Martedì 19 Febbraio 2019 - 5:08

Aids, ecco l'arma made in Italy

Un'arma made in Italy per attaccare i virus Hiv "survivor" nell'organismo, quelli cioè invulnerabili alla sola terapia antiretrovirale. Un follow-up durato 8 anni mostra i risultati ottenuti con il vaccino Tat contro l'Hiv, messo a punto dall'équipe guidata da Barbara Ensoli, direttore del Centro nazionale per la ricerca su Hiv/Aids dell'Istituto superiore di sanità (Iss).

Pubblicato su 'Frontiers in Immunology', lo studio condotto in 8 centri clinici del Belpaese evidenzia che la somministrazione del vaccino Tat a pazienti in terapia antiretrovirale (Cart) si è rivelata capace di ridurre drasticamente il 'serbatoio di virus latente' inattaccabile dalla sola Cart. "Si tratta di risultati che aprono nuove prospettive per una cura 'funzionale' dell'Hiv, ossia una terapia in grado di controllare il virus anche dopo sospensione dei farmaci antiretrovirali", afferma Ensoli.

"In tal modo - prospetta la scienziata - si profilano opportunità preziose per la gestione clinica a lungo termine delle persone con Hiv, riducendo la tossicità associata ai farmaci, migliorando l'aderenza alla terapia e la qualità di vita, problemi di grande rilevanza soprattutto in bambini e adolescenti, con l'obiettivo, in prospettiva, di giungere all'eradicazione del virus".

Il virus Hiv non può essere eliminato dalla Cart perché persiste, senza replicarsi, in alcune delle cellule infettate in forma di Dna virale. Questa forma 'silente' del virus (Dna provirale) costituisce un serbatoio di virus latente che rimane invisibile al sistema immunitario ed è inattaccabile dalla terapia Cart. Il virus latente periodicamente si riattiva e comincia a replicarsi. Quindi l'interruzione della Cart determina inevitabilmente la ripresa dell'infezione. Di qui la necessità di assumere la terapia ininterrottamente per tutta la vita. Il nuovo studio, si legge in una nota dell'Iss, presenta i dati del monitoraggio clinico a lungo termine di 92 volontari vaccinati del precedente studio clinico Iss T-002. I centri coinvolti sono San Raffaele di Milano, Luigi Sacco di Milano, San Gerardo di Monza, ospedale universitario di Ferrara, Policlinico di Modena, ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze, Istituto San Gallicano - Istituti fisioterapici ospitalieri di Roma, Policlinico universitario di Bari.

Gli autori riportano che i volontari trattati con Cart e vaccinati con la proteina Tat hanno mostrato un forte calo del Dna provirale nel sangue, avvenuto con una velocità in media 4-7 volte maggiore di quella osservata in studi analoghi su pazienti trattati solo con Cart. Nei volontari vaccinati, inoltre, la riduzione del serbatoio di virus latente si è associata a un aumento delle cellule T Cd4+ e del rapporto delle cellule T Cd4+/Cd8+. Tali caratteristiche vengono riscontrate anche in rari pazienti denominati 'post-treatment controllers', in grado di controllare spontaneamente la riattivazione della replicazione virale dopo aver sospeso la terapia. Queste persone hanno infatti un serbatoio di virus latente di dimensioni assai ridotte e mostrano un buon recupero del sistema immune.

"E' concepibile - sottolinea Ensoli - che la vaccinazione con Tat possa conferire ai pazienti la capacità di divenire 'post-treatment controllers', cioè di controllare il virus senza assunzione di farmaci per periodi di tempo la cui durata dovrà essere valutata con specifici studi clinici. Pertanto, i risultati aprono la strada a studi di interruzione programmata e controllata della terapia nei volontari in trattamento con Cart vaccinati con Tat, attualmente in corso di pianificazione proprio allo scopo di verificare questa ipotesi".

Oggi 40 milioni di persone nel mondoconvivono con l'infezione, di cui metà senza terapia. Quasi 40 anni dopo la scoperta del virus, l'Hiv/Aids rimane un'emergenza globale, ricordano gli esperti secondo cui per la cura sono necessari ancora "molti sforzi, ingenti investimenti e strategie innovative per l'eradicazione del virus". A essere colpite soprattutto le fasce più povere e fragili della popolazione, in particolare donne e bambini, omosessuali, bisessuali e transgender, lavoratori del sesso, popolazioni migranti, utilizzatori di sostanze iniettabili.

