Lunedì 18 Febbraio 2019 - 10:26

«Kyenge orango», 18 mesi a Calderoli

Roberto Calderoli è stato condannato in primo grado a 18 mesi dal Tribunale di Bergamo per diffamazione, con l'aggravante dell'odio razziale, per l'insulto all'ex ministro del governo Letta, Cecile Kyenge nel luglio 2013 nel corso della festa della Lega di Treviglio, quando l'attuale vice presidente del Senato parlò di "orango" in riferimento all'allora ministro delle Pari opportunità. Calderoli non ha potuto commentare la sentenza che lo riguarda in quanto ricoverato in ospedale per un'operazione chirurgica programmata da tempo. 
''Abbiamo vinto un'altra volta, davanti ai giudici, nei luoghi che contano. Evviva, evviva, evviva. Il razzismo la paga cara: Roberto Calderoli condannato in primo grado ad un anno e sei mesi per avermi rivolto insulti razzisti'', ha commentato l'europarlamentare Pd Kyenge. ''Era il 2013 - ha continuato - quando di fronte a migliaia di persone fui paragonata ad un orango da Roberto Calderoli, parlamentare della Lega. Anche se si tratta del primo grado di giudizio, e anche se la pena è sospesa, è una sentenza incoraggiante per tutti quelli che si battono contro il razzismo". "Perciò esprimo la mia soddisfazione per questa vicenda: non solo per questioni personali, ma anche perché la decisione del Tribunale di Bergamo conferma che il razzismo si può e si deve combattere per vie legali, oltre che civili, civiche e politiche'', ha aggiunto Kyenge concludendo: ''Un grande riconoscimento per i pm che avviarono le indagini, dimostrando che lo spazio pubblico non può diventare un terreno di incitamento all'odio razziale. Da applausi anche i giudici che hanno dimostrato imparzialità e fermezza nell'esprimere il loro giudizio. Il tutto si configura come un grande insegnamento per tutte le persone che sono esposte ad atteggiamenti discriminatori e puramente razzisti: il razzismo va condannato ovunque si mostri!''.

La morte di Sissy resta un mistero

Era in coma da due anni Maria Teresa Trovato Mazza, detta Sissy. Agente della polizia penitenziaria, originaria di Taurianova (Reggio Calabria), era in servizio presso il carcere femminile della Giudecca a Venezia. La mattina dell'1 novembre 2016, si legge sul sito di 'Chi l'ha visto', si era recata presso l’ospedale civile della città per il controllo di una detenuta che aveva appena partorito. Poco dopo il suo arrivo è stata rinvenuta in una pozza di sangue in un ascensore con il foro di un proiettile nella tempia sinistra. Per due anni è stata sospesa tra la vita e la morte, senza poter spiegare cosa sia successo. Le prime indagini si sono indirizzate verso l'ipotesi del suicidio, ma per i familiari lei non aveva nessun motivo per un simile gesto. Si era iscritta all’università per poter sostenere il concorso da commissario e praticava sport a livello agonistico. Inoltre il colpo è stato sparato alla tempia sinistra e lei non era mancina.

Ci sono molte domande sul caso della 29enne, morta ieri. Di lei la trasmissione condotta da Federica Sciarelli se ne è occupata più volte. Ha mandato in onda le immagini della telecamera dell'ospedale di Venezia degli ultimi istanti prima dello sparo che colpì alla testa Sissy. Nel video, mostrato per la prima volta da 'Chi l'ha visto?', si vede l'agente della polizia penitenziaria davanti al reparto pediatria mentre attende la detenuta che doveva controllare. Nelle immagini si vede chiaramente che non indossava guanti, ma sulla sua pistola non è stata trovata nessuna impronta: chi ha premuto il grilletto? Nelle sue mani si nota un oggetto. Era un cellulare? Pochi secondi dopo lo sparo si vede uscire un uomo che sembra non curarsi di quello che è successo. Chi era?

