Sabato 23 Febbraio 2019 - 20:29

Venezuela, scontri al confine con la Colombia

Scontri al confine tra Colombia e Venezuela nel giorno fissato dall'opposizione per l'ingresso degli aiuti umanitari bloccati alla frontiera. Secondo quanto riferito, a Urena i residenti hanno lanciato pietre contro i militari di guardia al confine chiuso dalle autorità, che hanno risposto sparando gas lacrimogeni. Intanto, un sindacato dei giornalisti venezuelano ha riferito che 50 reporter sono bloccati alla frontiera colombiana, impossibilitati a rientrare nel Paese, dopo aver coperto ieri il concerto Venezuela Live Aid organizzato dall'opposizione al regime di Nicolas Maduro a Cucuta. Su Twitter, il sindacato Sntp ha chiesto che sia rispettata la libertà di movimento per i giornalisti.

"Confermo che vari membri della Guardia nazionale assegnati al Ponte internazionale Simon Bolivar", al confine tra Venezuela e Colombia, "hanno deciso di unirsi a coloro i quali stanno salvando la democrazia in Venezuela" ha annunciato su Twitter il presidente ad interim Juan Guaidò, secondo cui "gli aiuti umanitari o entreranno o entreranno". "Le guardie e i militari delle Forze armate che si uniscono alla nostra lotta non sono disertori. Hanno deciso di schierarsi al fianco del popolo e della Costituzione" ha twittato Guaidò, postando un video con le immagini di alcuni dei militari che hanno abbandonato le loro postazioni sul ponte Simon Bolivar. "Benvenuti - ha detto Guaidò - L'arrivo della libertà e della democrazia in Venezuela è inarrestabile".

Secondo un portavoce dell'Autorità per le migrazioni di Bogotà, quattro soldati venezuelani dispiegati al confine hanno disertato e sono entrati in Colombia. Secondo il portavoce tre dei quattro militari sono entrati nel Paese vicino attraversando il ponte Simon Bolivar a bordo di un blindato. Il portavoce, Francisco de Paula Santander, ha tenuto a precisare che il mezzo, durante l'attraversamento, è finito su un gruppo di persone, ma si è trattato di "un incidente isolato" che non ha provocato feriti gravi. Un quarto soldato "si è consegnato" alle autorità colombiane su un altro ponte, ha aggiunto il portavoce.

Intrigo Nordcorea

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini dice, oggi, di non sapere nulla sulla figlia 17enne di Jo Song Gil. "Io non c'entro niente, è una cosa che riguarda il ministero degli Esteri", afferma il leader della Lega che, a 'Radio Anch'io' su Rai Radio 1, aggiunge: "Se una ragazza è voluta tornare in Corea del Nord, è arrivata in aeroporto, ha superato i controlli, fa il check-in e sale su un aereo di linea, cosa deve fare il ministro dell'Interno? E' un rapporto tra ambasciate, chiedete al ministro degli Esteri". E alla richiesta di riferire in Parlamento, Salvini risponde secco: "Cosa vado a riferire se non so un accidente?".

Il diplomatico nordcoreano, che ricopriva l'incarico di ambasciatore ad interim a Roma, è misteriosamente scomparso nel nulla lo scorso anno. Era venuto in Italia con moglie e figlia, un segno di fiducia da parte del regime che di solito trattiene in patria i familiari di chi viene inviato all'estero per 'garantirsi' il ritorno. A quanto pare però Jo Song Gil avrebbe disertato lo scorso novembre. La sua defezione è stata confermata il mese scorso dall'intelligence sudcoreana Nis, ma ancora non si ha notizia di dove si trovi l'ex diplomatico. Secondo Thae Yong-ho, ex vice ambasciatore nordcoreano a Londra, anch'egli disertore, Jo si trova probabilmente ad affrontare una "situazione difficile, nella quale non gli è possibile far sapere dove si trovi o apparire in pubblico per il timore legato alla sicurezza della figlia".

E' proprio Thae Yong-ho ad aver denunciato che la figlia 17enne dell'ex ambasciatore diplomatico 48enne è stata rimpatriata a Pyongyang ed è ora sotto la custodia delle autorità nordcoreane. Confermando le indiscrezioni comparse in questi giorni sulla stampa sudcoreana, nel corso di una conferenza stampa a Seul, ha detto di aver verificato nelle ultime settimane le voci secondo le quali la figlia di Jo era stata riportata con forza in Corea del Nord, prima che la ragazza potesse disertare. "La Corea del Nord ha rimpatriato immediatamente con la forza la ragazza", ha detto Thae ai giornalisti, secondo quanto riporta il sito NKNews. Attraverso proprie fonti Thae, "ho avuto conferma che la figlia di Jo Song Gil è stata rimpatriata in Corea del Nord ed è sotto il controllo delle autorità nordcoreane".

