Mercoledì 19 Settembre 2018 - 8:06

Cassazione annulla condanna per la moglie del boss Pagnozzi

ROMA. Sono note state rese note le motivazioni con le quali la Corte di cassazione – II sezione penale – , in accoglimento del ricorso proposto dall’avvocato Dario Vannetiello, ha annullato la sentenza di condanna ad anni 10 inflitta a Rame Annamaria, moglie del boss Domenico Pagnozzi, per aver diretto ed organizzato il clan, il gruppo ha esteso negli ultimi anni la sua influenza nella città di Roma come è emerso nella nota inchiesta denominata “camorra capitale”.

Criticato decisamente l’operato dei Giudici della Corte di appello i quali non avevano preso in  considerazione  la linea difensiva tracciata dall’avvocato Vannetiello negli atti di appello a sua firma, tesi giuridiche sviluppate in una pluralità di atti difensivi i quali meritavano una adeguata valutazione, non avvenuta. Da qui, l’ordine di rifare d’accapo il processo di appello, decisione questa che ha consentito alla difesa di chiedere e  di ottenere la scarcerazione della donna-boss per decorrenza dei termini di custodia.

Se la condanna del ritenuto capoclan in gonnella è stata annullata, viceversa, sono state confermate le altre condanne e diffusamente indicate dai giudici capitolini le ragioni per le quali sono  stati dichiarati inammissibili tutti gli altri ricorsi proposti dai partecipi della compagine.

Così sono divenute irrevocabili le condanne di anni 11 inflitti al commercialista Umberto Fiore, di anni 6 all’imprenditore  Salvatore Cavaiuolo,  di anni 11 all’incensurato sodale  Silenti Ferdinando.

La pena più bassa è stata inflitta proprio al  boss Pagnozzi, pari ad anni 4 mesi 6, ma pendono a suo carico in altri procedimenti numerose altre accuse, tra cui quelle pesantissime mosse dalla Direzione Distrettuale Antimafia nel processo “camorra capitale”  che ora è in corso presso la Corte di appello di Roma, la cui conclusione è  prevista il 17 settembre.

                 

Coppia uccisa a Impruneta, si cerca il figlio

Duplice omicidio nella notte a Impruneta (Firenze). In un appartamento in via Luigi Longo, all'interno di un'abitazione privata, sono stati trovatii corpi senza vita di un uomo e una donna. L'omicidio, secondo le prime notizie, sarebbe maturato in ambito familiare. Si cerca il figlio, un 43enne con problemi psichiatrici, che in questo momento sarebbe irreperibile.

Le vittime sono Osvaldo Capecchi, 68 anni, pensionato originario di Rossano Calabro (Cosenza), e la compagna Patrizia Manetti, 69 anni, di Firenze, entrambi residenti nell'appartamento. I corpi presentano ferite da arma da taglio e punta, probabilmente provocate da un coltello. L'allarme è stato dato stamani poco prima di mezzogiorno da un altro figlio. Non ricevendo risposte, l'uomo è andato a casa del padre trovandolo morto così come la donna che conviveva con lui. Sul caso indagano i carabinieri.

Ossa umane a Porto Recanati, sono di una ragazzina scomparsa nel 2010

MACERATA. «All'esito dei primi accertamenti di laboratorio effettuati dal prof. Adriano Tagliabracci presso l'istituto di medicina legale dell'Università di Ancona può ragionevolmente affermarsi che i resti ossei rinvenuti nei pressi dell'Hotel House di Porto Recanati appartengano alla minore Cameyi Mossammet». Lo fa sapere in una nota il procuratore dei Macerata Giovanni Giorgio. La ragazzina di 15 anni, bengalese, scomparve nel 2010. «Al momento, può ragionevolmente ipotizzarsi che la ragazza, una volta giunta ad Ancona presso la stazione ferroviaria di Porto Recanati, si sia recata verso l'Hotel House - prosegue il procuratore Giorgio - sì da essere poco tempo dopo uccisa e sotterrata nei pressi di detto immobile». La procura lancia anche un appello: «Si invita chiunque possa fornire notizie a contattare o a recarsi presso le sedi della Questura di Ancona o di Macerata o presso altri uffici di polizia giudiziaria o presso la sede della procura della Repubblica di Macerata - sottolinea Giorgio - Ciò, al fine di consentire di raccogliere elementi utili per lo svolgimento delle indagini apparentemente non agevoli, atteso il lungo tempo decorso dal momento della scomparsa della minore». 

Aereo perde i contatti, scatta l'allarme

Due velivoli caccia Eurofighter del 36° Stormo di Gioia del Colle (Ba) hanno intercettato un velivolo CESSNA di nazionalità portoghese, sulla tratta Ginevra - Brindisi, che aveva perso le comunicazioni radio con gli enti del controllo del traffico aereo in corrispondenza della zona aretina. Lo fa sapere una nota dell'Aeronautica militare.

"Alle 10 circa di oggi - ragguaglia la nota - i due caccia dell'Aeronautica Militare, in servizio di allarme sul territorio nazionale, sono decollati per identificare e controllare il velivolo in transito nello spazio aereo italiano. Dopo pochi minuti dal decollo, i due caccia intercettori hanno stabilito il contatto visivo con il velivolo accertando così che quest'ultimo non si trovava in condizioni di emergenza o pericolo. Una volta identificato il velivolo, i due caccia lo hanno scortato finché lo stesso non ha ripristinato i contatti con gli Enti del controllo del traffico aereo. L'ordine è pervenuto dal CAOC (Combined Air Operation Center) di Torrejon, ente NATO responsabile per la sorveglianza dei cieli nell'area, e l'intervento dei velivoli è stato controllato dalla sala operativa del 22° Gruppo Radar dell'Aeronautica Militare di Licola".

Punta Perotti, la Corte di Strasburgo condanna l'Italia

Le autorità italiane non avrebbero dovuto procedere alla confisca dei terreni dove venne edificato il complesso di Punta Perotti, a Bari, poi demolito. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, in una sentenza inappellabile sulla "confisca di terreni per edificazione abusiva" che riguarda anche Golfo Aranci (Olbia) e Testa di Cane e Fiumarella di Pellaro (Reggio Calabria).

Secondo i giudici della Corte, per procedere al sequestro vi sarebbe dovuta essere prima una condanna dei responsabili. Le decisioni delle autorità italiane rappresentarono quindi una violazione del diritto di proprietà privata. Spetterà ora alla Corte valutare l'entità degli indennizzi.

Odissea finita per la Lifeline

ROMA. L'odissea della Lifeline è finita. La nave, con a bordo 234 migranti, ha attraccato nel porto maltese di La Valletta. A quanto riferisce Times of Malta, quattro migranti, fra cui tre lattanti, verranno ricoverati in ospedale al loro arrivo. Gli altri migranti verranno portati nel centro di accoglienza di Marsa. I migranti, fra cui 17 donne e cinque minori, verranno poi ripartiti fra otto paesi. "Finalmente la Lifeline è arrivata in porto! Donate ora per le nostre prossime missioni di salvataggio", ha twittato l'Ong che gestisce la nave, annunciando l'arrivo al porto di La Valletta, sei giorni dopo il salvataggio in mare dei migranti.

Oltre alla stessa Malta, hanno accettato di accogliere i migranti della Lifeline anche Italia, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Portogallo, Irlanda e Francia, ha detto il premier maltese Joseph Muscat oggi in conferenza stampa, ringraziando i governi di questi Paesi. Anche la Germania, ha fatto sapere il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer, accetterà una quota di migranti della Lifeline, a patto che la nave della ong venga posta sotto sequestro.

Muscat ha poi aggiunto che il capitano della nave Lifeline "ha ignorato le leggi internazionali", spiegando che, al contrario di quanto rivendicato dalla ong, le autorità olandesi hanno negato che la nave sia registrata nei Paesi Bassi. "La nave è solamente stata comprata in Olanda", ha detto Muscat, anticipando che "ci sarà un'inchiesta". "Abbiamo sempre pensato che la nave fosse registrata (in Olanda, ndr) e ora abbiamo la conferma che non è così", ha continuato Muscat, ricordando che da diversi mesi è in vigore un codice di condotta delle ong voluto dall'Italia.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte , irrompendo a sorpresa nella sala stampa di palazzo Chigi, ha parlato dell'approdo della Lifeline a Malta: ''Io ho favorito questa soluzione. Era questo lo sbocco che avevo auspicato. Sto lavorando - ha aggiunto - insieme ai ministri. Stiamo cercando di far cambiare l'approccio, come ho detto oggi alla Camera e come ribadirò al Consiglio europeo''. Per Matteo Salvini, l'approdo a Malta di Lifeline è "un altro successo del governo italiano" dopo "anni di parole, in un mese - ha aggiunto - arrivano i fatti".

In mattinata, la nave aveva sollecitato una decisione per trovare riparo davanti alla costa maltese per "onde alte e forte vento: molti soffrono il mare" si leggeva in un messaggio postato su Twitter, con la richiesta del capitano Claus-Peter Reisch di "ingresso nelle acque maltesi per cercare riparo".

Cantone: migranti, sugli illeciti dell'accoglienza ha pesato l'emergenza

ROMA. "Credo che il grande errore che e' stato fatto e' non aver creato un'organizzazione, invece abbiamo sempre lavorato con la logica dell'urgenza. E invece è capitato ad esempio a Latina e a Benevento, ma ci sono stati casi anche a Napoli, che le persone si improvvisano, mettono i migranti negli scantinati o nelle proprie abitazioni, lucrando in maniera molto seria, perché tutto è stato organizzato con la logica dell'emergenza". Lo ha detto il presidente dell'Anac Raffaele Cantone parlando a Otto e mezzo dei recenti casi di abusi nell'accoglienza dei migranti. 

Regeni, i pm: «In video metro Giulio non c'è»

IL CAIRO. Nei video acquisiti dalla Procura di Roma dalle telecamere della metropolitana del Cairo il giorno della scomparsa di Giulio Regeni non compare mai il ricercatore italiano ma nei filmati ci sono diversi 'buchi' temporali in cui i video si interrompono. È quanto si legge in una nota congiunta della Procura capitolina e di quella egiziana. "Gli accertamenti compiuti dalla Procura di Roma e dalla Procura generale araba d'Egitto hanno permesso di verificare l'assenza, tra quanto si è riusciti a recuperare di video o immagini relative a Giulio Regeni all'interno o in prossimità di stazioni della metropolitana", si legge.

"Dall'esame delle registrazioni acquisite alle indagini è emerso che vi sono diversi 'buchi' temporali in cui non vi sono né video né immagini", continua la nota congiunta, spiegando che quindi "sono necessari ulteriori e approfondite indagini tecniche per accertare le cause. Investigazioni che il Procuratore generale d'Egitto ha effettivamente disposto". Lo scorso 15 maggio una delegazione italiana, guidata dal pm Sergio Colaiocco, era andata in Egitto per recuperare oltre due ore di filmati ripresi dalle telecamere presenti in tutte le stazioni della linea 2 della metro del Cairo tra le 19 e le 21 del 25 gennaio 2016, l'arco temporale in cui si persero le tracce di Regeni, il cui cadavere venne trovato privo di vita il 3 febbraio. Un materiale ‘immenso’ in teoria, pari a 108 terabyte.

Quando però gli inquirenti sono tornati a Roma con il materiale messo a disposizione dal procuratore generale d'Egitto, Nabeel Sadek, in mano si sono ritrovati soltanto 10 Gigabyte di video e foto, appena il 5% del totale delle riprese. Dunque, si legge nella nota congiunta delle due Procure, nessun "materiale di interesse investigativo" è emerso "dall'esame delle registrazioni acquisite". Nelle immagini e nei video, infatti, non compaiono neanche poliziotti o agenti dei servizi segreti finiti coinvolti nella vicenda. Ora le due Procure vogliono fare luce sulle ragioni dei 'buchi' temporali nei filmati per poi fissare un nuovo incontro e fare il punto sulle indagini.

Salvini: «Doneremo alla Libia 12 motovedette»

ROMA. "È necessario un radicale cambio di passo nelle politiche di contenimento dei flussi migratori verso l'Europa, che vanno intercettati nei Paesi di partenza e di transito". È quanto sottolinea il ministro dell'Interno Matteo Salvini che - durante il question time nell'Aula di Montecitorio - annuncia che "se il tempo lo permetterà, nel Consiglio dei ministri di questa sera verranno donate 12 motovedette ai libici, con conseguente formazione dell'equipaggio a cura delle autorità italiane, per continuare a salvare e proteggere vite e il mare Mediterraneo".

Il titolare del Viminale riferisce che "il centro di assistenza e protezione dei migranti, in via di ultimazione in Libia, è destinato a ospitare già dal prossimo mese di luglio 160 persone per arrivare entro fine anno a una capienza di 1.000 persone, migranti in condizione di vulnerabilità; ed è dotato di centri sportivi, cliniche, centro di assistenza psicologica. Attualmente, sono presenti in Libia 19 centri ufficiali per migranti gestiti dal dipartimento per il controllo dell'immigrazione illegale. Non è invece noto il numero dei centri non ufficiali, spesso gestiti dagli stessi trafficanti di esseri umani e quindi al di fuori di ogni legge".

Secondo l'Unhcr, informa Salvini, "nel 2018 sono stati condotte in questi centri più di 660 visite di monitoraggio. Sulla base di dati aggiornati a marzo, sono stati identificati in Libia 662.000 migranti, 91% uomini 9% donne e il 10% dei quali minorenni; i migranti in Libia provengono da quasi 40 Paesi prevalentemente africani, le prime nazionalità sono egiziana, algerina, ciadiana e sudanese. I rifugiati richiedenti asilo rifugiati in Libia e registrati dall'Unhcr sono 52.700 circa".

Poi, lasciando Montecitorio, Salvini a chi gli chiedeva dell'incontro di lunedì sera tra il premier italiano Giuseppe Conte e il presidente francese Emmanuel Macronha detto: ''Ognuno va a cena con chi ritiene, ha fatto bene". Ha fatto bene perché i risultati sono buoni? "Sono buoni - ha tagliato corto il vicepremier - non certo per merito di Macron, nonostante Macron". "Macron fa il matto - ha continuato - perché è al minimo della sua popolarità nel suo paese". Siamo di fronte a uno che "accarezza il Papa, è la prima volta che vedo qualcuno che accarezza il Papa", ha aggiunto.

Parlando del Consiglio europeo che parte domani, il titolare del Viminale si è detto fiducioso: "Conte ha le idee chiare e abbiamo finalmente una proposta italiana". "L'Italia - ha spiegato - va a sottoporre agli altri le sue proposte e non a commentare quelle degli altri, una cosa mai vista negli ultimi anni".

Si scambiavano video di abusi su neonati

TORINO. Ci sono anche video che ritraggono abusi su neonati tra il materiale sequestrato dalla Polizia postale di Torino che, a seguito di un monitoraggio sulla rete, ha scoperto alcuni gruppi sospetti dediti allo scambio di materiale pedopornografico realizzato mediante lo sfruttamento dei minori, in alcuni casi anche molto piccoli.

Al termine delle indagini 16 persone, residenti in diverse parti d’Italia, sono state indagate. Di queste 6 sono state arrestate in flagranza di reato per ingente detenzione di materiale pedopornografico.

Gli investigatori ipotizzano che tra il materiale sequestrato ci sia anche materiale autoprodotto mediante la consumazione di rapporti sessuali con minori, ma sul punto sono ancora in corso indagini. 

L'indagine ha preso il via dall'analisi di alcune 'stanze virtuali' in cui i partecipanti, secondo gli accertamenti degli investigatori, si scambiavano informazioni e materiale video. Dalle verifiche sono emersi, inoltre,  diversi ruoli di responsabilità dei titolari dei profili incriminati, che talvolta dettavano anche particolari regole per gli stessi partecipanti a tali gruppi. In particolare, questi si sarebbero riservati  la potestà di escludere i soggetti che non avessero prestato un utile contributo in termini di materiale condiviso, suddiviso per range di età e sesso dei minori utilizzati per la realizzazione dei video. I soggetti perquisiti sono tutti italiani.

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