Domenica 19 Novembre 2017 - 15:22

Trovato morto in auto ex generale dei carabinieri

ROMA. Trovato morto in auto. Dopo essere uscito di casa ieri mattina, il generale dei carabinieri forestali in congedo Guido Conti, 58 anni - noto per aver guidato l'inchiesta sulla mega discarica dei veleni di Bussi (Pescara) - è stato trovato senza vita nella sua vettura.

L'ipotesi più accreditata sembra essere quella del suicidio, ma gli inquirenti hanno ancora aspetti da chiarire. L'ex ufficiale aveva lasciato da poco l’Arma e lo scorso ottobre aveva salutato l'Umbria, dopo essere stato per cinque anni alla guida dei carabinieri forestali, per assumere un incarico di prestigio all’interno di una multinazionale nel settore petrolifero.

LE INCHIESTE - Una carriera intensa e prestigiosa caratterizzata da una serie di inchieste scottanti condotte a tutto campo, da quella sulla discarica dei veleni del Polo chimico di Bussi (Pe) a quelle relative a traffici di rifiuti e al terremoto in Abruzzo.

È morto Totò Riina

PARMA. Alle 3.37, nel reparto detenuti dell'ospedale di Parma, è morto il boss mafioso Totò Riina, in coma farmacologico da diversi giorni. Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, era ancora considerato dagli inquirenti il capo indiscusso di Cosa Nostra.
Le sue condizioni erano nettamente peggiorate dopo l'ultimo intervento chirurgico subito: da quel momento il boss è entrato in coma e non si è mai risvegliato. Ieri sono arrivati a Parma la moglie e la figlia, dopo l'ok arrivato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. L'altro figlio, Salvo, che ieri ha scritto un post su Facebook in cui augurava buon compleanno al padre per i suoi 87 anni, dovrebbe arrivare oggi stesso. Un altro figlio, Giovanni, sta invece scontando una pena all'ergastolo.
I familiari del boss mafioso chiedono "il più stretto riserbo". Lo fa sapere all'Adnkronos il legale di Riina, Luca Cianferoni. "Di più non voglio aggiungere", ha detto l'avvocato che da anni segue il capomafia nei processi.

UNA VITA DI VIOLENZA. "Lo faccio finire peggio del giudice Falcone. Lo farei diventare il tonno buono". Era il dicembre del 2013 e il boss mafioso Totò Riina chiacchierava in carcere con un altro detenuto, durante l'ora di socialità. Il destinatario di quelle minacce di morte era il pm antimafia Nino Di Matteo, allora sostituto procuratore a Palermo e oggi pm della Direzione nazionale antimafia. Un tarlo fisso, quello di uccidere il pm Di Matteo, per il boss di Corleone, arrestato il 15 gennaio del 1993 a Palermo dopo quasi un quarto di secolo di latitanza e morto alle 3.37 di questa notte nel reparto detenuti del carcere di Parma.

Ma non era l’unica minaccia a distanza inviata a Di Matteo. Sempre dal carcere erano arrivati diversi ‘siluri’ al magistrato, oggi il più scortato d’Italia. "Organizziamola questa cosa - sussurrava con tono deciso - facciamola grossa e non ne parliamo più, perché questo Di Matteo non se ne va. Dobbiamo fare un'esecuzione come quando c'erano i militari a Palermo", aveva detto al suo commilitone in un’altra conversazione intercettata in carcere.

Nell’estate 2017, dopo un ulteriore peggioramento delle sue condizioni di salute, i legali di Riina avevano chiesto al Tribunale di sorveglianza di Bologna il differimento della pena. Richiesta bocciata. Pochi giorni prima, durante un’udienza del processo sulla cosiddetta ‘trattativa’ tra Stato e mafia, era stato lo stesso pm Di Matteo a non credere alle gravi condizioni di salute di Riina e a ribadire in aula: "Totò Riina è perfettamente lucido".

