Sabato 16 Febbraio 2019 - 1:59

Sea-Watch, a breve lo sbarco

Sembra essersi sbloccata la vicenda della Sea Watch 3. "Fra qualche ora iniziano le operazioni di sbarco" , ha annunciato il premier Giuseppe Conte affermando che, all'accordo raggiunto con Germania, Francia, Portogallo, Romania e Malta per la distribuzione dei 47 migranti a bordo della nave battente bandiera olandese ormai da 12 giorni in mare e da 5 nella rada di Siracusa, "alla lista di Paesi amici si è aggiunto anche il Lussemburgo". Una volta scesi dall'imbarcazione, saranno trasferiti in pullman in un hotspot, probabilmente a Pozzallo o a Messina. In attesa delle identificazioni per i trasferimenti nei paesi europei che sono pronti ad accoglierli.

''Missione compiuta! Ancora una volta, grazie all'impegno del governo italiano e alla determinazione del Viminale, l'Europa è stata costretta a intervenire e ad assumersi delle responsabilità. Sei Paesi hanno accettato di accogliere gli immigrati a bordo della Sea Watch3, coordinandosi con la Commissione europea", ha detto Matteo Salvini auspicando inoltre "che, in base alla documentazione raccolta, venga aperta un'indagine per fare chiarezza sul comportamento della Ong. L'obiettivo è stato anche in questo caso trovare una soluzione che possa conciliare la sicurezza delle persone in mare con quella di un Paese, l'Italia, che non è più disposto a essere il rifugio di tutti i clandestini d'Europa''.

Ma la portavoce della Sea Watch, Giorgia Linardi, all'Adnkronos dice: "A noi non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale. Le notizie ci arrivano solo a mezzo stampa. Ma fino ad ora nessuno ci ha comunicato niente dal Viminale". "Noi pensiamo che la situazione si risolva a breve - dice ancora Linardi - ma nessuna comunicazione ci è arrivata".

La gestione dello sbarco e della fase successiva - con la distribuzione nei paesi interessati dall’accordo stretto da Conte a Cipro - è stata al centro del vertice a palazzo Chigi terminato a tarda notte, attorno all'1 e 30, tra il presidente del consiglio e i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Iniziato poco dopo la mezzanotte, nel vertice "sono stati affrontati i temi di attualità politica, soprattutto la crescita economica e il controllo dell'immigrazione - affermano fonti della Lega -. Sulla vicenda della Sea Watch, è stata apprezzata linea del presidente Conte e dell'intero governo, finalmente l'Europa è stata costretta a intervenire".

Nella riunione a tre il clima è stato "sereno e disteso" sottolineano fonti del Viminale, chiarendo che il "governo non è a rischio". "Il caso Diciotti non è stato argomento di discussione: se ne capirà di più nei prossimi giorni, con i necessari approfondimenti - affermano le stesse fonti -. Passi in avanti sulla Sea Watch: il governo italiano aspetta la formalizzazione dell'accordo con gli altri paesi Ue e poi la situazione si potrebbe sbloccare".

Omicidio Vannini, pena ridotta per Ciontoli

Pena ridotta in Appello per Antonio Ciontoli per l'omicidio di Marco Vannini, ucciso da un colpo di pistola il 18 maggio del 2015 mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli. I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Roma hanno condannato Antonio Ciontoli per omicidio colposo a cinque anni di reclusione contro i 14 anni che gli erano stati inflitti in primo grado. Confermate, invece, le condanne a tre anni per i due figli di Ciontoli, Martina e Federico e per la moglie Maria Pezzillo. Alla lettura della sentenza in aula è esplosa la protesta dei familiari di Vannini e degli amici presenti che hanno urlato "è una vergogna, venduti, è uno schifo, strappiamo il certificato elettorale".

"La vita di Marco non può valere cinque anni. Dove sta la Legge? Aveva il futuro davanti" ha detto il padre di Marco Vannini. "Vergogna, è uno schifo!", ha urlato la madre di Marco, Marina, alla lettura del dispositivo. "Venduti, non c’è Stato per Marco!", hanno gridato gli amici e i parenti prima di essere allontanati dall’aula della Corte d’Appello.