I risultati del vaccino Tat, si legge nella nota Iss, sono un passo avanti nella ricerca di una cura funzionale dell'Hiv "che, insieme alla prevenzione dell'infezione, è assoluta priorità della comunità scientifica internazionale", anche per le vaste risorse che sottrae. Uno studio del 2018 ha stimato in 563 miliardi di dollari il costo della lotta contro l'Hiv tra il 2000 e il 2015, equivalenti a un contributo pro-capite di 100 dollari nei Paesi in via di sviluppo e 5 mila in Europa e Nord America (330 dollari/anno). Altri studi hanno stimato tra -0,5 e -2,6% per anno l'impatto negativo sul Pil nei Paesi africani, con una perdita di circa 30-150 miliardi di dollari l'anno. "Cifre enormi - dice l'Iss - che impongono urgenti e innovative soluzioni terapeutiche".

NECESSARI 3 MILIONI DI EURO - Il vaccino Tat contro l'Aids "nel giro di due anni potrebbe essere disponibile per la cura effettiva dei pazienti. Servono solo i fondi per le ricerche, in Italia e in Sudafrica". Lo spiega all'AdnKronos Salute Barbara Ensoli, coordinatrice della ricerca che oggi 'festeggia' la pubblicazione dei risultati del follow-up durato 8 anni. "Per lo studio pilota necessario a capire se con l'uso del vaccino si può interrompere la terapia oggi utilizzata, da realizzare nel nostro Paese, sono necessari almeno 3 milioni di euro. Per lo studio in Sudafrica, di fase 3, di cui sono già disponibili i protocolli, ne servirebbero almeno 15". Dati che - riferisce la ricercatrice - dimostrano come il vaccino 'made in Italy' sia in grado di ridurre del 90% il 'serbatoio virale' nel sangue.

"La ricerca è in fase molto avanzata. Mancano le fasi 3, quelle cioè che testano l'efficacia su un numero congruo di persone. E anche su questo siamo pronti. Ciò che manca - riferisce ancora Ensoli - sono i soldi per finanziare le ulteriori fasi della sperimentazione. Purtroppo è un problema antico ma oggi i fondi per l'Aids sono completamente scomparsi in Italia. Credo sia necessario fare, a livello nazionale, ma anche internazionale, uno sforzo in più per debellare questa malattia che non è scomparsa".

Due sono le sperimentazioni pronte a partire. In Italia, se si troveranno i fondi, "si potrebbe realizzare un trial pilota necessario a capire se, utilizzando il vaccino, si può interrompere la terapia. E valutare, di conseguenza, quanto tempo si può sospendere: anche un'interruzione di solo 6 mesi delle attuali delle cure (cArt), che hanno effetti collaterali, permetterebbero di migliorare la qualità della vita delle persone malate, oltre che risparmiare. Il vaccino Tat, infatti, non ha effetti tossici, si pensi quanto questo possa essere importante per i pazienti pediatrici". Per questo trial il fondo necessario "ridotto all''osso" è di tre milioni.

I ricercatori diretti da Barbara Ensoli sono pronti anche per la sperimentazione di fase 3 in Sud Africa. "Abbiamo già discusso i protocolli, che sono pronti, con l'agenzia regolatoria sudafricana. In questo caso la sperimentazione sarebbe indirizzata a comprendere l'uso del vaccino Tat per l'intensificazione della terapia. Il test riguarda l'utilizzo, in associazione con la terapia cArt, per comprendere quanto si può ottenere nella cura del paziente, soprattutto se si arriva, come purtroppo succede spesso, tardi alla diagnosi".

Ensoli stima che, una volta avviate le sperimentazioni, "in un paio d'anni il vaccino 'arriverà al letto del paziente' per la cura a lungo termine. Si può migliorare molto. Si può fare tanto se si trovano i fondi. Il mio appello è tenere alta la guardia sull'Aids che rimane una pandemia mondiale. Per questo serve, in Italia e all'estero, un maggiore sforzo economico ma anche culturale. Perché molti hanno dimenticato che siamo di fronte ad un nemico temibile", conclude Ensoli.

