Domenica 24 Giugno 2018 - 8:47

Svimez, un universitario su quattro emigra al centro-nord

NAPOLI. L'emigrazione universitaria dal sud al nord è un fenomeno che interessa uno studente su 4. Nell'anno accademico 2016/2017 i meridionali iscritti negli atenei della penisola sono complessivamente 685.000 circa; di questi il 25,6%, pari a 175.000 unità, studia al centro-nord. La quota, invece, di giovani residenti nelle regioni del Centro-Nord che frequenta un'università del mezzogiorno è appena dell'1,9%, pari a 18mila studenti. Ne deriva, quindi, un saldo migratorio netto universitario pari a circa 157.000 unità. E' quanto emerge da uno studio Svimez che esamina gli effetti economici di breve periodo dell'emigrazione universitaria. Per offrire un ulteriore termine di paragone, si tenga presente che nello stesso anno accademico in tutte le università del sud risultavano iscritti 509.000 studenti. Il movimento 'migratorio' per fini di studio ha interessato, quindi, circa il 30% dell'intera popolazione rimasta a studiare in atenei meridionali. Gli studenti 'emigrati' per motivi di studio rappresentano, inoltre, circa lo 0,7% della popolazione residente meridionale. Le regioni meridionali che si caratterizzano per i maggiori flussi in uscita in termini assoluti sono la Sicilia e la Puglia, con oltre 40.000 giovani che studiano al nord. Mentre in termini di percentuale su totale degli iscritti, i tassi migratori universitari più elevati riguardano le regioni più piccole del Sud, Basilicata e Molise con oltre il 40%, la Puglia e la Calabria con il 32% circa e la Sicilia con il 27%. 

Dall'elaborazione degli effetti economici, dovuti al trasferimento di 157.000 studenti, emerge che i minori costi sostenuti per i corsi di studio delle università meridionali è pari a circa un miliardo di euro. Si è poi proceduto a stimare il valore complessivo dei consumi, alimentati dagli studenti fuori sede, pari a circa 2 miliardi di euro. ''L'emigrazione studentesca causa, dunque, in termini di impatto finanziario una perdita complessiva annua di consumi pubblici e privati di circa 3 miliardi'', afferma Svimez. A partire da queste cifre l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel mezzogiorno fa un ulteriore passo in avanti: nel 2017 il reddito aggregato meridionale è risultato inferiore di circa 0,4 punti percentuali a quello che si sarebbe avuto trattenendo sul territorio i 153.000 studenti emigrati.

 

Pedopornografia, condannato mons. Capella

Città del Vaticano. Cinque amni di reclusione 5 mila euro di multa. Questa la condanna inflitta dal Tribunale della Citta' del Vaticano a amonsignor Alberto Capella, il consigliere di nionziatura reo confesso. Cinque anni e nove mesi di reclusione, piu' 10mila euro di multa era invece la richiesta dei promotori di giustizia vaticani, Gian Piero Milano e Roberto Zanotti. Carlo Alberto Capella, l'ex funzionario Vaticano e' stato arrestato il 7 aprile scorso. Detenzione, cessione e trasmissione di materiale pedopornografico, il reato contestato.

«Sono la tua fidanzata», gli sms della prof all'alunno 13enne

"Sono la tua fidanzata". Così scriveva la professoressa di italiano di una scuola media in provincia di Bergamo finita agli arresti domiciliari per aver fatto sesso con un suo alunno all'epoca dei fatti 13enne. Secondo quanto emerso dalle indagini, come riporta il 'Corriere della Sera', l'insegnante ha detto di essersi innamorata del ragazzino, oggi 14enne. Negli sms che i due si scambiavano si legge "amore" e "mi manchi".

Gli incontri tra la donna e l'alunno avvenivano durante il giorno nell'auto della prof. Tra loro, ha scritto il pm nella richiesta dei domiciliari per l'insegnante, c'era una "relazione affettiva con atti sessuali". Una volta accertati i fatti, la docente, una 40enne con un matrimonio finito alle spalle e due figli, è stata subito sospesa e al suo posto è arrivata una supplente. Lunedì la donna, riferisce il quotidiano, potrà fornire la sua versione dei fatti nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip.