Immediate le polemiche. In una nota la Farnesina precisa che la ragazza, avendo richiesto di rientrare nel suo Paese dai nonni, vi aveva fatto rientro, il 14 novembre del 2018, accompagnata da personale femminile dell'ambasciata. Il 3 gennaio scorso, ricostruisce il ministero degli Esteri, la Farnesina aveva già reso noto di aver ricevuto per via diplomatica dall'ambasciata della Corea del Nord a Roma la comunicazione relativa all'avvicendamento del funzionario presso l'ambasciata stessa. Due le note formali ricevute al riguardo dal dicastero. La prima, datata 20 novembre 2018, con la quale veniva data notizia dell'assunzione delle funzioni di incaricato d'affari a Roma da parte del signor Kim Chon. La seconda, datata 5 dicembre 2018, con la quale si informava che l'ex incaricato d'affari Jo Song Gil e la moglie avevano lasciato l'ambasciata il 10 novembre e che la figlia, avendo richiesto di rientrare nel suo Paese dai nonni, vi aveva fatto rientro il 14 novembre 2018. La Farnesina sottolinea inoltre di non disporre di altre informazioni a riguardo.

Secondo quanto spiegato dall'ex vice ambasciatore nordcoreano a Londra il "livello di punizione per i figli e i famigliari è completamente diverso" quando un diplomatico nordcoreano diserta per la Corea del Sud, piuttosto che per gli Stati Uniti o i Paesi europei. Il mese scorso, un gruppo di importanti disertori e attivisti nordcoreani, tra i quali lo stesso Thae, avevano lanciato un appello al governo sudcoreano affinché fornisse rifugio a Jo e alla sua famiglia, nel caso avessero deciso di fuggire a Seul. Thae nel corso della conferenza stampa ha però fatto marcia indietro su questo punto, sostenendo che le circostanze della diserzione di Jo e il fatto che la figlia si trovi ora in mano alle autorità nordcoreane renderebbero troppo pericolosa la fuga in Corea del Sud dell'ex incaricato d'affari a Roma.

Sul caso, i deputati e senatori del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Affari esteri di Camera e Senato hanno chiesto "al ministro dell'Interno di riferire in Parlamento e di fare chiarezza sulle notizie relative al rapimento e al rimpatrio forzato della figlia minorenne dell'ex ambasciatore nordcoreano da parte dei servizi di Pyongyang. Se i fatti fossero confermati sarebbero gravissimi, un nuovo caso Shalabayeva". "Non è tollerabile - aggiungono - che agenti dell'intelligence di un Paese straniero agiscano indisturbati in territorio italiano compiendo attività illegali. La giovane rischia nel suo Paese di essere imprigionata e torturata", concludono i Cinque Stelle. A chiedere spiegazioni al governo, anche Nicola Fratoianni e Andrea Romano a nome di Leu e del Pd. I deputati hanno chiesto in aula alla Camera che i ministri degli Esteri e dell'Interno, riferiscano sul rimpatrio forzato.

"Se confermata, questa notizia costituirebbe un motivo di grandissimo imbarazzo per il nostro Paese - ha dichiarato Fratoianni - sarebbe grave se, davvero, servizi segreti stranieri fossero in grado di muoversi liberamente, di rapire e rimpatriare una persona minorenne". Una vicenda, ha infine ricordato, che ha un precedente: "la storia di Alma Shalabayeva e non vorrei che il caso si ripetesse per la seconda volta".

"Stiamo parlando di una ragazza minorenne - ha affermato Andrea Romano - legalmente residente in Italia. Chiediamo ai ministri Moavero e Salvini di riferire urgentemente e di chiarire se c'è stata davvero un'incursione a scopo di rapimento di agenti di servizi segreti stranieri, in un Paese come il nostro che dovrebbe essere considerato sicuro".

