Lunedì 18 Febbraio 2019 - 10:21

Le 5 “regole d'oro" a tavola per un 2019 in salute

Variare gli alimenti, ridurre il sale e l'uso di determinati grassi, limitare l'assunzione di zucchero ed evitare l'abuso di alcol. Sono le 5 'regole d'oro' per il 2019 suggerite nientemeno che dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Una sorta di lista dei buoni propositi per il 2019 da tenere a mente per un'alimentazione sana, che va sempre affiancata a un po' di attività fisica, e per una vita più lunga. Ciò che mangiamo e beviamo, infatti, può influenzare la capacità del nostro corpo di combattere le infezioni, nonché la probabilità di sviluppare problemi di salute più avanti nella vita, tra cui obesità, malattie cardiache, diabete e diversi tipi di cancro. Ecco i suggerimenti nel dettaglio:

Variare i cibi: i nostri corpi sono incredibilmente complessi e (ad eccezione del latte materno per i bambini) nessun singolo alimento contiene tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno. Le nostre diete devono quindi contenere una grande varietà di cibi freschi. Ogni giorno occorre introdurre un mix di alimenti di base come grano, mais, riso e patate, con legumi come lenticchie e fagioli, molta frutta fresca e verdura, e alimenti di origine animale (carne, pesce, uova e latte). E' bene prediligere cibi integrali e non raffinati e, per gli spuntini, scegliere verdure crude, noci senza sale e frutta fresca, piuttosto che cibi ricchi di zuccheri, grassi o sale.

Ridurre il consumo di sale: la maggior parte delle persone in tutto il mondo mangia troppo sale. In media, il doppio del limite raccomandato dall'Oms di 5 grammi (equivalente a un cucchiaino) al giorno. E anche se non lo aggiungiamo a ciò che cuciniamo, dobbiamo sapere che il sale è presente negli alimenti o nelle bevande industriali, spesso in quantità elevate. Per questo, uno dei consigli è proprio iniziare con il rimuovere i condimenti salati dalla nostra tavola e cercare di evitare di aggiungerli per abitudine quando cuciniamo: le nostre papille gustative si abitueranno rapidamente.

Ridurre il consumo di grassi e oli: tutti noi abbiamo bisogno di un po' di grassi nella dieta, ma esagerare - soprattutto scegliendo quelli sbagliati - aumenta il rischio di obesità, malattie cardiache e ictus. I grassi trans industriali sono i più pericolosi per la salute e una dieta che ne è ricca è risultata in grado di aumentare il rischio di infarto di circa il 30%. Per questo l'Oms consiglia di sostituire burro, strutto e lardo con oli più sani come quello di soia, colza, mais o girasole; scegliere carne bianca come pollame, o pesce, che generalmente contengono meno grassi rispetto alla carne rossa. Eliminare comunque il grasso visibile dalla carne e limitare il consumo di quella lavorata. Inoltre, si deve sempre prediligere la cottura al vapore o la bollitura invece della frittura. Ancora, controllare le etichette ed evitare sempre tutti gli alimenti elaborati e fritti che contengono grassi trans prodotti industrialmente. Notare che questi si trovano spesso nella margarina e nel burro chiarificato, oltre agli snack preconfezionati.

Limitare gli zuccheri: come per il sale, è importante prendere nota della quantità di zuccheri 'nascosti' che possono essere contenuti nei cibi e nelle bevande lavorati. Ad esempio, una singola lattina di qualsiasi bevanda gassata può contenere fino a 10 cucchiaini di zucchero aggiunto. Occorre dunque limitare l'assunzione di dolci e bevande come appunto bibite gassate, succhi di frutta, acqua aromatizzata, energy drink, tè e caffè pronti da bere e bevande al latte aromatizzate. E' importante inoltre evitare di somministrare alimenti zuccherati ai bambini: sale e zucchero non dovrebbero essere inseriti nella dieta dei bambini fino almeno ai 2 anni di età.

