Sabato 23 Febbraio 2019 - 20:34

«Volevo solo morire», racconto choc di una vittima di prete pedofilo

"Volevo raccontarvi di quand’ero bambina. Ma è inutile farlo perché a 11 anni un sacerdote della mia parrocchia ha distrutto la mia vita. Da allora io, che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata, non sono più esistita. Restano invece incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui lui bloccava me bambina con una forza sovrumana: io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse". E' la testimonianza di una vittima, una donna, che ha scosso i 190 capi della Chiesa riuniti dal Papa in Vaticano per arginare la piaga della pedofilia.

La donna ha raccontato ai vescovi di averci impiegato 40 anni a denunciare. "Ma come potevo io, bambina, capire ciò che era accaduto? Pensavo: 'sarà stata sicuramente colpa mia!' o 'mi sarò meritata questo male?'. Questi pensieri sono le più grandi lacerazioni che l’abuso e l’abusatore ti insinuano nel cuore, più delle ferite stesse che lacerano il corpo. Sentivo di non valere ormai più nulla, neppure di esistere. Volevo solo morire: ci ho provato... non ci sono riuscita. L’abuso è continuato per 5 anni. Nessuno se n’è accorto. Mentre io non parlavo, il mio corpo ha iniziato a farlo: disturbi alimentari, ospedalizzazioni varie: tutto urlava il mio star male mentre io, completamente sola, tacevo il mio dolore".

La donna poi ha creduto di avere incontrato l'amore. " A 26 anni il mio primo parto: flash back e immagini hanno riportato alla mente tutto. Il travaglio bloccato; mio figlio in pericolo; l’allattamento reso poi impossibile per i terribili ricordi che affioravano. Credevo di essere impazzita. Allora mi sono confidata con mio marito, confidenza usata poi contro di me durante la separazione, quando, in nome dell’abuso subito, chiedeva che mi fosse tolta la potestà genitoriale quale madre indegna. Poi l’ascolto paziente di una cara persona e il coraggio di scrivere una lettera a quel sacerdote conclusa con la promessa di non lasciargli mai più il potere del mio silenzio".

"Da allora, fino ad oggi, - ha raccontato - continuo un durissimo percorso di rielaborazione che non ha scorciatoie, che richiede un’enorme costanza per ricostruire in me identità, dignità e fede. Un percorso che si fa per lo più in solitudine e con l’aiuto di qualche specialista, se possibile. L’abuso crea un danno immediato, ma non solo: più difficile è fare i conti ogni giorno, con quel vissuto che ti invade e si presenta nei momenti più improbabili. Ci dovrai convivere, sempre!".

"Ho avuto bisogno di 40 anni per trovare la forza della denuncia. Ho vissuto l’iter di denuncia - ha raccontato la donna nella testimonianza messa a disposizione dal Vaticano - con un costo emotivo molto elevato: parlare con sei persone di grande sensibilità, ma solo uomini e per di più sacerdoti è stato difficile. Io credo che una presenza femminile sarebbe un’attenzione necessaria quanto indispensabile per accogliere, ascoltare e accompagnare noi vittime. L’essere creduta e la sentenza, comunque, mi ha donato un dato di realtà: quella parte di me che ha sempre sperato che l’abuso non fosse mai accaduto, si è dovuta arrendere, ma al contempo ha ricevuto una carezza: io ora so che sono altro, oltre l’abuso subito e le cicatrici che porto. La Chiesa può andare fiera della possibilità di procedere in deroga ai tempi di prescrizione, diritto negato dalla giustizia italiana, ma non del fatto di riconoscere come attenuante, per chi abusa, l'entità del tempo trascorso tra i fatti e la denuncia. La vittima non è colpevole del suo silenzio".

 

Morta Marella Agnelli

È mancata nella sua casa di Torino Marella Agnelli, vedova dell'Avvocato Giovanni Agnelli, con il quale si era sposata nel 1953. A darne notizia la famiglia. Il prossimo 4 maggio Donna Marella avrebbe compiuto 92 anni. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata. 
Figlia di Filippo Caracciolo Principe di Castagneto, scrittore saggista e diplomatico, la madre, Margaret Clarke, era di origine americana. Dopo aver seguito gli studi superiori e conseguito il diploma in Svizzera, Marella Agnelli ha frequentato "l'Académie des Beaux-Arts" e quindi "l'Académie Julian" di Parigi. Ha quindi iniziato la sua attività di fotografa a New York quale assistente di Erwin Blumenfeld e, una volta rientrata in Italia, ha collaborato  come redattrice e fotografa per la Condé Nast.