 

 

Mistero su rimpatrio figlia diplomatico nordcoreano

La figlia 17enne di Jo Song Gil, il diplomatico nordcoreano che ricopriva l'incarico di ambasciatore ad interim a Roma, scomparso nel nulla lo scorso anno, è stata rimpatriata a Pyongyang ed è ora sotto la custodia delle autorità nordcoreane. A denunciarlo è Thae Yong-ho, ex vice ambasciatore nordcoreano a Londra, anch'egli disertore. Confermando le indiscrezioni comparse in questi giorni sulla stampa sudcoreana, nel corso di una conferenza stampa a Seul, Thae Yong-ho ha detto di aver verificato nelle ultime settimane le voci secondo le quali la figlia di Jo era stata riportata con forza in Corea del Nord, prima che la ragazza potesse disertare. "La Corea del Nord ha rimpatriato immediatamente con la forza la ragazza", ha detto Thae ai giornalisti, secondo quanto riporta il sito NKNews. Attraverso proprie fonti, Thae, "ho avuto conferma che la figlia di Jo Song Gil è stata rimpatriata in Corea del Nord ed è sotto il controllo delle autorità nordcoreane".

Si ritiene che Jo, incaricato d'affari dell'ambasciata nordcoreana a Roma, abbia disertato lo scorso novembre. La sua defezione è stata confermata il mese scorso dall'intelligence sudcoreana Nis, ma ancora non si ha notizia di dove si trovi l'ex diplomatico. Secondo Thae, Jo si trova probabilmente ad affrontare una "situazione difficile, nella quale non gli è possibile far sapere dove si trovi o apparire in pubblico per il timore legato alla sicurezza della figlia".

Il "livello di punizione per i figli e i famigliari è completamente diverso" quando un diplomatico nordcoreano diserta per la Corea del Sud, piuttosto che per gli Stati Uniti o i Paesi europei, ha spiegato Thae. Il mese scorso, un gruppo di importanti disertori e attivisti nordcoreani, tra i quali lo stesso Thae, avevano lanciato un appello al governo sudcoreano affinché fornisse rifugio a Jo e alla sua famiglia, nel caso avessero deciso di fuggire a Seul. L'ex diplomatico nordcoreano nel corso della conferenza stampa ha però fatto marcia indietro su questo punto, sostenendo che le circostanze della diserzione di Jo e il fatto che la figlia si trovi ora in mano alle autorità nordcoreane renderebbero troppo pericolosa la fuga in Corea del Sud dell'ex incaricato d'affari a Roma.

"RIENTRATA A NOVEMBRE" - La giovane sarebbe tornata in patria il 15 di novembre, nello stesso mese della scomparsa del padre, e l'ambasciata avrebbe comunicato ufficialmente il rientro della ragazza alla Farnesina. E' quanto apprende l'Adnkronos da fonti qualificate, secondo cui la giovane è rimasta a Roma dopo che il padre ambasciatore, insieme alla moglie, ha fatto perdere le proprie tracce. Conclusi gli studi, la ragazza, come risulterebbe anche al ministero degli Esteri, avrebbe chiesto di tornare dai nonni ed il 15 novembre sarebbe stata prelevata dal personale dell'ambasciata, portata in aeroporto a Roma e riportata a Pyongyang, secondo quanto comunicato anche dalla stessa rappresentanza alla Farnesina.

M5S: "SALVINI RIFERISCA" - Chiediamo al ministro dell'Interno di riferire in Parlamento e di fare chiarezza sulle notizie relative al rapimento e al rimpatrio forzato della figlia minorenne dell'ex ambasciatore nordcoreano da parte dei servizi di Pyongyang. Se i fatti fossero confermati sarebbero gravissimi, un nuovo caso Shalabayeva". Lo dichiarano i deputati e senatori del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Affari Esteri di Camera e Senato. "Non è tollerabile che agenti dell'intelligence di un Paese straniero agiscano indisturbati in territorio italiano compiendo attività illegali. La giovane rischia nel suo Paese di essere imprigionata e torturata", concludono i Cinque Stelle.

PD-LEU - Nicola Fratoianni e Andrea Romano, a nome di Leu e del Pd, hanno chiesto in aula alla Camera che i ministri degli Esteri e dell'Interno, riferiscano sul rimpatrio forzat. Un caso del quale parlano oggi diversi quotidiani e sul quale Fratoianni e Romano hanno sollecitato l'informativa urgente dei ministri Moavero Milanesi e Salvini.