In un altro video Sissy Trovato sembra non avere la pistola poco prima dello sparo. Un agente della polizia penitenziaria ipotizza che dalle immagini non si vedrebbe nella fondina l'arma dalla quale, pochi istanti dopo, partì il colpo che la ferì gravemente nell'ascensore. Il regolamento impone tra l'altro che gli agenti siano due quando si tratta di fare sopralluoghi: perché Sissy era da sola? "Ci sono troppe ombre troppe questioni irrisolte e confligenti con la logica comune", ha insistito Fabio Anselmo, legale della famiglia di Sissy che ha aggiunto: "Credo che lo Stato abbia il dovere di chiarire ed escludere tutte le possibilità". Sono tanti i perché rimasti ancora senza una risposta: "Chiariamo perché la pistola è stata pulita, perché e come sia possibile che Sissy si sia sparata a mani giunte con la pistola alla nuca, per quale motivo lo abbia fatto in ascensore nell'ospedale e nessuno abbia sentito nulla. Chiariamo anche perché i medici legali sono intervenuti un mese e mezzo dopo".

 

 

Battisti è in Italia dopo 37 anni di latitanza

Cesare Battisti dopo 37 anni di latitanza è tornato in Italia e inizierà a scontare la sua pena. Il Falcon 900 dell'Aeronautica militare con l'ex terrorista a bordo, decollato da Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, è atterrato poco dopo le 11,30 all'aeroporto di Ciampino tra una folla di cronisti, fotografi e operatori tv. Jeans e giacca marrone, senza manette, Battisti è stato prelevato dalla Polizia, che è salita in forze sull'aereo e lo ha poi accompagnato fino agli uffici dell'aeroporto. A Ciampino erano presenti il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il ministro dell'Interno Matteo Salvini. «Finalmente l'assassino comunista Cesare Battisti torna nelle patrie galere. Giornata storica per l'Italia», ha scritto su Twitter il vicepremier. Alle 14 è poi prevista una conferenza stampa a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Battisti sarà ora portato direttamente al carcere di Rebibbia.

Ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac), Battisti, catturato ieri a Santa Cruz de la Sierra, è stato condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi. Dopo essere evaso da un carcere italiano, Battisti si è rifugiato in Francia, Messico e Brasile fino alla fuga in Bolivia lo scorso dicembre dopo l'ordine di arresto emesso da Luiz Fux, giudice del Tribunale Supremo brasiliano e il decreto di estradizione firmato dal presidente uscente Michel Temer.

ISOLAMENTO E CELLA SINGOLA. Battisti dovrà scontare l'ergastolo ostativo. Il caso dell'ex terrorista rientra in quelli «del 4bis dell'ordinamento penitenziario», ossia il suo curriculum criminale non consente di ottenere, al momento, una serie di benefici, riferiscono fonti giudiziarie milanesi. Dovendo scontare la pena all'ergastolo, Battisti sarà probabilmente sottoposto a 6 mesi di isolamento diurno in cella singola. Queste, a quanto si apprende, le procedure di arresto previste. Sarà il Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, a decidere quale sarà il carcere in cui l'ex terrorista dovrà scontare il suo ergastolo. Una volta atterrato a Ciampino, sarà trasferito a Rebibbia, in quanto istituto penitenziario più vicino, ma la sua collocazione definitiva sarà decisa in seguito, spiegano fonti giudiziarie milanesi.

COME È STATO CATTURATO. A incastrare Battisti è stata la tecnologia, svelano il procuratore generale di Milano, Roberto Alfonso e il sostituto pg Antonio Lamanna. E stata usata «una tecnologia molto avanzata, è stata seguita la scia internet, la localizzazione», ma preferiscono non aggiungere altro visto che si tratta di un elemento che potrà portare a nuovi risultati. I magistrati confermano che ci saranno «ulteriori indagini» su eventuali complici, ma per capire a chi spetterà la competenza a indagare «aspettiamo un rapporto della polizia giudiziaria». 

«La svolta è stata a livello politico: se non c'era Bolsonaro poteva stare tranquillo in Brasile», spiegano il procuratore generale di Milano Roberto Alfonso e il sostituto pg Antonio Lamanna commentando la cattura dell'ex terrorista. «Decisiva è stata la collaborazione con la polizia brasiliana, che ha attivato dei canali propri, e il risultato è arrivato con la collaborazione di tutti. Il nostro intervento è stato fondamentale, è stato un gioco di squadra con un ruolo molto importante della Digos di Milano. Dal punto di vista del lavoro - concludono - siamo soddisfatti». 