Caso di meningite alla Camera, scatta profilassi

Dovranno fare la profilassi antimeningite i partecipanti al convegno sulla Shoah organizzato a Montecitorio il 25 gennaio scorso. Come anticipato dall'Adnkronos, in una comunicazione fatta pervenire a tutti coloro che sono stati presenti, infatti, l’Amministrazione della Camera è stata informata che all’evento "svoltosi presso la nuova Aula dei gruppi in occasione del Giorno della Memoria ha partecipato un ragazzo che successivamente è stato ricoverato per meningite meningococcica".

Il giovane di 16 anni si trova al Policlinico Gemelli. E' "in discrete condizioni e viene sottoposto alle terapie del caso" riferisce il Policlinico all'Adnkronos Salute. La Asl Roma 1 rende noto di aver fatto scattare la profilassi "a scuola" - l'Istituto Superiore Tommaso Salvini - "e nella palestra frequentata dal ragazzo". All'evento, intitolato "Trasmettere ed insegnare la Shoah è impossibile?", hanno preso parte tra gli altri il presidente della Camera Roberto Fico, il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.

A quanto si spiega nella comunicazione, il Dipartimento di Prevenzione Uoc Servizio Igiene e Sanità Pubblica della Asl Roma 1, competente per territorio, "ha fatto presente che, in considerazione dei tempi e delle modalità di svolgimento dell’evento, il rischio per coloro che erano presenti di aver contratto l’infezione, e quindi la malattia, è basso", ma ha ritenuto "comunque opportuno, in via precauzionale, informare tutti coloro che vi hanno partecipato", invitandoli ad attenersi alle misure di profilassi indicate dal ministero della Salute, che prevedono l'assunzione di alcuni farmaci e l'attenzione all’eventuale comparsa di febbre e/o mal di testa persistente nei 10 giorni successivi alla partecipazione all’evento. La comunicazione esclude invece "la possibilità che i partecipanti possano nel frattempo, a loro volta, aver trasmesso l'eventuale infezione alle persone con cui sono entrati in contatto", spiegando che, secondo quanto indicato dal medico competente della Camera dei deputati, “non vi è alcun rischio per gli eventuali contatti dei contatti, e pertanto, non è richiesto, nemmeno in via precauzionale, alcun intervento”.

"Ho letto del caso meningite, sono preoccupata perché è una malattia molto insidiosa - ha detto la ministra della Salute, Giulia Grillo - Il giovane so che è in buone condizioni anche se non ho conoscenza del ceppo. Invito comunque i giovani adolescenti e i minori a vaccinarsi, anche se non è obbligatorio, perché ripeto può dare esito mortale. Ci sono stati già due casi, a Roma e in Sardegna. È una patologia contagiosa e quindi bisogna stare anche attenti alla gestione del malato".

 

Sea Watch porta Italia davanti a Corte europea

Il team legale di Mediterranea e Sea watch si è rivolta alla Corte europea dei diritti umani per chiedere "se il governo italiano, impedendo lo sbarco, stia violando i diritti fondamentali delle persone soccorse da Sea watch 3".
"Negli scorsi giorni i cittadini stranieri soccorsi dalla nave Sea Watch 3, il suo capitano e il capo missione, questi ultimi anche a tutela dei minori non accompagnati presenti a bordo, hanno inviato una richiesta di “misure urgenti” alla Corte europea dei Diritti umani chiedendo di porre fine alla violazione dei diritti fondamentali prefigurata dal fatto di impedire l’ingresso nel porto della SW3 e lo sbarco di tutte le persone a bordo. La Corte EDU ha infatti il compito di valutare i ricorsi individuali di persone soggette alle violazioni dei diritti tutelati dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani", dicono Mediterranea e Sea watch.

"Com’è noto, un’operazione di soccorso in mare, secondo il diritto internazionale, si dichiara conclusa solo con lo sbarco in un porto sicuro, che deve essere garantito nel più breve tempo possibile. Ciò non può essere subordinato ad alcuna negoziazione tra Stati in merito a una eventuale redistribuzione delle persone soccorse, o per qualunque altro motivo. Un porto si considera sicuro anche in base al reale trattamento che le persone subirebbero una volta sbarcate: per questa ragione la Libia non è riconosciuta dalle Nazioni Unite e dall’Unione europea come un porto sicuro di sbarco", spiegano. "Ad essere valutata dalla Corte è quindi la condotta del Governo italiano e delle amministrazioni coinvolte in questa vicenda, nei termini in cui prefigura una gravissima violazione dei diritti fondamentali delle persone soccorse, e in particolare del loro diritto a non subire trattamenti inumani e degradanti (art. 3 della Convenzione)", dicono Mediterranea e Sea watch.