Evitare l'abuso di alcol: l'Oms avverte che non esiste un livello sicuro di consumo di alcol e per molte persone anche pochissimi alcolici possono essere associati a significativi rischi per la salute. Non si dovrebbe poi bere alcolici se: si è incinta o in allattamento; si guida; si utilizzano macchinari o si esercitano altre attività che comportano rischi; si hanno problemi di salute che possono essere peggiorati dall'alcol; si assumono medicinali che interagiscono direttamente con l'alcol; si hanno difficoltà a controllare il bere.

 

 

«Sono un morto che cammina», parla il pentito di mafia

"Diciamoci la verità, io sono un morto che cammina... Il fratello del collaboratore che è stato ammazzato a Pesaro è solo il primoTemo un effetto domino. Oggi, domani, o tra un mese, potrei essere ucciso anche io. O un mio familiare. Perché non siamo protetti. E se continua così, tanto vale tornare in Sicilia, senza alcuna protezione". È molto amareggiato, e spaventato, il collaboratore di giustizia, ex mafioso di Bagheria (Palermo), che oggi vive con la sua famiglia in una località protetta del Centro Nord. Preferisce restare anonimo perché, come sottolinea in una intervista all'Adnkronos, ha mantenuto la sua vera identità "e non voglio essere riconosciuto per non rischiare la vita mia e della mia famiglia". L'omicidio di Marcello Bruzzese, il 51enne originario di Rizziconi assassinato la sera di Natale a Pesaro e fratello del collaboratore di giustizia Biagio Girolamo, non sorprende, però, l'ex picciotto di Cosa Nostra. "No, non sono affatto sorpreso - spiega il pentito di mafia, seguito dall'avvocato palermitana Monica Genovese - Prima o poi sarebbe accaduto".

"Sotto protezione è solo un modo di dire - spiega - perché nessuno di noi collaboratori di giustizia, con i suoi familiari, è realmente protetto. Io sono in una località segreta, è vero. Ma senza alcuna scorta, o un'auto che passa davanti casa mia. Sulla villetta, in periferia, c'è scritto il mio nome e il mio cognome". Ma perché ha mantenuto la vera identità e non l'ha cambiata, come hanno fatto molti altri collaboratori prima di lui? "Me lo hanno consigliato gli stessi funzionari del Servizio di protezione - dice - perché anche per avere i contributi lavorativi sarebbe stato un problema in futuro. O per l'iscrizione a scuola di mio figlio". "Più che un servizio di protezione, sono un servizio di posta, perché portano la posta- purtroppo è la verità. Non siamo protetti. Portano solo le notifiche...".

E racconta quanto accaduto ai primi di dicembre, quando la coppia viveva con il figlio di sette anni in un altro luogo segreto, più a Nord. "Purtroppo, per colpa di una dirigente scolastica poco attenta - dice il collaboratore di giustizia - che ha raccontato alle maestre e al personale di segreteria chi eravamo e che sono un pentitoil Servizio di protezione centrale è stato costretto a farci andare via nel giro di pochi giorni. Con tutte le conseguenze per il bambino che da quasi un mese non va a scuola e si chiede perché". Ma cosa è successo a scuola? A raccontarlo è la moglie del collaboratore, che ha seguito il marito in questo percorso di collaborazione con la giustizia. "La dirigente non avrebbe dovuto svelare a nessuno la nostra vera identità - dice la madre del piccolo - invece, lo ha detto a quasi tutto il personale. Dicendo loro di 'stare attenti' perché c'era mio figlio in quella scuola. Inoltre, il nome di mio figlio era stato tolto dal registro. E il bimbo si chiedeva perché non c'era mai il suo nome. Prima dell'Immacolata ci hanno avvertito che avremmo dovuto cambiare subito località segreta. E ora viviamo in una villetta in periferia, in mezzo alla campagna".