Negli ultimi mesi il Capo dei capi era apparso prima sulla barella e poi, più di recente, aveva rinunciato a presenziare alle udienze del processo trattativa. Ma Di Matteo aveva ribadito: "Riina è lucido e orientato nel contesto. Abbiamo depositato in segreteria la relazione di servizio di un agente penitenziario su alcune esternazioni in carcere del boss. In concomitanza dell’udienza del 30 marzo scorso del processo sulla trattativa Stato-mafia, Riina aveva parlato dei rapporti tra Ciancimino e Licio Gelli, dei suoi rapporti con Provenzano e della morte dell’ex vice del Dap, Francesco Di Maggio", aveva detto nel corso del dibattimento il pm Nino Di Matteo.

Neppure la malattia ha mai scalfito il boss mafioso, considerato fino a ieri il numero uno di Cosa nostra. Pochi mesi fa, Riina, intercettato mentre parlava con la moglie, Ninetta Bagarella, aveva detto: "Io non mi pento ... a me non mi piegheranno". “Mi posso fare anche 3000 anni, no 30 anni", aveva detto ancora, per dimostrare la sua forza vitale. A gennaio, il capo dei capi si era anche detto disponibile a rispondere alle domande dei pubblici ministeri; poi, qualche giorno dopo, ci ripensò. Nei mesi corsi il capo dei capi si era anche detto disponibile a rispondere alle domande dei pubblici ministeri; poi, qualche giorno dopo, ci ripensò e non se ne fece più niente.

Una vita all’insegna della violenza, quella di Totò Riina. E della latitanza. Vissuta sempre, o quasi, con la sua famiglia. Fino al giorno del suo arresto, in via Bernini, in una fredda giornata invernale, il 15 gennaio 1993. Di lui, poco tempo fa, due mafiosi, intercettati, dicevano: "Se non muoiono tutti e due, luce non ne vede nessuno". E il riferimento era per Riina e Provenzano. In altre parole, con Riina in vita sono state bloccate tutte le 'promozioni' in Cosa nostra.

Il 10 dicembre 1969 Riina fu tra gli esecutori della cosiddetta ’strage di Viale Lazio’, che doveva punire il boss Michele Cavataio. Nel periodo successivo Riina sostituì spesso Liggio nel "triumvirato" provvisorio di cui faceva parte assieme ai boss Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, che aveva il compito di dirimere le dispute tra le varie cosche della provincia di Palermo.

Riina ha scontato 26 condanne all'ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del '92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino e quelli del '93, al Nord Italia. E alle 3.37 si è spento portando con se nella tomba tutti i segreti e i misteri della Cosa nostra degli ultimi 50 anni.

Thefloralexperience, un tour mondiale di Masterclass Floreali

Veronica Amati, Wedding Planner, party designer and more e Sonia Luongo, Events and Floral designer, hanno presentato l’evento dell’anno nel wedding.
Il sogno è diventato realtà, finalmente è arrivata  nella città eterna la più famosa Floral and Event Designer del mondo Karen Tran, con la sua favolosa
THEFLORALEXPERIENCE, un tour mondiale di Masterclass Floreali, un evento di formazione professionale di rilievo internazionale che è  culminato con una maestosa cena di gala a cui hanno partecipato numerosi volti noti del mondo del wedding e degli eventi. “Havenly Rome”, un ambizioso progetto di meravigliose e lussuose scenografie floreali, nato 6 mesi fa, dalla fruttuosa collaborazione di due protagoniste del luxury system event, Veronica e Sonia, che con dedizione e passione, sono riuscite ad aggregare le diverse professionalità del settore, ricreando sotto la guida esperta della regina dei fiori, nel cuore dell’Aventino, nell’esclusiva location Residenza Lavernale, il paradiso terrestre! In uno scenario magico, sospeso tra sogno e realtà,  milioni di fiori, bianchi e rosa hanno avvolto creature alate che soavemente, hanno accolto  i 27 partecipanti e gli ospiti, per vivere un’esperienza floreale sensazionale.

