Martedì 13 Novembre 2018 - 20:14

Stupro Jesolo, c'è un fermo

JESOLO. Un 25enne senegalese, gravemente indiziato della violenza sessuale su una 15enne a Jesolo (Venezia) avvenuta giovedì scorso, è stato fermato dalla polizia di Venezia. Gli agenti hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto emesso dalla procura di Venezia. Il 25enne è stato bloccato a Mestre, dove aveva trovato rifugio all'interno di una struttura ricettiva. Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica e condotte dalla squadra mobile di Venezia, hanno permesso di rintracciarlo. Bloccato dagli agenti, dopo la notifica del provvedimento restrittivo, è stato condotto nella casa circondariale di Santa Maria Maggiore.

La ragazza minorenne, in vacanza a Jesolo, ha denunciato di essere stataviolentata sulla spiaggia da un giovane. Dopo la denuncia, sono scattati, nel più stretto riserbo, gli accertamenti degli agenti della squadra mobile per fare luce sull'accaduto. Accertamenti che oggi hanno portato al fermo del 25enne.

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini scrive su Facebook che il 25enne arrestato è un "immigrato senegalese irregolare". 

Ilva, Di Maio: «Annullamento gara? Non è questione chiusa»

ROMA. Sono ancora in corso verifiche sull'ipotesi di annullamento della gara di aggiudicazione dell'Ilva. La questione non è chiusa. Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ad Agorà Estate su Rai3, spiegando che per annullare la gara "non basta che ci sia l'illegittimità, ci vuole anche un altro semaforo che si deve accendere, quello dell'interesse pubblico" che stiamo "verificando".

Se il privato, cioè gli indiani di ArcelorMittal, "ha fatto bene e in buona fede, il pubblico - sottolinea - ha fatto un macello: tutte le procedure non sono state rispettate". Per Di Maio "l'irregolarità più grande è che sono state cambiate le regole del gioco quando il 'campionato' era in corso". 

Migranti, Ue a Italia: «Le minacce non servono a niente»

ROMA. "Le minacce non aiutano a trovare le soluzioni". Lo hanno detto i portavoce della Commissione Europea al briefing di mezzogiorno rispondendo alle domande dei giornalisti sul caso Diciotti, mentre è in corso a Bruxelles la riunione fra gli sherpa di 12 paesi, fra cui l'Italia, per trovare una soluzione durevole alla questione degli sbarchi dei migranti. "La commissione lavora intensamente per trovare una soluzione per la Diciotti" -hanno detto i portavoce - "in Europa le minacce non servono a niente, l'unico modo di risolvere questioni in Europa è lavorare insieme in maniera costruttiva. Sono gli stati membri che devono trovare una soluzione e la commissione li aiuta a trovare un terreno comune. Lo facciamo sempre e anche in questo caso concreto".

La riunione degli sherpa è "un meeting informale, non è un incontro in cui verranno prese decisioni ma in cui si cercheranno soluzioni", hanno precisato i portavoce, spiegando che si tratta di trovare "una soluzione, durevole e strutturale" alla questione dei migranti, ma "non è un incontro specifico sul caso Diciotti". 

Non sa nuotare e la trascina giù, morti due giovani

ASTI. Un ragazzo e una ragazza sono morti annegati nella piscina di una villa a Castelnuovo Don Bosco, nell'astigiano, dove si trovavano con un gruppo di amici. Da una prima ricostruzione, sembra che i due giovani, 21 anni lui e 19 lei, si siano tuffati in acqua insieme: il ragazzo non sapeva nuotare, ma pensava che l'acqua non fosse tanto profonda. Al contrario, non toccava e preso dalla paura ha iniziato ad annaspare aggrappandosi alla giovane, che non è riuscita ad aiutarlo ma anzi è stata trascinata a fondo. Quando gli altri ragazzi si sono accorti che i due erano in difficoltà si sono gettati in acqua, ma era ormai troppo tardi.

Il 21enne è morto sul posto, la 19enne, invece, è stata trasportata all'ospedale Molinette di Torino ma è deceduta stamattina. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione locale.