"Se prima mio figlio faceva poche decine di metri per andare a scuola - racconta il collaboratore - oggi ne deve fare quasi sette di km. Io la mattina per accompagnare mio figlio a scuola devo prendere l'auto e portarlo dalla periferia a scuola. E nel tragitto mi potrebbero uccidere, esattamente come hanno fatto con quel signore a Pesaro. Vediamo come andrà con i compagnetti appena ricomincia la scuola. In quell'altro istituto si era inserito benissimo. Aveva tanti amici con cui giocare. Adesso si deve ricominciare. Per colpa di una dirigente poco attenta, diciamo così... Il piccolino è turbato, ha perso tutti i suoi amichetti. "Quindi, quando mi sposto dalla città per andare a un processo a fare la mia deposizione - dice il pentito - mi vengono a prendere e mi scortano fino a Milano o in altre città. Se devo accompagnare mio figlio a scuola sono solo e potrebbero uccidermi senza che nessuno vede nulla".

E poi, il collaboratore di giustizia, ribadisce: "Qui chiunque può farmi quello che vuole, esattamente come è accaduto al fratello del pentito di Pesaro. Proprio perché siamo tutti senza scorta, senza protezione. La protezione non esiste. Se io vado a Roma e incontro un bagherese che mi vuole 'punire', mi può uccidere tranquillamente. Tanto non ho alcuna protezione". E tornando a parlare dell'omicidio di Pesaro, dice: "Dopo questa notizia, penso che solo in pochi decideranno di collaborare. Anche perché molti avranno paura di parlare con i magistrati. Il servizio di protezione deve cambiare radicalmente. Io sono sicuro che se fossi nel mio paese sarei più 'tranquillo', perché mi conoscono. Sanno che sono 'sbirro' e mi lascerebbero in pace".

Il collaboratore si lamenta anche del fatto di avere abitato per quattro anni "in una casa coperta da eternit". "E ora per il cambio della casa, a causa di quella dirigente, mi hanno tolto parte dell'indennità per pagare qualche danno della casa".

La moglie del collaboratore poi spiega: "Noi in questi anni siamo stati bravi perché non abbiamo raccontato a nessuno la nostra storia - dice - purtroppo abbiamo dovuto anche raccontare qualche bugia, ma perché ce lo hanno imposto quelli del Servizio di protezione, proprio perché non volevano che potessimo avere problemi". E parlando ancora del figlio, dice: "Gli è stato negato il diritto allo studio. Spero che torni al più presto a scuola, perché a sette anni non è giusto che paghi per colpe non sue, ma di altri. Io ho avuto fiducia nella preside...". E poi aggiunge, con rabbia: "Io non mi sposto più. La prossima volta torno direttamente in Sicilia".

 

 

La monnezza di Natale invade Roma

Cassonetti strabordanti e cumuli di immondizia a terra tra scatoloni di giocattoli e resti di cibo del cenone. Scene di ordinario degrado per i romani ormai abituati a vedere le strade della Capitale invase dai rifiuti e a fare lo slalom tra i sacchetti depositati a terra davanti ai bidoni colmi fino all'inverosimile, dal Nord al Sud della città. Un'emergenza già grave su cui pesa in questi giorni, oltre alla chiusura del Tmb Salario, il picco della produzione dei rifiuti che si registra ogni anno nel periodo di Natale.

"Due giorni di schifo totale" dice all'Adnkronos una signora residente in zona Ponte Lungo, sulla via Appia. "Il 24 e il 25 i cassonetti erano così pieni che i sacchetti di spazzatura potevi solo lasciarli per terra - racconta - Questa mattina finalmente sono passati a svuotare i contenitori dell'immondizia". Da Casal Bruciato a San Giovanni però, a macchia di leopardo, in alcune zone la situazione non è ancora tornata alla normalità. I cassonetti dell'indifferenziata sono stati svuotati ma molti raccoglitori della carta sono ancora stracolmi delle confezioni dei regali di Natale e ai lati ci sono buste di rifiuti. Critica la situazione in via Filippo Meda, a Monti Tiburtini, dove il puzzo nauseabondo della spazzatura in strada sale fino ai primi piani dei palazzi.