"Impedire alle persone di scendere dalla nave costituisce anche una forma di illegittima e informale detenzione di fatto, in chiara violazione di quanto stabilito dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo sull’inviolabilità della libertà personale (di cui si può essere privati solo sulla base di provvedimenti formali, ben motivati, e per periodi di tempo ben definiti), libertà che appartiene a chiunque, a prescindere dalla cittadinanza o dal tipo di ingresso sul territorio", dicono Mediterranea e Sea watch.

"La Sea-Watch 3, infatti, non è stata autorizzata fin dalla giornata del 25 gennaio a lasciare il 'punto di fonda' nel quale è ancorata e tutte le persone a bordo sono di fatto trattenute sulla nave in condizioni igieniche e di salute psico-fisica che si stanno deteriorando velocemente (come dichiarato anche dai medici indipendenti saliti a bordo) - si legge ancora -A ciò si aggiunge il fatto che nella giornata di ieri è stata pubblicata un’ordinanza della capitaneria di porto di Siracusa che impedisce qualsiasi attività civile nell’arco di 0,5 miglia nautiche di distanza dalla nave che è quindi tenuta in condizioni di isolamento".

"Riteniamo che l’offerta di generi di prima necessità, sebbene essenziali, non possa essere considerata misura sufficiente a porre termine alla violazione dei diritti delle persone a bordo. In questa situazione, il prolungato trattenimento anche dei minori, nonostante la richiesta della Procura di Catania di farli sbarcare immediatamente, prefigura chiaramente una violazione nella violazione", concludono.

 

Protesta Ncc a Roma, scontri e feriti

Un manifestante contuso e sei feriti tra le forze dell'ordine nel corso della protesta a Roma degli Ncc. Quattro appartenenti alle forze dell’ordine, fa sapere la Questura di Roma, "sono rimasti contusi, mentre altri due sono stati trasportati all’Ospedale Santo Spirito per lo scoppio di un grosso petardo". "Sono al vaglio - fa sapere la Questura - le posizioni di alcuni manifestanti che hanno opposto resistenza alle forze dell'ordine". I momenti di tensione si sono registrati sotto palazzo Madama. In aula si esaminava il dl semplificazioni, quando i manifestanti Ncc si sono fatti sentire al grido di "buffoni, buffoni...". La massa ha bloccato la circolazione, sono stati lanciati petardi. Alcuni mezzi della polizia e dei carabinieri sono giunti a rinforzare il dispositivo già messo in atto dalle forze dell'ordine.

Per oggi pomeriggio, in piazza Vidoni a Roma, "era stata preavvisata una manifestazione statica indetta dalla categoria dei noleggiatori con conducente con la preannunciata partecipazione di 50 persone" contro il dl semplificazioni, sottolinea la Questura di Roma spiegando che "durante il corso della manifestazione il numero dei partecipanti è aumentato repentinamente fino a superare le 400 unità". Intorno alle ore 15.30, i manifestanti "si sono spostati velocemente e, senza alcuna autorizzazione, per attestarsi davanti al Senato, dove hanno acceso alcuni fumogeni".

"Dopo una lunga attività di mediazione, durata circa due ore senza alcun esito, è stato intimato ai manifestanti di allontanarsi e riportarsi nel luogo preavvisato", continua la Questura spiegando gli i manifestanti "ancora una volta, hanno rifiutato ogni mediazione pertanto all'avanzare dei reparti schierati, si sono seduti per terra, opponendo resistenza passiva. A questo punto, intimando ancora una volta di allontanarsi e non ottemperando, le persone sedute in prima fila sono state fatte alzare; alcuni hanno posto resistenza, mentre i manifestanti nelle file più indietro hannolanciato numerosi oggetti verso le forze dell'ordine nonché grossi petardi".

"La maggior parte dei manifestanti è stata quindi allontanata in direzione di corso Vittorio Emanuele", conclude la Questura aggiungendo che "un gruppo di circa 100 persone si è fermato in corsia agonale, dove è stata, altresì, chiamata un'autoambulanza per un manifestante contuso".