"Se confermata, questa notizia costituirebbe un motivo di grandissimo imbarazzo per il nostro Paese - ha dichiarato Fratoianni - sarebbe grave se, davvero, servizi segreti stranieri fossero in grado di muoversi liberamente, di rapire e rimpatriare una persona minorenne". Una vicenda, ha infine ricordato, che ha un precedente: "la storia di Alma Shalabayeva e non vorrei che il caso si ripetesse per la seconda volta".

"Stiamo parlando di una ragazza minorenne - ha affermato Andrea Romano - legalmente residente in Italia. Chiediamo ai ministri Moavero e Salvini di riferire urgentemente e di chiarire se c'è stata davvero un'incursione a scopo di rapimento di agenti di servizi segreti stranieri, in un Paese come il nostro che dovrebbe essere considerato sicuro".

 

 

Accoltella passanti, paura a Marsiglia

Paura a Marsiglia, nei pressi di rue de Rome, dove un uomo ha aggredito con un coltello alcuni passanti ed è stato ucciso dalla polizia. Lo hanno reso noto fonti della sicurezza all'emittente Bfmtv. I feriti sarebbero due e non quattro, come riferito inizialmente. Uno di loro sarebbe in gravi condizioni. All'arrivo degli agenti della sicurezza, l'aggressore, la cui identità è ancora sconosciuta, avrebbe estratto una pistola e aperto il fuoco. Gli agenti hanno risposto, uccidendolo. Nella sparatoria sarebbe rimasta ferita in modo non grave una terza persona. Per il momento, non viene privilegiata alcuna pista tra i motivi dell'attacco.

È morto Karl Lagerfeld

La moda perde un'altra delle sue icone. Karl Lagerfeld è morto. Lo stilista, che aveva 85 anni, è deceduto questa mattina - come si legge su purepeople.com - all'ospedale americano di Parigi, a Neuilly-sur-Seine, nell'Haut-de-Seine.

La sua salute era stata motivo di preoccupazione per diverse settimane. Il direttore artistico di Chanel era infatti assente alla sfilata di alta moda della maison parigina lo scorso 22 gennaio. Chanel aveva rassicurato i fan spiegando che era solo stanco. La causa della sua morte non è stata resa nota.

Nato il 10 settembre 1933 ad Amburgo, Lagerfeld ha dedicato la sua vita alla moda che per lui non è una passione ma una vocazione. Per lui, era più che un lavoro: era uno stile di vita, scrive closermag.fr. È «uno spirito libero e razionale che non smette di interrogare il mondo e neppure se stesso, uno straordinario ingegno eclettico che la moda condivide con molte altre discipline culturali e artistiche: stilista, fotografo, editore, designer, illustratore, regista, scenografo costumista» si leggeva nella motivazione del Fiorino d'Oro, massima onorificenza di Firenze, che lo stilista aveva ricevuto nel 2016. «Lo stile inconfondibile si è formato nel cuore d'Europa, tra Germania, dove è nato, Francia e Italia e corrisponde esattamente alla sua figura di uomo colto, cosmopolita e plurilingue. La moda di Karl Lagerfeld precisa e sperimentale, interessata alle contaminazioni di genere e dedita alla cura di ogni dettaglio - si legge ancora - ha aperto nuove e feconde prospettive alle prestigiose maison per cui tuttora lavora, dopo decenni di grande successo».

Tutto per lui è iniziato con un colpo di fulmine quando il 13 dicembre 1949 accompagnò sua madre a una sfilata di moda, la sua prima sfilata della casa Dior. Da quel giorno, Karl Lagerfeld inizia a disegnare. Cinque anni dopo, conosce la sua prima consacrazione. Il 25 novembre 1954 vince il primo premio, pari merito con un certo (allora è ancora sconosciuto) Yves Saint Laurent, del Woolmark Prize. Nella giuria di quel premio c'era Pierre Balmain che recluta Lagerfeld per lavorare con lui dal 1955 al 1962. Tre anni dopo, lavora per Fendi e crea il logo emblematico del marchio italiano: ha 30 anni.

Per anni ha lavorato per diverse case fino a quando nel 1985 Alain Wertheimer, proprietario di Chanel, bussò alla sua porta. Dalla morte di Coco Chanel la maison sta affondando. In quel momento, non ci sono molte soluzioni. Karl Lagerfeld inizialmente esita: «A quel tempo, avevo già una buona reputazione, lavoravo per Fendi e Chloe» disse alla rivista Madame Figaro ricordando come Coco Chanel prima di morire avesse detto che minigonne e jeans erano ignobili. Alla fine accetta il lavoro come una sfida che andava raccolta.