Per denunciare la situazione il Collettivo Militant ha messo a segno un simbolico blitz il giorno della vigilia portando sotto l'albero di Piazza Venezia alcuni dei sacchi di spazzatura raccolti per la strada nei vari quartieri della Capitale. Il video dell'azione dimostrativa è poi stato postato su Facebook.

La situazione in cui versa Roma non passa inosservata neanche all'estero. Il corrispondente dall'Italia del New York Times Jason Horowitz in un reportage, pubblicato il giorno della vigilia di Natale sul quotidiano statunitense dal titolo 'Roma in rovina', ha scritto senza mezzi termini che "la città rischia di diventare una discarica". Su Twitter il giornalista ha anche postato la sua "cartolina di Natale", ovvero una eloquente foto che ritrae il blogger di 'Roma Fa Schifo' Massimiliano Tonelli circondato dalla spazzatura in un piccolo parco davanti al Colosseo.

Fratello di pentito di 'ndrangheta ucciso a Pesaro, caccia ai killer

Sono in corso le indagini dei carabinieri sull'omicidio di Marcello Bruzzese, fratello di un pentito di 'ndrangheta, freddato nel giorno di Natale in via Bovio a Pesaro. L'uomo, 51 anni è stato crivellato di colpi da due killer mentre stava parcheggiando la sua auto in garage, nel centro della cittadina. I due poi, a piedi, si sono dati alla fuga. Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini ha annunciato che domani mattina sarà in prefettura, a Pesaro, per il comitato ordine pubblico e sicurezza.

Pesaro è sotto choc dopo l'omicidio. In un post su Facebook il sindaco Matteo Ricci scrive: ''La città stanotte è andata a dormire sconvolta e spaventata per l'omicidio di Natale in pieno centro''. ''La vicenda - aggiunge - è molto delicata perché la persona uccisa viveva con la sua famiglia in un appartamento affittato dal Ministero del Interno, ed era sotto protezione delle forze dell'ordine". "Lo Stato per colpire 'Ndrangheta - continua - si avvale dei collaboratori di giustizia, ed è giusto così". Ma poi il sindaco chiede: "Quanti sono i collaboratori di giustizia a Pesaro? Qual è il livello di sicurezza richiesto?". E conclude: "Cosa non ha funzionato ieri?".

Mistero sulla morte di Mattia

E' giallo sulla morte di Mattia Mingarelli, il 30enne di Albavilla, in provincia di Como, scomparso il 7 dicembre scorso nei boschi della Valmalenco e ritrovato morto il pomeriggio della vigilia di Natale. Sono in corso le indagini della Procura di Sondrio per fare luce su quanto accaduto al giovane.

Il luogo del ritrovamento del corpo senza vita di Mattia è a circa 1800 metri di quota, poco distante dal rifugio Barchi e dalla baita in uso alla famiglia del 30enne. Dopo la scomparsa del ragazzo erano subito scattate le ricerche, alle quali ha partecipato anche la VII Delegazione Valtellina - Valchiavenna del Soccorso alpino. Ventiquattrore dopo era stato ritrovato vivo il suo cane.

Terremoto nel Catanese, crolli e feriti

CATANIA. Paura nella notte in provincia di Catania. Una scossa di terremoto di magnitudo 4.8 è stata avvertita alle 3,19 nell'area a nord della città. Si registrano crolli e feriti lievi. Secondo quanto riferito dall'Ingv (Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia), la scossa ha avuto epicentro a 2 chilometri a nord di Viagrande, sul versante dell'Etna, e ipocentro a un chilometro di profondità. Il terremoto è stato il più forte, assieme a un altro di magnitudo 3.3 (4 chilometri a nord di Aci Sant'Antonio all'1,09), di uno sciame sismico che dalla mezzanotte è stato registrato sui versanti del vulcano.

I SOCCORSI - La macchina dei soccorsi si è immediatamente messa in moto. Il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha effettuato, assieme al prefetto di Catania, Claudio Sammartino, un sorvolo in elicottero sui comuni colpiti dal sisma. "I sindaci dei comuni colpiti dal sisma hanno evidenziato alcune criticità con danni alle infrastrutture. La riunione è servita per coordinare le attività di intervento", ha spiegato Borrelli al termine della riunione operativa in Prefettura a Catania. Un team della Protezione civile opererà ora a supporto dei comuni delle aree colpite.

LE ZONE COLPITE - Sono sei i comuni maggiormente colpiti e nei quali è stato avviato un monitoraggio da parte della protezione civile. Si tratta di Zafferana EtneaAcirealeAci S.AntonioAci CatenaAci Bonaccorsi e Santa Venerina.

IL VIDEO

I DANNI - Danni maggiori si sono registrati alle abitazioni di Zafferana Etnea e Fleri, Acireale e Santa Cenerina, con in tutto una quindicina le case danneggiate. E' in campo anche la sovrintendenza alle Belle Arti di Catania per i danni registrati alle chiese di Milo, Fleri e Sata Venerina.

A Fleri diversi edifici hanno riportato lesioni e gravi danni, due persone sono state estratte dalle macerie di una palazzina crollata e hanno riportato alcune ferite lievi. I soccorritori stanno verificando le eventuali criticità degli edifici lesionati. Danni anche a Santa Venerina, dove sono caduti calcinacci dalla chiesa madre, Santa Maria del Carmelo in Bogiardo. Sempre a Santa Venerina è anche crollata, dal campanile della chiesa del Sacro Cuore, la statua della Madonna, che era stata risparmiata dal terremoto del 2002. Molta paura e qualche danno anche a Zafferana Etnea e nei centri dell'acese, tra i quali Santa Maria La Stella, dove si è creato un avvallamento sull'asfalto in via Cantagallo con una fessura larga una trentina di centimetri.

Il terremoto ha danneggiato anche chiesa di Maria Santissima del Carmelo di Pennisi, frazione di Acireale. Crollati il campanile e la statua di Sant'Emidio, venerato perché ritenuto il protettore dei terremoti. Sempre a Pennisi, sei famiglie sono state sfollate per il crollo della parete al secondo piano di una palazzina. Non si registrano danni o criticità invece a Catania.

I FERITI - Il bilancio del sisma è di diversi feriti trasportati in ambulanza negli ospedali catanesi per delle ferite leggere. Una sola, una donna anziana, è quella più grave per delle fratture in varie parti del corpo, ma non è in pericolo di vita. Altre diciotto persone si sono recate autonomamente in ospedale per farsi medicare leggere contusioni create da cadute.

AUTOSTRADA CHIUSA - Resta chiusa l'autostrada nel tratto Acireale-Giarre per una crepa sul manto strade.

INGV- Il timore ora è che ci possano essere altre scosse. "Stiamo potenziando i sistemi di rilevamento sismici e Gps della deformazione del suolo in quella zona. La forte sismicità non ci lascia tranquilli. Vediamo come evolverà", afferma Eugenio Privitera, direttore dell'Ingv di Catania. "Non si può escludere - aggiunge - un'apertura di bocche a quote minori da dove si sono aperte adesso, in particolare modo nella zona di Piano del Vescovo a sud della Valle del Bove. Se ci riuscirà, non lo sappiamo". "La situazione - continua - ricorda quella dell'ottobre del 1984 che provocò un morto a Zafferana Etnea: è sempre la faglia di Fiandaca, che quando si muove fa danno".

LA TESTIMONIANZA - "Siamo vivi per miracolo", hanno ripetuto ai cronisti e ai soccorritori i componenti una famiglia di quattro persone - madre, padre e due figli minori - che hanno visto crollare le pareti della loro casa a Fleri. "Eravamo a letto - ha ricostruito il capo famiglia - ci siamo svegliati di soprassalto e abbiamo visto le pareti crollarci addosso. Per fortuna i mobili ci hanno protetti dalle macerie: siamo vivi per miracolo".

 

È morto il sismologo Enzo Boschi

È morto a 76 anni Enzo Boschi, sismologo e geofisico, tra i massimi esperti europei di terremoti. A darne notizia, esprimendo cordoglio per la scomparsa del professore, è l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in un testo pubblicato sul proprio sito internet. "Presidente dell’Ing e poi dell’Ingv dal 1982 al 2011", Boschi, si legge nel messaggio, "ha contribuito in modo fondamentale allo sviluppo dell’Istituto". Su Twitter l'Ingv scrive: "Ieri ci ha lasciato @enzo_boschi, è difficile dire quanto il suo lavoro e la sua dedizione siano stati importanti per l’Ingv", concludendo con l'hashtag "#GrazieEnzo".

Nato ad Arezzo il 27 febbraio del 1942, Boschi si è laureato in Fisica all'Università di Bologna per poi proseguire gli studi a Parigi, a Cambridge e negli Stati Uniti. E' stato professore universitario e socio dell'Accademia nazionale dei Lincei. Dopo il terremoto dell'Aquila del 6 aprile del 2009, è stato coinvolto nel processo alla Commissione Grandi Rischi, accusata di aver compiuto, prima del sisma che provocò la morte di 309 persone, un'analisi superficiale e di aver fornito false rassicurazioni agli aquilani. La Cassazione nel 2015 ha assolto i sei scienziati membri della commissione, tra cui Boschi, confermando la sentenza d'Appello. In primo grado la commissione Grandi Rischi era stata invece condannata a sei anni di reclusione con l'accusa di omicidio colposo e lesioni.

Il Consiglio Nazionale dei Geologi esprime "profondo cordoglio per la scomparsa di Enzo Boschi, geofisico di fama mondiale, a lungo alla guida dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv)". "Lo scienziato è stato un esempio di professionalità, dedizione ed è stato uno dei massimi esperti di terremoti e geotermia nel nostro Paese. L'Italia perde uno dei luminari più apprezzati a livello nazionale e internazionale" conclude il Cng.

 

Sciopero dei medici il 25 gennaio

I sindacati dei medici del Servizio sanitario nazionale tornano sul piede di guerra contro il governo, con un nuovo sciopero il 25 gennaio e una seconda giornata di stop "entro la prima settimana di febbraio". Lo comunica in una nota l'Intersindacale, che raccoglie le maggiori sigle del comparto della dirigenza medica del Ssn. I sindacati "ribadiscono la bocciatura alla legge di bilancio 2019" e sottolineano che "la protesta si rende necessaria a fronte delle "deludenti risposte" alle precise richieste della categoria:

1) Un finanziamento del Fondo sanitario nazionale 2019 - scrivono i sindacati - che preveda le risorse indispensabili per garantire i nuovi Lea ai cittadini e per onorare i contratti di lavoro scaduti da 10 anni. E’ intollerabile mettere in competizione, su risorse insufficienti, il diritto alla cura dei cittadini e quello ad un dignitoso contratto di lavoro per i professionisti che quelle cure devono erogare;

2) Il superamento, alla firma del Ccnl, del congelamento al 2016 del trattamento accessorio posto dalla legge Madia, restituendo la Retribuzione Individuale di Anzianità dei dirigenti pensionati, patrimonio contrattuale irrinunciabile delle categorie, ai fondi aziendali per assicurare la completa remunerazione del disagio lavorativo e la progressione di carriera alle nuove generazioni di professionisti.

3) La cancellazione dell’anacronistico blocco della spesa per il personale della sanità, fissato al dato 2004 ridotto dell’1,4%, per facilitare il turnover del personale aprendo una grande stagione di assunzioni nel Ssn in grado di fare fronte nei prossimi 5 anni al pensionamento del 40% dei medici, veterinari e dirigenti sanitari attualmente operanti come dipendenti nel Ssn, completando altresì i percorsi di stabilizzazione dei precari della Dirigenza, avviati con la legge Madia, ma ancora disattesi in molte Regioni;

4) La difesa dalla libera professione intramoenia, diritto inalienabile della dirigenza medica e sanitaria del SSN, sancito da leggi e contratti e strumento fondamentale per garantire ai cittadini la libera scelta di un professionista e per contribuire all’abbattimento delle liste d’attesa;

5) La previsione di un finanziamento adeguato per i contratti di formazione post laurea specialisticiportandoli a 9.500 per anno, svuotando in questo modo il limbo formativo in cui sono ingabbiati 10 mila giovani medici che non riescono ad accedere ad un percorso formativo.