Nel 1953 a Strasburgo ha sposato Giovanni Agnelli, da cui ha avuto due figli, Edoardo, tragicamente scomparso nel 2000, e Margherita che le ha dato otto nipoti tra cui John Elkann, presidente di Exor e Fca. 

MODA E LIBRI - Disegnatrice di tessuti d'arredamenti, Donna Marella è stata anche scrittrice: nel 1987 ha pubblicato il best seller "Giardini Italiani" della Weidenfeld e Nicholson, nel 1995 "Il Giardino di Ninfa", nel 1998 "Giardino Segreto", nel 2007 "Ninfa Ieri e Oggi". Successivamente nel 2014 "Ho coltivato il mio giardino" e nel 2015 "La Signora Gocà".

LE CARICHE - Presidente Onorario 'Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli', è stata membro dell'International Board of Trustees del Salk Institute di San Diego e dell'International Council of the Museum of Modern Art di New York. E' stata anche, tra l'altro, vicepresidente del Consiglio di Palazzo Grassi a Venezia, nonché presidente de "I 200 del FAI" di Milano e dell'Associazione degli 'Amici Torinesi dell'Arte Contemporanea'. Nell'ottobre 2000 è stata insignita del titolo di "Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana". Era malata da tempo.

JUVENTUS - La squadra bianconera "saluta con commozione Donna Marella". E' questo il pensiero della Juventus dedicato alla zia dell'attuale presidente bianconero, Andrea. "In questa triste giornata, è vicina a tutta la famiglia Agnelli, alla quale porge le più sentite e affettuose condoglianze".

APPENDINO - Di "figura che negli anni, per il nostro Paese e non solo, ha rivestito un ruolo importante nel mondo dell'arte e della cultura" ha parlato la sindaca di Torino, Chiara Appendino, che a none anche della città "esprime vicinanza alla famiglia Agnelli per la scomparsa della signora Marella".

MONCALVO - "La royal family non esiste più. Ha perso la regina. Si chiude definitivamente il capitolo dell'avvocato" dice all'AdnKronos Gigi Moncalvo, giornalista e scrittore che sulla famiglie Agnelli e Caracciolo ha scritto ben tre volumi negli ultimi anni: 'I lupi & gli Agnelli' (2009, Vallecchi), 'Agnelli segreti' (2012, Vallecchi) e 'I Caracciolo: Storie, misteri e figli segreti di una grande dinastia italiana' (2016, Vallecchi). "Ora a portare il nome Agnelli in quella famiglia sono rimasti in pochi: le due sorelle dell'avvocato ancora in vita, Maria Sole e Cristiana; la figlia dell'avvocato e di Marella, Margherita; i figli di Umberto Agnelli, Andrea e Anna. E una terza generazione di ragazzi: i tre figli di Andrea Agnelli, la figlia di Anna Agnelli e la figlia di Giovannino Agnelli".

FRESCO - Marella Agnelli è stata "una donna di grande classe, una vera principessa, e al tempo stesso profondamente umana e attenta" ricorda l'avvocato Paolo Fresco, presidente Fiat dal 1998 al 2003, scelto da Gianni Agnelli come successore di Cesare Romiti, e in precedenza numero due del colosso americano General Electric. "Sono profondamente addolorato per la sua scomparsa. Sapevo che era malata, ma sembrava eterna" racconta all'AdnKronos. "Non posso dire di averla conosciuta bene perché era una persona riservata. Eppure la sua presenza si sentiva, si imponeva, perché aveva un carisma, una personalità forte". L'avvocato ricorda che pur nella sua riservatezza, Donna Marella sapeva "imporre la sua presenza con il carisma di una personalità molto forte": "Ho ammirato la sua classe, la sua eleganza, il suo stile, la sua personalità, la sua cortesia".

