Mercoledì 23 Gennaio 2019 - 5:11

Operato il piccolo Alex

Il piccolo Alex, bimbo affetto da Linfoistiocitosi emofagocitica (Hlh), trasferito dall'ospedale Great Ormond Street di Londra presso l'Ospedale Bambino Gesù di Roma a fine novembre, "è stato sottoposto, come da programma precedentemente annunciato, a trapianto di cellule staminali emopoietiche". Lo comunica in una nota il Bambino Gesù. "Nei giorni scorsi erano stati completati tutti gli screening necessari per identificare tra i due genitori il donatore di cellule staminali emopoietiche ed è stato, a tal fine, selezionato il padre".

Il piccolo, "nel corso dell'ultima settimana, ha ricevuto la terapia di preparazione al trapianto mirata a distruggere le cellule portatrici del difetto genetico responsabile della patologia - sottolineano i medici -. Le cellule del padre, dopo essere state mobilizzate e raccolte dal sangue periferico, sono state opportunamente manipolate e infuse nel bambino" giovedì.

"Bisognerà ora attendere il decorso dei prossimi giorni - avvertono i sanitari - sorvegliando adeguatamente che non insorgano complicanze e che non si manifesti il rigetto delle cellule trapiantate, potenziale complicanza che potrebbe essere il problema principale per questo bambino. Il percorso trapiantologico - fa sapere la struttura - potrà dirsi compiutamente realizzato presumibilmente prima della fine del mese di gennaio". 

LA FAMIGLIA - La famiglia, pur mantenendo il riserbo sull'evoluzione del trapianto, ha voluto "ringraziare ancora una volta tutte le persone che continuano a seguire con affetto la vicenda: il ministro della Salute e il suo staff per il sostegno e l'attenzione ricevuti - sottolineano i genitori in una nota del Bambino Gesù - il Centro nazionale trapianti e l'Admo per l'impegno profuso nelle piazze italiane; i donatori nuovi e futuri che hanno deciso di dare una nuova speranza a tutte le persone malate e in attesa di un trapianto di midollo osseo per continuare a vivere".

Un ringraziamento anche "alle diverse aziende e associazioni, in particolare il Gruppo UniCredit, oltre che per il sostegno che ci ha dato anche per le numerose iniziative di sensibilizzazione alla donazione che ha promosso sia in Italia che all'estero e, non da ultimo per importanza, l'ospedale Pediatrico Bambino Gesù - si legge - con tutti i medici e gli infermieri assiduamente impegnati nella qualificata e affettuosa assistenza prestata in queste ultime settimane. Rivolgiamo un sentito ringraziamento anche al Sistema sanitario nazionale e al National Health System (Nhs) inglese per avere reso possibile un trattamento così medicalmente sofisticato e di altro profilo".

 

Mattarella: «Salvaguardare il pluralismo dell'informazione»

ROMA. «Il pluralismo nella libertà riconosciuta al mondo dell'informazione e alle molteplici voci che ne costituiscono espressione» è «da salvaguardare perché rappresentano un presidio irrinunciabile dello Stato democratico». Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell'incontro natalizio con le Alte cariche dello Stato. 

Megalizzi, domani i funerali a Trento

Saranno celebrati domani, giovedì 20 dicembre, alle ore 14.30 nel duomo di Trento i funerali di Antonio Megalizzi, il giornalista italiano morto nell'attentato di Strasburgo. Lo afferma all'Adnkronos don Mauro, parroco della chiesa Cristo Re di Trento, dove è stata allestita, d'intesa con la famiglia del ragazzo, la camera ardente che resterà aperta ininterrottamente fino a domani a mezzogiorno circa. Le esequie saranno celebrate dall'arcivescovo Lauro Tisi.