Modificato il Dna in un paziente per curare grave malattia

Dna modificato in una persona vivente per curare una grave malattia. Scienziati statunitensi per la prima volta hanno provato a modificare un gene direttamente nel corpo di un uomo per cambiarne in modo permanente il suo Dna e cercare così di curare una malattia. L'esperimento che sta facendo il giro del mondo è stato realizzato lunedì all'Ucsf Benioff Children's Hospital di Oakland (California) su Brian Madeux, 44 anni, affetto da una rara malattia metabolica, la sindrome di Hunter. I primi segni per capire se l'approccio sta funzionando si avranno in un mese, ma entro tre mesi si saprà con sicurezza se il trattamento è riuscito. In caso di successo, si potrebbe dare un grande impulso alla terapia genica.

Finora gli scienziati hanno già eseguito l'editing genetico su geni umani, alterando le cellule in laboratorio e poi reimmettendole nei pazienti. In questo caso però la tecnica usata è diversa dalla Crispr, le 'forbici genetiche' usate per il 'taglia e incolla' del Dna. Madeux ha infatti ricevuto miliardi di copie di un gene correttivo e un 'bisturi genetico' per tagliare il suo Dna in un punto preciso. E' un po' come inviare un mini-chirurgo nell'organismo per piazzare il nuovo gene esattamente al posto giusto. La tecnica sperimentale si chiama 'nucleasi delle dita di zinco' ed è composta di tre parti: il nuovo gene e due 'dita di zinco' proteiche.

L'infusione sperimentale è durata tre ore e adesso non resta che attendere. "Sono nervoso ed eccitato", ha detto il paziente lasciando l'ospedale. Lo studio iniziale coinvolgerà fino a 30 persone adulte per testare la sicurezza del trattamento, ma l'obiettivo finale è quello di arrivare a modificare il Dna di bambini molto piccoli, prima che si manifestino i danni maggiori legati alla malattia.

 

 

Brizzi, spuntano nuove accuse

ROMA. Alcune delle ex allieve dell’accademia di recitazione Actor’s Planet, dove insegnava Fausto Brizzi, hanno raccontato altri particolari che riguarderebbero il comportamento del regista. Secondo quanto affermano le ragazze a 'Grazia', a fine corso le invitava nel suo studio per parlare, fare dei provini, dare qualche consiglio.

Stefania (nome di fantasia, ndr) racconta che, un anno fa, a lei aveva indicato la strada da seguire e solo verso la fine aveva accennato ai massaggi e l’aveva spronata a essere “disposta a tutto”. "Non sapevo a che cosa si riferisse, non ha detto nient’altro, a quel punto, però, non mi sentivo neanche tanto a mio agio e ho preferito che l’incontro finisse", aggiunge.

Secondo quanto riportato al magazine diretto da Silvia Grilli, questo comportamento generalizzato ("La direttrice mi ha confidato che non ero l’unica alla quale Brizzi aveva detto quelle cose") ha spinto l’accademia a prendere provvedimenti.

"Abbiamo allontanato lui e anche altri - dice la direttrice Rossella Izzo - Alcuni maestri che magari avevano strane idee sono stati allontanati dall’accademia. Una selezione naturale tra uomini più spavaldi e persone irreprensibili e dignitose. Se qualcuno non sa tenere a posto le mani, è giusto che gli venga data una bacchettata. Purtroppo è una realtà, è giusto che qualcuno la denunci, e che questi uomini, messi di fronte alla loro pochezza, si debbano difendere. Che lo facciano con la loro faccia e con le loro palle, viste che le hanno. Io non difenderò mai nessuno di loro".

LA MOGLIE. "Girano molte voci e tali sono per me. Mia madre non sta bene e questa è la mia priorità ora". Claudia Zanella, moglie di Fausto Brizzi, il regista accusato da dieci ragazze di presunti abusi sessuali, risponde a 'Oggi' con poche, laconiche, parole a un commento sulla bufera che sta travolgendo il marito.