LA RABBIA DEL FRATELLO DI BATTISTI. Vincenzo, fratello di Battisti, dice all'Adnkronos: «Tra poco in aereo rientra a Roma Cesare, mio fratello, e così abbiamo risolto tutti i problemi dell'Italia, le pensioni, il debito, tutto risolto con Battisti...». «Non aggiungo altro - conclude -, ha già detto tutto il ministro Salvini...».

CHI È - Battisti è stato condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi: in due di essi, quello del maresciallo Antonio Santoro, avvenuto a Udine il 6 giugno del '78, e quello dell'agente Andrea Campagna, avvenuto a Milano il 19 aprile del 1979, il terrorista sparò materialmente. Nell'uccisione del macellaio Lino Sabbadin, a Mestre, il 16 febbraio del '79, invece, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini e, nel caso dell'uccisione del gioielliere Pierluigi Torregiani, avvenuta a Milano il 16 febbraio del '79, venne condannato come co-ideatore e co-organizzatore. In quest'ultimo caso, poi, all'omicidio si aggiunse un'ulteriore tragedia: nel corso della colluttazione, il figlio del gioielliere Alberto fu colpito da una pallottola sfuggita al padre prima che questi cadesse e da allora, paraplegico, è sulla sedia a rotelle. Pur riconoscendo di aver fatto parte dei Pac, Battisti si è sempre detto innocente.

Catturato in Bolivia Cesare Battisti, presto in Italia

Finisce la fuga per Cesare Battisti . L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) è stato catturato a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia dall'Interpol e da agenti dell'Aise. Condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi, Battisti si era reso irreperibile dal dicembre scorso, dopo l'ordine di arresto emesso da Luiz Fux, giudice del Tribunale Supremo brasiliano e il decreto di estradizione firmato dal presidente uscente Michel Temer. Ora si attende che l'ex terrorista venga rimandato in Italia. A quanto apprende l'Adnkronos il premier Giuseppe Conte ed il presidente brasiliano Jair Bolsonaro hanno avuto un colloquio telefonico sull'arresto di Battisti.

Su Twitter il ministro degli Esteri brasiliano Ernesto Araujo assicura che "il ministero della Giustizia ed il ministero degli Esteri stanno prendendo tutti i provvedimenti necessari, in cooperazione con i governi di Bolivia e Italia, per estradare Cesare Battisti e consegnarlo alle autorità italiane". L'avvocato brasiliano di Battisti, Igor Tamasauskas, in un'intervista alla radio BandNews FM, spiega: "Se arriva in Brasile, cercherò di fare qualcosa, ma se lo estradano dalla Bolivia non c'è nulla da fare. Bisogna aspettare e vedere cosa accadrà".

«Istigazione uso droga, indagato Sfera Ebbasta»

Il trapper Sfera Ebbasta, al secolo Gionata Boschetti, sarebbe indagato dalla procura di Pescara per istigazione all'uso di sostanze stupefacenti. Lo riporta il quotidiano 'Il Centro'. Il fascicolo a suo carico, scrive il giornale, è stato aperto a seguito dell'esposto presentato da due senatori di Forza Italia, Lucio Malan e Massimo Mallegni, che hanno individuato come destinatario anche la procura di Pescara in quanto il trapper ha fatto tappa nella città.

Il nome di Sfera Ebbasta, ricorda 'Il Centro', è tristemente legato alla tragedia della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, dove la notte tra il 7 e l'8 dicembre scorsi persero la vita 6 persone, cinque giovanissimi tra i 14 e i 16 anni, e una madre che accompagnava la figlia.

Botte e insulti a bimbi autistici: 4 arresti

Quattro educatrici di un centro privato di riabilitazione, in provincia di Bari, sono state arrestate dai carabinieri della Compagnia di Triggiano, per maltrattamenti ai danni di minorenni affetti da autismo, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale del capoluogo pugliese. Le quattro donne, assunte dall'istituto convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, hanno rispettivamente 42, 29, 42 e 28 anni e sono residenti nella provincia barese. In genere si occupano di percorsi educativi e riabilitativi per minori affetti da autismo e altre disabilità mentali.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari, è stata avviata a ottobre 2018 quando una dipendente del centro ha riferito ai militari dell’Arma di aver assistito a comportamenti violenti e vessatori da parte di alcune educatrici nei confronti dei pazienti. La donna è stata ascoltata a sommarie informazioni rivelando particolari di maltrattamenti avvenuti all’interno dell’istituto che a suo dire duravano almeno dal 2016.