Deputati Pd su Sea Watch, Orfini: «Io e Martina indagati»

Maurizio Martina e Matteo Orfini sono saliti oggi sulla nave Sea Watch per incontrare i 47 migranti che si trovano a bordo dell'imbarcazione della ong battente bandiera olandese. Il senatore Davide Faraone è rimasto, invece, sulla barca che ha portato i deputati sulla nave. Alla Capitaneria di porto c'era anche il deputato Fausto Raciti. Al rientro Orfini ha scritto su Twitter: "Io e Maurizio Martina siamo appena rientrati in porto. Ora stiamo facendo l'elezione di domicilio perché a quanto pare siamo indagati per essere saliti sulla nave".

Poi Orfini ha aggiunto: "I campi in Libia sono un inferno che non finisce mai, ci hanno detto i migranti sulla Sea Watch". Martina al rientro ha raccontato: "Siamo stati sulla Sea Wacht. Basta guardare negli occhi quelle persone per capire che è disumano quello che stanno facendo. Fateli sbarcare, fateli sbarcare, fateli sbarcare". L'ok a salire sulla nave è arrivato solo dopo un vertice che si è tenuto in Prefettura alla presenza dei vertici della Capitaneria di porto.

NON C'E' IPOTESI SEQUESTRO - Parlando con i giornalisti, il Procuratore facente funzione di Siracusa, Fabio Scavone che ha aperto un fascicolo d'indagine, per ora senza reati né indagati, sulla nave, ha ribadito oggi; "Al momento non è presa in considerazione l'ipotesi di sequestro a carico del comandante della nave Sea watch".

STOP NAVIGAZIONE - La Capitaneria di porto di Siracusa ha deciso oggi lo stop alla navigazione nello specchio d'acqua all'interno della Baia di Santa Panagia, "per un raggio di mezzo miglio dalla posizione di ancoraggio della nave SeaWatch 3" a Siracusa. Nell'ordinanza, pubblicata anche sul sito della Capitaneria, si legge che "è interdetto, anche ai fini della tutela dell'ordine pubblico e sanità pubblica, alla navigazione, ancoraggio e sosta con qualunque unità, sia da diporto che ad uso professionale e ogni altra attività connessa agli usi civili del mare non espressamente autorizzata, lo specchio d'acqua nella Baia di Santa Panagia" e per "un raggio di 0,5 miglia nautiche dalla posizione della Sea Watch".

IL NO DELL'OLANDA - I Paesi Bassi ribadiscono intanto il no alla richiesta italiana di accogliere i 47 migranti che si trovano a bordo della nave Sea Watch 3, al momento ancorata al largo di Siracusa dove le è stato negato lo sbarco. Lo ha reso noto il ministero della Giustizia e della Sicurezza olandese, spiegando che non accoglierà alcun migrante fino a quando non ci sarà un accordo a lungo termine sulla distinzione tra rifugiati e migranti economici. "Coloro che non hanno diritto alla protezione internazionale devono essere rimandati immediatamente fuori dall'Unione europea. Senza prospettive chiare per una tale soluzione strutturale, i Paesi Bassi non parteciperanno a misure una tantum per lo sbarco", ha aggiunto il ministero.

Sea Watch Italia riferisce che ''l'Olanda ha detto a SeaWatch che avrebbe valutato se la Tunisia poteva essere un porto rifugio. L'Olanda ha quindi richiesto alle autorità tunisine di verificare questa possibilità ma non ha mai ricevuto risposta a questa richiesta. E Sea-Watch non ha mai avuto risposta''. I migranti sono stati salvati il 19 gennaio al largo della costa libica dalla nave Sea Watch 3, gestita da un'associazione umanitaria tedesca e battente bandiera olandese. Dopo diversi giorni nel Mediterraneo, l'imbarcazione è entrata nelle acque territoriali italiane per via del maltempo, ma non ha il via libera dal governo di Roma per attraccare.