Dai primi risultati della tac total body compiuta sul corpo di Antonio Megalizzi arriva la conferma che il proiettile sparato dall'attentatore di Strasburgo, Cherif Chekatt, è rimasto conficcato nel cranio del giovane giornalista trentino, provocandone la morte. Grazie all'esame, disposto dal pm Tiziana Cugini, è possibile vedere la traiettoria del colpo che ha ucciso Megalizzi. Ieri sera, all'Istituto di medicina legale del Policlinico Agostino Gemelli di Roma erano presenti anche i familiari del giovane. Gli inquirenti italiani non hanno visionato i risultati dell'autopsia compiuta in Francia ma non si esclude possano farlo nei prossimi giorni.

Sulla morte del giornalista 29enne, avvenuta nell'attacco dello scorso 11 dicembre, a piazzale Clodio è stata aperta un'indagine coordinata dall'aggiunto Francesco Caporale, in cui si ipotizzano i reati di strage e attentato con finalità di terrorismo. Il 28enne si trovava a Strasburgo per la radio 'Europhonica', progetto internazionale promosso da RadUni (l'associazione italiana operatori radiofonici universitari) insieme alle radio universitarie di Francia, Spagna, Portogallo e Germania allo scopo di raccontare l'Europa attraverso gli occhi degli studenti universitari.

Carolina suicida dopo offese web, reato estinto per i 5

Reato estinto per i 5 ragazzi coinvolti nel suicidio di Carolina Picchio, la studentessa novarese che nel gennaio del 2013 si lanciò dalla finestra di casa perché esasperata dalle offese ricevute via social. Si è concluso così il procedimento, al Tribunale dei minorenni di Torino, per effetto dell'esito positivo della messa alla prova con la misura premiale dell'estinzione del reato.

Il tribunale ha quindi pronunciato la sentenza di non doversi procedere per i 5 giovani, all'epoca dei fatti tutti minorenni (come la vittima), accusati a vario titolo di stalking, diffamazione, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e morte come conseguenza non voluta derivante da commissione di altro reato.

LEGALE FAMIGLIA - "Questo istituto della messa alla prova è considerato fiore all'occhiello del processo penale minorile perché consente l'applicazione della mediazione penale e delle altre strategie di giustizia riparativa - dice all'AdnKronos Anna Livia Pennetta, avvocato della famiglia Picchio -. Mi rendo conto che questi giovani, all'epoca dei fatti, erano minorenni e quindi della necessità di un loro recupero perché sicuramente dopo questo periodo di messa alla prova non commetteranno più atti violenti dettati da immaturità e da un uso non consapevole del web; ma come avvocato della famiglia credo che il dolore per la scomparsa di Carolina non possa essere compensato da qualsiasi esito di proscioglimento".

Nel giugno del 2016 i cinque avevano chiesto la messa alla prova, un istituto previsto per i minori con un percorso variabile dai 15 ai 27 mesi. In questi giorni si è concluso il periodo di prova più lungo, a carico di uno dei giovani.

Ricciardi lascia l'Istituto superiore di sanità

Il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, si è dimesso dopo il Consiglio di amministrazione dell'ente. La lettera di dimissioni è stata consegnata al ministro della Salute, Giulia Grillo. Dopo un anno da commissario e tre anni e mezzo da presidente, Ricciardi dal primo gennaio lascia la guida dell'Istituto, si spiega, per potersi dedicare pienamente all'attività di ricerca e a quella accademica. La scadenza naturale del mandato sarebbe stata ad agosto 2019.

"Negli ultimi quattro anni e mezzo mi sono impegnato profondamente per il risanamento e il rilancio dell'Iss - dichiara Ricciardi - e oggi lascio un ente di ricerca solido dal punto di vista economico-finanziario, riorganizzato dal punto di vista gestionale, attivo e stimato sia a livello nazionale che internazionale per la qualità e quantità delle sue prestazioni, dove è stato creato un museo che rappresenta anche un luogo di memoria e di diffusione della cultura scientifica".