I militari hanno così approfondito l'inchiesta, su delega dell’Autorità giudiziaria, con il supporto di strumentazioni tecniche che hanno consentito di verificare circa 100 episodi di maltrattamenti da parte delle educatrici. In particolare sono emerse minacce ripetute, insulti e violenze fisiche ai danni di 9 minorenni, di età compresatra i 7 e i 15 anni, tutti affetti da gravi forme di autismo e pertanto impossibilitati a comunicare le violenze subite.

Al termine delle attività investigative, la Procura della Repubblica di Bari, avvalendosi anche di una consulenza tecnica da parte di un esperto in psichiatria e ritenendo sussistenti le condotte violente compiute dalle quattro educatrici e il danno estremo che andava a sovrapporsi alle già gravi patologie sofferte, ha chiesto ed ottenuto dal gip del Tribunale le misure cautelari degli arresti domiciliari che sono state eseguite dai militari.

 

L'onda sì Tav in piazza a Torino

Flash mob dei sì Tav questa mattina in piazza Castello a Torino. Migliaia di persone, tra sindaci e amministratori locali provenienti da oltre un centinaio di comuni del Nord Italia, esponenti di partito, tutti rigorosamente senza simboli, categorie produttive, sindacati hanno partecipato alla mobilitazione. Il popolo Sì Tav, 30 mila secondo gli organizzatori, è arrivato alla spicciolata in piazza Castello, come il 10 novembre scorso, con sciarpe, maglioncini e giubbotti arancioni.

Da un altoparlante sono prima stati scanditi, uno dopo l'altro, i nomi dei comuni presenti, poi recitati gli slogan stampati su migliaia di volantini distribuiti insieme agli adesivi, che la piazza è stata invitata a ripetere. 'Il mondo cambia ad alta velocità: sveglia! Sì Tav subito', uno degli slogan recitato a gran voce dai partecipanti sulle note di 'We will rock you' dei Queen. E ancora, 'Analisi costi benefici. Trasparenza sempre', 'I Tir inquinano l'ambiente, la Tav no', 'Vogliamo più lavoro, l'Italia se lo merita' per finire con 'L'Europa siamo noi. La Tav è il nostro futuro'. La manifestazione si è conclusa con un lungo applauso sulle note dell'Inno d'Italia.

"A due mesi dalla manifestazione del 10 novembre - spiega Patrizia Ghiazza, una delle sette ‘madamine’ del comitato ‘Sì, Torino va avanti’ - oggi torniamo in piazza per chiedere un’accelerazione nella presa di decisione su un’opera che non può essere fermata". "Chiediamo al governo - aggiunge - che si esprima in modo chiaro, certo, trasparente e veloce". Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, torna a parlare dell'ipotesi referendum: "L'articolo 86 dello Statuto regionale prevede una consultazione popolare su argomenti di interesse generale del Piemonte. E la Tav - sottolinea - lo è certamente".

In piazza oggi c'era anche la Lega. "Non è contraddittoria la nostra presenza in piazza", spiega il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari, ricordando che "la Lega ha una posizione storica a favore della Tav". "Con il M5S non c'è alcuno scontro - sottolinea - sapevano fin dal primo giorno che noi avevamo una posizione loro un'altra, abbiamo trovato una sintesi su tanti argomenti la troveremo anche su questo".

A proposito della Lega in piazza per la Tav, Luigi Di Maio, parlando con la stampa a Porto Torres, dice: "Per me non è una crepa. E' semplicemente il fatto che queste sono due forze politiche che hanno convinzioni diverse. Infatti - aggiunge - per questo come M5S abbiamo chiesto un contratto di governo". "Nessuno toglie il diritto a Lega o M5S di poter manifestare il proprio pensiero circa un dossier - sottolinea -, poi c'è il contratto di governo". "Sul Tav - continua - ci siamo rivolti ai tecnici, loro hanno fatto uno studio costi-benefici, adesso sarà pubblicato e prenderemo le decisioni di governo. Ma io - conclude - non mi scandalizzo del fatto che si vada in piazza per dire che si era per il sì alla Tav".