Disastro nel parco del Pollino: almeno 10 morti

COSENZA. Torrente in piena travolge giovani escursionisti. Sono almeno 10 le vittime, mentre facevano torrentismo ('canyoning') ossia l'attraversamento a piedi del letto del corso d'acqua del torrente Raganello, a Civita di Castrovillari, in provincia di Cosenza. Ci sarebbero però ancora 5 dispersi, le ricerche proseguiranno anche con il buio. Sono 23 le persone tratte in salvo dai soccorritori e cinque i feriti trasportati in ospedale. Sul posto i vigili del fuoco, la Protezione civile nazionale e il Soccorso Alpino che, twitta, ha salvato un bambino in ipotermia che è stato portato all'ospedale di Cosenza. A supporto anche alcune squadre di tecnici del Soccorso Alpino e Spelelogico della Basilicata. Sul canyon erano presenti due gruppi di 18 escursionisti per un totale di 36 persone, ma non si può escludere che sul torrente fossero presenti altre persone non accompagnate da guide. Sul sito della prefettura di Cosenza è disponibile il numero verde (0984 8980651) per le informazioni ai familiari degli escursionisti. Tra i feriti anche un bambino in gravi condizioni.

MINISTRO COSTA, DOLORE PER LA TRAGEDIA - "Sono addolorato per questa tragedia che colpisce degli escursionisti che, come tanti altri, visitavano un parco nazionale" sottolinea in una nota il ministro dell'Ambiente Sergio Costa. "Sono in costante contatto col presidente del parco Domenico Pappaterra e col direttore Giuseppe Melfi". 

L'ALBERGATORE, IMPOSSIBILE SAPERE NUMERO DISPERSI - ''E' una immane tragedia" dice ancora scosso il proprietario del B&B 'La Locanda di Civita', a pochi chilometri dalle Gole del Raganello. "Al momento sono qui nella piazza di Civita che è piena di tutti i mezzi di soccorso possibili. Speriamo che il bilancio non peggiori. Il problema è che al momento non si sa il numero dei dispersi perché oltre ai turisti che si muovono con le guide, in molti si avventurano da soli''. ''In condizioni meteo normali il percorso alle Gole del Raganello lo possono fare anche i bambini, ma oggi c'è stato un forte temporale in alta quota, dove nasce il torrente. Gli anziani del paese di San Lorenzo mi hanno detto che ha fatto tanta acqua come non se ne vedeva da 50 anni e nel giro di una mezz'ora il livello del torrente è cresciuto a dismisura''.

L'AREA DELL'INCIDENTE- Le Gole del Raganello sono costituite da un canyon lungo circa 17 km, che parte dalla Sorgente della Lamia e raggiunge un'area attigua all'abitato di Civita di Castrovillari, dove sorge il caratteristico Ponte del Diavolo. Qui il corso del torrente Raganello diventa più regolare e scorre lungo una valle più aperta, che si mantiene tale fino alla foce. L'area, riserva naturale protetta del Parco Nazionale del Pollino al confine tra Calabria e Basilicata, è una delle mete più frequentate della regione per gli amanti del rafting e del canyoning. Il canyon del Raganello viene distinto dagli esperti in due parti: le Gole alte e le Gole basse. Le Gole alte o Gole di Barile si dipartono dalla Sorgente della Lamia fino a raggiungere la cosiddetta Scala di Barile, nei pressi dell'abitato di San Lorenzo Bellizzi, in un percorso di circa 9 km. La conformazione del torrente è molto accidentata. Le Gole basse, dalla zona Pietraponte, dove si erge il Ponte omonimo, un singolare macigno incastonato tra le pareti, raggiungono la zona sottostante lo spettacolare Ponte del Diavolo, nei pressi di Civita, in un percorso di circa 8 km. Il percorso è simile per conformazione a quello superiore, ma più difficoltoso da percorrere, data la maggiore quantità d'acqua del bacino e la presenza di punti maggiormente scoscesi e accidentati: la Forra d'Ilice, la Conca degli Oleandri, la Tetra Fenditura, la Frana Ciclopica.

Le mani della mafia sull'ortofrutticolo

Una vera e propria regia occulta al mercato ortofrutticolo di Palermo in grado di monopolizzare tutto, dal prezzo dei beni in vendita ai centri di approvvigionamento. E' quanto emerge dalle indagini che hanno portato alla confisca di beni per 150 milioni di euro ad A.I. e G.I., 61enni, ritenuti dagli investigatori "vicini e contigui" a Cosa nostra. Dopo il duro colpo inferto alla mafia siciliana dalla Direzione investigativa antimafia di Palermo lo scorso venerdì con la maxi-confisca di 400 milioni di euro a carico dell’ex deputato regionale Giuseppe Acanto, stamani il Centro operativo Dia ha dato esecuzione a un nuovo decreto di confisca beni, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del locale Tribunale.

Il provvedimento, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, è stato eseguito dal Centro operativo Dia. "I soggetti colpiti, titolari di vari stand e profondi conoscitori del metodo di funzionamento del mercato ortofrutticolo - spiegano gli investigatori -, ne monopolizzavano l'attività attraverso l'utilizzo dei servizi forniti dalla cooperativa 'Carovana Santa Rosalia' (compravendita di merce, facchinaggio, parcheggio, trasporto e vendita di cassette di legno e materiale di imballaggio)".

Anche grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia è stata fatta luce su una vera e propria 'regia occulta' in grado di prestabilire il prezzo dei beni in vendita nel mercato, controllare il trasporto su gomma da e per la Sicilia occidentale e i principali centri di approvvigionamento e gestire le ulteriori attività connesse al commercio interno.

Un monopolio che ha determinato "una grave distorsione della libera concorrenza, che ha garantito all'organizzazione criminale ingenti guadagni attraverso attività solo apparentemente lecite". "Hanno rafforzato l'ipotesi investigativa di infiltrazione mafiosa all'interno del mercato ortofrutticolo palermitano - spiegano dalla Dia - alcune ordinanze applicative di misura cautelare, emesse dal gip di Napoli, quando viene contestato agli indagati (tra i quali anche Gaetano Riina,  fratello del capomafia corleonese Salvatore), di controllare il trasporto su gomma da e per i mercati ortofrutticoli di Fondi, Aversa, Parete, Trentola Ducenta e Giugliano e da questi  verso quelli del Sud Italia, interessando, in particolare, i mercati siciliani di Palermo, Catania, Vittoria (Ragusa), Gela (Caltanissetta) e Marsala (Trapani)".

Genova, cosa sappiamo finora

Una ventina di minuti prima 12 si scatena l'inferno. E' crollato il ponte Morandi, oltre un centinaio di metri, sulla A10 di Genova nella zona di Sanpierdarena poco dopo lo svincolo dell'A7.

LE VITTIME - Il bilancio è in continuo aggiornamento. Per ora sono almeno 20 le vittime accertate, tra cui anche un bambino, dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. I feriti, ha spiegato il capo del Dipartimento della Protezione civile Angelo Borrelli, sono 13 di cui 5 in codice rosso. Parte dei detriti è caduta nella zona sottostante, sulle abitazioni di via Fillak e via Porro. Alcuni degli sfollati hanno trovato riparo in un centro civico della zona.

LE IPOTESI - E' ancora presto per capire quale sia stata l'origine della tragedia. "Per una volta tanto non sembra esserci un problema di dissesto idrogeologico - dice all'Adnkronos il presidente dei geologi liguri, Carlo Civelli -. Non credo proprio che c'entri qualcosa il temporale, penso di più a un cedimento strutturale", ipotizza. Per alcuni il crollo del viadotto Morandi "è una tragedia annunciata". Due anni fa l'ingegnere Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all'Università di Genova, lanciava l'allarme sul ponte Polcevera sul sito Ingegneri.info. Il ponte ''ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici'' che hanno portato a "imponenti interventi di manutenzione straordinaria, dalla fine degli anni '80 primi anni '90" tra cui "la sostituzione dei cavi di sospensione con nuovi cavi affiancati agli stralli originari''.

I LAVORI - Autostrade per l'Italia ha precisato che sulla struttura, risalente agli anni Sessanta, "erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto". Quanto alle cause del crollo, aggiungono, "saranno oggetto di approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi".

LA STORIA - Inaugurato il 4 settembre del 1967 e conosciuto anche come il 'Ponte di Brooklyn' per l'innegabile somiglianza, l'opera dell'ingegnere Morandi era lunga 1.182 metri e alta 45 con 3 piloni di cemento armato che toccano i 90 metri d'altezza.

CODE E TRAFFICO - A seguito della chiusura si sono formate code sulla A10 in direzione Genova tra Genova Pegli e Genova Aeroporto. Traffico rallentato e file anche sulla A12 Genova Rosignano Marittima tra Genova Est e il bivio per la A7 e tra Bolzaneto e la A10.

Burrasca in arrivo

Ferragosto, arriva la burrasca. Il tempo sta infatti cambiando e l'anticiclone africano, ormai indebolito, lascerà spazio ad un'intensa perturbazione atlantica collegata ad una bassa pressione. Questo quanto prevedono gli esperti de ilMeteo.it, che avvertono di come, già da oggi, violenti temporali si abbatteranno su Piemonte, Lombardia come a Milano e Liguria per poi dilagare verso il Triveneto entro sera.

Per gli esperti sarà però domani la giornata peggiore, con piogge e temporali e grandine che colpiranno duramente il Nordest, la Lombardia orientale, la Toscana, l'Umbria, il Lazio fino a Roma e le regioni adriatiche. Giù le temperature, con un calo fino a 10°C.

Che tempo farà il 15? Per ilMeteo.it sarà un Ferragosto decisamente instabile al Centro e poi anche al Sud, ancora con temporali e grandinate. Segno inverso invece al Nord: dove l'aumento della pressione farà tornare il sole su tutte le regioni. Per Antonio Sanò, direttore e fondatore del sito, da giovedì a domenica 19 agosto il tempo continuerà a rimanere compromesso, specie nel pomeriggio, sulle regioni meridionali, sul Lazio e localmente sulla Toscana e fin verso le zone costiere. Per quanto riguarda le temperature, dopo il drastico calo atteso da martedì e giovedì, torneranno lentamente a risalire misurando valori superiori ai 30-32°C da sabato 18.

Annuncio choc Trenord, la madre di Raffaele scrive a Mattarella

"Caro Presidente, sono la madre di Raffaele Ariano, 32enne, assegnista di ricerca in una Facoltà di Filosofia. È un privato cittadino: non un politico, non un opinionista, non una figura pubblica. Come comune cittadino ha segnalato un'azione scorretta di un capotreno, un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni. Per farlo ha scritto con toni pacati e rispettosi un post sul suo profilo Facebook e una lettera a un giornale locale". Inizia così la lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di Annamaria Abbate, madre del viaggiatore di Trenord che ha segnalato l'annuncio 'anti-zingari' sul treno Milano-Cremona.

"Nei giorni successivi, sulla pagina Facebook Ufficiale 'Lega – Salvini Premier', è comparso un post che indicava in Raffaele il responsabile del possibile licenziamento della capotreno (licenziamento mai auspicato da mio figlio e di cui non è comparsa mai menzione nei comunicati di Trenord), con tanto di fotografia, nome e cognome e un link diretto alla sua pagina Facebook con la seguente frase: 'State con la capotreno o con il denunciatore, Raffaele Ariano?'", scrive la donna nella lettera pubblicata sul sito di 'Articolo 21'.

"A partire dal post di 'Lega – Salvini Premier' è seguito un vero e proprio linciaggio mediatico da parte di sostenitori della Lega e di gruppi neo-fascisti come CasaPound e Forza nuova, contenenti ingiurie e minacce all’incolumità fisica di mio figlio e della nostra famiglia. Per pudore e rispetto mi astengo dal riportar queste frasi, ma come si può evincere dal materiale documentale consegnato alla polizia, vi sono stati scandagliati i più bui recessi della barbarie umana e civile: epiteti razzisti, omofobi e misogini, diffamazioni sulla sua professionalità, centinaia di minacce di violenza fisica, con tanto di pubblicazione del nostro indirizzo di casa e promesse di incursioni punitive", si legge ancora.

"Naturalmente Raffaele sta facendo tutti i passi legali per tutelarsi. Crediamo nelle istituzioni democratiche del nostro paese e siamo fiduciosi che la giustizia saprà proteggere tanto la nostra reputazione quanto la nostra incolumità fisica, per la quale abbiamo motivo di temere per la prima volta nella nostra vita. Del profilo penale di questa triste, dolorosa vicenda, si occuperà insomma la magistratura - si legge - La gravità di quanto accaduto va, però, molto al di là della sua persona: l’aggressione e il linciaggio mediatico che si è riversato su mio figlio, per il sol fatto di aver chiesto pubblicamente il rispetto di principi e valori scritti nella nostra Costituzione, potrebbero colpire chiunque". "Quanto accaduto è un fatto politico che riguarda la nostra democrazia - sottolinea - La responsabilità degli insulti e delle minacce da parte degli odiatori del web è certamente personale, ma i cinquantamila commenti sul profilo di un privato cittadino non vi sono arrivati spontaneamente, bensì – per quanto ci risulta – sollecitati e guidati direttamente dalla pagina Ufficiale 'Lega – Salvini Premier'. Allora mi chiedo: può essere tollerato che dalla pagina della forza politica il cui segretario è anche Ministro dell’Interno si fomenti intenzionalmente una tale campagna d’odio? È tollerabile in uno Stato di diritto che un privato cittadino possa essere minacciato nella sua incolumità per azioni riconducibili al Ministro preposto all’ordine e alla sicurezza di tutti i cittadini? In un Paese dove il Ministro dell’Interno avesse la possibilità di chiudere la bocca a chi osa dissentire su un qualsiasi tema di pubblico interesse, ci si sente più o meno sicuri?".

"Temo che accettare supinamente quanto è successo crei un precedente pericoloso, se non inaccettabile, per tutti. Altri, in futuro, potrebbero subire intimidazioni o, addirittura, arrivare a autolimitarsi preventivamente nell’esercizio del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. Quando un cittadino si trova a temere per la propria incolumità a causa di forze più grandi di lui solo per aver espresso un’opinione, per di più a difesa della pari dignità delle persone e dei principi democratici su cui si fonda il suo Paese, si prospettano tempi bui", aggiunge concludendo: "Confidando nella Sua persona e nel ruolo che ricopre, affido a Lei questi inquietanti quesiti e Le chiedo, rispettosamente, come cittadina e come madre, di valutare un Suo intervento, secondo i Suoi poteri e prerogative costituzionali, a tutela dei nostri diritti di cittadini italiani, del nostro ordinamento e dei valori democratici su cui si fonda".

Sos Méditerranée all'Europa: «Trovate una soluzione»

L'Aquarius, la nave dell'organizzazione non governative internazionale Sos Mediterrannée con a bordo 141 persone e che si trova attualmente "in stand by tra Linosa e Malta nelle acque internazionali", "ha ricevuto due risposte negative da Malta e dall'Italia" e pertanto "si rivolge all'insieme dei governi europei" per trovare il più rapidamente possibile una soluzione e "mettere in sicurezza il prima possibile" le persone a bordo. Ad affermarlo all'Adnkronos è Sophie Beau, co-fondatrice e vicepresidente dell'International Network di Sos Méditerranée.

La situazione attuale, spiega, "è in completa contraddizione con il diritto marittimo internazionale e si fa sulle spalle di persone in pericolo di vita". La situazione dell'Aquarius, aggiunge Beau, va risolta al più presto e "bisogna mettere in sicurezza il più rapidamente possibile le 141 persone a bordo ci cui la metà sono minorenni e un terzo costituito da donne alcune delle quali anche incinte".

I migranti soccorsi dall'Aquarius, in due operazioni distinte, racconta Beau, "sono stati salvati nella zona di Search and Rescue (Sar) libica e quindi proprio per questa ragione il coordinamento dei soccorsi spettava alla guardia costiera libica. Il soccorso è stato coordinato dalle autorità libiche che poi ci hanno detto che non erano in grado di fornire un porto sicuro. E' stata una riposta logica visto le circostanze attuali: la Libia non può infatti essere considerato come un porto sicuro per dei richiedenti asili che fuggono proprio da quel paese", sottolinea ancora la Co-Fondatrice di Sos Mediterrannée.