Secondo le ragazze che accusano il regista di tanti film di successo da 'Notte prima degli esami' a 'Maschi contro femmine' e del cinepanettone di imminente uscita 'Poveri ma ricchissimi', il copione sarebbe stato sempre lo stesso.

 

Poco prima del servizio mandato in onda domenica scorsa dalle Iene, Brizzi - girando voci ormai da diversi giorni - in una lettera inviata agli organi di stampa dal suo avvocato Antonio Marino aveva fatto sapere che "mai e poi mai nella mia vita ho avuto rapporti non consenzienti o condivisi".

Frane in Abruzzo, crolla il belvedere di Silvi

L'AQUILA. Pioggia, allagamenti, frane. Il maltempoimperversa in Abruzzo dove è allerta rossasui bacini del Pescara e del Tordino Vomano.

CROLLA PARTE BELVEDERE DI SILVI - Situazione difficile nel teramano, dove il maltempo ha portato la neve in quota e violente piogge sulla costa, con diversi corsi d'acqua che hanno raggiunto il livello di guardia. Paura ma nessun ferito a Silvi, dove è crollato parte del belvedere, con il terreno che ha ceduto sotto la pavimentazione portando via anche un tratto di ringhiera.

A Cellino Attanasio una donna è rimasta intrappolata con l'auto nella porzione di strada tra due smottamenti ma è stata tratta in salvo dai vigili del fuoco, mentre un'altra frana, in località Sciarra di Atri, ha reso necessaria l'evacuazione di un disabile. Frana anche a Torricella Sicura, mentre a Martinsicuro, nei locali della Guardia medica, nella notte è crollata una parte di controsoffitto costringendo i vigili del fuoco a disporre la chiusura del servizio per inagibilità.

ALLAGAMENTI A PESCARA- L’ondata di maltempo che si è abbattuta sull’Abruzzo sta procurando disagi lungo la costa a Pescara, dove si sono registrati nel corso della notte allagamenti e c'è stata preoccupazione per il fiume Pescara che in alcuni tratti aveva superato gli argini. La situazione del fiume al momento è tranquilla, è rientrato negli argini da cui era uscito ma senza causare particolari problemi, si registrano danni a qualche barca. A causa delle avverse condizioni atmosferiche il sindaco di Pescara Marco Alessandrini ha disposto la sospensione delle attività didattiche per la giornata di oggi. Analoga decisione hanno assunto anche sindaci delle città di Montesilvano e di Spoltore sempre in provincia di Pescara.

Travolta dal tir, nuova tragedia sull'A1

ROMA. Grave incidente sull'A1 nel tratto tra Attigliano ed Orte in direzione di Roma. Una donna è morta dopo essere stata investita da un mezzo pesante: la vittima era scesa dall'autovettura, ferma in corsia di emergenza, ed è stata travolta. Autostrade per l'Italia comunica che l'incidente è avvenuto all'altezza del km 483.

Solo due giorni fa, sempre sull'A1, all'altezza del km 27 in direzione Milano, un uomo è morto nello stesso modo. Fermo in corsia d'emergenza, una volta sceso dall'auto è stato travolto e ucciso da un mezzo pesante.

Migranti, Gentiloni: «Italia unico Paese europeo con politica decente»

L'Africa per l'Italia si trova "in una posizione strategica e, diciamolo l'Italia è l'unico Paese che ha una politica sui temi migratori decente nell'Europa di oggi". Così il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni parlando al meeting del Cuamm, 'Medici per l'Africa'. «Quando - aggiunge - Juncker dice che l'Italia ha salvato l'onore dell'Europa sul tema noi siamo orgogliosi. Noi - continua - non alziamo i muri, non chiudiamo i porti, e lavoriamo per sottrarre i flussi ai criminali».