GARANTE DETENUTI - Il garante per i diritti dei detenuti, Mauro Palma ha inviato un'informativa alla Procura di Siracusa e richiesto al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, di consentire urgentemente lo sbarco. Palma denuncia che sulla nave Sea Watch si configura una situazione di "illecita detenzione", per la condizione "di privazione di fatto della libertà dei migranti soccorsi" per i quali "è stato anche superato il limite massimo di 96 ore che la legge prevede per il fermo di una persona senza convalida giurisdizionale".

A ROMA LA MANIFESTAZIONE 'NON SIAMO PESCI' - Al grido di 'fateli scendere' tra decine e decine di persone, nonostante la pioggia, si svolge davanti a Montecitorio la manifestazione 'Non siamo pesci', convocata da Radicali Italiani e A Buon diritto. Sono presenti, tra gli altri, alcune delle personalità che hanno aderito all'appello lanciato da Luigi Manconi, tra cui Sandro Veronesi, Alessandro Bergonzoni, Sonia Bergamasco, Gad Lerner.

 

Papa: «Serve educazione sessuale a scuola»

"Occorre fare educazione sessuale nelle scuole". Ne è convinto Papa Francesco, rispondendo ai giornalisti vaticanisti durante la conferenza stampa a bordo dell'aereo che da Panama lo ha riportato a Roma. "Il sesso è un dono di Dio per amare, non è una cuccagna... anche se qualcuno lo usa per guadagnare soldi o per sfruttare altre persone: questo è un altro problema", afferma.

Per il Pontefice, "occorre fare una educazione sessuale che sia oggettiva, senza colonizzazione ideologica. Se si fa un'educazione sessuale piena di ideologia, allora si distrugge una persona. Il sesso, come dono di Dio, ha bisogno di essere educato, non con rigidità ma tirando fuori il meglio delle persone, accompagnandole nel cammino".

Il Papa sottolinea che "il problema è anche nella scelta di quali insegnanti per l'educazione sessuale nelle scuole, di quali libri di testo: io ho visto anche cose di scarsissimo valore e ci sono cose che fanno maturare e cose che fanno male. L'ideale è che l'educazione sessuale cominci a casa, con i genitori anche se questo non sempre è possibile, per tante diverse situazioni familiari. Allora, è necessario che la scuola supplisca a questa mancanza, altrimenti rimane un vuoto che verrà riempito da qualche ideologia".

CELIBATO - Rispondendo a una domanda sul celibato, papa Francesco dice: "E' un dono alla Chiesa. Io non sono d'accordo a permettere il celibato opzionale prima del diaconato. E' una cosa mia, personale, ma io non lo farò e questo rimanga chiaro. Sono chiuso? Forse, ma non sento di mettermi davanti a Dio con questa decisione". "Mi viene in mente una frase di Paolo VI, 'preferisco dare la vita, prima di cambiare la legge sul celibato'... E' una frase coraggiosa, pronunciata in un momento più difficile dell'attuale, ai tempi del '68 - ricorda il Pontefice - Resterebbe qualche possibilità soltanto in posti lontanissimi come ad esempio le isole del Pacifico, quando c'è necessità pastorale perché bisogna pensare ai fedeli, se mancano i sacerdoti".

VENEZUELA - A proposito della situazione in Venezuela, Francesco dice: "Sostegno a tutto il popolo venezuelano, che sta soffrendo: tutto il popolo, chi sta da una parte e chi sta dall'altra parte". "Se io dovessi dire 'ascoltate questo o quel Paese, ascoltate quello che dicono gli altri', mi metterei in un ruolo che non conosco e sarebbe una imprudenza dal punto di vista pastorale e farei dei danni - spiega il Pontefice - So quello che sta succedendo in Venezuela in questo momento: per questo desidero che si mettano d'accordo, non so come... serve una soluzione giusta e pacifica". Sottolinea il Papa: "Quello che mi spaventa è lo spargimento di sangue. Chi può, aiuti a risolvere il problema. La questione della violenza è molto grande, non c'è soluzione al sangue. Non mi piace la parola 'equilibrato', io devo essere pastore, per tutti. Se hanno bisogno di aiuto, di comune accordo lo chiedano".