ROMITI - "Era una donna molto riservata, vivevamo in mondi separati" dice poi Cesare Romiti, dal 1976 al 1998 prima amministratore delegato e poi presidente del gruppo Fiat, ricordando con l'AdnKronos Marella Agnelli.

SUOR GIULIANA - "Un’amica carissima, una donna di grande sensibilità, con cui si parlava tanto del bello, del buono, del vero" il ricordo all’Adnkronos di suor Giuliana Galli, per oltre vent’anni coordinatrice del volontariato della Piccola Casa della Divina Provvidenza, più noto come Cottolengo e oggi impegnata in progetti di integrazione e mediazione interculturale. "Ho conosciuto Marella Agnelli - racconta - una ventina di anni fa in occasione di due mostre che facemmo insieme, due mostre un po’ contrastate per l’epoca, una intitolata ‘Compagni di viaggio silenziosi’ che ritraeva gli ospiti del Cottolengo. A Torino fu esposta in un salone che ci mise a disposizione un architetto sopra la chiesa di San Filippo Neri e poi esposta in altre città, la seconda, invece, era ‘Volti da altrove’, ritraeva foto di persone che venivano da lontano". "Mostre ‘forti’ per quei tempi ma Donna Marella era una persona che sapeva prendere posizione anche su temi che non andavano di moda", aggiunge suor Giuliana che poi quando le si chiede un ricordo più personale della vedova dell’Avvocato, dice: una donna "che ha sofferto tanto per la morte del figlio e che amava tanto i suoi nipoti. Una donna - conclude - che sentiva nobilmente l’onore del suo essere moglie di Giovanni Agnelli".

 

Maltempo, tre morti nel Lazio

Tre morti nel Lazio. E poi tegole spazzate via nel centro di Roma e alberi caduti anche in provincia di Napoli. In mattinata, probabilmente a causa del forte vento che sta colpendo il Centro-sud, un pino è crollato su un'auto in via Maremmana, a Guidonia, in provincia di Roma. L'uomo a bordo della vettura, un romeno di circa 46 anni, è morto sul colpo. Sul posto la polizia locale di Guidonia per i rilievi e i vigili del fuoco. La salma è stata messa a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Ad Alvito, in provincia di Frosinone, è invece crollato in via Colle Mattarino un muro alto due metri. Nel crollo sono rimasti coinvolti quattro pensionati: due di loro, un 71enne e un 73enne, sono morti. Gli altri due, un 76enne e un 70enne, sono rimasti feriti: il primo è stato trasportato in eliambulanza a Roma in codice rosso, mentre il secondo ha riportato lievi lesioni a un piede.

ALBERI CADUTI - Inoltre, nel Napoletano, sempre per la caduta di albero sradicato dal forte vento e finito sull'auto a bordo della quale viaggiavano, madre e figlio sono rimasti feriti a San Sebastiano al Vesuvio, in via Figliola. La donna ha riportato un trauma cranico mentre il figlio qualche escoriazione: entrambi sono stati portati all'Ospedale del Mare, le loro condizioni non sono gravi.

TEGOLA - Tornando nella Capitale, mentre passeggiava in via Frattina con la compagna, una tegola di plastica a causa del forte vento all'altezza del civico 84 si è staccata da uno stabile e ha colpito un uomo alla testa. E' accaduto ad un 50enne, dirigente alberghiero, che sanguinante è stato soccorso dall'ambulanza intervenuta sul posto per un incendio a via del Corso, altezza via in Lucina, dove al momento si trovano anche tre squadre di Vigili del Fuoco. "Non me lo sarei mai aspettato - ha commentato all'AdnKronos incredulo il 50enne - Pensavo fosse un calcinaccio".

VASI E PIANTE - L'ondata di maltempo e le forti raffiche di vento che da diverse ore stanno procurando disagi al Centrosud colpiscono anche l'Abruzzo. A Campo Felice si è staccata la porzione di tetto della scuola di sci: un ragazzo è rimasto miracolosamente illeso riportando solamente alcune escoriazioni. A Sulmona sono cadute delle piante su alcune vetture in sosta; analoga situazione ad Avezzano. Disagi e alberi caduti anche a Lanciano (Chieti) e comuni limitrofi. A Magliano dei Marsi, vicino a L'Aquila, il vento ha provocato la rottura di un cavo elettrico. Molte le chiamate ai centralini dei Vigili del Fuoco.