In meno di anno, l'ultimo progetto sulle mamme e sui bambini del Cuamm Medici con l'Africa ha permesso di assistere in sette Paesi africani oltre 55.200 parti, 2.410 bambini malnutriti gravi e 17.167 malnutriti cronici. Per fare il punto sull'esperienza del primo anno di 'Prima le mamme e i bambini. 1000 di questi giorni', la prima Ong italiana in campo sanitario ha chiamato a raccolta 1.800 persone, tra società civile e ospiti istituzionali. "Grazie, semplicemente, per quello che fate: il vostro esempio fa bene all'Italia", ha detto il presidente del Consiglio, alla platea di cittadini impegnati, tra medici rientrati, associati di ong, gruppi d'appoggio a livello locale, donatori, volontari e semplici sostenitori. L'appuntamento al Teatro della Luna è stato una sorta di assemblea collettiva per fare il bilancio del progetto lanciato lo scorso anno, il 5 novembre, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L'obiettivo del programma, da 15 milioni di euro, è quello di raddoppiare i parti assistiti all'anno nei prossimo cinque anni. Partito da quattro paesi, si è esteso a dieci ospedali e a sette stati africani: i fondi raccolti permetteranno di garantire a 320mila mamme il diritto al parto assistito e l'assistenza nutrizionale per i loro figli nei primi due anni di vita in Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania, Uganda. I medici impegnati in Africa hanno raccontato di persona l'emergenza fame in Sud Sudan o, ad esempio, la lenta 'ripartenza' della Sierra Leone dopo l'epidemia di Ebola. "Bisogna fare di più e meglio con l'Africa, con più coraggio e più determinazione", ha esortato il direttore del Cuamm, don Dante Carraro. La percezione di molti, infatti, è che la situazione nel Continente sia in molti casi peggiorata o, per dirla con le parole di Gentiloni, che l'Africa "sia di nuovo in bilico". 

Roberto Spada: «Sono stato provocato»

ROMA. “Sono stato provocato”. Così Roberto Spada nel corso dell’interrogatorio davanti al gip che si è svolto questa mattina nel carcere di Regina Coeli. Spada, accusato di lesioni e violenza privata aggravate dal metodo mafioso e dai futili motivi per l’aggressione alla troupe della trasmissione ‘Nemo’, ha risposto alle domande del gip ammettendo i fatti.

Il gip Anna Maria Fattori si è riservata di decidere sulla convalida del fermo e sull’eventuale emissione di una misura cautelare. Il gip ha ora 48 per decidere, I pm della Dda, Giovanni Musarò e Ilaria Calò, presenti all’atto istruttorio, hanno lasciato fa il carcere di Regina Coeli.

 

A Spada, fermato giovedi’ pomeriggio dai carabinieri, vengono contestate le accuse di lesioni e violenza privata aggravate dal metodo mafioso e dai futili motivi.

Morto per uno scambio di provette: quattro medici a giudizio a Belluno

BELLUNO. Una morte incredibile quella del bellunese Alberto Giacobbi, 76 anni, deceduto per uno scambio di provette per un caso di omonimia. Ora sul banco degli imputati, nel processo in corso a Belluno, ci sono 4 medici dell’ospedale di Pieve del Cadore, accusati di omicidio colposo. Il caso avvenne il 9 maggio 2014 nel reparto di Medicina. Giacobbi morì quasi un mese dopo il ricovero per una lombosciatalgia. Le condizioni del paziente si aggravarono, perché, come riferito dalla figlia di Giacobbi, "per un'omonimia, la terapia anticoagulante era troppo leggera perché era stata calibrata su una persona che aveva un problema più lieve". Dichiarazioni che troverebbero conferma da parte del dirigente medico dell'Usl 1, Raffaele Zanella, il quale in aula ha riferito che un medico gli disse "che c'era stato uno scambio di prelievi" e che per questo aveva "ritenuto di procedere alla segnalazione all'autorità giudiziaria, chiamando i carabinieri".

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