Mercoledì 23 Gennaio 2019 - 20:08

Caso Desirée, cade accusa omicidio per due arrestati

Il Tribunale del Riesame ha fatto cadere l’accusa di omicidio per due degli arrestati per la morte Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina, trovata morta nella notte tra il 18 e il 19 ottobre in un casolare abbandonato nel quartiere di San Lorenzo a Roma.

Si tratta di Chima A., il 47enne nigeriano, e di Brian M., 43 anni senegalese. Per i due, che restano comunque in carcere, cade anche l’accusa di violenza sessuale di gruppo in abuso sessuale su minore mentre resta quella per spaccio. Mercoledì 14 è intanto fissata l'udienza del Riesame per Mamadou G., il terzo africano arrestato a Roma: a questo punto anche per lui potrebbe cadere l’accusa di omicidio.

IL LEGALE - "Sono contenta per il mio assistito nella cui innocenza, alla luce delle indagini svolte, ho sempre creduto - afferma il difensore di Alinno C., l'avvocato Pina Tenga -. Mi dispiace - aggiunge - perché indagini condotte in tal modo rischiano di non rendere giustizia a quella povera ragazza".

«Se si sbagliano i conti non c’è una banca di riserva che ci salverà»

ROMA. Suona forte e chiaro l'allarme della Cei sulla manovra: "Se si sbagliano i conti non c’è una banca di riserva che ci salverà" dice il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, nel suo intervento in apertura dell'Assemblea generale. "I danni contribuiscono a far defluire i nostri capitali verso altri Paesi - avverte - e colpiscono ancora una volta e soprattutto le famiglie, i piccoli risparmiatori e chi fa impresa".

I vescovi non risparmiano poi un monito sul tema migranti: "Stiamo attenti a non soffiare sul fuoco delle divisioni e delle paure collettive - sottolinea Bassetti - che trovano nel migrante il capro espiatorio e nella chiusura un’improbabile quanto ingiusta scorciatoia"."La risposta a quanto stiamo vivendo - continua il presidente della Cei - passa dalla promozione della dignità di ogni persona, dal rispetto delle leggi esistenti, da un indispensabile recupero degli spazi della solidarietà". "Stiamo attenti, dicevo: se l’Italia rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici - osserva ancora - non c’è un’Italia di riserva". Bassetti ribadisce infine la necessità di una legge per 'i nuovi italiani': "Torniamo a chiedere un ripensamento della legge di cittadinanza" sottolinea.

"La risposta a quanto stiamo vivendo - continua il presidente della Cei - passa dalla promozione della dignità di ogni persona, dal rispetto delle leggi esistenti, da un indispensabile recupero degli spazi della solidarietà". "Stiamo attenti, dicevo: se l’Italia rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici - osserva ancora - non c’è un’Italia di riserva". Bassetti ribadisce infine la necessità di una legge per 'i nuovi italiani': "Torniamo a chiedere un ripensamento della legge di cittadinanza" sottolinea.

Quindici anni fa la strage di Nassiriya: l’Italia non dimentica

ROMA. Sono passati 15 anni da Nassiriya, attentato più sanguinoso nella lunga catena di lutti che caratterizzò l'operazione 'Antica Babilonia' in Iraq. Sono le 10.40 (le 8.40 in Italia) del 12 novembre 2003 quando un camion sfonda la recinzione della sede della missione Msu (Multinational Specialized Unit) dei carabinieri a Nassiriya, aprendo un varco ad un'autobomba che esplode subito dopo. Muoiono 12 militari dell'Arma, cinque militari dell'Esercito e due civili, oltre a 9 iracheni. I feriti italiani sono 18. La base Maestrale è ridotta a uno scheletro di cemento. Dove c'era l'autobomba non rimane che un cratere profondo otto metri. Il fumo e il silenzio seguono l’esplosione, poi le urla, le sirene delle ambulanze. In poco tempo si inizia a comprendere l’accaduto: un'auto imbottita di esplosivo si è lanciata contro le palazzine degli italiani, all’ingresso dell’area una sparatoria, il tentativo di fermare la vettura, poi l’esplosione. I funerali di Stato si tennero a Roma il 18 novembre. Vi parteciparono le più alte cariche dello Stato, i familiari delle vittime, e una grandissima folla. In occasione dell'anniversario della strage si celebra la “Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace”.