TRONCHI IN STRADA - E ancora, sulla strada statale 145 'Sorrentina' è provvisoriamente chiuso il tratto, in entrambe le direzioni, fra il km 34,000 e il 35,500 a Priorà, nel comune di Sorrento, per la caduta di un albero in strada. E anche sulla statale 7Quater 'Via Domitiana' è caduto un tronco, provocando la chiusura provvisoria della carreggiata in direzione Roma, in corrispondenza del km 31,100 a Castel Volturno (Caserta).

 

Pedofilia, cardinale denuncia: «Distrutti dossier»

"L'amministrazione non ha contribuito ad adempiere la missione della Chiesa ma, al contrario, l'ha oscurata, screditata e resa impossibile". Dura denuncia del cardinale Reinhard Marx al summit in corso in Vaticano per arginare la piaga della pedofilia. "Gli abusi sessuali nei confronti dei bambini e di giovani sono in non lieve misura dovuti all'abuso di potere nell'ambito dell'amministrazione - denuncia l'arcivescovo di Monaco-Frisinga nella terza giornata di incontri dedicata alla 'trasparenza' -. A tale riguardo, l'amministrazione non ha contribuito ad adempiere la missione della Chiesa ma, al contrario, l'ha oscurata, screditata e resa impossibile".

"I dossier - ha denunciato Marx - che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. Le procedure e i procedimenti stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, e anzi scavalcati o cancellati. I diritti delle vittime sono stati di fatto calpestati e lasciati all'arbitrio di singoli individui. Sono tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare".

Formigoni si costituisce in carcere

MILANO. Roberto Formigoni è arrivato nel carcere di Bollate a bordo di una Bmw grigia, accompagnato dal suo storico difensore, l'avvocato Mario Brusa. L'ex governatore lombardo ed ex senatore di Ncd ha aspettato che il sostituto pg Antonio Lamanna firmasse l'ordine di esecuzione della condanna definitiva a 5 anni e 10 mesi per corruzione, in relazione ai fondi neri della Fondazione Maugeri, per poi consegnarsi spontaneamente nel carcere modello alle porte di Milano. 

«Io abusato da sacerdoti», parla don Albanesi

Proprio nel giorno in cui Papa Francesco apre nell'Aula del Sinodo in Vaticano il summit sulla pedofilia del clero, don Vinicio Albanesi rivela a Tv2000 di essere stato abusato da ragazzo da parte di altri sacerdoti nel seminario. "Mi sono salvato con questo pensiero: i vigliacchi erano loro e non io - spiega Albanesi -. Non mi sono mai sentito vittima perché le persone malevoli, subdole e delittuose erano loro, adulti, presunti o veri educatori".

"Erano da mandare al diavolo, perché non erano degni - sottolinea il religioso -. E tutto questo mi è rimasto dentro per cinquant'anni. Ma non ho avuto sensi di colpa e questo mi ha aiutato invece a guardare al sacerdozio con lo spirito aperto, solare, bello. Il messaggio di Cristo è un messaggio infinitamente propositivo. Sono a volte, non tutti per fortuna, alcuni ad averlo intristito e reso cattivo. Cristo ha difeso i bimbi, la samaritana, i ciechi, gli zoppi. Cristo ha guarito e c'è purtroppo invece chi con le parole provoca ferite e anche la morte".

«Abusata da prete per 13 anni, mi fece abortire tre volte»

"Dall’età di 15 anni ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono rimasta incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me". È il videoracconto di una donna ascoltato al summit antiabusi in Vaticano. "Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano", continua la donna. "Sento di avere una vita distrutta - ha sottolineato - Ho subito così tante umiliazioni in questa relazione che non so che cosa mi riservi il futuro. Questo mi ha reso molto prudente nelle mie relazioni, adesso. Bisogna dire che i preti e i religiosi hanno modo di aiutare e allo stesso tempo anche di distruggere: devono comportarsi da responsabili, da persone avvedute".