"Ritorno alle attività di ricerca, d'insegnamento e professionali con le quali penso di poter contribuire in modo produttivo allo sviluppo scientifico, economico e sociale del Paese. Ringrazio il ministro Giulia Grillo per la fiducia che mi ha espresso perché io continui a rappresentare l'Italia nell'Executive Board dell'Oms. Da gennaio potrò dedicarmi con più tempo e maggiore intensità al mio ruolo di professore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e di presidente della World Federation of Public Health Associations, che mi consentirà di portare la nostra tradizione di sanità pubblica in tutto il mondo e di promuovere all'estero l'immagine e la qualità della ricerca del nostro Paese che ho avuto l'onore e l'onere di servire, vivendo un'esperienza entusiasmante condivisa con i ricercatori e con il personale tecnico ed amministrativo, che ringrazio per avermi sempre sostenuto e seguito con impegno e responsabilità".

A questo punto ci sarà probabilmente un commissario a dirigere nell'immediato futuro l'Istituto. A quanto si apprende, la ministra della Salute potrebbe seguire il percorso già fatto con l'Aifa, indicendo un bando per la scelta di un nuovo presidente per il più importante ente di ricerca pubblico italiano. E, una volta individuato un nome con le caratteristiche più volte indicate dalla ministra - indipendenza dalla politica e dall'industria, curriculum d'eccellenza - alla gestione commissariale seguirà la nomina.

 

«Editoria, non si possono zittire le voci critiche e indipendenti»