"La protesta comprenderà altre iniziative, anche di carattere giudiziario, nei confronti di chi intende disattendere la sentenza della Corte Costituzionale in tema di diritto ad avere un contratto di lavoro - evidenzia la nota dell'Intersindacale - Non intendiamo, inoltre, rinunciare alla decorrenza degli incrementi contrattuali prevista dalla normativa vigente e confermata anche dalla Ragioneria generale dello Stato".

La prima giornata, il 25 gennaio 2019, è stata proclamata da Anaao Assomed, Cimo, Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Federazione veterinari e medici, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr), Cisl medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici, Uil Fpl coordinamento nazionale delle aree contrattuali medica, veterinaria sanitaria.

Operato il piccolo Alex

Il piccolo Alex, bimbo affetto da Linfoistiocitosi emofagocitica (Hlh), trasferito dall'ospedale Great Ormond Street di Londra presso l'Ospedale Bambino Gesù di Roma a fine novembre, "è stato sottoposto, come da programma precedentemente annunciato, a trapianto di cellule staminali emopoietiche". Lo comunica in una nota il Bambino Gesù. "Nei giorni scorsi erano stati completati tutti gli screening necessari per identificare tra i due genitori il donatore di cellule staminali emopoietiche ed è stato, a tal fine, selezionato il padre".

Il piccolo, "nel corso dell'ultima settimana, ha ricevuto la terapia di preparazione al trapianto mirata a distruggere le cellule portatrici del difetto genetico responsabile della patologia - sottolineano i medici -. Le cellule del padre, dopo essere state mobilizzate e raccolte dal sangue periferico, sono state opportunamente manipolate e infuse nel bambino" giovedì.

"Bisognerà ora attendere il decorso dei prossimi giorni - avvertono i sanitari - sorvegliando adeguatamente che non insorgano complicanze e che non si manifesti il rigetto delle cellule trapiantate, potenziale complicanza che potrebbe essere il problema principale per questo bambino. Il percorso trapiantologico - fa sapere la struttura - potrà dirsi compiutamente realizzato presumibilmente prima della fine del mese di gennaio". 

LA FAMIGLIA - La famiglia, pur mantenendo il riserbo sull'evoluzione del trapianto, ha voluto "ringraziare ancora una volta tutte le persone che continuano a seguire con affetto la vicenda: il ministro della Salute e il suo staff per il sostegno e l'attenzione ricevuti - sottolineano i genitori in una nota del Bambino Gesù - il Centro nazionale trapianti e l'Admo per l'impegno profuso nelle piazze italiane; i donatori nuovi e futuri che hanno deciso di dare una nuova speranza a tutte le persone malate e in attesa di un trapianto di midollo osseo per continuare a vivere".

Un ringraziamento anche "alle diverse aziende e associazioni, in particolare il Gruppo UniCredit, oltre che per il sostegno che ci ha dato anche per le numerose iniziative di sensibilizzazione alla donazione che ha promosso sia in Italia che all'estero e, non da ultimo per importanza, l'ospedale Pediatrico Bambino Gesù - si legge - con tutti i medici e gli infermieri assiduamente impegnati nella qualificata e affettuosa assistenza prestata in queste ultime settimane. Rivolgiamo un sentito ringraziamento anche al Sistema sanitario nazionale e al National Health System (Nhs) inglese per avere reso possibile un trattamento così medicalmente sofisticato e di altro profilo".

 

Mattarella: «Salvaguardare il pluralismo dell'informazione»

ROMA. «Il pluralismo nella libertà riconosciuta al mondo dell'informazione e alle molteplici voci che ne costituiscono espressione» è «da salvaguardare perché rappresentano un presidio irrinunciabile dello Stato democratico». Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell'incontro natalizio con le Alte cariche dello Stato. 

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