 

 

Libero, titolo razzista: è polemica

ROMA. Un titolo di apertura del giornale razzista e discutibile quello pubblicato da Libero sul numero in edicola venerdì che ha scatenato l’ira bipartisan di maggioranza e opposizione, oltre quella di istituzioni locali e sindacali. Con ovviamente le esternazioni del leader pentastellato che criticando l’iniziativa del direttore Feltri ha ricordato come la società percepisca contributi pubblici e che tutto ciò finirà presto con la manovra voluta da lui in prima persona. 
Una presa di posizione, quella sul titolo di Libero, in primis dell’Ordine dei giornalisti, che con il presidente Carlo Verna ha parlato di «due modi diversi di voler male al giornalismo e di essere irrispettosi dei cittadini che hanno il diritto di essere correttamente informati» nel giudicare il titolo del quotidiano Libero e il relativo commento del vicepremier. «Per il titolo strillato del quotidiano Libero - ricorda Verna - è stata già predisposta la segnalazione al consiglio territoriale di disciplina. Recentemente il Tribunale di Milano ha confermato, su uno dei tanti brutti titoli di Libero che costituiscono un caso, una sanzione emessa dall’Ordine dei giornalisti. Ma è altrettanto inaccettabile il post di Di Maio che, strumentalizzando la vicenda, torna a compiacersi per i tagli al sostegno all’Editoria. Attendiamo che il premier Conte e il sottosegretario Crimi attivino quel tavolo di ragionamento critico sui tagli all’Editoria promesso in diretta dal presidente del Consiglio durante la conferenza di fine anno. Imputare le colpe di Libero a tutta la stampa libera è purtroppo perfettamente in linea con gli insulti generalizzati per i quali Di Maio è a sua volta atteso da un consiglio di disciplina»

«Non mi sorprende Di Maio, che sicuramente non è analfabeta, ma illetterato, altrimenti saprebbe che terrone è termine colloquiale, scherzoso, senza valenze negative, come polentone - afferma Feltri - Nel nostro articolo non c’è alcuna connotazione negativa visto che diciamo come dal Sud hanno preso tante cariche, pur non contando un cazzo economicamente. Il problema - conclude Feltri - è che sono ignoranti come travi. Di Maio, se sapesse leggere avrebbe letto l’articolo della giornalista che è una leggermente calabrese, di Reggio Calabria, e non se ne vergogna. Inoltre la giornalista scrive anche “polentone” e nessuno si è lamentato».

 

Elezioni Basilicata, Tar boccia voto a maggio

Il Tar della Basilicata ha accolto i ricorsi con cui era stato impugnato il decreto del vice presidente della Regione, Flavia Franconi, con funzioni di presidente, per l'indizione delle elezioni regionali il 26 maggio in accorpamento alle Europee. Il tribunale amministrativo ha stabilito che i comizi elettorali dovranno essere indetti entro 20 giorni. C'era molta attesa per questa decisione con cui di fatto è stato bocciato l'orientamento della Regione di accorpare le elezioni lucane alle prossime Europee.

Soddisfatto Antonio Mattia, candidato presidente del Movimento 5 Stelle, che ha presentato uno dei ricorsi. ''La Regione ha avuto torto - ha commentato - e dovrà indire i comizi elettorali entro 20 giorni. La data del voto dovrebbe essere fissata entro fine marzo. Chi ci ha trascinato in questa situazione dovrà dare conto alla Corte dei Conti per i danni economici che ha prodotto e alla Procura della Repubblica per gli aspetti penali''.

Respinto ricorso madre Taverna: «Lasci casa popolare»

Dovrà lasciare la casa popolare all'Alessandrino, in cui vive dal 1994, la madre di Paola Taverna. La sesta sezione del Tribunale civile di Roma ha respinto il ricorso della madre della senatrice del M5S Graziella Bartolucci, condannandola a pagare anche le spese legali ad Ater e Roma Capitale.

"L'accanimento contro una donna di 82 anni fa schifo... risponderò a tempo debito" dice all'Adnkronos Taverna. A ottobre la senatrice grillina era intervenuta prendendo le difese della madre: "Credo che mia madre stia agendo bene e credo che mia madre a 80 anni abbia tutto il diritto di desiderare di morire nella stessa casa nella quale è vissuta", aveva spiegato Taverna.

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