di Marco Carboni

ROMA. Federazione nazionale della stampa italiana in piazza, davanti Montecitorio, per protestare contro il taglio dei contributi all’editoria previsto nella manovra economica. «È un presidio simbolico, a poca distanza dal palazzo in cui ha sede l'ufficio del sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi, per esprimere il dissenso della categoria per il taglio dei fondi per i giornali minori», la posizione del Sindacato unitario dei giornalisti. Il presidente Giuseppe Giulietti sottolinea che «diciamo “no” all’emendamento alla legge di Bilancio che prevede di arrivare entro quattro anni alla cancellazione definitiva di ogni contributo, quindi che colpirà, per usare l’espressione del presidente Mattarella, le voci delle diversità e delle differenze. Si incomincia con il fondo dell’editoria, poi Radio Radicale, poi toccherà ai fondi dell’emittenza e delle agenzie. L’obiettivo è cancellare le voci critiche, per consentire che l’informazione si faccia solo in rete e senza domande. Questo non è accettabile». Giulietti evidenzia che «non è un'aggressione alla corporazione dei giornalisti, ma all’articolo 21 della Costituzione e al diritto dei cittadini di essere informati. Ci appelliamo al Presidente della Repubblica affinché nelle prossime ore eserciti nei modi e nelle forme possibili un’attenta vigilanza perché questo scempio non vada a compimento. Sono centinaia e centinaia i posti di lavoro a rischio, molti dei quali precari». Il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, si rivolge ai parlamentari della maggioranza: «Non possiamo consentire che interi territori perdano le loro voci. Se passa il taglio all’editoria minore le prossime ad essere colpite saranno le agenzie e le emittenti locali». Dal canto proprio Carlo Verna, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, ribadisce che «se passasse questo emendamento sarebbe un tradimento all’articolo 21 della Costituzione. Un colpo di spugna a chi ha diritto ora ad essere sostenuto per spostare i fondi a chi sarà in futuro meritevole, secondo il Governo, di essere aiutato. Ai singoli parlamentari dico: “Pensaci, Giacomino”. Nessuno dice che l’attuale meccanismo del contributo non si possa migliorare. Ma questo non significa togliere fondi ad alcune voci e darli ad altri. E poi, altri chi?». Paolo Borrometi, presidente di Articolo 21, è chiaro: «Con questi tagli si vanno a colpire i giornali locali, che sono l’ossatura dell’informazione del Paese. Così si mette a rischio la possibilità per i cittadini di informarsi. Il giornalismo deve svolgere la funzione da cane da guardia della democrazia e deve essere nelle condizioni di fare questo lavoro». Duro anche il direttore del Roma, Antonio Sasso: «Sono arrivate solo tante promesse. Ma noi siamo in piazza perché bisogna pensare, oltre che ai giornalisti, anche ai poligrafici, agli amministrati e agli edicolanti. Migliaia e migliaia di posti che sarebbero messi a rischio se passasse questo emendamento. Con una testata come il Roma, la più antica del Mezzogiorno, che rischia di chiudere dopo sei anni di sacrifici. Perché vorrei ricordare ai signori politici che i giornalisti della cooperativa non guadagnano più di 1.300-1.400 euro al mese. Dal canto proprio, Roberto Paolo, vicedirettore del Roma e presidente della Federazione italiane liberi editori, è chiaro: «In Campania ci sono sette testate che vivono anche di contributi come il Roma, il Sannio, Cronache di Caserta, il Quotidiano del Sud, Il Golfo, Metropolis e Cronache di Napoli. In Campania ci sarebbe solo una testata come Il Mattino, fatta di valentissimi professionisti ma che in una regione di quasi sei milioni di abitanti mi sembra un po’ poco. Siamo giornalisti per lavoriamo e siamo soci della nostra cooperativa e facciamo parte della Federazione assieme ad altre associazioni». Paolo, poi, aggiunge: «Siamo qui davanti al Parlamento e a pochi passi da Palazzo Chigi perché pensiamo che le decisioni che ci riguardano vengano prese qui. Ma in queste settimane siamo giunti alla conclusione che almeno per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle le decisioni vengono prese dalla Casaleggi Associati, che ha scritto la norma per l’editoria. I rappresentanti politici sono solo dei burattini che prendono ordini. Il primo è Luigi Di Maio. Il secondo, e mi duole dirlo, è il signore che presiede la Camera, Roberto Fico, che poche settimane prima delle elezioni era stato ospite in redazione al Roma e aveva garantito che i contributi alla cooperative non sarebbero stati toccati. Pochi giorni fa ha cambiato idea. Cosa è successo? Ha ricevuto ordini dalla Casaleggio Associati. Ma i cattivi non sono solo loro, perché senza la Lega non potrebbero  nemmeno approvare un regolamento condominiale. Ebbene, nelle scorse settimane un signore che si chiama Alessandro Morelli aveva assicurato che l’emendamento presentato alla Camera e ora riproposto al Senato non sarebbe mai passato. Ebbene, oggi la Lega lo approva. E lo fa perché evidentemente ha ricevuto qualcosa in cambio in nome di un patto inconfessabile». 

Salma di Megalizzi è in Italia

È arrivata in Italia la salma di Antonio Megalizzi, il giovane giornalista italiano morto nell'attacco compiuto la scorsa settimana a Strasburgo. Il volo di Stato con la bara è arrivato all'aeroporto di Ciampino. Ad accogliere il feretro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L'operazione di rientro in Italia della salma è stata coordinata dall'Unità di crisi della Farnesina che, dopo la notizia del ferimento del giovane, si è subito attivata per prestare assistenza ai famigliari.
"Attendiamo il rientro della salma per fissare il funerale che sarà celebrato nel Duomo di Trento", aveva detto stamaneall'Adnkronos don Mauro, parroco della chiesa Cristo Re di Trento, dove in attesa dell'ultimo saluto ad Antonio la comunità è tornata a riunirsi in preghiera alle 17.30. A guidare la preghiera di oggi pomeriggio, l’arcivescovo Lauro Tisi. Una volta rientrato a Trento il feretro sarà portato nella chiesa parrocchiale dove, d'intesa con la famiglia, si è deciso di allestire la camera ardente. La chiesa, spiegano dalla parrocchia dove la mamma Annamaria è catechista, resterà aperta per consentire a tutti di rendere omaggio alla giovane vittima dell’attacco.
La salma sarà sottoposta, all’Istituto di medicina legale del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, a una tac total body. L’esame è stato disposto dal pm Tiziana Cugini, titolare dell’indagine coordinata dall'aggiunto Francesco Caporale, in cui si ipotizzano i reati di strage e attentato con finalità di terrorismo. Subito dopo la salma sarà restituita alla famiglia che deve predisporre i funerali.