 

«Un boato ed ero a terra», il racconto di Micalizzi

"Mi sento un miracolato". Gabriele Micalizzi, il fotografo italiano ferito in Siria, ha brevemente raccontato attraverso un messaggio registrato e diffuso su 'Radio anch'io' (Rai-Radio1) quanto gli è accaduto mentre lavorava sul terreno. Il fotografo è in ospedale a Milano, dove dovrebbe essere sottoposto oggi ad un intervento.

"Mi trovavo a Al-Baghuz, in Siria, nella frontline dove c'è l'ultimo caposaldo dell'Isis. Ad un certo punto ho sentito un boato, ho visto esplodere la persona a fianco a me e mi sono trovato per terra esanime. In un secondo ho capito che la situazione era grave ma non so come alla fine sono sopravvissuto. Mi sento un miracolato. Sicuramente grazie all'elmetto e al giubbetto e alla macchina fotografica che mi ha coperto la faccia".

"Quindi - ha proseguito - sono stato ricoverato e mi hanno trasferito. Vorrei ringraziare, porgere le mie condoglianze alla famiglia del soldato curdo morto, ai fratelli curdi, il comandante che è stato ferito a fianco a me, spero che si riprendano presto, e ringraziarli per quello che stanno facendo là sotto, che comunque è degno di nota: stanno sacrificando le loro vite anche per noi".

 

Brexit, scissione anti-Corbyn: in 7 escono dai Labour

Sette parlamentari laburisti hanno annunciato l'addio al partito per contrasti con la leadership di Jeremy Corbyn. I sette -Luciana Berger, Chuka Umunna, Ann Coffey, Chris Leslie, Angela Smith, Mike Gapes e Gavin Shuker- contestano la posizione del Labour sulla Brexit e stigmatizzano le tendenze antisemite del partito. Come ha annunciato Berger, i dissidenti proseguiranno il proprio mandato in parlamento come indipendenti.

L'annuncio arriva dopo l'apertura di un'indagine sulle accuse di reati legati all'antisemitismo da parte di membri del partito. Per il Labour, potrebbe rivelarsi particolarmente pesante la defezione di Umunna, considerata una figura in ascesa nell'ambito del partito e punto di riferimento per un gruppo favorevole ad un nuovo referendum sulla Brexit.

«Sono deluso dal fatto che questi parlamentari si siano sentiti incapaci di continuare a lavorare insieme per le politiche del Labour che hanno ispirato milioni di persone nelle ultime elezioni e ci hanno visto aumentare i voti del più ampio margine dal 1945" dice il leader laburista Jeremy Corbyn. «I laburisti hanno conquistato le persone sulla base di un programma per molti e non per pochi, ridistribuendo ricchezza e potere, portando risorse vitali sotto la proprietà pubblica, investendo in ogni regione e nazione e contrastando il cambiamento climatico», dice Corbyn. «I tories stanno creando il caso con la Brexit, mentre il Labour ha definito un piano credibile, in grado di unire», aggiunge, affermando che «ora più che mai è il momento di unire le persone per costruire un futuro migliore per tutti noi».

 

Albania, si dimettono i deputati del Partito democratico

I 43 deputati del Partito democratico, principale forza di opposizione nel Parlamento albanese, hanno rimesso il proprio mandato e non faranno più parte dell'assemblea nazionale. La decisione, come ha spiegato il presidente del partito Lulzim Basha, è legata "alla negazione dei fondamentali diritti umani e alla crisi economica senza precedenti nel Paese", che - secondo l'opposizione - affonda per criminalità e corruzione.

Sondaggi Europee, è boom della Lega

Salgono i Liberali e l'estrema destra dell'Enf, perdono terreno i Popolari, ma restano di gran lunga il primo gruppo nel Parlamento europeo, e soprattutto i Socialisti, che tuttavia dovrebbero restare il secondo gruppo, ma anche i Verdi, che erano considerati in crescita. Il quadro che emerge dal sondaggio diffuso oggi dal Parlamento europeo, con le proiezioni dei seggi, in vista delle prossime elezioni europee, realizzato da Kantar Public sulla base delle intenzioni di voto rilevate all'inizio di febbraio, prevede un'Aula in cui i Socialisti e i Popolari non avranno più la maggioranza. Ma già un'alleanza tra Socialisti, Popolari e Liberali avrebbe una maggioranza confortevole, che diverrebbe inattaccabile se imbarcasse anche i Verdi.