Un altro sopravvissuto agli abusi sessuali dei preti ha raccontato come "per un cattolico, la cosa più difficile è riuscire a parlare dell’abuso sessuale; ma una volta che hai preso coraggio e inizi a raccontare - nel nostro caso, parlo di me - la prima cosa che ho pensato è stata: vado a raccontare tutto a Santa Madre Chiesa, dove mi ascolteranno e mi rispetteranno". "La prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa. Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo deve finire", ha aggiunto. "Il perdono falso, il perdono forzato non funziona. Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano - ha continuato - Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle. Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati - in alcuni casi - in assassini dell’anima, in assassini della fede. Quale terribile contraddizione". L'appello della vittima ai presidenti delle Conferenze episcopali: "Vi chiedo, per favore, di collaborare con la giustizia, che abbiate una cura particolare nei riguardi delle vittime, che quello che sta accadendo in Cile, cioè, quello che il Papa sta facendo in Cile, si ripeta come modello in altri Paesi del mondo. Vediamo tutti i giorni la punta dell’iceberg: nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché? Perché si procede come quando ci si trova di fronte a un tumore: si deve trattare tutto il tumore, non limitarsi a rimuoverlo; quindi serve la chemioterapia, la radioterapia, bisogna fare dei trattamenti. Non serve estirpare il tumore e basta. Vi chiedo di ascoltare quello che il Santo Padre vuole fare, non limitandovi ad assentire con un cenno del capo per fare poi un’altra cosa".

Al summit in Vaticano sulla 'protezione dei minori' è stata ascoltata anche la testimonianza di un sacerdote oggi 53enne vittima di abusi sessuali da parte di un prete quando era ragazzo. "Imparate ad ascoltare le vittime". "Che cosa mi ha ferito? Mi ha ferito l’incontro con un prete. Da adolescente - ha raccontato il sacerdote nella testimonianza messa a disposizione dal Vaticano - dopo la conversione, andavo dal prete perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa; e lui toccava le mie parti intime. Ho passato una notte nel suo letto. Questo mi ha ferito profondamente". "L’altra cosa che mi ha ferito è stato il vescovo al quale, dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto. Sono andato da lui insieme con il mio provinciale. Prima ho scritto una lettera al vescovo, sei mesi dopo un colloquio con il prete. Il vescovo non mi ha risposto e dopo sei mesi ho scritto al nunzio. Il nunzio ha reagito manifestando comprensione. Poi ho incontrato il vescovo e lui mi ha attaccato senza tentare di comprendermi, e ciò mi ha ferito. Da un lato il prete e dall’altro questo vescovo. Che cosa sento? Mi sento male - ha detto - perché né quel prete ha risposto alla mia lettera né il vescovo, e sono passati 8 anni: neanche lui ha risposto". L'appello ai capi della Chiesa riuniti con il Papa in Vaticano: "Che cosa vorrei dire ai vescovi? Che ascoltino queste persone, che imparino ad ascoltare le persone che parlano. Io volevo che qualcuno mi ascoltasse, che si sapesse chi è quell’uomo, quel prete e che cosa fa".

 

«Ora concretezza», Papa apre summit su pedofilia

"Il popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre". Lo scandisce il Papa aprendo la quattro giorni di summit in Vaticano da lui fortemente voluta per arginare la piaga della pedofilia insieme ai capi della Chiesa cattolica. "Cari fratelli, dinanzi alla piaga degli abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa a danno dei minori, - spiega ai 190 presenti nell'Aula Nuova del Sinodo - ho pensato di interpellare voi, patriarchi, cardinali, arcivescovi, vescovi, superiori religiosi e responsabili, affinché tutti insieme ci mettiamo in ascolto dello Spirito Santo e con docilità alla Sua guida ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia".

Il Pontefice osserva: "Grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme, in maniera sinodale, sincera e approfondita su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l’umanità. Il santo Popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre. Ci vuole concretezza".

Importante, dice ancora Francesco, è mantenere uno spirito di collegialità. "Iniziamo, dunque, il nostro percorso armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza - l'invito del Pontefice - Come sussidio, mi permetto di condividere con voi alcuni importanti criteri, formulati dalle diverse Commissioni e Conferenze Episcopali. Sono delle linee-guida per aiutare la nostra riflessione che vi verranno consegnate. Sono un semplice punto di partenza". "Anche a nome vostro, vorrei ringraziare la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, la Congregazione per la Dottrina della Fede e i membri del Comitato organizzativo per l'eccellente lavoro svolto con grande impegno nel preparare questo incontro. Grazie tante!", dice il Pontefice che invoca lo Spirito. "Ci sostenga in questi giorni" e aiuti "a trasformare questo male in un'opportunità di consapevolezza e di purificazione. La Vergine Maria ci illumini per cercare di curare le gravi ferite che lo scandalo della pedofilia ha causato sia nei piccoli sia nei credenti".