MIGRANTI - Sul caso della chiusura del centro migranti di Castelnuovo di Porto, il Papa dice: "Ho sentito i 'rumori' di quello che succedeva in Italia, anche se ero immerso nella Gmg: non conosco con precisione la cosa, ma me la immagino...". "E' vero che quello dei migranti è un problema molto complesso, ma che richiede anche memoria storica della propria patria: noi argentini, ad esempio, siamo tutti figli di migranti... e così negli Usa", ricorda il Pontefice. "E' un problema di amore, di carità, di solidarietà. E va affrontato senza pregiudizi. Ribadisco che le nazioni più generose nel ricevere sono state finora l'Italia e la Grecia e anche la Turchia, il Libano, la Giordania fanno ciò che possono". Per il Papa, serve "un cuore aperto per accogliere, accompagnare, far crescere e integrare. Ma dico anche che il governante deve usare la prudenza, perché la prudenza è la virtù del governante. Certo - ammette Francesco - è una equazione difficile, mi vengono in mente l'esempio della Svezia e l'azione della Comunità di Sant'Egidio. Si deve pensare realisticamente e aiutare i Paesi da dove provengono i migranti, investire dove ci sono oggi fame e guerra, per aiutarli a crescere e non per sfruttarli".

GIOVANI - Parlando dei giovani, il Papa dice: "I motivi che tengono lontani tanti giovani dalla Chiesa sono numerosi, ma il primo è la mancanza di testimonianza dei cristiani, dei preti e dei vescovi, non dico dei Papi perché sarebbe troppo... ma anche pure!". "Se un pastore fa l'imprenditore e non è vicino alla gente, non dà testimonianza. Il pastore - spiega il Pontefice - deve stare davanti al gregge per tracciarne il cammino, in mezzo al gregge per capire di cosa ha bisogno e dietro al gregge per custodirlo. Se la gente si sente abbandonata o disprezzata allora si sente orfana". Anche "i cristiani ipocriti, che vanno tutte le domeniche a messa e poi sfruttano la gente e magari vanno in vacanza ai Caraibi, danno una contro-testimonianza dell'essere cristiani. Io ho paura di questi cattolici, che allontanano la gente dalla Chiesa", conclude il Papa.

 

Usa spray “disinfestante" su lavoratori neri VIDEO

Un deodorante spray usato per eliminare il cattivo odore di alcuni dipendenti di colore. È il video denuncia di una dipendente della catena Rossopomodoro, realizzato nelle cucine del locale presente in stazione Centrale a Milano. "Guardate così si trattano le straniere dove lavoro io, che vergogna", la scritta sul profilo Facebook di Biancavee Ortill.
Le immagini, oltre 1200 le condivisioni in poche ore, mostrano un uomo - che viene chiamato 'capo' e indossa la maglietta rossa della nota pizzeria - che chiede, alternando italiano e napoletano, ad alcuni dipendenti stranieri di alzare la maglietta per poter spruzzare il deodorante. "Ma questo non ce lo avete a casa? Perché non lo mettete?", dice prima di spruzzare in abbondanza lo spray. Un video girato in cucina alla presenza di altri lavoratori, e c'è chi quasi divertito, assistendo alla scena dice "oh...disinfestazione", mentre si sente in sottofondo anche qualche risata. L'azienda Rossopomodoro, con una nota, "prende le distanze e si dissocia fermamente dal comportamento discriminatorio che non appartiene né per costume, né per tradizione, né per vocazione all'azienda di origine partenopea".

IL VIDEO

 