"Quello che è illogico è che le autorità europeo a fine giugno hanno chiesto di rispettare le istruzioni dei libici ma che loro non sono capaci di affrontare la situazione", rileva Beau. "Un salvataggio in mare si conclude solo quando le persone soccorse sono messe in sicurezza".

Beau, commentando le parole del ministro delle Infrastrutture dei Trasporti Danilo Toninelli che in un tweet questa mattina sottolineava che dell'Aquarius, visto che batte bandiera di Gibilterra, se ne doveva occupare il Regno Unito, sottolinea che il diritto marittimo internazionale parla chiaro e che non spetta né a Gibilterra né al Regno Unito farsi carico della nave. Visto che le autorità libiche non possono assicurare un porto sicuro le istruzioni parlano chiare e dobbiamo cercare un altro centro di coordinamento. Proprio per questo visto le risposte negative dall'Italia e da Malta sollecitiamo l'insieme dei governi europei. Aspettiamo le istruzioni per sapere quale sarà lo Stato che assumerà il coordinamento".

Infatti, spiega la co-fondatrice di Sos Mediterrannée, "ci vuole una soluzione politica a livello europeo per risolvere questa situazione assurda frutto di un modello che non è praticabile". Proprio per questo "sollecitiamo gli Stati Europei a prendere le loro responsabilità. Non ci rivolgiamo ad un paese in particolare ma a tutti".

"Sono anni - rileva Beau- che diciamo che l'Italia è stata lasciata da sola per far fronte alla situazione per la mancanza di solidarietà a livello europeo. L'Italia è sempre stata lasciata sola, in prima linea a far fronte alla questione dei migranti. E la situazione che si registra in Italia, con la chiusura dei porti di cui ci rammarichiamo, è il frutto di una mancanza di solidarietà a livello europeo".

Per la co-fondatrice di Sos Mediterrannée, invece, "servirebbe una flotta europea e una soluzione europea" al problema dei migranti. "Ci vuole una presa di coscienza del problema e risolvere rapidamente la situazione che si fa sulle spalle delle persone che continuano a partire perché continuano a farlo". A giugno, rileva, "secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per i migranti ci sono stati 629 morti nel mare mediterraneo e 222 a luglio", e complessivamente oltre 1.500 dall'inizio del 2018.

Ovviamente, rileva Beau, "ci rammarichiamo che l'Italia chiuda i suoi porti ma da anni sappiamo che la situazione non è praticabile. L'Italia non può portare da sola il fardello del soccorso dei migranti. Lo abbiamo detto ma non siamo mai stati ascoltati. E il risultato è la situazione attuale", spiega la co-fondatrice di Sos Mediterrannée. Purtroppo, aggiunge, "non siamo sorpresi dell'evoluzione della situazione" con le prese di posizioni del Governo italiano. "Chiaramente la chiusura dei porti italiani è deplorevole ma comunque teniamo a ringraziare la guardia costiera italiana che da anni sono da soli a gestire la situazione. Abbiamo ottimi rapporti con loro".

La decisione delle autorità italiane, spiega ancora, "fa seguito a una mancanza di solidarietà europea che denunciamo. C'è un fallimento a livello europeo". La fine di 'Mare Nostrum', rileva, "è il simbolo del fallimento europeo. Siamo di fronte ad una crisi umanitaria senza precedenti come non ne abbiamo mai conosciuto".

BARCELLONA CONTRO MADRID. Dopo il no di Malta, dell'Italia, la città di Barcellona si dice pronta ad accogliere la nave Aquarius in contrasto con la posizione del governo centrale di Madrid che afferma che i porti spagnoli non sono i più sicuri, perché non sono i più vicini, per far sbarcare i 141 migranti a bordo della nave di soccorso. In una conferenza stampa, Laia Ortiz, assessore per i diritti sociali della città catalana, ha detto che Barcellona "ancora una volta" apre il suo porto ai migranti. "Barcellona sarà sempre impegnata alla difesa di vite umane", ha aggiunto. Le dichiarazioni dalla Spagna sono arrivate dopo che la Commissione Europea ha detto, tramite un portavoce, di essere in "contatto con diversi stati membri" ed ha offerto il suo "totale appoggio diplomatico" per risolvere la situazione.

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