Sabato 22 Settembre 2018 - 10:17

È morto lo chef Anthony Bourdain

Anthony Bourdain, chef 61enne di fama internazionale, si è suicidato. Lo afferma la Cnn, con cui Bourdain collaborava da tempo. Secondo l'emittente, Bourdain era in Francia per lavorare a un nuovo episodio del programma 'Parts Unknown'. Lo chef francese Eric Ripert avrebbe trovato Bourdain privo di sensi nella sua stanza d'albergo. Stando a quanto riferisce la Bbc, nello scorso anno Bourdain era stato sentimentalmente legato all'attrice italiana Asia Argento. 

"E' con straordinaria tristezza che confermiamo la morte del nostro amico e collega, Anthony Bourdain", ha annunciato l'emittente statunitense. "Il suo grande amore per l'avventura, per i nuovi amici, ottimo cibo e vino, oltre alle straordinarie storie dal mondo, lo hanno reso un narratore unico. Il suo talento non ha mai smesso di stupirci, ci mancherà moltissimo. I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno a sua figlia e alla sua famiglia in questo momento incredibilmente difficile".

Bourdain è stato un pioniere dell'abbinamento tra cucina e media. E' approdato sul piccolo schermo prima su Food Network, poi con 'Anthony Bourdain: No Reservations' - vincitore di due Emmy - su Travel Channel. Nel 2013, 'Parts Unknown' (in Italia sbarcato col titolo 'Cucine segrete') ha segnato l'inizio del binomio con la Cnn.

G7 ad alta tensione

Si apre oggi a La Malbaie, nel Quebec, il vertice del G7. Secondo dell'era Trump, e prima prova internazionale per il premier italiano Giuseppe Conte, ancora una volta appare destinato ad essere dominato dalle tensioni tra il presidente Usa e gli altri 'grandi della terra'. E se a Taormina era stato soprattutto sul clima che si era consumata la frattura, con un comunicato finale che parlava chiaramente di un consenso a sei senza gli Stati Uniti, questa volta a tenere banco sarà la guerra commerciale che Trump ha innescato con suoi storici vicini ed alleati, come appunto il Canada padrone di casa e gli europei, con la sua politica protezionista dei dazi.

Una reggia con 405 stanze, 5 piscine, 4 ristoranti, un casinò, un campo da golf e una vista mozzafiato sul fiume San Lorenzo è l'identikit del Manoir Richelieu, il resort che si appresta a ricevere i big. La struttura, a circa 140 km a nord-est di Quebec City, è stata costruita nel 1899 e restaurata nel 1928 dopo un incendio. Il Manoir Richelieu, una delle principali mete del turismo di lusso in Canada, è la 'perla' di La Malbaje, cittadina di 8.000 abitanti nella regione di Charlevoix. La presidenza canadese del G7 ha bloccato l'intero hotel dal 27 maggio al 12 giugno, apportando anche modifiche per la sicurezza con un investimento da 460 milioni di dollari. L'area è circondata da una recinzione metallica e ovunque sono disseminate telecamere.

"Il sistema del commercio mondiale non funziona, e la colpa non è di Trump ma dei Paesi che l'hanno fatto fallire", ha tuonato il consigliere economico di Trump, Larry Kudlow, in un briefing con i giornalisti in vista del G7, in cui ha fatto capire che l'inquilino della Casa Bianca si prepara ad un approccio muscolare nel difendere le sue posizioni al vertice, nella convinzione della loro giustezza. "Credo che sia il riformatore del commercio più potente degli ultimi decenni", ha detto Kudlow parlando di Trump e precisando che il presidente intende avere colloqui bilaterali, in particolare con il padrone di casa Justin Trudeau e con il presidente francese, Emmanuel Macron, per parlare della questione dei dazi.