 

«Il Mediterraneo si alzerà di un metro, Napoli e Venezia le più colpite»

NAPOLI. I porti di Venezia e Napoli subiranno le conseguenze peggiori se nei prossimi 80 anni circa il mare Mediterraneo salirà di oltre un metro. A rilevarlo è l'Enea che ha diffuso oggi la mappa del sollevamento del mare nei porti italiani, in un incontro promosso con Confcommercio a Roma. Stando alla rilevazione, l'innalzamento del mare nei principali porti del nostro Paese nel 2100 è stimato intorno a 1 metro ed i picchi si avranno a Venezia (+1,064 metri), Napoli (+1,040 mt), Cagliari (+1,033 mt), Palermo (+1,028 mt) e Brindisi (+1,028 mt).

MEDITERRANEO SI ALZA, ENTRO 2100 LIVELLO OLTRE 1 METRO. Il livello del Mediterraneo si sta innalzando velocemente a causa del riscaldamento globale. E, secondo le proiezioni dell'Enea, entro il 2100 migliaia di chilometri quadrati di aree costiere italiane rischiano di essere sommerse dal mare, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento. Entro la fine del secolo l'innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri (modello cautelativo) e tra 1,31 metri e 1,45 metri (su base meno prudenziale). Secondo gli esperti dell'Enea, «a questi valori bisogna aggiungere il cosiddetto storm surge, ossia la coesistenza di bassa pressione, onde e vento, variabile da zona a zona, che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa 1 metro». 

COSTE ITALIANE TUTTE A RISCHIO. Il fenomeno dell'innalzamento del Mediterraneo riguarda praticamente tutte le regioni italiane bagnate dal mare. È quanto emerge dalla mappa di dettaglio dell'Enea che ha rilevato a rischio inondazione un totale di 40 aree costiere. In particolare, nella mappa diffusa dall'Enea con Confcommercio sugli effetti dell'innalzamento del Mediterraneo, emerge che a rischio sono una vasta area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna; la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto in Abruzzo; l'area di Lesina (Foggia) e di Taranto in Puglia; La Spezia in Liguria, tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Campo sull'Isola d'Elba e le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana. Andando al Centro-Sud, ad essere minacciate sono la piana Pontina, di Fondi e la foce del Tevere nel Lazio; la piana del Volturno e del Sele in Campania; l'area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia) in Sardegna; Metaponto in Basilicata; Granelli (Siracusa), Noto (Siracusa), Pantano Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala in Sicilia; Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Santa Eufemia (Catanzaro) in Calabria.

 

Superenalotto, nessun 6; il jackpot sale a 105,3 milioni

Nessun “6" al concorso di oggi del Superenalotto. Questa la combinazione vincente: 14-28-64-69-84-90. Numero Jolly: 27. Superstar: 90. Alla prossima estrazione il jackpot a disposizione del “6" sarà di 105,3 milioni di euro. 

«In Italia libertà di stampa a rischio», dito puntato contro Di Maio e Salvini

STRASBURGO. La libertà di stampa in Italia è «chiaramente peggiorata» nel 2018. È quanto afferma un rapporto pubblicato oggi dalle organizzazioni partner della Piattaforma del Consiglio d'Europa per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti. In generale, «le condizioni per l’esercizio della libertà dei media sono notevolmente peggiorate nell’area del Consiglio d’Europa». Ma l'Italia, sostiene il rapporto, «è lo stato membro della Ue con il più alto numero di minacce attive sulla Piattaforma, in tutto 19». Inoltre, «la maggioranza degli allarmi registrati nel 2018 sono stati registrati dopo l'insediamento ufficiale del nuovo governo di coalizione il 1 giugno» e «il numero di violazioni in Italia riportate sulla Piattaforma è più che triplicato rispetto al 2017». Il rapporto punta il dito contro i due vice premier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che «attraverso i social media esprimono regolarmente una retorica particolarmente ostile nei confronti dei media e dei giornalisti». Nel documento si rileva come in Italia il clima di «crescente violenza» contro i giornalisti sia «particolarmente preoccupante». La mafia e la criminalità organizzata rimangono in Italia «una delle più gravi minacce» contro i cronisti. Sono ben 21 i giornalisti che vivono sotto scorta, mentre «molti altri sono stati intimiditi e assaliti da membri di gruppi neofascisti».

VERNA (ODG). «Un dato allarmante che dovrebbe essere un monito a quanti quotidianamente prendono di mira coloro che, di professione e spesso rischiando, intendono raccontare i fatti nella loro completezza». Così in una nota il presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti Carlo Verna. «Negli ultimi giorni c'è stata una escalation di minacce contro i cronisti. Ricordo le due teste mozzate di agnello sul cofano dell'auto di Fabiola Foti in Sicilia, oppure le porte sbarrate oggi alla redazione de La Città di Salerno, per non parlare della montagna di querele temerarie per le quali al senato sta inizia una discussione per una legge di riforma - ha aggiunto Verna -. Tutto questo non significa, però, mancanza di responsabilità per i giornalisti che sono tenuti al rispetto della deontologia professionale, in tutti i luoghi e in tutti i contesti. Ricordo che chiunque, anche non giornalista, può segnalare ai Consigli Territoriali di Disciplina, che sono autonomi, violazioni dell'etica professionale. Diritti e doveri vanno a braccetto. Vale per i cittadini e vale per i giornalisti, i quali, giustamente, godono di diritti aggiuntivi e di doveri aggiuntivi al fine di applicare il dettato costituzionale della libera informazione». 

Diciassettenne morta a Roma denunciò violenza

Istigazione al suicidio: con questa ipotesi di reato la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine sulla morte della 17enne australiana precipitata ieri sera dal sesto piano di un palazzo in via Pomezia, nella zona di piazza Re di Roma. La ragazza, a quanto si apprende da fonti giudiziarie, aveva denunciato di recente di essere stata vittima di violenza sessuale da parte di una persona incontrata per caso: i pm capitolini su questa vicenda stavano ancora indagando per trovare riscontri. La giovane, che viveva a Roma con i genitori, era a casa di un'amica ieri sera quando si sarebbe chiusa in camera e poi è precipitata giù dalla finestra. 

 

Sigarette in auto, arriva lo stop

Dal via libera ai contromano per le bici all'aumento a 150 km/h in autostrada, fino al divieto di fumo alla guida: sono diverse le novità del Codice della Strada in discussione in Commissione Trasporti alla Camera. La proposta di legge presentata da Lega e 5Stelle rivede e aggiorna il codice della strada, prevedendo anche i cosiddetti 'parcheggi rosa' riservati alle donne in gravidanza o con figli di età non superiore a un anno. Tra le proposte che fanno più discutere c'è sicuramente il divieto di fumo alla guida anche non in presenza di minori e donne in stato di gravidanza.

HOVERBOARD E SKATE - Ma nel testo presentato in commissione, c'è spazio un po' per tutto: come l'inasprimento delle sanzioni per chi utilizza dispositivi mobili durante la guida, l'aumento dei limiti orari sulle autostrade a tre corsie- estesi a 150 km/h - e l'ingresso tra i velocipedi di tutti i mezzi categorizzabili di micro mobilità elettrica di piccola taglia come i segway, i monopattini, gli skate e gli hoverboard. Il testo prevede inoltre il divieto alla circolazione di carrozze trainate da cavalli, come le carrozze trainate da cavalli. Unica deroga l'uso delle slitte, che potranno essere destinate al servizio di piazza.

BICI IN CONTROMANO - Tra le proposte più discusse, infine, c'è la possibilità per le biciclette di andare contromano nei centri abitati nei tratti che non superano la velocità a 30 km/h. Un'ipotesi sulla quale l'Asaps, l'Associazione sostenitori e amici della polizia stradale, è cauta. "Bisognerebbe sperimentare e monitorare con molta attenzione - sottolinea il presidente dell'Asaps Giordano Biserni, all'Adnkronos -, la questione merita molta prudenza". Secondo Biserni è infatti giusto riflettere sul 'dove' l'eventuale norma venga avviata, "perché il rischio che aumenti l'incidentalità non è escluso".

"Nei Paesi nordici, dove è più diffuso l'uso della bicicletta, vengono fatti osservare i limiti di velocità, gli automobilisti si fermano con l'arancione, bisogna vedere invece nella nostra realtà cosa accadrebbe considerando il contesto di ogni centro: illuminazione, fondo stradale, viali pianeggianti o meno. I rischi potrebbero aumentare" avverte Biserni. Se la proposta di legge venisse approvata, ricorda Biserni, "l'autorizzazione al contromano sarà concessa dai sindaci, che dovranno avere una ottima conoscenza dei black-point cittadini, luoghi dove avviene il maggior numero di incidenti con il coinvolgimento dei ciclisti, proprio sulle strade autorizzate da questa eventuale novità".