Il summit ha preso il via con una preghiera collegiale introdotta da padre Federico Lombardi, coordinatore del summit che durerà 4 giorni. All'incontro voluto dal Papa partecipano i presidenti delle Conferenze episcopali della Chiesa cattolica, i capi delle Chiese orientali cattoliche, i rappresentanti dell'Unione dei Superiori generali e dell'Unione internazionale delle Superiore generali, membri della Curia romana e del Consiglio di Cardinali. Dopo la preghiera iniziale, il breve discorso del Papa e la proiezione di un audio-video con testimonianze riservate di vittime, ci saranno le relazioni del cardinale Luis Antonio Tagle e di mons. Charles Scicluna e i lavori di gruppo.

 

Diciotti, 41 migranti chiedono i danni a Salvini

Un ricorso d’urgenza per chiedere il risarcimento dei danni per privazione della libertà personale. È quello che uno studio legale ha presentato al Tribunale civile di Roma, per difendere le ragioni di 41 migranti, compreso il figlio minore di una coppia, che si trovavano a bordo della Diciotti. Lo si apprende da fonti del Viminale. Di questi, 16 risultano nati il primo gennaio. I ricorrenti chiedono al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini una cifra a titolo di risarcimento che oscilla tra i 42mila e i 71mila euro.

I migranti - tutti eritrei e assistiti dagli avvocati della Rete legale del centro Baobab Experience - hanno presentato un ricorso anche alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. E' stato depositato prima di Natale e l'udienza dovrebbe tenersi in primavera.

 

 

«Quanto è brutto», maestro deride bimbo nero

È già all'attenzione del ministero dell'Istruzione il caso della scuola elementare di Monte Corvino, a Foligno, dove un maestro avrebbe mandato alla finestra un bimbo di colore costringendolo a guardare fuori, dicendo che era "troppo brutto". Il Miur, in particolare, a quanto apprende l'AdnKronos, ha chiesto una relazione agli uffici territoriali sulla vicenda.

Il fatto è stato denunciato su Facebook anche dal segretario di Leu Nicola Fratoianni: "Pare che in una scuola di Foligno, la città in cui vivo, un maestro appena entrato in classe abbia additato un bimbo nero e abbia chiesto alla classe se fosse brutto". 

"Non contento, poi - si legge nel post -, lo avrebbe costretto a stare tutto il tempo rivolto verso la finestra, per non guardarlo. Avrebbe fatto la stessa cosa con la sorellina, che frequenta un'altra classe dello stesso istituto". Ecco perché "interrogo subito il governo, perché su una vicenda del genere è sempre bene vederci chiaro, fino in fondo - annuncia Fratoianni -: voglio sapere innanzitutto se questa mostruosità è per davvero accaduta e in che modo".

IL PRESIDE - Parlando con l'Adnkronos, il sindaco di Foligno Nando Mismetti conferma quanto accaduto: "Abbiamo appreso di questa vicenda grave ieri (mercoledì, ndr) leggendo un post sui social e stiamo verificando l'accaduto. Abbiamo parlato con la dirigente scolastica che per adesso ci ha confermato l'episodio, ma va chiarito. Spero che non sia davvero come lo hanno raccontato perché sarebbe gravissimo, la città di Foligno è una città ospitale e non c'è assolutamente nessun razzismo".

Secondo quanto scritto in un post su Facebook e poi rimosso da un genitore, il maestro avrebbe mandato alla finestra il bimbo: "Non sembra anche a voi che è brutto? Girati, così non devono guardare". Queste sarebbero state le parole riportate dagli alunni ai genitori. Secondo quanto emerge, inoltre, il maestro si sarebbe giustificato dicendo di aver effettuato un "esperimento sociale". La questione è finita sul tavolo del direttore dell'Ufficio scolastico regionale, Antonella Iunti, e i genitori si sono rivolti a un avvocato.

 

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno