si trovano a poche centinaia di metri dalla costa maltese, in acque territoriali (non Sar) de La Valletta" e che "tutti i migranti stanno ricevendo viveri e ogni forma di assistenza, trovandosi a pochissima distanza proprio dal porto de La Valletta".

MIGRANTE SI GETTA IN MARE - Sea Watch oggi ha reso noto in un tweet che "uno dei 32 naufraghi a bordo di #SeaWatch si è gettato in acqua cercando di raggiungere Malta". "Per giorni hanno guardato la costa europea senza poterla raggiungere. In mare da 2 settimane e con alle spalle mesi di detenzione nelle prigioni libiche - denuncia la Ong - Hanno bisogno di un porto, ora".

In un briefing a Bruxelles, la portavoce dell'esecutivo Ue, Mina Andreeva, ha detto che "la Commissione europea continua i suoi intensi contatti con alcuni Paesi membri che sono disposti a trovare una soluzione" per permettere che siano sbarcati "rapidamente" i migranti a bordo della Sea Watch 3 e della Sea Eye, le due navi cui è stato concesso due giorni fa di entrare nelle acque territoriali di Malta. Andreeva ha ricordato che il commissario per le Migrazioni, Dimitri Avramopoulos, "ha telefonato ad alcuni Paesi membri per dare sostegno e per contribuire a questo sforzo per lo sbarco al più presto e in sicurezza" delle 49 persone a bordo delle due imbarcazioni. "Ci sono alcuni Paesi - ha sottolineato ancora la portavoce - che hanno espresso disponibilità a contribuire a questo sforzo congiunto e a sostenere Malta, ma contatti sono in corso e in questa fase non ci sarà alcun annuncio fino a che non lo faranno i Paesi membri". Nei giorni scorsi hanno dato la loro disponibilità ad accogliere alcuni dei migranti Germania, Francia e Olanda.

 

 

Autonomia, De Luca scrive a Conte: «Unità nazionale a rischio»

NAPOLI. Il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha inviato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte la richiesta formale di un incontro nell'ambito del procedimento instaurato dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, finalizzato a forme e condizioni particolari di autonomia. «La richiesta specifica delle Regioni settentrionali di finanziare, a regime, le funzioni aggiuntive con una altissima percentuale del gettito riscosso sul proprio territorio (addirittura, fino al 90 per cento, secondo la richiesta della Regione Veneto) delle imposte erariali, autorizzando il trattenimento spropositato del gettito da reddito a livello locale - scrive De Luca - minerebbe in questo momento le ragioni redistributive, solidaristiche e sociali, previste dalla Carta Costituzionale e renderebbe ancora più profondo il divario tra aree ricche e aree povere dello Stato, ledendo l'unità nazionale e in contrasto con i veri obiettivi costituzionali». Di qui la richiesta di essere ascoltato «formalmente dal Governo prima che si concretizzi ogni intesa». 

Di Maio richiama all'ordine: «M5S è pro decreto sicurezza»

M5S si divide sull'applicazione del decreto sicurezza dopo le forti polemiche sollevate da alcuni sindaci. Ma Luigi Di Maio subito interviene per ricordare e ribadire qual è la linea del Movimento. Matteo Mantero, parlamentare vicino al presidente della Camera, Roberto Fico, lancia un vero e proprio affondo via Facebook nei confronti del provvedimento fortemente voluto dalla Lega: ''Ecco quello che si ottiene emanando un decreto incostituzionale e stupido, a solo scopo propagandistico, che auspicabilmente sarà smontato dalla Consulta: creare illegalità dove non c’era, ridurre l’integrazione peggiorando le condizioni di vita di italiani e stranieri, far fare bella figura ai sindaci del Pd che hanno contribuito a creare il falso problema dell’immigrazione e ora passano per i paladini dell’integrazione. Filotto insomma...". "La prossima volta - avverte Mantero nel post - proviamo ad ascoltare i nostri sindaci, come quelli di Roma e Torino ad esempio, che avevano esposto in maniera chiara e non strumentale come stanno facendo Orlando & C. le problematiche che avrebbe causato questo decreto".

Ma il capo politico del M5S, Luigi Di Maio, da Alleghe avverte: "Se c'è qualche membro della maggioranza a disagio" sul decreto sicurezza "si deve ricordare che fa parte di una maggioranza che quel decreto lo ha votato, di un governo che lo sta applicando, che lo sosteniamo e che chi prende parte in questo momento a questa boutade prende parte a una boutade politica per far sentire un po' di sinistra chi con la sinistra non ha più nulla a che fare". Di Maio si rivolge anche ai sindaci "che dicono 'apriamo i porti'". "Non hanno nessuna autorità per legge di aprire o chiudere un porto - sottolinea il vicepremier - Questo dimostra che tutte queste dichiarazioni fanno parte di una grande occasione per fare un po' di campagna elettorale e chiedere un po' di voti".

Poi, a chi gli chiede se Matteo Salvini fosse contrario all'incontro con l'Anci su cui si è detto disponibile il premier Giuseppe Conte, Di Maio replica di non avere notizie "che alcun componente governo si stia opponendo a incontro". "Conte incontrerà l'Anci che tiene dentro comuni che sono a favore del dl sicurezza, tra cui i sindaci M5S, e anche alcuni sindaci, che sono quelli che state contando in questi giorni, che non vogliono applicare il dl sicurezza. L'Anci - sottolinea - rappresenta una stragrande maggioranza di sindaci che sono a favore del decreto".

Matteo Salvini torna sulle polemiche e dice che "molti sindaci non hanno letto il decreto sicurezza". "C'è qualche sindaco incapace che si inventa polemiche che non esistono, si preoccupano di presunti diritti di finti profughi. Io faccio l'interesse di italiani e profughi veri" scandisce parlando in piazza a Chieti. E a chi gli chiede se ci sono dissidi con il premier Conte, dopo lo scontro con i sindaci che si sono schierati contro il decreto sicurezza, il vicepremier risponde: "Conte? Vado d'amore e d'accordo con lui".

Intanto a Palermo centinaia di persone stanno partecipando al presidio contro il dl sicurezza davanti a Palazzo delle Aquile, sede del Comune. Presenti rappresentanti di associazioni, come Libera e ARCI, di sindacati, di Legambiente. C’è anche il segretario regionale del Pd Davide Faraone con alcuni esponenti del partito, ma senza bandiere di partito. "Lo abbiamo deciso per rispetto di chi ha voluto organizzare questo sito in", spiega Faraone. Il sindaco Leoluca Orlando, che è andato a salutare i cittadini, è stato accolto al grido di "Luca, Luca".

 

 

 

Quando Salvini invitava i sindaci a disobbedire

Oggi invoca il pugno di ferro contro i sindaci disobbedienti di fronte al decreto sicurezza. Nel 2016, però, Matteo Salvini non la pensava così. A ricordarlo sono i social network, Facebook in particolare, dove su molti account di esponenti dell'opposizione, Pd in testa, da qualche ora circola l'appello che l'allora segretario della Lega fece ai sindaci del Carroccio una volta approvata la legge sulle Unioni civili: "Disobbedite, è una legge sbagliata, anticamera delle adozione gay".

A lanciare per primo il guanto di sfida al ministro dell'Interno è stato ieri il primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando, che oggi ha ripostato l'invito a disobbedire di Salvini: "Come si cambia, per un... like! La differenza fra dire e fare, la differenza fra rispettare la Legge tramite la legge e fare vuoti proclami, è che io stesso - commenta Orlando - mi rivolgerò al Giudice Civile per sollevare la questione della incostituzionalità di una parte del Decreto Sicurezza".

"Non è questione di diritti dei migranti o di porte aperte a tutti, è una questione di diritti umani e civili per tutti, è questione di rispetto della Legge costituzionale che è garanzia per tutti i cittadini, italiani e non - dice ancora Orlando -. Oggi si comincia coi migranti e domani si prosegue con gli altri. I regimi, tutti i regimi della storia hanno sempre avuto inizio con una legge razziale disumana spacciata per legge sulla sicurezza".

 

 

 

Salvini ai sindaci “ribelli": «Dimettetevi»

Si inasprisce lo scontro tra i sindaci che contrastano il decreto sicurezza nella parte relativa ai migranti e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Il titolare del Viminale oggi torna sulla questione nel corso di una diretta Facebook e ribadisce che chi non rispetta il decreto ne risponderà. Non solo. Il vicepremier chiede anche le dimissioni dei 'ribelli'. "Chi non rispetta il Decreto Sicurezza e aiuta i clandestini, tradisce l’Italia e gli italiani e ne risponderà davanti alla legge e alla storia. Io comunque non mollo!!!" scrive il leader della Lega, lanciando la diretta streaming dalle nevi di Bormio. "Ci sono sindaci che dicono 'non applicherò il decreto', per cercare un po' pubblicità. Io dico non si molla di un millimetro, non retrocedo" scandisce il ministro dell'Interno che, riferendosi a quanti promettono disobbedienza al decreto, chiede di fare "i conti con i vostri cittadini, con i milioni di italiani che sono in difficoltà". "Troppo facile applaudire Mattarella e due giorni dopo sbattersene - sottolinea - Se c'è legge approvata dal Parlamento e firmata dal presidente della Repubblica si rispetta". E "se c'è qualche sindaco che non è d'accordo si dimetta. Dimettiti Orlando, e anche tu de Magistris. Dimettetevi, siamo in democrazia e governano gli italiani, fatevene una ragione, non governano professoroni, giornalisti o cantanti".

Ma per il sindaco di Napoli è Salvini che "si dovrebbe dimettere". "Oltre ad aver commesso una condotta apertamente violatrice della Costituzione, sulla quale ha giurato e traditore è lui semmai e lui si dovrebbe dimettere, sta avendo, insieme al governo, un comportamento disumano" dice a chiare lettere de Magistris a SkyTg24.

Intanto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ieri ha annunciato la sospensione dell'applicazione del decreto sicurezza nella parte che riguarda i migranti, oggi ha reso noto all'Adnkronos di aver dato "incarico al capo ufficio legale del Comune di Palermo di adire davanti al giudice civile".

Sul decreto sicurezza, da lui ribattezzato "decreto insicurezza", torna anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella. "Un ministro dell'Interno si dovrebbe occupare di questo, non di inquisire i sindaci ma di ascoltarli" rimarca, e spiega che "a Firenze non violeremo alcuna legge: io non darò istruzioni in questo senso. Ma apriremo un tavolo con tutto il mondo del volontariato, del terzo settore, del lavoro e delle istituzioni locali per azzerare gli effetti nefandi e negativi di questo decreto in attesa che si apra una vertenza vera a livello nazionale non per sospendere la legge ma per riscriverla in molte sue parti". "Stiamo valutando insieme ai nostri avvocati e con alcuni costituzionalisti anche una strada" perché sul decreto sicurezza "si possa arrivare alla Corte costituzionale".

Dura la presa di posizione dell'assessore alle Politiche sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino. "Le forme di disobbedienza e opposizione alla Legge Salvini dovranno essere molte", scrive Majorino su Facebook. "Certamente in tante città cresceranno varie forme di mobilitazione" e a Milano "ci vedremo in piazza il 2 marzo". Su Twitter l'assessore comunale sottolinea che "Milano non toglierà l'iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo che l'hanno fatta. E in questi giorni accogliamo senzatetto a prescindere dallo status. Nei prossimi mesi massima vigilanza contro effetti perversi" del decreto sicurezza.

Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, auspica che "il ministro dell'Interno, contribuendo ad abbassare i toni della polemica, voglia convocarci per discutere delle modalità operative e dei necessari correttivi alla norma. Se poi il ministro ritiene che il mestiere di sindaco sia una pacchia, come ha dichiarato anche in queste ore, siamo pronti a restituirgli, insieme alla fascia tricolore, tutti i problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare". "Da sindaco e da presidente dell’Anci, non ho alcun interesse ad alimentare una polemica con il ministro dell’Interno - afferma Decaro - Non credo sia il caso di polarizzare uno scontro tra posizioni politiche differenti. Faccio solo notare che le nuove norme mettono noi sindaci in una oggettiva difficoltà".

 

 

 

Migranti, è scontro tra Salvini e de Magistris

«I porti italiani sono chiusi, abbiamo accolto già troppi finti profughi, abbiamo arricchito già troppi scafisti! I sindaci di sinistra pensino ai loro cittadini in difficoltà, non ai clandestini». Lo dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini, commentando le parole del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, in merito al caso della nave Sea Watch, da giorni nelle acque del Mediterraneo con decine di migranti. «Mi auguro che la Sea Watch si avvicini al porto di Napoli, perché, contrariamente a quello che dice il Governo, noi metteremo in campo un'azione di salvataggio e la faremo entrare nel porto - ha commentato De Magistris a Radio Crc - Sarò il primo a guidare le operazioni di salvataggio».

«Iscriverei un richiedente asilo a Napoli all'anagrafe? Assolutamente sì, di fronte a persone che hanno dei diritti che devono essere riconosciuti il Comune di Napoli risponderà alla Costituzione, non a Salvini», ha poi aggiunto il primo cittadino di Napoli, ribadendo la sua posizione in merito al decreto sicurezza, finito ieri nel mirino di alcuni sindaci che hanno manifestato qualche dubbio sulla costituzionalità del provvedimento.

Secondo De Magistris quello di Salvini «è un linguaggio indegno di un ministro dell'Interno e lo dico con rispetto delle istituzioni repubblicane alle quali ho giurato. Questo signore - ha aggiunto il sindaco di Napoli - sta rafforzando i temi critici dell'immigrazione nel nostro paese: non fa nulla per l'integrazione, scarica tutto sui sindaci, alimenta l'odio sociale e le tensioni che possono portare a focolai pericolosissimi, e aumenta le bombe sociali che lui dice essere i mali nostro Paese».

Poi l'affondo: «Io non faccio parte di un partito che ha sottratto decine di milioni agli italiani - ha sostenuto De Magistris, facendo riferimento ai 49 milioni di euro di rimborsi elettorali dovuti dal Carroccio - non vado ad abbracciare criminali durante le partite di calcio e non pavento nemmeno lontanamente l'idea, pur escludendolo, di usare esercito, carabinieri e poliziotti contro i sindaci. Se solo ci prova a pensarlo - ha assicurato il sindaco di Napoli - avrà una risposta politica e democratica talmente adeguata che se la ricorderà per tutta la vita».

IL VIDEO

 

La sfida dei sindaci a Salvini: stop decreto sicurezza

Il sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando, lancia il guanto di sfida al ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Con una direttiva impartita agli uffici comunali, infatti, ha disposto la sospensione dell'applicazione del decreto Sicurezza nella parte che riguarda i migranti. Il primo cittadino sceglie lo scontro con il capo del Viminale e chiede al responsabile dell'Anagrafe di "approfondire tutti i profili giuridici anagrafici" che deriveranno dall'applicazione della norma.

In attesa di questo approfondimento, però, scrive il sindaco, «impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica». Il sindaco di Palermo fa propri alcuni dei dubbi espressi nelle ultime settimane circa la costituzionalità del provvedimento, in particolare lì dove la mancata iscrizione anagrafica dei cittadini con permesso di soggiorno determinerebbe l'impossibilità di accesso a servizi fondamentali e garantiti quali ad esempio «la libertà di movimento, il diritto alla salute e alle cure tramite il Servizio sanitario e l'inviolabilità del domicilio».

Salvini risponde così su Facebook all'iniziativa del primo cittadino: «Con tutti i problemi che ci sono a Palermo - scrive in un post -, il sindaco sinistro pensa a fare 'disobbedienza' sugli immigrati...». E poco dopo rincara: «Sarò presto a Palermo per consegnare ai cittadini una villa vista mare confiscata a un mafioso. Spero che nel frattempo il sindaco trovi il tempo di occuparsi dei tanti problemi della sua città, invece di disobbedire alle leggi sull’immigrazione approvate dal Parlamento». Il titolare del Viminale torna sulla questione anche nel corso di una diretta Facebook: «Incoerenza classica degli amici di sinistra: hanno applaudito il discorso di Sergio Mattarella per la fine dell'anno, che a me è peraltro molto piaciuto, e contestano un decreto firmato e promulgato dallo stesso Presidente della Repubblica».

Orlando oggi ha convocato una conferenza stampa per illustrare la direttiva. «Samo davanti a una palese violazione dei diritti umani e a un provvedimento disumano e criminogeno, che - spiega - eliminando la protezione umanitaria trasforma i legali in illegali». Il sindaco mette in chiaro che non si tratta di un «atto di disobbedienza civile né di obiezione di coscienza ma la semplice applicazione dei diritti costituzionali che sono garantiti a tutti coloro che vivono nel nostro Paese». «Su alcuni temi, e tra questi il rispetto dei diritti umani, io ho una visione e una cultura diversa da quella del ministro dell'Interno - sottolinea - ma qui siamo di fronte a un problema non solo ideologico ma giuridico. Non si possono togliere diritti a cittadini che sono in regola con la legge, solo per spacciare per 'sicurezza' un intervento che puzza molto di 'razziale'».

LE REAZIONI. Da sempre in prima linea sul fronte dei migranti e dell'accoglienza, il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, commenta così all'Adnkronos la posizione del primo cittadino di Palermo: 1Ho grande stima per Leoluca Orlando che è un ottimo sindaco oltre che un amico, ma credo che questo atteggiamento non aiuti a rasserenare gli animi. Lo scontro tra le istituzioni non serve. Viviamo un brutto clima, è necessario dialogare e abbassare i toni».

«D'accordo» con Leoluca Orlando, riguardo alla direttiva impartita agli uffici comunali per la sospensiva dell’applicazione del 'decreto sicurezza' nella parte sui migranti, è il sindaco sospeso di Riace, Domenico Lucano, secondo il quale «bisogna disobbedire perché è un decreto contro i diritti umani e la dignità degli esseri umani - dice all'Adnkronos - Non è una novità: io l'ho già fatto e mi trovo in queste condizioni» conclude riferendosi all'inchiesta che lo coinvolge.

Netta la posizione anche del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. «Dall'inizio abbiamo sempre detto che non si tratta di una questione nominativa di sospendere una legge che, in quanto tale non si può sospendere. Noi a Napoli abbiamo sempre dato una direttiva: le leggi si applicano solo in maniera conforme alla Costituzione. Più che un atto di disobbedienza civile è un atto di obbedienza costituzionale» afferma all'Adnkronos, ricordando la posizione presa dalla sua amministrazione sulla parte del decreto sicurezza relativa ai migranti. «Una legge in contrasto alla Costituzione a Napoli non sarà applicata, la nostra amministrazione si è sempre orientata in questo modo. Non abbiamo bisogno di nessun atto - sottolinea de Magistris - Io sono orgoglioso di un'amministrazione dove non c'è bisogno di una direttiva autoritaria politica, ma dove la direzione è condivisa. La parte della legge sicurezza in contrasto con la Costituzione, con i diritti come l'uguaglianza, l'asilo, il fatto di avere tutti gli stessi diritti e doveri, non verrà assolutamente applicata».

A parlare all'Adnkronos è anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. «Dal punto di vista prettamente politico - afferma - non posso che condividere la volontà di affrontare un problema che il decreto sicurezza crea ossia non poter dare determinati certificati e riconoscimenti anagrafici a persone richiedenti asilo e straniere. Il modo in cui il problema si affronta è da capire». «Dalle dichiarazioni di Orlando non è chiaro come l'Anagrafe applicherà o non applicherà il decreto: io dubito che con una semplice richiesta del sindaco l'Anagrafe non applichi un provvedimento di legge», osserva Pizzarotti spiegando che in merito sono necessari approfondimenti tecnici. «Sicuramente il problema va affrontato perché il decreto provoca problemi alle città - continua il sindaco di Parma - Va capito il modo più corretto per affrontarlo». Secondo Pizzarotti i sindaci insieme dovranno discuterne. «Come Anci bisogna fare una riflessione - conclude - I problemi esposti sono di tutti, dei sindaci di centrosinistra, di centrodestra, dei 5 Stelle" poi magari "ci sono sindaci della Lega che non vogliono parlare del problema, ma la ricaduta nei Comuni ce l'hanno tutti i sindaci».

«Mi sento vicino al sindaco Orlando, al suo impegno contro l'odio e capisco la sua fatica per porre rimedio a norme confuse scritte solo per l'ossessione di fare propaganda e che spesso producono caos, più diffidenza e insicurezza per tutti - scrive in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - Tutto sulle spalle dei territori e degli amministratori locali. Dall'odio non sono mai nati la sicurezza e il benessere per le persone, ma solo macerie per i furbi e i più forti».

Espulsioni M5S, allarme sui numeri al Senato

Scatta l'allarme numeri al Senato. Con le espulsioni decise dal M5S, infatti, si assottiglia sempre di più la maggioranza gialloverde a palazzo Madama, dove i numeri restano ballerini e a rischio. Pallottoliere alla mano, pesa la 'cacciata' dei senatori Gregorio De Falco e Saverio De Bonis, che si erano opposti al decreto sicurezza targato Salvini. Allo stato attuale, quindi, al Senato l'alleanza M5S-Lega potrebbe avere solo un margine di 3-4 voti.

Ad alimentare i timori tra le fila pentastellate sulla tenuta dei gruppi anche l'espulsione degli eurodeputati Marco Valli (per la laurea falsa inserita nel curriculum) e Giulia Moi (per la vicenda rimborsopoli), oltre al richiamo nei confronti di Lello Ciampolillo. A peggiorare il quadro, poi, potrebbero arrivare le decisioni riguardanti Elena Fattori e Paola Nugnes, nei confronti delle quali i procedimenti disciplinari sono ancora pendenti.

Vi è poi il campanello d'allarme suonato alla Camera durante il voto finale sulla manovra, quando 10 deputati pentastellati sono risultati assenti e sono stati bacchettati dal direttivo del gruppo di Montecitorio. Un'altra insidia alla tenuta della maggioranza giallo-verde potrebbe essere rappresentata dalla cosiddetta 'operazione scoiattolo', la strategia messa in atto da Silvio Berlusconi per stanare i grillini più delusi e formare un gruppo autonomo in grado di dare la spallata al governo Conte prima delle Europee.

 

 

Orlando sfida Salvini: decreto sicurezza sospeso

Il sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando, lancia il guanto di sfida al ministro dell'Interno Matteo Salvini. Con una direttiva impartita agli uffici comunali, infatti, ha disposto la sospensione dell'applicazione del decreto Sicurezza nella parte che riguarda i migranti. Il primo cittadino sceglie lo scontro con il capo del Viminale e chiede al responsabile dell'Anagrafe di "approfondire tutti i profili giuridici anagrafici" che deriveranno dall'applicazione della norma.

In attesa di questo approfondimento, però, scrive il sindaco "impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica".

Salvini risponde così su Facebook all'iniziativa del primo cittadino: "Con tutti i problemi che ci sono a Palermo - scrive in un post -, il sindaco sinistro pensa a fare 'disobbedienza' sugli immigrati...". Orlando, durante una conferenza stampa convocata per illustrare la direttiva, dice: "Io e Salvini giochiamo due partite diverse su due campi diversi, lui gioca a cricket e io a volley. Non ho nessun motivo di replicare a Salvini". "Pensavo di aver fatto il mio dovere di sindaco - spiega -, ma ho visto reazioni scomposte da parte di esponenti del Governo nazionale".

Il sindaco di Palermo è poi andato all'attacco: "Quelle preoccupazioni di un clima di incitazione dell'odio per il diverso hanno trovato conferma, il governo ha buttato la maschera. Siamo davanti a una palese violazione dei diritti umani e a un provvedimento disumano e criminogeno, che, eliminando la protezione umanitaria trasforma i legali in illegali". "Palermo non vuole essere un modello. Io ho agito da sindaco e ho fatto una cosa normale se non sei criminogeno" ha spiegato ancora Orlando. La replica del ministro dell’Interno? "Giochiamo partite diverse, lui non sopporta i diversi".

Da sempre in prima linea sul fronte dei migranti e dell'accoglienza, il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, commentando all'Adnkronos la posizione del primo cittadino di Palermo, dice: "Ho grande stima per Leoluca Orlando che è un ottimo sindaco oltre che un amico, ma credo che questo atteggiamento non aiuti a rasserenare gli animi. Lo scontro tra le istituzioni non serve. Viviamo un brutto clima, è necessario dialogare e abbassare i toni".

 

 

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