Suicidi per motivi economici: mille in 7 anni

ROMA. Dal 2012 sono in totale 988 in Italia i casi di suicidio per motivazioni economiche, mentre sale a 717 il numero dei tentati suicidi. A rilevarlo l’Osservatorio “suicidi per motivazioni economiche” della Link Campus University che pubblica i dati di 7 anni di attività e indagine sociologica sul fenomeno. Il direttore dell’Osservatorio, il professore Nicola Ferrigni, oggi darà ufficialmente avvio alla Task Force promossa dall’Osservatorio cui partecipano enti, organismi e associazioni impegnati sul territorio nella prevenzione e nel contrasto di quella che è diventata un’emergenza sociale, e tra questi la Mandico & Partners. Nato nel 2012, l’Osservatorio sin dalla sua istituzione ha contribuito a mettere sotto i riflettori un tema spesso “dimenticato” ma che - come i dati confermano - appare drammaticamente diffuso e caratterizzato da significative ripercussioni sociali. Un progetto che, come dichiara Ferrigni, docente di Sociologia generale e politica della Link Campus University, «nasceva sì dall’esigenza di definire le dimensioni di un fenomeno fortemente influenzato dall’allora crisi economica, ma anche dalla necessità di andare oltre la freddezza dei numeri individuando quei fattori economico-sociali che incidono su una scelta così drastica, come appunto quella di togliersi la vita. L’esigenza di trovare delle risposte a quella che i nostri dati dicono essere un’urgenza ci ha suggerito di promuovere un tavolo tecnico coinvolgendo attori istituzionali e della società civile che si occupano di questa emergenza sociale. L’obiettivo è quello di mettere a fattor comune le diverse esperienze e individuare insieme azioni, idee, proposte funzionali da un lato alla progettazione e promozione di politiche e interventi legislativi, dall’altro alla condivisione di percorsi formativi e di reinserimento familiare, sociale e professionale dei soggetti piu’ esposti». 
L’analisi complessiva dei dati relativi al periodo 2012-2018 conferma ancora una volta quanto tale emergenza abbia, nel corso degli anni, cambiato forma, in termini di una sua progressiva diffusione anche tra quelle fasce della popolazione inizialmente poco coinvolte. Se all’inizio del monitoraggio infatti a essere particolarmente colpita era la categoria degli imprenditori, oggi i dati mostrano come l’incidenza sia cresciuta soprattutto tra i disoccupati: dal 2012 a oggi rappresentano infatti il 41,8% gli imprenditori suicidi e il 40,1% quei disoccupati che, a causa della perdita del lavoro o dell’incapacità di reinserirsi nel mercato, hanno scelto di togliersi la vita. A questi si aggiunge quel 12% circa di coloro che un lavoro l’avevano ma, schiacciati dal peso dell’instabilità lavorativa ed economica, hanno visto nel gesto estremo l’unica via di uscita. Proprio l’incremento dei suicidi tra i disoccupati che nel 2012erano pari al 31,5% a fronte del 55,1% registrato tra gli imprenditori, pone l’accento su un «problema occupazionale che - sostiene Ferrigni - rappresenta un’emergenza non più procrastinabile e che richiede una decisa riforma del welfare state. Per ciò che riguarda la distribuzione geografica del fenomeno, l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio rileva una sua decisa crescita nelle regioni meridionali soprattutto nell’ultimo anno: i suicidi al Sud passano infatti dal 14,6% del 2012 al 31,8% del 2018. Ciononostante, se si guarda al dato complessivo di questi 7 anni, è ancora il Nord-Est a occupare la cima di questa triste classifica raccogliendo il 24,5% dei suicidi legati a motivazioni economiche, seguito a brevissima distanza proprio dal Sud con il 24,1% degli episodi. Tra le regioni più interessate dal 2012, il Veneto (15,8%) con le province di Padova, Venezia e Treviso, e la Campania (13,5%), che proprio nel 2018 fa registrare la percentuale più elevata da quando l’Osservatorio ha avviato il monitoraggio (21,8% nel 2018 contro il 12,4% del 2012), con in testa le province di Napoli e Salerno.

Roma, multe cancellate: tra i 197 indagati anche Lotito

Sono 197 gli indagati dalla procura di Roma per un giro di multe cancellate. Tra questi c'è il presidente della Lazio Claudio Lotito indagato per concorso in falso e truffa, l'ex responsabile e altri tre dipendenti del Dipartimento Risorse Economiche di Roma Capitale che si occupa delle sanzioni e delle istruttorie legate alle violazioni del codice della strada.

Nell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Francesco Dall'Olio, sono emersi alcuni escamotage utilizzati dagli indagati, come quello di far comparire come veicoli di scorta auto private che erano state multate.

Nell'ambito delle indagini, il gip ha disposto un sequestro preventivo di oltre un milione di euro: nei confronti di Lotito la cifra sequestrata è di oltre 26mila euro mentre 800mila euro sono stati sequestrati a una società di autonoleggio. Il periodo preso in esame dagli uomini della Guardia di Finanza del nucleo di polizia economico finanziaria di Roma, che ha svolto le indagini, va dal 2012 al 2014. L'inchiesta, ribattezzata 'Multopoli', è partita grazie alla denuncia di una dipendente comunale che ha segnalato alcune anomalie.

 

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