Angela Merkel, da parte sua, non ha nascosto che teme che le tensioni esistenti tra Europa e Stati Uniti su una serie di temi potrebbero addirittura impedire di arrivare alla tradizionale dichiarazione finale. "Ci si lavorerà", ha affermato, rispondendo al Bundestag durante il suo primo question time a una domanda in merito, ricordando le divergenze con Washington in materia di imposizione di dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, politica ambientale e sulla decisione americana di uscire unilateralmente dall'accordo sul nucleare iraniano.

"Questo dimostra che abbiamo un problema serio con gli accordi multilaterali", ha dichiarato, sottolineando l'importanza che l'Europa negozi "unita". Ancora prima della conferma della Merkel, fonti delle delegazione degli sherpa tedeschi aveva rivelato che ancora tre giorni fa "il comunicato finale era ancora tutto all'aria", hanno dichiarato le fonti tedesche.

E si stava valutando la possibilità di arrivare a dichiarazione diverse dei leader in modo che "le posizioni non siano abbandonate o diluite". Sarebbe meglio, spiegavano, che ognuno mantenesse la propria posizione. Anche perché se Trump dovesse accettare un comunicato congiunto, questo non significa "che lo rispetterebbe", aggiungono.

Trudeau, alla vigilia del summit che si prevede pieno di tensioni ha riconosciuto che "vi saranno molti colloqui diretti sulle questioni su cui c'è disaccordo", mettendo appunto il commercio in cima alla lista. "Questo è in fondo quello che è il G7, un'opportunità per amici ed alleati di riunirsi ed avere conversazioni dirette sulle cose su cui non andiamo d'accordo, ma anche sottolineare quello su cui concordiamo e poi procedere", ha poi aggiunto con toni più concilianti il padrone di casa del vertice. Non è per niente conciliante l'analisi di Mark Agnew, della Camera del commercio canadese che parla "di una tempesta molto grave all'orizzonte per le società canadese", ricordando che il Canada è il secondo partner commerciale degli Usa dopo la Cina.

La politica protezionistica ed aggressiva di Trump nei confronti dei tradizionali alleati commerciali degli Usa viene ovviamente criticata da esponenti delle passate amministrazioni Usa: "Trump si è scavato una fossa da solo", ha detto Matt Gold, ex vice assistente del rappresentante Usa del Commercio, sottolineando come il piano del presidente potrà alla fine danneggiare i posti di lavoro che lui ha promesso di creare, facendo aumentare inoltre i prezzi.

Il presidente americano lascerà prima del previsto il vertice e non sarà presente alle sessioni dedicate al cambiamento climatico e all'ambiente. Secondo quanto riferito dalla Casa Bianca Trump partirà domani mattina - diverse ore prima della conclusione dei lavori - direttamente alla volta di Singapore, dove è il programma per il 12 giugno lo storico incontro con il leader nordcoreano Kim Jong Un. "Lo sherpa per il G7 e vice assistente del presidente per gli Affari economici internazionali Everett Eissenstat rappresenterà gli Stati Uniti alle restanti sessioni del G7", ha precisato la portavoce Sarah Sanders in una dichiarazione.

Il Canada ospiterà il G7 per la sesta volta, dopo Ottawa 1981, Toronto 1988, Halifax 1995, Kanaskis 2002 e Muskoka 2010. Il G20, ospitato da Toronto nel 2010, fu caratterizzato da scontri e disordini, con centinaia di arresti di manifestanti. Per evitare una situazione analoga, in questa occasione, il Canada ha scelto una sede con caratteristiche particolari. A La Malbaie, i manifestanti saranno ammessi solo in un'area speciale, bel lontana dall'hotel. La polizia è preparata anche a fronteggiare proteste a Quebec City.

L'Austria chiude 7 moschee

Le autorità austriache hanno deciso la chiusura di sette moschee e stanno valutando l'espulsione di decine di religiosi musulmani dal paese. La decisione è stata annunciata oggi dal governo di Vienna, secondo il quale la scelta è stata dettata dalla necessità di fermare l'Islam politicizzato ed estremista. La decisione coinvolge una moschea gestita da un'organizzazione di estrema destra turca a Vienna e sei gestite dalla comunità religiosa araba, ha reso noto il cancelliere Sebastian Kurz in una conferenza stampa. "Non c'è spazio nel nostro paese per le società parallele, l'Islam politicizzato e le tendenze radicali", ha dichiarato.

Misure, quelle prese dal governo austriaco, definite "anti-islamiche" e "razziste" dal portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin. L'Austria potrebbe infatti espellere potenzialmente fino a 60 imam dell'Atib (Austria Turkey Islamic Union), organizzazione che gestisce diverse moschee turche nel Paese e che, come riporta il sito del quotidiano 'Sabah', è finanziata dal Direttorio per gli Affari religiosi, noto in turco come Diyanet.

"La decisione dell'Austria di chiudere sette moschee ed espellere gli imam con una scusa patetica è un riflesso dell'ondata populista anti-islamica, razzista e discriminatoria in questo paese", ha dichiarato Kalin sul proprio account Twitter.

Dall'Italia plaude invece il ministro dell'Interno, Matteo Salvini che su Twitter commenta: "Credo nella libertà di culto, non nell'estremismo religioso. Chi usa la propria fede per mettere a rischio la sicurezza di un Paese va allontanato! Spero già la prossima settimana di incontrare collega ministro austriaco per confrontarci su linee d'azione".

Melania e Donald di nuovo fianco a fianco

Dopo la sfuriata su Twitter di Donald Trump contro le voci "ingiuste e malvagie" sulla moglie, Melania ha fatto la prima comparsa davanti alle telecamere dopo quasi un mese. Insieme con il presidente, la First Lady ha visitato il quartier generale della Fema - Federal Emergency Management Agency (Agenzia per la protezione civile) a Washington.

L'assenza della moglie di Trump aveva alimentato diverse speculazioni che hanno irritato il tycoon. "Le fake news dei media sono state così ingiuste e crudeli nei confronti di mia moglie, della nostra grande first lady Melania" ha twittato il presidente respingendo le voci di un "lifting" o di "maltrattamenti" da parte del marito. "Hanno parlato di tutto, dalla quasi morte a un lifting alla faccia, fino a lasciare me e la Casa Bianca per trasferirsi a New York o in Virginia per maltrattamenti. Tutto falso, sta molto bene!" ha scritto Trump.

L'INTERVENTO - Lontana dai riflettori in seguito a un intervento per curare una patologia benigna a un rene, il 4 giugno Melania aveva già partecipato con il presidente Usa a un evento alla Casa Bianca per rendere omaggio alle 'Gold Star Families', le famiglie dei militari caduti in combattimento. Le voci però non si sono fermate, soprattutto dopo che lo staff della First Lady ha fatto sapere che Melania non accompagnerà il marito nei prossimi importanti viaggi internazionali, quello per il summit del G7 in Canada questo fine settimana e poi a Singapore per il vertice con Kim Jong-Un il 12 giugno prossimo.

Weinstein si dichiara non colpevole

Il produttore cinematografico hollywoodiano Harvey Weinstein si è dichiarato non colpevole rispetto alle accuse di stupro e di abusi sessuali che gli sono contestate. Il 66enne, che la scorsa settimana si è consegnato alla polizia di New York, è apparso oggi alla Corte Suprema di Manhattan dopo essere stato incriminato da un grand jury per due casi specifici avvenuti nel 2013 e nel 2004.

In quell'occasione Weinstein non era intervenuto, ma tramite il suo avvocato ha respinto con forza le accuse, sostenendo di non aver mai avuto rapporti sessuali non consenzienti. Gli inquirenti lo hanno rilasciato dietro una cauzione di un milione di dollari, la consegna del passaporto e l'obbligo di indossare un bracciale elettronico alla caviglia per essere costantemente sotto controllo.

Accusato di cattiva condotta sessuale da più di 70 donne, Weinstein è indagato per crimini sessuali anche a Los Angeles e Londra.

Tutti i nodi del summit Kim-Trump

Dove si siede Donald Trump? Qual è il posto di Kim Jong-un? Quanti pasti saranno consumati? E cosa verrà servito da bere? I preparativi per il meeting in programma il 12 giugno a Singapore tra il presidente degli Stati Uniti e il leader nordcoreano proseguono.

La pianificazione dell'appuntamento, però, si snoda con uno slalom a dir poco complesso tra un'infinità di dettagli, molti dei quali richiedono sforzi diplomatici non indifferenti. La Casa Bianca e Pyongyang hanno inviato a Singapore i rispettivi team incaricati di affrontare questioni logistiche che appaiono marginali ma che, in realtà, hanno un peso specifico notevole. La scelta della sede del meeting è il primo passo, a cui segue l'intesa sul numero e il ruolo delle persone che avranno accesso alla sala principale.

Bisogna concordare il numero di pasti, le pause che interromperanno i lavori e -come sottolinea il New York Times- persino la bevanda con cui verrà celebrato un eventuale brindisi. Trump, infatti, non beve alcol e serve un 'piano B'. In eventi di tale portata, alla personalità più influente potrebbe essere riservato il posto più lontano dalla porta d'ingresso. Il rischio di creare tensioni, però, è elevatissimo.

Per questo, una soluzione potrebbe essere rappresentata da una sala con due ingressi, più o meno equidistanti dal tavolo. Il cerimoniale, poi, prevede anche scambi di doni: cosa regalerà Trump a Kim? E chi si farà carico delle spese?

In un elenco sterminato di argomenti, rischia di passare inosservato il tema della sicurezza. Un viaggio simile non costituisce un'anomalia per un presidente degli Stati Uniti, abituato a muoversi con una 'legione' di agenti dei servizi. Kim, invece, da leader si è spinto solo in Cina e non ha mai effettuato un viaggio istituzionale paragonabile a quello che lo attende tra pochi giorni. Anche i suoi collaboratori sono attesi da un test probante: sarà necessario, ad esempio, pianificare anche il numero di passi che il leader dovrà compiere prima di fermarsi per posare davanti a operatori e fotografi.

Proprio Kim, secondo alcuni analisti, potrebbe avvertire il peso di un match in trasferta. La scelta di Singapore "potrebbe giocare a vantaggio di Trump", osserva in particolare Evans J.R. Revere, ex funzionario del Dipartimento di Stato specializzato nelle questioni relative all'Asia Orientale.

La sede dell'evento, o di uno degli eventi, potrebbe essere lo Shangri-La Hotel, già scelto in passato dagli Stati Uniti. Fonti di Singapore, citate dal NY Times, ipotizzano il coinvolgimento dell'isola di Sentosa. Legato alle questioni logistiche è un tema sollevato in particolare dal Washington Post: chi pagherà i conti per la permanenza di Kim e del suo entourage?

Gli Stati Uniti non sono insensibili all'argomento, visti i contatti tra Joe Hagin -ex capo dello staff alla Casa Bianca segnalato a Sentosa- e funzionari nordcoreani guidati da Kim Chang-son, direttore del commissione Affari esteri di Pyongyang. Non è una novità, d'altra parte, la propensione della Corea del Nord a coinvolgere altri paesi nel pagamento delle spese legate alle proprie missioni all'estero.

Durante i recenti Giochi invernali a Pyeongchang, il governo sudcoreano ha sborsato 225.000 dollari per ospitare la delegazione guidata da Kim Yo-jong, sorella di Kim Jong-un. A questa cifra, vanno aggiunti i 121.000 dollari pagati da Seul per consentire agli atleti nordcoreani di partecipare alle Paralimpiadi.

Migranti, battaglia nell'Ue su riforma Dublino

Si rischia lo scontro sul regolamento di Dublino. A essersi detti contrari alla riforma, oltre all'Italia con il neo ministro dell'Interno Salvini (assente per il voto di fiducia al governo) che aveva annunciato nei giorni scorsi il "no alle nuove politiche di asilo", anche la Germania oggi si è detta contraria. "Aperti ad una discussione costruttiva" sulla proposta della presidenza bulgara in materia di riforma del diritto di asilo e in particolare del regolamento di Dublino "ma non pronti ad accettarla" nella sua attuale forma, ha dichiarato il sottosegretario Stephen Mayer al suo arrivo a Lussemburgo per prendere parte al vertice dei ministri dell'Interno dell'Unione. "Non è solo l'Italia ad essere contraria", ha affermato Mayer.

Nel frattempo si profila un asse tra l'Italia e l'Austria che considera il governo italiano un "alleato forte" in materia di immigrazione, ha detto il ministro dell'Interno austriaco, Herbert Kickl, a Lussemburgo. "Non credo che abbiamo una possibilità realistica di compromesso qui", sono le parole di Kickl riportate dai quotidiani Standard e Kurier, che fanno riferimento ad un colloquio telefonico in programma oggi tra il ministro austriaco e Matteo Salvini. "Sono felice per ogni alleato che metta l'interesse degli stati membri al centro delle riflessioni", ha detto Kickl.

Con l'imminente presidenza austriaca dell'Ue, Kickl punta ad un "cambiamento di modello" in materia di immigrazione, "forse qualcosa di simile ad una piccola rivoluzione copernicana del sistema di asilo". "La protezione dei confini esterni rappresenta una componente -ha affermato il ministro austriaco- ma non l'intera verità". E' indispensabile, ha ribadito, evitare un compromesso che lascerebbe tutti insoddisfatti e, parallelamente, non verrebbe rispettato: "A volte è meglio evitare di compiere una sciocchezza e prendersi un po' di tempo".

Corte Ue riconosce matrimonio omosessuale

La nozione di 'coniuge', nelle leggi Ue sulla libertà di soggiorno dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari, comprende i coniugi dello stesso sesso. Anche se gli Stati dell'Ue sono liberi di autorizzare o meno il matrimonio omosessuale, quello che non possono fare è ostacolare la libertà di soggiorno di un cittadino dell'Unione rifiutando di concedere al suo coniuge dello stesso sesso, cittadino extracomunitario, un diritto di soggiorno sul loro territorio. Lo stabilisce una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che riguarda la vicenda di una coppia omosessuale, composta da un cittadino rumeno, Relu Adrian Coman, e da un cittadino statunitense, Robert Clabourn Hamilton, che hanno convissuto negli Usa per quattro anni, prima di sposarsi a Bruxelles nel 2010.

Nel dicembre 2012, Coman e Hamilton hanno chiesto alle autorità rumene informazioni perché Hamilton potesse ottenere, in qualità di familiare di Coman, il diritto di soggiornare legalmente in Romania per un periodo superiore a tre mesi. La domanda era fondata sulla direttiva sulla libertà di circolazione, che permette al coniuge di un cittadino dell'Unione di raggiungere quest’ultimo nello Stato membro in cui soggiorna.

In risposta alla richiesta, le autorità rumene hanno informato Coman e Hamilton che quest’ultimo godeva soltanto di un diritto di soggiorno di tre mesi, poiché non poteva essere qualificato in Romania come "coniuge" di un cittadino dell’Unione, dato che Bucarest non riconosce i matrimoni omosessuali. Coman e Hamilton hanno quindi fatto ricorso ai giudici rumeni, sostenendo l'esistenza di una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, per quanto riguarda l’esercizio del diritto di libera circolazione nell'Ue.

La Corte costituzionale rumena si è rivolta alla Corte di giustizia per capire se Hamilton rientri nella nozione di "coniuge" di un cittadino Ue che ha esercitato la sua libertà di circolazione e debba quindi ottenere di conseguenza un diritto di soggiorno permanente in Romania. La Corte constata che, nell’ambito della direttiva sull’esercizio della libertà di circolazione, la nozione di "coniuge" è neutra dal punto di vista del genere e può comprendere, quindi, il coniuge dello stesso sesso di un cittadino Ue.

La Corte precisa, peraltro, che lo stato civile delle persone è una materia che rientra nella competenza degli Stati membri e che il diritto dell'Unione non pregiudica tale competenza, che resta intatta. Gli Stati restano quindi liberi di prevedere o meno il matrimonio omosessuale. Per la Corte, tuttavia, il rifiuto, da parte di uno Stato Ue, di riconoscere, ai soli fini della concessione di un diritto di soggiorno derivato a un cittadino di uno Stato non Ue, il matrimonio di quest’ultimo con un cittadino dell’Unione dello stesso sesso, legalmente contratto in un altro Stato Ue, ostacola l’esercizio del diritto del cittadino di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Se così non fosse, osservano i giudici, la libertà di circolazione varierebbe da uno Stato membro all’altro in funzione delle disposizioni di diritto nazionale che disciplinano il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ciò premesso, la Corte ricorda che la libera circolazione delle persone può essere oggetto di restrizioni indipendenti dalla cittadinanza delle persone interessate, qualora però tali restrizioni siano basate su considerazioni oggettive di interesse generale e siano proporzionate allo scopo legittimamente perseguito dal diritto nazionale.

L’ordine pubblico, che nel caso in questione viene invocato come giustificazione per limitare il diritto di libera circolazione, dev’essere inteso in senso restrittivo, vale a dire che la sua portata non può essere determinata unilateralmente da uno Stato membro, senza il controllo delle istituzioni dell’Unione.L’obbligo per uno Stato Ue di riconoscere, esclusivamente ai fini della concessione di un diritto di soggiorno derivato a un cittadino di uno Stato non Ue, un matrimonio omosessuale contratto in un altro Stato membro non pregiudica l’istituto del matrimonio nel Paese in cui la coppia viene a vivere.

In particolare, l'obbligo non impone a questo Stato Ue di prevedere, nella sua normativa nazionale, l'istituto del matrimonio omosessuale. Inoltre, un simile obbligo di riconoscimento, ai soli fini della concessione di un diritto di soggiorno derivato a un cittadino di uno Stato non Ue, non attenta all’identità nazionale né minaccia l’ordine pubblico dello Stato membro interessato.

La Corte ricorda infine che una misura nazionale che mira ad ostacolare l’esercizio della libera circolazione delle persone può essere giustificata solo se è conforme ai diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue. E, dal momento che il diritto fondamentale al rispetto della vita privata e familiare è garantito all’articolo 7 della Carta, la Corte rileva che anche dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo risulta che la relazione che lega una coppia omosessuale può rientrare nella nozione di "vita privata", nonché in quella di "vita familiare", esattamente come succederebbe ad una coppia eterosessuale che si trovi nella stessa situazione.

Rajoy sfiduciato, Sanchez il socialista è premier

Mariano Rajoy è stato sfiduciato, al suo posto diventa premier il leader socialista Pedro Sanchez. La mozione di sfiducia costruttiva presentata dal Psoe - in conseguenza della quale Sanchez ha assunto la guida del governo - ha ottenuto 180 sì, 169 no e un'astensione.

"Accetterò come democratico il risultato del voto, ma non posso condividere ciò che è stato fatto", ha detto Rajoy in un breve intervento dalla tribuna del Congresso dei deputati poco prima del voto.

"E' stato un onore essere primo ministro della Spagna e avere lasciato una Spagna migliore. Spero che il mio successore potrà dire la stessa cosa a suo tempo, glielo auguro per il bene della Spagna", ha aggiunto.

La mozione del leader del Partito Socialista ha ricevuto i voti dei parlamentari di Unidos Podemos e di altri gruppi minori e partiti regionali come gli indipendentisti catalani del PdeCAT e di Esquerra Republicana. Anche se decisivi per la sfiducia a Rajoy sono stati i voti dei cinque deputati del Partito nazionalista basco (Pn). Il voto mette fine a una settimana di tensioni in Spagna. Il Psoe aveva presentato la proposta venerdì scorso in seguito alla condanna di cinque esponenti del Partito popolare di Rajoy per corruzione nel cosiddetto caso 'Operacion Guertel'.

