Domenica 18 Novembre 2018 - 18:38

Facebook, hackerati 50 milioni di account

Hackerati 50 milioni di account. Facebook ha segnalato una violazione della sicurezza che ha colpito circa 50 milioni di account. Il gigante dei social media sta prendendo provvedimenti per rafforzare la sicurezza, ma ha ammesso che non sa chi ci fosse dietro l'attacco. La violazione ha consentito agli aggressori di sfruttare una vulnerabilità nei token di accesso che consentono agli utenti di accedere e potenzialmente prendere in carico gli account. In tutto, circa 90 milioni di utenti hanno avuto i loro token di accesso ripristinati e dovranno riconnettersi.

La vulnerabilità è stata annidata nella funzione "Visualizza come", che consente agli utenti di visualizzare il proprio profilo come un'altra persona. Facebook ha dichiarato di aver disattivato temporaneamente questa funzione. "Dal momento che abbiamo appena iniziato le nostre indagini, non è ancora stato determinato se questi account sono stati utilizzati in modo improprio o se sono state visualizzate informazioni. Inoltre, non sappiamo chi c'è dietro questi attacchi o dove sono basati", ha ammesso Facebook.

Via D'Amelio, 3 poliziotti a processo per depistaggio

Tre poliziotti rinviati a giudizio per il presunto depistaggio nelle indagini sulla strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992. Il gip Gabriella Luparello ha rinviato a processo gli ispettori Fabrizio Mattei, Michele Ribaudo e il funzionario di Polizia Mario Bo, accusati tutti di concorso in calunnia. I tre facevano parte del gruppo 'Falcone-Borsellino', creato dopo le stragi per fare luce su quanto accaduto nel 1992. Per l'accusa i tre poliziotti avrebbero agito con l'aggravante di avere agevolato Cosa nostra. Il processo inizierà il 5 novembre davanti al Tribunale di Caltanissetta.

Il gip Luparello ha respinto la richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Palermo, presentata all'udienza preliminare. Secondo il giudice l'istanza sarebbe "tardiva" perché il procedimento è in fase finale. "Il Comune ha presentato la richiesta oggi - spiega l'avvocato comunale Giovanni Airò Farulla - perché solo alla precedente udienza è stato contestato il reato di cui all'art. 41 bis. In ogni caso, seguendo l'indicazione del sindaco, l'Amministrazione riproporrà la Costituzione di Parte Civile".

Infermiera uccisa, confessa l'ex della figlia

Avrebbe confessato il delitto Giuseppe Lanteri, il giovane di 19 anni fermato nella notte per l'omicidio dell'infermiera 47enne Loredana Lopiano, uccisa ieri a coltellate davanti alla porta della sua casa nel pieno centro di Avola (Siracusa). Dopo un lungo interrogatorio il ragazzo, ex fidanzato della figlia della donna, sarebbe crollato davanti agli investigatori per poi essere trasferito in carcere. Secondo quanto ricostruito dalla polizia il ragazzo, "innamorato di una delle due figlie della vittima, si sarebbe presentato a casa della stessa perché non sopportava di essere stato rifiutato dalla ragazza e, dopo un confronto con la madre della giovane, l'ha accoltellata varie volte ferendola mortalmente".

«Perché il Papa tace?», Viganò torna all'attacco

L'ex nunzio apostolico a Washington, monsignor Carlo Maria Viganò, torna a parlare dopo la pubblicazione del memoriale sulla pedofilia nella Chiesa con il quale ha accusato il Papa di aver coperto gli abusi dell'ex cardinale Theodore McCarrick. In un documento pubblicato dal sito americano Lifesitenews, Viganò dice di "aver scelto di parlare per proteggere la Chiesa", che la sua testimonianza "è vera", che è stata una decisione "dolorosa" e che l'ha fatto "dopo lunghe riflessioni e preghiere, durante mesi di profonda sofferenza e angoscia" mentre giungevano notizie di vittime innocenti, vite e vocazioni distrutte.

Nel documento Viganò dice che da parte del Vaticano non c'è stata alcuna risposta e quindi "chi tace acconsente": la ragione per cui non vengono forniti i documenti "è perché sanno che essi confermerebbero la mia testimonianza?" Il silenzio del Papa, aggiunge Viganò, non è coerente con i suoi appelli alla "trasparenza e costruzione di ponti".