Professoressa fa sesso con alunno 13enne

Una professoressa di italiano di una scuola media è finita agli arresti domiciliari dopo aver fatto sesso con un suo alunno di 14 anni, che all'epoca dei fatti ne aveva 13. E' accaduto nella provincia di Bergamo, dove l'insegnante, una 40enne con un matrimonio alle spalle e due figli, è finita nei guai. A raccontare la vicenda è l'edizione locale del 'Corriere della Sera'.

Sembra che a scuola nessuno si fosse accorto di nulla. L'arresto della donna è avvenuto nella sua abitazione, in totale riservatezza. Non sono stati forniti nomi o la località per tutelare l'adolescente. A far scattare le indagini una segnalazione sui presunti incontri sessuali tra prof e alunno. Gli investigatori hanno seguito i due, che si appartavano sull'auto dell'insegnante e le intercettazioni hanno confermato i sospetti. Nel giro di una settimana le indagini si sono concluse e per l'insegnante è stata richiesta la misura cautelare. Il ragazzo non è stato ancora sentito, ma i suoi genitori, ascoltati dagli inquirenti, hanno ammesso che non sospettavano accadesse quanto ipotizzato dalla Procura.

Nonostante non ci sia stata alcuna costrizione, il codice penale parla chiaro. In Italia l'età del consenso è fissato a 14 anni ma sale a 16 anni se l'adulto è un genitore o una figura di tipo educativo, come ad esempio un insegnante. Anche se il minorenne è consenziente, l'adulto rischia una condanna da 5 a 10 anni se il partner non ha compiuto 14 anni.

«Acqua contaminata», ritirato lotto San Benedetto

Il ministero della Salute ha disposto il richiamo di un lotto di acqua minerale San Benedetto contaminato. Il lotto in questione, si legge in una nota del ministero, è il 23LB8137E di acqua minerale naturale a marchio 'San Benedetto' - Fonte Primavera, sorgente in comune di Popoli (PE) nel formato da 0,5 L PET Naturale, imbottigliato presso lo stabilimento Gran Guizza, con scadenza 16/11/2019.

Il ministero della Salute, in una nota diffusa ieri, informa che il lotto è stato richiamato per la "presenza consistente di contaminanti idrocarburici, prevalenza xilene, trimetilbenzene, touelene ed etilbenzene". La San Benedetto fa sapere che il ritiro dal mercato è stato deciso "a seguito dei campionamenti svolti dall'autorità sanitaria di competenza su alcune bottiglie prelevate presso un distributore automatico di bevande refrigerate, che hanno rilevato una non conformità dovuta al superamento dei limiti per contaminanti idrocarburici aromatici".

La società produttrice ha quindi provveduto al ritiro di tutte le bottiglie di acqua minerale del lotto in questione e ha invitato a non consumare i prodotti appartenenti al lotto sopraindicato e a restituirli al punto vendita. Precisa, inoltre, che il richiamo si riferisce "solo ed esclusivamente all'acqua minerale Fonte Primavera imbottigliata presso lo stabilimento Gran Guizza di Popoli con il nome San Benedetto e limitatamente al lotto indicato".

La società garantisce "l'assoluta purezza per tutti i prodotti e i lotti non indicati nella comunicazione" e rende noto di stare "collaborando con le autorità competenti per l'accertamento delle eventuali cause e la risoluzione della problematica" sottolineando che "gli impianti ove la Fonte Primavera è captata e imbottigliata sono progettati, realizzati, collaudati e controllati in conformità agli standard di qualità più stringenti previsti dalle normative e adottati dal Gruppo San Benedetto".

Pozzallo, sbarcati oltre 500 migranti

Sono in tutto 509, 400 uomini, 71 donne, 36 minorenni maschi e due minorenni femmine, i migranti sbarcati dalla notte scorsa nel porto di Pozzallo da nave Diciotti della Guardia costiera. Le operazioni si sono concluse poco dopo le quattro. Tranne i ricoverati e alcuni casi speciali tutti sono stati condotti nel vicino hotspot presente nello stesso porto del Ragusano. Gli altri dieci prelevati per problemi medici, per la maggior parte per disidratazione - cinque bambini, una bambina, tre donne e un uomo - stanno tutti meglio, compreso quest'ultimo che affetto da bronchite è stato già dimesso dall'ospedale.

A bordo, è stato certificato, c'erano complessivamente 6 donne incinte. Un uomo con ustioni da idrocarburi è stato ricoverato in un ospedale di Ragusa. Accertati circa 70 casi si scabbia, che vengono curati in un paio di giorni con farmaci specifici. Tra i migranti anche due uomini con cicatrici di ferite da arma da fuoco: uno a un braccio e l'altro a una gamba. Era invece morto a bordo del Vos Thalassa, alle 5 del mattino del 16 giugno scorso, dopo l'ennesimo salvataggio compiuto dal mercantile nel Mediterraneo, l'uomo il cui corpo senza vita è arrivato sempre su nave Diciotti.

Salvini: «Chiudere cartelle Equitalia sotto 100mila euro»

Flat tax e calo tasse. Matteo Salvini torna a parlare di temi fiscali ed economici e affronta anche la questione delle cartelle Equitalia. "Da subito, chiudere tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100.000 euro, per liberare milioni di italiani incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse" dice il vicepremier e ministro dell'Interno.

Quanto alla flat tax, Salvini conferma che si farà. "Paletti del ministro Tria su vincoli di bilancio? La flat tax si farà, rispettando tutte le normative vigenti" risponde il leader della Lega a chi gli chiede se le parole del ministro dell'Economia sulla necessità di tenere d'occhio i numeri per le coperture delle misure economiche del governo possano essere interpretate come uno stop alla flat tax.

Salvini nega di aver detto "quando sento parlare Tria mi sembra di sentire Padoan", come si legge oggi sulla stampa che gli attribuisce questo virgolettato. "Sui giornali si leggono tante... non posso dire cazzate, che non è governativo, ma non ho mai detto nulla del genere, altrimenti Tria non l'avremmo scelto", mette in chiaro.

Il ministro dell'Interno plaude poi all'operato della Guardia di Finanza che ha scovato "12.000 evasori totali sconosciuti al fisco e grandi evasori che hanno rubato una media di 2 milioni di euro a testa". "Ora - sottolinea - tocca al governo semplificare il sistema fiscale, ridurre le tasse".

Consip, al Csm confronto Vannoni-Scafarto: restano divergenze

ROMA. L'ex consigliere di Palazzo Chigi Filippo Vannoni «fece i nomi di Matteo Renzi e Luca Lotti spontaneamente». Lo ha dichiarato alla sezione disciplinare del Csm il maggiore dei carabinieri Gianpaolo Scafarto durante la testimonianza nel procedimento adito nei confronti dei sostituti procuratori di Napoli, Henry John Woodcock e Celeste Carrano per i presunti abusi perpetrati dai pm napoletani nel corso delle indagini sul caso Consip. «Vannoni - ha aggiunto Scafarto - era visibilmente non a suo agio. Era particolarmente nervoso. Venne invitato a ricordare chi gli avesse detto qualcosa su Consip». «L'esame venne condotto quasi esclusivamente dal dottor Woodcock» ha testimoniato Scafarto riferendosi all'interrogatorio dell'ex consigliere di Palazzo Chigi. «Di fronte avevamo un teste intimorito e non a suo agio». Scafarto ha inoltre «escluso» di aver posto domande al teste, «non avevo motivo» ha dichiarato al consigliere Clivio di fronte al Csm. Scafarto infine ha smentito le accuse di pressioni esercitate da Henry John Woodcock su Vannoni, come quella di mostrargli dalla finestra il carcere di Poggioreale e di chiedergli «se vi volesse fare una vacanza» e di fargli vedere dei fili, spacciandoli per microspie.

«Domande fatte in maniera corale, concentrate sui rapporti con Matteo Renzi. Anche la disposizione era difficile perché si trovavano ai quattro angoli e non avevo interlocutori frontali. E una domanda, “vuoi fare una vacanza a Poggioreale?", che non era una battuta. Rimasi colpito». Lo ha dichiarato alla sezione disciplinare del Csm l'ex consigliere di Palazzo Chigi Filippo Vannoni durante la testimonianza nel procedimento adito nei confronti dei sostituti procuratori di Napoli, Henry John Woodcock e Celeste Carrano per i presunti abusi perpetrati dai pm napoletani nel corso delle indagini nel caso Consip. «A un certo punto» racconta Vannoni, «feci il nome di Luca Lotti per levarmi dall'impaccio. Me ne volevo andare. C'era fumo nella stanza. Fumava il dottor Woodcock. E “Confessa" era un'affermazione ricorrente espressa in maniera corale». «Il dottor Woodcock era in piedi e passava dietro di me. A un certo punto mi chiesero di posare lo sguardo verso la porta. C'erano dei fili e dissero che erano delle microspie. Anche Scafarto disse che avevano messo microspie ovunque dicevano che sapevano tutto. Il verbale non l'ho riletto l'ho firmato e me ne sono andato senza salutare - ha concluso - il verbale fu chiuso quando smisi di rispondere alle domande». 

Nave Diciotti sbarcherà a Pozzallo

Sbarcherà a Pozzallo, nel ragusano, la nave Diciotti della Guardia costiera che attendeva indicazioni sul porto dove dirigersi. A bordo ci sono 519 migranti, salvati in sette interventi in mare, e un cadavere. Tre donne e un uomo, che avevano bisogno di cure mediche urgenti, sono stati trasferiti a Lampedusa. L'approdo a Pozzallo è previsto per la tarda serata. A bordo della Diciotti ci sono anche i 42 migranti salvati dalla nave militare Usa Trenton.

Spada condannato a 6 anni

Il tribunale di Roma ha condannato a sei anni di carcere Roberto Spada e Ruben Alvez Del Puerto per l'aggressione al giornalista di ‘Nemo’ Daniele Piervincenzi e all’operatore Edoardo Anselmi, avvenuta a Ostia lo scorso 7 novembre. I giudici della Nona sezione hanno riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso e per entrambi gli imputati hanno disposto un anno di libertà vigilata al termine dell’espiazione della pena.

Il pm Giovanni Musarò aveva chiesto una condanna per entrambi a otto anni e 9 mesi di carcere. Spada e Del Puerto dovranno risarcire i due giornalisti aggrediti con 4mila euro, risarcimenti sono stati stabiliti anche a favore delle parti civili, fra cui Comune, Regione, Odg, Fnsi, Libera.

Spada, arrestato due giorni dopo l’aggressione alla troupe tv, è detenuto nel carcere di Tolmezzo (Udine) nella sezione di alta sicurezza, Del Puerto si trova in carcere a Nuoro.

Fu "un’aggressione plateale e ostentata, lucidamente pianificata" da Roberto Spada per mostrare la propria forza davanti al suo territorio e ribadire il suo predominio a Ostia, ha detto il pm Giovanni Musarò nella sua requisitoria. Secondo il pm, Spada accetta l’intervista all’inizio perché "vuole dimostrare che non ha paura di una telecamera. Ma quando Piervincenzi continua a fare domande, Spada si accorge che la situazione sta diventando un boomerang. E prova a riequilibrare il prestigio del clan con i metodi violenti che lui conosce meglio".

"Se avesse voluto solo picchiare Piervincenzi senza fare cosa plateale e cercare un ritorno in termini di prestigio - ha detto in aula Musarò - Spada lo avrebbe aggredito all’interno della palestra, contando sul fido Ruben Alvez. Invece lo fa in strada, davanti a tutti, e soprattutto davanti alla telecamera, in modo plateale e ostentato. D’altronde, cosa c’è di meglio di una telecamera per acquisire quel tipo di prestigio da parte degli Spada?".

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