Il successo della mozione di sfiducia apre ora un nuovo scenario nel paese con alcune incognite ancora da risolvere. Prevedibilmente Sanchez, 46 anni, entrerà in carica nei prossimi giorni e nominerà un nuovo esecutivo che potrebbe governare come minoranza, contando al Congresso solo su 84 deputati su 350.

All'orizzonte ci sono le elezioni generali che il leader socialista ha promesso di convocare ma che non hanno ancora una data. Tra le questioni che il nuovo esecutivo dovrà affrontare c'è intanto quella della Catalogna, dove il processo di indipendenza mantiene la regione in sospeso.

Dazi, Trump fa scattare la tagliola

I dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio da Ue, Canada e Messico entreranno in vigore a partire da domani. Lo ha annunciato il segretario al Commercio Usa, Wilbur Ross.

Inizialmente, Unione europea, Canada e Messico erano stati esentati dalla misura voluta dal presidente Donald Trump, che prevede dazi del 25 per cento sulle importazioni di acciaio e del 10 per cento sull'alluminio. L'esenzione era stata prorogata per tutto il mese di maggio, mentre proseguivano i negoziati tra la Casa Bianca e i suoi interlocutori internazionali.

DA MEZZANOTTE - L'annuncio che a partire dalla mezzanotte di giovedì i dazi entreranno in vigore anche per Ue, Canada e Messico è stato fatto alla stampa dal segretario al Commercio, che ha riferito che il presidente Usa ha deciso di "non estendere le esenzioni".

Ross ha anche detto che Australia, Argentina e Brasile, che inizialmente avevano anch'essi ricevuto esenzioni temporanee, hanno acconsentito a "limitare il volume" delle loro esportazioni in cambio di esenzioni permanenti.

REPLICA UE - Immediata la replica del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker: "Sono preoccupato per questa decisione. L'Ue ritiene che queste tariffe unilaterali statunitensi sono ingiustificate e contrarie alle regole del Wto. Questo è protezionismo puro e semplice".

Gli Usa "non ci lasciano altra scelta se non procedere con un ricorso all'Organizzazione Mondiale del Commercio e con l'imposizione di dazi aggiuntivi su una serie di importazioni" da oltre Atlantico. "Difenderemo gli interessi dell'Unione, nel pieno rispetto del diritto commerciale internazionale".

SIDERURGICO - "Nei mesi scorsi - continua Juncker - ci siamo impegnati con continuità con gli Usa a tutti i livelli possibili, per affrontare congiuntamente il problema dell'eccesso di capacità produttiva nel settore siderurgico. Eccesso di capacità che resta il cuore del problema: l'Ue non ne è la fonte, ma, al contrario, ne è danneggiata".

"E' per questo - prosegue - che siamo determinati a lavorare per trovare soluzioni strutturali, insieme ai nostri partner. Abbiamo anche, coerentemente, indicato la nostra apertura a discutere dei modi di migliorare le relazioni commerciali bilaterali con gli Usa, ma abbiamo anche chiarito che l'Ue non negozierà sotto minaccia". E, "prendendo di mira coloro che non sono responsabili della sovracapacità, gli Usa fanno il gioco di coloro che hanno creato il problema".

TAJANI - Si dice "molto deluso" il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, via Twitter. "Siamo al fianco dei lavoratori e delle industrie europee e risponderemo con tutti i mezzi a disposizione per difendere i nostri interessi. I dazi unilaterali sono sempre un gioco a somma negativa".

Anche Città del Messico varerà dazi sulle importazioni di una serie di prodotti, dall'acciaio alla carne suina lavorata, dall'uva alle mele, fino a pareggiare i conti con Washington. "Il Messico respinge in maniera categorica qualsiasi provvedimento unilaterale, protezionista e in grado di distorcere il commercio in America del Nord" ha twittato Juan Carlos Baker, viceministro per il Commercio estero.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
BIRRE IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli