Mercoledì 26 Settembre 2018 - 0:03

Affonda
un peschereccio,
due morti e due dispersi

CIVITANOVA MARCHE. Un peschereccio è affondato questa mattina al largo di Civitanova Marche. Il bilancio, a quanto si apprende dalla Guardia Costiera di Ancona, è di due morti e due dispersi. Altri due naufraghi, che si trovavano sull'imbarcazione al momento dell'incidente, avvenuto intorno alle 6.20, sono invece stati recuperati e sarebbero in buone condizioni di salute. Dalle prime ricostruzioni, spiega all'Adnkronos il comandante Floriana Segreto, delle relazioni esterne della Guardia Costiera, «sembra che il peschereccio si sia ribaltato a circa 2 miglia fuori dal Porto di Sant'Elpidio, avrebbe preso un'onda sulla fiancata che ha provocato lo spostamento dei carichi a bordo, causando il ribaltamento dell'unità stessa». A bordo, secondo quanto riferito dai sopravvissuti, c'erano in tutto 6 persone. «Quattro sono state recuperate nell'immediatezza dal peschereccio Mattia I che si trovava in zona mentre sul posto interveniva subito una motovedetta classe 800 della Guardia Costiera di Civitanova Marche con a bordo personale del 118. Sulla motovedetta sono stati trasbordati due dei quattro naufraghi in gravi condizioni di ipotermia, deceduti purtroppo una volta arrivati in banchina». Impegnati nelle ricerche dei due dispersi, 4 motovedette della Guardia Costiera, con il nucleo sub di San Benedetto del Tronto, e un elicottero dei vigili del fuoco. Le condizioni dei due superstiti non desterebbero preoccupazione.

Turchia, assalto armato al partito del presidente

ANKARA. Un uomo armato si è introdotto oggi negli uffici dell’Akp, il partito islamico del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel quartiere Kartal di Istanbul. Immediatamente sono intervenute le unità speciali delle forze di sicurezza turche che nel giro di pochissimo tempo hanno arrestato l'uomo. Lo riferisce il sito del quotidiano Hurriyet. In precedenza l'agenzia Dogan parlava che l'assalto era stato compiuto da due uomini. L'assalitore, dopo aver ordinato a tutti i presenti di uscire, si è posizionato all'ultimo dei sette piani dell'edificio e ha esposto su una finestra del palazzo una bandiera della Turchia che mostra, oltre alla mezzaluna e alla stella, una spada. Non sono ancora chiare le motivazioni del gesto. La notizia arriva dopo che ieri due militanti dell'organizzazione marxista Dhkp-C hanno preso in ostaggio il procuratore Mehmet Selim Kiraz all'interno del tribunale di Istanbul. La vicenda si è conclusa con l'uccisione dei due terroristi da parte della polizia e il ferimento del procuratore, che poco dopo è morto in ospedale. Nell'ambito dell’inchiesta sul sequestro, la polizia turca ha arrestato questa mattina 22 attivisti, membri del gruppo di estrema sinistra. Lo ha riferito l'agenzia di stampa Dogan, precisando che la retata ha avuto luogo nella città di Antalya, nel Sud. Dal canto suo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la vicenda del sequestro del procuratore Mehmet Selim Kiraz «non è una questione minore». «Si è trattato - ha detto - di un incidente da cui dobbiamo imparare e che richiede di essere affrontato in modo serio». Erdogan si è quindi congratulato con le forze di sicurezza per il modo in cui hanno messo fine alla vicenda

Massacrata di botte e poi gettata via in un sacco dei rifiuti. Arrestato l'ex compagno

FIRENZE. LA frattura del cranio e alcune costole rotte non lasciano dubbi sulla morte a pugni e calci di Irene Forcardi, e modella 43enne, di cui sono stati trovati i resti in un sacco della spazzatura, a cento metri in linea d'aria dal suo appartamento da cui era scomparsa il 3 febbraio scorso. Il giudice ha disposto l'arresto per il suo ex compagno, Davide Di Martino, 50enne, che si trovava agli arresgti domiciliari proprio per le persecuzioni denunciate dalla donna che aveva troncato una relazione con lui.  Davide Di Martino è stato arrestato per omicidio. L'uomo aveva una tormentata relazione con Irene Focardi, 43 anni, ex commessa, ex modella, da tempo disoccupata e scivolata nella solitudine dell'alcolismo. I resti della donna sono stati ritrovati domenica 29 marzo. Il posto, in riva a uno scolmatore, si trova a cento metri, anche, dalla casa di via Liguria in cui proprio Davide Di Martino, abitava e stava scontando una condanna di 3 anni e nove mesi per maltrattamenti nei confronti di Irene. Da domenica, l'uomo era indagato per omicidio e occultamento di cadavere dalla Procura di Firenze.

Istanbul. Ucciso giudice da terroristi turchi

ISTANBUL. Era stato gravemente ferito durante il blitz delle forze dell’ordine. È morto il magistrato sequestrato nella sede del Palazzo di Giustizia di Caglayan, sul versante europeo di Istanbul, in Turchia. Uccisi nell’azione i due uomini armati che martedì mattina lo avevano preso in ostaggio. I terroristi sono due miliziani della sinistra estrema. Il giudice è il procuratore Mehmet Selim Kiraz, responsabile delle indagini sulla morte di Berkin Elvan, il 14enne colpito alla testa mentre andava a comprare il pane da una capsula di gas lacrimogeno nel giugno 2013 , durante le proteste anti-governative a Gezi Park, e deceduto in ospedale nel marzo dell’anno scorso senza mai essere uscito dal coma. Sul posto sono intervenute le forze speciali mentre l’edificio - uno dei palazzi di giustizia più grandi d'Europa - veniva evacuato, ed è stata avviata la trattativa.Ma dopo sei ore, quando i negoziati con i rapinatori non avevano ancora portato ad alcun esito, intorno alle sette di sera (ora italiana), sono stati sentiti alcuni spari provenire proprio dalla stanza in cui il procuratore era tenuto in ostaggio: a quel punto è scattato il blitz delle forze dell’ordine, e i testimoni hanno riferito di aver sentito spari, raffiche di mitra, esplosioni. Il magistrato era stato portato subito in ospedale: «Abbiamo fatto di tutto per salvarlo, ma non c’è stato niente da fare», spiega un dirigente del Florence Nightingale.

Prende i soldi delle sorelle morte, ai domiciliari

SANTA MARINA DI SALINA. Un altro sindaco nella bufera. Massimo Lo Schiavo, 46 anni, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato. Una brutta storia che ruota attorno a due buste che contenevano quasi 37 mila euro. I risparmi di tutta una vita di due anziane sorelle, morte nel giro di pochi mesi, di cui il sindaco si sarebbe appropriato. Tutto comincia nel giugno del 2013 quando le due anziane, ammalate e incapaci di badare a loro stesse, vengono accompagnate in una casa di riposo a Leni, uno dei tre Comuni dell’isola di Salina, per essere curate e accudite.

Corso di esorcismo: «Occultismo e satanismo, attenzione per i giovani»

CITTà DEL VATICANO. Un corso di esorcismo, per insegnare come combattere le possessioni del maligno, destinato non solo a sacerdoti e religiosi, ma anche ai laici. Si aprirà a breve la 10/a edizione di un ciclo di incontri che si propone di fornire a sacerdoti e laici, medici, psicologi, insegnanti e operatori pastorali, gli strumenti di formazione su un argomento a volte oscuro, quello dell’esorcismo, per imparare a gestire i casi di possessione demoniaca distinguendoli dai disagi di natura psichiatrica. Ricorrenti peraltro sono i moniti sull’azione del demonio fatti dallo stesso papa Francesco. Padre Pedro Barrajon, direttore dell’Istituto Sacerdos, spiega che «più che in passato vi è la tendenza ad aprire le porte all’occultismo e all’esoterismo, l’azione diabolica è favorita dalle pratiche magiche e dal ricorso agli indovini, che possono avere un influsso reale fino alla possessione». Il corso ha come obiettivi quelli di far conoscere l’esorcismo sia dal punto di vista teologico che scientifico e di aiutare ad affrontare i pericoli delle sette, della magia, dell’occultismo, del satanismo, del nichilismo soprattutto tra i giovani. «Il corso potrebbe prestarsi a un sensazionalismo che deborda da una sana teologia, si prefigge invece di approfondire la base teologica sull’azione di angeli e demoni, il rito e la parte liturgica della pratica esorcistica, la parte biblica in rapporto all’azione esorcistica di Gesù».

Sesso, tradimento "scritto" nel Dna: studi sull'"ormone della curiosità"

VIENNA. Traditori nel Dna, geneticamente predisposti all'avventura extraconiugale con la complicità di un corredo genetico galeotto. La possibilità che esistano dei "geni della scappatella" viene suggerita da alcuni studi, preliminari ma pubblicati, ed è stata analizzata dagli esperti riuniti al 23esimo Congresso dell'Associazione europea di psichiatria (Epa) che si chiude oggi a Vienna. Sul concetto di infedeltà genetica gli specialisti sono cauti: «Per ora è un'ipotesi da verificare e non deve certo diventare un alibi» per fedifraghi seriali, ammonisce Marcel Waldinger della Utrecht University olandese. Che però ammette: «Il puro approccio psicologico al tema dell'infedeltà non è più valido, perché è stato sfidato da nuovi dati scientifici che chiamano in causa fattori neurobiologici e genetici». «Alcuni studi sembrano suggerire che certe persone potrebbero essere più predisposte di altre alla ricerca di novità amorose», spiega l'americano Richard Balon della Wayne State University di Detroit, che al summit austriaco ha tenuto una relazione intitolata "Infedeltà: normale o patologica?". Lo psichiatra  spiega a rendere più inclini alla fedeltà o al tradimento potrebbero essere particolari assetti genetici dei sistemi della dopamina e dell'ossitocina. Non a caso questi neurotrasmettitori vengono considerati il primo l'ormone del piacere, della ricompensa, della curiosità di nuove emozioni - è coinvolto nell'innamoramento, ma anche nell'assunzione di droghe e alimenti come il cioccolato o la pizza - e il secondo l'ormone dei legami, delle coccole materne e degli abbracci. L'ipotesi, dunque, è che una variabilità nei geni che regolano i due circuiti possa predisporre a comportamenti sessuali differenti. La stabilità di coppia o il bisogno di esplorare.

 

Strage di Ustica, lo Stato
fa ricorso contro i risarcimenti

ROMA. Lo Stato si appella contro il risarcimento deciso nei mesi scorsi dai giudici a favore dei familiari delle vittime della strage aerea di Ustica. L'Avvocatura dello Stato ha infatti presentato alla Corte di appello civile di Palermo una memoria di 150 pagine in cui chiede il rigetto delle domande di risarcimento che il Tribunale aveva concesso lo scorso ottobre a un gruppo di familiari delle vittime della tragedia Itavia del 27 giugno 1980, quando morirono 81 persone.

Non solo. L'Avvocato dello Stato Maurilio Mango nella memoria chiede anche di mettere a carico degli stessi familiari il ''pagamento delle spese". Una notizia che provoca la rabbia dei legali dei familiari. "Desta davvero stupore questa decisione - spiega all'Adnkronos l'avvocato Vanessa Fallica - perché rimettere di nuovo in ballo la dinamica del sinistro obiettivamente è fuori luogo. Perché noi abbiamo già un accertamento effettuato in Cassazione sulla dinamica e le responsabilità dello Stato. Non si può mettere in dubbio la responsabilità dello Stato già accertata".

Per l'avvocato Fallica "bisogna andare avanti per cercare di placare il sentimento di questi familiari che vengono attaccati a distanza di 30 anni solo perché rivendicano un loro diritto di avere risarcita ciò che gli spetta per i parenti morti in modo così assurdo". L'avvocato Fallica spiega poi che l'Avvocatura dello Stato spiega che in questo "modo viene di nuovo messo in gioco tutto come se già non si fosse ottenuto un accertamento del fatto" e ha "messo in gioco che non si ha certezza che si sia trattato di un missile, insomma ha rimesso tutto in ballo eccependo anche la circostanza che i familiari già sono stati sostenuti dallo Stato. Ci sono 150 pagine di memoria che rimettono tutto in gioco. L'Avvocatura dello Stato continua così la sua guerra contro i familiari".

"E' una notizia inaspettata e incredibile. Eravamo certi che lo Stato garantisse il sostegno alle richieste di risarcimento". Commenta così il deputato democratico Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della Strage di Bologna.

"Il punto – prosegue Bolognesi - è che esistono già due sentenze della Cassazione che riconoscono le responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti per la strage di Ustica, il primo per i depistaggi, l’altro per non aver garantito la sicurezza nei cieli. Mi pare dunque un accanimento inutile quello dell’Avvocatura, oltre che un sperpero di denaro pubblico. E, da un punto di vista politico, un atto insensato e inaccettabile". "Apprendiamo, tra l’altro, che l'avvocatura chiede di porre a carico dei familiari il ‘pagamento delle spese di lite oltre che quelle prenotate a debito’: davvero siamo ancora a questo punto?”, conclude Bolognesi.

"E' sconvolgente e vergognoso che l'Avvocatura, dopo due sentenze della Cassazione in sede civile, in uno Stato di diritto, riproponga tesi vecchie e superate", gli fa eco Daria Bonfietti , presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime di Ustica, commentando all'Adnkronos.

"Evidentemente - prosegue - non sono state lette le sentenze della magistratura. Inoltre, è stato richiesto addirittura anche un pagamento delle spese legali ai familiari: questo è un problema che il Governo deve affrontare. E' un problema politico, non possiamo lasciare che le avvocature ricorrano contro condanne arrivate in Cassazione. Non è più pensabile - conclude Bonfietti - che siano aperti dei procedimenti dopo le sentenze. Non possiamo accettare il ricorso di singoli che evidentemente non hanno avuto il tempo di leggere le milioni di pagine che sono state scritte".

Condivide la scelta del ricorso invece il generale Leonardo Tricarico , ex Capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare. "E' una richiesta -afferma all'Adnkronos- che condivido e sottoscrivo. Doveroso da parte dell'Avvocatura tutelare lo Stato da richieste di questo tipo".

"Non ha alcun senso - prosegue Tricarico, attuale presidente della fondazione Icsa, centro studi che si occupa di sicurezza e difesa - che oggi un giudice monocratico possa decidere su dei risarcimenti che vanno in senso contrario alla verità acclarata da tre gradi di giudizio, che hanno visto tra l'altro la produzione di migliaia di pagine di testimonianze e perizie".

Benzinai chiusi in autostrada per 48 ore

ROMA. Sciopero dei benzinai sulla rete autostradale da stanotte fino al 1° aprile. A proclamare 48 ore di blocco dei rifornimenti le Organizzazioni di categoria dei gestori delle aree di servizio autostradali, Faib Confesercenti, Fegica Cisl ed Anisa Confcommercio'', si legge in una nota. ''L’iniziativa, che fa seguito a quella già effettuata il 4 e 5 marzo scorso, viene attuata a sostegno della vertenza aperta dalla categoria contro i privilegi e le rendite di posizione assicurate ai concessionari autostradali (pedaggi e royalty) e per ottenere l’abbattimento dei prezzi dei carburanti e la tutela del servizio pubblico. Con il medesimo obiettivo, questa mattina i legali di Faib, Fegica e Anisa hanno depositato presso il Tar del Lazio il ricorso teso ad impugnare l’Atto di indirizzo firmato il 29 gennaio di quest’anno dai Ministri Lupi e Guidi'', continua la nota. ''Domani 31 marzo, alle ore 17.30, nel pieno del primo dei due giorni di sciopero previsti, le Organizzazioni di categoria risponderanno alla convocazione del Ministero dello sviluppo economico giunta alla fine della scorsa settimana'', conclude la nota.

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