"Rivolgo il mio deferente omaggio a tutti coloro che hanno sacrificato la vita, al servizio dell'Italia e della comunità internazionale", scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che sottolinea: "Quindici anni or sono il barbaro attentato di Nassiriya stroncò la vita a diciannove italiani, unitamente ai colleghi iracheni, nell'attentato più grave subito dai nostri contingenti schierati nelle missioni di pacificazione, condotte in tante aree di crisi e contro il terrorismo transnazionale". "I militari e civili che, a rischio della propria incolumità, fronteggiano molteplici e diversificate minacce in tante travagliate regioni del mondo, sono l'espressione - sottolinea il capo dello Stato nel messaggio inviato al ministro della Difesa, Elisabetta Trenta - di un impegno della comunità internazionale che vede il nostro Paese credere fermamente nella necessità di uno sforzo unitario per la sicurezza e la stabilità, per l'affermazione dei diritti dell'uomo". "Soltanto una intensa collaborazione tra i popoli - conclude Mattarella - può aiutarci a sconfiggere le tenebre della violenza e a offrire un futuro all'umanità. Con questi sentimenti, rinnovo la vicinanza ai familiari di ciascuno e partecipo al loro dolore".

Morte Marianna Pepe, due indagati

Ci sono due persone indagate per la morte di Marianna Pepe, l'ex campionessa italiana di tiro a segno trovata senza vita a Muggia, in provincia di Trieste. Secondo le prime ricostruzioni, la caporalmaggiore dell'Esercito sarebbe stata picchiata dall'ex compagno, con cui aveva recentemente chiuso una difficile relazione. Dopo l'episodio di violenza, la Pepe avrebbe chiesto ospitalità a un amico, insieme al figlio di cinque anni.

Lì la vittima avrebbe assunto un mix di cocaina, farmaci e alcolici che sarebbe risultato letale. L'autopsia, fissata per martedì, farà chiarezza sulle cause del decesso. Marianna Pepe si era anche rivolta a un Gruppo di operatrici antiviolenza per chiedere un aiuto dai comportamenti dell'ex compagno

Bari, 8 casi morbillo: ipotesi contagio da bimba no vax

Otto casi di morbillo già accertati, un nono molto probabile, il rischio che possano essercene altri. "Sono gli indizi di un focolaio epidemico, scoppiato - a quanto pare - anche per via della tardiva applicazione dei protocolli previsti dalla legge", si legge sulla 'Gazzetta del Mezzogiorno'. Il "caso indice", cioè quello da cui tutto è cominciato presso il Giovanni XXIII di Bari, - secondo il quotidiano - non sarebbe stato segnalato per tempo alle autorità di igiene pubblica. Una bambina di 10 anni, figlia di genitori no vax, potrebbe dunque aver innescato una catena di contagi. "Che ha riguardato anche un bimbo di 11 mesi, ricoverato nello stesso reparto per otite e ora alle prese con una malattia molto grave", si legge nell'articolo.

Desirée, fermato un pusher italiano

Un uomo, italiano, è stato fermato in relazione all'omicidio di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina trovata morta in un palazzo abbandonato in via dei Lucani, nel quartiere San Lorenzo a Roma. Marco M. è accusato di cessione di stupefacenti. Sarebbe stato lui a fornire la droga alla giovane vittima. Il 36enne, nato nella capitale, è stato rintracciato presso la fermata 'Pigneto' della linea metropolitana C. Sottoposto a un controllo, gli agenti gli hanno sequestrato 12 dosi di cocaina e e psicofarmaci di vario genere, motivo per cui lo stesso è stato segnalato all’autorità giudiziaria per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope. Marco M., secondo gli inquirenti, "con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, illecitamente deteneva e cedeva sostanze stupefacenti, quali cocaina ed eroina e psicofarmaci che inducono effetti psicotropi anche contenenti 'quetiapina', cedendole a persone che a tale fine frequentavano i locali di via Dei Lucani 22" e quindi anche a Desirée.

Più di un testimone, nei giorni successivi all'omicidio, aveva parlato di un ragazzo, conosciuto come Marco e abituale frequentatore del covo di tossici e pusher di San Lorenzo, che avrebbe fornito agli aguzzini della 16enne gli psicofarmaci poi finiti nel micidiale mix di droghe spacciato per metadone e utilizzato per stordirla e stuprarla.

"Ma quali sciacalli", giornalisti contro Di Maio e Di Battista

La stampa non ci sta. E' netta e dura la replica dei giornalisti agli attacchi di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista dopo l'assoluzione del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Se il vicepremier ha parlato di "infimi sciacalli", l'ex deputato grillino su Facebook se l'è presa con i "pennivendoli": "Sono loro le vere puttane".

Dalle note ufficiali ai post sui social, sono molti i giornalisti che hanno replicato alle accuse. "Caro @luigidimaio prima di insultare i giornalisti impara a leggere le sentenze: il giudice ha stabilito che 'il fatto c’è', dunque abbiamo scritto solo la verità - scrive su Twitter Sebastiano Messina de la Repubblica - Noi raccontiamo i fatti e continueremo a farlo: fattene una ragione". "Sono dieci anni che Di Maio tenta con ogni mezzo di abolire l’Ordine dei giornalisti, che dice di disprezzare - scrive in un altro post - Qualche giorno fa ha annunciato che l’abolizione 'è già sul tavolo del governo'”.

Mentre il direttore del quotidiano romano, Mario Calabresi, con un editoriale ha sottolineato come "nessuno dei fatti descritti da Repubblica è stato smentito. La procura e il giudice per le indagini preliminari li hanno ritenuti rilevanti. Il Tribunale ha ritenuto che non costituiscano reato e Virginia Raggi è stata assolta".

"Ma basta con 'infimi sciacalli' ai giornalisti. Un sindaco è stato assolto, dovrebbe essere il minimo. La città resta quella che è, si metta al lavoro per fare meglio. Punto", scrive Andrea Salerno, direttore La7.

"Il livore dei 5 stelle verso l'informazione è comprensibile solo per la frustrazione di non poter, da giustizialisti integrali, attaccare chi ha portato a giudizio la Raggi, non i giornalisti ma i magistrati - è il post di Enrico Mentana, direttore del Tg La7 su Facebook - Hanno avuto anni per dare ai giornalisti delle puttane, ma hanno aspettato la fine del processo di primo grado, non si sa mai". "Nessuna categoria è fatta solo di gente pura, neanche i giornalisti, neanche i 5 stelle, neanche le puttane. Ma né i giornalisti né le donne che scelgono, o sono costrette, alla prostituzione sono così poco coraggiosi da dare la colpa di un'azione giudiziaria a chi l'ha raccontata e non a chi l'ha aperta e svolta", sottolinea.

Per David Sassoli, vicepresidente del Parlamento europeo ed ex vice direttore del Tg1, "le parole di #DiMaio e #DiBattista contro i giornalisti ci ricordano l'allucinante odio e veleno con cui hanno infettato l'#Italia. Nessuno potrà mai perdonarvi. Per questo crimine nessuna assoluzione è possibile".

"Niente. Riescono a essere rabbiosi, volgari e ignoranti anche in un giorno di festa. Povera Italia che fine stai facendo", è il post di Federica Angeli, la cronista di Repubblica che vive sotto scorta dal 2013 per aver denunciato le infiltrazioni della criminalità organizzata a Ostia.

Lirio Abbate, vice direttore Espresso, ricorda su Twitter: "La sindaca #Raggi è stata assolta. Bene. Occorre però ricordare a lei a #DiMaio e #DiBattista che i giornalisti raccontano notizie documentate e riscontrate che non sempre coincidono con #notiziedireato Ed è ciò che ha fatto @emifittipaldi su @espressonline scrivendo notizie vere".

Corrado Formigli (Piazza Pulita) ricorda "a chi detiene il potere politico: se i giornalisti vi diffamano querelate o chiedete rettifica. Facendo nomi e cognomi, su fatti specifici. Oppure rimanete in silenzio. Nei paesi decenti si fa così".

In una nota Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, scrivono: "Nel giorno dell'assoluzione della sindaca di Roma, Virginia Raggi, il vicepremier Luigi Di Maio insulta i cronisti e annuncia una sua legge sull'editoria. Eppure molti di quei cronisti oggi insultati hanno denunciato in anticipo Mafia Capitale e non hanno risparmiato nulla neppure al precedente sindaco, Ignazio Marino. Ieri andavano bene e oggi no? Di Maio e chi, come lui fra i 5 Stelle, sogna un'informazione al guinzaglio deve farsene una ragione: non saranno le minacce e neppure gli insulti a impedire ai giornalisti di fare il loro lavoro". "Le sue frasi - proseguono i vertici della Fnsi - sono la spia del malessere di chi vede vacillare un consenso elettorale costruito su annunci e promesse irrealizzabili. Quanto agli "infami" e agli "sciacalli" è sicuro, il vicepremier, di non parlare anche di se stesso, considerato che il suo nome continua a figurare fra quelli degli iscritti all'Ordine dei giornalisti?".

"Gli insulti del ministro Di Maio si commentano da soli come è stato già stigmatizzato dai colleghi della Fnsi - commenta Carlo Verna, presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti - Sono espressi nell'esercizio del suo mandato e per questo non prendo iniziativa di trasmetterli al consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti della Campania cui è iscritto". "Ma, mentre da cittadino mi chiedo se sia questo il modo di esercitare un alto mandato, da presidente dei giornalisti - conclude Verna - gli chiedo di valutare seriamente la possibilità di lasciare spontaneamente la nostra comunità, nella quale ha diritto di stare, ma in cui chi si comporta così non è assolutamente gradito".

Migliaia in piazza a Torino per dire sì alla Tav

In migliaia a Torino per dire sì alla Tav. E' iniziata sulle note della canzone di Jovanotti ‘Io penso positivo’ la mobilitazione in piazza Castello promossa da ‘Sì, Torino va avanti’. Secondo gli organizzatori almeno 30mila persone hanno partecipato alla manifestazione. In piazza c'erano esponenti delle categorie economico produttive, della politica, del sindacato, imprenditori, lavoratori, giovani e anziani, volontari olimpici e gente comune che hanno accolto l'invito della vigilia: nessuna bandiera di appartenenza politica né striscioni di singole organizzazioni ma solo qualche tricolore, qualche bandiera europea e qualche bandiera di Torino 2006, a fianco a struscioni che dicono sì alla Tav, sì al lavoro, no alla Ztl prolungata.

In tanti anche hanno raccolto l'invito dell'organizzazione a vestirsi di arancione. Chi con sciarpe, chi con giacche, qualcuno con un evidenziatore che spunta dal taschino o una gerbera appuntata sul bavero del cappotto e chi anche solo con l'adesivo arancione diventato simbolo del raduno "Sì, Torino va avanti". Sul bus aperto si sono svolti gli interventi degli organizzatori. Tra i primi a prendere la parola è stato l'ex sottosegretario Mino Giachino che nei giorni scorsi ha lanciato la petizione a favore della Tav che ha già raggiunto circa 60 mila firme.

L'inno d'Italia cantato dalla piazza e accompagnato da lunghi applausi e sventolii di bandiere tricolore e dell'Unione europea ha concluso la manifestazione mentre dal bus aperto gli organizzatori hanno ringraziato i numerosi presenti e promesso 'non finisce qui, la battaglia per il Tav va avanti".

LEGA IN PIAZZA - In piazza a Torino è scesa anche la Lega. "La nostra partecipazione alla manifestazione è innanzitutto un segno di rispetto e di attenzione verso il mondo produttivo e imprenditoriale piemontese che oggi ha deciso di scendere in piazza e che manifesta evidentemente un disagio", spiegano i parlamentari della Lega Elena Maccanti, Alessandro Benvenuto, Gualtiero Cassaratto e Marzia Casolati.