"Vogliamo ricordare Antonio con qualcosa che avvicini i giovani all'Europa, vogliamo che le sue passioni continuino a vivere", spiega all'Adnkronos il sindaco di Trento Alessandro Andreatta che per il giorno in cui sarà fissato il funerale ha già annunciato il lutto cittadino. "Ci sarà anche un invito a un momento di silenzio - ha spiegato il primo cittadino - e come comune siamo pronti a fare quello che la famiglia riterrà opportuno".

"Antonio era un ragazzo con tanta passione, competenza e generosità e vorrei che fosse ricordato per tutto ciò che è stato. In campo ci sono tante idee, dall'intitolazione di uno spazio pubblico a uno o più progetti, che si sviluppino nelle scuole o nelle università o in qualsiasi altro luogo di aggregazione. Vorrei - sottolinea Andreatta - che fossero progetti duraturi nel tempo. Io come sindaco sono a disposizione per raccogliere le proposte che arriveranno per tenere viva la memoria di Antonio. Non so ancora quale sarà la formula ma vogliamo ricordarlo per quello che era".

No “Normale" a Napoli, si chiamerà Scuola Superiore Meridionale

Non si chiamerà “Normale", per evitare “doppioni" con l'eccellenza pisana, ma “Scuola superiore meridionale" quella che verrà istituita presso l'Università degli Studi Federico II di Napoli. Lo prevede un emendamento del governo alla manovra depositato in commissione Bilancio al Senato. Una formula quella proposta che nasce dalla necessità di garantire che la Scuola superiore meridionale non si presenti come una duplicazione di altre esperienze presenti nel territorio, come la “Scuola superiore normale di Pisa", ma sia connotata da una sua specificità e autonomia già nella fase di avvio sperimentale. 

Protesta Ncc davanti al Senato

Ncc sul piede di guerra. Dopo la manifestazione di questa mattina in piazza della Repubblica, a Roma, gli operatori del settore si sono spostati davanti alla sede del Senato per continuare la protesta. Sulle loro teste pende ancora la spada di Damocle del decreto 29/1 quater, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio prossimo: nessuna novità è infatti giunta dall’incontro tra una delegazione di tutte le sigle Ncc e il viceministro Edoardo Rixi. Alla manifestazione unitaria stanno partecipando anche le imprese della Fai, la Federazione degli autonoleggiatori aderente a Confcommercio-Conftrasporto, che chiedono al Governo un’ulteriore proroga dell’entrata in vigore del decreto. "Siamo qui per scongiurare l’estinzione di un settore che conta 80mila imprese e 200mila lavoratori - dichiara il presidente della Fai-Conftrasporto Daniele Ercoli – Numerosi sono stati i presidi dei nostro colleghi in molte altre città d’Italia".

Intanto, in commissione Bilancio al Senato, sugli Ncc si fa un passo avanti e uno (o forse due) indietro. Il passo avanti era stato fatto con un emendamento al ddl Bilancio del M5S presentato nei giorni scorsi che avrebbe introdotto alcune misure per liberalizzare il mercato delle auto con conducente. Prima tra tutte la possibilità di prendere nuovi clienti senza essere obbligati ogni volta a tornare nella rimessa. Il passo indietro è arrivato con una proposta di modifica dei relatori, che cancella la misura. Il nuovo testo, inoltre, blocca il rilascio di nuove licenze fino a quando non sarà pienamente operativo il nuovo archivio informatico del Mit con l'elenco delle imprese operanti nel settore.