Oltre mille ricorsi contro tagli a vitalizi

A 11 giorni dalla scadenza per la presentazione, sono 1.176 i ricorsi contro i tagli dei vitalizi, presentati da ex deputati contro la delibera dell'ufficio di presidenza della Camera. Si tratta, ha spiegato il presidente della Associazione ex parlamentari, Antonello Falomi, in una conferenza stampa a Montecitorio, di un "fatto senza precedenti" nella storia delle due assemblee legislative.

"Non è la prima volta negli ultimi 15 anni - ha aggiunto Falomi - che i vitalizi degli ex parlamentari subiscono decurtazioni, anche significative. Nel 2005, ad esempio, è stato sospeso il meccanismo che legava il vitalizio parlamentare alle retribuzioni dei presidenti di sezione di Cassazione e questo ha comportato, di fatto, una riduzione netta del 30% dell'importo dei vitalizi. Ricordo inoltre due contributi consecutivi di solidarietà versati negli ultimi sei anni dai membri del Parlamento".

Nonostante i tagli, ha detto ancora, finora "il livello del contenzioso si era sempre mantenuto piuttosto modesto, 40-50 persone al massimo. Stavolta, invece, sono 1176 le persone che hanno scelto di reagire. Questo numero segnala l'indignazione e la protesta di chi, per il solo fatto di essere un ex parlamentare, è stato oggetto, in questi ultimi anni, di una violenta a arrogante campagna politica che lo ha dipinto come un delinquente, un ladro o un parassita al quale, come ha esplicitamente detto Luigi Di Maio, si vuole perfino negare il sacrosanto diritto di rivolgersi a un giudice".

"Qualcuno - ha concluso Falomi - vuole riscrivere la storia democratica e delle istituzioni come fosse una storia di guardie e ladri, mentre noi abbiamo servito con lealtà, dignità e onore il nostro Paese. Non ci stiamo a essere processati. Non vogliamo sottostare inerti all'attacco allo stato di diritto, messo in discussione da logiche retroattive che cancellano la certezza del diritto e patti che i cittadini, anche se parlamentari, hanno stipulato con lo Stato".

Di numeri ha parlato anche Felice Besostri, ex senatore e giurista in prima linea nella battaglia contro la riforma costituzionale del governo Renzi, che come avvocato rappresenta una parte dei ricorrenti. Sono 712 - ha scritto in un comunicato - i ricorsi depositati al Consiglio di giurisdizione della Camera. Altri 40 ricorsi circa sono attesi in giornata. "Alcuni di questi - puntualizza - sono collettivi, il che fa salire il numero totale a 1165 Parlamentari, 66 dei quali sono superstiti e al 90% si tratta di vedove o di alcuni orfani inabili al lavoro”, spiega ancora Besostri, difensore di circa 50 ex parlamentari e loro familiari che hanno presentato ricorso contro la delibera.

"Per 88 di loro è stata fatta richiesta di sospensiva che vuol dire che si chiede di sospendere il provvedimento limitatamente a chi lo richiede. Questi casi vengono giudicati prima degli altri ricorsi, alcune udienze sono state già fissate e in ogni caso vengono esaminati tutti prima del 31 dicembre, ovvero prima di quando entrerà in vigore il provvedimento", ha concluso.

Tumori in aumento in Italia

Sono 373.300 i nuovi casi di tumore stimati in Italia nel 2018, in aumento di 4.300 diagnosi rispetto al 2017. La forma più frequente è diventata quella al seno (nel 2018 sono stimati 52.800 nuovi casi, mentre erano 51.000 nel 2017), seguita dal cancro del colon retto (51.300, 53.000 nel 2017) che lo scorso anno era il più diagnosticato, e da quello al polmone (41.500, contro 41.800 nel 2017).

Sono i dati del censimento ufficiale dell'Associazione italiana oncologia medica (Aiom), dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), di Fondazione Aiom e di Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), raccolti nel volume 'I numeri del cancro in Italia', presentato oggi al ministero della Salute a Roma.

Quasi 3 milioni e 400 mila cittadini vivono dopo la scoperta della malattia (3.368.569, erano 2 milioni e 244 mila nel 2006), il 6% dell'intera popolazione: un dato in costante aumento. Ma le percentuali sulla sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi fotografano un Paese spaccato in due. Al Nord si registrano i tassi migliori, e in particolare nelle prime tre posizioni si collocano Emilia-Romagna, Toscana (56% uomini e 65% donne in entrambe le regioni) e Veneto (55% e 64%). In coda invece il Sud, con Sicilia (52% uomini e 60% donne), Sardegna (49% e 60%) e Campania (50% e 59%). Differenze che possono essere spiegate soprattutto con la scarsa adesione in queste aree ai programmi di screening che consentono di individuare la malattia in stadio iniziale, quando le possibilità di guarigione sono più alte, e con la preoccupante diffusione in queste regioni di fattori di rischio come fumo, sedentarietà ed eccesso di peso.

"Nel nostro Paese ogni giorno circa 1.000 persone ricevono una nuova diagnosi - afferma Stefania Gori, presidente nazionale Aiom e direttore Dipartimento oncologico, Ircss Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Negrar - Negli uomini continua il calo dei tumori del polmone e della prostata, e nelle donne dell'utero e dell'ovaio. Nella popolazione generale diminuiscono le neoplasie dello stomaco e del colon-retto. Crescono però quelle del pancreas, della tiroide e il melanoma, e nelle donne i tumori della mammella e del polmone, quest'ultimo per la sempre maggiore diffusione dell'abitudine al fumo nella popolazione femminile".

"L'ampliamento della popolazione target dello screening mammografico in alcune regioni (tra cui Emilia-Romagna e Piemonte) - prosegue la specialista - spiega l'aumento significativo dell'incidenza del carcinoma della mammella nelle 45-49enni, dove peraltro la mortalità si abbassa dell'1%. I tumori non solo sono curabili ma anche guaribili, grazie a terapie sempre più efficaci e alle campagne di prevenzione. Infatti, il 27% dei pazienti vivi dopo la diagnosi torna ad avere (dopo un periodo di tempo diverso in base al tipo di tumore, al sesso, all'età di insorgenza) la stessa aspettativa di vita della popolazione generale: nel 2010 erano 704.648, nel 2018 sono 909.514, con un incremento del 29%".

Colpo di scena, torna il caldo

La burrasca autunnale tanto invocata dagli amanti del freddo alla fine è arrivata. Dopo un risveglio piuttosto freddo, soprattutto sulle pianure del Nord, con termometri per la prima volta sotto i dieci gradi e con estese gelate a quote superiori ai 1000 metri, ecco però il colpo di scena meteorologico: il clima andrà migliorando, con strascichi temporaleschi quasi esclusivamente sulle due isole maggiori.

Questo quanto assicurano gli esperti de ilmeteo.it, che se per oggi prevedono temperature non più alte di 8/9°C a Roma, Firenze e Napoli e comunque sopra i 20/21°C un po' su tutta l'Italia durante le ore diurne, per i prossimi giorni riservano in ogni caso buone notizie. A partire da metà settimana, infatti, l'alta pressione tornerà a prendere il sopravvento sul nostro Paese, garantendo altre gradevoli giornate di sole e - soprattutto - un nuovo rialzo termico da Nord a Sud.

«Se mi volete morto la fila è lunga», il post del 16enne trovato nel pozzo

"Se mi volete morto, la fila è lunga". Sono queste le parole scritte sul profilo Instagram di Giuseppe Balboni, il ragazzo di 16 anni trovato ieri mattina senza vita in fondo a un pozzo a Tiola di Castello di Serravalle, ucciso da un colpo di pistola sparato da un coetaneo. Sul suo profilo, seguito da 246 follower, anche qualche foto, la scritta "ti amo amore", accompagnata da un cuore e in cima a tutto una parola: "Love".

LA VICENDA - Balboni era uscito di casa con il suo scooter il 17 settembre scorso intorno alle 6.45 e non aveva più fatto ritorno. Ieri la terribile scoperta: il ritrovamento del cadavere in fondo ad un pozzo a Tiola di Castello di Serravalle a casa del suo killer, il ragazzino di 16 anni di Ciano di Zocca (Modena) che ieri sera, interrogato dal procuratore capo presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna, Silvia Marzocchi, e dal pm Alessandra Serra, ha confessato il delitto. Secondo un primo esame del medico legale, il corpo di Balboni sarebbe rimasto in quel pozzo almeno 4 o 5 giorni ma forse di più, probabilmente dal giorno stesso in cui ha incontrato il suo assassino.