Per quanto riguarda l'Italia, secondo l'indagine realizzata da Kantar Public, la Lega è prima al 32,4% nelle intenzioni di voto, con 27 seggi. Secondo il Movimento Cinque Stelle al 25,7%, con 22 seggi. Terzo il Partito democratico al 17,3%, con 15 seggi, poi Forza Italia all'8,7%, con 7 seggi e Fratelli d'Italia al 4,4%, con 4 seggi. L'indagine è stata realizzata sulla base di otto sondaggi di istituti italiani tra il 19 gennaio e l'8 febbraio (due di Ipsos, due di Emg Acqua, due di Swg, uno dell'Istituto Piepoli e uno di Euromedia Research). Sotto la soglia di sbarramento, e quindi con zero seggi, sono Più Europa (3,3%), Potere al Popolo (2,2%), Articolo 1-Mdp (1,9%) e altri partiti (4,1%).

Il gruppo che guadagna più seggi è dunque quello dell'Enf, in cui siede la Lega, il partito che in Europa, secondo queste proiezioni, dovrebbe fare il salto maggiore. Nel dettaglio: il Ppe è previsto passare da 217 seggi, quanti ne ha oggi (in un'Aula con 751 seggi, che dovrebbero diventare 705 nella prossima legislatura per via della Brexit) a 183, scendendo da 28 a 23 delegazioni nazionali; l'Italia passa da 13 a 8 seggi nel gruppo Ppe. Il gruppo dei Socialisti e Democratici, S&D, passa da 186 a 135, perdendo 51 seggi (con 26 delegazioni nazionali, ne perde due); l'Italia qui è più che dimezzata, passando da 31 a 15 seggi e cedendo lo 'scettro' di delegazione più numerosa ai Socialisti.

L'Ecr, Conservatori e Riformisti, cala da 75 a 51 seggi, con gli italiani stabili a 4 (il gruppo ben 8 delegazioni nazionali, scendendo a 11). L'Alde, i Liberaldemocratici, cresce da 68 a 75 seggi, con gli italiani assenti (perde tre delegazioni nazionali, a 18). I Verdi, che erano considerati in ascesa, perdono 7 seggi, da 52 a 45; l'Italia passa da un seggio a zero all'interno del gruppo (il gruppo passa da 18 a 10 delegazioni nazionali). L'estrema sinistra della Gue/Ngl cala da 52 a 46 seggi; l'Italia passa da 3 seggi a zero (il gruppo perde una delegazione nazionale, scendendo a 13). L'Efdd, il gruppo in cui siedono oggi i Cinque Stelle, cresce da 41 a 43 seggi; l'Italia sale da 14 a 22 seggi, assumendo che i Cinque Stelle restino nell'Efdd, cosa che non è detta dato che hanno dichiarato l'intenzione di creare un nuovo gruppo.

Il gruppo Efdd sulla carta è a rischio, perché, secondo queste proiezioni, perderebbe due delegazioni nazionali, passando a 5, sotto la soglia minima necessaria per costituire un gruppo. La destra dell'Enf è il gruppo che aumenta di più, da 37 a 59 seggi; l'Italia passa da 6 a 27 seggi, l'aumento di gran lunga maggiore in tutta l'Unione europea. Sulla carta il gruppo è però a rischio, perché è sul filo per il numero di delegazioni nazionali (da 8 passa a 6). I non iscritti scendono da 22 a 10; gli altri, cioè i gruppi che per ora non hanno una precisa affiliazione politica (tra cui la Lrem di Emmanuel Macron) sono 58; di essi 18 sono francesi, nessuno è italiano.

Gilet gialli, scontri a Parigi

Scontri nella zona degli Invalides, durante la nuova mobilitazione dei gilet gialli oggi a Parigi. Le forze dell'ordine francesi hanno fatto ricorso al lancio di lacrimogeni per disperdere i manifestanti, si legge sul sito di Le Parisien. Più tardi la polizia ha fatto di nuovo uso dei lacrimogeni nel V Arrondissement della Capitale. Nel corso della mattinata la 14sima giornata di mobilitazione dei gilet gialli si era svolta senza incidenti a Parigi con circa 3mila partecipanti. Oltre 10mila e 200 in tutta la Francia come rende noto il ministero dell'Interno. I cortei dei gilet hanno attraversato anche altri centri, tra cui Rouen, Bordeaux e Toulouse. Questa mattina, inoltre, un centinaio di persone hanno partecipato a una manifestazione a Strasburgo.

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