L'emendamento contiene anche alcune misure che rappresentano un passo in vanti rispetto alle regole vigenti. L'impresa potrà avere rimesse in vari Comuni della stessa provincia, non solo in quello che ha rilasciato l'autorizzazione, previa comunicazione ai Comuni in questione. Le nuove misure bloccano il rilascio di nuove licenze, finché non sarà pienamente operativo l'archivio informatico del Mit, con l'elenco delle imprese operanti.

"Saremo un migliaio di persone qui davanti al Senato. Abbiamo incontrato il viceministro Rixi che pur comprendendo le nostre preoccupazioni non ha la forza politica per chiedere al governo un ulteriore proroga della sospensione dell'efficacia del 29/1 Quater, al fine di rivisitare la legge quadro per gli Autoservizi Pubblici non di Linea con principi più moderni", ha spiegato all'Adnkronos Mauro Ferri, presidente di Anitrav, Associazione nazionale imprese trasporto viaggiatori, gli Ncc, che stanno manifestando davanti al Senato contro alcune misure contenute nella manovra economica.

"Il governo non intende prorogare la sospensione e intende farla entrare in vigore con delle modifiche che peggiorerebbero ulteriormente la situazione, già difficile", ha spiegato Ferri. Si tratterebbe di una modifica alla legge quadro dei noleggiatori con l’inserimento di restrizioni nel Milleproroghe 2008, condotta senza l’iter parlamentare garantito dalla Costituzione italiana: modifica sospesa per dieci anni nell’efficacia da sei Governi per criticità costituzionali e che, in mancanza di ulteriore proroga immediata, entrerà in vigore dal 1 gennaio 2019, rendendo illegittimo l’esercizio dell’attività d’impresa Ncc.

"Non ci muoveremo da qui finché non avremo una risposta positiva - ha detto ancora Ferri - perché non è possibile che 80mila imprese e 200mila addetti ai lavori debbano essere messi sul lastrico da un ricatto che i tassisti stanno facendo al governo. Si vuole eliminare una categoria per favorirne un'altra".

18enne si dà fuoco in piazza, come il padre 5 anni fa

Si è data fuoco, nello stesso modo e nello stesso luogo in cui 5 anni fa il padre si tolse la vita. E' accaduto questa mattina all'alba in piazzale San Lorenzo a Vado Ligure, comune del savonese. All'arrivo dei sanitari del 118, la 18enne è stata intubata e trasportata in ospedale, al Santa Corona di Pietra Ligure, in codice rosso. 
La giovane, ricoverata in gravi condizioni con ustioni sul 50% del corpo, si è cosparsa di liquido infiammabile e si è data fuoco. E' successo all'improvviso davanti agli occhi di alcuni testimoni che si trovavano in piazza intorno alle 6 del mattino e hanno assistito alla scena, consumatasi in pochi secondi.
Prima di compiere il gesto non ha lasciato biglietti né ha dato spiegazioni. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri del comando di Savona che si occupano delle indagini e degli accertamenti e stanno ascoltando in queste ore i testimoni dell'accaduto, oltre ad acquisire immagini delle telecamere della zona.
"Come Comune non l'avevamo in carico come servizi sociali ma quando era mancato il papà c'era stato interesse e un aiuto 'una tantum' da parte dell'allora assessore ai servizi sociali, ma non è poi arrivata nessuna altra richiesta da parte della famiglia", dice all'AdnKronos il sindaco di Savona, Ilaria Caprioglio. 
Secondo quanto emerso la giovane non era seguita dai servizi sociali comunali, da parte della famiglia non era stata fatta richiesta negli ultimi anni. Pochi mesi prima della tragedia il papà della 18enne, Mauro Sari di 47 anni, si era rivolto a Beppe Grillo. Dopo aver raggiunto Sant'Ilario in Ape, da Savona, era riuscito a parlare con il fondatore del M5S, chiedendo aiuto per problemi di natura economica e lavorativa. Lo stesso Grillo aveva ricordato durante un incontro pubblico il colloquio e le difficoltà raccontate dall'uomo.

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