Quanto al limite di velocità sulle autostrade a tre corsie che viene elevato a 150 km/h, Biserni giudica la misura "assurda e popolare, può solo attrarre consensi e nient'altro". E spiega: "è una misura in controtendenza con i restringimenti dei limiti di velocità, specie sulle statali, che si stanno effettuando in Europa. Saremmo infatti l'unico paese al mondo ad aumentare i limiti sulla rete autostradale. Si pensi ai danni che ne deriverebbero: inquinamento, maggiori consumi, e nessun guadagno anche in termini di tempo. Perché il rischio è camminare più forte per fermarci più spesso, visto che è plausibile pensare a più incidenti nelle strade". Preoccupa, conclude Biserni, "che queste proposte avvengano in un momento nel quale il numero dei morti nel 2017 è aumentato rispetto all'anno precedente, in attesa di capire cosa è accaduto nel 2018".

Maturità, il 19 febbraio la prima simulazione

La simulazione della prima prova scritta dell'esame di maturità si terrà il 19 febbraio e il 26 marzo. Per la seconda invece, la simulazione è prevista il 28 febbraio e il 2 aprile. Le tracce saranno pubblicate sul sito del Miur alle 8.30 dei giorni previsti, nella sezione 'Esami di Stato'. Quindi al mattino e tutte in contemporanea, come avviene durante le prove vere e proprie. Le scuole, nell’ambito della loro autonomia, potranno utilizzare i materiali proposti sia in modalità “simulazione”, nello stesso giorno della pubblicazione, sia assegnando i testi durante l'ordinaria attività didattica.

La circolare con le indicazioni per la pubblicazione di esempi della prima e della seconda prova dell’Esame finale del II ciclo di istruzione che potranno essere utilizzati dalle scuole per simulare gli scritti di giugno è stata pubblicata stamattina, sul sito del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Viste le novità che quest’anno caratterizzeranno l’esame, con l’entrata in vigore del decreto legislativo 62 del 2017, il ministro Marco Bussetti ha infatti voluto predisporre specifiche misure di accompagnamento per le scuole, i docenti, gli studenti.

In particolare, oltre agli incontri che si stanno svolgendo sui territori già dallo scorso novembre, il Miur, in questi mesi che precedono l’Esame, elaborerà esempi sia per la prima, sia per la seconda prova, per tutti gli indirizzi di studio, tenendo conto delle discipline individuate per il secondo scritto con l’apposito decreto del Ministro pubblicato lo scorso 18 gennaio. Dunque esempi coerenti con quelle che saranno le prove di giugno.

Le tracce saranno elaborate rispettando le caratteristiche e la struttura definite dai quadri di riferimento pubblicati sul sito del Miur a novembre. Per gli istituti professionali, la traccia proposta farà riferimento esclusivamente alla prima parte in cui è strutturata la stessa: la seconda, come previsto dalla norma, sarà elaborata dalla commissione durante lo svolgimento dell'Esame. Nei giorni successivi alla pubblicazione degli esempi di prove, sarà poi effettuata, su un campione significativo di scuole, un’indagine che servirà a raccogliere riscontri sulla coerenza delle tracce proposte rispetto ai quadri di riferimento, alle Indicazioni nazionali e alle Linee guida. L’indagine avrà l'obiettivo di verificare l'andamento delle simulazioni per poter disporre di elementi utili a garantire una ottimale preparazione delle tracce di Esame.

“Stiamo lavorando per un Esame che, pur in presenza di una serie di novità che entrano in vigore per effetto del decreto 62 del 2017, rispetti la preparazione affrontata in questi anni dai ragazzi - ricorda il Ministro Bussetti -. La pubblicazione degli esempi di scritto e le simulazioni serviranno agli studenti per confrontarsi con una prova che ricalcherà, per struttura e tipologia, l’Esame di giugno. Mentre il MIUR potrà acquisire elementi di valutazione che saranno utilizzati per organizzare al meglio la redazione delle tracce. La macchina amministrativa è fortemente impegnata da mesi e lo sarà anche nelle prossime settimane per accompagnare il più possibile la scuola nell’affrontare le novità previste”.

 

Lannutti indagato per tweet su “Protocolli Savi di Sion"

Il senatore Elio Lanutti è indagato dalla Procura di Roma per diffamazione aggravata dall'odio razziale: i fatti si riferiscono al tweet col quale il parlamentare M5S aveva rilanciato il falso storico dei 'Protocolli dei Savi di Sion'. La decisione dei pm di piazzale Clodio è scattata dopo la denuncia presentata dalla Comunità ebraica romana a firma della presidente Ruth Dureghello. 

In un’intervista al Corriere della Sera, Dureghello aveva annunciato la denuncia: "La sua citazione, con un tweet, dell'infame falso storico dei Protocolli di Sion è gravissimo per molti motivi. Viene da un rappresentante delle istituzioni - aveva detto Dureghello - Ed è dilagato sui social: un elemento che innegabilmente produce un ulteriore aggravio di responsabilità per la vasta diffusione che ha avuto".

Dopo le polemiche e le prese di distanze dello stesso M5S, Lannutti si era giustificato: "Ho pubblicato un link sui banchieri Rothschild, senza alcun commento. Poiché non avevo alcuna volontà di offendere alcuno, tantomeno le comunità ebraiche od altri, mi scuso se il link ha urtato la sensibilità. Condividere un link non significa condividere i contenuti, da cui comunque prendo le distanze. Ci tengo a sottolineare che non sono, né sarò mai antisemita".

 

«Negare le foibe significa uccidere due volte»

ROMA. All’indomani del monito del Quirinale contro ogni forma di negazionismo sulla tragedia delle Foibe, arriva dal mondo della politica un appello unanime a mantenere viva la memoria di una delle grandi tragedie del secolo scorso. «L’istituzione del “Giorno del ricordo” ha avuto il merito di aver portato alla luce una delle pagine più drammatiche della storia del nostro Paese - evidenzia il presidente della Camera Roberto Fico - quella dell’orrore delle Foibe, dell’esodo forzato e di tutte le violenze perpetrate ai danni di migliaia di donne e uomini, lesi nella loro dignità e privati dei loro diritti umani fondamentali». Il ministro dell’Interno Matteo Salvini sottolinea durante la visita a Basovizza, vicino a Trieste: «Non ci sono morti di seria A e di serie B» e assicura: «Farò in modo che i nostri ragazzi studino nei libri di storia tutti i morti per l’Italia e nel nome dell’Italia. Ci sono migliaia di mamme e papà, civili massacrati e infoibati. È giusto conoscere gli orrori del nazifascismo e le bestialità di Aschwitz, anche questa terra ha sofferto». Dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, «chi nega ciò che è accaduto è un complice», alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il governatore del Lazio, candidato alla segreteria del Pd, Nicola Zingaretti l’appello, a più voci, è unico: non dimenticare, mai. Perché quanto successo non accada più.

Guerriglia a Torino

Tensione alle stelle a Torino, dove stanno andando avanti scontri violenti tra forze dell'ordine in tenuta antisommossa e antagonisti in corteo contro il recente sgombero dell'Asilo, l'edificio di via Alessandria occupato negli anni '90 e liberato con uno sgombero che si è concluso ieri dopo 2 giorni di proteste. Il corteo, con diverse centinaia di manifestanti venuti anche da fuori, molti dei quali incappucciati e con i caschi, ha di fatto isolato una zona della città tra il centro storico e Porta Palazzo.

Gli scontri principali sono avvenuti sul ponte di corso Regio Parco. Gli anarchici hanno lanciato petardi e fumogeni, rovesciato cassonetti e spaccato vetrine. Un bus di linea è stato preso d'assalto e diverse auto danneggiate. A quanto si apprende, al bus, forse abbandonato dall'autista spaventato dai violenti scontri, sarebbero stati spaccati i vetri così come a diverse auto che gli anarchici, forse un migliaio, hanno incontrato sul loro percorso. Al tentativo degli antagonisti di sfondare il cordone, le forze dell'ordine in assetto anti sommossa hanno risposto con il lancio di lacrimogeni e mettendo in funzione gli idranti.

Dura la reazione del ministro dell'Interno, Matteo Salvini che invoca la «galera per questi infami». «Ridotti quasi a zero gli sbarchi - commenta Salvini - adesso si chiudono i centri sociali frequentati da criminali».

 

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