Con loro anche il segretario della Lega di Torino, Fabrizio Ricca. "Siamo favorevoli alle grandi opere e riteniamo la linea Torino Lione fondamentale e strategica per il Piemonte e per tutto il paese. Rispettiamo gli impegni assunti con il Movimento 5 Stelle, che ha chiesto un approfondimento sulle modalità di realizzazione dell'opera attraverso un'analisi costi e benefici ma ribadiamo con forza che l'opera va realizzata", concludono.

LA RISPOSTA DI APPENDINO ALLA PIAZZA - Chiara Appendino sul suo blog risponde alle migliaia di persone scese in piazza."La porta dell'ufficio della sindaca di Torino è aperta e sempre lo resterà", sottolinea. La prima cittadina annuncia la disponibilità ad avviare un "dialogo costruttivo sulla Torino di domani" già dalla prossima settimana. "Abbiamo sempre ascoltato tutti e continueremo a farlo - sottolinea la prima cittadina - e l'ascolto è proprio una delle cifre che da subito ho voluto caratterizzasse questa amministrazione, convinta che le divisioni di questo periodo storico nascano proprio da territori e comunità che per anni hanno provato a dialogare con istituzioni divenute sorde".

"Oggi, in piazza Castello, al netto delle diverse sensibilità politiche - prosegue la sindaca - sono state sollevate delle critiche, che accolgo, ma c'erano anche molte energie positive. Sono stati proposti alcuni punti per il futuro della Città che sono in buona parte condivisibili, anche perché rispecchiano ciò che come amministrazione abbiamo fatto fino ad oggi e ancora intendiamo fare nei due anni e mezzo di mandato che abbiamo davanti a noi". "Sono pronta a discuterne già dalla settimana prossima e ad instaurare un dialogo costruttivo sulla Torino di domani, anche con chi ha una visione diversa dalla nostra. Un dialogo aperto, sincero, trasparente. Aspro, se serve. Ma vivo e sano. Nel pieno rispetto di tutte le opinioni", conclude Appendino riconfermando "la porta è aperta".

Raggi assolta

La sindaca di Roma, Virginia Raggi, è stata assolta con formula piena dall’accusa di falso documentale per la nomina di Renato Marra alla direzione del dipartimento Turismo del Comune di Roma. Il giudice monocratico Roberto Ranazzi dopo 45 minuti di camera di consiglio ha assolto la sindaca perché il fatto non costituisce reato. Ieri il procuratore aggiunto Paolo Ielo aveva chiesto una condanna a 10 mesi con la concessione delle attenuanti generiche.

Alla lettura del dispositivo, Raggi si è commossa ed è corsa ad abbracciare gli avvocati e il marito. Le mani al viso, un pianto liberatorio e con loro un lungo abbraccio. Applausi in aula. "Questa sentenza spazza via due anni di fango, andiamo avanti a testa alta per Roma, la mia amata città, e per i tutti cittadini" le prime parole della sindaca di Roma dopo la sentenza.

Fuggono a posto di blocco: morti due 19enni

Due ragazzi di 19 anni hanno perso la vita questa notte in un incidente stradale a San Giorgio di Piano, nel Bolognese, mentre in auto tentavano di sfuggire a un posto di blocco. E’ accaduto attorno alle 4.30 del mattino. Una pattuglia dei carabinieri stava effettuando un posto di controllo alla circolazione stradale in via dell’Industria ad Argelato. I militari hanno visto sopraggiungere un Range Rover che, alla vista del blocco, a 200 metri circa, ha frenato bruscamente, invertendo il senso di marcia e dandosi alla fuga.

I carabinieri sono subito saliti in auto per intervenire ma il mezzo si era già dileguato per le vie adiacenti. Ripercorrendo la strada a ritroso, a distanza di qualche chilometro, in via Mascarino, nel Comune di San Giorgio di Piano, i militari hanno ritrovato il Range Rover: probabilmente a causa dell’alta velocità era uscito di strada, andando a sbattere contro un palo della luce. A bordo c’erano i corpi senza vita di due 19enne, il conducente residente a Cento e il passeggero, di Pieve di Cento.

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