Il cadavere presenta una ferita d'arma da fuoco alla gola e forse una alla spalla, compatibili con l'arma del delitto, una pistola calibro 38 legalmente detenuta dal padre del 16enne accusato del delitto. L'uomo è stato denunciato per omessa custodia dell'arma utilizzata dal figlio. Il 16enne, secondo quanto lui stesso ha riferito ieri durante l'interrogatorio, avrebbe portato con sé la pistola carica prima di incontrare Balboni il 17 settembre, come eventuale difesa, poiché secondo quanto si apprende avrebbe temuto che la discussione con l'amico degenerasse.

LE INDAGINI - La procura per i minorenni di Bologna, in attesa dell'udienza di convalida del fermo la cui data non è ancora stata fissata, ha chiesto la custodia cautelare in carcere per il 16enne che ha confessato il delitto. La procura contesta l'aggravante dei futili motivi e l'occultamento di cadavere. Sarebbe stato lui solo, infatti, a uccidere Giuseppe e poi a buttarlo in quel pozzo , situato nel cortile della sua stessa abitazione e accessibile attraverso una sorta di botola in cemento, larga appena mezzo metro.

Ancora da stabilire, invece, è il movente del delitto: secondo gli inquirenti è possibile, a oggi, escludere il coinvolgimento di altri soggetti. L'omicidio sarebbe avvenuto dopo un alterco tra i due ragazzi, avvenuto il 17 settembre scorso, il giorno in cui Balboni è scomparso. Una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti è che la discussione fosse relativa a questioni di droga, forse a causa di un piccolo debito.

Coniugi seviziati, fermati tre romeni per la brutale rapina a Lanciano

LANCIANO. Svolta nelle indagini per la cruenta rapina avvenuta a Lanciano nella villa di Carlo Martelli e Niva Bazzan: fermati tre romeni. Secondo gli investigatori, i tre potrebbero costituire il braccio operativo della banda, mentre si sta stringendo il cerchio attorno a una quarta persona, un italiano, che potrebbe essere la mente a capo del sodalizio. A imprimere la svolta alle indagini sarebbe stata la testimonianza di una delle vittime di precedenti colpi della banda.  «Anche se ho visto solo occhi dietro un cappuccio e voci, tutto combacia: il capo forse è un pugliese, e gli altri sono dell'Est Europa». Sono le parole di un commerciante che ha ricordato l'aggressione subito nella sua villa a Santa Maria Imbaro, alle porte di Lanciano. Il fermo questa mattina nel corso di un'operazione condotta da carabinieri e polizia in una palazzina in corso Roma nel cuore di Lanciano. I tre avevano addosso circa 3.400 euro, denaro da utilizzare molto probabilmente per la fuga. La svolta in nottata dopo alcuni riscontri investigativi, da qui il blitz di questa mattina. Polizia e carabinieri sarebbero sulle tracce di altri componenti la banda.

Sedicenne trovato morto, confessa l'amico

Avrebbe usato la pistola del padre per uccidere. A confessare l'omicidio del 16enne Giuseppe Balboni, scomparso dal 17 settembre scorso da Zocca nel modenese e ritrovato stamattina in fondo a un pozzo, è stato un coetaneo durante un interrogatorio presso la procura dei minori di Bologna. Il ragazzo sarà sottoposto a un provvedimento di fermo con l'accusa di omicidio. Resta da chiarire ancora il movente dietro l'assassinio di Balboni. Il suo cadavere era in località Tiola di Castello di Serravalle nel bolognese.

Il giovane era uscito di casa otto giorni fa intorno alle 6.45 con il suo scooter rosso. Da allora di lui non si era saputo più nulla. In un primo tempo le indagini di carabinieri e vigili del fuoco come si legge su 'Chi l'ha visto' avevano portato a individuare il suo motorino a sette chilometri da casa, dietro a una fontanella, nascosto da arbusti e sterpaglie. Poco distante il casco e il giubbotto nero. Oggi la terribile scoperta.

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